Liberi liberi

“Cos’è questo cabaret italiano?” (Cabaret è quasi una forma d’arte in ungheria) la ragazza ungherese che chiameremo Szilvia guarda pensierosa il ragazzo italiano che chiameremo Andrea, nella cucina un po’ buia risuona la voce di Giorgio Gaber, e le risate del pubblico in giacca e cravatta in bianco e nero, poi Gaber prende la chitarra e suona qualcosa… la TV (lo smartphone) è accesa in qualche modo su Rainews (che grazie addio qui all’estero è in chiaro senza trucchetti) e c’è qualche ricorrenza, mostra ricordo di Gaber in una qualche città italiana..

“Guarda cara, quello è Giorgio Gaber, lui era….. poi ha creato il teatro canzone” ha capito. parte la canzone.. ”La libertà non è stare sopra un albero….”  “Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” (vorrei essere libero, libero come un uomo,  che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia,e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia). erano gli anni 60, 70, la musica doveva essere politica, la politica era una cosa bella (le ripete il testo che lei parla italiano ma nn poi cosi bene) ”La libertà non è stare sopra un albero (…). Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

Lei fa una faccia sgomenta, in ungheria tra 10 giorni si vota (Orban ha detto non i prossimo 4 anni, ma per l’esistenza stessa dell’Ungheira!) libertà in ungheria è un concetto sacro di eventi storici, anche molto recenti e feste nazionali, e pare che questa cosa che libertà è quasi un dovere, libertà è partecipazione è un po’ strana..

Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua (2,5 mt)

 

 

dialogo standard sentito indifferentemente nei mie due paesi d’adozione almeno una volta al giorno: “Oddio ancora loro, non se ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare..” (soprattutto ora che a distanza di un mese si vota per le politiche in entrambi i paesi.)

ohibò scelgo allora la più significativa:

Oddio ancora loro, non e ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare.. nella variante magiara Kati guarda la sorella (nn si separa mai dalla sorella) allarga le braccia, poi guarda vero l’alto, ridono, c’è un adesivo con una mano che indica un livello, qui sul muro rosso del Vittula, tipo quelle mani che ricordano in giro per la città il livello che raggiunse l’acqua in città nella devastante alluvione del 1838, qui la scritta però dice: “Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua” (saranno 2,5 metri per la cronaca)… madonna! (tipica interazione magiara) la corruzione è davvero arrivata fin lassù quest’anno e l’opposizione nn esiste nemmeno… hanno qualche chilo in più dell’ultima volta che le ho viste, una ha i capelli mogano, l’altra un quasi arancione, le esalta il naso un pò aguzzo e le tette. l’altra ride canta: Gyere vissza kadar janos..“Kadar Janos torna indietro! (Il leader del comunismo al goulash per 30 anni, niente di piu assurdo qui, nessuno o quasi ha nostalgia)” ridiamo come pazzi. Sai quella canzone punk? Quella del langos (pizza fritta, tipico street food magiaro) freddo a 10 fiorini, ma sì dei “Pensionati borghesi”a casa la devi assolutamente sentire. prometto che lo farò.

una è disoccupata, l’altra pure, son ragazze piacenti, in cerca di marito, Kati vive a Ceglèd ora, col suo ragazzo, (Ceglèd, al centro della grande pianura ungherese, la gente emigra, ci sono molte case vuote in provincia). Se ricordo bene un bravo ragazzo.

Un consiglio di cuore ad Orban: pensi al Vittula, a Kati, alla su sorella e al suo ragazzo. e meno ai migranti, qui nn ce n’erano.

P.S. A casa mi informo, i Pensionati borghesi erano una punkband di Pècs, si sono sciolti nel 2004, compaiono persino in uno degli ultimi film di Jancso Miklos (il piu grande regista ungherese sel 900), la canzone mi è entrata nella testa e nn vuol piu uscire

(allego anche il testo, preceduto da una elaborata traduzione)

10 fiorini un langos che scotta, è una merda Kadar Janos

20 fiorini un langos caldo, lunga vita a Kadar Janos

50 fiorini un langos tiepido, che sarà di noi Kadar Janos

100 fiorini un langos freddo torna indietro Kadar Janos

i pensionati non hanno piu il langos, non ci aiuta più Kadar Janos

……………………………………………………………………………..

10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János
10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János

20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános
20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános

50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János
50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János

100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János
100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János

Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János
Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János

Guardiamo con fiducia al futuro!

visegrad var regi.2

alto castello di Visegrad, tardo 800

Guardiamo con fiducia al futuro!

Tra circa 110 – 115 anni, un bel giorno d’estate, una dopo l’altra sentiremo suonare tutte assieme le campane del paese. Molti neanche ci faranno caso, eppure il din don sarà annunciatore di un grande cambiamento!

Allora sarà stato ricostruito a Visegrad l’antico palazzo reale, con una pompa mai vista, oggetti grandiosi e giardini pensili. Alla festa di inaugurazione, segnalava questo lo scampanio, a qualche vegliardo gli occhi si riempiranno di lacrime. In verità, sarà questo il momento, il grande momento lungamente atteso, in cui avrà fine la nostra millenaria sventura.

Visegrad allora non sarà più capitale di un paese minuscolo, ma della Repubblica Danubiana Ungherese , bagnata da 4 o 5 mari. Danubiano, il paese sarà chiamato così, per non essere confuso con la Repubblica del Basso Reno Ungherese e in quest’ultima allora non abiteranno più i magiari, ma i poveri Bassorenani, dagli abiti logori, che solo per un caso avevano assunto il nome di magiari.

Non si può neanche descrivere che cosa piacevole sarà allora essere magiari!. Basterà forse dire, che la parola “magiaro” – tra 115 anni – diventerà un verbo che verrà assorbito da tutte le lingue parlate nel mondo, con un significato positivo.

“Magiarare” in francese per esempio vorrà dire “succhiarselo bene da solo”. In spagnolo: “trovare soldi per strada e chinarsi per raccoglierli”; in catalano: “mi piego facilmente da quando sono guarito da quel fastidioso dolore alla schiena”. E se qualcuno a Londra dice “I am going magyarni” (ovvero alla lettera: vado a magiarare), vuol dire: “ oh quella donna divina che vedi laggiù, ora vado da lei, le parlo, la prendo sottobraccio, la porto a casa e (qui segue una parola volgare)”.

