elezioni Austria, Vienna è più vicina a Budapest?

Adam è ungherese, uomo di successo, parla un ottimo italiano e una volta è andata così:

  • Adam parli tedesco?
  • Certo, sai, io sono di Budapest, per noi Vienna deve essere come il nostro cortile di casa.

è con questo spirito assolutamente con questo che sono andato a Vienna a seguire un po’ cosa si diceva e come andavano le elezioni del nostro cugino più ricco, che poi quello che gli succede influenza di rimbalzo anche la vita qui un po’ più a valle lungo il Danubio, e dei riflessi del voto austriaco in Ungheria ho parlato con gli amici di Radio Capodistria a “I divergenti” cliccate qui  (io parlo dal min. 1.08 più o meno)

radio-celebración-mundial

In Blu

 

oggi mi han chiamato da Radio In Blu per un breve commento all’esito del referendum, domanda facili facili:  hanno vinto tutti, orban ha comunque lanciato un segnale importante? ma allora gli ungheresi sono xenofobi o no? come cambia il rapporto tra  europa e ungheria? i fondi europei li spendono anche loro?

ho provato a rispondere e a fare la persona sveglia alle 7 del mattino link audio

 

elezioni austriache: i cartelloni

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elezioni austriache: birra al limone o spumante?

 Le elezioni presidenziali austriache, risolte al fotofinish per qualche migliaio di voti spediti per posta, vissute a Vienna a pochi metri dalla sede del Presidente, in un clima idilliaco

 

 

            Vienna – La sede del presidente della repubblica austriaco a quella del cancelliere, sono proprio una di fronte all’altra, in un angolo dell’Hofburg, le porte nn disteranno più di 20 metri, al centro della piazzetta un’installazione d’arte moderna, di grandi scaloni in pietra nera, dove alle 15.30 stava giusto arrivando l’ombra e i curiosi prendevano posto.

Qu in un angolo dell’Hofburg, il momento clou delle elezioni presidenziali austriache 2016, con un testa a testa degno di una finale dei mondiali trascorre così, con la gente sui gradoni incollata alle radioline, (che oggi sono gli smartphone collegati a twitter o al canale tv austriaco in streaming) e la polizia in un angolo della piazza, all’ombra, con le transenne ancora per terra, che se vuole passare una macchina come fa.

Guardo la porta di fronte, quella del cancelliere, quella che era di Radetszky,  non più tardi di due settimane fa, è cambiato l’inquilino, dopo 7 anni emezzo di buon (?) governo il cancelliere è cambiato. Ora sembra una porta come tante. Ma forse prorpio questo cambiamento, dovuto, in extremis,  è servito a convincere quello 0.2% che darà la vittoria a van der Bellen.

è una bella giornata di maggio, lo splendido maggio viennese, come scriveva Joseph Roth in la cripta dei Cappuccini, quel “maggio viennese, che nuotava nelle piccole “Coppe oro” dal bordo d’argento [del caffè Dehmel], che si librava sul tavolino, sui sottili bastoncini di cioccolata ripieni, sui pasticcini rosa e verdi alla crema”. Nel libro fu allora che il consigliere Sorgsam disse, nel bel mezzo di quel maggio dfu allora che : «Non ci sarà guerra, signori miei!» (1). e anche oggi la guerra e lo scontro su migranti sembra cosi lontano, mentre sui social qualcuno un po’ preoccupato tira un sospirone di sollievo qui il capo dei poliziotti perde 15 minuti buoni a spiegare a un turista americano che Schonbrunn è parecchio distante e come arrivarci coi mezzi, ride spesso, le sue ultime parole sono: “è come il presidente USA”. Uno è in cima ai gradoni con una lattina di birra al limone, un tipo col cappello sta addirittura facendo le parole crociate, la notizia della vittoria di Van der Bellen, non suscita boati o grida di gioia o cori nazisti, la prima fonte autorevole a dare conferma è la BBC, i ragazzi davanti a me verificano in continuazione se la pagina di Wikipedia è cambiata. Passa una coppia, per caso, lei ha una bella hijab rosa sul capo, ed è una bella donna una delle tante belle coppie miste qui a Vienna. Ma siamo a Vienna, la rossa, città culturale europea per eccelenza, in un’Austria in cui si è assistito al paradosso chele città, che han davvero visto i migranti, han votato per l’accoglienza, mentre i monti, che di migranti ne han solo sentito parlare han votato per i muri. Ma si sa, se una cosa impari a conoscerla vinci anche le tue paure..

