Non vi sembra una città abbastanza piacevole?

E’ in una domenica che ti ritagli molto pigra dopo giorni di lunghe camminate per la città e la pioggerellina che scroscia fina dalle prime ore della mattina e che ti fa tanto piacere che ci sia, mentre leggi di anticicloni africani da 40epassa °C che arriveranno dritti dritti attraverso i Pirenei fino a marciare su Berlino, che ti ritrovi a sfogliare una rivista, come all’inizio delle puntate di Casa Vianello..

faccio la conoscenza di Owen Hatherley, inglese per un bel po’ a Varsavia, scrive di estetica e politica per “The Architecural Review” e testate progressiste inglesi e parla della sua scoperta della Est Europa di uno che era cmq piu giovane di me e che ci ha iniziato a vivere molto prima di me…. e ne riporto qualche frase facendola mia con qualche superfluo commento di chiusura saccente

una porzione d’Europa che per gran parte della sinistra occidentale dopo il 1989 è semplicemente scomparsa dalla mappa, è diventata un’area priva di interesse politico e di speranza, una sorta di distopia.…” distopia, il termine che mi è venuto subito in mente dopo essermi visto in 24 ore Chernobyl la serie, che sembrava tutto cosi vero, ma nn troppo, ecco, verosimile, nn troppo lontano nel tempo e nello spazio, con un regime che potrebbe succedere…

e quindi una zona d’Europa di cui nn conosciamo niente… è difficile darsi l’idea del livello di ignoranza che esiste nel Regno Unito sull’Europa in generale in particolare su quella dell’Est” “sei mai stato a Poznan chiedeva una spia in un adattamento televisivo de la Talpa di John Le Carrè, come se Poznan fosse il posto peggiore del mondo e non, come è di fatto, una città abbastanza piacevole.. ed è questo forse quello che vorrei rispondere quando mi chiedono che ci faccio qui? Tutto qui, semplice…

Nn vi sembra una città abbastanza piacevole?

Si arrivava un viaggio a buon mercato in città a buon mercato che si rivelavano di una bellezza da capogiro …. con i loro storici paesaggi urbani molto meglio conservati che in quasi tutte le grandi città dell’ “ovest”. E tutto questo era frutto del passato, della giusta pianificazione del dopoguerra.

Hatherley scrive soprattutto di architettura, affascinato dai centri storici e dal modernismo, che se vediamo un palazzone anni 60-70 a Magenta o Covetry ci par moderno o modernista, se lo vediamo a Mosca o Bratislava o Varsavia un grigiore comunista, facile vivere con gli stereotipi, lo facciamo tutti i giorni, e si spinge anche nella grande politica, quei falsi miti sull’est, che pensiamo cosi diverso da noi ieri e oggi, e invece a guardar bene le politiche sociali il Welfare State o il Sevizio Sanitario Nazionale e i mille posti pubblici e le case popolari eravamo un’unicaeuropa, anche con la ruga in mezzo..

come quella di oggi, daje a dire Europa dell’Est culla del nuovo fascismo, sovranismo, stretta sui media e culti strani e noi nudi e puri, come se noi nn avessimo avuto Berlusconi, La Tatcher, le Pen padre e figlia e Trump eccetera

l’anno scorso è uscito il suo ultimo libro.. Trans Europa Express che a chi era teenager tra anni 80 e 90 dice qualcosina…

Perché Orban vince?

25 minuti in radio a Radio Capodistria, nel programma “I divergenti” (in fondo al file, clicca sulla radio o sul link, da 1.29.00) per cercare di spiegare come e quanto ha vinto Orban . E perché. E che effetti avrà sui suoi vicini di pianerottolo, sui paesi di Visegrád, sull’Europa, sul futuro del mondo.

Egészségetekre.

Link: http://4d.rtvslo.si/arhiv/i-divergenti/174531837

elezioni ungheresi 2018 – liveblog

23.05

Indiscrezioni confermate, Fidesz a valanga in tutto il paese e resistenze dell’opposizione che ottiene risultati solo nella capitale. Come 4 anni Fidesz oscilla sulla soglia fatidica dei 133 seggi in Parlamento, i 2/3 dell’assemblea, la maggioranza qualificata.

22.30

(indiscrezioni, stravince Fidesz, alla sinistra metà budapest a jobbik niente)

22.11

L’ ultimo votante..

20.30

A Londra e Újbuda son tutte piene le urne di plastica provvisorie…

http://m.hvg.hu/itthon/20180408_megteltek_a_muanyag_urnak_ujbuda_es_london_a_tragikus_pont

19.30

Il dato dell’affluenza rallenta .. alle 18.30 ha votato il 68% degli aventi diritto, si suppone un datofinale attorno al 73%. Il dato alto al mattino potrebbe favorire Fidesz (elettori da abitudini più conservatrici).

19.00

Tavoli da festa della birra , maxischermo, chioschetti, qui sotto alla “balena” la struttura in vetro e acciaio, quartier generale elettorale di Fidesz, il popolo di Orban aspetta icrusltsri Delle elezioni. Ancora lunghe code alle urne, ci vorrà un po’ di tempo per exit poll e primi risultati, pare dalle 9

17.00 Ancora record di affluenza, 63% contro il 53 di 4 anni fa (e in linea con il preceente del 2002 e sconfitta di Orban), ma ora sono in molti a chiedersi se l’alta affluenza (che si diceva favorrie l’opposizione) nn sia invece dovuta a una estrema prova di forza della macchina organizzativa (chiamiamola così) di Orban.

Dati alla mano l’affluenza è n crescita soprattutto nei piccoli paesini (l’Ungheria profonda di Orban) più che nella capitale (dei liberali europeisti), dove sono addirittura indietro rispetto ai dati di 4 anni fa in primo luogo i collegi storicamente di sinistra (Ujpest, Zuglo, Angyalfold). In fondo nn solo l’opposizione ha chiamato tutti al voto per un cambiamento, ma anche Orban, per la sfida finale contro chi vuole distruggere il paese. Un orban con la supermaggioranza, sancita da questo oceano d voti nelle urne sarebbe superlegittimato e inarrestabile

In crescita anche l’affluenza nei collegi che nel recente passato e con questi numeri cosi elevati in pericolo l’ingresso in parlamento dei piccoli partiti di sinistra o quasi (egyutt, momentum..) dove li trovano centinaia di migliai di voti per superare lo sbarramento al 5%??

16.30

Il seggio simbolo delle lunghe code e dell’alta affluvnza è diventato, qui a Budapest, quello di Bocskai ut, a Buda. ecco foto e Mattia Collini: (che ci tiene a precisare: è solo una parte, la coda continua, stan distribuendo bottigliette d’acqua”)

16.00 eötvös utca, Bp VI

DSCN7266.JPG

al voto al voto @grimaldi

15.45 ha postato il politologo Tőrök Gabor:

“in molti han speculato se in Ungheria c’è o meno democrazia. Mentre era chiaro che finchè ci sono elezioni libere, e le basi di concorrenza e equità, nn possiamo parlare di dittatura. I dittatori nn temono del risultato finale delle elezioni. i seggi sono pieni, son lunghe file per raggiungerli, gli esperti non sanno se aspettarsi voti pro o contro quel partito. La campagna di certo non è stata bella, ma oggi possiamo parlare di festa della democrazia, qualunque sia il risultato

15.30 inizia ad affiorare lo spettro del 2002, governo Orban, economia in buona salute, grande affluenza alle urne, vittoria socialista…

qui fuori c’è il sole etutti son felici,

15.00 siamo già sopra il 50% (53.64)

per ora la notiza (bellissima per la democrazia) è l’enorme affluenza alle urne. hanno assicurato che a tutti quelli in coda alle 19, quando chiuderanno le urne, sarà concesso di votare. Intervista di Hirtv alla bionda di una coppietta in fila sotto il sole in quartiere bene di Buda:

-è la prima volta che voti?

-no..

-e allora perchè stai qui sotto al sole per un’ora

– perchè ne vale la pena

13.00. i dati sull’affluenza alle urne dicono che si è recato a votare alle 13 già il 43% degli elettori contro il 32% delle precedenti politiche. più di 3.300.000 persone hanno inserito le due schede nell’urna.

L’increbile coda per poter votare, nel VII distretto, il quartiere ebraico di Budapest.

tra gli altri fantastico il video degli elettori di londra (c’è un solo seggio per 90.000 persone, gli ungheresi che si sono registrati per votare nel Regno Unito (bisognava registrarsi, si può votare solo in ambasciata, un mio amico phd a edimburgo dovrebbe andare a londra…)

12.00 arriva ancora la pubblicità di “Governo ungherese” pagina ufficiale, con i migrantii n marcia aggueriti e la scritta l’ONU vuoleportarli tutti qui STOP! che strano vederla ancora, come se fosse così. Governo ungherese, fatto quindi con soldi pubblici, e non con quelli departito.. se Orban perde sarà solo colpa sua, per la voglia di strafare, stravincere, trasformar tutto in battaglia all’arma bianca, anzichè lasciare che il suo consenso si sedimenti placidamente

11.00 l’affluenza già al 30%! il pensiero corre all’ultima volta (significativa) in cui gli unghvresi sono andati alle urne, nell’autunno del 2016 per quell’odioso referedum sui migranti che non passò e che registrò solo il 40% o quasi..

Jobbik ha già preparato sui suoi social una bella foto: serriviamo al 70% Orban perde, che Orban tremi..

jobbik affluenza elezioni ungheria 2018

9.30

il doodle qui per le elezioni ungheresi è dolcissimo..

doodle elezioni ungheria 2018

8.00 intervista ai leader di partito come sempre tra i primissimi a votare… Orban appare invecchiato, capel bianco, pancetta, viso segnato, invece Vona (leader di Jobbik, destra) par quasi ringiovanito col suo look barbetta.

Orban dice sul finire ora fateme passà ce devo andare ancora in giro a stringere mani e parlare alla gente che “secondo la legge ungherese le elezioni terminano alle 19 e fino ad allora si può far campagna elettorale” in ungheria è cosi..

Gentiloni nei libri di storia

“Ora ho due lavori, sono redattore dei libri scolastici di storia della maggiore (unica) casa editrice ungherese del settore, e lavoro in un supermercato

tori12

Storia – libro dgli esercizi

“Ora ho due lavori, sono redattore dei libri scolastici di storia della maggiore (unica) casa editrice ungherese del settore, e lavoro in un supermercato”. il primo è il lavoro dei sogni, ma è solo part time e allora mi serve un secondo lavoro. È per questo secondo lavoro che ci prendiamo una birra io e Pàl dopo un paio d’anni, per parlare un po’ di italiano, che sono capitati dei turisti italiani al supermercato (in genere arrivano un sacco di russi) al supermercato in centro, (quello orrendo all’angolo tra il Dunakorzo e Regiposta utca, uno dei retaggi della città interna anni 80, che i turisti dovrebbero vedere e imparare a riconoscere sempre) e non trovava la grammatica giusta per indicargli la bottiglia di vino che aveva in testa

Pàl è un ragazzo dolce e timido, con i primi capeli bianchi, di sé dice di essere un gran bevitore. Con la sua laurea in storia indirizzo didattica ha fatto per anni una sorta di professore gardiano di turno in un collegio per ragazzi di scuola superiore, poi quando ha perso questo lavoro ha fatto a piedi Budapest Vienna e poi è partito per una specie di lavoro volontario non retribuito in Moldavia. La vita è come una scatola di cioccolatini. In Moldavia ci è tornato più volte, in bus. A Chisinau la birra costa pochissimo. Io lo invidio, è la capitale new town socialista più vicina, una di quelle città moderniste brutaliste, una Brasilia comunista con palazzi pazzeschi. Di sicuro lì ci son pochi turisti, gli stranieri si contavano sulle punte delle dita di una mano

Chișinău

Chisinau – common photo

Fa il redattore per i libri di storia contemporanea, dove arriva il programma? Se ricordo bene dopo la terza birra, arriva ai primi anni 2000, che è una cosa splendida, mi immagino i libri di quinta liceo da portare alla maturità con la foto di Berlusconi, D’Alema e Prodi personaggi storici. Bene, ci parli di Berlusconi, no niente parolacce. Orban figura sicuro per il primo governo Orban del 98 e per il discorso di piazza degli eroi ai funerali di riabilitazione di Nagy Imre, quando disse che il re era nudo e in ungheria c’era una dittatura, come sparare sulla Croce Rossa. Ma intanto noi mica ci abbiamo Gentiloni sui libri di storia..

Paolo_Gentiloni_2017

Paolo Gentiloni – prima foto wikipedia – this file comes from the website of the President of the Russian Federation and is licensed under the Creative Commons Creative Commons Attribution 4.0

Sottovoce gli faccio, ti devo dire una cosa nell’orecchio: “ma che c’hai avuto molte pressioni per cambiare quello che c’è scritto nei libri di storia?” sottovoce risponde ridendo come se raccontasse del suo cane di quando aveva 9 anni si, qualcuno ha chiamato

elezioni Austria, Vienna è più vicina a Budapest?