Un altro esempio: “io magiaro, tu magiari, lui magiarra” (si, sarà un verbo irregolare) in 7 lingue civilizzate (norvegese, greco, bulgaro, basco, etc.) vorrà dire: “mangio (mangi, mangia) una croccante anatra arrosto con un’insalata di cetrioli di stagione mentre Yehudi Menuhin mi suona nell’orecchio “solo una bambina

Ancora: “mamma, posso andare a magiarare” “si, magiara pure” – in lettone vorrà dire che un ragazzino chiede di poter andare a cinema e la mamma, dopo un breve tira e molla, gli dà il permesso anche se il film è vietato ai minori di 18 anni.

Ma lasciamo in pace gli stranieri. Anche in Ungheria molte cose saranno chiamate con un altro nome. Per esempio al posto di “vanilla” che è una parola straniera, useremo la parola “guerra” che nel frattempo perderà il vecchio significato. Nelle pasticcerie di Visegrad quindi sul bancone dei gelati troveremo scritto:

Fragola

Punch

Guerra

Cioccolato

è così che vivremo.    Fino ad allora dobbiamo resistere ancora qualche anno.

(Orkenyi Istvan, 1968)

Visègrad oggiLavorando su altro mi sono imbattuto su una piccola nota di Wikipedia del lemma Visegrad, (si, la città del gruppo – di Visegrad – a due passi da Budapest, la sede reale degli Angioini che diventò favoloso  palazzo d’estate rinascimentale di Re Mattia, poi distrutto da Turchi e Asburgo),  che diceva: vedi anche Nèzzunk bizakodva a jovobe! (Guardiamo con fiducia al futuro!) una dei “racconti da un minuto” di quel genio dell’assurdo e del sarcastico che fu Orkeny Istvan scrittore ungherese del secolo scorso (morto nel 1979, il padre aveva una farmacia in centro, lui studiò chimica, come molti grandi scrittori). è un racconto fantastico (in tutti i sensi) di una paginetta ovviamente tanto che l’ho addirittura tradotto io (chiedo scusa a tutti per i refusi ovvi) ed eccolo qua. Chi vuol capire un po’ Orban, gli ungheresi, come si possa essere tanti e diversi, dietro una lingua cosi difficile e una storia che ti insegnano essere gloriosa e quindi mortificante e come si possa essere acuti osservatori e quindi ironici nell’ex oltrecortina legga sopra.

 

Budapest today

per una volta arrivo puntuale all’orario di apertura delle mie economiche e bellissime terme ottomane (se esco prima delle 12 costa poco) una folla enorme davanti alla cassiera lentissima di pensionati con giacconi lisi e bustoni di plastica e la prescrizione della mutua in mano. Esco allora sulle panchine, e torno tra 15 minuti. eccomi seduto sulle panchine della chiesa greco cattolica di Buda, proprio accanto alla statua di Shevchenko (Taras, il poeta nazionale ucraino, non Andryi). Mi sfilano accanto strafighe magrissime coi polpacci troppo sviluppati  e uomini seri in completi eleganti e grigi, diretti nei loro uffici dalle loro case alto-borghesi di Vizivaros.Budapest è tutta qui.

finale di regina

io sapevo solo che c’erano tanti concerti lì al parco del popolo, al Népliget, (ma quando ci arrivo, con grande fatica, perchè ci arrivo senza pagare il tram),  il parco del popolo è strapieno di tantissimi stand, una specie di majalis (la fiera-baraonda che si fa il primo maggio al Varosliget) c’è pure una ragazza con un boa enorme attorno al collo (giura che era enorme)pagliacci, Dart Veder, auto d’epoca socialista, gara delle magliette bagnate e almeno 3 palchi con musica dal vivo, manca solo berlusconi insomma.. 

Dopo tutta questa baraonda, stanco, di una stanchezza eterna, che mi fa pensare al senso della vita, mi trascino a prendere una lattina di sanissima birra Borsodi e mi piazzo sotto un albero, ben dietro gli stand, ma un po’ rialzato che si puo’ sentire per bene la voce rocker della cantante del gruppo che ho scelto di ascoltare..

nn so da quanto nn mi stendevo sotto un albero. dopo un par d’ore che faccio per andarmene vedo su un tavolo lungo delle scacchiere, ci metto un po’ a capire che è una simultanea,  dai su gioca che c’è posto, dai, si, è na campionessa che gioca contro tutti, ma dai che ti diverti.. sono stanco e ho attacchi di ansia dalla mattina, ma mi siedo, conl’orribile sensazione di trovare strano avere davanti una scacchiera con pezzi veri sotto un albero anziche giocare contro uno sconosciuto che ha solo un nome di comodo e nn so neanche da quale parte del mondo venga, guardando una scacchiera sullo schermo..

[ok, è il mondo che va così, quando hanno chiesto al numero uno delle liste FIDE, la federazione internazionle degli scacchi, insomma il più forte, un ragazzetto norvegese di 20 anni, Magnus Carlson, che scacchiera ha a casa, pare abbia risposto, si, devo averne una da qualche parte..]

insomma sono al parco, emozionato e con la testa troppo leggera per la birra. per di più la signora apre di donna, e io rispondo con la mia difesa indiana di re, che ha un certo fascino, ovvio, e di cui ho capito appieno i principi generali, occupare la diagonale scura, fare attaccare al centro per contrattaccare violentemente sul lato i re, ma che ha tantissima teoria che nn conosco assolutamente, e difatti la variante della signora, con un fianchetto anche lei, mi è ignota.

si possono fare due partite, finiscono per essere quasi uguali, alla fine cambiamo i pezzi, e vince il finale, sconfitte onorevoli in fondo, ma accanto a me un ragazzo che mi pare di conoscere la batte e la signora inizia a perdere colpi con altri due o tre che si trovavano a passare. la signora ha 83 anni, ha uno sguardo gentile ma deciso che fa molta Ungheria, si aggira in piedi tra i banchi, mentre noi siamo seduti. Strano in fondo che abbia ripetuto la stessa apertura contro di me, dico il fianchetto contro l’indiana di re, in genere variano per provare nuove cose o varianti insolite nel loro repertorio, contro umili dilettanti.