 Le transenne non verranno mai alzate, capisci che tutto è finito quando le due troupe meglio piazzate iniziano a fare i servizi, spunta da dietro un microfono rosso di ORF, la TV pubblica austriaca, c’è anche il TG3. I ragazzi davanti a me hanno una bottiglia di spumante, li sento dire fraternitè, egalitè… e poi. si ferma. Libertè intervengo io.

Solo dopo le 17 arriva finalmente qualcuno con una bandiera, un padre con la zainetto del Rapid Wien e una bambina in maglietta rosa. La bambina sventola una bandiera bianca e rossa e sorride. Che tutte le elezioni siano così..

Un austriaco felice

Di austriaci felici nn ne conosco molti nella mia Budapest, ma uno uno sì, e l’ho visto per caso. ieri al Vittula. Si chiama Jonas ed è un artista, uno vero, nn uno che pretende di essere un artista come buona parte di quelli che conosco, qualcosa di suo c’era anche all’expo.

Insieme a Jonas c’è un tipo alto alto, sguardo simpatico, barbetta rossa e cappello da fricchettone (se esiste ancora questa parola). “Chiamami Ismaele, se ti va” . Adoro queste parole. Lui si chiama davvero Ismaele, ma posso chiamarlo anche Isi, (ISI, come una tassa sugli immobili o un gruppo fondamentalista che adotta i carri armati neri sul tabellone del Risiko). Jonas è di Vienna, ma da due anni e mezzo vive qua, ed è un buon posto per far l’artista. Jonas è di Graz, un turista, doveva star qui una settimana e questa è già la seconda. Così è finito al Vittula. Sa già due parole di ungherese ed una di queste è birra.

“Jonas andrai a votare?”

“no, no, amico, io ho già votato, per posta. ISI invece andrà a casa giusto per votare. Bisogna essere in tanti, nn devono farcela, Van der Bellen è una brava persona, un bravo politico.”

Solo quando lo saluto e gli stringo la mano mi ricordo che gli manca una falange. Non so neanche come è capitato. Dipingere è un mestiere pericoloso.

All’ultimo momento salgo su un treno e vado anch’o a farmi un giro a Vienna, perché no..

Appena arrivato a Wien Hauptbanhof nella sala d’aspetto per riassettarmi osservo accanto a me un signore con scarpette estive, pantalone rigato bianco e blu che sfoglia elegante il giornale manco fossimo da Hawelka, poi arriva un anziano, con pantaloni ascellari tirati su da bretellone e bastone. Forse le due anime che votano a destra son queste.

Andare in treno da Budapest a Vienna ti fa sentire sempre un emigrante, specie da quando la stazione sud di Vienna è diventata la stazione centrale di Vienna, nuova e moderna, mentre Budapest Keleti (orientale) è quasi una gloriosa, sonnacchiosa e polverosa stazione di fine 800 e ti senti come il topolino nella grande città.

Questo blog è live in Budapest e Vienna la conosco poco, poco per capire perché l’austria diventa nera o almeno grigio scuro, o blu notte, il nero nn si usa più, i nuovi colori ufficiali sono blu notte.

Rumiz dice che son muri per difendere l’Heimat, la piccola patria, il calore familiare del focolare domestico e la birra nei boccali e i salottini Biedermeier di piccola borghesia che se la passa bene. O forse no.

