Europa al goulash

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“ci dica qualche beneficio che ha portato l’Unione Europea all’Ungheria, ha 60 secondi”

“ si bene, ma più che dei benefici portati dall’Unione Europea all’Ungheria preferirei parlare dei benefici portati dall’Ungheria all’Unione Europea, è presto detto, abbiamo supportato un flusso costante e continuo di medici preparatissimi che dall’Ungheria vanno a curare i pazienti negli ospedali di mezza europa…, per non parlare dei lavapiatti laureati ungheresi e poi anche…”

sono in una sala art deco, che solo i migliori conoscono, uno dei segreti meglio conservati dell’VIII distretto di Budapest, il quartiere malfamato o non più tale, ma comuque in una delle sue vie più grigie e affascinanti, che sembra ancora campagna, in via della Maddalena, in un palazzone allora come oggi una delle sedi dei sindacati dei metalmeccanici (il mitico Vasas) che al secondo e terzo piano nasconde una pazzesca sala conferenze art deco, palco con tre pilastri di marmo, balconcini manco il teatro dell’operetta e volta a cassettoni anni 20.

e sono qui per il confronto elettorale tra i capilista dei principali partiti ungheresi (principale vuol dire che potrebbero superare lo sbarramento del 4%) alle prossime europee 2019. Bene. Il primo scranno è per Fidesz, il partito di Orban, ed è tristemente vuoto e la luce rossa che indica il microfono è tristemente spenta. Orban o chi per lui nn si degna di prender parte a questi eventi: se sei in largo vantaggio (Fidesz è dato al 53%, 14 seggi) un confronto ti può far soltanto perdere voti e allora al diavolo la democrazia. (l’ha fatto anche il Bersani della non vittoria no?). Meglio per noi nostalgici allora che l’ultimo confronto elettorale in cui prese aprte il buonViktor era del lontano 2006 e seppur già 40enne appariva come un ragazzino timido e non come un boss mafioso.

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E’ comuqnue tra gli unici (rarissimi) eventi di questa anch’essa grigissima campagna elettorale per le europee di domenica prossima, almeno qui nella cara Ungheria. Salvini a piazza Duomo, i lenzuoli e Zorro con la mascherina che compare al balcone fan quasi tenerezza visti da Budapest, qui che all’infuori di qualche pudico cartellone per strada (ma nn rimpiango la verve antimigranti dell’Orban cattivo cattivo..) sembra quasi che le europee siano un incidente di percorso, una cosa che si sa già come finisce, dove nn sperperare le poche forze e i miseri denari rimasti, meglio concentrarsi sulle vicine amministrative di quest’autunno, lì si che si può far qualcosa, iniziare a erodere dal basso il piedistallo di Orban, che magari un politico locale locale può attirare su di sé i voti di tutti i (tanti, ma tutti rassegnati) scontenti di Orban.

elezioni Austria, Vienna è più vicina a Budapest?

Adam è ungherese, uomo di successo, parla un ottimo italiano e una volta è andata così:

  • Adam parli tedesco?
  • Certo, sai, io sono di Budapest, per noi Vienna deve essere come il nostro cortile di casa.

è con questo spirito assolutamente con questo che sono andato a Vienna a seguire un po’ cosa si diceva e come andavano le elezioni del nostro cugino più ricco, che poi quello che gli succede influenza di rimbalzo anche la vita qui un po’ più a valle lungo il Danubio, e dei riflessi del voto austriaco in Ungheria ho parlato con gli amici di Radio Capodistria a “I divergenti” cliccate qui  (io parlo dal min. 1.08 più o meno)

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Rivoluzione 2.0

DSCN1705.JPGQuattro ragazzine bionde e svogliate dagli occhi pieni di alcool all’ingresso dell’unico pub o quasi vicino al parlamento. “Che birra prendo? Una economica. Oh scusa c’eri tu in fila. No ,io son qui per sbirciare la partita mentre il mio amico è alla toiletta”. Sorride. Una mica ha un cartellone di cartone con il simbolo della ace su un lato e la scritta beke (pace) sull’altro. A un tratto grida: “alairta a Janos, egni fog a varos ( Janos ha firmato, la città brucerà)” Dal fondo della strada rimbomba l’eterno Merda coi baffi a squarciagola. (alias lo Janos, il baffuto presidente dela repubblica ungherese Ader Janos, baffoni alla Mussi per intenderci, che compare  disegnato in molti cartelli con qualche variazione sul tema, la principale è con o senza mosche)

In Italia pochi lo sanno ma in Ungheria ritorna la parola rivoluzione e vuol dire che le rivoluzioni del XXI secolo sono cosi e magari le primavere arabe devo iniziare a immaginarmele diversamente con tanta birra, sorrisi maliziosi e ragazzine piene di ormoni. Ci sono certo manifestazioni ufficiali, ma hanno organizzatori impacciati, gente che dice vogliamo un’Ungheria più felice con un tono di voce molto triste e poi un cantante folk che parla di vecchi tram su binari consunti e la gente che in piazza un po’ si annoia. La manifestazione di piazza degli eroi “il veto degli eroi” è andata piu o meno vosi, con molta gente che voleva esserci e farsi sentire e far vedere cartelloni spiritosi, e dal palco gente più preoccupata di come veniva il selfi, la foto di gruppo del cuore al centro della piazza come il diario di una teenager e del pubblico con i cellulari accesi in alto, fatti e rifatti piu e piu volte che l’immagine social è tutto e devo dire che infatti è davvero venuta bene…

Ma questo è ormai la quinta manifestazione in dieci giorni, la terza in quattro, la seconda in tre, i ragazzi san cosa fare e che ci si diverte. Bisogna aspettare il sciogliete le righe, e si passa un’oretta sotto la sede di Fidesz a far volare aeroplanini di carta (dal governo avevan detto, Soros ha fatto venire in manifestanti con l’aereo) e a gridare cose tipo Bayer Zsolt tua madre è una gran p., come resistere alla tentazione (Bayer Zsolt è una specie di Ferrara ungherese , giornalista di destra dalla penna acida e cattiva, e che aveva minacciato velatamente i rivoluzonari di oggi, dicendo un e se perdiamo noi la pazienza..) bene, ora tutti sanno che sua madre è una gran t.