tra i ragazzi che fanno parte dell’organizzaizone c’è un DVD a 2 euro, un dokumentumfilm come si dice qua sulla signora, 83 anni, il risvolto di copertina dice che si chiama Sinka Brigitta, nata nell’Ungheria profonda, maestro di scacchi (una specie di titolo di elite nazionale) ha giocato anche contro grandi campioni come Korchnoi e Bobby Fischer (e Grimaldi ora).

passa uno un paio di volte da me, si stupisce come nn abbia vinto, eppure sembravo averla messa in difficoltà, poi vengo a sapere che la signora gioca queste simultanee lì al Nèpliget da un 8 ore buone e ne avrà ancora fino alle 21.30. a tutti dice dopo la partita, se vuoi puoi farne 2, vai a ritirare un ricordino, lì dai ragazzi, mentre completa lei stessa e firma il cartellino della partita.

quando la cerco su google, apprendo che la signora dopo aver giocato a livello professionistico per 50 anni, si è accorta di potersi far certificare 12000 partite di scacchi e vuole arrivare a 13000 con queste simultanee per entrare nel libro dei record.

in giorni in cui mi interrogo sul senso della vita, chissà se Brigitta abbia trovato la risposta o se stia concludendo la sua nel vortice di una passione, compulsiva come gli scacchi sanno essere piu di tante altre, che la fa stare 10 ore in piedi mentre dietro di lei inpazza un concerto metal (vero erano a 30 mt da noi scacchisti…)

FOTO: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2137299666819.116558.1075926659

 

 

il mago di Ozd non puo resuscitare le persone care agli stranieri di Budapest

Sono uno straniero. Ieri sentivo alla radio un intervista a un’astronoma, lavora in Cile, all’osservatorio europeo sulle Ande, la intervistano perché a quanto pare quello dell’astronomo è un tipico lavoro notturno. Ne vien fuori che è andata in Cile la prima volta per finire la sua tesi di dottorato, ora è lì da 10 anni. “Quindi ormai è cilena”, fa la giornalista… “No, no, sono italiana”, ribatte lei, pronta.

Venerdì sera il cielo era scuro, era notte, ero al Grund, un locale estivo accanto alla casa natale di Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pal, ero con amiche magiare, un gruppo che appartiene alla prima categoria di comportamenti verso lo straniero. Da quelli di questa categoria mi sento sempre dire cose del tipo: “ah ma  che bravo, conosci i ragazzi della via Pàl, sai ordinare da solo al bar”. E’ un’amica di Ózd, città famosa qui in Ungheria, non per il mago, il Mago di Ozd, ma perché è un po’ come Domodossola, o Canicattì, una città quasi di confine, una delle poche città che inizia per Ó, con l’accento, ed ha un nome breve, come Rho, quelle città che nn ti scordi.. ed era una famosa città industriale ungherese, la Busto Arsizio magiara…. Al tavolo ci sono 6 ragazze, anche le altre sono a posto, ma io son contento che proprio lei sia la mia amica. Si festeggia una biondina che va in Italia 3 mesi. I tuoi cosa dicono? “mi raccomando, una ragazza carina e sola in Italia, sta attenta..” “Papà, mica vado a fare la cubista nei localetti..” “Quando torni?” “Non ho il biglietto di ritorno”, dice stupidina. Arriva un’altra, un po’ in carne, con un tipo taciturno, lei invece va a lavorare in Inghilterra. I tuoi cosa hanno detto? “Fuori dalle balle, finalmente”. Quando torni? Spero mai. Queste di chi va a far lo straniero sono storie normali qui in Ungheria come vedete..

Ieri era domenica, ho fatto una corsa per arrivare in tempo a Messa, a Buda, dove si dice Messa in italiano. Volevo far dire una messa per un parente di primo grado. Ce l’ho fatta. Quest’anno fanno 30 anni che è morto. Era il 1978, allora io avevo 3 anni. Me ne sono ricordato con il gadget “calendario” che compare grande, bianco e arancione, sul desktop di Vista, sul mio nuovo portatile. 

In seconda serata venerdì cambio posto, c’è una festa al Vittula, due ganzi, un americano col cappello al contrario un francese, cucinano una specie di pappone a base di zucca e lo offrono, lo chiamano food party.. Qui sono con un altro tipo di ungherese, molto raro in verità, quello che visto che riesco a esprimermi nel loro idioma, mi parla a una velocità degna di un rapper e con lo stesso uso di slang.

Io sono uno straniero e vengo da lontano, a me si può dire tutto. Mi presentano un tipo dall’aria simpatica e sveglia, con un giubbino nero.  Studia economia. Dopo un po’ mi fa: mio padre è uno stronzo, la mia famiglia è ricca, i miei genitori sono divisi, mia sorella sta con mio padre, è come lui. Sai mio padre ha reso infelice mia madre, lei è avvocato e vive a Budapest. Mio padre ha una serie di fabbriche di scarpe, nell’est del paese, per questo io studio economia. E’ uno stronzo, ma è la mia famiglia, il mio destino, non posso sfuggirgli.

A uno straniero puoi mostrare anche il cuore..

 

Attila ùt 75.000 fiorini

Tra un po’ è Natale e si brinderà tutti. Brindare si dice koccintani, ma anche il semplice brindare è un pò complicato in Ungheria: l’ungherese un po’ più puro si sentiva in dovere di non brindare a birra fino al 1998, quello ancor più puro  ancora non si permette.

Il tutto per qualcosa avvenuto giusto sotto la casa che ho visto ieri, tra Deli Palyaudvar, la stazione sud, nella sua bella architettura di regime, e piazza Mosca. E’ sul Vérmező, il bel parco verde di Buda; Vérmező è un nome tragico, alla lettera è campo di sangue, è qui che gli Asburgo fucilarono i generali della rivolta del 1848 e poi brindarono con un bel boccale di birra, accostando fragorosamente i vetri come si conveniva. Il magiaro giurò di nn brindare urtando i bicchieri per 150 anni da allora.

