fatevi le Flat Tax vostre

Il servizio di Alfonso Juliano per Agorà di Rai3, a cui ho collaborato qui da Budapest..

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Largo ai giovani!

“Ci saranno due discorsi brevi, poi ci muoviamo in corteo” … ma quando i brevi discorsi con qualche contenuto e critiche alle politiche fiscali, finiscono (e le luci smettono di inquadrare i dipendenti del ministero delle finanze qui sopra la piazza che credendosi al sicuro sbucano dietro le tende) e il corteo inizia a incolonnarsi, ci mettiamo parecchio tempo prima di muoverci. Vuol dire che siam tanti a protestare anche oggi, a sole 48 ore dal primo corteo. Contro la tassa su intenret che vuole introdurre il governo..

IMG_20141028_215541Ci muoviam piano piano.  Vedo un volto familiare, una ragazza del corso di origami, 18anniappenacompiuti,  rossetto e montatura in osso, unabrava ragazza,con un’amica.ciao.  Ce ne sono migliaia come lei in piazza, gente giovane e istruita senza nessuna bandiera di partito e sorridente. E’ ad Astoria che si inizia a capir che siamo tanti, ci si muove lentamente, il serpentone non sembra finire mai, e non sono le poche decine di migliaia (e vi smbran pochi) che dicono i media tradizionali e no, sembran proprio di piu, (io vorrei dire  anche pu dei 100.000 che già mi parevan l’altra volta.. è che è una manifestazione cosi senza grandi partiti alle spalle, ma nemmeno movimenti di un certo spessore (che so, di Solidaritas ed Egyutt, quando Egyutt era solo un movimento, degli anni passati) e le piazze di arrivo e partenza concesse son picoline e contarli no è facile… Direzione  Clark Adam tèr, lì a Buda, alla fine del ponte delle catene. “Lì c’è il chilometro zero ungherese” “E’ lì che vogliamo andare, zero come le tasse che vogliamo su internet!” e rispedita al mittente la mediazione che già in realtà circolava già dalle prime indiscrezioni sulla tassa: massimo di 700 fiorini per i privati e 5000 per le aziende e costi da far ricadere sui provider e nn sui singoli. Come per le banche.

La gente però è scesa in piazza, sa di essere nel giusto. Come dicevano prima dal palco, è una tassa sui poveri e sui giovani e su chi vive isolato e. E risuona sempre la parola Europa.. ci sono città che danno internet gratuitamente e qui lo si vuole tassare. E’ gente che vive in ville lussuose con piscina nn sa cosa vuoldire internet, per noi giovani, solo per noi giovani. Han pure invitato Orban medesimo ”Venga qui se vuole a spiegarci perché è giusto tassare internet” E Orban avrà avuto un coccolone nel capire che in fondo il suo popolo non gli vuole bene assai, né a lui né al suo gruppo dirigente, o per dirla con una parola ungherese facilmente intelleggibile banda. Avrà pure stravinto tre elezioni di seguito con piu dei 2/3 dei seggi assegnati, ma l’astensione è cresciuta sempre e ha corso praticamente da solo e il buon Andreotti si sbagliava il potere davvero logora chi ce l’ha e chi ha il potere assoluto ora si sente gridare gli stessi cori che ormai 8 anni fa gridava la piazza al suo grande e storico avversario socialista Gyurcsanyi Ferenc. Allora mi ero fatto una cultura cheora riesco a mettere perfettamente a frutto: “Orban takarodj” (vaivia, vattene, come per scacciare un cane” “Mocskos  Fidesz” (sporca fidesz, il suo partito, sporca) e le accuse di corruzione, aver formato un quadrato, anzi un cerchio di potere e beato a chi ce l’ha, ma ecco cori  a lui più attinenti “Viktator”… e tutti cori che ora la gente grida forte, divertita, senza più la soggezione di domenica. La folla, il numero dà forza, manuale minimo di sociologia. Il coro risuona forte, Viktator, quello accanto a me dice “Kis duce”(piccolo duce).sorrido.