…poi i social ci dicon di andare a Oktogon, dove l’avanguardia è già arrivata, poi alla piazza del parlamento, e dopo un po’ di tornare a Oktogon. Insomma ancora lunghe passeggiate in città, al centro dei suoi viali principali, proprio in mezzo della strada al grido di la città è nostra e noi la vogliamo, fratelli (cit.). a camminare son giovani e giovanissimi, birra in mano e bicicletta al traino, Orban ha anche la sfiga che le scuole son già chiuse per le vacanze pasquali e domani nn si va a scuola…

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Kossuth tèr e oktogon diventano i due poli della mente del giovane magiaro dei XXI secolo. Kossuth tèr è scura, lontana da pub e minimarket con le lattine di birra da mezzolitro, spiccano le luci calde del palazzo del parlamento e in controluce la lunga fila dei poliziotti antisommossa, saranno un duecento kabe. A Kossuth tèr i tuoi sentimenti più nascosti prendono forma, si scrive ciao mamma sul pennone della bandiera nazionale (quello voluto da orban chedi giorno ha la guardia d’onore e il passo dell’oca) o lunghe poesie, si mettono uno accanto all’altro Hitler, Stalin, Castro e Orban, tutto accompagnato dall’eterno merda coi baffi, sotto i cartelli meno ironici che riporto per diritto di cronaca e per rendere davvero l’atmosfera della piazza (del tono il governo è una s (eme) fascista e  Orban s(eme) Ader ingoia)

DSCN1862.JPGA Oktogon c’è il tuo animo goliardico e in cerca di divertimentismo, i piu responsabili certo si mettono all’ imbocco delle strade per non far passare nessuno, gli altri accendono gli amplificatori, metton su techno, spunta il vinaccio, birre, si siedono nelle eleganti aiuole, insomma fanno festa. Avvolti nella bandiera ue e ogni tanto il grido europa europa. Rivoluzione 2.0.

Di una cosa siam certi, Orban per questi pischelli è un vecchio bacucco, la legge è ormai superata, qui c’è n ballo il governo, la “Fidesz maffia” l’europa europa, lo odiano, con tutta la sana rabbia di un aadolescente verso i padri, odiano nn solo la persona, ma i suoi valori e quello che rappresenta.

(zerocalcare direbbe ora parte il pistolotto di analisi socioculturale, come se nn bastassero le prime due righe a chiarir tutto) Seduto con Sid sulle grate della discesa verso gli ex gabinetti pubblici di oktogo, ci guardiamo stupefatti, orban poteva fare grandi cose, aveva i numeri, la crescita, ha cercato di imitare Putin ed erdogan, ma nn ha capito che qui siamo già in occidente o quasi, siamo a 250 Km da vienna, che la sua gente ha chiesto democrazia e libertà già nel 56, negli anni 20 e poi nell’89, quando era lui il giovane. Ora attacca un’Università, follia, se l’ungheria ha un’eccellenza questa è Budapest che è meravigliosa e se neha un’altra è la cultura, i suoi istituti di formazione superiore, da sempre, pensamo ai corsi in inglese e tedesco dell’università di medicina Semmvlweiss.

All’1.30 ci sono ancora ragazzi a ballare la techno al centro della piazza, La prossima festa la si fa ovviamente di sabato, sarà un sabato di pasqua, i fuorisede nn ci saranno, i ragazzi invece si. Che cosa ne sappiamo noi della rivoluzione?

P.S. le parole Soros e Ceu, in questo post credo nn siano state mai usate, è un mondo che va veloce, si pena ad altro, si punta in alto..

in marcia contro Orban

Nel mezzo della grande aiuola circolare sotto la collina del castello di Buda, dove parte la funicolare dei turisti ai bei tempi c’era una grande stella rossa di fiori pregiatissima, oggi, in attesa di statue e colonne c’è un bello strisicone, un drappo circolare teso con in genere un logo di un grande evento. L’aiuola è inavvicinabile, protetta anche da un doppio anello di fiori e piante, ma oggi è un giorno speciale e ci son tanti bimbetti di vari colori di capelli che ci saltellano sopra come fosse un trampolino elastico e sopra le loro teste le terrazze dello Sandor palota, il palazzo neoclassico, lì sulla collina del castello che dal 2005 ospita gli uffici del presidente della Repubblica Ungherese.

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È l’uomo a cui era indirizzato il grande corteo che attorno alle 17 è partito dai giardini del castello ed è passato anche attorno all’aiuola, in questa splendida domenica di primavera, per chiedergli di non firmare la legge approvata in tutta fretta dal parlamento ungherese 5 giorni fa che di fatto decreterebbe la chiusura dei una delle più prestigiose università della regione, l’Università Centroeuropea, colpevole di diffondere troppo il pensiero liberale e di essere un baluardo e simbolo del suo fondatore: il finanziere e filantropo statunitense di origine ungherese Gyorgy Soros, nemico pubblico numero uno perché finanziatore di quelle ONG che Orbàn accusa di essere una potenza occulta (lui parla di agenzie) nel paese in opposizione agli interessi nazionali e al legittimo operato del governo. e invece della Ceu si può dire tutto e le si possono muovere tante critiche ma nn che nn sia un’università di eccellenza, avrà i corsi in Gender Studies ma è bella in alto nei ranking internazionali e lì ci arrivi solo con attività di ricerca di alto livello, riconosciuta da tutto il mondo accademico e nn solo da chi caccia la grana, che dà la massima libertà ai suoi ricercatori e che partecipa a un nugolo di progetti internazionali.