É domenica, e la domenica chi ha famiglia la passa in famiglia o nelle ville in montagna, che tutto il mondo è paese, e per strada vedi turisti e nei parchi vedi stranieri, migranti, insomma facce un po’ più colorate e lingue strane, come da noi. L’ho chiesto a Jonas, “ma è perché sono già tanti i migranti? No nn credo che sono tanti gli stranieri, nn credo proprio.. “

i seggi chiudono prestissimo in Austria, alle 18.30 si san già i risultati, ovviamente sbagliati, alle 19.30 quelli quasi definitivi ed è un 52 a 48, aspettando i voti per posta.

Hofer in TV, nn capisco il tedesco, riesco giusto a leggere le figure e il trenino di brevi che corre sotto. Forse è meglio così, stai più attento al linguaggio del corpo, Hofer è bello, sembra un mezzobusto del telegiornale, con la parola gentile e un senso di nulla sotto.

Mi faccio un lungo giro anche di sera, la Vienna dei palazzi del potere di sera, a parte l’assoluta bellezza e ricchezza di quello che vedo, nessuna manifestazione, capannello o bandiere, ma magari sono da un’altra parte. O forse aspettano con brava coscienza civica i risultati finali finali che porterà il postino. Incappo nella gente che esce sorridendo in abiti eleganti dal Burgtheater, una coppia si infila in una Mercedes rossa, chissà per chi hanno votato quei due.

Il portiere della pensioncina mi dà le chiavi della stanza, come da prassi mi fa “ha qualche domanda?”, beh si una si, chiedo di politica. È sorpreso. Mi allontano e mi richiama, “ma perché me l’ha chiesto?” La prendo alla lontana, io sono italiano, vivo a Budapest. “Ah si ecco, ora ho capito. È una questione europea, che ci riguarda tutti…”

Spero che il voto di Jonas sia quello decisivo.

un voto di troppo..

L’euroscettica Ungheria non soprende: Orban, Jobbik e sinistra divisa

ripreso da Q code magazine

rispetto per gli ungheresiNessuna sorpresa nel voto ungherese e c’era da aspettarselo, si era appena votato un mesetto e mezzo fa per le politiche e in fondo in 4 anni poco era cambiato, sempre Fidesz, il partito conservatore populista del discusso leader Orbàn Viktor sugli scudi con i due terzi (da solo) dei seggi in Parlamento e solo perché ripescaggi e scorpori del “mattarellum” in salsa magiara sgonfiano un po’ i 96 seggi vnti sui 106 dei seggi uninominali o il 53% del proporzionale. Si sa, l’Ungheria èun paese democratico.  Ma alle europee le proporzioni contano ed ecco Fidesz capeggiare senza tanto sforzo col 51%. solo un milioncino di voti, ma sono europee, l’affluenza non è stato il ridicolo 13% slovacco ma un “europeo” 30%. Il battagliero Orban si era solo sforzato di inseguire a destra Jobbik, grandi faccioni sui manifesti elettorlai ocn lo slogan “rispeto per gli ungheresi”,  scandalo Kovacs Bela (un po’ il nostro Mario Rossi) deputato di Jobbik indagato come spia russa (molto attuali), e ponendo in cima all’agenda la necessità di ogni buon ungherese di farsi la palinka (il forte distillato alla frutta che ogni buon magiaro usa per aprire e chiudere i pasti) o d introdurre l’ergastolo senza parola, o far iniziare i lavori per l’erezione del monumento (al’occupazione) nazista, a Szabadsàg tèr, con la grande opposizone della comunità ebraica.

monumento all occupazione nazista

Missione compiuta, Jobbik è sì il secondo partito ma con il 14% perde punti e voti rispetto alle politiche. Comunque accanto alla LePen  e Borghezio, la Morvai Krisztina (la professoressa universitaria, paladina dei diritti delle donne, un po’ il volto serio, il Miglio di Jobbik) potrà sedersi con degna ammirazione.

 

E poi Jobbik è secondo partito perché la vera partita di queste elezioni in Ungheria era la resa dei conti a sinistra, presentatatasi divisa (tanto c’è il proporzionale)  dopo la (seconda) storica disfatta dell’arrangiata unione tra il partito storico della sinistra del ‘900 (partito socialista, MSzP), il partito dell’ex primo ministro Gyurcsany, ricco e liberista, travolto dagli scandali, ma sempre il più carismatico da quelle parti (Coalizione Democratica, DK) e il partito della società civile, che voleva porsi alternaiva ad Orban, guidata da un ex banchiere con un nome tutto fuorchè magiaro Gordon Bajnai  (Insieme, Egyutt).

