un papa ungherese

Quando mi trovo in giro verso l’ora di pranzo con un buco nello stomaco un dubbio mi assale, devo provare a infilarmi in un nuovo ma sconosciuto kifozde (le mille trattorie e tavole calde aperte rigorosamente solo all’ora di pranzo per il lavoratore medio affamato) o andare in uno di quei pochi ma buoni che cosi bene conosco e a cui mi sento tanto affezionato… In genere tento la prima carta solo se sono davvero di ottimo umore, se sono solo cosi cosi o molto peggio se va bene ripiego su una mediocre via di mezzo tornando nei posti in cui sono stato solo poche volte… Eccomi allora qui seduto in questo kifozde di via dell’acacia, nel mio ex tanto amato VII distretto, è più grande rispetto agli altri ed è sempre pieno, di gente di tutti i tipi, e nn starò a ripetere che le stazioni di servizio piene di camionisti, sono le migliori. In realtà nn c’è gente di tutti i tipi, qui ci sono i poveri (e un italiano curioso) si, perché qui il cibo sarà anche buono, ma certamente costa poco, il mio lauto pasto l’ho pagato 1.30 euro (potere dell’euro forte), l’avrei pagato 3 euro, in un posto certo nn elegante,

ed eccoli qua gli unghersi in fila, che domani festeggeranno la loro festa nazionale, eccoli in fila, mentre gusto il mio fozelek (passato) alla zucca con una fetta di pane in carrozza, operai  in tuta da lavoro, vecchine col cappellino lilla e bitorzoli sotto il mento, signori di mezza età che la vita ha lasciato soli,  uno studente con i capelli lunghi e lo sguardo che doveva avere Raskolnikov, signorine ben vestite alle prese con la crisi..

Credo molti di loro avranno mosso le labbra per recitare il padre nostro, l’ave maria e il gloria al padre insieme al nuovo vescovo di Roma Francesco, perché è di amore, pane e buone parole  che abbiamo bisogno.. E certo in cuor loro saranno rimasti un po’ delusi, lì al balcone nn c’era la sagoma di Erdo Peter, l’arcivescovo di Esztergom e d’Ungheria, un giovane di 60 anni dato in 4-5 posizione, nel gruppo di Reitzinger, Schonbron, Scola, & co., al suo posto c’era un vescovo alto, semplice, con le mani lungo il corpo che a un certo punto si è piegato in silenzio verso la piazza e che parlava con un italiano dolce e gentile e che tra le tante lingue che parla purtoppo non avrà certo l’ungherese…

ed ecco tutto l’orgoglio (……) magiaro che esce fuori, e poi la delusione del popolo sconfitto dalla storia.  un amico mi aveva scritto un paio di domeniche fa, se ce la fai vai alla basilica di Santo Stefano, alle 18 il vescovo dice messa, poi parte per Roma, se diventa Papa sarà la sua ultima messa qui…  poi ci siamo sentiti anche ieri, “ti piace il nuovo Papa, Mark?” da Mark nessun giudizio di merito o simpatia sul buon Francesco con la sciarpa del San Lorenzo, no Mark mi risponde “Io sono cattolico, accetto quello che decide la Chiesa…” 

Ma a pensarci bene l’ungheria un papa già ce l’ha (link), uno che ha tanto potere ed ha assunto come compito quello di salvare un paese e moralizzare le banche, che ieri proprio mentre tutti stavano guardando un balcone di Roma ha fatto controfirmare dal presidente della Repubblica la 4a modifica costituzionale (voluta e approvata dal suo partito unico) un Papa assunto al soglio governativo lui si per incarnazione divina e della santa corona, nato da povera famiglia e che da giovane era fidanzato, di educazione religiosa e col potere di cambiare tutto se solo lo vuole senza render conto a nessuno, che alle elezioni precedenti era stato lì lì per farcela e alle successive si è rifatto con gli interessi, uno che domani 15 Marzo festa nazionale per il secondo anno consecutivo nn parlerà alla piazza per legittimo impedimento, trovasi a Bruxelles, per una riunione di altri porporati,

Subito dopo l’elezione ecco poi “il popolo della rete” far spuntare la scritta Francesco, Ferenc I, sotto il faccino angelico, gli occhialetti, il vestito umile e il taglio di capelli da fraticello di Gyurcsany Ferenc, Francesco per la verità ora un po’ appannato, ex primo ministro travolto dagli scandali, uomo  immensamente ricco che mai si è spogliato dei suoi beni e che sicuramente da giovane avrà fatto la comunione con qualche piccolo dittatore comunista..