Adam è ungherese, uomo di successo, parla un ottimo italiano e una volta è andata così:

  • Adam parli tedesco?
  • Certo, sai, io sono di Budapest, per noi Vienna deve essere come il nostro cortile di casa.

è con questo spirito assolutamente con questo che sono andato a Vienna a seguire un po’ cosa si diceva e come andavano le elezioni del nostro cugino più ricco, che poi quello che gli succede influenza di rimbalzo anche la vita qui un po’ più a valle lungo il Danubio, e dei riflessi del voto austriaco in Ungheria ho parlato con gli amici di Radio Capodistria a “I divergenti” cliccate qui  (io parlo dal min. 1.08 più o meno)

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Rivoluzione 2.0

DSCN1705.JPGQuattro ragazzine bionde e svogliate dagli occhi pieni di alcool all’ingresso dell’unico pub o quasi vicino al parlamento. “Che birra prendo? Una economica. Oh scusa c’eri tu in fila. No ,io son qui per sbirciare la partita mentre il mio amico è alla toiletta”. Sorride. Una mica ha un cartellone di cartone con il simbolo della ace su un lato e la scritta beke (pace) sull’altro. A un tratto grida: “alairta a Janos, egni fog a varos ( Janos ha firmato, la città brucerà)” Dal fondo della strada rimbomba l’eterno Merda coi baffi a squarciagola. (alias lo Janos, il baffuto presidente dela repubblica ungherese Ader Janos, baffoni alla Mussi per intenderci, che compare  disegnato in molti cartelli con qualche variazione sul tema, la principale è con o senza mosche)

In Italia pochi lo sanno ma in Ungheria ritorna la parola rivoluzione e vuol dire che le rivoluzioni del XXI secolo sono cosi e magari le primavere arabe devo iniziare a immaginarmele diversamente con tanta birra, sorrisi maliziosi e ragazzine piene di ormoni. Ci sono certo manifestazioni ufficiali, ma hanno organizzatori impacciati, gente che dice vogliamo un’Ungheria più felice con un tono di voce molto triste e poi un cantante folk che parla di vecchi tram su binari consunti e la gente che in piazza un po’ si annoia. La manifestazione di piazza degli eroi “il veto degli eroi” è andata piu o meno vosi, con molta gente che voleva esserci e farsi sentire e far vedere cartelloni spiritosi, e dal palco gente più preoccupata di come veniva il selfi, la foto di gruppo del cuore al centro della piazza come il diario di una teenager e del pubblico con i cellulari accesi in alto, fatti e rifatti piu e piu volte che l’immagine social è tutto e devo dire che infatti è davvero venuta bene…

Ma questo è ormai la quinta manifestazione in dieci giorni, la terza in quattro, la seconda in tre, i ragazzi san cosa fare e che ci si diverte. Bisogna aspettare il sciogliete le righe, e si passa un’oretta sotto la sede di Fidesz a far volare aeroplanini di carta (dal governo avevan detto, Soros ha fatto venire in manifestanti con l’aereo) e a gridare cose tipo Bayer Zsolt tua madre è una gran p., come resistere alla tentazione (Bayer Zsolt è una specie di Ferrara ungherese , giornalista di destra dalla penna acida e cattiva, e che aveva minacciato velatamente i rivoluzonari di oggi, dicendo un e se perdiamo noi la pazienza..) bene, ora tutti sanno che sua madre è una gran t.

…poi i social ci dicon di andare a Oktogon, dove l’avanguardia è già arrivata, poi alla piazza del parlamento, e dopo un po’ di tornare a Oktogon. Insomma ancora lunghe passeggiate in città, al centro dei suoi viali principali, proprio in mezzo della strada al grido di la città è nostra e noi la vogliamo, fratelli (cit.). a camminare son giovani e giovanissimi, birra in mano e bicicletta al traino, Orban ha anche la sfiga che le scuole son già chiuse per le vacanze pasquali e domani nn si va a scuola…

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Kossuth tèr e oktogon diventano i due poli della mente del giovane magiaro dei XXI secolo. Kossuth tèr è scura, lontana da pub e minimarket con le lattine di birra da mezzolitro, spiccano le luci calde del palazzo del parlamento e in controluce la lunga fila dei poliziotti antisommossa, saranno un duecento kabe. A Kossuth tèr i tuoi sentimenti più nascosti prendono forma, si scrive ciao mamma sul pennone della bandiera nazionale (quello voluto da orban chedi giorno ha la guardia d’onore e il passo dell’oca) o lunghe poesie, si mettono uno accanto all’altro Hitler, Stalin, Castro e Orban, tutto accompagnato dall’eterno merda coi baffi, sotto i cartelli meno ironici che riporto per diritto di cronaca e per rendere davvero l’atmosfera della piazza (del tono il governo è una s (eme) fascista e  Orban s(eme) Ader ingoia)

DSCN1862.JPGA Oktogon c’è il tuo animo goliardico e in cerca di divertimentismo, i piu responsabili certo si mettono all’ imbocco delle strade per non far passare nessuno, gli altri accendono gli amplificatori, metton su techno, spunta il vinaccio, birre, si siedono nelle eleganti aiuole, insomma fanno festa. Avvolti nella bandiera ue e ogni tanto il grido europa europa. Rivoluzione 2.0.

Di una cosa siam certi, Orban per questi pischelli è un vecchio bacucco, la legge è ormai superata, qui c’è n ballo il governo, la “Fidesz maffia” l’europa europa, lo odiano, con tutta la sana rabbia di un aadolescente verso i padri, odiano nn solo la persona, ma i suoi valori e quello che rappresenta.

(zerocalcare direbbe ora parte il pistolotto di analisi socioculturale, come se nn bastassero le prime due righe a chiarir tutto) Seduto con Sid sulle grate della discesa verso gli ex gabinetti pubblici di oktogo, ci guardiamo stupefatti, orban poteva fare grandi cose, aveva i numeri, la crescita, ha cercato di imitare Putin ed erdogan, ma nn ha capito che qui siamo già in occidente o quasi, siamo a 250 Km da vienna, che la sua gente ha chiesto democrazia e libertà già nel 56, negli anni 20 e poi nell’89, quando era lui il giovane. Ora attacca un’Università, follia, se l’ungheria ha un’eccellenza questa è Budapest che è meravigliosa e se neha un’altra è la cultura, i suoi istituti di formazione superiore, da sempre, pensamo ai corsi in inglese e tedesco dell’università di medicina Semmvlweiss.

All’1.30 ci sono ancora ragazzi a ballare la techno al centro della piazza, La prossima festa la si fa ovviamente di sabato, sarà un sabato di pasqua, i fuorisede nn ci saranno, i ragazzi invece si. Che cosa ne sappiamo noi della rivoluzione?

P.S. le parole Soros e Ceu, in questo post credo nn siano state mai usate, è un mondo che va veloce, si pena ad altro, si punta in alto..

Il Referendum è nullo

Il mio intervento per Qcode come commento all’esito del referendum link Q code

Jpeg

Orban

Ieri 2 ottobre si è tenuto il referendum consultivo promosso dal governo sulle quote migranti in Ungheria. E il governo Orbàn lo ha perso. Indiscutibilmente. Ma ieri davanti alle telecamere nelle prime dichiarazioni sui risultati (ma i giornalisti li ha lasciati al piano di sotto, niente domande please) con alle spalle tutto il suo stato maggiore, ha parlato di risultato grandioso.

Eppure ha perso:

Ha perso nei numeri innanzitutto, e non di poco. Il referendum era valido se il numero delle schede valide avesse raggiunto il 50% + uno degli aventi diritto. Il dato ufficiale è 39.88%. molto meno, traguardo neanche sfiorato. Non certo il 98% di elettori. Una percentuale che è poi solo all’interno delle schede valide. Ma in un referendum in cui tutte le opposizioni han chiamato all’astensione, è un dato che ha poco significato. Si vinceva o perdeva con il quorum e basta.

Ma ha perso soprattutto politicamente.

– Orban e il suo governo praticamente non si occupa d’altro che di migranti, muri, quote da oltre un anno e mezzo, da marzo 2015 fino a questo referendum, annunciato mesi e mesi prima, con un dispiegamento di mezzi impressionante. La gente si è semplicemente stancata di questa interminabile campagna per la quale sono stati calcolati 10 miliardi di fiorini spesi, 30 milioni di euro. (più di quanto hanno speso pe la campagna Brexit entrambi i fronti insieme)

Si è occupato di migranti, un problema sicuramente epocale, ma lontano dalla vita quotidiana della gente, qui i migranti proprio non ci sono in giro e nessuno è rimasto o voluto rimanere. e si è praticamente dimenticato dei veri problemi del paese, scontentando fasce importanti della società: gli insegnanti, i pensionati, chi lavora nella sanità. Non è poco. La manifestazione più grande, lunga e colorata di chiusura campagna delle opposizioni è stata quella dei movimenti civili (come si chiaman qua) che rappresentano queste categorie.

Una prova di forza su un tema che evidentemente gli sta molto a cuore, ma il cui vero scopo non l’ha ancora capito nessuno,,

– Ha cercato di conquistare Jobbik (il radicato partito di estrema destra ungherese) e i suoi elettori, senza successo. Pure su un tema su cui andavano più che d’accordo. Vona Gabor, leader di Jobbik, invece, si è semplicemente eclissato in questi mesi. Il 6% che manca per il quorum alle urne, probabilmente viene tutto da lì.

– Ha sbagliato anche nella pura tecnica: con la nuova Costituzione che, ottenuta la maggioranza qualificata in parlamento ha fatto subito approvare, ha reso molto più difficile l’utilizzo dello strumento referendario, aumentando il numero di firme necessario (ma questo è nato su iniziativa del governo) e portando il quorum ben sopra il 50% reale (anche i voti nulli non contribuiscono a raggiungere il quorum). Salvo po ricordarsi che dare la parola ai cittadini ogni tanto è importante, specie quando vuoi parlare in nome della gente.

– e si è dimenticato come si fa una campagna elettorale. Ha sparato tutte le sue armi più potenti, mirando a far affiorare le paure di un popolo a luglio – agosto ed ha finito con semplici bandiere nazionali e la scritta votiamo no, dimenticandosi che le elezioni si vincono nelle ultimedue settimane (Silvio B.). Tanto che il sostegno al referendum è calato pian piano nelle ultime 2-3 settimane. mostrando tutto l’affanno in una disperata rincorsa con spot TV last minute: “amo l’Ungheria e vado a votare” e sms ai normali cittadini fino a un’ora prima della chiusura dei seggi.

Orban è da 30 anni in politica, sempre lì, ha vinto e ha perso elezioni, ha vinto e perso referendum, ha avuto gtandi rivali, non si è mai arreso, ha sempre rilanciato la sua battaglia il giorno dopo la sconfitta. Certo per questo referendum ha mobilitato molti cittadini, più dello zoccolo duro di Fidesz, 3 milioni di voti non sono pochi, è ancora il politico più popolare e carismatico, in Parlamento può contare su quasi i 2/3 dell’assemblea, e l’opposizione a pezzi, se Orbàn ha perso sicuramente l’opposizione non ha vinto, se si votasse oggi vincerebbe lui di nuovo le elezioni, a mani basse, ma questo referendum checchè se ne dica, lo ha perso.

la Storia

migrazioni in Ungheria dopo i turchi

Migrazioni in Ungheria nel XVIII secolo

Anche se fa ancora più freddo comunque è sempre bella stagione e se passo di corsa sotto i portici di via del Tamburo qualche faccia nota la vedo, lì ai tavolini di una bettola vera davanti ai portici di una bettola finta. (la bettola vera la riconosci perchè la birra costa meno di un euro e i bicchieri son riciclati con il marchio tamarro della vecchia gestione, il marchio é bellissimo: Mr. birra). Facce di americani, canadesi, inglesi e italiani qui da molti molti anni ormai, con un lavoro buono o  così così, gente che ha sentito il bisogno di lasciar casa e di rifugiarsi sotto il patto di Varsavia.

L’italiano del gruppo è Enrico che da un po’ nn mi parla che di migranti, austrie, brenneri, elezioni imminenti, mentalitàcentroeruopee. “Sai, l’altro giorno ero in una casa ungherese per consegnar dei diamanti, e sul tavolo c’erano i fogli del loro figlio diciottenne che quest’anno c’ha la maturità,  che qui la maturità si fa a inizio maggio per gli scritti e poi a metà giugno gli orali. aho!”.

