La mia patria é ricca

Sto leggendo “una terra promessa”, si, il libro di Obama, che quando ancora ha appena deciso di candidarsi a presidente confida: “la migliore delle strategie significa ben poco se non hai le risorse per metterla in atto, e questa era la seconda cosa di cui avevamo bisogno: soldi” il buon Barack (che in ungherese vuol dire pesca) avrebbe fatto una fortuna (politica) con le piccole donazioni dal basso.

In settimana poi c’era un articolo di 24.hu che mi ero segnato, ed eccolo qua, che parlava di soldi e politica, di estrema destra e donazioni..

L’estrema destra è quella di Mi Hazank, (la Nostra Patria), nata dalla scissione da Jobbik ormai spostata al centro, dopo le elezioni del 2018, e quindi senza poter usufruire del finanziamento pubblico ai partiti, ma che ha partecipato alle elezioni europee del 2019 con una campagna in grande stile fatta di cartelloni, pubblicazioni, libri, conferenze, volantini e riviste gratuite con il proprio nome e logo., cose che costano. In politica si spende molto come diceva Monthy Brewster.

Sono usciti in questi giorni i dati dei rendiconti di partito da cui emerge nel 2019 per Mi Hazank casse di partito ricche di ben 26,2 milioni di fiorini (80000 euro circa al cambio 2019) arrivati da donazioni di cui 4,2 da tale Szabo Gyorgy, un po’ come dire Carlo Rossi in Italia, e 9 da Zambori Zsolt, anch’egli perfetto sconosciuto in politica come nel mondo imprenditoriale o altrove, ma autore della più ingente donazione a partiti dell’anno in Ungheria. 24.hu ha chiesto lumi al vicesegretario del partito Nocvak Ekod, che però non vede la necessità nè l’importanza di spiegare chi sono questi tizi, anzi, accusa gli altri partiti di avere alle spalle finanziatori stranieri, dove per legge i partiti non possono accettare donazioni da persone di nazionalità non ungherese o da persone giuridiche. 38.5 milioni di fiorini vengono dal tesseramento e sono anch’essi un po’ tanti, per un partito appena nato e il partito peré non comunica nè il costo della tessera, nè il numero di iscritti, giustifica i soldi arrivati nelle casse di partito con il cumulo con la tessera 2018, nel corso del quale si è formato il partito, e anzi, con anche l’anticipo di molti membri anche delle tessere per gli anni a venire.

Facile no? il sospetto velato è che Mi Hazank sia un partito che faccia molto comodo a Fidesz, come potenziale stampella da destra e spina nel fianco di un’opposizione che vuole farsi unita per unire le forze nelle urne contro lo strapotere di Fidesz.

elezioni Austria, Vienna è più vicina a Budapest?

Adam è ungherese, uomo di successo, parla un ottimo italiano e una volta è andata così:

  • Adam parli tedesco?
  • Certo, sai, io sono di Budapest, per noi Vienna deve essere come il nostro cortile di casa.

è con questo spirito assolutamente con questo che sono andato a Vienna a seguire un po’ cosa si diceva e come andavano le elezioni del nostro cugino più ricco, che poi quello che gli succede influenza di rimbalzo anche la vita qui un po’ più a valle lungo il Danubio, e dei riflessi del voto austriaco in Ungheria ho parlato con gli amici di Radio Capodistria a “I divergenti” cliccate qui  (io parlo dal min. 1.08 più o meno)

radio-celebración-mundial

In Blu

 

oggi mi han chiamato da Radio In Blu per un breve commento all’esito del referendum, domanda facili facili:  hanno vinto tutti, orban ha comunque lanciato un segnale importante? ma allora gli ungheresi sono xenofobi o no? come cambia il rapporto tra  europa e ungheria? i fondi europei li spendono anche loro?

ho provato a rispondere e a fare la persona sveglia alle 7 del mattino link audio

 

elezioni austriache: i cartelloni

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elezioni austriache: birra al limone o spumante?

 Le elezioni presidenziali austriache, risolte al fotofinish per qualche migliaio di voti spediti per posta, vissute a Vienna a pochi metri dalla sede del Presidente, in un clima idilliaco

 

 

            Vienna – La sede del presidente della repubblica austriaco a quella del cancelliere, sono proprio una di fronte all’altra, in un angolo dell’Hofburg, le porte nn disteranno più di 20 metri, al centro della piazzetta un’installazione d’arte moderna, di grandi scaloni in pietra nera, dove alle 15.30 stava giusto arrivando l’ombra e i curiosi prendevano posto.

Qu in un angolo dell’Hofburg, il momento clou delle elezioni presidenziali austriache 2016, con un testa a testa degno di una finale dei mondiali trascorre così, con la gente sui gradoni incollata alle radioline, (che oggi sono gli smartphone collegati a twitter o al canale tv austriaco in streaming) e la polizia in un angolo della piazza, all’ombra, con le transenne ancora per terra, che se vuole passare una macchina come fa.

Guardo la porta di fronte, quella del cancelliere, quella che era di Radetszky,  non più tardi di due settimane fa, è cambiato l’inquilino, dopo 7 anni emezzo di buon (?) governo il cancelliere è cambiato. Ora sembra una porta come tante. Ma forse prorpio questo cambiamento, dovuto, in extremis,  è servito a convincere quello 0.2% che darà la vittoria a van der Bellen.

è una bella giornata di maggio, lo splendido maggio viennese, come scriveva Joseph Roth in la cripta dei Cappuccini, quel “maggio viennese, che nuotava nelle piccole “Coppe oro” dal bordo d’argento [del caffè Dehmel], che si librava sul tavolino, sui sottili bastoncini di cioccolata ripieni, sui pasticcini rosa e verdi alla crema”. Nel libro fu allora che il consigliere Sorgsam disse, nel bel mezzo di quel maggio dfu allora che : «Non ci sarà guerra, signori miei!» (1). e anche oggi la guerra e lo scontro su migranti sembra cosi lontano, mentre sui social qualcuno un po’ preoccupato tira un sospirone di sollievo qui il capo dei poliziotti perde 15 minuti buoni a spiegare a un turista americano che Schonbrunn è parecchio distante e come arrivarci coi mezzi, ride spesso, le sue ultime parole sono: “è come il presidente USA”. Uno è in cima ai gradoni con una lattina di birra al limone, un tipo col cappello sta addirittura facendo le parole crociate, la notizia della vittoria di Van der Bellen, non suscita boati o grida di gioia o cori nazisti, la prima fonte autorevole a dare conferma è la BBC, i ragazzi davanti a me verificano in continuazione se la pagina di Wikipedia è cambiata. Passa una coppia, per caso, lei ha una bella hijab rosa sul capo, ed è una bella donna una delle tante belle coppie miste qui a Vienna. Ma siamo a Vienna, la rossa, città culturale europea per eccelenza, in un’Austria in cui si è assistito al paradosso chele città, che han davvero visto i migranti, han votato per l’accoglienza, mentre i monti, che di migranti ne han solo sentito parlare han votato per i muri. Ma si sa, se una cosa impari a conoscerla vinci anche le tue paure..

 Le transenne non verranno mai alzate, capisci che tutto è finito quando le due troupe meglio piazzate iniziano a fare i servizi, spunta da dietro un microfono rosso di ORF, la TV pubblica austriaca, c’è anche il TG3. I ragazzi davanti a me hanno una bottiglia di spumante, li sento dire fraternitè, egalitè… e poi. si ferma. Libertè intervengo io.

Solo dopo le 17 arriva finalmente qualcuno con una bandiera, un padre con la zainetto del Rapid Wien e una bambina in maglietta rosa. La bambina sventola una bandiera bianca e rossa e sorride. Che tutte le elezioni siano così..

Un austriaco felice

Di austriaci felici nn ne conosco molti nella mia Budapest, ma uno uno sì, e l’ho visto per caso. ieri al Vittula. Si chiama Jonas ed è un artista, uno vero, nn uno che pretende di essere un artista come buona parte di quelli che conosco, qualcosa di suo c’era anche all’expo.

Insieme a Jonas c’è un tipo alto alto, sguardo simpatico, barbetta rossa e cappello da fricchettone (se esiste ancora questa parola). “Chiamami Ismaele, se ti va” . Adoro queste parole. Lui si chiama davvero Ismaele, ma posso chiamarlo anche Isi, (ISI, come una tassa sugli immobili o un gruppo fondamentalista che adotta i carri armati neri sul tabellone del Risiko). Jonas è di Vienna, ma da due anni e mezzo vive qua, ed è un buon posto per far l’artista. Jonas è di Graz, un turista, doveva star qui una settimana e questa è già la seconda. Così è finito al Vittula. Sa già due parole di ungherese ed una di queste è birra.