Liber  nos a malo.. 

ai grandi magazzini, per grandi e per piccini

nn chiedetemi perchè ma cercavo fazzoletti da naso da donna quel giorno, cosi’ è la vita.

Ero a Blaha, e allora faccio un salto al Corvin Aruhaz, i grandi magazzini Corvin, lì a Blaha, gli Harrods di Budapest dicevo, forse oggi più famosi per il tetto, cosi’ è la vita, perchè sul tetto ci hanno aperto un pub, proprio sul tetto, il parapetto è alto e la vista nn è sul Danubio, ma il posto è carino e in effetti ti senti  a 50 metri d’altezza.. .

per salire prendi l’ascensore del retro, per scendere le scale,  strutture vecchiotte mai ristrutturate, di quando nei grandi magazzini  fu inaugurata la prima scala mobile d’Ungheria., era l’età dell’oro forse la prima scala mobile in Italia è pure posteriore..

ero stato ai Corvin Aruhaz prima di Natale, a curiosare,  l’epoca d’oro è finita, da un pezzo a me piace ricordarlo così come nel film “Allami Aruhàz – i grandi magazzini statali”,  (http://www.tvarchivum.hu/?id=142129) quando i grandi magazzini erano diventati i grandi magazzini nazionali..

lì avevo trovato, in incredibile offerta, i cappelli, estivi e invernali, quelli servono sempre, caso mai li perdi ina eroporto durante perigliose trasferte..

Ieri già mentre ti avvicini capisci che c’è una grande svendita, tutto al 70% solo i capi di marca al 50%..uhah Le scale mobili ci sono ancora, 4, appena davanti all’ingresso. Follia dei nostri nonni. Oggi ogni buon architetto sa che le scale mobili devono essere quanto più difficili da trovare o almeno bisogna fare un po’ di strada per arrivarci, cosi’ nel mentre puoi guardarti attorno e trovare una cosa a cui nn avevi pensato ma che devi assolutamente comprare.

Al piano terra c’è un supermercato, sopra il business è retto da Skala, una specie di Standa ungherese. Al primo piano c’è l’abbigliamento, al secondo l’arredo casa. L’aria è triste, scaffali mezzi vuoti, metà dei locali già liberati, sono rimaste solo camicie di collo 50 e a tinta unita, di un giallino o arancione, tanta gente, dove altro lo trovi uno sconto (reale) del 70% su tutto??

alla fine mi convinco anch’io  a prendere una camicia che definisco rosso mattone, mi trattengo dal prendere una delle cravatte anni 70 degne di una copertina di una band sballata, ma soprattutto prendo a un prezzo accettabile il sogno di una vita magiara, un accappatoio bordò scuro..

per fortuna avevo qualcosa da leggere, perchè faccio 45 minuti di coda, le cassiere di mezz’ètà impazziscono con i cartellini sbiaditi e le percentuali dello sconto, e poi sì c’è molta molta gente, qualcuno si compra un borsone e mette tutto là, le donne del vicino VIII distretto hanno i cestini pieni di biancheria intima sexy e vestitini per bambini..

mi guardo in giro, erano rimasti gli ornamenti a mosaico delle colonne, come le vediamo  in qualche vecchia kocsma selezionata, anche il pavimento è lo stesso, nn so chi arriverà ora con vetrine scintillanti, ma credo cambierà gli arredi, la gente resterà la stessa credo..

Sono qui da 6 anni, ho visto la vecchia Kiràly utca e l’enorme agenzia dell’Aeroflot all’angolo tra Nagymező utca e l’Andràssy, grande e vuoto, assolutamente inutile se nn per farsi vedere, come i negozi  di alta moda all’aeroporto..  Se dovessi esprimere in una foto la situazione in Ungheria la farei a questo stesso locale.. L’aveva preso la catena di librerie Alexandra, che si è ingrandita enormemente n questi anni, per farci un Antikvarium i negozi di libri rari e di seconda mano che gli ungheresi amano tantissimo.,. é durato una manciata di mesi, ha già chiuso, ora all’interno carrelli pieni di libri, sui vetri le scritte “Megnytottunk – abbiamo aperto” e “Kiado , Elado .- affittasi, vendesi”.

il perchè è semplice, i prezzi erano alti e la merce scadente..