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È arrivata molta gente qui davanti ai leoni disegnati da Ybl, 80. 000 persone stimate, la piu grande manifestazione contro il governo da qualche anno in qua, volti belli e puliti, forse anche troppo, è in piazza la Budapest liberale, gli universitari, gli amici degli universitari e i loro genitori, quelli che qui chiamano “attivisti”, qualche intellettuale ed artista (come il mitico Brody Janos) e il ceto medio, quello che come osserva qualcuno piu attento di me sta scendendo in piazza ovunque qui nella vecchia oltrecortina, Romania, Belgrado, Polonia. E a chi bazzica da anni queste manifestazioni fa strano non vedere tutto quel pittoresco sottoproletariato ungherese di baffoni, giubbotti jeans e facce da stipendi troppo troppo bassi che si vede ai cortei di Fidesz e Jobbik, per intenderci.. qui c’è la meglio gioventù del paese, gli universitari ci sono tutti, perché almeno loro han capito che se si chiude un’università poi magari se ne chiude un’altra e si mandano a casa i professori scomodi, e qualcuno in europa lo sta già facendo. ci sono molti stranieri, che Budapest è cosmopolita, anche grazie al Ceu e i budapestini nn piu studenti che nn vogliono che la città pian piano ritorni indietro di 25 anni, a com’era prima del Ceu, invecchiata e isolata, sognando l’america negli swing di eric Clapton e l’italia nei poster della Loren. e loro nn potranno che fare come molti dei loro padri: emigrare per lavoro, fare i “dissidenti” e nn tornare più se non a regime finito, o diventare cittadini di serie B.

Sono 80,000 e sembran venuti quasi per caso qui, come se nessuno sappia bene cosa farne, dagli altoparlanti si sente poco, i discorsi li fanno quasi illustri sconosciuti, che in ungheria se c’è qualcosa di sacro, oltre al turul, rapace progenitore di Arpad c’è la società civile, che da sempre scende in strada diffidando di potere, sindacati,opposizioni varie troppo tenere e corrotte. Ma vuol dire anche che nn c’è nessuno che li guida, che indica per bene una strada e un progetto e la vera opposizoone al progetto orban verrà da Washington o Berlino..

Senza un’organizzaizone risoluta, 80.000 risutan troppi per il punto di ritrovo sotto i leoni e la splendida scalinata dei giardini del castello, un punto troppo piccolo chiuso com’è da Danubio, tram e tavolini dei caffè, troppi per il ponte delle catene, che i grandi cortei, si sa, devon passare dal ponte elisabetta, e alla fine sembran poi pochini per la piazza del parlamento dove si tengono i discorsi finali. Si, perchè chiedono il veto alla legge al presidente della repubblica, ma mica salgono lassù, sulla collina di Buda, no, il corteo va a Pest, davanti alla piazza del parlamento, perché tutti sanno che in Ungheria se c’è uno che comanda quello è Orban e nn ammette interferenze e difatti i cori son tutti per lui.

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Inno nazionale e fine prima parte.

Inizio seconda parte.

Si scatena la serata della rabbia, la gente rimane in piazza, qualche migliaio, tutti molto arrabbiati, i cori che prima eran belli e colorati ora son sempre gli stessi, ma urlati come una canzone metal, “in prigione”, “ruszki haza (russi a casa!)” “sporco Fidesz” e il più gettonato “Orban vattene” (quel takarodj che si dice ai cani, pussa via, che ho imparato quando si tentò di cacciare l’allora leader socialista Gyurcsany). La gente rimane in piazza, la polizia accorre in massa, ma nn provoca e lascia sfogare, son giovani si sa.

Si fa sera, si accendono le luci. Orban tra i suoi mille progetti ha rifatto la piazza del parlamento nel 2014 per vincere le elezioni con un po’ di regali elettorali. La mia teoria è che ha sbagliato i conti, quello che fino al 2014 nn si può fare ora si può, manifestare fin quasi alle scale del parlamento, quelle aperte raramente, che ho visto salire solo da Cameron, erdogan e altri pochi eletti. Puoi arrivare li a un passo tu e tutta la tua folla che inveisce dietro di te. E poi il parlamento con la nuova illuminazione è di una bellezza sconvolgente, anche in inverno a -15, figuriamoci oggi. Ti vien voglia di restare. A goderti lo spettacolo. E lo spettacolo sei anche tu.

Poi ci si stanca anche di questo e allora si va in giro per la città. Un pugno di valorosi (saran cmq qualche migliaio) si sposta prima verso la vicina sede del ministero della pubblica istruzione, un palazzone terrificante nato per esser la sede del comitato rifornimenti di guerra, poi si attraversa la città, stazione ovest, grande viale, stradine buie del sesto distretto, direzione quasi piazza degli eroi, per gridare sotto la sede di Fidesz, il partito di Orban.. qui le uniche scene di tensione o quasi, ma la polizia è bravissima, è che siam stati tutti scottati dagli scontri del 2006 quando l’allora opposizione Fidesz nn fece altro che denunciare (giustamente) la “brutalità” della polizia contro i manifestanti e allora oggi..

Poco piu in là nella piazza degli eroi, bellissima, la scritta in legno Budapest illuminata da fasci di luci colorate. La città assiste impassibile.

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Il Referendum è nullo

Il mio intervento per Qcode come commento all’esito del referendum link Q code

Jpeg

Orban

Ieri 2 ottobre si è tenuto il referendum consultivo promosso dal governo sulle quote migranti in Ungheria. E il governo Orbàn lo ha perso. Indiscutibilmente. Ma ieri davanti alle telecamere nelle prime dichiarazioni sui risultati (ma i giornalisti li ha lasciati al piano di sotto, niente domande please) con alle spalle tutto il suo stato maggiore, ha parlato di risultato grandioso.

Eppure ha perso:

Ha perso nei numeri innanzitutto, e non di poco. Il referendum era valido se il numero delle schede valide avesse raggiunto il 50% + uno degli aventi diritto. Il dato ufficiale è 39.88%. molto meno, traguardo neanche sfiorato. Non certo il 98% di elettori. Una percentuale che è poi solo all’interno delle schede valide. Ma in un referendum in cui tutte le opposizioni han chiamato all’astensione, è un dato che ha poco significato. Si vinceva o perdeva con il quorum e basta.

Ma ha perso soprattutto politicamente.