Il video del vincitore senza appello in questa contesa è ilgià citato Gyurcsany Ferenc, spilungone, palestrato con la camicia stirata, che improvvisa un balletto impeccabile nella festa elettorale, visibilmente felice per aver qasi raggiunto al 10% il partito che aveva dovuto abbandonare con infamia un 4 anni fa. Meszterhazi, il capo dei socialisti, ha finalmente rassegnato le dimissioni.

Prossimo appuntamento le amministrative di novembre, tanto poi c’è tempo, nel parlamento appena stupendmente restaurato i 2/ di Orban lasciano tutto il tempo..

 

Risultati ungheresi

Fidesz:  51.9% (1,191,163)

Jobbik: 14.68% (339,501)

MSZP: 10.92% (252,494)

Demokratikus Koalíció  9.76% (225,762)

Együtt-PM 7.22% (167,012)

LMP 5.01% (115,957)

 

 

Quando Orban insegue Jobbik in Europa..

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E’ così bello seguire la politica italiana con i tre fanti di turno sulla poltrona di Vespa e tutti e tre ridicoli, anche il Grillo coi capelli del parrucchiere e il giubbotto lasciato sulla gruccia in camerino, anche il Berlusca che parla del passato remoto come se il suo ultimo governolo rimpiangano tutti, anche Renzi che promette e si scusa se.

La politica ungherese si sintetizza invece nella mia vita di questa settimana nei grandi manifesti di Fidesz in giro per il paese, magari ci sono problemi di spesa, ma son proprio gli stessi delle recenti elezioni, con il faccione un po’ ritoccato di Orban per metà e una grande scritta sull’altra, lo scudetto di Fidesz e i colori nazionali appena sfocati. Si son ricordati però di cambiare la scritta, quella di oggi dice “Rispetto per gli ungheresi”.tant’è..

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Leggo poi  oggi il resoconto di index sull’Hallo el presidente magiaro, l’intervista che Orban rilascia ogni venerdi mattina alla radio nazionale. l’affluenza sarà bassa e vinceranno i partiti con la base piu fedele, in Italia tutti temono Grillo. Orban teme Jobbik.

Ma Orban ci ha appena dimostrato che è uno che non lascia niente di intentato per prendere il suo 101% alle elezioni, ecco che dopo anni esplode il segreto di pulcinella del deputato di Jobbik sottosegretario infiltrato del KGB, (e ci ha pure il nome magiaro per eccellenza Kovacs Bela, il Mario Rossi o quasi).  Ecco spiegato l’improvvisa insistenza di Orban per erigere il grande monumento (all’occupazione) nazista in Szabadsag tèr, che ormai sembra sempre piu un rigattiere di statue e regimi (tra obelischi con le stelle rosse e statue di Reagan e targhe per ricordare i fiori piantati dalla moglie del conte politico dell’800 e tanto altro). Ed ecco Orban che parla di pena di morte…la pena di morte ha la forza di poter tornare. L’unione Europea la vieta. Eppure varrebbe bene una messa“. Ed ecco una strizzatina d’occhio ai sacri valori contadini magiari, per contrastare Jobbik anche qui, la difesa della palinka fatta in casa(la fortissima grappa alla frutta che apre e chiude ogni pasto che si rispetti). parlare di UE per le le regole che impone alle dimensione dei nostri cetrioli fa sempre effetto.

Un paio di elezioni fa ero con un amico italo-magiaro per comizi del 15marzofestanazionale. Nel primo pomeriggio comizio di Jobbik. lo credevo di gran – sinistra maa un tratto disse: però la Morvai (anche quest’anno capolista di Jobbik alle europee) parla bene, doce cose giuste, basta togliere quelle cose sui Rom. Oggi vota e fa votare Grillo.