“Jonas andrai a votare?”

“no, no, amico, io ho già votato, per posta. ISI invece andrà a casa giusto per votare. Bisogna essere in tanti, nn devono farcela, Van der Bellen è una brava persona, un bravo politico.”

Solo quando lo saluto e gli stringo la mano mi ricordo che gli manca una falange. Non so neanche come è capitato. Dipingere è un mestiere pericoloso.

All’ultimo momento salgo su un treno e vado anch’o a farmi un giro a Vienna, perché no..

Appena arrivato a Wien Hauptbanhof nella sala d’aspetto per riassettarmi osservo accanto a me un signore con scarpette estive, pantalone rigato bianco e blu che sfoglia elegante il giornale manco fossimo da Hawelka, poi arriva un anziano, con pantaloni ascellari tirati su da bretellone e bastone. Forse le due anime che votano a destra son queste.

Andare in treno da Budapest a Vienna ti fa sentire sempre un emigrante, specie da quando la stazione sud di Vienna è diventata la stazione centrale di Vienna, nuova e moderna, mentre Budapest Keleti (orientale) è quasi una gloriosa, sonnacchiosa e polverosa stazione di fine 800 e ti senti come il topolino nella grande città.

Questo blog è live in Budapest e Vienna la conosco poco, poco per capire perché l’austria diventa nera o almeno grigio scuro, o blu notte, il nero nn si usa più, i nuovi colori ufficiali sono blu notte.

Rumiz dice che son muri per difendere l’Heimat, la piccola patria, il calore familiare del focolare domestico e la birra nei boccali e i salottini Biedermeier di piccola borghesia che se la passa bene. O forse no.

É domenica, e la domenica chi ha famiglia la passa in famiglia o nelle ville in montagna, che tutto il mondo è paese, e per strada vedi turisti e nei parchi vedi stranieri, migranti, insomma facce un po’ più colorate e lingue strane, come da noi. L’ho chiesto a Jonas, “ma è perché sono già tanti i migranti? No nn credo che sono tanti gli stranieri, nn credo proprio.. “

i seggi chiudono prestissimo in Austria, alle 18.30 si san già i risultati, ovviamente sbagliati, alle 19.30 quelli quasi definitivi ed è un 52 a 48, aspettando i voti per posta.

Hofer in TV, nn capisco il tedesco, riesco giusto a leggere le figure e il trenino di brevi che corre sotto. Forse è meglio così, stai più attento al linguaggio del corpo, Hofer è bello, sembra un mezzobusto del telegiornale, con la parola gentile e un senso di nulla sotto.

Mi faccio un lungo giro anche di sera, la Vienna dei palazzi del potere di sera, a parte l’assoluta bellezza e ricchezza di quello che vedo, nessuna manifestazione, capannello o bandiere, ma magari sono da un’altra parte. O forse aspettano con brava coscienza civica i risultati finali finali che porterà il postino. Incappo nella gente che esce sorridendo in abiti eleganti dal Burgtheater, una coppia si infila in una Mercedes rossa, chissà per chi hanno votato quei due.

Il portiere della pensioncina mi dà le chiavi della stanza, come da prassi mi fa “ha qualche domanda?”, beh si una si, chiedo di politica. È sorpreso. Mi allontano e mi richiama, “ma perché me l’ha chiesto?” La prendo alla lontana, io sono italiano, vivo a Budapest. “Ah si ecco, ora ho capito. È una questione europea, che ci riguarda tutti…”

Spero che il voto di Jonas sia quello decisivo.

un voto di troppo..

L’euroscettica Ungheria non soprende: Orban, Jobbik e sinistra divisa

ripreso da Q code magazine

rispetto per gli ungheresiNessuna sorpresa nel voto ungherese e c’era da aspettarselo, si era appena votato un mesetto e mezzo fa per le politiche e in fondo in 4 anni poco era cambiato, sempre Fidesz, il partito conservatore populista del discusso leader Orbàn Viktor sugli scudi con i due terzi (da solo) dei seggi in Parlamento e solo perché ripescaggi e scorpori del “mattarellum” in salsa magiara sgonfiano un po’ i 96 seggi vnti sui 106 dei seggi uninominali o il 53% del proporzionale. Si sa, l’Ungheria èun paese democratico.  Ma alle europee le proporzioni contano ed ecco Fidesz capeggiare senza tanto sforzo col 51%. solo un milioncino di voti, ma sono europee, l’affluenza non è stato il ridicolo 13% slovacco ma un “europeo” 30%. Il battagliero Orban si era solo sforzato di inseguire a destra Jobbik, grandi faccioni sui manifesti elettorlai ocn lo slogan “rispeto per gli ungheresi”,  scandalo Kovacs Bela (un po’ il nostro Mario Rossi) deputato di Jobbik indagato come spia russa (molto attuali), e ponendo in cima all’agenda la necessità di ogni buon ungherese di farsi la palinka (il forte distillato alla frutta che ogni buon magiaro usa per aprire e chiudere i pasti) o d introdurre l’ergastolo senza parola, o far iniziare i lavori per l’erezione del monumento (al’occupazione) nazista, a Szabadsàg tèr, con la grande opposizone della comunità ebraica.

monumento all occupazione nazista

Missione compiuta, Jobbik è sì il secondo partito ma con il 14% perde punti e voti rispetto alle politiche. Comunque accanto alla LePen  e Borghezio, la Morvai Krisztina (la professoressa universitaria, paladina dei diritti delle donne, un po’ il volto serio, il Miglio di Jobbik) potrà sedersi con degna ammirazione.

 

E poi Jobbik è secondo partito perché la vera partita di queste elezioni in Ungheria era la resa dei conti a sinistra, presentatatasi divisa (tanto c’è il proporzionale)  dopo la (seconda) storica disfatta dell’arrangiata unione tra il partito storico della sinistra del ‘900 (partito socialista, MSzP), il partito dell’ex primo ministro Gyurcsany, ricco e liberista, travolto dagli scandali, ma sempre il più carismatico da quelle parti (Coalizione Democratica, DK) e il partito della società civile, che voleva porsi alternaiva ad Orban, guidata da un ex banchiere con un nome tutto fuorchè magiaro Gordon Bajnai  (Insieme, Egyutt).

Il video del vincitore senza appello in questa contesa è ilgià citato Gyurcsany Ferenc, spilungone, palestrato con la camicia stirata, che improvvisa un balletto impeccabile nella festa elettorale, visibilmente felice per aver qasi raggiunto al 10% il partito che aveva dovuto abbandonare con infamia un 4 anni fa. Meszterhazi, il capo dei socialisti, ha finalmente rassegnato le dimissioni.

Prossimo appuntamento le amministrative di novembre, tanto poi c’è tempo, nel parlamento appena stupendmente restaurato i 2/ di Orban lasciano tutto il tempo..

 

Risultati ungheresi

Fidesz:  51.9% (1,191,163)

Jobbik: 14.68% (339,501)

MSZP: 10.92% (252,494)

Demokratikus Koalíció  9.76% (225,762)

Együtt-PM 7.22% (167,012)

LMP 5.01% (115,957)

 

 

Quando Orban insegue Jobbik in Europa..

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E’ così bello seguire la politica italiana con i tre fanti di turno sulla poltrona di Vespa e tutti e tre ridicoli, anche il Grillo coi capelli del parrucchiere e il giubbotto lasciato sulla gruccia in camerino, anche il Berlusca che parla del passato remoto come se il suo ultimo governolo rimpiangano tutti, anche Renzi che promette e si scusa se.

La politica ungherese si sintetizza invece nella mia vita di questa settimana nei grandi manifesti di Fidesz in giro per il paese, magari ci sono problemi di spesa, ma son proprio gli stessi delle recenti elezioni, con il faccione un po’ ritoccato di Orban per metà e una grande scritta sull’altra, lo scudetto di Fidesz e i colori nazionali appena sfocati. Si son ricordati però di cambiare la scritta, quella di oggi dice “Rispetto per gli ungheresi”.tant’è..

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Leggo poi  oggi il resoconto di index sull’Hallo el presidente magiaro, l’intervista che Orban rilascia ogni venerdi mattina alla radio nazionale. l’affluenza sarà bassa e vinceranno i partiti con la base piu fedele, in Italia tutti temono Grillo. Orban teme Jobbik.