C’era un compito di storia, con le loro tracce prima e seconda parte, risposte chiuse e risposte aperte. e la prima domanda aveva il titolo “Migrazioni in Ungheria nel XVIII secolo”, sai, quando i turchi erano appena stati cacciati dal paese ma combattevano ancora guerre sanguinose nella regione, e le guerre, l’abbiamo scoperto adesso, comportano desolazione e territori abbandonati, e profughi, rifugiati, spostamenti di popolazioni che a casa loro c’era la guerra.

e c’era una cartina, con tante frecce, grandi, piccole, lunghe e corte, nella cartina la guerra non si vedeva, ma si vedeva l’Ungheria e le frecce erano vuote e il compito diceva di segnare il nome dei popoli che sono penetrati in Ungheria a inizio ‘700 e perchè e se sapevi dire qualcosa. Che poi vuol dire conoscere giusto il nome dei tuoi vicini. ed il ragazzo li conosceva ed ecco ruteni, romeni, serbi e croati, tedeschi svevi. perchè sono venuti qua? un po’ tutti per trovare un futuro migliore, quelli rossi al centro perchè i campi erano più fertili, giusto croati e slovacchi perchè il territorio era vuoto. ecco fa Enrico, quella mappa spiega molto di più di mille pippe al confine delle paure ataviche che è facile instillare in un popolo se si vuole sfruttare la paura e l’insicurezza e l’effetto che fa

Si Enrico, ha ragione. Io ho ritrovato la mappa ed eccola qua.

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I SIRIANI DI BUDAPEST

Come la numerosa comunità siriana di Budapest ha reagito di fronte all’emergenza dei migranti siriani

(di Alessandro Grimaldi)

C’era una volta un flusso di migranti arabi, in gran parte siriani, verso il cuore dell’Europa, accettato e condiviso, al di là dei Balcani, in Ungheria, un paese che li accoglieva a braccia aperte per farne una piccola ma importante parte della sua popolazione. Erano gli anni ‘70 e ‘80, Ungheria e Siria erano paesi amici socialisti e internazionalisti (amicizia anche suggellata da una visita di stato di Assad padre a Budapest il 28 Novembre 1978, all’indomani degli accordi di Camp David); la facoltà di medicina e il politecnico di Budapest erano mete molto ambite per la formazione all’estero dei giovani siriani.

dottori ospedali ungheria siriani

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La comunità siriana insediatasi così a Budapest ora conta 1500 persone. Il dottor K. è uno di loro, nato ad Homs, a Budapest dall’85, medico chirurgo, cardiologo presso un grande ospedale da 40.000 degenti l’anno della periferia sud di Budapest, un grande complesso socialista inaugurato con grande orgoglio nel 1980. Chi me l’ha presentato me ne ha parlato come di un dottore molto bravo, uno di quelli di cui i pazienti si ricordano. Uno dei medici che salva un paese con una sanità al collasso, in questi anni di lenta emorragia di giovani laureati in medicina, che in tanti lasciano l’Ungheria destinazione Gran Bretagna, Germania, Norvegia, paesi in cui possono guadagnare dieci volte più del loro stipendio nella sanità pubblica magiara.

 

Lo incontro nel suo studio dell’ospedale: lettino, scrivania, monitor, legno chiaro economico, i primi modelli in serie degli anni 80. Ha la faccia stanca, è tardo pomeriggio “oggi abbiamo avuto un caso grave, un intervento di parecchie ore”. “ora sta bene?” “Si.” Stende un po’ le gambe, controlla Facebook… “Era normale per noi venire a studiare qui in Ungheria, era il paese del patto di Varsavia più libero, più tollerante, col miglior tenore di vita. Germania Est, Bulgaria, Praga erano seconde scelte, chi poteva veniva qui, solo i migliori. E poi le scuole mediche e odontoiatriche erano ottime” La stessa buona formazione che ha una buona parte dei migranti di oggi, ed anche allora come oggi l’Europa (dell’Est) era una scelta di libertà..” Se fossi tornato.. da noi la naja durava due anni e mezzo e c’era la guerra in Libano, il regime non ci parlava d’altro se non di unità araba, dovevamo sentirci una grande nazione, un unico popolo, noi, insieme all’Egitto, Arabia, Giordania, persino la Libia.. immagina la mia sorpresa quando giunto qui ho visto i miei colleghi studenti di medicina palestinesi col passaporto israeliano. Erano arabo-israeliani e non avevano nessuna voglia di unità araba, erano felici di vivere in un paese libero. Io ero un giovane dottore, volevo vivere, l’Ungheria era un paese dove stavo bene.. “ L’integrazione è stata perfetta, dal 2000 ha preso la nazionalità ungherese, sogna persino in ungherese, l’arabo è diventata una seconda lingua, da parlare una volta l’anno, d’estate, quando si torna a trovare la famiglia, per portare le bambine dai nonni. “Certo questo fino allo scoppio della guerra. Mi sento comunque quotidianamente con i miei genitori, ho provato a farli arrivare qui, ma sono anziani, e poi ora in Siria non c’è più un’ambasciata ungherese, non possono neanche chiedere un visto.”

 

Il dottore non si aspettava certo di assistere a giorni come quelli di inizio settembre, con migliaia di profughi siriani che attraversano l’Ungheria e restano bloccati a Keleti, la stazione orientale di Budapest, senza nessuna assistenza, protezione civile o croce rossa che fosse, e poi una barriera di 175Km, fortemente voluta dal governo, costruita in un battibaleno per respingerli alla frontiera e l’opinione pubblica favorevole a questi provvedimenti. “Questa reazione è solo il frutto di odio fine a se stesso, odio verso tutti: rifugiati, ebrei, rom, è frutto dell’ignoranza. I siriani sono gente per bene, quelli che arrivano sono spesso giovani, istruiti, con in tasca i soldi per un lungo viaggio in Europa. Come ero io. Il muro è una soluzione sbagliata, si doveva pensare ad altro. L’opinione pubblica è stata preparata fin da giugno, con quei grandi cartelli in ungherese del tipo “Se vieni in Ungheria, non rubare il lavoro agli ungheresi”. Ma cosa ne sanno loro? Mio fratello ha avuto un razzo che gli è entrato in casa, non è esploso, è rimasto lì, nella stanza da bagno.. Mio fratello anche oggi ha un razzo dentro casa. Ecco, questa è la guerra in Siria.”

Pubblicamente è stato molto accorto. “Non mi espongo, glisso se qualcuno prende l’argomento, su Facebook scrivo solo per i miei amici più stretti o per me stesso. Leggo molte cose tremende, anche da persone che conosco da tanti anni, da cui proprio non me l’aspettavo, se proprio sono costretto gli scrivo dicendo: gentilmente, ti prego di contenerti..” Non ha aiutato direttamente i rifugiati, ma è nel suo ospedale han portato dei malati gravi, sapevano che c’era un bravo chirurgo che parla arabo..

La stessa attenzione l’ha avuta Nada, 33 anni, all’apparenza una ragazza sofisticata, che lavora presso una multinazionale, l’unica vera classe media della società ungherese. E’ figlia di un tecnico siriano arrivato in Ungheria nel ‘78 per un corso di pochi mesi e innamoratosi perdutamente di una ragazza di Buda all’uscita del suo ginnasio. Lei ha aiutato i rifugiati come traduttrice e ha curato certi aspetti legali, le sere libere le ha passate a denunciare i gruppi che sui social incitano all’odio.  “Sono perfettamente integrata, certo, sono ungherese, sono nata qui, i miei amici sono ungheresi, ho forse solo un’amica siriana e l’ho conosciuta pochi mesi fa. Ma andavo in Siria tutti gli anni, ricordo ancora quel favoloso odore di benzina e spazzatura di Damasco” Ha la pelle chiara, ha imparato a nascondere  le sue origini… “Ci sono sempre stata attenta, anche a scuola. Non lo vado a dire in giro. Sul posto di lavoro per esempio non me l’hanno mai chiesto, nè io l’ho mai detto. Il mio capo è un ebreo israeliano. E’ una cara persona, ma preferisco non dirlo in giro. Mi sono confidata solo con la mia collega più intima. In ufficio leggevo le notizie e andavo a piangere in bagno. Non sono la sola, vado in un centro di aiuto psicologico, mi han detto che hanno altre cinque persone con i miei problemi” Meglio non esporsi, anche Nada  è un nome inventato.

Al Ghaoui Hesna giornalista siriana ungherese

Al Ghaoui Hesna

E’ stata molto circospetta anche Hesna al Ghaoui, l’ungherese di origine siriana più famosa del paese, nota giornalista televisiva, tre lauree in lingue, giurisprudenza e arti visive, una giovane donna brillante e femminile con la sua folta chioma riccia. E’ figlia di un medico siriano ora vicedirettore del Péterfy Korház, uno dei principali ospedali della capitale; ha vinto vari premi internazionali per i suoi reportage dalle zone di guerra del Medio Oriente. Lei tutto quello che aveva da dire lo ha affidato ad un lungo post su Facebook, dove non era attiva da anni, ringraziando coloro che hanno aiutato i migranti e affermando di voler serbare tutto il resto per la sfera privata. Babel, il suo programma di approfondimento in onda su M1, la RAI1 magiara, si è occupato a settembre non di Siria, guerre e campi di accoglienza, ma della scuola del futuro, dal collegio svizzero da 100.000 euro di retta annua alla famiglia della contea di Zala che educa da sola le figlie.

 

Giusto alle spalle di Váci utca, la famosa via dei turisti della città interna di Pest, c’è un ristorante con le pareti tappezzate da gigantografie della qasba di Aleppo, uno dei primi ristoranti etnici di Budapest, si chiama Al Amir, (l’emiro). La sua descrizione inizia parlando della Siria come del paese più più variopinto del mondo arabo: sunniti, alauiti, drusi, curdi, armeni, cristiani, quaranta diverse culture e gastronomie una accanto all’altra. Ora quell’armonia è esplosa. Il dottor K. è cristiano, i suoi due migliori amici sono musulmani, e sono ancora grandi amici. La comunità invece si è spaccata, come la madrepatria Siria. Un tempo la comunità era  raccolta attorno all’associazione degli ex alunni di medicina, alla camera siriana all’interno dell’Ordine dei Medici Ungheresi, all’ambasciata. L’ambasciata è chiusa, il Centro Culturale Ungherese del Levante, che aveva nei manifesti accanto alle bandiere di Siria, Libano e Ungheria anche quella dell’Unione Europea, ha ceduto il posto alla Federazione delle Comunità della Gioventù Ungherese (MIKSZ) che, a dispetto del nome è ancora un’associazione di ungheresi di origine siriana. Nella sua sede è però ora esposto alle pareti tra tappeti e spade intarsiate e polverose il ritratto di Assad cinto dalle bandiere siriana e russa. Non sorprende quindi che il MIKSZ abbia organizzato una manifestazione davanti all’ambasciata russa all’indomani dell’intervento militare di Putin. Il portavoce del MIKSZ, parla di Siria, Iraq, Libia, socialismo arabo per il bene del popolo e imperialismo americano. “Siamo con la Russia, l’unico paese che si oppone alle politiche statunitensi in Medio Oriente. L’intervento russo è una svolta storica, per l’Europa ed il mondo.”Tra gli interventi precedenti si erano levate le grida: “La Siria si oppone, resiste. Viva la Russia! Viva la Siria, Il popolo siriano e l’esercito siriano! Viva il presidente Putin, colui che guiderà i nostri giovani!”

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Federazione delle Comunità della Gioventù Ungherese (MIKSZ) manifestazione a favore dell’intervento russo in Siria

 

Walid al Bunni

Walid al-Bunni

Una voce diversa è quella di Walid al-Bunni, dottore siriano laureatosi a Budapest, otorinolaringoiatra. Dalla morte di Assad padre è diventato uno dei leader dell’opposizione liberale in Siria, ispirando il proprio operato alla transizione democratica in Ungheria all’indomani del crollo del muro di Berlino. Ha trascorso in tutto otto anni nelle prigioni di Bashir el-Assad e allo scoppio della primavera araba in Siria è stato tra i principali esponenti e portavoce, della National Coalition Of Syrian Revolution and Opposition Forces, la federazione di dissidenti ed oppositori di Assad che nel 2012 i paesi occidentali hanno tentato di porre come legittimo rappresentante della Siria, ma che ha poi perso gran parte della sua credibilità, internazionale e sul campo, tra lotte intestine e  difficile dialogo con l’ala islamica della coalizione. E’ un editorialista molto ascoltato; sulla emergenza rifugiati parlava di: “Oppressione e umiliazioni infinite ai confini, dopo che l’estrema destra è riuscita a terrorizzare l’opinione pubblica creando un movimento popolare anti islamico attraverso il continente.”

Walid al-Bunni è diventato anche il referente diplomatico siriano in Ungheria da quando il 22 dicembre 2012 l’ambasciatore siriano a Budapest è stato ufficialmente invitato a lasciare il paese. L’ambasciata ora è chiusa, e ciò ha causato anche gravi problemi pratici per i rifugiati arrivati negli ultimi mesi. Se si prova ad andare nei pressi di questa grande villa sulla gran via che si inerpica sulle verdi colline di Buda la si riconosce subito: garitta militare all’apparenza vuota, grandi pannelli di metallo che negano la vista, emblema con l’aquila siriana. La scritta sulla targa dorata dice: “Repubblica Araba Siriana”, la Siria di Assad. Dopo poco dalla garitta che pareva vuota inaspettatamente esce un militare. “L’ambasciata è chiusa.”, dice “Vienna. Andare a Vienna”, ripete.  Budapest non va più bene. Ma questo i nuovi migranti lo sapevano già.