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Il percorso stavolta è diverso, non piu la splendida Andrassy di una domenica d’ottobre ma Astoria, Parisi udvar, ponte Elisabetta, poi si devia fino  al ponte delle catene. La bellissima Budapest illuminata, da percorrere al centro della strada.. facciam molta strada ma ci par poco dentro questo splendore…

Incrocio con Vaci utca,si c’è ancora Vaci utca, parte il coro “Non molliamo” all’angolo un uomo in un cappotto elegante, dalla carnagione un po’ scura e nella mano elegante bustona di una qualche boutique di moda della via. Avrei voluto avere i google glass.. mentre i ragazzi gridano Non molliamo vedo le sue labbra muoversi e sillabare il Non molliamo…

Superiamo il ponte, di lontano intravedo una collega, anche lei giovane, sui 27anni, con i suoi capelliricci e un gonnellino zebrato che sbuca sotto il cappottino.. è di lontano.. passiam sotto i Giardini del Castello. Povero Orban, ha ridato alla città questo che era un rudere con tanto di graffiti e fogli di compensato a chiuder le finestre, ora è uno splendore ed ecco che la gente ci cammina davanti e protesta.

Perché arrivi anche la coda del corteo ci vorrà una mezz’oretta dall’arrivo dei primi, ma senza aspettare parte un immancabile inno nazionale. Un ubriaco grida durante l’inno. Quella dietro di me stona, il comuque difficilissimo inno nazionale ungherese. Ci penso un po’, non sarà un caso. Tantissimi microfoni, media tradizionali e non, di sinistra, ma nche HirTV, la Tv di Fidesz accolta dal poco ben augurante coro “Hir TV Szar TV” e solo qualche ultras, agitatore scalmanato quasi dall’imbocco della funicolare che porta al Castello. Fischiano dal corteo. Io nn ci faccio caso, Ci ero rimasto male a vedere il giorno dopo il primo grande corteo la freepress che mi davano all’uscita della metro titolare “Attaccano la sede di Fidesz”per un computer buttato dalla finestra. Come se la notizia fosse quella…

Dal camioncino messo di traverso prima del ponte delle catene dove si è conclusa la manifestazione un tipo con cappellino e microfono urla come in un villaggio turistico “Siete stati Super” Siete forti” “ il più grande corteo degli ultimi 150 anni” tiene alto il morale. L’unica altra cosa che ripete è di fare qualche donazione anche piccola a quelli che passano con lo scatolo di un router con un buco al centro. Ci servon soldi per organizzare la prossima manifestazione. Lo ripete spesso e in fondo è un buon segno. Chi sta lassù sul camioncino una seppur minima passione politica ce la deve avere e sicuramente una tessera di un’associazione o di una biblioteca ce l’avrà in tasca, ma qui non si vedono soldi di partiti. Un capellone si avvicina e mette un paio di banconote. Altro proclama: “Orban ha detto ai suoi: stiamo uniti!” ma forse si starà anche rigirando la carta di identità tra le mani… avrà visto di sbieco magari su internet i volti della manifestazione, potevano essere suoi figli e si starà domandando dove ha sbagliato, proprio ora poi che il paese è in ripresa negli indicatori economici… ha messo tasse su tutto, l’IVA arrivata al 27% e poi servizi bancari, hamburger ed energy drinks e mai niente, nessuna seria protesta…ed ecco ora tutta questa gente…

..poteva allontanarsi con me sul ponte delle catene, verso la metro. Saluto un ragazzo dai capelli rossi, figlio di un amico, è iscritto ad economia. Han tolto da lì la storica statua di Marx un mesetto fa. “Sì peccato, ma in fondo chi se ne frega!” mi aveva confessato. Ora però è in piazza. Internet cattura il suo interesse, chi l’avrebbe detto..

in metro tutti col naso incollato ai loro smartphone, per seguire le ultime sulla manifestazione sulle loro bacheche facebook e messaggiarsi con gli amici.