Ma Orban ci ha appena dimostrato che è uno che non lascia niente di intentato per prendere il suo 101% alle elezioni, ecco che dopo anni esplode il segreto di pulcinella del deputato di Jobbik sottosegretario infiltrato del KGB, (e ci ha pure il nome magiaro per eccellenza Kovacs Bela, il Mario Rossi o quasi).  Ecco spiegato l’improvvisa insistenza di Orban per erigere il grande monumento (all’occupazione) nazista in Szabadsag tèr, che ormai sembra sempre piu un rigattiere di statue e regimi (tra obelischi con le stelle rosse e statue di Reagan e targhe per ricordare i fiori piantati dalla moglie del conte politico dell’800 e tanto altro). Ed ecco Orban che parla di pena di morte…la pena di morte ha la forza di poter tornare. L’unione Europea la vieta. Eppure varrebbe bene una messa“. Ed ecco una strizzatina d’occhio ai sacri valori contadini magiari, per contrastare Jobbik anche qui, la difesa della palinka fatta in casa(la fortissima grappa alla frutta che apre e chiude ogni pasto che si rispetti). parlare di UE per le le regole che impone alle dimensione dei nostri cetrioli fa sempre effetto.

Un paio di elezioni fa ero con un amico italo-magiaro per comizi del 15marzofestanazionale. Nel primo pomeriggio comizio di Jobbik. lo credevo di gran – sinistra maa un tratto disse: però la Morvai (anche quest’anno capolista di Jobbik alle europee) parla bene, doce cose giuste, basta togliere quelle cose sui Rom. Oggi vota e fa votare Grillo.

Intenzioni di voto

VOTE  A.B. noto alcolista, compare miomalgrado di champions in Tv alla bettola:   – vai a votare? – domani la Juve col Lione. la Juve vince. la Juve è una buona squadra. 1-0.2-0. la Juve è una buona squadra. -Vai a VOTARE? si,2-0. prego, guarda che gioca il Frankfurt. risultato guarda.  Ho .

-A.S. personale ATA scuola: voti? -l’altra volta nn ho votato. si dovrei andare a votare. nn vorrei votare, ma se poi mi pento? no, nn lo so se vado a votare..

-F.Z. imprenditore: voterò LMP (i verdi-liberali, 4a forza del paese). nn richiesto laconico (e gradito) messaggio su Facebook

X.X. zingarelle caciarone sul filobus: -domenica.. le elezioni, leggi il giornale. vai a votaaree te? e che voti?! -e che ne so.. ci sono 6, 8 partiti.. – Fidesz, l’altra volta quello hai votato.. Fidesz. vota Fidesz.  (l’altra fa finta di non sentire)

-P.A. barista bar underground, giovane padre di famiglia: vai a votare? – si che ci vado. Ah. Ah si. Ho paura di Jobbik (estream destra). sono così popolari. sento che piacciono sempre più. i giovani, si ai giovani piace assai. – e per chi voti? – nn importa per chi voti, Fidesz, sinistra, è lo stesso. Basta nn votare i fascisti. E’ giusto così no?

*foto di pupublogja

il sole e la tempesta..

15 Marzo festa nazionale, e giorno di grandi manifestazioni politiche, a 3 settimane dal voto per le politiche 2014. ma anche videocamere rotte sul piu bello e tempeste annunciate e mai viste…

Quando inizia a parlare Orban esce un raggio di sole;  la temperatura è ancora perfetta, quei 15-20 gradi che vorremmo tutti in un luminoso sabato di metà marzo. la gente è con gli occhiali da sole e cappotti in mano.

C’è gente, ma nn tantissima ai giardini del museo nazionale, dove è tradizione festeggiare il 15 marzo, qui dove salì Petofi, poeta romantico e patriota, a dire Magiaro alzati in piedi sei libero o schiavo… arrivo un po’ in ritardo, ma ha appena iniziato a parlare, mi son perso giusto l’inno nazionale..

ecco sul maxischermo, forse solo un po’ invecchiato, cosa rara per noi. Sarà che i nostri politici noi li abbiam visto solo da vecchi, mentre lui appare in quei fantastici video su youtube in cui un giovane teenager degli anni 80 esteuropei straparla pieno di energie, a capo dei giovani liberali..

parla per quelli che per me son 20 minuti, pochi applausi, vincerà alla grande le elezioni, ma almeno qui scatena applausi ma nn tantissimi. Certo avrà avuto difficoltà a preparare il discorso, è la festa della lotta per la libertà contro l’oppressore asburgico, ma siamo giusto il giorno prima del referendum per l’indipendenza dellaCrimea e con una scelta di tempo a dr poco sfortunata l’Ungheria si è appena legata per 20 ani alla Russia con l’accordo per la costruzione dei nuovi reattori della centrale nucleare di Paks. per di piu proprio sotto al palco ci sono le bandiere dei fratelli polacchi, per la famosa amicizia polacco- magiara e perchè nel 48 combatterono insieme, tanto che il sindaco di Budapest Tarlos Istvan quest’anno fa il suo discorso sotto la statua di Bem Jozsef, a Buda, da dove nacque anche la manifestazione che degenerò nei fatti del ’56. ma questo era il 900.

Ecco allora che Orban sfodera un metà discorso sulla rievocazione storica dei fatti, cosa vuol dire essere ungheresi, le loro lotte e la loro libertà coi loro eroi. Mi faccio largo tra la folla,  questa vasta folla eterogenea mi è ormai  familiare… Orban riesce a parlare di libertà, ungheria, polonia, europa contro i tiranni indenne e dice cos’è la libertà oggi: essere uniti tra le varie anime che hanno formato l’ungheria, dagli ebrei agli svevi,libertà è pagare meno bollette (l’abolizione dell’IMU magiara elezioni 2014) , e  nn essere le cose peggiori che un uomo e una nazione possano mai essere. debole e codardo. E l’ungheria ha dimostrato di nn esserlo.anche se nessun fuori dai nostri confini nazionali lo credeva. (cercare un nemico esterno ed interno serve sempre…) siamo un paese di gente che ci sa fare. e lo abbiamo dimostrato. siamo alle porte di una grande era..

“La festa prosegue con un corteo fino alla collina del castello e lì giochi per tutti e sfilata di soldati a cavallo”

Torno sui miei passi, venendo avevo visto alle 11.05 già la coda dei barboni per la mensa dei poveri a Blaha che formava un gomito. E’ festa nazionale e oggi daranno qualche pezzo di carne in pu nella zuppa ed ora la coda è visibilmente aumentata. ma io devo andare a casa..

..stamattina alle 9 ero puntuale per i discorsi e l’alzabandiera ufficiale nella rinnovata Kossuth tèr, la piazza del parlamento.. il tempo era peggiorato ma sempre mite. strade deserte anche alle 9, è proprio festa, ed è sabato, chi può è andato al paese dai suoceri. restano le strade con le bandierenazionali  d’ordinanza esposte e qualche scapolo che si aggira con la coccarda nazionale al petto.

A kossuth tèr, però nn seguo niente, ma resto seduto sulla balaustra a smanettare col software della mia videocamera andato improvvisamente in tilt… mentre parlavano il presidente della repubblica Ader Janos e sfilavano gli ussari. giusto mi sono alzatomanie dietro la schiena per l’inno nazionale.. ma dopo una mezz’oretta era già tutto finito e un giro me lo son fatto. La nuova kossuth tèr, tutto pulito, bella, si, ampa, verde,   se son rose fioriranno si spera, c’è una vasca d’acqua monumentale, la tramvia ora passa sui sanpietrini, due statue su 4 son state rimosse. ora a fronteggiare Rakoczi a cavallo c‘è una statua in pietra bianca (wow) molto bella, la statua è stupenda, un uomo imponente ma un po’ torvo e in un atteggiamento innaturale, come sospettoso e chiuso in se stesso, nella sua grandezza. una targa ci spiega che è Kossuth (il grande capo politico del 48) “scolpita da xy e presente nella piazza dal 1927 al 1952, quando fu tolta dal potere comunista”.  peccato nn dica che i comunisti la sostituirono con un Kossuth piu grande, in bronzo,piu figo e vincente, col braccio levato a indicar la vittoria, mentre il popolo sotto lo guarda ammirato. la statua di prima era un po’ sfigata, con kossuth che aveva ai suoi piedi i membri del governo del 48 (che nn fecero una bella fine, al ritorno degli Asburgo)..

ci son due bambini che son saliti sul piedistallo e giocano a nascondersi, un’altro invece col cappello rosso di cartone degli ussari che han distribuito all’inizio piange. nn so se fa i capricci o se la statua lo inquieta.