E’ da queste parti che sono oggi,  un mio amico mi mette in contatto con una Neni (zia) che ha un giro di case, proprio lì sul campo di sangue, in Attila ùt (non il poeta Joszef Attila, morto suicida a pocopiùditrentanni; ma per il noto ristorante da Attila, come Dob utca nel mio amato VII distretto, -dob=tamburo- per il ristorante ai 3 tamburi, della Pest dell’800).

La casa non va bene, la Neni alza il prezzo spacciando un alto interessamento da un’ambasciata del lontano oriente. Magari vado a farmi una birra; da domani inizierò a guardare gli annunci da straniero.

P.S. la storia del post è veramente bella, ma è un po’ tutta una balla, un attenta lettrice mi dice che non è vero niente, nel campo di sangue  furono sì fucilati generali magiari, ma della rivolta antiasburgo precedente, quella di fine 700, guidata da Martinovich. Cercherò di fare più attenzione alle fonti e cambio informatore. prometto.  Attento caro lettore, il problema dell’informazione moderna è che ce n’è troppa. Ma per fortuna ho cari e affezionati lettori. Köszi, Edit. un mazzolin di fiori di bodza per te.

Sara’ una risata che vi seppellirà

“This is certainly that kind of masterpiece, and a new name should be created for such an all-frequiencies assault on the sensibilities”  (A. Grimaldi per bocca di K. Vonnegut)

Sono alla fermata del filobusz n.70, all’angolo col körüt, con 4 libri sotto il braccio, appena presi dai generosi prestiti della biblioteca comunale Szabò Ervin. Noto più di uno sguardo compiaciuto ai miei libri e son sguardi di ragazze; d’ora in poi andrò sempre in giro con 4 libri sotto il braccio.

Salgo sul 70 di buonumore dunque, ed apro il primo libro sottomano*, la saggezza è nei libri. L’introduzione al libro, dello stesso autore, inizia con: “This is a very great book by a genius“. punto e capo. Fantastico. Mi esce una bella risata, breve ma intensa, che tutto il filobus senta.

Ma sul busz nessuno mi dà retta o alza lo sguardo. E’ un segno di biasimo (In genere chi è sui mezzi è triste che va di fretta e va al lavoro, si appende agli appositi sostegni e guarda fisso davanti a se’, nel vuoto.  Sui mezzi non si parla, e se proprio devi lo fai a bassa voce). Uno che parla a voce alta è straniero, o è uno zigano. Racconta Angelo che ogni tanto la moglie lo interrompeva mentre parlava: “Abbassa la voce, caro, non si fa così, nn sta bene, nn vedi che ci guardan tutti”.

Alla fermata successiva, Iszabella utca, sale un tizio davanti a me.  La mia introduzione continua con: “I have worked so hard on this masterpiece for the past six years. I have groaned and banged my head on he radiators“. Eccezionale. Davvero un genio. Come faccio a trattenermi..

Qui invece il tizio si gira, ha una faccia simpatica, gli occhietti brillano. Lui nn mi biasima e mi chiede chi è lo scrittore. (che i libri rimorchino anche i finocchi a Budapest?) Parla un po’ di italiano, si chiama Tibor, ungherese, ma non proprio: aveva 18 anni quando nel ’56, fuggì dal paese; Canada, Stati Uniti, aveva amici messicani e italiani. E’ qui a Budapest per rivedere quelli che ora sono i lontani parenti, ora, e che vivono nel mio stesso distretto..

Io scendo qui.

 

*Palm Sunday” di Kurt Vonnegut (scomparso da poco); una raccolta di qualche suo scritto non di narrativa, brani inediti,suoi editoriali sui giornali, e qualche parola di raccordo per l’occasione, nn proprio “Slaughterhouse- five”, la sua opera più importante, insomma.

fatti un kebab

Quando mi chiedono perchè vivo qua rispondo a volte che è una città cosiì cosmopolita , come tutte le grandi città moderne e anche di più, perchè Budapest è cosmopolita da sempre.

E lo è per la sua storia : il vero magiaro vive al Taban, l’elegante quartiere di Buda tra il Gellért e il Castello, dove vissero i principi Esterhazi e Sandor Marai, ma che all’inizio era il quartiere dei serbi

E lo è anche per geografia: nn è raro incontrare qui un expat. osservatore disattento (in genere dagli US), che se gli chiedi  perchè  sei qui risponde: volevo andare in Europa, ho preso la cartina, e Budapest è proprio al centro, ho visto..

Per rendersene conto basta andare a prendersi un kebab. Ora vado di gusto al Gyros n.1, sulla Dohany utca a un passo dal NewYork e dal Vittula.  La carne l’è bona e il proprietario ti sorride; la prima volta mi fece: ah ma sei italiano? io sono nato vicino al tuo paese.. provai a indovinare.. Libia? Tunisia? Marocco, Egitto,  Libano..? e poi mi scusi ma che figura, Algeria. E’ lì che vado quando si esce fra uomini per un gyrostàl a 850 fiorini. Lì fuori d’estate siedon 2 a giocare a backgammon e lì ognitanto a tutte le ore entran 3 tipi loschi,dai tratti arabi, con le camicie  sgargianti e  i  capelli impomatati. Salutano e  parlano in ungherese. “Oh Angelo, ma come la vedi tu un algerino e un siriano che si parlano in ungherese?”

Prima, invece, andavo da due kebabbari greci, uno dietro al Corvin e l’altro sul korut vicino a Baross utca. Questo era più bellino; il proprietario unavolta mi prese per bulgaro; io poi portavo sempre a casa, una vaschetta enorme di tsatsiki – salsina all’aglio – per 1 euro e lui stupito che nn la mangiavo tutta subito al locale davanti a lui.

Il greco è un signore è chiude presto; allora una volta fui costretto ad andare al kebabbaro di fronte, dove c’è l’insegna di una odalisca, quindi mediorientale. “quello è tsatsiki?” gli feci mentre versava una cremina bianca”.. mi guardò schifato: lì c’è l’aglio, puha! questo qui invece l’e jogurt sopraffino..

Per sapori diversi c’è l’Hummus bar nel quartiere ebraico e il famoso Sheraj, persiano  o iraniano fate voi, sul korut di fronte al VigSzinhaz, che è ormai un’istituzione, grande, selfservice, accogliente, 24oresu24..