(lavoro di reportage per il collettivo giornalistico WOTS? – walking on the south )

 

Putin a Budapest

Il giorno della visita di Putin  a Budapest, tentando di stringergli la mano, o almeno di raccontare la giornata sua e della nazione

foto di Alessandro Grimaldi.

‘E’ febbraio, un mese freddo, ho portato una stufetta dall’italia,ma la spina a 3 qui non entra nelle prese. L’adattatore costa 3500 fiorini, la porto allora da un omino giusto accanto al mercato di Hunyadi tèr, lavora in uno scantinato, scendo delle scale ripide, dentro è sporco, vive col cappelino di lana. Mi cambia la spina per 400 fiorini, “Nel frattempo si sieda.” Prende un pio di giornali gratuiti che ti arrivano nella posta. (Ha capito che sono straniero) e mi fa “Siediti qui e leggi un po’, ci metto un po’. Questa…., questa é la Pravda” (per dire il giornale). La Russia a Budapest è questo. E oggi è il giorno di Putin, a Budapest in visita dopo 9 anni.

Putin pare sia uno che si alza molto tardi e lavora solo nel pomeriggio. Oggi fará uno strappo e atterra a Budapest alle due del pomeriggio. Quando esco di casa la polizia è praticamente sotto casa mia, solo dopo qualche ora realizzo che nel tragitto tra una corona di fiori e l’altra passerà da Rottenbiller utca, giusto all’angolo di casa.

3-4 poliziotti a ogni angolo, ma posso andare lungo l’Andrassy, ché secondo programma Putin atterra alle 14 e subito va a deporre una corona di fiori a piazza degli Eroi, sulla tomba del milite ignoto (come tutti i militi ignoti, nato negli anni 20-30, cosa ci va a fare Putin ancora non l’ho capito, se non un doveroso paio con l’altra corona di fiori, all’obelisco per i morti sovietici del 45 (ma anche del 56, quelli che schiacciarono”gli aneliti di libertà del popolo magiaro”). Alle  sull’Andrassy 13.55 c’é un po’ di gente, saremo un centinaio, fin dove fanno arrivare, fino all’ultimo incrocio prima della piazza, qui nella zona della ambasciate, con i nomi delle strade dedicati a grandi pittori, qui siamo a Rippl Ronai u. post impressionismo e amicizia con Gauguin.

Andrassy ut, after Putin

Un bel gruppo di poliziotti, ma rilassati, han lo stesso sguardo nostro, il secondo uomo piu potente del mondo o quasi passerà di qua, e ora che gli dico..

Fa freddino. S.B , una persona che credo abbia capito tutto dell’Ungheria ha messo su facebook un post fantastico: qualcosa del tipo” il servizio meteorologico dell’aeronautica militare (magiara) annuncia l’arrivo di un’ondata di gelo da est. Le temperature si abbasseranno a partire dalle 14, è previsto ghiaccio.  Non uscire di casa”. La credevo solo una geniale trovata e invece Putin ha davvero portato un’ondata di gelo.

Passa il tempo e Putin nn si vede, tutti un po’ spazientiti, vecchi e turisti. Poi si apprende che l’aereo di Putin è in ritardo, manco avesse peso un aereo della Wizzair. Nell’attesa apro Index.hu. sempre geniale. C’è uno fisso a studiare quel sito che ti dà in tempo reale le rotte degli aerei. La flotta imperiale di Putin ha 4 aerei, (Eva Balogh dice invece 8)uno è sulla Slovacchia, uno in Bielorussia, uno era in volo un’ora fa, uno é tornato indietro). Ci aggiorna ogni 10 minuti. Nell’attesa postano un vecchio discorso di Putin, poi una foto di Putin bambino che dà un fiore a Ronald  Reagan, o forse mi sbaglio.e le ultime sul Videoton (lasquadra di Szekesfehevar, gioiellino personale diOrban) che  incontra in amichevole il CSKA di Mosca)

Spunta un pallido sole solo verso le 15.30 un segno divino. Ancora qualche minuto a cercarsi di riscaldare le mani al sole di Budapest di febbraio ed ecco il ronzio di un elicottero. Poi debolissimo in lontananza la banda, la gente allineata sull’Andrassy sporge i colli all’insù. Poi arrivano sfrecciando 10 auto nere e auto della polizia, in direzione opposta a quella che pensavamo. Niente corteo trionfale lungo l’Andrassy, vetri oscurati. Poi un grande vuoto. Tutto qui?

appena consentono vado in piazza. Drappi russi e ungheresi sui pennoni, corona di fiori coi colori russi, semplice ed elegante, la statua a cavallo di Arpad che si chiede cosa sia.

Davanti alla vicina ambasciata russa era in programma subito dopo una manifestazione proPutin.

Mi aspettavo un piccolo gruppo autoorganizzato tipo le manifestazioni”spontanee” che inneggiavano a Gheddafi (ora che lo rimpiangiamo). Invece appena arrivo vedo due inconfondibili figure di Jobbik (la temutissima estrema destra magiara), giubbotti neri, aquile, baffi all’insù, grandiungherie tatuate sulle guance, ma a guardar bene c’è di tutto, un paio di bambini felici con i loro genitori che posano con bandiere bianche rosse e blu, siriani budapestini con bandiere della Siria, qualche rispettabilissima ragazza russa che ci fa tanto amare questo paese, vecchi nostalgici in logori cappotti coi nastri neri e arancioni di SanGiorgio sui baveri, un uomo molto sospetto vestito normalmente ma con delle scarpe bellissime, che di sicuro sarà uscito dall’ambasciata dalla porta principale. C’è pure una faccia nota, un amico italiano che citerò per iniziali (P.N.) che mi saluta e mi dice, vedi, siam tutti compagni, ti presento il compagno ungherese R. Dopo un’ora e mezza piú o meno tutti i presenti si sono avvicendati sul palco (saremo in tutto una cinquantina) e tutti han piu o meno detto, siam qui per la pace. Pace in Ucraina, pace per i nostri fratelli russi in Ucraina, come in Scozia  e Catalogna. Il primo ha fatto “Accusano tutti Putin di essere un dittatore. E allora?? sarà pure un dittatore, ma lo nella direzione della pace. “ Applauso. Prende la parola anche uno che fa il giovane ed è tutto incipriato, il reverendo Hegedus Lorandt il giovane, (il padre fu uno degli “eroi” del 56, lui è uno dei leader di jobbik, la sua chiesa in pienissimo centro ha un busto del “dittatore” magiaro sulle scale. Destra e sinistra, cattolici, ortodossi e protestanti uniti nel nome di Putin e della pace.

Io rimpiango invece di nn essere diretto subito verso il Parlamento (terza tappa del tour di Putin). Dovevo aspettarmelo. Dove c’è Putin c’è sempre una bionda che si spoglia: una delle Femen ha dato anche lei sfoggio della sua passione la politica. Quando vado io invece tremante dal freddo strade buie e polizia che ha isolato tutto il parlamento per il raggio di 500 metri.

Budapest today

La giornata però ancora nn è finita. Putin e Orban sono ancora al lavoro, chiusi in una stanza del parlamento a discutere e discutere nn si sa neanche di cosa, dovevano uscire alle 18.30 ma ancora nn si fanno vedere. Solo alle 19.45 si mostrano per la conferenza stampa congiunta. I due sembrano un po’ stanchi. Prima di parlare però una sfilza di ministri e sottosegretari si siedono su due poltroncine Luigi XVI per siglare una serie di trattati bilaterali energia, infrastrutture, sanità,  alla quint firma si siede il capo di Rosatom, l’ente di stato russo per ‘energia nucleare. Sembra Arrigo Sacchi.

La conferenza stampa dura 45 minuti. La seguo sulla TV dell’opposizione (ATV), quella che si vede meglio sul net. Incredibilmente Putin è ancora più basso di Orban e con Berlusconi potevano fare gli sfigati a scuola. All’inizio ognuno ringrazia l’altro (cosa tutt’altro che scontata). Ringraziamo il presidente Putin per la visita. “E’ stato un grande onore per noi”. No, no sono io ,che devo ringraziarmi per avermi dato l’immenso piacere di essere venuto nella sua

Conclusione degli esperti di ATV: non è successo niente. Almeno niente di quello che nn sapessimo già. La Russia continuerà a fornire il gas all’Ungheria, con un nuovo contratto a lungo termine, la Rosatom costruirà due nuovi reattori per la centrale nucleare ungherese di Paks, si aprirà un nuovo consolato ungherese a Kazan. Rapporti tra industrie farmaceutiche. Le sanzioni sono cattive. In Ucraina vogliamo tutti la pace. Speriamo che la pace di Minsk tenga. Sia lode al signore.

Mezz’ora di conferenza stampa e cose che già sapevamo energia, guerra, sanzioni. Allora bisogna pesare le parole. Orban usa la parola Eurasia. E nn usa la parola Paks (la località  mitia della centrale nucleare magiara). Putin dice la parola 10.000 posti di lavoro e 10 miliardi di euro “prestati all’ungheria a condizioni mooolto vantaggiose”.

 Di cosa han parlato allora,cosa è successo.. la risposta forse è tra le pieghe, nei dettagli in quella frase in cui Orban ha detto.. “ah si mi son dimenticato di dirvi che c’è un po’ di gas avanzato dalla fornitura precedente e non lo paghiamo, siamo d’accordo e in cambio facciamo usare i nostri depositi  di gas a Gazprom che ne ha tanto bisogno” e in quel sottovoce di Putin “e visto che il South Stream è saltato per aria con i nostri amici turchi abbiam pensato di fare un TurkishStream e  l’Ungheria ci darà una mano”. E solo alla fine forse stanchi si allargano un po’. Putin si scalda un po’ per accusare l’UE di aver sabotato il South Stream (è vero!) ponendo dei trappoloni in Bulgaria. Orban prende d’impeto la parola per dire che se l’Europa vuol essere competitiva ha bisogno della Russia e dell’energia russa. e che “Ieri sera alle 20 è volato a cena da Vucic, premier serbo per parlargli giusto di questo. E anche Grecia e Macedonia sono d’accordo”. L’Europa dell’Est si sta spaccando in due: pro Russia (Ungheria, Serbia, Bulgaria, Grecia, Cipro, Rep. Ceca,Slovacchia) e antiRussia (Polonia, Romania, paesi baltici). Stretta di mano, Putin ha fretta, Orban invece gli fa un cenno, andiamo davanti ai microfoni, stretta di mano.

No, i commentatori di ATV ne son sicuri. “Io nn ho visto niente, non è successo niente. o nn ce l’hanno detta tutta.

Putin Niet, Europa Si.

Aspettando la visita di Putin Vladimir di domani, in corteo per dire “non lo vogliamo”putin niet, europa igen.

Riesco a uscire di casa solo alle 19, ma per fortuna questa volta il corteo mi passa quasi dentro l’udvar (il cortile di casa) e in poco tempo arrivo al korut (il grande viale circolare, vera arteria dei uartieri centrali di Budapest). La gente sfila, si è mossa da Keleti alle18 e con magiara efficienza avran sgarrato di solo un quarto d’ora e quidi son tanti si muove lentamente. li vedo. E’ che mi sono organizzato male. E’ che a metter su manifestazione e discorsi dal palco a ogni cazzata del governo (lo facessero in Italia) si perde un po’ l’eccezionalità dell’evento e tutto viene a noia.

Oggi però c’è gente, domani viene in visita Putin e questo nome non ci lascia indifferenti, altro che Obama e a questi del corteo Putin non piace.  Raggiungo il corteo, c’è gente, anzi no, cioè non tanta, è che gli organizzatori son bravi, (giovani, movimenti civili come si dice qua, quelli del corteo contro la tassa su internet)  l’importante non è portare molta gente ma far capire che ci sia. E’ bloccato solo metà korut e ogni tanto lo allungano camionicini tipo ferrivecchi con altoparlanti.  Guardo la gente, qualche barbetta, occhi vispi e viso gentile di giovani universitari politicamente attivi,ma età media sopra l’età della pensione. Evidentemente Putin smuove i cuori solo di chi una qualche idea della grande ed eterna amicizia col popolo russo ce l’ha.

Il corteo arriva a Nyugati, risalgo piano piano, ci sono parecchie bandiere, come è giusto che ci sia in uncorteo, avanti avanti una barba bianca con la bandiera del 56, la bandiera ungherese col buco al centro (per togliere il simbolo della Repubblica popolare), una ragazza avvolta nella bandiera ucraina, un uomo buono con la bandiera della pace. Di lontano una donna con la bandiera della Gemania, una bandierina di carta, mi avvicino, no, è ancora una bandiera della pace. Ecco, era tanto popolare in Italia e invece ora che abbiam la guerra alle porte di casa ci scopriam tutti interventisti pronti a partire per la terza guerra di Libia, e invece qui qualcuno la conosce ancora.