– Orban e il suo governo praticamente non si occupa d’altro che di migranti, muri, quote da oltre un anno e mezzo, da marzo 2015 fino a questo referendum, annunciato mesi e mesi prima, con un dispiegamento di mezzi impressionante. La gente si è semplicemente stancata di questa interminabile campagna per la quale sono stati calcolati 10 miliardi di fiorini spesi, 30 milioni di euro. (più di quanto hanno speso pe la campagna Brexit entrambi i fronti insieme)

Si è occupato di migranti, un problema sicuramente epocale, ma lontano dalla vita quotidiana della gente, qui i migranti proprio non ci sono in giro e nessuno è rimasto o voluto rimanere. e si è praticamente dimenticato dei veri problemi del paese, scontentando fasce importanti della società: gli insegnanti, i pensionati, chi lavora nella sanità. Non è poco. La manifestazione più grande, lunga e colorata di chiusura campagna delle opposizioni è stata quella dei movimenti civili (come si chiaman qua) che rappresentano queste categorie.

Una prova di forza su un tema che evidentemente gli sta molto a cuore, ma il cui vero scopo non l’ha ancora capito nessuno,,

– Ha cercato di conquistare Jobbik (il radicato partito di estrema destra ungherese) e i suoi elettori, senza successo. Pure su un tema su cui andavano più che d’accordo. Vona Gabor, leader di Jobbik, invece, si è semplicemente eclissato in questi mesi. Il 6% che manca per il quorum alle urne, probabilmente viene tutto da lì.

– Ha sbagliato anche nella pura tecnica: con la nuova Costituzione che, ottenuta la maggioranza qualificata in parlamento ha fatto subito approvare, ha reso molto più difficile l’utilizzo dello strumento referendario, aumentando il numero di firme necessario (ma questo è nato su iniziativa del governo) e portando il quorum ben sopra il 50% reale (anche i voti nulli non contribuiscono a raggiungere il quorum). Salvo po ricordarsi che dare la parola ai cittadini ogni tanto è importante, specie quando vuoi parlare in nome della gente.

– e si è dimenticato come si fa una campagna elettorale. Ha sparato tutte le sue armi più potenti, mirando a far affiorare le paure di un popolo a luglio – agosto ed ha finito con semplici bandiere nazionali e la scritta votiamo no, dimenticandosi che le elezioni si vincono nelle ultimedue settimane (Silvio B.). Tanto che il sostegno al referendum è calato pian piano nelle ultime 2-3 settimane. mostrando tutto l’affanno in una disperata rincorsa con spot TV last minute: “amo l’Ungheria e vado a votare” e sms ai normali cittadini fino a un’ora prima della chiusura dei seggi.

Orban è da 30 anni in politica, sempre lì, ha vinto e ha perso elezioni, ha vinto e perso referendum, ha avuto gtandi rivali, non si è mai arreso, ha sempre rilanciato la sua battaglia il giorno dopo la sconfitta. Certo per questo referendum ha mobilitato molti cittadini, più dello zoccolo duro di Fidesz, 3 milioni di voti non sono pochi, è ancora il politico più popolare e carismatico, in Parlamento può contare su quasi i 2/3 dell’assemblea, e l’opposizione a pezzi, se Orbàn ha perso sicuramente l’opposizione non ha vinto, se si votasse oggi vincerebbe lui di nuovo le elezioni, a mani basse, ma questo referendum checchè se ne dica, lo ha perso.

In Blu

 

oggi mi han chiamato da Radio In Blu per un breve commento all’esito del referendum, domanda facili facili:  hanno vinto tutti, orban ha comunque lanciato un segnale importante? ma allora gli ungheresi sono xenofobi o no? come cambia il rapporto tra  europa e ungheria? i fondi europei li spendono anche loro?

ho provato a rispondere e a fare la persona sveglia alle 7 del mattino link audio

 

Quando il referendum è senza quorum..

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nella mia bettola sotto casa la gente continua a portare ai tavolini sul marciapiede i grossi boccali di Aszok e a fumare sulla soglia.. è qui che vado ora quando voglio uscire di casa e ancora sentirmi a casa. Nessuno parla di politica, al massimo del burger di albanesi all’angolo che ha chiuso da un mese e nn si sa perchè. eppure la grande politica europea passerà per Budapest tra un po’, qui a Budapest si vota tra un 2-3 settimane per il referendum che io chiamo antimigranti, che potrebbe dare non uno scossone ma una piccola bottarella alla nostra traballante europa ma  il referendum nn appassiona quasi nessuno…

…lo dice anche index.hu che oggi ha un articolo, un po’ in rtardo in verità,  sui sondaggi di fineagosto, certo tutti voteranno contro i migranti, ma l’interesse è in calo, il quorum del 50%+1 in bilico, e orban si starà mangiando le mani che deve ancora spender soldi per la campagna.. ci si aspettava di più; per tutto il mese i grandi manifesti blu del governo leggermente tendenziosi (lo sapevi? Bruxelles vuol insediare in ungheria una città di migranti (1294 persone n.d.r.) erano ad ogni angolo di strada, nn c’era ancora stata la controcampagna del partito satirico del cane a due code (lo sapevi? in Siria c’è la guerra), nè la clamorosa dichiarazione del segretario del partito socialista (MSZP) che dovrebbe far epposizione ma tra mille distinguo ha detto, beh, “se costretto certo che voterei contro i migranti”.

ed era ancoraera fresco fresco il ricordo delle olimpiadi, che sulla tv ungherese allo scoccar di ogni ora tra canottaggio, tiro con la pistola e boxe coreana arrivava il TG in un minuto, che una notizia su un migrante con un coltellino a serramanico e un rosario nella tasca segreta ce la metteva sempre. Prima di tornare alle gare c’era poi sempre lo spot governativo per nulla rassicurante a ricordarti che popolo di ignoranti siamo “lo sapevi? dall’inizio dlla crisi migranti ci sono stati piu di 300 morti in europa  per terrorismo” e tu lì a dire, grazie dell’informazione, io ero qui per divertirmi, ora sotto con la Pellegrini (in Ungheria la Pellegrini si chiama Hosszu Katinka, 3 ori e un argento, daje).

il referendum sui migranti appassiona poco, purtroppo, in verità in Ungheria migranti non ce ne sono, e neanche extracomunitari se è per questo, qui ci sono i muri, e prima dei muri ci sono gli stipendi ridicoli (facciamo un referendum su questo) e poi tutti vanno da amici e parenti a cercar appoggio, nel momento  del bisogno. e quelli sono in germania e svezia.

e poi immaginiamoci il referendum di Renzi senza comitati per il no, sinistra interna, salvini, etc. e solo Renzi a martellarti su quanto è giusto il si. su referendum ungherese semoplicemente non c’è dibattito. l’opposizione non c’è o ha i fondi tagliati o si appiattisce sulle posizioni governative. insomma c’è poca Democrazia.  Dopo un po’ allora torni alla tua birra.