M fermo in un all-you-can-eat economicissimo sulla kiraly, son sicuro di trovarlo aperto, è gente in gamba, han preso un vecchio supermercato l’han trasformato prima in un palacsintazo (una specie di creperia, gli ungheresei adorano le crepes, poi trattoria, poi pizzeria, finchè han trovato la formula giusta. sono in due o tre che fan tutto, le ragazze sorridono, una è zingara, giovane e sempre gentile. E’ questa la speranza perun paese migliore, penso tra me.

Dalle 13 c’è Jobbik a Deak, già verso le 10 si sono iniziati a sentire i rombi dei bikers sull’Andrassy, sarà un mondo a parte, ma un biker politicamente attivo di estrema destra nn lo vorrei per vicino di casa..

mentre ormai perdo ogni speranza per la videocamera che amavo tanto (60X ottici e chi te li da piu) i vetri di casa iniziano a rimbombare, qualche bella folata di vento, questi giorni ha fatto bel tempo e a Budapest ho imparato a conoscere i vihar una specie di tempesta che specie a giugno spazza il paese come le pulizie estive.. nn mi sorprende allora che la grande manifestazione dell’opposizione venga rinviata, qualche anno fa morirono due persone il giorno di Santo Stefano, altra festa nazionale. l’anno scorso credo nevicata eccezionale e tutto sospeso. Forze è meglio cosi, io me ne resto a casa a seguire il Torneo dei Candidati 2014 da Khanty-Mansiysk e in fondo credo sia meglio cosi’, rifarannno la manifestazione, magari sabato prossimo, una manifestazione tutta per loro senza essere l’ombra di Orban, ma certo nn suona bene che il partito di governo parli e quello d’opposizione no. Anche perchè alla fine un po’ di vento e una spruzzata di pioggia e niente di che.

solo per curiosità mi vedo il tg delle 19.30 sulla rai magiara. il potere dei media è facile da smascherare (tanto la rai magiara entra in tutte le case, ma nn la guardano in molti)..servizio sul palco dell’opposizione che viene smantellato e parole forti (folate di vento han divelto barriere e portato via strumenti..) e molta ironia sui 4 leader dell’ Unione ‘che improvvisano una manifestazione con poche centinaia di persone, e telecamera a spalla, mentre per Orban visione di folle oceaniche dall’elicottero. e poi le interviste della gente normale: per Orban i coniugi Torok, fighi, ricchi e felici, per l’Unione pensionati malvestiti che neanche riescono a parlare…

domani è un altro giorno e l’indipendenza e la libertà per un paese cruciale dell(est)Europa uscito da un lungo passato totalitario sarà nn un gioco retorico o verbale, ma realtà reale. aspettiamoci grande spettacolo in TV.

 

foto:magyarhirlap

gli anni del maiale

Di che segno sei? – Maiale ascendente topo

(Diego Abatantuono e Stefania Sandrelli, Ecceziunale veramente)

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27 gennaio, giornata della memoria. in prima mattinata su Rai2 passa Perlasca, con Luca Zingaretti, l’uomo d’affari italiano di stanza a Budapest che si finse console di Spagna per salvare migliaia di Ebrei ungheresi  nel lontano inverno del ’44. un eroe o una spia o tutte e due,  peccato che Wallenberg è diventato più famoso. Girato nel 2oo2. Un soldato nazista tenta di stuprare la bella ebrea. Il suo fidanzatino raccoglie un coltello a serramanico da terra e lo uccide piantandoglielo nelle spalle. La storia cambia. la scena del delitto è in posto grigio e polveroso, cortili bassi e grigi collegati da un lungo passaggio. il Gozsdu udvar, com’era nel 2002. Oggi insegne luminose pub, locali, la parte più figa della città.

 Italia e Ungheria unite nella memoria.  In italia han mandato teste di maiale a istituzioni ebraiche, si sa ci si diverte con poco e maiale è chi maiale fa.

il fatto è però che io vivo in Ungheria e l’Ungheria è un po’ la patria del maiale, quasi ogni famiglia di Budapest ha un parente in provincia con una maiale che ammazza due volte l’anno e l’economia si deve basare sul maiale. Certo ci sono stati i grandi lavori pubblici, il fiorino debole e le nuove fabbriche di automobili, ma la terza gamba per risollevare l’economia è il maiale sottoforma di generosi sgravi fiscali sui derivati del maiale e aumento del consumo di salsicce e costolette di maiale. Homer Simpson adorerebbe l’Ungheria..

nn mi stupisco allora se  alle tre teste di maiale italiane io associo i piedi di maiale messi nel 2009 sul monumento all’olocausto a Budapest, lì sul lungodanubio, alle spalle del parlamento e che se poi cerco il link perchè nei blog tanti link sono obbligatori ritrovo anche giusto 2 anni fa altri bei piedi di porco sul monumento di Wallenberg nel centenario della nascita.  la mia memoria è questa.. certo piccoli atti di una banda di goliardi, ma il problema ci si dice è nn dimenticare, nn chiudere gli occhi e nn giustificare

avevo in realtà in serbo dei vecchi appunti di qualche giorno fa che mi ero tenuto buoni per il giorno della memoria… gli appunti dicevano: “Alla radio leggono un pezzo di Furio Colombo,  ci si prepara con buon anticipo alla giornata della memoria, l’importante è andare preparati e nn affidarsi solo alla memoria a breve termine… Si parla dei diari dell’ambasciatore USA a Berlino, all’indomani dell’ascesa democratica di Adolf Hitler, erano anni in cui l’estrema destra faceva paura un po’ in tutta europa, ma si sa l’Europa ha forti radici democratiche. Ambasciatore: Non vogliono ricevere i nostri dplomatici perchè sono ebrei… Washington: Non importa, cambiamoli con dei non ebrei, è un fenomeno passeggero, non si preoccupi, passerà, la crisi finirà e saremo tutti più felici, ricchi, lavoreremo e saremo meno incazzati.

altri stralci  1933 Hitler è al potere ma la maggioranza dei tedeschi non lo ama. 1938 è incredibile come la popolazione sia così solidale col regime..  potere della propaganda e della buona amministrazione..

l’articolo si chiude con l’esortazione a tenere gli occhi aperti, l’esempio che pone Furio Colombo è l’Ungheria, terra di grande cultura e tradizione dove ora è tornato l’antisemitismo….. bene l’Ungheria sta diventando famosa, ci si candida Berlusconi, forse e  la cita il capo dei forconi come mito ed esempio da imitare.. Ma forse qui il grande Furio Colombo forse si sbaglia, l’antisemitismo non è tornato, giusto non se ne è mai andato e ora è uscito appena allo scoperto, è rimasto giusto sottotraccia, come un po’ in tutti noi del resto,  chi vorrebbe del resto un ministro nero e pure preparato in parlamento? è che non hanno visto le figlie. sono bellissime (foto)

il giorno in cui i nazisti ebbero paura della folla con la stella di Davide gialla sul petto..

Qualche impressione al volo sulla statua di Horthy svelata oggi sugli scalini dell’Hazateres temploma a Szabadsàg tèr e la contromanifestazione di protesta….

La sensazione che ho tornando a casa è strana, nn mi era mai successo di vedere quelli di Jobbik in fondo temere la folla che gli si assiepa contro, per di più in buona parte con delle belle stelle di Davide gialle al petto.. molto più numerosi (qualche migliaio contro qualche decina), comunque incazzati, e ben organizzati. Curioso vedere Jobbik per l’occasione non movimentata in tutti gli attivisti come son cosi bravi a fare di solito. In fondo solo un bandierone e gruppi di 3-4 bande e qualche nostalgico della sua infanzia felice ma poco piu. Più o meno un centinaio contro qualche migliaio dall’altro lato. Poi qualcuno che sembra stato chiamato in gran fretta..

Un plauso poi al  servizio d’ordine interno della protesta, spuntato dopo un 10minuti con un ulteriore cordone accanto a quello della polizia. Gente dura e pronta e grossa, nn come la poliziotta alta 1 metro e 53ultima dela fila della polizia, forse professionisti. Bene così. Quando la polizia invita a sciogliere la manifestazione, loro eseguono liberando la strada ma una buona parte della gente resta sui marciapiedi (tanto che sembrava un flashmob per altri mezzi), e poi subito scioglie la manifestazione dopo che tutto era finito e i poveri fascisti rimanevan là aggrappati alla statua ma in fondo circondati..