I turchi Le grandi catene di kebab invece son turche: i “3 fratelli”,lo “Star” kebab, come in Germania, dove sono una delle principali attività dei 2.3 milioni di Turchi che ci son lì. Che bel modo per integrarli! il DerSpiegel di questa settimana ci dice pure che ad Amburgo  hanno aperto anche un corso universitario in “Meat Processing with Döner Kebab Production Specialization” Chissà che kebab usciranno da lì..

Ma qui a Budapest “turco” suona male, ricorda i 150 anni di dominazione turca in  Ungheria e, anche se simpatico, suona male pure il nome del kebabaro aperto sul korut all’angolo con la Kiraly:”Kebab del Pascià” (di fronte a Pizza Hut e al KFC).

Lì hanno un hummus densissimo e compatto e il ragazzo dietro al banco sorride anche lui. Ci sonandato di recente e “Sei turco?”chiede MariannaLaura “Si” “Di dove?” “Erevan”

poi lei mi fa al tavolo “Alessandro, ma dov’è Erevan?”

“Armenia”,cara la mia MariannaLaura

 

la liberta’ di stampa, la storia e le tette

“La saggezza è nei libri” diceva Tim Robbins in un bel film in cui imparava a memoria a Bibbia per recitarla al capocarceriere e poi lì dentro ci scavava un contenitore per una piccozza da roccia per evadere.

 Qui la mia fonte di saggezza oltre alla Sacra Bibbia ora sono i libri che parlano del passato prossimo dell’Ungheria, gli anni 90, molto istruttivo per capire il presente, come dicono gli storici del XX secolo nei programmi televisivi di approfondimento.
Ricorderete certo a fine Settembre 2006 immagini con migliaia di dimostranti in piazza, l’assalto alla sede della Televisione, l’occupazione della stessa, polizia incazzata, auto in fiamme e teste spaccate

Eppure io leggo in un capitoletto di analisi sulla libertà di stampa e il passaggio dal controllo politico al pluralismo, che “il 15 Marzo 1989 (festa nazionale in Ungheria n.d.r.) i dimostranti  si diressero verso Piazza della Repubblica (dove c’è la sede della Magyar Televisziò) domandando una Televisione libera e tentando un’occupazione simbolica dell’edificio.” Nella Televisione di stato c’eran già state significative aperture, ma che nn dovevan essere poi tali se per più di sette pre 80-100.000 dimostranti cinsero d’assedio la piazza…

 Incredibilmente sembra la cronaca di 17 anni dopo..  e allora ci son dei problemi anche oggi per gli organi di stampa. Ma forse ce ne eravamo accorti anche a Settembre, e se ne sono accorti anche i passeggeri della metropolitana, che con l’anno nuovo hanno avuto una sorpresa piacevole e divertente.

Dunque c’è da sapere che, credo retaggio dei bei tempi andati, in ogni stazione della metro tra pubblicità di telefonini e banche c’erano rimaste anche delle bacheche in cui venivano esposte le prime pagine dei due maggiori quotidiani nazionali ”Nepszabadsag” (socialisti) e Magyar Nemzet (destra) credo divisi per numero di stazioni e lottizzati col bilancino. Era comunque carino che mentre aspettavi alla banchina ti leggevi i titoli dei giornali.

 Ma a Gennaio, al mio ritorno dall’Adriatico ho però trovato le bacheche vuote, tristemente vuote. Succede poi che mi accorgo da una settimana che ora espongono non più i quotidiani nazionali quelli seri, ma i tabloid: dei quotidiani popolari, scandalistici e cronaca spiccia, a 30 centesimi, una specie di Eva tremila e Cronaca vera, che qui come in Inghilterra son amati e vendutissimi. Ovviamente anche in questo settore ci sono due tabloid rivali: ” Blikk” e “Szines Lap”. 

Nn mi sono ancora informato un gran che, questo è un blog, il mio blog, ma si vede che qualcuno al comune di Budapest (guarda un po’ dello stesso colore del Governo) ha pensato di levare la politica dalle metropolitane che eccita troppo gli animi e mettere qualcosa di veramente popolare..

 Chi è stato anche un weekend in Inghilterra sa poi che i Tabloid son famosi anche per un altro motivo: le grandi foto di giovani tettone sedicenni in terza pagina (e anche una foto piccolina in prima) ed è bello vedere i budapestini della metro (cioè tutti: manager, casalinghe, operai, studenti, italiani all’estero) soffermarsi così per abitudine davanti a queste belle tette sode e questi titoloni di cronaca vera.

Anche oggi, che ho preso la metro blu per andare a Ujpest, le tette non eran niente male, ma in metro pensavo che forse il governo ha fatto male i suoi conti: oggi Blikk aveva una foto in bianco  nero di un un ungherese scarno e con i baffetti, con gli occhi coperti e il titolo:“Nasconde in casa il corpo della madre morta da 6 mesi per  continuare a prendere la pensione”. Oh lettori avvisate il governo: che le cose nn van per il meglio lo si capisce anche dai titoli di Blikk..

 E sentiti ringraziamenti per le tette.