 

Una vittoria attesa 44 anni

i festeggiamenti per la storica vittoria contro l’Austria agli Europei. una vittoria di Stato.

A mezzanotte il körút, il grande viale circolare alberato che attraversa Pest da ponte a ponte collegando i quartieri semicentrali, è ancora chiuso per metà, solo una corsia é attiva, i tram non passano da ore. I bar lungo il körút sono ancora strapieni di tifosi che festeggiano, Austria – Ungheria, esordio vincente  dei magiari agli europei di calcio di Francia 2016; la partita è finita da piú di 4 ore, uno 0-2 che nn ammette repliche, ma la festa qui va avanti. Un vigile urbano bassino col cappello troppo grande controlla senza troppa convinzione l’incrocio con Kiraly utca, uno di quelli che porta a settimo distretto, il quartiere dei bar e dei divertimenti.

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 La febbre era alle stelle giá ore prima della partita, con maglie rosse della nazionale che spuntavano ovunque, bambini con sule guance il tricolore magiaro, come se si giocasse a Budapest per davvero, una nazione intera é scesa in campo, lo stadio d’atletica dell’isola Margherita, dove hanno installato un maxischermo strapieno fino all’inverosimile, che nn facevan più entrare da mezz’ora prima dell’inizio. A occhio ho contato 50.000 persone. Personalmente ho visto il primo tempo praticamente appollaiato su uno degli alberi di Szabadsag tèr con gli occhi sul maxischermo opposto lontano 100metri e nascosto da un ombrellone per metá e per fortuna che all’intervallo la gente va a far rifornimento di birre e ci si può spostare in avanti.

 La birra scorre, i baracci sul korut stan facendo affari d’oro,  partono ancora cori a squarciagola, l’eterno “Ria ria Hungaria” che nn vul dire niente, ma che fa rima e serve a gridare, ed è stato eletto da un sito inglese come il grido piu bello delle 24 nazionali (il peggiore con 1/10 il russo tutti per uno, uno per tutti, l’Italia con Forza azzurri ha una piúcheonorevole media classifica) un ubriaco che cerca di prendere il tram e cammina storto, cade, si inginocchia alla fermata. È come la grande sbornia del giorno del matrimonio, della nascita del primogenito o della maturità che si svolge in questi giorni nelle scuole ungheresi, con le ragazze vestite da marinarette e i ragazzi in costume. Una vittoria attesa 44 anni, dall’ultima partecipazione  ungherese ad un europeo, e chissà il futuro cosa ci riserverà.

Austria – Ungheria

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Vittoria per di più contro i cugini austriaci, certo anche loro ben lontani dai fasti anni 30 del calcio danubiano, ma comunque rappresentanti (con Alaba, sontuoso centrocampista del Bayer Monaco, Arnautovich, nuovo Ibrahimovic, Fuchs che ha fatto parte della favola Leicvster) di quella nuova europa che ci sforziamo di non vedere, e che invece ha già vinto i mondiali precedenti, la nuova europa dei figli degli immigrati, che son quelli che giocano a pallone che i campioni nascono sulla strada.

 Ma questa è la festa dell’Ungheria, dei suoi talenti che finalmente all’ultima occasione utile o quasi sono maturati, il capitano Dzsudzsák che stava per finire alla Juve, dopo ottime stagioni nel PSV e poi si è perso nei soldi di città poco note russe e turche, o di Gera Zoltan, mezz’ala del Fulham, ritornato alla base del Ferencvaros, la vittoria dei giovani che si formano nella serie B tedesca, la vittoria della nuova guida tecnica, figlia di quel Dardai Pál che ha dato carisma, approccio professionale e un nuovo sistema di gioco finalmente pragmatico (la difesa) a una squadra un po’ troppo naif e innamorata del calcio d’altri tempi.

la vittoria di Orban

Ma è soprattuto la vittoria di Orban, perché se nessuno lo sa in Ungheria il calcio è un affare di stato. O meglio lo è dappertutto con Federcalcio e CONI nazionali, e figuriamoci qui con i club sono rimasti poco più che circoli sportivi  e un primo ministro accentratore e nazionalizzatore, appassionato di calcio ed ex calciatore dilettante egli stesso. Non ha mai stupito la base calcistica della sua amicizia con Berlusconi, l’aver preso in prestito dal Silvio nazionale lo slogan Forza Ungheria del suo partito, Fidesz, la sua presenza accanto al figlio (anch’egli calciatore) ai grandi eventi, a memoria lo ricordo, novello Zelig, accanto a Platini  alla premiazione della finale di Champions 2010 e nella fila immediatamente sotto Putin e Merkel alla finale degli ultimi mondiali in Brasile.

Orban lo ha fatto capire fin dall’inizio che  la rinascita del paese passava per lo sport e per lo sport più seguito al mondo, il calcio. Ad iniziare con la riforma dei campionati, ora a sole 12 squadre, per renderlo più competitivo e lasciar posto ai ritiri per la nazionale, ritiri che si svolgono nel nuovo centro federale di Felcsút, che guarda caso è il paese natale di Orban, ed è un po’ come avere la Coverciano ad Arcore. La foto aerea del paesello con il centro federale con i suoi campi di calcio e strutture 10 volte piu grande dell’abitato è una delle più cliccate qui. Orban ha poi voluto anche i grandi investimenti pubblici per rifare letteralmente tutti gli stadi (vetusti) d’Ungheria, da quello della nazionale, al gioiellino costosissimo dello stadio di Felcsút dell’archistar magiara Makovecz, a quelli di Ferencvaros, Debrecen MTK, alle squadre di provincia, con conseguenti polemiche che era meglio fare gli ospedali già che c’erano.