Orban, fatti da parte, largo ai giovani….

lavoro per tutti

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-” i corsi si tengono ogni due settimane, sabato mattina” il tipo dietro la scrivania, sui 30 anni, pizzetto, simpatico e bravo nel suo lavoro

“se vuole darmi i suoi dati… nome..”   “X.Y.” il tipo dall’altro lato si gratta i capelli, neri, sporchi, ma è un tipo sveglio, di quelli a cui ti affideresti volentieri per gestire il tuo conto in banca o per prendere la posta mentre sei via per un po’.

“luogo di nascita” “Budapest”

“Data di nascita” 7 novembre 1972″

“Cognome da nubile di sua madre” “Z.”

“a quale corso è interessato” “Corso per magazziniere

“Titolo di studio” “Laurea in Economia e Commercio

(in ungherese suona più antico e prezioso, economista, un laureato in legge è un giurista…) pausa imbarazzante, ma entrambi sono bravi a nn darci peso

“..”

“si, forse vorrei vedere anche per qualche corso in informatica, dovrei farmi un’idea” “certo ce ne sono di diversi tipi” “bene questa è solo una registrazione, riceverà la nostra mail con tutti gli avvisi e le informazioni del caso”

.. il tipo fa per uscire, poi si ferma “posso un’ultima domanda?” “prego”

“che roba è questa scuola? prima ho sbagliato entrata, c’erano guardiani corpulenti all’ingresso, tornelli…” “si, si entra solo con il badge… è un Ginnasio cattolico”

siamo nei sotterranei di un grande e monumentale Ginnasio di Buda, ti quelli dove ti immagini il segretario particolare dell’Ammiraglio Horthy in visita ai ragazzi in pantaloncini corti e giovinette vestiti alla marinaretta a spiegare perchè Benigni è la razza pi migliore di tutte..). Nei sotterranei e il sabato corsi professionali per lavapiatti e assistenti commercialisti..

i soliti sospetti

bohoc

Sono ormai 2-3anni che dicon per scadenze tecniche il fiorino scivola pericolosamente nei confronti delle monete forti nei giorni della merla, quando le temperature finalmente si abbassano, il cielo è grigio su e giù, cala la neve e l’inverno diventa inverno. E’ così che ieri tornato dopo un viaggio triste e improvviso in Italia la prima cosa che faccio è cambiare qualche euro e caccio un rotolo di banconote di euro legate con l’elastico perché l’ho visto fare nei film..  Dice portfolio.hu che è tutta colpa della Turchia, e che la Banca di Turchia era sottopressione, dunque ha repentinamente alzato i tassi e questo ha destabilizzato un po’ tutte le monete dell’area. Il fiorino debole, perché a tutti fa comodo una moneta debole, ha vacillato e ha perso qualche punticino. Toccando i 310 fiorini per un euro. l’Ungheria si scopre cugina della Turchia e certo Orban ed Erdogan han studiato insieme da giovani, si stimano e vanno a far merenda insieme, anche se nn so ancora se Orban è il padrino di battesimo di uno dei nipoti di Erdogan.