Leggo di tensione all’interno della chiesa… e dunque  per questo tardavano a uscire e liberare il povero reggente del lenzuolo.. Alla fine è stata una messa infinita, dalle 10 che è iniziata son scesi dalla chiesa solo alle 12.15 e han fatto tutto in fretta, e poi son rimasti là, a guardarsi negli occhi e a parlamentare con la polizia.. E poi quell’eterno scampanio, come a morto, durante i discorsi diffusi da un altoparlante che per fortuna non  si sentivano bene o un po’ quando capitava, unica risposta alle grida di chi protestava. Belle grida, spontanee. “Nazik háza” (nazisti a casa, riprendendo il Ruszki haza-russi a casa- del ’56) che è già molto bello. “Házaarulò” (traditore della patria – classico epiteto usato dalla destra) che è ancora più bello. “Többen vagyunk” (siamo di più) che era la verità. “Megvárjuk”e “Nem hagjuk” (aspettiamo fino alla fine e non molliamo) promesse mantenute. “Bünös Horthy” (Horthy colpevole, classico epiteto usato dalla destra durante il ventennio) neanche questo era male.. Un paio di volte dagli altoparlanti parte l’innonazionale. Per protesta innonazionale anche dall’altra parte.

In fondo siamo a Szabadsàg tèr e qualche turista che decide di andare dal Parlamento alla Basilica passa anche di qua.. Arriva una turista francese bionda ossigenata con figlia, fa qualche foto col suo ipad, ma nn capisce molto. Le spiego che sveleranno la statua di Horthy il reggente dell’Ungheria nel ventennio, un dittatore. Capiscono. Appena se ne vanno quello accanto a me mi dice, ok, va bene, ma la prossima vlta nn devi abbellire (szepiteni) il discorso. Dì subito che è un nazi. Annuisco.

E’ rimasta ancora molta gente. Ora sono accanto a una simpatica famiglia, con una ragazza in sedia a rotelle che urla Nazik haza. Ci si fronteggia ma nn si è armati. Anzi si. Nelle manifestazioni moderne si è armati di strumenti di ripesa, macchine fotografiche, videocamere. Ce le si punta contro. Anche la camionetta della polizia lì parcheggiata nn ha mica il cannone ad acqua in cima ma una bella telecamera  e i vetri oscurati. Sembra la Conversazione di Coppola.  Anche se sei abbastanza defilato le videocamere sembrano tutte contro di te.

Ecco una coppia di turisti, italiani. Qui è più facile. Horthy è il Mussolini ungherese. Certo con le dovute differenze. E chi c’è al governo?. Provo a spiegarlo. Beh come in Italia. Forse si o purtroppo no.  Ma vi immaginate un busto a Musollini a piazza del popolo? Ah si giusto…

Dopo un tempo infinito col fantasma di Horthy lì davanti col suo lenzuolo finalmente scendono i grandi uomini e la statua eccola risplendere tra boati di fischi e i cori Eljen Horthy (viva Horthy) dei fedelissimi. Passa un ragazzo, straniero. Che succede? Provo a spiegarlo—Ma a questa gente piace il dittatore? Vedi, a quelli sotto le bandiere si. A quelli dietro la polizia no. Capito. Inizia a piovere. Campane a morto. Nn è stato un bel giorno. Per nessuno.

 

i miei potenti mezzi nn sono un gran che, ma spero che questo video renda un po’ l’atmosfera.. http://www.youtube.com/watch?v=8-7o-Vb0QCE

 

l’Europa è unita nella pace e nello spirito. Viva Adolf Hitler! Viva la Germania! (Nyiro J.)

(E’ una di quelle volte in cui vorrei solo esporre i fatti che sono sufficienti, ma poi nn ce la faccio allora forzo la mano e la butto sull’ironia..)

il giugno di Budapest si colora sempre di rosso e di nero, i colori dell’estate, si sa, i colori dei ribes rossi e neri che si vendono al chilo al mio mercato. quelli neri sono più grossi e dolci, quelli rossi sono belli da vedere negli strati delle torte, costano uguale. Rosso e nero, qualcuno ci ha anche fatto un libro, un gioco d’azzardo popolare, un partito politico.  la politica, quella c’entra sempre..

C’è che ogni anno verso maggio-giugno qui nella bella ungheria esplode una bella polemica sul tema della maturità. troppi scrittori ebrei, no volevo dire solo scrittori ebrei, no lasciatemi esprimere meglio, se mettete uno scrittore ungherese di religione ebraica o uno scrittore ungherese la cui famiglia di origine è ebraica ovvero c’è ufficialmente un giudeo fino al secondo grado di parentela,  allora se sono questi gli scrittori che formano la nostra gioventù magiara, dovremmo inserire nei programmi scolastici anche i nostri grandi scrittori ungheresi di Transilvania che tante belle pagine hanno scritto sul popolo magiaro e ora sono ingiustamente esclusi perchè il comunismo e il post comunismo (la differenza sembra nn l’abbia avvertita nessuno) li hanno tacciati di essere fascistoni e antisemiti.. Accanto a Spirò ed Eszterhàzi rivogliamo Wass Albert la cui bella prosa recitata da un vero ungherese in audiobook mi fa sognare mentre guido al tramonto in autostrada.

la parola italiana è revisionismo, si iniziano a dedicare statue e piazze  al “controverso” capopolitico del ventennio, mise le leggi razziali e nel 20 ci fu una delle prime leggi in europa antiebraiche, restringendo il loro numero di matricole all’università, ma è anche certo che salvò molti ebrei. fa niente se qualcuno ci marcia sopra, se qualche ubriaco picchia un anziano rabbino o se un parlamentare dell’estrema destra (Jobbik) si fa fare il test del DNA per mostrare a tutti con orgoglio che nel suo patrimonio genetico nn ci sono i geni giudei o zigani. (però il test per la coglionaggine però nn ha osato farlo (n.d.a.)).

in settimana poi il premio nobel Elie Wiesel, (uno di quelli che si fa fatica a definire; ebreo (tedesco?) di transilvania (Romania) nato lì quando la transilvania era ungherese diciamo così)  rifiuta un’alta onorificenza avuta dal governo ungherese perchè Kover Laszlo, il secondo uomo più potente di Fidesz, quindi del governo e del parlamento e dell’Ungheria partecipa in veste uffiicale alla cerimonia del ritorno a casa delle ceneri di Nyiro, scrittore, transilvano, ungherese, anche ministro quando le croci frecciate (il partito filonazista) andò al potere nell’epoca d’oro, il favoloso 1944.

C’è stato un bello scambio di lettere (altro che le lettere di Veronica a Repubblica). caro sig. Kover la stimo molto, ma Nyiro era un gran fascista e antisemita. Egregio sig. Wiesel, nn era nè fascista nè antisemita. e poi abbiamo un famoso filosofo marxista che nn è stato messo all’indice e allora perchè fare due pesi e due misure (a saperlo prima…, se nn ci fossero state le foibe nn ci sarebbero stati i forni crematori).

ho uno corrispondenza privata (oggi si dice chat) l’amico  amico storico C.A. : Alessandro tu nn capisci l’universo transilvano e i poveri ungheresi di transilvania, certo sono passati 100 anni, ma sono ancora pochi per assorbire il trauma di nn essere più col passaporto ungherese, in fondo hanno semplicemente portato le ceneri al paese natale. si a esagerando è ua reazione eccessiva.

il mio amico S.L. ungherese di Transilvania, invece mi cita il passo in cui Kover dice che anche Ceaucescu gli aveva dato la pensione da scrittore già negli nni 70. ma si chiama fuori.

oggi qualcuno “nel mondo dei blog e dei social network” prova a mettere una frase virgolettata per chiarirci le idee:

“Confusion about Poetry Day at Weimar. The latest article says: The Third Reich has also arranged a Poetry Day in Weimar in which invited poets from the eleven Central and European nations will take part. Hungary will be represented by the Transylvanian writer Jozsef Nyiro. Nyiro in his statement to the press said: ‘We are witnessing the spiritual rebirth of Europe. I, like the rest of Hungarian literature, am happy to be able to take my part in this spiritual development. Earlier in the church I saw a beautiful painting in which Luther is pointing out the verse in the Bible that declares that we will be washed clean by blood. It is blood that will cleanse Europe. The nations of Europe are discovering each other and drawing together in the name of peace, of soul, and of spiritual revival. I support this enterprise with my heart and soul. Long live Adolf Hitler! Long live Germany! Long live the German Society of Authors!’ ” (1941)

quando chiedo la fonte è bella ma poco attendibile, è tratta dai diari di Radnòti Miklòs, un grande poeta, triste e sensibile, ungherese, ma ahinoi ebreo, morto in un campo di lavoro, era il favoloso 1944.