La vie en rose

Per tornare a casa dopo le 23.30, quando l’ultimo filobus n.70 è ormai passato e bisogna affidarsi ai notturni ora so bene che mi basta arrivare sull’Erzsèbet korut, tra la Kiralyi e la Wesselenyi utca e attraversare le strade male illuminate del mio amato VII distretto per 10-15 minuti. Ma agli inizi ero novellino e provai col 7 notturno, per arrivare a Keleti e da lì a casa. La grande stazione e l’insalubre Baros tèr piena di barboni e mignotte mi impauriva ancora e così scesi alla fermata prima, perchè lì avevo paura. Tanto così allungo solo di 5 minuti. Sbucai subito in una piazza con piante e fiori recintata dentro cui spiccava una chiesa alta buia e imponente, ristrutturata, in mezzo ai palazzi ai 4 piani inizio secolo. la chiesa di Rozsa utca, via della Rosa, una parallela di Sziv utca, la via del cuore e pensai che potessi conquistare le ungheresi con una rosa, data dal cuore, ma allora ero un novellino. Oggi questa rosa rispunta nei discorsi al tavolo da pranzo con le mie nuove coinquiline dal nord della Francia che son simpatiche anche se fanno pasta come contorno. “Com’è andata oggi? non c’è male fanno, solo che eravamo un po’ tristi, sai beh, insomma, ieri uno del nostro gruppo del programma Leonardo si è suicidato ed eravamo un po’ scioccati..” ma dai per così poco.. che vuoi che sia, ora e’ certamente in un posto migliore.. Mi trattengo dal dire questo, tanto più che il suicida era un ragazzo italiano, di 23 anni, del centroitalia, meglio nn san dire, era qui come loro da 2 settimane, ancora nn si era adattato e il suo inglese nn era un gran chè, ma il suo male era evidentemente più profondo,… Il padre era disperato, lui lavora in Romania e passa spesso da Budapest, era lì a chiedersi perchè, perchè nn ha aspettato il padre che arrivava il giorno dopo per parlarne,.. e perchè invece in un caldo venerdì di inizio Maggio è arrivato in piazza della Rosa, si è spogliato nudo, si è arrampicato sulla facciata della chiesa di via della Rosa fin dove ha potuto e si è lasciato cadere.

Il treno dei desideri

Il mio ungherese migliora e riesco a fare un colloquio in ungherese, ma solo se il mio interlocutore ha voglia di comunicare, cioè se fa gesti, muove le labbra, ha voglia di parlare con un italiano e di sapere dove vive e perchè fuma quella marca di sigarette, se no son contro un muro indecifrabile.

A volte poi succede che con l’interlocutore nn si va tanto d’accordo ed e allora che mi sento davvero straniero, perchè nn riesco a spiegarmi e a difendere le mie ragioni se ce le ho.
I vicini, alle ragazze, al lavoro, ai trucchi che uso per risparmiare sui biglietti del treno..

I treni, e’ il mio primo impatto con l’Italia quando atterro a Roma o dov’altro e devo raggiungere il tavoliere, una giungla di tariffe, offerte, treni ok antimeridiani e promozioni notturne e treni ultimominuto, per viaggiare tradotti come bestie nei treni merci. Per sentirmi davvero libero vado alla stazione il giorno prima e chiedo un biglietto e affanculo a tutti.

La mia stazione ungherese e piccolina c’e’ un solo capostazione nelle sue camere, e nella biglietteria una scritta rossa che dice che 5 minuti prima che arrivi il treno e’ chiusa e il biglietto si può fare anche sul treno quindi.
Allora in genere restavo un po’ di più al lavoro bighellonando nella rete, per prendere il treno delle 15.36 che e un treno speciale, perchè viene 1ora e 30minuti dopo il precedente (in genere vanno a intervalli di mezz’ora) e dopo 4 Km arriva all’Università Cattolica dove il treno si riempie. Il treno allora diventa pieno di vita e di fighe, e molti stanno in piedi nel corridoio e il bigliettaio per quieto vivere rinuncia al suo giro di controllo e io mi sento fiero di essere barese levantino. Se proprio passa poi, scusasse, chiusa la biglietteria era (costruzione ungherese).

Ora pero han mangiato la foglia, sul treno salgono pure 2 pensionati con una targhetta della MAV tipo ausiliari del traffico che danno grande aiuto e il controllore se anzianotto o donna, mi riprende, fa una scenata e mi fa un biglietto da chissà quale stazioncina più a monte senza biglietteria. Il biglietto e + costoso dunque e io faccio brutta figura con le ragazze attorno e devo riparare dicendo che a volte pago ma prendono i soldi senza farmi il biglietto perchè son corrotti.

Nei primi approcci alle biglietterie ho imparato la parola prezzo intero (teljes aron) che era l’opposto di studente. Allora dall’Italia ho portato la mia vecchia tessera da studente internazionale ISIC (ormai datata 2002, ma con il 2 così rovinato che a me sembrava davvero possa andar preso per 7). Nella biglietteria ottocentesca in ferro giallo battuto di Nyugati a Budapest sono scaltri e avveduti, neanche per sogno, devi essere uno studente ungherese, mi spiace 182 fiorini, prego, e mi stampano elettronicamente un triste biglietto azzurro e grigio.

Ma al paese tutti gli studenti sono uguali e mi danno un vecchio biglietto bianco e rosa, piccolino, da studente, con una scritta grande 67.5%. e questo e lo sconto, nn il prezzo scontato, cioè io caccio giusto 59 fiorini.

Cioe’ in Ungheria gli studenti viaggiano sui treni col 67.5% di sconto.
Lunga vita al presidente.

Io ho un sogno, un paese con un Eurostar Bari-Roma a un onesto 12 euro prezzo normale per studenti, e un Bari-Milano Intercity a 21

L’Apertura della Primavera

La primavera qui a Budapest è arrivata sabato, arrivata cosi come deve arrivare Primavera, sole e temperature più miti cioè sopra i dieci gradi. Il fozelek falo ha messo i tavolini all’aperto, non c’è piu lo strato di neve dura e compatta sul campo di calcio vicino al lavoro ed io ora quando esco di casa lascio il cappellino a casa che nn mi bisogna più coprirsi la testa.

E’ Primavera e ci si torna a sedere e giocare a scacchi di domenica sugli scrannetti di pietra bianca che spuntan qua e la per caso fuori dalla metro di Baross tèr.
Mi siedo li a guardare a rispettosa distanza una partita, due belle facce, due generazioni diverse, una sigaretta tra una mossa e l’altra, all’aperto, per rilassarsi nella prima domenica di primavera.
Quando vo fuori sulla Rakoczi ut mi accorgo che la gente che parla ma a voce bassa.

Noi italo-spagnoli parliam a voce alta. Perchè siam friendly, aperti e gioviali.

In treno mi si siedono accanto 2 ragazze, tra un paesino e un altro, sono una di fronte all’altra e parlano, ma io nn le sento, i loro occhi sorridono ma e come un sussurro, muovon appena le labbra e cinguettano dolci e delicate, e il nostro cuore si apre e in questa calduccio primaverile sembra la cosa più giusta del mondo bisbigliar sottovoce in fra di noi.