Ci fermiam tutti a Nyugati, foto di gruppo dall’alto della sopraelevata, stesso stile della mitica foto di gruppo sul ponte Elisabetta nel corteo contro la tassa su internet… Dagli altoparlanti continuano a dirci che siamo fantastici, in stile villaggio turistico, alternato a slogan facili ed efficaci. Putin niet, Europa si. Europa, Europa. Non molliamo. Vogliamo l’occidente. Li gridano due ragazzi che camminano accanto ai camioncini, un giovane figo ed uno basso con un maglioncino rosso e cappello elegante. Noi siamo i giovani. poi si riprende, il palco è giusto qui alla girata sulla Bajcsi Zsilinski angolo via della Costituzione.

Sul palco ci attendono tre discorsi. Ragazza bionda dai capelli corti. La visita di Putin oltre che di cortesia dovrebbe essere incentrata su affari energetici, un nuovo gran contratto a lungo termine per le forniture di gas e le nuove firme per l’ampliamento della centrale nucleare di Paks (PAks II) qui nel sud dell’Ungheria. Gli argomenti son facili e immediati: l’Ungheria dipenderà totalmente dalla Russia per la sua energia, il nucleare ha tanti punti discutibili a partire dall’effettivo vantaggio economico, l’ultimo tender per energie rinnovabili si perde nella notte dei tempi, tutti i dettagli dell’accordo sul nucleare con Putin  son custoditi dietro il segreto di Stato, ma soprattutto, conclude, è un problema politico. Vogliamo essere un paese dell’est o un paese dell’Europa occidentale? (Oddio, e noi che credevamo di esserci lasciati alle spalle queste categorie, vai a vedere che rinasce la mitica rivista letteraria degli anni 20, del 900, “Nyugat”, -occidente, quasi quasi domani vado a mettere un fiore sotto la statua di Ady, il fondatore della rivista..)

Segue l’intervento di una ragazza ucraina. Tradotto, traduzione alla mano, dal tipo col cappello. “io non sono in politica e nemmeno un’attivista, ma solo una studentessa ucraina qui a Budapest. Sono della Crimea“. Il discorso cosi tradotto è lungo e vuoto, ma lei è decisamente carina e ha una bella voce, dolce e risoluta insieme.

Conclude, introdotto come una rockstar, Gulyas Marton. Marci si presenta con jeans stretti, giubbotto di pelle, sciarpa in tinta e un bel taglio di capelli. Dice una cosa molto giusta per cui tutti annuiscono: Orban, che domani stringerà la mano a Putin e che gli farà mettere una bella corona di fiori al memoriale (finora dimenticatissimo in un angolo polveroso del cimetero monumenatale lontano da occhi indiscreti) dei soldati sovietici morti durante il ’56, dove compare anche la parola Controrivoluzione (i fatti del ’56  furono così etichettati, controrivoluzione contro di ideali rivoluzionari socialisti), è lo stesso Orban che tenne lo storico discorso per i funerali di riabilitazione di Nagy Imre (primo ministo del governo provvisorio del ’56, ucciso nel ’58). Viktor non ti vergogni neanche un po’? Finisce il discorso citando Syriza,Podemos, romperemo l’apatia politica (sante parole) che ci attanaglia (da almeno 15 anni).

Ancora complimenti, fatevi un applauso, e poi siamo in Ungheria, ogni manifestazione che si rispetti si conclude con il commovente inno nazionale, cantiamolo anche se fa freddo, anche sottovoce.. Mi tolgo il cappelo anch’io. Poi un piccolo colpo di scena. Parte anche l’Inno dell’Unione Europea. Sentito così è davvero bello. Chissà se arriveremo a sentirlo alle Olimpiadi con gli atleti sul podio o se sentiremo le note della musica popolare salentina. E’ un bell’inno, la seconda strofa è un crescendo. si, l’inno alla gioia ci sta bene. Domani risuoneranno altre note. Sarò lì a sentirle.

Dal Kazakistan con amore

Whether for good or ill, I have lived my life, travelling a long road fraught with struggles and quarrels, disputes and arguments, suffering and anxiety, and reached these advanced years to find myself at the end of my tether, tired of everything. I have realized the vanity and futility of my labors and the meanness of my existence. What shall I occupy myself with now and how shall I live out the rest of my days? I am puzzled that I can find no answer to this question. (Abai Qunanbaiuli) IMG_20140602_10291225 anni fa in Ungheria eran tutti comunisti, ma ora son tempi duri, tempi di crisi, al governo la destra è più forte che mai, prende più del 50% dei voti e più dei due terzi dei voti in parlamento, è una destra solida e unita, insomma un solo partito, un sol’uomo,  e tra i suoi miti fondatori ha la lotta al comunismo. Comunismo vuol dire come potere che viene da fuori che impedisce la piena realizzazione del vero spirito ungherese, perché questo sul magiaro medio fa sempre presa. In realtà se cambiasse le magliette o se vedessimo allo specchio il parlamento ungherese nn ce ne accorgeremmo neanche. Sentivo, a 8 e mezzo di Lilli la Rossa, Curzio Maltese candidato alle europee per la lista Tsipras. Le ricette che proponeTsipras (grandi interventi pubblici, aumento di spesa su tutti, intervento dello stato nelle banche, no al trattato di libero scambio con gli USA, etc. ) in Ungheria  è programma già da 4 anni. Magari la democrazia ce la perdiamo ma..

Chi vive a Budapest sa che la città è un brulicare di belle statue in bronzo e marmo, non solo di santi dorati nelle chiese, ma di uomini politici piu o meno noti un po’ in tutte le piazze. Budapest è una città di piazze stupende. Una bella statua nn si nega a nessuno, tra le ultime son spuntati Cseh Tamas (il Gaber ungherese) e Peter Falk, si, il tenente Colombo (la leggenda vuole di origini magiare). Anche il suo cane ha una statua.  Si seminano statue senza interruzione da un centocinquant’anni chiunque sia al comando.. liberali, conservatori, comunisti, fascisti, comunisti, e quelli di oggi (orbanisti). Ognuno vuol dire io c’ero, ed ho un poster in camera che voglio condividere con voi. Chi apre una guida turistica sa che le statue comuniste più compromettenti son tutte in un parco fuori città, fatti un’ora di mezzi e ci sei. Qualcuna meno compromettente ha cambiato nome, da statua della liberazione a statua dei liberatori cambia tutto. C’era poi lo spinoso caso della statua fatta dai comunisti davanti al parlamento, ma che raffigurava un padre della patria, Kossuth Lajos, una sorta di Mazzini ungherese. Una statua bella e vincente, col dito in alto e il popolo in basso ad ammirarlo. Ma si è pensato bene di mettere quella di prima, imponente, ma triste, marmo e viso corrucciato all’ingiù.

Cseh Tamás

Peter Falk

Kossuth Lajos

Kossuth-emlékmű

Nel manuale Cencelli dell’arte pubblica magiara il caso ancora più delicato è se la statua è pubblica, ma nn all’aperto. Che fare allora della statua di Marx nell’atrio dell’università di economia prima università Carlo Marx?.  Ancora se ne discute e avevo letto cose strane, e allora ieri ci sono stato a fingermi studente fuoricorso tra i corridoi ma eccolo là, Marx seduto in poltrona, proteso in avanti col libro in mano e l’altra mano semichiusa con i palmi in giu che a un napoletano sembrerebbe dire questo è il piunto, caro mio.. Marx resiste ancora nonostante in città sia sorto anche un bel busto del “duce” (vezèr) magiaro del ventennio et al

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Karl Marx

Karl Marx Budpaest

Karl Marx

Marx mi strizza l’occhio, ma sulla mia personalissima agendina avevo segnato anche altro.. Succede che se in Italia siam tutti contenti che il Qatar abbia comprato il 49% di Alitalia, mentre Airfrance ci preoccupava molto, l’Ungheria di Orban ha da tempo teorizzato il concetto di apertura ad Est, ormai in  europa ci siamo e sarà difficile cacciare qualcuno, andiamoallaconquista di altri mercati. I russi costruiranno i nuovi reattori della centralenucleare di Paks, cinesi indiani e coreani useranno la terra dei magiari per produione e logistica, siamo un ponte tra oriente e occidente, dialoghiamo con tutti. Un tre anni fa ero all’inaugurazione della seconda statua di Reagan a Budapest, un mesetto fa han ripreso i rapporti diplomatici con la Corea del Nord (c’è pure un monumento a un compositore sudcoreano, il grande Ahn Eak Kai,  però nel parco).. Un colpo al cerchio ed uno alla botte piena ed uno alla moglie ubriaca però…

Ahn Eak Tai statua Budapest

Ahn Eak Tai

statua Ronald Reagan Budapest

Ronald Reagan

C’è poi che con da un annetto ho ripreso a correre nel suddetto parco, grande bello e selvaggio in parte, il Varosliget, il grande parco municipale che si apre alle spalle di piazza degli eroi e nel mio percorso abituale, tra via Stefania e via Tolstoy ho iniziato a leggere bello nuovo e nero su bianco il segnale stradale via Asztana (il piccolo okoskodo (HUN),  bambino intelligente degli anni ’80 – primi anni ’90, che amava aprire l’Atlante Geografico de Agostini per vedere le capitali del mondo e la cartina fisica dell’Europa o dell’Antartide, riconoscerebbe al volo la capitale del Kazakistan, neo membro dell’Alleanza euroasiatica (Russia, Bielorussia- Kazakisztan, da cui l’Ucraina si è defilata e…) Il kazakistan sarà uno stato comunista e dittatoriale, ma ci dà il gas e ci fa fare impresa e noi siamo gente aperta, come gli italiani.

Asztana ut Budapest

Ed ecco che poi nel mio ultimo allenamento vedo su via Asztana un grande faccine in bronzo, scalini in marmo e piedistallo bianco, e capisco ci siamo, eccolo finalmente il monumento all’indimenticato scrittore kazako  Abai Qunanbaiuli, finalmene a Budapest (l’unica sua statua al di fuori del kazakistan è a Mosca, che twitter ha pure reso famosa, qui si incontravano quelli delle proteste a Putin nel 2012, il leader della protesta che twittava..”un monumento a uno sconosciuto kazako”. Ma Budapest è ponte tra  oriente e occidente. Certo un monumento di cui si sentiva la mancanza qui in città. Ok, ci sono ancora i sigilli, lo inaugurano domani 4 giugno (non un giorno qualunque qua, ricorreranno i 94 anni dal trattato di pace con cui l’Ungheria perse i 2/3 del territorio, cose che succedono se perdi le guerre mondiali). Ma il faccione è già lì e io voglio fotografarlo ocn calma.poeta kazako Budapest

Quando mi avvicino c’è un tipo in bicicletta che parla con un giovane, inizio a scattare foto, un bel viso dell’Asia centrale, altipiani, cappelli strani, treccine, labbra carnose, occhi a mandorla, scalini bianchi e panca in marmo, han pure rizollato il terreno circostante, la differenza col prato spelacchiato attorno è curiosa. Ci giro attorno per prendere tutte le angolazioni, dietro c’è la scritta ”regalo del kazakistan al popolo ungherese” che mi fa ricordare il regalo dei lavoratori di Sofia al popolo magiaro del busto di Dimitrov che era in linea d’aria a 100 metri da quel Carlo Marx di prima.. Arrivo a favore di sole. si vedono striature, mateirale un po’ deteriorato, è una statua vecchia, beh  comunque non nuova, diciamo usata, tirata fuori da chissà quale magazzino.. mi accorgo solo ora che il signore in bici è praticamente uguale al sommo poeta. Nn ce la faccio a fotografarlo bene senza farmene accorgere. Si allontana, mi avvicino al giovane, gli fo:“come ti piace?” (tipica espressione magiara) il giovane nn sa nn risponde (tipico modo di fare magiaro) lo incalzo col sorriso sulle labbra: “se ne sentiva la mancanza, dì là verità? Espressione ebete “almeno è qualcosa di nuovo” ( ecco me la cavo cosi e siamo tutti d’accordo).

Accanto a noi un’intera squadra di barboni-giardinieri – lavoratorisocialmenteutili è al lavoro per innaffiare le aiuole improvvisamente comparse ad abbellire questo tratto di parco e a togliere i fili d’erba spuntati dall’asfalto sulla strada. Domani abbiamo graditi ospiti da un lontano paese dell’est.