 

 

Tema: il mio 15 Marzo.

 il giorno della festa nazionale, le grandi manifestazioni pubbliche, nell’anno in cui l’Ungheria è sotto i riflettori internazionali

Anche quest’anno è arrivato il 15 marzo. È bello perché è il primo giorno di primavera, anche i papà e le mamme non lavorano e si può fare una passeggiata tutti insieme per le strade, perché il 15 marzo le auto nn ci sono e la città è nostra.

E’ stato bello e mi sono divertito, ma all’inizio ho pianto un po’ perché non c’era nessuno per le strade quando siamo arrivati noi, eppure erano solo le 10.30 e le danze e i canti ai giardini del museo nazionale,  nn c’erano già più e nn potevamo vedere gli spettacoli e poi prendere un gelato , come negli anni scorsi che duravano fino alle 17, almeno c’era il sole.. allora con papà siamo andati in piazza del parlamento, lì c’era l’erba e c’era gente. C’era molta gente vestita con l’abito tradizionale ungherese, anche se nn erano ballerini o figuranti, anche i bambini erano vestiti cosi, ma nn sembravano felici. Il parlamento era infiocchettato con tre grandi drappi bianchi rossi e verdi ed era buffo. La gente era strana e mi sono divertito molto, c’era gente grande e grossa senza capelli con delle grosse moto, c’erano vecchietti seduti per terra con delle valigie di cuoio che vendevano qualcosa, c’era un gruppo di zingari che papà ha detto che tifavano per Orban ed era strano perché Orban nn ama gli zingari dice papà, c’erano anziani in divisa militare, anche se carnevale, farsang come si dice qui, era passato, c’era molta gente con una spilla strana sul bavero. Papà ha detto che erano polacchi, che quel signore basso e sempre accigliato che si fa chiamare primo ministro li ha invitati per far vedere che ha degli amici che lo vengono a trovare dall’estero. Sono polacchi e la maestra ci ha detto che sono nostri fratelli. Qualcuno aveva anche uno striscione solidarnosc 80 e papà mi ha detto di ricordarlo, pechè poi saremmo andati a vedere il nuovo solidarnosc ha detto, solidarnosc era una specie di partito e vuol dire solidarietà, ma questo lo capisco da solo, ho 7 anni ormai..

Poi siamo entrati nel nèpmuvèszeti muzeum, il museo etnogafico, che in italia c’è solo nei paesi piccoli e di montagna, mentre qui è di fronte al parlamento, papà dice che serve a capire chi sono gli ungheresi.. oggi è festa nazionale ed era gratuito, era buio e la mostra temporale intitolata le donne e i tappeti fatti a mano era noiosa. peccato, mi piacciono i musei, ma questo proprio no.

Poi ci siamo mossi, perché alle tre dovevamo essere con i nostri amici, dall’altra parte del centro, ma vicino alll’ufficio di papà abbiamo sentito il rumore di gente. Era la marcia della fratellanza polacca e ungherese. Molti avevano bandiere bianche e rosse, i baffi ed abiti eleganti, papà ha gridato alle signore che avevano lasciato le pellicce a casa. Qualcuno ha alzato il dito verso di noi, altri hanno aperto indice e medio che vuol dire vittoria, un altro ha steso il braccio destro in alto, papà ha detto che cosi facevano i fascisti. Quanti amici polacchi che ci abbiamo e quanto ci vogliono bene che vengono a festeggiare le nostre feste nazionali ho pensato. Sembravano tanti, ma io so che c’era il trucco perché le strade del centro sono strette eil serpentone era più lungo..

Siamo arrivati dai nostri amici, vicino al ponte elisabetta appena in tempo, erano le 3 meno dieci. Che bello vedere tutta quella gente che affollava il ponte, peccato solo che l’orario mica andava bene, avevamo un terribile sole negli occhi  e dovevamo girarci. Qui la gente era meno divertente, ma papà ha detto che noi nn ne avevamo bisogno di vestiti militari o di bandiere di paesi confinanti pseudoamici per far vedere che ci vogliono bene anche fuori dai nostri confini. Infatti si sentiva parlare anche in inglese, tesco, francese, italiano e uno che a parlato era un deputato francese ha detto papà. Poi è venuta mamma e sono rimasto con lei, la mamma ha detto al papà di stare attento e poi si è allontanato. A cena ho sentito questo discorso:

<<Hai presente lo striscione che vedevamo vicino allo Jègbufe? Per fortuna nn era molto chiaro, c’era EU, ma c’erano due NEM, no, accanto. Estrema destra, giubbotti neri, teste rasate, bandiere di arpad, sono venuto a provocare, come hanno fatto a permettere a un migliaio di neonazisti di venire a inveire a 2 metri 2 dalla manifestazione per la libertà di stampa? Hanno fatto pure un comizio, avevano anche loro un ospite straniero, quest’anno siamo tutti internazionali, polacchi, Cohn Brandt, anche l’estrema destra ha il suo bell’amico di fuori… E dire che quest’anno nn volevo andare a vedere Jobbik , che ormai sono sempre la stessa cosa, ma come a gennaio, jobbik sta alzando un po’ il tiro, si sente quasi legittimata… e poi i cori la cosa bella è stata che dalla folla è uscito spontaneamente il coro “Nàcik haza” Nazis go home, come si gridava ai russi, e loro rispondevano con sporchi ebrei e il braccio teso, c’era la polizia dietro le transenne a dividerci, meno male che ora sono ben addestrati, nn come 5 anni fa… a un certo punto c’è stato un “vivace scambio di battute” tra i due lati della barricata, un uomo in camicia gialla e blu contro un a testa pelata,

<!–Vergognatevi

<!–Vergognati tu

<!–Volete che torni Gyurcsàny?

<!–E tu che opinione hai sul recente aumento del prezzo della benzina?

<!–Io nn sono ebreo

<!–Ebreo? io mica sono Deutsch

<!–Io sono qui per difendere la famiglia

– -L-la famiglia? Io ho cresciuto 4 figli. Non pratico l’autoerotismo come te.

Foto: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3050163567846.136106.1075926659&type=1

 

sotto il sole con un passamontagna

il 15 marzo ho (quasi) sempre scritto qualcosa e allora anche ora devo. scrivo qualcosa perchè qui è festa nazionale, una buona fetta dei budapestini vanno videkre, in campagna, fuori, specie quest’anno che c’era un ponte di 4 giorni. Gli interessati alle vicende politiche nazionali possono sempre passare una giornata che farebbe invidia a Pannella, in cui ad ogni ora c’è un comizio in diversi punti della città di autorità istituzionali, sindaci, capi di partito ed affini..

quest’anno ho avuto un impegno, maledetto lavoro, e sono arrivato davanti al Museo nazionale tardi, proprio quando la gente già sfollava sotto uno stupendo sole dopo il discorso del primo ministro, l’uomo che si vuole fare re, Viktor Orban. C’è tanto sole e la gente sfila, io sono lì impalato, senza la coccarda (kokkarda in  ungherese) e riesco a perdermi, poi, anche il discorso del nuovo sindaco di Budapest, Tarlos Istvan (maledetto  lavoro). e dire che da giorni sulla free press nn si parla d’altro che della sua idea di dedicare una piazza a Elvis prestley, che a quanto pare nel ’56 alla tv americana citò i moti d’ungheria o dedicò una canzone ….

riesco a perdermi anche i comizi dei liberali, LMP, e dei socialisti, MSZP; maledetto lavoro, questi ultimi sempre in un vicoletto del centro, come un partito piccolo e indifeso (che realmente sono se nn fosse per i pensionati e pochi altri), e pensare che fino a 5 anni fa erano un partito al 48%.. e governavano con i socialdemocratici, che ora si sono sciolti.. se la politica ungherese ha un piccolo fascino è ancora questa immensa volatilità del voto, questa nn fidelizzazione dell’elettorato..