Il centro federale ha persino una squadra nelle serie A ungherese (in verità retrocessa quest’anno all’ultima giornata) che è un po’ come avere l’under21 che gioca contro la Juventus. Può sembrar strano, ma cosi si fanno crescere i giovani. Molti giocatori persi nelle panchine lunghe di qualche squadra dal grande nome son tornati in patria. Sono arrivati buoni allenatori stranieri, basti citare il Paolo Sousa allenatore del videoton o l’ex juventino Andi Moeller nello staff della nazionale.

La nazionale ha sopratutto avuto tempo di preparare le partite, e costruire una squadra, ad esempio, hanno avuto due settimane di ritiro prima dello spareggio tra le migliori terze dei gironi eliminatori contro la Norvegia. L’Ungheria è stata tra le prime squadre a raggiungere la Francia per questo europeo per rifinire la preparazione. Conte lascia la nazionale per questo, per la mancanza di raduni e stage per formare una sua squadra, Ranieri prima di diventare il re dell’Inghilterra Settentrionale era l’allenatore dimissionario di una Grecia riuscita nell’impresa di perdere sugli scogli delle Far Oer. A domanda aveva risposto “ho visto i giocatori due volte prima di scendere in campo, come può nascere una squadra così?” in Ungheria si può, il calcio moderno è questo. Un amico inglese mi raccontava ieri degli europei di Inghilterra 1996, la gente cantava “sono 30 anni che nn vinciamo e gridiamo”, ora sono passati 50 anni, e il motivo lo sappiamo bene è la premiere league a 26 squadre e le 4 coppe nazionali, che obbligano i giocatori a giocare anche a natale e pasqua. L’alternativa è costruire una squadra dall’under21, come la Germania e la Spagna o l’Italia di Vicini.

Il mattino dopo

Stamattina alle 7.30 il korut sembrava sempre lo stesso, strade pulite, volti seri e malinconici che il cielo è grigio, forse piove e devo andare al lavoro. prossimo appuntamento sabato, Ungheria- Islanda.

[Disclaimer: le opinioni son tutte mie, il blog pure, l fact checking preciso lo faccio quando ho tempőo, l’importante é il sentimento che si trasmette, no, l’Inghilterra non ha 4 coppe nazionali, ma su questo blog si afferma il contrario.]

elezioni austriache: i cartelloni

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Un austriaco felice

Di austriaci felici nn ne conosco molti nella mia Budapest, ma uno uno sì, e l’ho visto per caso. ieri al Vittula. Si chiama Jonas ed è un artista, uno vero, nn uno che pretende di essere un artista come buona parte di quelli che conosco, qualcosa di suo c’era anche all’expo.

Insieme a Jonas c’è un tipo alto alto, sguardo simpatico, barbetta rossa e cappello da fricchettone (se esiste ancora questa parola). “Chiamami Ismaele, se ti va” . Adoro queste parole. Lui si chiama davvero Ismaele, ma posso chiamarlo anche Isi, (ISI, come una tassa sugli immobili o un gruppo fondamentalista che adotta i carri armati neri sul tabellone del Risiko). Jonas è di Vienna, ma da due anni e mezzo vive qua, ed è un buon posto per far l’artista. Jonas è di Graz, un turista, doveva star qui una settimana e questa è già la seconda. Così è finito al Vittula. Sa già due parole di ungherese ed una di queste è birra.

“Jonas andrai a votare?”

“no, no, amico, io ho già votato, per posta. ISI invece andrà a casa giusto per votare. Bisogna essere in tanti, nn devono farcela, Van der Bellen è una brava persona, un bravo politico.”

Solo quando lo saluto e gli stringo la mano mi ricordo che gli manca una falange. Non so neanche come è capitato. Dipingere è un mestiere pericoloso.

All’ultimo momento salgo su un treno e vado anch’o a farmi un giro a Vienna, perché no..

Appena arrivato a Wien Hauptbanhof nella sala d’aspetto per riassettarmi osservo accanto a me un signore con scarpette estive, pantalone rigato bianco e blu che sfoglia elegante il giornale manco fossimo da Hawelka, poi arriva un anziano, con pantaloni ascellari tirati su da bretellone e bastone. Forse le due anime che votano a destra son queste.

Andare in treno da Budapest a Vienna ti fa sentire sempre un emigrante, specie da quando la stazione sud di Vienna è diventata la stazione centrale di Vienna, nuova e moderna, mentre Budapest Keleti (orientale) è quasi una gloriosa, sonnacchiosa e polverosa stazione di fine 800 e ti senti come il topolino nella grande città.

Questo blog è live in Budapest e Vienna la conosco poco, poco per capire perché l’austria diventa nera o almeno grigio scuro, o blu notte, il nero nn si usa più, i nuovi colori ufficiali sono blu notte.

Rumiz dice che son muri per difendere l’Heimat, la piccola patria, il calore familiare del focolare domestico e la birra nei boccali e i salottini Biedermeier di piccola borghesia che se la passa bene. O forse no.

É domenica, e la domenica chi ha famiglia la passa in famiglia o nelle ville in montagna, che tutto il mondo è paese, e per strada vedi turisti e nei parchi vedi stranieri, migranti, insomma facce un po’ più colorate e lingue strane, come da noi. L’ho chiesto a Jonas, “ma è perché sono già tanti i migranti? No nn credo che sono tanti gli stranieri, nn credo proprio.. “

i seggi chiudono prestissimo in Austria, alle 18.30 si san già i risultati, ovviamente sbagliati, alle 19.30 quelli quasi definitivi ed è un 52 a 48, aspettando i voti per posta.