Ma poi c’è anche un’altra Budapest a cui mi piace attaccarmi e allora, io che ho informatori nei peggiori bar della capitale, mi dirigo in mezzo al prato trale frasche al termnine della via Tolsztoy, dove su indicazioni precise del mio caro amico Mark vado ad abbracciare il busto di Csercsa Tamas anche lui un po’ orientale e sorridente. Lì un po’ nascosto, ma comuqnue a 100 metri da Tolstoy e a 50 da Rudolf, figlio sfortunato di Sissi e Francesco Giuseppe. Prima di Pasqua mi era arrivato un sms, vieni qui e qua domani sabato alle 18, inauguriamo una statua. La statua è questa, è illegale, l’han messa loro, artisti, l’ha fatta un nostro amico scultore, o almeno uscito dall’isttuto d’arte. E’ bella. Ed è rimasta lì. Non disturba nessuno, nn l’hanno levata. Immortala un loro amico elettricista. E’ davvero bella. La targa dice: Csercsa Tamas, elettricista

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stauta illegale budapest Csercsa Tamas elettricista

un voto di troppo..

L’euroscettica Ungheria non soprende: Orban, Jobbik e sinistra divisa

ripreso da Q code magazine

rispetto per gli ungheresiNessuna sorpresa nel voto ungherese e c’era da aspettarselo, si era appena votato un mesetto e mezzo fa per le politiche e in fondo in 4 anni poco era cambiato, sempre Fidesz, il partito conservatore populista del discusso leader Orbàn Viktor sugli scudi con i due terzi (da solo) dei seggi in Parlamento e solo perché ripescaggi e scorpori del “mattarellum” in salsa magiara sgonfiano un po’ i 96 seggi vnti sui 106 dei seggi uninominali o il 53% del proporzionale. Si sa, l’Ungheria èun paese democratico.  Ma alle europee le proporzioni contano ed ecco Fidesz capeggiare senza tanto sforzo col 51%. solo un milioncino di voti, ma sono europee, l’affluenza non è stato il ridicolo 13% slovacco ma un “europeo” 30%. Il battagliero Orban si era solo sforzato di inseguire a destra Jobbik, grandi faccioni sui manifesti elettorlai ocn lo slogan “rispeto per gli ungheresi”,  scandalo Kovacs Bela (un po’ il nostro Mario Rossi) deputato di Jobbik indagato come spia russa (molto attuali), e ponendo in cima all’agenda la necessità di ogni buon ungherese di farsi la palinka (il forte distillato alla frutta che ogni buon magiaro usa per aprire e chiudere i pasti) o d introdurre l’ergastolo senza parola, o far iniziare i lavori per l’erezione del monumento (al’occupazione) nazista, a Szabadsàg tèr, con la grande opposizone della comunità ebraica.

monumento all occupazione nazista

Missione compiuta, Jobbik è sì il secondo partito ma con il 14% perde punti e voti rispetto alle politiche. Comunque accanto alla LePen  e Borghezio, la Morvai Krisztina (la professoressa universitaria, paladina dei diritti delle donne, un po’ il volto serio, il Miglio di Jobbik) potrà sedersi con degna ammirazione.

 

E poi Jobbik è secondo partito perché la vera partita di queste elezioni in Ungheria era la resa dei conti a sinistra, presentatatasi divisa (tanto c’è il proporzionale)  dopo la (seconda) storica disfatta dell’arrangiata unione tra il partito storico della sinistra del ‘900 (partito socialista, MSzP), il partito dell’ex primo ministro Gyurcsany, ricco e liberista, travolto dagli scandali, ma sempre il più carismatico da quelle parti (Coalizione Democratica, DK) e il partito della società civile, che voleva porsi alternaiva ad Orban, guidata da un ex banchiere con un nome tutto fuorchè magiaro Gordon Bajnai  (Insieme, Egyutt).

Il video del vincitore senza appello in questa contesa è ilgià citato Gyurcsany Ferenc, spilungone, palestrato con la camicia stirata, che improvvisa un balletto impeccabile nella festa elettorale, visibilmente felice per aver qasi raggiunto al 10% il partito che aveva dovuto abbandonare con infamia un 4 anni fa. Meszterhazi, il capo dei socialisti, ha finalmente rassegnato le dimissioni.

Prossimo appuntamento le amministrative di novembre, tanto poi c’è tempo, nel parlamento appena stupendmente restaurato i 2/ di Orban lasciano tutto il tempo..

 

Risultati ungheresi

Fidesz:  51.9% (1,191,163)

Jobbik: 14.68% (339,501)

MSZP: 10.92% (252,494)

Demokratikus Koalíció  9.76% (225,762)

Együtt-PM 7.22% (167,012)

LMP 5.01% (115,957)

 

 

Unicum Italicum

la nuova legge elettorale ungherese e le ripercussioni sul voto delle imminenti (6 Aprile) elezioni politiche magiare..

 

Nella residenza di Yanukovich han trovato un vecchio galeone e lo zoo con gli emu, ma magari li son animali comuni e te li porta un collega dall’Uzbekidtan venuto per una conferenza. Si,  vabene, il cesso era d’oro e ceramica, ma magari l’aveva trovato già lì, incompenso nello zoo c’eran pure maialini da fattoria come anche nella parte transilvana dello zoo di Budapest o come il piccolo villaggio finto che si fece fare a Versailles Maria Antonietta, la centroeuropea. Diceva l’ex ambasciatore Usa a Mosca negli anni 80 in un librodalla copertina morbida che nn so come è finito nella mia libreria che allora il privilegio dei potenti dirigenti comunisti era di poter accedere alla frutta di categoria I e la categoria I voleva dire le mele non bacate. L’immagine piu curiosa per un ungherese era una piccola mensola con delle bottigliette di liquore, non cognac o whisky invecchiati 30 anni, ma due bottigliette di Unicum, l’amaro ungherese.

unicum

L’ungheria ha l’Unicum e io penso a quello mentre in Italia si vota l’Italicum, un’Italia attiva, propositiva, positiva e spensierata, insomma un’Italia da bere (oddio quei tempi gai con la x son diventati bui) , come vorrebbe il nostro buon primo ministro nonancoraquarantenne.

Comunque se si stapperà l’Italicum avremo raggiunto un piccolo grande traguardo, la modifica della legge elettorale. L’Italia è una repubblica in cui ancora (per poco) si dà grande importanza al parlamento, equesta nuova legge elettorale la aspettavamo da tantianni. Al bar italiano dove passo a salutare Angelo che li ci lavora incontro sulle scale A.B. che è delle mie parti e come si usa dalle mie parti mi fa subito un “cosa ti offro?” “ un caffè” “ecco un caffè” e poi parlando dei mali dell’italia  dice con ardua metafora che l’Italia è un paese a derivata negativa e l’Ungheria a derivata positiva e questa è l’impressione che ha ogni volta che passa da un paese all’altro. Gli italiani all’estero sono un po’ così, almeno come categoria.  I due o tre che gli stanno attorno, tra cui io, magari dissentono ma nn  replicano. Sta di fatto che nell’Ungheria dell’Orban anno IV, , il parlamento, per più di 2/3 occupato da un solo partito (il suo) nn  è che abbia molta voce in capitolo e le riforme galoppano a tempo di record. Un anno e mezzo appena  di governo ed ecco che è entrata in vigore la nuova costituzione e con essa anche una nuova legge elettorale. Nn che quella vecchia nn funzionasse (in fondo l’ungheria ha avuto una bella alternanza di governo e sempre solide maggioranze, anzi di più), ma già che ci sono meglio riscriverla come piace a me. Chi nn l’avrebbe fatto, anche questa è democrazia o sbaglio? (?)

Ma prima che miscordi qui i vota tra 3 settimane, domenic 6 aprile per il rinnovo del parlamento, ecco qua. Il weekend scorso, nel mio mensile volo in Italia per ricongiungimento familiare, ho con me una copia di Magyar Narancs, settimanale di politica, cultura e società, linea editoriale tipo un Eugenio Scalfari centroeropeo. E’ vero, ora ho tutte le notizie che voglio su internet, ma la carta canta epuoi sottolineare e riflettere, e nn  ti dicono di disconnetterlo durante le fasi cruciali di decollo e atterraggio, dovessimo sparire nel nulla come in Malaysia.. Allora con grande sforzo di volontà ho comprato la rivista nel mio minimarket di Kiraly utca alta; ci entro spesso sperando di trovare gli yogurt scontati perhè scadono il giorno dopo ma finisco per comprare 3 pacchetti da 40 grammi di semi di zucca tostati e salati di marca turca, una vaschetta di ricotta senzamarca, una bottiglia di birra ceca e giusto alla cassa una copia del Magyar Narancs. La cassiera con la sua tinta di capelli rosso mogano la faccia cicciotta e un neo tirabaci sopra il mento nn ne conosce il prezzo né sa dove cercare il prezzo sulla copertina e alla fine sbaglia, batte in cassa e il prezzo per gli abbonati e nn il prezzo pieno. Sul prezzo dei tabloid nn si sarebbe sbagliata.

Diceva I.W. mezzoubriaco al pub che una volta al giorno prende in aereo. O almeno lo immagina, perché in aereo sei comodo, nn puoi muoverti, hai un sottofondo rassicurante, niente internet nè frigo. Sottoscrivo tutto.  Nella mia modalità aereo salto i pezzi sull’Ucraina, questo è un altro post, e sui solitiscandali corruzione, liscio il bordo e mi appresto, invece, a leggere con attenzione “Eccessiva sicurezza” – le regole elettorali cucite su misura per Fidesz. Ricordo a tutti che la linea è liberal e parto: dlknvfkjg, no, meglio un po’ piu piano…

collegi elettorali uninominali

collegi elettorali uninominali

L’Ungheria è un paese moderno e risoluto e ha un governo che lavora e si dà le scadenze. L’Europa è unita e ha gli stessi problemi, troppi ministri, politici e deputati, troppi partiti e partitini, una legge elettorale sbagliata… ecco allora che il governo in aria è di soli 6 ministri, e pazienza se poi il ministero delle risorse nazionali copre sanità, pubblica istruzione etc. etc.. e poi per il prossimo parlamento ecco ridurre il numero dei parlamentari con  tanto di foto della Camera con meno sedie e più spazio per allargarele braccia… proprio dimezzati, da 386 a 199, certo resta un maggioritario con recupero proporzionale, un solo turno,  chè chi ora scrive le regole del gioco (Fidesz) difficilmente può fare alleanze a accorpamenti. E poi uno tra i primissimi provvedimenti del governo ,nel lontano 2010,: la doppia nazionalità e il diritto di voto ai “nuovi ungheresi” residenti all’estero, finora stranieri di nazionalità ungherese (insomma il circa milione e mezzo di ungheresi rimasti furoi dai confini dopo i trattati di pace della prima guerra mondiale), perché si crede come ci voleva insegnare Mirko Tremaglia gli ungheresi sono come gli italiani all’estero con il ritratto di Mussolini e del papa buono nell’armadio, salvo accorgersi (chissà) che nella circoscrizione estero vota gente che parla le lingue e nn solo il broccolino, legge la stampa straniera (ohibò chi l’avrebbe mai detto) e magari nn si lascia ammaliare da certo populismo italiota.

Ma il tocco di genio della nuova legge elettorale magiara è stato mettersi con una bella carta geografica sul tavolo: accorpa un seggio, accorcia uno, metti un po’ di provincia a quella città che così diventa un po’ più di destra e unisci quei due grandi quartieri della periferia di Pest che rosso su rosso fa chic e 1+1 fa 1(seggio), e poi di un arancione fanne due che le arancie piccole son le più sugose… e cambia anche qualche virgola sulle leggi per l’accorpamento che….

Eco allora accorpatate le rosse Csepel e Saroksàr, storici feudi della sinistra che ora diventeranno un’unica grande enclave, o l’inclusione in un unico collegio di Vàrpalota (sinistra) e della provincia del Balaton Superiore (fortemente di destra) o di Miskolc (vecchia città operaia, secondo tram d’ungheria) e delle zone periferiche mentre la fedele Debrecen rimane intatta.

E anche lo scorporo subisce modificazioni che ora vedrà recuperati non solo i voti del perdente ma anche quelli “in eccesso” del vincitore…

E ora nel 2014 abbiamo computer ed algoritmi, basta far girare tutto sulle elezioni precedenti. Con i nuovi colleggi il guadagno di Fidesz sul totale nazionale è di almeno due cifre..

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proiezioni voto 6 aprile. arancio= fidesz, rosso= Unione di sinistra, verde = Jobbik, blu= lago Balaton

Ed ecco che dopo sondaggi mensili in cui si dava al proporzionale Fidesz sul 50%, la sinistra al 30%, poi Jobbik e liberali in ordine sparso, ecco che col maggioritario spunta di nuovo come da anni vedo qui nelle giornate elettorali: un’ungheria tutta arancione Fidesz con solo qualche macchietta qua e là di rosso, un po’ di Budapest, Miskolc,  ecco qua, 14 seggi all’Unione e 92 seggi su 116 a fidesz e col proporzionale un 67,8% che è giusto giusto quanto serve per ssicurare una nuova maggioranza dei 2/3 ad Orban. Orbn Viktor.