Una storia della grande depressione

quando Alberto se ne va, il presidente si affretta allì’appendiabiti per precederlo e porgergli il cappotto, “vero italiano gli fa”. e poi verso compiaciuto. elegante.

Alberto conosceva già la zona, MOM park gli avevano detto al telefono, uno dei grandi centri commerciali di Buda, ma no, era zona Deli per lui, giusto dietro la stazione sud, oltre il cavalcavia, quella zona dove Buda assomiglia ancora a Buda, con il Vérmező, il parco tra la stazione e piazza Mosca, dove c’era l’ultima grande statua comunista, di Varga Imre, a Buda con gli eredi dei tedeschi che erano voluti diventare magiari, le case, i borozò, vinerie, la gente che ha una faccia normale addosso.

…. ora poteva uscire a respirare, era distrutto.., certo vestirsi elegante era bello, mettere la cravatta blu e la camicia bianca, ma ormai .. era uscito dal mondo della grande economia o era rimasto solo con la porta di servizio aperta, ma gli arrivano ogni tanto telefonate a cui nn poteva dire di no:.. “sig. Rinaldi, abbiamo trovato il suo nominativo da qualche parte, si tratta di un lavoro di prestigio e ben pagato se le interessa..” poteva forse dire me ne sbatto, io sono me stesso, fottetevi fottetevi fottetevi?? e poi mica lo sapevano che lui con quel mondo aveva quasi chiuso e ora per lavoro scriveva qua e là quando gli pubblicavano qualcosa e andava  a vedere le partite e mandava gli aggiornamenti in tempo reale alle agenzie di scommesse, un lavoro di responsabilità insomma e anche divertente.

ma in fondo meglio andare a sentire cosa gli dicevano, meglio conoscerli, guardarsi negi occhi, comunque insomma, ed era una situazione così e cosà e dall’altro lato lo aspettavano genti che tra sorrisi e diti su pel culo l’avrebbero salutato gentilmente pensando tra se e se ma guarda questo, ci ha fatto anche perdere tempo..

ne aveva fatti tanti di incontri così e in fondo come gli disse una volta Michele,  lui Alberto aveva fatto di tutto per nn fare un lavoro normale..

il giorno prima con un supremo sforzo della sua natura pacifica aveva dato un’occhiata al sito dell’azienda, e sembrava una cosa diversa, piu umana, come se gente normale lo facesse, gente con gli occhi per vedere e la bocca per parlare, è meglio così..

il supercapo era un australiano, bassino, da 15 anni a Budapest, uno di quelli che avrebbe potuto incontrare al Beckett’s a vedere il rugby, un expatriate, come Adrienne, come lui, uno che vive a Budapest o almeno gli pareva, che ci è restato da 15 anni. Ci aveva pure un blog, quasi letterario, insomma si vedeva che era uno che amava scrivere, personaggi, dialoghi, piccole esperienze e discorsi con gli amici certo sulla finanza aliena dell’azienda, ma in fondo uno degli ultimi post si intitolava pur sempre” E’ finalmente uscito il mio libro, “la crisi del credito spiegata a un frequentatore dei mercatini di seconda mano”

ma poi dopo il colloquio  poi si era subito rifugiato con la cravatta e tutto in un borozò, si, un posto dove bere, l’aveva programmato fin dall’inizio quello si, come un personaggio di un film, ficcarsi a bere alle 12 del mattino in una bettola di classe, dopo un colloquio di lavoro con supermanagers..

era pure vicino il borozò dove un anno prima se ne andava a leggere e a scrivere la mattina dopo l’appuntamento di lavoro settimanale con uno pieno di soldi, muscoloso e sorridente che  stava da quelle parti.. ma l’aveva trovato chiuso, eppure erano già le 12, semplicemente ora al suo posto c’era un negozio di elettrodomestici..  eppure era passata solo un’estate dall’ultima volta, era un pince (un seminterrato), in fondo pulito e ben tenuto, tutto im legno, odorava di legno, e gli avventori erano vecchietti, pensionati, anche coppie, che lì si prendevano un mezzo bicchiere di acqua e vino dopo la spesa, come in molti di questi posti c’era una donna di mezz’età a servire dietro al banco, … e si davano tutti del tu e tutti si conoscevano