Almeno riesco ad essere a Dèàk per il comizio dell’estrema destra, cose già viste, grande palco, gente simpatrica e pittoresca nelle loro teste rasate o aria da saggi di provincia in cappottoni improbabili e un simbolo magiaro del XIV secolo sul bavero..

ma la sorpresa è alle 4, al ponte Elisabetta, nn un posto e un’ora a caso, qui negli ultimi anni parlava sempre davanti a tanta gente Viktor (Orban, il primo ministro), sarà un segno. Infatti ora quando sbuco dall’angolo dello jègbufe, c’è una visione da sogno, un fortissimo controsole e un mare di teste che ondeggia, tanta, tantissima gente, nella leggera salita verso il ponte.. Gli organizzatori dicono 300.000 persone, la più grande manifestazione apartitica di protesta dal 1989, gli organizzatori sono civil mozgalom, associazioni, e la gente qui è gente normale, la società civile, come quella che scese in piazza e prese il comando nel 1989 qui, come quella che sta facendo la storia a Tunisi, al Cairo, a Bengasi:

Attenti allora a nn rifare gli errori di 20 anni fa, gente di brava volontà, ingegneri, professori universitari, intellettuali che guidano la società, ma finiscono per litigare fra loro, corrompersi, e farsi corrompere, o nn sanno bene cosa fare quando e perchè.

o forse importeremo noi le rivoluzioni, nn sarebbe male, come una bella vignetta politica di un mese fa:”Hai visto, migliaia di tunisini sono sbarcati a Lampedusa” “Evviva! vengono a liberarci..!!”

…..3 settimane fa ero in una specie di biblioteca-bar-associazione, c’erano due con una videocamera semiprofessionale e che giocavano con i video di un telefonino al tavolo accanto e facevano casino, dopo mezz’ora si avvicina uno, dimesso, inerme, barbetta, si mette dietro un muro e nn lo vedo,    registrano un video, in cui fa un pistolotto  sulla libertà, belle parole, lo ripetono più volte per vedere qual era la meglio, due ragazze carine che studiano ad un altro tavolo dicono che secondo loro era meglio la seconda.

Mi alzo per andare a prendere una tazza di te, e vedo il tipo mentre si toglie un passamontagna, wow

 

Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride

Ungheresi che vivete dentro e fuori i confini… (…) Quella che abbiamo fatto è una rivoluzione, una rivoluzione in terra libera.” Orban Viktor è salito sul palco, sistemato come al primo turno nella centralissima Vörösmarty tér, verso le 21.00. Da vero vincitore ha atteso le prime dichiarazioni dai partiti rivali, per godersi il trionfo del suo Fidesz, (Federazione dei giovani democratici) i 263 seggi vinti, superando di 5 la quota dei due terzi del Parlamento, un numero sufficiente per poter apportare modifiche alla costituzione.

Orbán è piccolino, ma ora pronuncia il discorso che si era preparato da tanto tempo, da quando era un barbuto giovane leader del movimento democratico del 1988, da quando dopo aver governato tra il 1998 e il 2002 aveva perso due elezioni consecutive, ma era restato sempre al comando, leader inattaccabile del partito. Poi erano venuti gli scandali del 96, la grave crisi sociale del paese, con il consenso al governo socialista crollato, aveva avuto l’appoggio dei sindacati, del pubblico impiego, senza perdere lo stretto legame con la Chiesa, con le frange nazionaliste, aveva visto Fidesz salire stabilmente oltre il 50% nei sondaggi, mantenuto fino al 53% del primo turno, che nel maggioritario ungherese gli ha dato il 68% dei parlamentari, oltre i due terzi.

I risultati erano stati subito chiari, solo 4 partiti in Parlamento, 263 seggi a Fidesz, 59 ai socialisti dell’MSzP, 47 all’estrema destra di Jobbik, 16 ai verdi-liberali dell’LMP. Nel secondo turno di domenica, dei 54 collegi uninominali in cui si votava, Fidesz ne ha vinti 51, lasciando agli avversari le briciole. Due miseri seggi, (su un totale di 176 complessivi nel paese) li ha vinti l’MSzP, il partito socialista ungherese, al governo da 8 anni. Entrambi i seggi nel XIII distretto di Budapest, Angyalföld, la terra dell’angelo, ultima roccaforte dei socialisti. Persi anche i quartieri operai di Budapest, le città industriali di Dunaujvàros, (Nuova città sul Danubio, l’ex Stalinvàros – città di Stalin), Salgótarján, Ózd. Dei 168 seggi di 4 anni fa l’MSzP ne ha raggranellati appena 59.

In precedenza si era sentita sui maxischermi la voce affranta, rotta dall’emozione di Lendvai Ildikó  dell’MSzP, partito socialista ungherese, che si congratulava col vincitore, ammoniva che il nuovo governo, coi numeri che aveva avuto poteva fare tante cose buone ma anche tante cose meno buone, annunciava le dimissioni dalla segreteria.

Poi quella di Vona Gábor, il leader del partito dell’estrema destra Jobbik, che annuncia la sua ferma opposizione in Parlamento. Dirà anche che alla prima riunione del parlamento andrà con l’uniforme della Magyar Gárda, la milizia parafascista da lui fondata e poi messa fuorilegge dalle autorità ungheresi.

Jobbik avrà 47 parlamentari; di questi nessuno è uscito dal maggioritario, ma una piccola soddisfazione se l’è pur presa, i suoi voti sono stati decisivi nella vittoria di Molnàr Oszkár, escluso da Fidesz e presentatosi come indipendente dopo aver dichiarato in televisione che le donne Rom in gravidanza si colpiscono deliberatamente il ventre con martelli di gomma per avere figli menomati e avere agevolazioni dallo Stato.

Il regime era cosi’ marcio che abbiamo dovuto abbatterlo, per ricostruirne uno nuovo dalle fondamenta”.

 “Abbiamo raggiunto il 68% dei parlamentari. E’ un nuovo massimo del mondo democratico raggiunto dall’Ungheria. Costituiremo un nuovo regime di solidarietà nazionale. Da oggi l’uomo ungherese sarà al primo posto. Faremo in modo che non tornino più al potere….

La gente che affolla Vörösmarty tèr ha gli occhi lucidi, ragazzi che si baciano, signori in bicicletta, coppie con bambini al seguito, guarda, il paese è arancione (il colore di Fidesz), fa una ragazza accanto a me indicando lo schermo, si stappa spumante, si sentono le note di We are the champions. Si inveisce spesso contro i socialisti, che son riusciti a farsi odiare da più di due terzi del paese.

Orbán lo sa, anche su questo ha costruito il suo trionfo, un voto contro l’MSzP corrotto e ladro, più che un voto a Fidesz. Se la Lendvai si è congratulata con i vincitori, da Orbán nessuna mano tesa ad una opposizione frantumata, un gesto dovuto forse, dopo una vittoria con questi numeri, nessun “saremo il governo di tutti”, “rispetteremo il Parlamento”, “ascolteremo l’opposizione”. Non ci sono queste parole nel discorso di Orbán, ma solo la promessa di un governo forte.

 

David Irving

Prosegue la collaborazione con Peacereporter, ora più bella che mai dopo il ruolo avuto nella vicenda Mastrogiacomo. A Budapest il 15 Marzo, al comizio del partito magiaro di verità e vita, MIEP, ha parlato anche il famigerato storico revisionista Irving.. su questo personaggio han ricevuto e gentilmente pubblicato: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=7570

Passata è la tempesta? – gli ungheresi di nuovo in piazza

Mi chiedon dall’Italia notizie della tempesta che ha attraversato l’Europa, e in effetti mi ero predisposto a scriverne nel blog, ma poi che delusione, qui giusto il cielo si è rannuvolato, la temperatura si è un po’ abbassata dai 15°C di metà Gennaio, e giovedì sera, al passaggio della tempesta, ho sentito sbattere la finestra della camera, che mi ero pure scordato di chiuderla..

 E’ che, come tutti noi, qui noi abbiamo un cugino ricco che ci protegge, il nostro cugino austriaco, con le sue Alpi che ha notevolmente attutito la forza degli elementi.

Quello che invece non si placa è il vento di passioni che anima i buoni ungheresi: oggi circa 1000 persone, richiamate dal neocostitutito Forum per il Cambio di Regime, si son radunate a Vértanùk tèré* che scopro essere la piazzetta giusto accanto a Kossuth tèr, la piazza del parlamento, quella con il ponticello e la statua di Nagy Imre.