Un esperto sull’arancia ungherese ci rassicura, la vittoria nn è scontata, solo che l’Unione deve vincere con tre gol di scarto (….) e i miracoli nn sempre sono possibili, il Milan a Madrid lo ha dimostrato..

Budapest today

per una volta arrivo puntuale all’orario di apertura delle mie economiche e bellissime terme ottomane (se esco prima delle 12 costa poco) una folla enorme davanti alla cassiera lentissima di pensionati con giacconi lisi e bustoni di plastica e la prescrizione della mutua in mano. Esco allora sulle panchine, e torno tra 15 minuti. eccomi seduto sulle panchine della chiesa greco cattolica di Buda, proprio accanto alla statua di Shevchenko (Taras, il poeta nazionale ucraino, non Andryi). Mi sfilano accanto strafighe magrissime coi polpacci troppo sviluppati  e uomini seri in completi eleganti e grigi, diretti nei loro uffici dalle loro case alto-borghesi di Vizivaros.Budapest è tutta qui.

Banco Natale

Shopping natalizio tra i negozi di vestiti di seconda mano e le sedi dei nuovi istituti  bancari nazionali ed asiatici entrati nel paese..

” – Tutto è incerto non bisogna cercare di capire . (….) 

 – Il denaro non è nulla” (La famiglia Moskat, Isaac B. Singer)

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Ultimo giorno di lavoro. Quest’anno mi hanno spostato il turno e mi alzo col buio, ma è dicembre, il sole sorge dopo le 7. L’unico vantaggio è che il mio caro tram 37 è pieno di pendolari e non puzza ancora di barboni. Ho proprio tutte le fortune. Lo svantaggio è che non so a che punto è il paese, perchè il puzzo dei barboni nel tram è il mio personale indicatore economico nazionale.

Oggi però è una mattinata lunga, al lavoro si stappa lo spumante e  allora mi tocca ammazzare un paio d’ore prima che anche l’ultimo turno sia completato e la grande sala riunioni sia libera finalmente e allora eccomi a sfogliare le riviste sul tavolino. Ecco una copia di Figyelő, l’Osservatore, prestigiosa rivista economica ungherese,  certo ben fatta, le notizie economiche del momento, il braccio di ferro governo-banche sui mutui, l’equitalia ungherese e la politica del gas russo e l’ Unicredit ungherese, ma l’uomo di copertina è Meszàros Csaba, neanche 40 anni e già tra i grandi ricchi d’Ungheria, ingegnere elettronico, un uomo che si è fatto da solo, tante aziende di successo, hi tech ed IT. una bella intervista, il momento più difficile della sua vita è stato quando ha vinto l’appalto per l’ammodernamento dei nastri trasportatori dell’aeroporto di Sidney, potevano lavorare solo tre le 23.30 e le 5 e alle 5 doveva essere tutto superefficiente. Oraecco che apre anche lui una banca, ha rilevato lo sportello (centralissimo) della nota banca sudcoreana Hanwha, pochi clienti, ma affezionati, servizi personalizzati per i suoi amici d’infanzia. Ecco. Banche. Ddappertutto si sbraita contro le banche ma è l’ungheria che si muove, certo  la maggior banca d’Ungheria è ungherese la gloriosa OTP, ma le altre son tutte straniere e delle più insidiose, Germania, Austria, Italia con Unicredit e Intesa San Paolo son loro che si arricchiscono tassiamole e pazienza se poi i costi ricadranno sui clienti, il direttore della Banca Centrale Ungherese l’ha detto chiaro e tonto quattro delle prime otto banche devono lasciare il paese, vatti a fidare di una banca tedesca, meglio aprire i confini a chi non ha bisogno di soldi, perché il paese ce li ha già, banche russe, arabe, la Bank of China che giàha la sede guarda un po’ di fronte alla banca centrale, o qualche piccola banca ungherese, siam piccoli e cresceremo. Insomma il paese è pieno di giovani intraprendenti e di successo, basti dargli una spintarella o una pacca fraterna sulle spalle, un po’ di fiducia e torneremo grandi, siamo a pochi mesi dalle elezioni gli indicatori economici si sono messi incredibilmente al sereno, al di là delle attese. “Ungheria e Romania saranno per l’IT l’India d’Europa” C’era da aspettarselo, hajra magyarok…

Manca ancora un’oretta e allora pesco anche il Szabadföld, (terra libera, come una telenovela sugli emigranti italiani in Argentina), il “settimanale della provincia” nel suo riconoscibilissimo formato un po’piugrandedeglialtri , anche questo un bel giornale, con un’anima, una pagina di esteri per i villici  e ancora la rubrica degli scacchi sotto la posta dl cuore. Terra libera ha invece un articolo corredato di grafici e tabelle sulle regioni d’Ungheria relegate, a parte la regione di Budapest e quella accanto all’Austria, agli ultimissimi posti nella classifica UE per reddito pro capite. Le ultime 20 regioni sono tutte in Ungheria, Romania e Bulgaria.

Mi gratto un po’ il capino allora, anche giunto nella sala runioni bella e storica, disegnata dal grande Lechner ai primi del 900, quando ancora le banche ci avevano i soldini, e purtroppo oggi dannatamente fredda, ma almeno i vecchi dipendenti ormai in pensione giunti come tradizione a festeggiare con noi sono molto carini. Un omino che a malapena si regge in piedi fa un discorso commovente e impostato che inizia con lui nel 1949 pieno di speranza che cambia 3-4 lavori prima di trovare la sua vocazione; e dire che aveva frequentato i corsi di teatro..

Il giorno dopo sono libero, come un piccolo risparmiatore, il cielo è grigio da 7 giorni e devo passare un’ora in giro neanche so più perché. Sono all’imbocco della Dohàny, lì all’inizio del VII basso, quando la magnificenza del New York si stempera nel grasso dei gyros.. Entro allora in un negozio di vestiti di seconda mano che qui a Budapest vanno alla grande (specialmente se con la union jack sulla vetrina e la scritta vero abbigliamento inglese). diventati in poco tempo il mio secondo preferito indicatore economico nazionale. Siamo a Natale, è pieno di gente, colori caldi alle pareti, e tante donne dentro. il sistema si sconfigge così. Le camicie quasi nuove sono a 4 euro, io ne esco con una cravatta a due euro per le feste di Natale cui affidare il mio successo sociale.

Ci prendo gusto e mi dirigo sulla Rakoczi, il grande viale dedicato al Garibaldi ungherese, che dalla bellissima stazione orientale taglia i vecchi quartieri semicentrali di Pest, attraversa Blaha, il vero cuore pulsante della città e poi Astoria, l’altro grande incrociosimbolo, e poi il Danubio, il ponte Elisabetta, Sissi e poi a tagliare Buda.. Quasi naturalmente dalla stazione la via si riempì di alberghi grandi e piccoli, negozi e centri commerciali, dal Corvin Aruhaz anni ’20 al magazzino del giovane pioniere.

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Da anni però la Rakoczi è un fantasma, la storia è passata e il presente non c’è, la città si è sviluppata in altre direttrici e questa parte è incredibilmente rimasta al passo, vecchie insegne al neon, rimaste lì, negozi di libri da rimodernare, lo straniero che passa di là impara le parole Kiado ed Elado*.  una di quelle strade che meglio descrive dove è il paese e cose le sta succedendo…

Sicuramente si capisce che in Ungheria succede che la gente è molto affezionata alla moda vintage; ci provo gusto e me ne faccio altri tre o quattro, praticamente uno affianco all’altro, sempreverdi, commesse e  locali rimasti quelle degli anni 80 con qualche ruga inpiù e qualche speranza in meno nella vita. La commessa di 60 anni mi sorride, guarda, un bel giovane qua dentro…

Alla fine attraverso la Rakoczi, giusto all’altezza del grande palazzo neomoresco di Schmahl e lì sotto gli archi ocra arabeggianti ecco l’insegna nuova di zecca della SBER, colore dominante verde, verde speranza, è una banca e nn un profumo, ma nei manifesti in vetrina c’è sempre un ragazzo figo e snello con cravatta e maniche di camicia e la tua compagna di classe carina in camicia, tailleur, occhiali con bordo leggermente colorato che ti sorride e ti da una mazzetta di soldi. SBER. la più grande banca russa e dell’Europa dell’Est e la terza d’Europa, la grande apertura all’est è in marcia, e mica cavoli, la SBER era la grande banca dell’URSS e ora di Putin, che l’anno scorso ha comprato la Volksbank entrando trionfalmente nel mercato ungherese. Nella filiale stanno ancora lucidando l’argenteria, ma già hanno aperto. Ancora un isolato ed arrivo ad Astoria, il grande hotel eclettico degli intrighi di regime e di fronte l’EastWest business center,  il grande palazzo a vetri per uffici dove l‘occidente incontra l’oriente, la prima timida bolla edilizia dopo il crollo del muro (1991) in fondo nn bruttissimo.  Lì di fronte alla fermata del 7, dove per anni c’era l’insegna tricolore disegnata da un bambino del “Banco Popolare”, ora c’è questo simbolo discreto giallo e arancione che ha già cambiato nome, evidentemente le indiscrezioni erano esatte, l’Osservatore ci aveva visto lungo e qui le banche stan cambiando piano piano tutto… girato l’angolo ecco poi la colomba stilizzata della banca Magnet, magnetico, anzi no, la rete del nocciolo (mag in magiaro), insomma Mag-net con arguto giuoco di parole ungherese, la prima banca etica ungherese, fondata il 29 Aprile 2010, guarda caso un paio di settimane dopo la schiacciante vittoria elettorale di Orban, l’avevo già incrociata durante la notte dei musei, dopo esser entrato all’Hopp Ferenc il museo di arte orientale, nella bella villa sul viale Andrassy dedicato al grande viaggiatore magiaro di inizio secolo con le sue foto e i suoi ricordi dalla lontana Corea, poi lunga coda al nuovo museo dell’oro, cineserie dorate, un museo da 15 euro di biglietto quel giorno gratis, e coda lunghissima, alla fine rinuncio ma subito dopo mi imbatto in un’altra villa di quelle prima di un ricco ebreo, poi di un ricco nazista, poi di un ricco dirigente comunista. Tavolini di artigianato tipico andino e collanine, stemmini del Magnet dappertutto, l’edificio magnifico. Tutto sembra tranne che una banca. Faccio due più due, che oriente e occidente  si siano conosciuti cosi, tra vicini di casa..

*affittasi e vendesi

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Rio Bravo

In uno dei più bei palazzi dell’ottavo distretto, un colore amaranto slavato dal tempo,  un palazzo degli anni ’10, quando il liberty trasformava i suoi spettacolari fregi sulle facciate in simboli quasi astratti legati ai motivi tradizionali ungheresi,  bene, qui c’è c’è una bettola, mi hanno assicurato la bettola più a posto della strada, ce ne sono tre e sono sempre nel quartiere malfamato,  anche se Budapest è una città sicura.

Cmq mi hanno consigliato bene, è proprio una rendes kocsma, una bettola a posto, con una donna dietro il bancone, una dona in posti che sono come il barbiere da noi, per soli uomini o quasi, succede spesso qui, un modo per assicurare che nn ci siamo problemi,  questa poi è anche carina e gentile, anche se forse io sbaglio a ordinare, ho preso una Aszok alla spina, mentre tutti la stanno bevendo in bottiglia. Tutti vuol dire un paio di uomini di mezz’età sugli sgabelloni, con i baffi forse, io invece mi siedo nella saletta oserei dire, la saletta è tutta in legno, sembra davvero di stare nella bettola Rio Grande (nome di fantasia, il nome vero è T….) come si chiama questo posto. Il pavimento, il soffitto, le panche sono tutte di listarelle di legno scuro, c’è un solo tavolo vicino alla finestra, dal quale entra un po’ di luce in questo grigio sabato pomeriggio d’ottobre, sulla finestra accanto al tavolo persino una pianta di geranio. Posso tirare fuori un pezzo di carta e un mozzicone di matita, di fronte la gente delle strade dell’ottavo distretto, che aspetta alla fermata del tram, anche se tutto è rallentato oggi, è sabato, primo pomeriggio, anche i barboni si prendono una pausa di riflessione.

Sono venuto qui su suggerimento di R. (questo nome  davvero nn lo ricordo), ero in giro per il quartiere e mi ero adocchiato questo kebabbaro, ai confini del quartiere Maddalena, vicinissimo a Blaha e al centro, ma dove vedi passare molti zingari, quasi un’atmosfera di villaggio, e ogni tanto alzi la testa e vedi capolavori del tardo liberty, e poi è ottobre, che qui in est europa è un mese bellissimo, foglie gialle che cadono e luce soffusa.

Entrato, ho scoperto che era un kebabbaro di qualità, di quelli che ti offrono riso giallo alla turca o altri contorni ricercati e porzioni piccole, medie o grandi, anche se è pur sempre un buco un po’ spartano. Ma poi la sorpresa maggiore è la donna di mezz’età che mi prepara la sbobba.. Sono sicuro di nn aver fatto errori quando ho chiesto il piatto, ma lei mi chiede di che nazionalità sono (il modo ungherese gentile per chiedere di dove sei) ed è così che ci conosciamo e mi racconta la sua storia..