Mentre torno a casa per le fredde strade del quartiere mi sovviene per la mente il nome di G. G. è una delle persone a cui voglio più bene a Bp. E’ uno di quelli che quando mi incontra mi fa capire che è davvero contento di vedermi e poi è un bravo ragazzo ed è sempre pieno di donne e capita che qualcuna te la presenta pure. Ha studiato slavistica all’università, ceco e croato stato 2-3 anni n Turchia tra università ect. e ogni tanto posta in turco e compare in foto di giovani feste tra giovani turchi e giovani turche.  Gli voglio bene perché una volta non fece che lodarmi per aver usato il verbo giusto per dire pareggiare la barba. Un ungherese dice veritare la barba. Gli voglio bene perché  una volta una domenica di maggio con la mia ragazza  lo incontrammo al Fringe festival, quando il Millenaris Park era ancora un park e non un organo politico. Com’era lo spettacolo?, divertente, feci io, il protagonista era pagliaccioso. (e non “faceva il pagliaccio”). Sfido chiunque a conoscere la parola pagliaccio (bohoc) e  saper dire fare il pagliaccio (bohockodik). Nn fece una piega. Pagliaccioso, ah bene. Uh, interessante!.

Pagliaccio è una parola che conoscevo già bene, bohoc, per il pagliaccio italiano dell’infermiera teutonica Paolo Villaggio in Pappa e Ciccia, e per il pagliaccio con cui appellavano, almeno certi miei cari conoscenti, l’ex premier socialista Gyurcsàny Ferenc. Per gli amici Feri.

Allora ho finto di non scompormi più di tanto  quando, appena il bus 200E è uscito dall’aeroporto, non ho fatto  che vedere sotto il cielo grigio della settimana della merla sempre lo stesso cartellone, grande  e grandissimo,  un cartellone elettorale, che il 6 aprile, la data delle elezioni, si avvicina, ma un cartellone elettorale curioso assai, i tre leader della nuova unione di centro-sinistra (che qui per motivi climatici proprio nn si può chiamare Ulivo), che reggono sul petto un cartello con i loro nomi e dietro delle linee orizzontali, insomma tipo foto segnaletiche, tipo I soliti sospetti…. E una bella scritta su sfondo rosso “Hanno già dimostrato cosa sono capaci di fare (l’ungherese ha una sottile ironia). Non dargli altre possibilità”. E dietro di loro un pagliaccio, tipo il pagliaccio del Macdonald, maestria surrealista. E neanche una firma, nn dico Fidesz, il partito diciamo di destra, o che so io, no, solo galeotti e pagliacci, così è, un dato di fatto. Solo a sera tarda camminando per le fredde strade del distretto vedo l’ennesimo manifesto di pagliacci e galeotti e infondo a sinistra grigio scuro sullo sfondo nero un oscuro sito internet, movimento civile, illeggibile se nn a bambini e sardi. Orban è già in vantaggio, ma se vincerà regali un paio di Macdonald all’ideatore di questa campagna..geniale a dir poco…

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gli anni del maiale

Di che segno sei? – Maiale ascendente topo

(Diego Abatantuono e Stefania Sandrelli, Ecceziunale veramente)

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27 gennaio, giornata della memoria. in prima mattinata su Rai2 passa Perlasca, con Luca Zingaretti, l’uomo d’affari italiano di stanza a Budapest che si finse console di Spagna per salvare migliaia di Ebrei ungheresi  nel lontano inverno del ’44. un eroe o una spia o tutte e due,  peccato che Wallenberg è diventato più famoso. Girato nel 2oo2. Un soldato nazista tenta di stuprare la bella ebrea. Il suo fidanzatino raccoglie un coltello a serramanico da terra e lo uccide piantandoglielo nelle spalle. La storia cambia. la scena del delitto è in posto grigio e polveroso, cortili bassi e grigi collegati da un lungo passaggio. il Gozsdu udvar, com’era nel 2002. Oggi insegne luminose pub, locali, la parte più figa della città.