Sara ma da oggi ora so cosa dire quando son con gli ungheresi e devo dire una cosa carina su queste genti.

Il mio osservatorio sul mondo (ungaro)

il mio osservatorio sul mondo (ungaro) è ora il treno. Il muro di cinta del giardino zoologico, con i pappagalli colorati che spuntano, i casermoni comunisti di Angyolfold, l’archeologia industriale, il ponte ferroviario, il Danubio a inizio Febbraio che scorre sotto lastroni di ghiaccio, le impressionanti rovine romane di Aquincum – trovate durante i lavori della ferrovia -, TESCO ed AUCHAN persze, la provincia ungherese nella nebbia…. ma un giovane uomo in età ancora fertile nn può restare indifferente alle giovani donne in età da marito che vede attorno a se…

Ok, sono carine, ok dolci e forti e indipendenti, ok, giovani universitarie interessate a nuove esperienze, ok, io scendo 5 minuti dopo, ma se poi quella accanto a me ieri legge si mette a leggere accanto a me un librone sui Tantra..

 

 

Una cerimonia speciale

Ecco che parte l’inno nazionale su una base preregistrata e dopo qualche istante scorgiamo Julia dal fondo della sala che percorrere con passo sicuro la passerella rossa fino a sedersi davanti al sindaco del III distretto dove risiede e nel cui municipio ci troviamo.

Sono un invitato speciale alla cerimonia di Julia, presente con giusto i genitori, la sorella ed il cognato, ed il amico e suo compagno Giuseppe. Oggi Julia diventa magiara e prende la nazionalità ungherese.*

Sentiamo la voce di Julia rotta dalla commozione mentre ripete la formula di rito dopo il sindaco del terzo distretto di Budapest.

Poi il suddetto sindaco, una donna in carne e rubiconda, invita alla felicità, si stappa lo spumante di ordinanza e si esce un dolce alla panna per festeggiare. Si affacciano sulla soglia gli invitati per la prossima cerimonia, un matrimonio. Il sindaco gusta solo la torta, mi dice Giuseppe che fino a pochi mesi fa il cerimoniale prevedeva che dividesse la gioia dei festeggiati alzando anche lei il calice, ma alla fine del giorno delle cerimonie (il venerdì) era visibilmente alticcia.

Giusto per dirvi che nn insisto sulle cose per niente, a metà cerimonia abbiamo ascoltato l’ormai nota lirica di Vörösmárty, di cui riporto i famosi versi piu volte citati:

Oh magiaro sii fedele alla tua patria/ e tua culla/e un giorno anche tua tomba/Al di fuori di questo in tutto il mondo/non c’e posto per te/che tu dalla sorte sia benedetto o punito/qui devi vivere o morire

*I genitori son qui da 2 giorni fa da Koloszvar (Cluj Napoca, in romeno), la capitale della Transilvania. Julia è un’ungherese di Transilvania, i suoi genitori sono nati là, quando questa era territorio ungherese, lei quando era territorio romeno, vive a Budapest da cinque anni, e da cinque anni ha fatto domanda per la nazionalità ungherese.

Nn ho in casa la TV e ne son contento, le notizie vengono dagli altri mezzi di informazione, le partite le vedo in qualche pubbaccio delle tristi strade di Pest, dove la birra costa meno di un euro e il sovraprezzo che si paga a sedersi vicino alla porta di fronte al TV e’ il doversi allungare ogni volta che entra un cliente e nn chiude bene ed arriva un vento freddo sulle nostre teste. 

Una cosa però mi lascia incantato e mi fa riconoscere italiano vero: quando vado da Olga e Betty di pomeriggio e sull’unico canale italiano che arriva col contratto via cavo standard (la Rai-1) c’è quel programma che mi fa sentire tanto italiano quale “la vita in diretta”.

Michele Cocuzza con un nuovo taglio e gli occhialetti, ospite in studio uno degli attori del commissario Rocca, e io mi godo di seguito: 1)“intervista a Romina Junior Carrisi”
2) il nuovo amore di Romina Power (sai Olga quella è la figlia di Tyron Power, che ora ha 54 anni e 18enne venne in Italia per un film musicale e si innamorò…)
3)tutto sull’Isola dei Famosi, con Idriz sulla spiaggia che litiga con Lory del Santo (sai Olga quella è un’attricetta anni ’80 che poi ha sposato Eric Clapton e hanno pure avuto un figlio insieme se ben ricordo morto mentre i due erano disattenti e battaglie furiose in tribunale)
4) Intervista a casa di Sandy Marton con replica di lui che abbandona l’isola dei famosi toccandosi un fianco e poi nella clinica mobile che si sottopone ad ecografia. L’intervistatrice è Serena, quella che ha vinto il grande fratello 2-3 anni fa
5) Michele annuncia intervista ad Eros che si definisce una schiappa come padre

e l’italia è questa qua, ma io devo andare
Alessandro you are awful.

Una fotografia ungherese

Una fotografia ungherese, che i miei occhi hanno scattato stamattina:

“C’e’ tanta luce e la luce ammorbidisce i colori sul giallo, dello sfondo. la foto e’ scattata all’interno di uno dei tram gialli di Budapest. Risalta solo il grande uno rosso alla parete, la Telecom magiara fa offerte che partono da 1 fiorino.

C’e’ una donna al centro della foto, in piedi sul tram, una mamma con passeggino. La foto e’ ritratta vicino agli ingressi larghi col simbolo giallo del passeggini che si trovano sui tram gialli di Budapest. La donna ha uno sguardo fiero, avrà venti anni o meno, i capelli rossi tinti malamente, una maglietta e un vestitino di cotone che cosi’ all’impiedi si ferma prima di meta’ coscia. Se la foto fosse scattata da seduta, arrossirebbe. Gambe forti, muscolose, precocemente irrobustite dal lavoro.

Dai manubri del passeggino pendono 2 buste. A farci caso tra il chiarore della carta velina, una e’ un mazzo di fiori, fiori a gambo lungo, in una bella composizione.

Il bambino che avrà 2 anni, ha un bel cappellino rosso della Nike, agita e batte i piedini.