per fortuna a Buda di questi posti  ce n’è ancora qualcuno, c’è ilK.L., proprio di fronte al grande centro commerciale nel centro di Buda, quello era ancora rimasto in piedi per ora, ne era certo,

ma anche lì c’era qualcosa che nn andava, va bene era vuoto, solo un banco con vecchietti che giocavano a carte e lui era a un tavolo accanto con un Unicum e una birretta, nel suo completo blu scuro da 500 euro.. Ora il Duebuchi, teneva appesi ai 4 angoli delle scritte incise su tavolette di legno rossastro, scritte inneggianti al vino tratte dalla letteratura, se lera anche appuntate la prima volta che era capitato là. Le scritte ti facevano sentire un animo nobile mentre bevevi, ma ora erano scomparse.Quando ne aveva chiesto notizie al gestore tutttodunpezzo, “Oh che vuole signore”, gli era stato risposto, “una me l’han pure rubata, l’altra rotta” allora ho deciso di levarle… sic

è meglio cosi’

L’Ungheria non è mica l’Islanda

Alessandro ma che succede in Ungheria? mi è stato chiesto dall’Italia, perchè una volta tanto l’Ungheria era nelle prime pagine dei giornali italiani, e anche quelli di tutto il mondo, l’Ungheria in crisi, a rischio fallimento, l’Ungheria a rischio Grecia.

Sarà ma qui i telegiornali aprono con le esondazioni dei fiumi, del Danubio, del Tibisco etc.  seguite alle forti piogge, la grave situazione nel nord del paese, strade statali allagate, un paio di paeselli isolati, gente che raggiunge la casa in canoa, ci sono belle foto sui giornali. l’economia è in secondo piano.

E allora che succede, succede che giovedi’ il vicepresidente del partito di governo Fidesz, Kòsa Làjos, ha dichiarato che il paese è sull’orlo della bancarotta, e il giorno dopo Szijjàrtò Pèter, il portavoce del primo ministro, ha ceconoonfermato il tutto. Una mossa che si fa in tutti i paesi con piccoli problemi economici e politici, il nuovo governo dice che la situazione che ha trovato è peggiore di quella che il governo uscente aveva indicato, un modo per far digerire meglio misure impopolari, sempre che nella situazione economica mondiale questo nn sia altro che un fiammifero acceso durante una fuga di gas.

Ovvio indebolimento repentino del fiorino, panico sui mercati, smentita il sabato del capo del gabinetto economico del primo ministro (o qualcosa del genere), che precisa che l’obiettivo del governo rimane il contenimento del debito secondo i programmi stabiliti. (ricordiamoci anche che l’anno scorso l’Ungheria è stao il primo paese dell’UE a ricevere prestito dall’IFM, contro strette garanzie di controllo interno, ed è diffiicle che sgarri).

Panico sui mercati, ma io vorrei rassicurare tutti, io ho esperienza  e ne conosco di gente, e mi ricordo le paroledi Arnoux, un francese maturo, venuto a vivere a Budapest solo per spendere i soldi accumulati in strani giochi immobiliari in polinesia francese (a quanto diceva) e a sentire del buon jazz, che ogni tanto passava al Vittula. Diceva:” quando ne avrò abbastanza me ne andrò”, ma era triste e solo da tempo. E alla fine è un annetto che non si vede.

Arnoux era pazzo, ma un po di esperienza ce la aveva, un giorno mi fece: “l’Islanda sta fallendo e qui, dove che la situazione sia grave è sotto gli occhi di tutti e lo vedi in strada, nessun problema . Allora ho cercato, una risposta e l’ho trovata: la ricchezza, tutte le banche del paese sono già in mani straniere, non è interesse di nessuno far fallire il paese”.

Dove sei tu, Arnoux?

 

Passata è la tempesta? – gli ungheresi di nuovo in piazza

Mi chiedon dall’Italia notizie della tempesta che ha attraversato l’Europa, e in effetti mi ero predisposto a scriverne nel blog, ma poi che delusione, qui giusto il cielo si è rannuvolato, la temperatura si è un po’ abbassata dai 15°C di metà Gennaio, e giovedì sera, al passaggio della tempesta, ho sentito sbattere la finestra della camera, che mi ero pure scordato di chiuderla..