Hofer in TV, nn capisco il tedesco, riesco giusto a leggere le figure e il trenino di brevi che corre sotto. Forse è meglio così, stai più attento al linguaggio del corpo, Hofer è bello, sembra un mezzobusto del telegiornale, con la parola gentile e un senso di nulla sotto.

Mi faccio un lungo giro anche di sera, la Vienna dei palazzi del potere di sera, a parte l’assoluta bellezza e ricchezza di quello che vedo, nessuna manifestazione, capannello o bandiere, ma magari sono da un’altra parte. O forse aspettano con brava coscienza civica i risultati finali finali che porterà il postino. Incappo nella gente che esce sorridendo in abiti eleganti dal Burgtheater, una coppia si infila in una Mercedes rossa, chissà per chi hanno votato quei due.

Il portiere della pensioncina mi dà le chiavi della stanza, come da prassi mi fa “ha qualche domanda?”, beh si una si, chiedo di politica. È sorpreso. Mi allontano e mi richiama, “ma perché me l’ha chiesto?” La prendo alla lontana, io sono italiano, vivo a Budapest. “Ah si ecco, ora ho capito. È una questione europea, che ci riguarda tutti…”

Spero che il voto di Jonas sia quello decisivo.

Largo ai giovani!

“Ci saranno due discorsi brevi, poi ci muoviamo in corteo” … ma quando i brevi discorsi con qualche contenuto e critiche alle politiche fiscali, finiscono (e le luci smettono di inquadrare i dipendenti del ministero delle finanze qui sopra la piazza che credendosi al sicuro sbucano dietro le tende) e il corteo inizia a incolonnarsi, ci mettiamo parecchio tempo prima di muoverci. Vuol dire che siam tanti a protestare anche oggi, a sole 48 ore dal primo corteo. Contro la tassa su intenret che vuole introdurre il governo..

IMG_20141028_215541Ci muoviam piano piano.  Vedo un volto familiare, una ragazza del corso di origami, 18anniappenacompiuti,  rossetto e montatura in osso, unabrava ragazza,con un’amica.ciao.  Ce ne sono migliaia come lei in piazza, gente giovane e istruita senza nessuna bandiera di partito e sorridente. E’ ad Astoria che si inizia a capir che siamo tanti, ci si muove lentamente, il serpentone non sembra finire mai, e non sono le poche decine di migliaia (e vi smbran pochi) che dicono i media tradizionali e no, sembran proprio di piu, (io vorrei dire  anche pu dei 100.000 che già mi parevan l’altra volta.. è che è una manifestazione cosi senza grandi partiti alle spalle, ma nemmeno movimenti di un certo spessore (che so, di Solidaritas ed Egyutt, quando Egyutt era solo un movimento, degli anni passati) e le piazze di arrivo e partenza concesse son picoline e contarli no è facile… Direzione  Clark Adam tèr, lì a Buda, alla fine del ponte delle catene. “Lì c’è il chilometro zero ungherese” “E’ lì che vogliamo andare, zero come le tasse che vogliamo su internet!” e rispedita al mittente la mediazione che già in realtà circolava già dalle prime indiscrezioni sulla tassa: massimo di 700 fiorini per i privati e 5000 per le aziende e costi da far ricadere sui provider e nn sui singoli. Come per le banche.

La gente però è scesa in piazza, sa di essere nel giusto. Come dicevano prima dal palco, è una tassa sui poveri e sui giovani e su chi vive isolato e. E risuona sempre la parola Europa.. ci sono città che danno internet gratuitamente e qui lo si vuole tassare. E’ gente che vive in ville lussuose con piscina nn sa cosa vuoldire internet, per noi giovani, solo per noi giovani. Han pure invitato Orban medesimo ”Venga qui se vuole a spiegarci perché è giusto tassare internet” E Orban avrà avuto un coccolone nel capire che in fondo il suo popolo non gli vuole bene assai, né a lui né al suo gruppo dirigente, o per dirla con una parola ungherese facilmente intelleggibile banda. Avrà pure stravinto tre elezioni di seguito con piu dei 2/3 dei seggi assegnati, ma l’astensione è cresciuta sempre e ha corso praticamente da solo e il buon Andreotti si sbagliava il potere davvero logora chi ce l’ha e chi ha il potere assoluto ora si sente gridare gli stessi cori che ormai 8 anni fa gridava la piazza al suo grande e storico avversario socialista Gyurcsanyi Ferenc. Allora mi ero fatto una cultura cheora riesco a mettere perfettamente a frutto: “Orban takarodj” (vaivia, vattene, come per scacciare un cane” “Mocskos  Fidesz” (sporca fidesz, il suo partito, sporca) e le accuse di corruzione, aver formato un quadrato, anzi un cerchio di potere e beato a chi ce l’ha, ma ecco cori  a lui più attinenti “Viktator”… e tutti cori che ora la gente grida forte, divertita, senza più la soggezione di domenica. La folla, il numero dà forza, manuale minimo di sociologia. Il coro risuona forte, Viktator, quello accanto a me dice “Kis duce”(piccolo duce).sorrido.

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Il percorso stavolta è diverso, non piu la splendida Andrassy di una domenica d’ottobre ma Astoria, Parisi udvar, ponte Elisabetta, poi si devia fino  al ponte delle catene. La bellissima Budapest illuminata, da percorrere al centro della strada.. facciam molta strada ma ci par poco dentro questo splendore…

Incrocio con Vaci utca,si c’è ancora Vaci utca, parte il coro “Non molliamo” all’angolo un uomo in un cappotto elegante, dalla carnagione un po’ scura e nella mano elegante bustona di una qualche boutique di moda della via. Avrei voluto avere i google glass.. mentre i ragazzi gridano Non molliamo vedo le sue labbra muoversi e sillabare il Non molliamo…

Superiamo il ponte, di lontano intravedo una collega, anche lei giovane, sui 27anni, con i suoi capelliricci e un gonnellino zebrato che sbuca sotto il cappottino.. è di lontano.. passiam sotto i Giardini del Castello. Povero Orban, ha ridato alla città questo che era un rudere con tanto di graffiti e fogli di compensato a chiuder le finestre, ora è uno splendore ed ecco che la gente ci cammina davanti e protesta.