 Italia e Ungheria unite nella memoria.  In italia han mandato teste di maiale a istituzioni ebraiche, si sa ci si diverte con poco e maiale è chi maiale fa.

il fatto è però che io vivo in Ungheria e l’Ungheria è un po’ la patria del maiale, quasi ogni famiglia di Budapest ha un parente in provincia con una maiale che ammazza due volte l’anno e l’economia si deve basare sul maiale. Certo ci sono stati i grandi lavori pubblici, il fiorino debole e le nuove fabbriche di automobili, ma la terza gamba per risollevare l’economia è il maiale sottoforma di generosi sgravi fiscali sui derivati del maiale e aumento del consumo di salsicce e costolette di maiale. Homer Simpson adorerebbe l’Ungheria..

nn mi stupisco allora se  alle tre teste di maiale italiane io associo i piedi di maiale messi nel 2009 sul monumento all’olocausto a Budapest, lì sul lungodanubio, alle spalle del parlamento e che se poi cerco il link perchè nei blog tanti link sono obbligatori ritrovo anche giusto 2 anni fa altri bei piedi di porco sul monumento di Wallenberg nel centenario della nascita.  la mia memoria è questa.. certo piccoli atti di una banda di goliardi, ma il problema ci si dice è nn dimenticare, nn chiudere gli occhi e nn giustificare

avevo in realtà in serbo dei vecchi appunti di qualche giorno fa che mi ero tenuto buoni per il giorno della memoria… gli appunti dicevano: “Alla radio leggono un pezzo di Furio Colombo,  ci si prepara con buon anticipo alla giornata della memoria, l’importante è andare preparati e nn affidarsi solo alla memoria a breve termine… Si parla dei diari dell’ambasciatore USA a Berlino, all’indomani dell’ascesa democratica di Adolf Hitler, erano anni in cui l’estrema destra faceva paura un po’ in tutta europa, ma si sa l’Europa ha forti radici democratiche. Ambasciatore: Non vogliono ricevere i nostri dplomatici perchè sono ebrei… Washington: Non importa, cambiamoli con dei non ebrei, è un fenomeno passeggero, non si preoccupi, passerà, la crisi finirà e saremo tutti più felici, ricchi, lavoreremo e saremo meno incazzati.

altri stralci  1933 Hitler è al potere ma la maggioranza dei tedeschi non lo ama. 1938 è incredibile come la popolazione sia così solidale col regime..  potere della propaganda e della buona amministrazione..

l’articolo si chiude con l’esortazione a tenere gli occhi aperti, l’esempio che pone Furio Colombo è l’Ungheria, terra di grande cultura e tradizione dove ora è tornato l’antisemitismo….. bene l’Ungheria sta diventando famosa, ci si candida Berlusconi, forse e  la cita il capo dei forconi come mito ed esempio da imitare.. Ma forse qui il grande Furio Colombo forse si sbaglia, l’antisemitismo non è tornato, giusto non se ne è mai andato e ora è uscito appena allo scoperto, è rimasto giusto sottotraccia, come un po’ in tutti noi del resto,  chi vorrebbe del resto un ministro nero e pure preparato in parlamento? è che non hanno visto le figlie. sono bellissime (foto)

Banco Natale

Shopping natalizio tra i negozi di vestiti di seconda mano e le sedi dei nuovi istituti  bancari nazionali ed asiatici entrati nel paese..

” – Tutto è incerto non bisogna cercare di capire . (….) 

 – Il denaro non è nulla” (La famiglia Moskat, Isaac B. Singer)

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Ultimo giorno di lavoro. Quest’anno mi hanno spostato il turno e mi alzo col buio, ma è dicembre, il sole sorge dopo le 7. L’unico vantaggio è che il mio caro tram 37 è pieno di pendolari e non puzza ancora di barboni. Ho proprio tutte le fortune. Lo svantaggio è che non so a che punto è il paese, perchè il puzzo dei barboni nel tram è il mio personale indicatore economico nazionale.