E’ romena, (romena romena, nn come tanti qui, romena, di nazionalità ungherese, ce ne sono quasi un milione e mezzo in Transilvania, pardon Erdelyi). È strano, qui ci sono pochi romeni, chi può va piuttosto in italia o in spagna, la lingua è simile, certo, si guadagna di più, anche il modo di pensare è proprio identico. E’ quello che aveva fatto suo marito, lei era rimasta in romania, (la storia è iniziata 10 anni fa), faceva la poliziotta, badava alla famiglia, la paga era molto molto bassa.

ma facciamola parlare in prima persona…“poi avevo un’amica, una cara amica che lavorava qui, al mercato cinese, -il mercato delle quattro tigri”, sicuramente lo conosci…, e allora sono venuta anch’io, il primo anno era diffiicile, nn avevo un lavoro, nn parlavo la lingua, ma mi son detta: io indietro nn ci torno..  poi è arrivato un lavoro, nn un buon lavoro, ma un po’ di soldi, meglio di niente, alla fine son qui da 6 anni (anche questo è raro, soprattuto nella ristorazione c’è un grande e veloce ricambio di personale..). molti mi chiedono se io e il padrone siamo sposati, no, è solo il proprietario, mi raccomando, nn metterti con un’ungherese, si sono carine, sono gentili, ma poi nn è proprio così, io anche, ho avuto storie con ungheresi, ma poi, ho capito questo… ” si prende una pausa, prchè son affamato e le do le spale mentre mangio.. “E’ buono il gyros?…”mi fa si, il gyros è buono, e io son contento, che qualcuno mi abbia chiesto chi ero e mi abbia detto chi è, qui, nell’VIII distretto..

vieni a Budapest e ti interesserebbe fare un giro delle bettole di Budapest o visitare l’VIII distretto, il quartiere multietnico? clicca qui o qui..

Ta Ta Tabù, anche bianchi

“tabù, si è un tabù. E’ così ma nessuno ne parla.. Magiari? ma quali magiari, parlano tutti dei magiari come se fossimo ancora lo stesso popolo di 1000 anni fa, e invece la storia [in Ungheria la storia è una passione nazionale, le riviste storiche specializzate (Rubicon, Historia) sono tra le più vendute, una specie di Focus ungherese) è un lungo elenco di popoli che sono venuti nel bene e nel male sul nostro territorio e si sono mescolati a noi.. Tatari, Unni, Serbi, Sassoni, Turchi.. [ma questi sono solo i nomi che ricordo oggi in una tarda mattinata postalcolica]. Guardati intorno, oh Alessandro. Siamo di tutti i tipi, mica come slovacchi o polacchi.. ci sono gli ungheresi biondi e smilzi e quelli mori e bassetti (il primo ministro), quelle con (la tendenza al) culo grosso e quelle secche, quelli con una bella barba e baffi e quelli che neanche gli spunta un pelo sul mento…, guarda le donne, riusciresti a descrivere la donna ungherese?..

Eppure questo è un tabù, un mito, la gente si cuole sentir dire che siamo un popolo unito e siamo un vero popolo e che un vero popolo significa che siamo tutti una razza, mica che abbiamo storia e cultura comuni…” (E.K.)

[al che io rispondo sempre: io sono di Bari, abbiamo avuto i Longobardi (germanici) e i Bizantini dell’est, gli Armeni, gli Svevi, i Normanni, gli Spagnoli.. il risultato è che il barese è sempre barese e si riconosce e che il barese più famoso al mondo è rosso di capelli.. lode a te Antonio Cassano

il mio amico Harp

Alle volte capita che ritorno agglegeny (una specie di scapolone che ama vivevere per i cazzi suoi senza una donna) e mi ritrovo a nn voler ritornare subito a casa e ad entrare nella kocsma vicino casa per una birra in pace.

Accanto a me ci sono tre che giocano a carte, di mezz’ètà, dall’aria saggia, ma con sguardi e muscoli di chi ne ha viste tante. A un certo punto uno di loro fa: “per cortesia, canti a voce più bassa se è possibile…”. Nella scala di valori magiara queste parole sono pesanti come pietre e 15 minuti dopo il poveraccio, mezzo ubriaco che stava mettendo musica nel jukebox e la cantava a voce alta si ritrova sbattuto fuori in strada, con la sua bottiglia di Aszok (la birra più economica) e l’immancabile busta di plastica che questa gente si porta appresso.

Poi il kàrtyazò (giocatore di carte) torna al tavolo come se niente fosse e gli amici nn gli dicono niente. Io allora mi concentro di nuovo sul 90esimo minuto del campionato francese che il grandeschermo della kocsma sta generosamente trasmettendo, quando si avvicina un tipo con una felpa arancione, capelli ricci un po’ sporchi e occhiali tondi tondi moltopiugrandidegliocchi.

“Parli inglese?” mi fa. “Beh si” rispondo. Continua..”stiamo insieme? parliamo? sai io sono solo..” lo guardo, interdetto, e a ragione, poi “Sai io sono polacco, sto qui da poco in città, abito da queste parti e questo è il bar più vicino, sono entrato per caso, mica conosco qualcuno”

allora si siede.. è polacco di Varsavia, anzi di Lublino, meravigliatissimo dal sapere che io a Lublino c’ero stato, e anche a Zamosc, che è li vicino, lui va tre volte all’anno in Italia, perchè il padrino (cioà il padrino di battesimo) della ragazza è di Italia. bene, ora ci conosciamo, anch’io metto nel discorso la mia ragazza e ora tutto è a posto.

Anzi no, manca il che fai nella vita, orbene lui è artista, è giustappunto qui per una mostra delle sue opere, 3 mesi in una galleria. Alla domanda innocente: “Dipingi?” mi guarda come se avessi chiesto qualcosa di molto stupido.. “Che domande Alessandro, dipingi, cosa vuol dire dipingere.. se vuoi comunque nella galleria c’è uno che ha fatto una monografia su di me grande così..”

E’ un artista, deve fare domande, mi dice, mi chiede che cos’è l’Ungheria,e perchè e che posti frequento. Quando esce dal cesso anch’io gli domando allora che ne pensa della tragedia che ha colpito la Polonia, il presidente Kaczynski (morto insieme a tutto lo stato maggiore, e poi ministri, sottosegretari, nello schianto dell’aereo del Tupolev presidenziale in una nebbiosa mattina di Marzo mentre si recavan a Katyn, a rendere omaggio alle salme di un’altra classe dirigente polacca decimata….)

“bene alessandro, ma prima dimmi tu cosa ne sai.., che ne pensi..”

“cosa vuoi che ti dica, caro amicone polacco, proprio mentre andavano a Katyn, tutti insieme, e poi han sepolto Kaczynski, figura comunque molto controversa, proprio nella cattedrale del Wavel, a Cracovia, accanto ai re di Polonia, a Casimiro il Grande..” annuisce ma ha un sogghigno-..

premette che lui mica amava Kaczynski ma poi domanda calmo: “E tu pensi, alessandro, che sia stato davvero un incidente?” mi offre da bere un altro korso e va a pisciare, anche se sulle porte sono dipinte calze a rete e mocassini chiede a me dove entrare..

quando torna replico.. “Beh han trovato le scatole nere, le condizioni meteo erano molto cattive il pilota ha fatto un atterraggio molto difficile..” ma lui è molto scettico “sai io prima di essere artista ero un ingegnere aeronautico, qualcosa ancora me la ricordo, ho visto il materiale reperibile su internet e anche solo da quello si capisce che ci sono molte cose che nn vanno” mi fa qualche esempio, pezzi di carlinga inspiegabilmente a distanze siderali o qualcosa del genere… capisco, poi serio: “E allora l’hanno ucciso! e chi è stato..?”

mi rigira la domanda: “Secondo te?” e che ti devo dire: “i russi, i tedeschi?” “oh come sei antico Alessandro, ancora ragioni con queste vecchie categorie, con gli stati nazione, pensa in grande..” allora penso in grande: “mit tudom èn.. Gazprom? gli Ebrei, il sistema radar nell’europa centrale?” “ma no, ahah, io amo gli ebrei”

pausa

“ma tu conosci HARP?”

(Harp??? sembra un telefilm americano anni 80 con un pupazzo che vive in una famiglia semiborghese col padre nero… il mio amico Harp..)

provo a pensarci, “no davvero nn lo conosco.” OHIBO’! “Non conosci Harp? com’è possibile, pensavo fossi una persona che sa certe cose…” e io”Ma davvero, nn so cosa sia..” è sconcertato “Incredibile, tutti sanno chiè Harp, mi meraviglia CHE TU NN LO SAPPIA, davvero, scusa se ti dico certe cose. (pausa) E allora ti devo dire tutto io…”

E inizia la storia di Harp. la prende un po’ alla lontana “Tu sai chi è Tesla vero alessandro? Bene Tesla fu il primo scienziato ad iniziare certi esperimenti per la trasmissione di energia nell’alta atmosfera… poi dopo la seconda guerra modiale uno scienziato ebreo [gli ebrei, lo sapevano che c’entravano gli ebrei] ha ripreso i suoi studi e ha sviluppato la cosa, e alla fine è nato HARP, una specie di arma potentissima, che c’entra con lo scudo stellare americano, in mano ai potenti della Terra, pero’ la cosa nn è mai stata resa pubblica perchè HARP è un’arma troppo potente. si potrà persino traferire tantissima energia premendo un bottone nella propria tasca..,,,”

E’ cosi’ che ho scoperto chi ha ucciso veramente Kaczynski

La mattina dopo  mi sveglio stanco e con un gran mal di testa. Il mio primo pensiero è: “sa anche il mio numero di telefono.” (aveva promesso di invitarmi alla sua mostra in galleria.” ma poi almeno mi rassicuro, “almeno nn sa dove abito”

 

E ora vi dimostro che il Muro di Berlino è caduto per le conseguenze dell’ 11 Settembre

Oggi son 20 anni che è caduto il muro, ma per noi, solo per noi. Per noi Ungheria è un paese che era dell’oltre cortina dove c’era il comunismo. ma signori, ormai, son passati 20 anni, qualcuno a me molto caro aveva pocopiùdididueanni, ci pensate a un americano che viene in Italia nel ’63 o nel ’65 e va chiedendo in giro del fascismo… beh allora come si stava ne fascismo, anche tu ci avevi la camicia nera e..

comunque oggi il muro cadeva 20 anni fa, ma qui la memoria storica è un’altra, qui Sarolta che mi viene a trovare per motivi d’affari mentre cerco di riassettare la cucina. “Sai che alla radio italiana parlano anche di Ungheria? sono 20 anni dall’89..” ah si è vero, c’erano tanti tedeschi dell’Est, erano tutti in jeans, venivano per andare al Balaton….” Eh si, che lo spevo, i tedeschi venivano qua, si rincontravano con le famiglie, pezzi dell’est e pezzi dell’ovest, per entrambi era concesso venir qua, nei campeggi del Balaton…

poi venne l’11 Settembre, l’11 Setttembre 1989.. certo. Se quello del 2001 è l’11 SETTEMBRE, se qualcun altro si rammenta che l’11 settembre del ’73 ci fu il colpo di stato contro quel tiranno rosso di Allende, è mio dovere aggiungere che l’11 Settembre 1989, il governo Nèmeth, subentrato da pochi mesi a Kàdàr alla guida del paese (il buon vecchio Kàdàr era lì piantato da quel lontano autunno del 56) aveva aperto le frontiere con l’Austria. C’era Gorbaciov e si poteva fare.  Allora i tedeschiest a migliaia iniziarono a passare di là e ad andare nel lontano ovest. E allora il muro aveva poco senso, era nato per questo, dopo che 2.6 milioni di tedeschi avean deciso di trasferirsi.. i politici tedeschi dissero:”Gli ungheresi han dato il primo colpo di piccone al muro..”

Era l’11 Settembre, un paio di mesi dopo a Berlino Est ci si riuniva per permettere la libertà di viaggiare, escono indiscrezioni… le mie fonti (HVG della settimana scorsa) dicono del giornalista italiano “Ricardo Ehrmann”, che sembra tanto un fantastico nickname con tanto di errore di battitura. La notizia gira, la riprendono le TV, la gente va verso il muro per vedere se è tutto vero e voilà..

Era il 9 Novembre, 20 anni fa, però in Germania mica è festa nazionale, si festeggia invece il 3 Ottobre, il giorno della riunificazione. nn so se lo si è detto fino alla noia in Italia, ma il 9 Novembre nel ’38, quella notte, fu la notte dei cristalli (217 sinagoghe bruciate, 20.000 ebrei mandati nei campi di lavoro..) il 9 Novembre del 23  il puccs di Monaco di Hitler Adolf. E il 9 Novembre del 1989 cadde il muro. A Berlino.