“ATTILA, SMETTILA!” sente il fotografo, mentre scatta la fotografia, e gli fa tremare un po’ il dito

Budapest e l’uomo medio italiano

In treno, in Italia:
Nel mio scompartimento sale uno con i pantaloni rossi che appena il treno parte inizia a sfogliare GQ. quando gli dico che sono a Budapest.. “Budapest eh..” si compiace, fa una smorfia. ammicca..”Eh, un bel posto Budapest no??”. vuol dire… insomma siamo tra maschi, ci siamo capiti..

Faccio finta di aver capito, “si, un bel posto, una grande capitale europea.”

poi aggiungo, “Budapest e’ la capitale europea del porno, e’ vero (ugye) ma per chi li conosce c’e’ poco da stupirsi,
-gli ungheresi sono tra i popoli dell’est i piu’ affaristi, di certo il porno era un mercato per loro interessante (dopo la droga e le armi e il traffico di esseri umani il sesso e’ il settore che fa girare piu’ soldi al mondo)
-la societa’ ungherese e’ matriarcale, sono le donne a porta avanti la famiglia e i soldi in casa a trovarsi un secondo lavoro, a badare ai ragazzini, a voler divorziare. Il porno e’ un lavoro squisitamente femminile, dove la donna e’ protetta, e’ da noi che ci son puttane e pappa
-lei mi insegna poi che la critica cinematografica associa il genere pornografico alla noia: un film porno e’ diperse’ noioso, ripetitivo, perfetto mi concedera’, per un popolo a tratti incline alla malinconia..
-e leggo nei suoi occhi, perfetto anche per le bellezze dell’Est, creda a me, dai 15 ai 45 anni lei se le vorrebbe fare tutte o quasi li’, voglio dire la fama delle donne dell’Est…
-e certo Budapest come vera unica e grande metropoli dell’Est Europa prima della Russia, per tesori culturali, dimensioni (2.5 milioni di abitanti, profilo storico (la fascinosa capitale di finesecolo dell’impero austroungarico, non poteva che concentrare questo commercio..” 

E invece no, ho solo fatto finta di aver capito, “si, un bel posto, una grande capitale europea.”

l’uomo europeo

Il voto in Francia per la Costituzione europea, riporta la stretta attualita nel blog

La Betty inaugura la sua nuova casa, saremo una decina ma l’atmosfera internazionale tra rifugiati ed avventurieri giapponesi, statunitensi, italiani, ungheresi, inglesi e olandesi.

Tra ali di pollo e CD fusion gipsy-giappone il discorso scivola sulla costituzione europea.

Philip è olandese:” Da voi ha scelto il Parlamento vero?, nn avete mica votato”.. quelli di fronte a me fan di si, in effetti l’Ungheria e stato il secondo paese dopo la Lituania, ad accogliere la costituzione europea. Da noi l’Europa è come dire l’Italia.

Philips sa poco sulla Costituzione, cosa c’è dentro (ma neanche noi), e chi c’è dietro. e forse per questo ha le idee chiare, lui come il suo paese. ci dice:”Io sono contrario. Eccome. Noi scegliamo sempre con i referundum, abbiamo la droga liberalizzata, la prostituzione e legale, (pagano le tasse), i gay possono sposarsi…., perchè rinunciare alla nostra cultura per prendere la Costituzione europea??”

Ne è cosi convinto che nessuno vuol dargli torto.

Philips si trova a Budapest perche voleva rientrare in Europa, e stato in Asia, per tanti anni, anche in Cina ad Arbil, nel nord della Cina, dove d’Inverno fan -40, ed è famosa per le sculture di ghiaccio nella piazza che durano tutto l’inverno e si sciolgono con la primavera

Una notte all’Opera

Andrea (che qui è un nome femminile) mi chiama al cell. sono appena sopra la fermata della metro, che fai sali?, è che si va all’opera oggi, insieme a una sua amica che e dell’ambiente della lirica, “ma mi raccomando vieni vestito casual, la gente vien pure in calzoni corti e porta del cibo, Wagner dura assai (5 ore), io porto del cibo” Salgo con i miei jeans e zainetto con panini e birra, manco andassi allo stadio, e lei e in gran sera, seta rosa su corpetto nero, tacchi, borsettina. Mi spiega che ha solo 2 collection di vestiti e quelli invernali son troppo pesanti. per il cibo ha un Duplo nella borsetta. Lo ammetto, sono un “pappucs“. A Budapest, ci sono ben due teatri d’opera, l’Operahaz (uno dei piu belli e famosi al mondo) e l’Erkel, e noi siamo all‘Erkel, che è un teatro socialista da 2500 posti, foyer immensi ed essenziali, per il divertimento dell’uomo nuovo e anche di quello contemporaneo: l’Erkel sembra quasi necessario ad una città che ha la vita teatrale tra le più ricche d’Europa, qui si fan cose strane e d’avanguardia, dunque si vede Wagner, cioè il Lohengrin (mamma mia), la regia è della bisnipote di Wagner e dell’ex moglie di Liszt (famosa tresca di inizio secolo), La signorina Wagner ci ha 27 anni, e alla sua seconda regia ed ha fatto un Lohengrin ambientato nn tra conti e semidei Nibelunghici ma negli anni’ 80 tra trame di partito e comizi parlamentari, il cigno su cui arriva Lohengrin e il simbolo del partito ed è bianco e blu. Mi dicono che l’opera è molto bella, perchè è moderna ha avuto tante critiche e smosso i benpensanti. Alla fine si scopre che il semidio era sceso in terra nelle vesti di un barbone che si trascinava per ogni atto come un personaggio del presepe. A metà secondo atto esco tra gli immensi corridoi vuoti per stapparmi la lattina di birra, ancora schizzava dappertutto, poi la fo fuori con cautela al riparo del nostro palchetto (siamo noi 3 in un palchetto semicentrale al primo piano). Le altre 2 ore e mezza di Wagner in tedesco coi sottotitoli in Ungherese sono più piacevoli dopo.

Il meglio del teatro europeo d’avanguardia, in un palchetto per 3-4 persone, con un po’ di anticipo ci e costato 600 fiorini (2.40 euro). La prossima volta si va a vedere Madame Butterfly, credo che mi divertirò di più perchè e in italiano, ci sono le giapponesine e lei si uccide per lui. Però metterò la giacca.