Oggi però è una mattinata lunga, al lavoro si stappa lo spumante e  allora mi tocca ammazzare un paio d’ore prima che anche l’ultimo turno sia completato e la grande sala riunioni sia libera finalmente e allora eccomi a sfogliare le riviste sul tavolino. Ecco una copia di Figyelő, l’Osservatore, prestigiosa rivista economica ungherese,  certo ben fatta, le notizie economiche del momento, il braccio di ferro governo-banche sui mutui, l’equitalia ungherese e la politica del gas russo e l’ Unicredit ungherese, ma l’uomo di copertina è Meszàros Csaba, neanche 40 anni e già tra i grandi ricchi d’Ungheria, ingegnere elettronico, un uomo che si è fatto da solo, tante aziende di successo, hi tech ed IT. una bella intervista, il momento più difficile della sua vita è stato quando ha vinto l’appalto per l’ammodernamento dei nastri trasportatori dell’aeroporto di Sidney, potevano lavorare solo tre le 23.30 e le 5 e alle 5 doveva essere tutto superefficiente. Oraecco che apre anche lui una banca, ha rilevato lo sportello (centralissimo) della nota banca sudcoreana Hanwha, pochi clienti, ma affezionati, servizi personalizzati per i suoi amici d’infanzia. Ecco. Banche. Ddappertutto si sbraita contro le banche ma è l’ungheria che si muove, certo  la maggior banca d’Ungheria è ungherese la gloriosa OTP, ma le altre son tutte straniere e delle più insidiose, Germania, Austria, Italia con Unicredit e Intesa San Paolo son loro che si arricchiscono tassiamole e pazienza se poi i costi ricadranno sui clienti, il direttore della Banca Centrale Ungherese l’ha detto chiaro e tonto quattro delle prime otto banche devono lasciare il paese, vatti a fidare di una banca tedesca, meglio aprire i confini a chi non ha bisogno di soldi, perché il paese ce li ha già, banche russe, arabe, la Bank of China che giàha la sede guarda un po’ di fronte alla banca centrale, o qualche piccola banca ungherese, siam piccoli e cresceremo. Insomma il paese è pieno di giovani intraprendenti e di successo, basti dargli una spintarella o una pacca fraterna sulle spalle, un po’ di fiducia e torneremo grandi, siamo a pochi mesi dalle elezioni gli indicatori economici si sono messi incredibilmente al sereno, al di là delle attese. “Ungheria e Romania saranno per l’IT l’India d’Europa” C’era da aspettarselo, hajra magyarok…

Manca ancora un’oretta e allora pesco anche il Szabadföld, (terra libera, come una telenovela sugli emigranti italiani in Argentina), il “settimanale della provincia” nel suo riconoscibilissimo formato un po’piugrandedeglialtri , anche questo un bel giornale, con un’anima, una pagina di esteri per i villici  e ancora la rubrica degli scacchi sotto la posta dl cuore. Terra libera ha invece un articolo corredato di grafici e tabelle sulle regioni d’Ungheria relegate, a parte la regione di Budapest e quella accanto all’Austria, agli ultimissimi posti nella classifica UE per reddito pro capite. Le ultime 20 regioni sono tutte in Ungheria, Romania e Bulgaria.

Mi gratto un po’ il capino allora, anche giunto nella sala runioni bella e storica, disegnata dal grande Lechner ai primi del 900, quando ancora le banche ci avevano i soldini, e purtroppo oggi dannatamente fredda, ma almeno i vecchi dipendenti ormai in pensione giunti come tradizione a festeggiare con noi sono molto carini. Un omino che a malapena si regge in piedi fa un discorso commovente e impostato che inizia con lui nel 1949 pieno di speranza che cambia 3-4 lavori prima di trovare la sua vocazione; e dire che aveva frequentato i corsi di teatro..

Il giorno dopo sono libero, come un piccolo risparmiatore, il cielo è grigio da 7 giorni e devo passare un’ora in giro neanche so più perché. Sono all’imbocco della Dohàny, lì all’inizio del VII basso, quando la magnificenza del New York si stempera nel grasso dei gyros.. Entro allora in un negozio di vestiti di seconda mano che qui a Budapest vanno alla grande (specialmente se con la union jack sulla vetrina e la scritta vero abbigliamento inglese). diventati in poco tempo il mio secondo preferito indicatore economico nazionale. Siamo a Natale, è pieno di gente, colori caldi alle pareti, e tante donne dentro. il sistema si sconfigge così. Le camicie quasi nuove sono a 4 euro, io ne esco con una cravatta a due euro per le feste di Natale cui affidare il mio successo sociale.