 E’ che, come tutti noi, qui noi abbiamo un cugino ricco che ci protegge, il nostro cugino austriaco, con le sue Alpi che ha notevolmente attutito la forza degli elementi.

Quello che invece non si placa è il vento di passioni che anima i buoni ungheresi: oggi circa 1000 persone, richiamate dal neocostitutito Forum per il Cambio di Regime, si son radunate a Vértanùk tèré* che scopro essere la piazzetta giusto accanto a Kossuth tèr, la piazza del parlamento, quella con il ponticello e la statua di Nagy Imre.

Di lì son partiti in corteo (con alla testa due enormi bandiere di Arpad, precisa index.hu) verso Szemlőhegy utcá che è una bella via del II distretto nel verde delle colline di Buda, dove vive il tanto amato primo ministro Gyurcsany. 

Quando apprendo notizia è già tardi e credo che anche i 2-300 che si sono fermati a manifestare sotto casa del primo ministro ora son già a cena con la famiglia, ma vado a fare un salto a piazza del Parlamento per veder che aria tira. A piazza dei Testimoni di Sangue nun c’è nessuno, il Parlamento lì di fronte, è sempre bel transennato e la ronda gira sempre. Il piccolo presidio di 10 persone dei manifestanti, attorno ad una bandiera ungherese con un buco al centro, come nel 56, è attorniato da celerini che controllano i documenti…

Il “Forum per il cambio di Regime” è anche ben organizzato, visto che cortei di macchine e brevi blocchi delle strade statali si sono verificati un po’ in tutto il paese.

Del resto non c’era che da aspettarselo, il paese è sempre diviso, i partiti in lite e più lontani che mai dalla gente, la dura finanziaria del governo avrà pur fermato il debito pubblico e fatto apprezzare il fiorino, tornato a 250HUF per 1€, ma l’inflazione è al 10%e la gente inizia ad accusare il peso dei tagli alla spesa, dell’aumento di luce, acqua e gas, dell’innalzamento delle tasse, etc, etc..

Un consiglio per il primo ministro: si scelga un piccolo paesino in una località amena appena fuori Budapest (diciamo un’Arcore, una Gallipoli magiara) e ne faccia il suo feudo, così dormirà più tranquillo attorniato solo dai suoi scudieri.

 

 

*Vèrtanùk non l’ho cercato nel vocabolario, perché letteralmente fa “testimoni (tanùk) di sangue (vèr) e mi fa già impressione così.

 

Questioni di soldi

Il blog ora è felice di dare spazio ad un paio di estratti da due articoli della stampa inglese, giusto per entrare un po’ più nel merito.

All’inizio della crisi il Guardian aveva svolto una breve sintesi del profilo economico del paese..

 

Whatever happens next in this sordid saga on the Danube, no one should have been surprised that Hungary’s economy is indeed in dire straits. The investment bank Goldman Sachs earlier this month rated Hungary as the riskiest of the world’s emerging market investment destination. Other elements of the crisis include a credit boom, funded by heavy borrowing in foreign currencies, mainly euros and Swiss francs, creating dangerous vulnerability to exchange rate fluctuations. The IMF has been warning of the dangers of a wider eastern European financial crisis – Turkey and Serbia are similarly at risk and there are worries about others. With populist pressure growing over the accession of Romania and Bulgaria, to say nothing of Turkey to come, the EU itself looks alarmingly exposed.  (Guardian.co.hu 20.9.2006)

Recentemente TransitiononLine (www.tol.hu), autorevole gionale online in lingua inglese con base a Praga, ha svolto un’analisi sulle crisi politiche ed economiche della regione, (è caduto il governo di destra populista il Polonia dei gemelli ….., in Repubblica Ceca son 4 mesi che non si riesce a formare un governo,  questi i casi più eclatanti; l’economia rallenta e qualche critico accosta la situazione al crollo delle tigri asiatiche sempre nei favolosi anni ’90, ma dopo una bella analisi chiosa dicendo:

but…. economic fundamentals remain strong when compared to the Asian economies of the late 1990s and floating exchange rates give the Central European currencies much more of a cushion.
Hungary remains the exception because of its anemic growth, worrying budget and current-account deficits and the amount of consumer borrowing in foreign currencies. However, even before last month’s riots many foreign investors had already scaled back their exposure there and gone short on the forint because of their concerns over the country’s fiscal position.