Di lì son partiti in corteo (con alla testa due enormi bandiere di Arpad, precisa index.hu) verso Szemlőhegy utcá che è una bella via del II distretto nel verde delle colline di Buda, dove vive il tanto amato primo ministro Gyurcsany. 

Quando apprendo notizia è già tardi e credo che anche i 2-300 che si sono fermati a manifestare sotto casa del primo ministro ora son già a cena con la famiglia, ma vado a fare un salto a piazza del Parlamento per veder che aria tira. A piazza dei Testimoni di Sangue nun c’è nessuno, il Parlamento lì di fronte, è sempre bel transennato e la ronda gira sempre. Il piccolo presidio di 10 persone dei manifestanti, attorno ad una bandiera ungherese con un buco al centro, come nel 56, è attorniato da celerini che controllano i documenti…

Il “Forum per il cambio di Regime” è anche ben organizzato, visto che cortei di macchine e brevi blocchi delle strade statali si sono verificati un po’ in tutto il paese.

Del resto non c’era che da aspettarselo, il paese è sempre diviso, i partiti in lite e più lontani che mai dalla gente, la dura finanziaria del governo avrà pur fermato il debito pubblico e fatto apprezzare il fiorino, tornato a 250HUF per 1€, ma l’inflazione è al 10%e la gente inizia ad accusare il peso dei tagli alla spesa, dell’aumento di luce, acqua e gas, dell’innalzamento delle tasse, etc, etc..

Un consiglio per il primo ministro: si scelga un piccolo paesino in una località amena appena fuori Budapest (diciamo un’Arcore, una Gallipoli magiara) e ne faccia il suo feudo, così dormirà più tranquillo attorniato solo dai suoi scudieri.

 

 

*Vèrtanùk non l’ho cercato nel vocabolario, perché letteralmente fa “testimoni (tanùk) di sangue (vèr) e mi fa già impressione così.

 

L’Ungheria in piazza, sabato 30

 

Domani si vota, oggi è la giornata di riflessione, di silenzio elettorale, persino i siti di informazione sono costretti a premettere all’homepage una pagina in cui dicono che il sito nn sarà aggiornato per il silenzio elettorale.

 In piazza c’è un clima d fine della festa, meno persone, un po’ tristi che la festa è finita, ubriachi di canzoni, divertimento e quelli che non vogliono andare a casa, i più intimi del festeggiato, o quelli che non hanno di meglio da fare. Comunque tanta gente, ma volti un po’ stanchi e rassegnati.

Il piccolo pub con i tavolini all’aperto e due televisori per seguire le ultime notizie su HirTV, celebrato anche dal Magya Nnemzet, dove si accalcavano centinaia di persone per vedere quel che succedeva stasera è quasi vuoto, e i televisori son sintonizzati su VIVA (canale musicale tedesco) e su sport2 che trasmette Torino-Lazio 0-4.

 Mentre sul palco c’è un piacevole concertino popolare di archi, son colpito da una decine di persone in cerchio, con gli occhi chiusi che cercano l’estasi. In mezzo al cerchio brillano tanti lumini ( le piccoli candele basse da decorazione o per riscaldare olii profumati, molto usati in Ungheria). I lumini formano lo stemma di Santo Stefano (lo stemma con la santa corona, la bandiera di Arpad, e la Croce di Santo Stefano) che figura anche nella bandiera ungherese. Il cerchio oscilla con giovani e anziani stretti per mano.

 

Mi avvicino allora sotto la fiamma eterna a ricordo del ’56, che sembra bruciare da un blocco di granito nero, sul viale che porta all’ingresso del Parlamento. Le ultime 2 o 3 volte han messo altri lumini, a formare 2 specie di cerchi storti, concentrici. 2 ragazze là vicino cantano ad occhi chiusi e a voce bassissima una nenia malinconica. La gente passa e si ferma in silenzio davanti a queste lucine che brillano, sullo sfondo il monumento a Kossuth, un signore coi baffi pensa a sostituire i lumini spenti. Questi cerchi li ho visti già da lunedì, ma solo oggi riesco a decifrarli. Sono l’Ungheria attuale e la Grande Ungheria. Al loro interno anche altri lumi, per Budapest, per Kassa (ora in Slovacchia), etc. Un ragazzino cicciotello mette un piede nei Carpazi per porre un altro lumino a Kolosvàr. Tantissimi lumini poi per il SzekelyFold, la terra dei Szekely (popolazione di lingua ungherese, 500.000 persone circa, concentrata nell’estremo est della Transilvania. La loro origine è incerta, non si ritiene siano discendenti dei magiari).

Io son lì impalato, esterrefatto. Una signora fa cenno al marito di fare un passo indietro per farmi posto davanti ai lumini.

 Il giubbotto di un biker seduto sull’erba mentre i discorsi sul palco procedono, ha la scritta, dentro i confini della grande Ungheria: “Insieme ce la riprenderemo”.

L’Ungheria in piazza. Martedi notte

La sera dopo, a Roosvelt tér c’è ancora più gente, ancora di più, vuol dire che anche doman ce ne sarà altrettanto e che continuerà cosi’ fino alle dimissioni di Gyurcsany o alle elezioni comunali del 1 Ottobre.

quello che è successo ieri ha avuto uno strano effetto: tanta pubblicità per le proteste in generale, c’è più gente, ma si riconoscono anche molti di estrema destra, giubbotti, tatuaggi, bandiere a strisce bianche e rosse, che era la bandiera della casa di Arpad (storico capo tribù che portò i magiari nel bacino carpatico, e primo re di Ungheria, la sua casata governò fino al 1300), ma bandiera  ripresa dal partito neonazista delle Croci Frecciate.., tantissime bandiere ungare, è la destra, il nazionalismo spinto, qui sembra di essere allo stadio o sotto la statua di Petofi i 15 Marzo, festa nazionale….

la polizia è ancora poca, assolutamente inadeguata a contenere la folla. La gente è come spaventata ne ha avuto abbastanza, vedremo domani, oggi pausa, eppure quando ci allontaniamo per tornare  a casetta sentiamo grida di folla e voci, crediamo vengan dalla piazza, invece è una folla di uomini in nero, vanno verso il korùt, qualcuno applaude e si aggrega.. Insomma gentaglia per le strade di Pest, in branco, senza alcun servizio d’ordine senza polizia, Pest è in mano alle bande, la responsabilità ce l’hanno in tanti, troppi

Oggi han parlato in TV sia Gyurcsany che Orban. Gyurcsany tende a enfatizzare l’intervento dell’estrema destra, son tutti provocatori, noi siamo i moderati, Orban tiene un profilo basso, simpatizza con i manifestanti, ma nn li appoggia apertamente, ha decretato una grande manifestazione per sabato. Giovedì invece scenderanno in piazza ufficialmente gli studenti da tutto il paese..

Sembra di essere negli USA, il nostro presidente ha mentito (ci ha detto che le cose andavan bene, invece sapeva che stavamo nella cacca e nn ha detto niente per essere rieletto) e allora facciamo il finimondo, mah, vi propongo due pareri magiari opposti

A: Ma quale governo, quale partito dice mai la verità sotto elezioni? Orban avrebbe fatto lo stesso, lu lì che ha detto andate al seggio protetti da un carroarmato che è meglio. E poi la registrazione di Gyurcsany era davanti a quelli del suo partito, credi che a loro nn dovrebbe dire diamoci da fare?

B: Ci ha traditi, come credi ci possiamo sentire dopo che uno ci dice che ci ha ingannati pur di conservare il potere? non dovremmo scendere in piazza e protestare?

Le proteste si sono estese anche  a piazza della Repubblica (ex piazza della Repubbica popolare) tra il secondo teatro dell’opera, il mastodontico Erkel, e la stazione Keleti e la sede del partito socialista MSZP di Gyurcsany, dove nel ’56  la folla assaltò l’allora sede del partito comunista e linciò dei dipendenti comunisti (che da allora divennero i “martiri del 56”). Quella piazza mi è cara, in un angolo c’è una grande quercia, con un piedistallo senza statua, prima c’era il ricordo dei “martiri”, ora non c’è niente, sol una targa in basso, dedicata a tutti quelli morti ingiustamente, ed è un bel posto dove andare a passeggiare.. ma oggi verso mezzanotte  lì cariche della polizia, gente  a terra, lacrimogeni, insomma tante belle cose..