Ci prendo gusto e mi dirigo sulla Rakoczi, il grande viale dedicato al Garibaldi ungherese, che dalla bellissima stazione orientale taglia i vecchi quartieri semicentrali di Pest, attraversa Blaha, il vero cuore pulsante della città e poi Astoria, l’altro grande incrociosimbolo, e poi il Danubio, il ponte Elisabetta, Sissi e poi a tagliare Buda.. Quasi naturalmente dalla stazione la via si riempì di alberghi grandi e piccoli, negozi e centri commerciali, dal Corvin Aruhaz anni ’20 al magazzino del giovane pioniere.

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Da anni però la Rakoczi è un fantasma, la storia è passata e il presente non c’è, la città si è sviluppata in altre direttrici e questa parte è incredibilmente rimasta al passo, vecchie insegne al neon, rimaste lì, negozi di libri da rimodernare, lo straniero che passa di là impara le parole Kiado ed Elado*.  una di quelle strade che meglio descrive dove è il paese e cose le sta succedendo…

Sicuramente si capisce che in Ungheria succede che la gente è molto affezionata alla moda vintage; ci provo gusto e me ne faccio altri tre o quattro, praticamente uno affianco all’altro, sempreverdi, commesse e  locali rimasti quelle degli anni 80 con qualche ruga inpiù e qualche speranza in meno nella vita. La commessa di 60 anni mi sorride, guarda, un bel giovane qua dentro…

Alla fine attraverso la Rakoczi, giusto all’altezza del grande palazzo neomoresco di Schmahl e lì sotto gli archi ocra arabeggianti ecco l’insegna nuova di zecca della SBER, colore dominante verde, verde speranza, è una banca e nn un profumo, ma nei manifesti in vetrina c’è sempre un ragazzo figo e snello con cravatta e maniche di camicia e la tua compagna di classe carina in camicia, tailleur, occhiali con bordo leggermente colorato che ti sorride e ti da una mazzetta di soldi. SBER. la più grande banca russa e dell’Europa dell’Est e la terza d’Europa, la grande apertura all’est è in marcia, e mica cavoli, la SBER era la grande banca dell’URSS e ora di Putin, che l’anno scorso ha comprato la Volksbank entrando trionfalmente nel mercato ungherese. Nella filiale stanno ancora lucidando l’argenteria, ma già hanno aperto. Ancora un isolato ed arrivo ad Astoria, il grande hotel eclettico degli intrighi di regime e di fronte l’EastWest business center,  il grande palazzo a vetri per uffici dove l‘occidente incontra l’oriente, la prima timida bolla edilizia dopo il crollo del muro (1991) in fondo nn bruttissimo.  Lì di fronte alla fermata del 7, dove per anni c’era l’insegna tricolore disegnata da un bambino del “Banco Popolare”, ora c’è questo simbolo discreto giallo e arancione che ha già cambiato nome, evidentemente le indiscrezioni erano esatte, l’Osservatore ci aveva visto lungo e qui le banche stan cambiando piano piano tutto… girato l’angolo ecco poi la colomba stilizzata della banca Magnet, magnetico, anzi no, la rete del nocciolo (mag in magiaro), insomma Mag-net con arguto giuoco di parole ungherese, la prima banca etica ungherese, fondata il 29 Aprile 2010, guarda caso un paio di settimane dopo la schiacciante vittoria elettorale di Orban, l’avevo già incrociata durante la notte dei musei, dopo esser entrato all’Hopp Ferenc il museo di arte orientale, nella bella villa sul viale Andrassy dedicato al grande viaggiatore magiaro di inizio secolo con le sue foto e i suoi ricordi dalla lontana Corea, poi lunga coda al nuovo museo dell’oro, cineserie dorate, un museo da 15 euro di biglietto quel giorno gratis, e coda lunghissima, alla fine rinuncio ma subito dopo mi imbatto in un’altra villa di quelle prima di un ricco ebreo, poi di un ricco nazista, poi di un ricco dirigente comunista. Tavolini di artigianato tipico andino e collanine, stemmini del Magnet dappertutto, l’edificio magnifico. Tutto sembra tranne che una banca. Faccio due più due, che oriente e occidente  si siano conosciuti cosi, tra vicini di casa..

*affittasi e vendesi

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tempi nuovi

Ogni tanto mi ritrovo il frigo vuoto vuoto, quasi bianco, tranne qualche piatto pure bianco che custodisce qualche pietanza, in genere pasta avanzata e coperta da un altro piatto capovolto. e sono contento, perché vuol dire che forse nn avrò molti soldi e nn fò la spesa e che vado troppo spesso a mangiare carne fritta in qualche trattoria di quartiere, ma almeno questa volta ho fatto il bravo e posso dire mangio tutto  quello che compro, e nn lascio niente tranne quella carotina raggrinzita che trovo scura e freddissima lì in fondo al frigo…e allora vado al mio amato mercato del VI dstretto, perché sono nato cosi e comprare l’insalata sotto i neon del grande supermercato mi riempie di tristezza, anche se il supermercato è accanto alla catena tedesca di casalinghi e tutto il complesso si chiama città giardino.

Ordunque ero al mercato, l’ungheria si rinnova ed è iniziata una nuova era, nel paese a cominciare dai mercati, si anche quello del polveroso VI distretto… i prodotti che in genere riempiono il mio frigo questa settimana son diventati tutti nuovi, via al vecchio kaposta di una volta (la verza) sia il kel (liscio e ruvido) son tutti nuovi novelli. Ed anche il prezzo è nuovo (quasi il doppio), l’Ungheria si è svegliata e ha il portafoglio pieno. Come l’Italia. O meglio papà CommissioneEuropea gli ha detto che ha fatto la brava e ora può riavere la carta di credito in rosso.. ed era sorvegliata da quando è entrata a far parte della grande famiglia europea…

Mentre combatto con le cassettine aggiunte al netbook che appena le accendo da stamattina fanno un rumoraccio tipo poltergeist e difatti fuori piove e tira vento che solo il diavolo può parlarci in questa fredda tarda mattinata di fine maggio quasi giugno… Dicevo mentre combatto con le cassettine accendola radio enorme e socialista che la padrona di casa mi ha lasciato in eredità. Ho scoperto che spostando tutte le 4 manopole verso destra il volume è quasi accettabile. Forse nn ci voleva molto a scoprirlo, ma questa si che è una radio speciale. Nn so che è successo ma a volte canta da sola, anche col pulsante spento. E ci devo staccare la spina. Smanettando perdo la stazione di musica classica (si, perché io sono un signore) che in genere ascolto e la prima stazione che si sente decentemente descrive la breve vita di uno che ha studiato come tipografo e poi è andato al conservatorio. La musica che segue è di quelle sdolcinate anni 20, romanticissima, sembra uscire da un grammofono, in fondo è piacevole e ci sta bene con questo cielo grigio e la pioggerella fine. Al primo jingle apprendo che sto ascoltando Dankò radio, Dankò, credo il nome di un famosissimo musicista zigano (quando sono belli e bravi nn sono più zingari) dei bei tempi.

Poi segue un breve giornale radio. Il primo ministro ha affermato che si è messa la parola fine alle (ri)tristezze del regime socialista (si riferisce al passato governo liberale e ultraliberista). Chissà che c’era nel suo frigo ieri…