Perché arrivi anche la coda del corteo ci vorrà una mezz’oretta dall’arrivo dei primi, ma senza aspettare parte un immancabile inno nazionale. Un ubriaco grida durante l’inno. Quella dietro di me stona, il comuque difficilissimo inno nazionale ungherese. Ci penso un po’, non sarà un caso. Tantissimi microfoni, media tradizionali e non, di sinistra, ma nche HirTV, la Tv di Fidesz accolta dal poco ben augurante coro “Hir TV Szar TV” e solo qualche ultras, agitatore scalmanato quasi dall’imbocco della funicolare che porta al Castello. Fischiano dal corteo. Io nn ci faccio caso, Ci ero rimasto male a vedere il giorno dopo il primo grande corteo la freepress che mi davano all’uscita della metro titolare “Attaccano la sede di Fidesz”per un computer buttato dalla finestra. Come se la notizia fosse quella…

Dal camioncino messo di traverso prima del ponte delle catene dove si è conclusa la manifestazione un tipo con cappellino e microfono urla come in un villaggio turistico “Siete stati Super” Siete forti” “ il più grande corteo degli ultimi 150 anni” tiene alto il morale. L’unica altra cosa che ripete è di fare qualche donazione anche piccola a quelli che passano con lo scatolo di un router con un buco al centro. Ci servon soldi per organizzare la prossima manifestazione. Lo ripete spesso e in fondo è un buon segno. Chi sta lassù sul camioncino una seppur minima passione politica ce la deve avere e sicuramente una tessera di un’associazione o di una biblioteca ce l’avrà in tasca, ma qui non si vedono soldi di partiti. Un capellone si avvicina e mette un paio di banconote. Altro proclama: “Orban ha detto ai suoi: stiamo uniti!” ma forse si starà anche rigirando la carta di identità tra le mani… avrà visto di sbieco magari su internet i volti della manifestazione, potevano essere suoi figli e si starà domandando dove ha sbagliato, proprio ora poi che il paese è in ripresa negli indicatori economici… ha messo tasse su tutto, l’IVA arrivata al 27% e poi servizi bancari, hamburger ed energy drinks e mai niente, nessuna seria protesta…ed ecco ora tutta questa gente…

..poteva allontanarsi con me sul ponte delle catene, verso la metro. Saluto un ragazzo dai capelli rossi, figlio di un amico, è iscritto ad economia. Han tolto da lì la storica statua di Marx un mesetto fa. “Sì peccato, ma in fondo chi se ne frega!” mi aveva confessato. Ora però è in piazza. Internet cattura il suo interesse, chi l’avrebbe detto..

in metro tutti col naso incollato ai loro smartphone, per seguire le ultime sulla manifestazione sulle loro bacheche facebook e messaggiarsi con gli amici.

Orban, fatti da parte, largo ai giovani….

Free internet in free country

sottotitolo: – Possono anche portarci via il nostro futuro, ma non il porno in HD

IMG_20141026_181008I parteciperò su facebook erano arrivati a 40.000 in piazza ce n’erano ancora di piu. Una delle piazze dimenticate di Budapest con la statua alta alta del palatino Jozsef e il mastodontico e bruttarello ministero delle Finanze, una delle poche piazze della città interna non toccate dall’ondata di lavori e rifacimenti e restauri che ha investito la città in questo clima elettorale. Lo diceva anche OV Orban Viktor, ora finalmente le elezioni sono finite, politiche ad aprile, europee a maggio e amministrative a d ottobre. 2/3 dei seggi ottenuti in tutte e tre dal partito unico di governo Fidesz (magari anche meritati, ma i commenti post elettorali son sempre  stati del tipo: quanti anni ci vorranno a ricostruire la sinistra in Ungheria)  e ora finalmente tre anni e mezzo senza elezioni. Poi l’errore. In Ungheria si impara subito che il comunismo ha preso il potere alla chetichella con la politica del salame. Prima una fetta poi l’altra, finchè non finisce tutto. Prima attacco solo la chiesa, poi solo la classe sociale A e poi la categoria B. L’errore di Orban è stato dire di voler introdurre una tassa che colpisce tutti ma proprio tutti, e a cui tutti sono contrari, una tassa che colpisce la posta, i film, le telefonate, il sesso estremo, i giornali e le ricette di cucina, i sentimenti e i soldi,  il lavoro e il tempo libero, una tassa su internet.

Non so molto e magari mi basterà leggere qualche articolo su internet per essere superinfromato, ma io sono uno che vuol consumare le suole delle scarpe e guardarsi attorno, so solo che c’era questa manifestazione di protesta contro la tassa, un evento creato su internet, scoppiato credo tra le mani degli organizzatori. 40.000 parteciperò e gente che scopre che la democrazia ormai non è andare al seggio ma mettere un mi piace. Ho invitato un po’ di gente, su internet ovvio. Poi ieri un amico canadese Tod, mi fa” ma che cosa è quell’invito, dici che ci devo andare?” “Beh si, sai….” e un inglese un po’ più informato “E’ una cosa stupida no?” “passi punire i tabagisti o chi vuol studiare una cosa non utile alla società come letteratura o economia, ma internet è comunicazione… “ perché tassare internet per togliere l’IVA sugli animali da fattoria?” insomma tanta gente, tutti qua, la piazza è piena stracolma.  Ma senza fretta. Dateci solo il nostro torrent e web radio. Niente bandiere, giusto una dei pirati e al massimo qualcuno con qualche scheda video vecchia o un tower in mano. Quasi una manifestazione spontanea,  niente Camusso e correnti di partito  in libera uscita, il palco è piccolino e cattiva è l’amplificazione. Due discorsi un po’ penosi, giusto slogan e neanche 4 parole messe in fila.. il colpo di scena è “facciamo vedere quanti siamo, tiriamo su i nostri telefonini..” eccoli. Mi guardo intorno, la piazza è piena, c’è tanta gente, stavolta forse una certa idea di chi è venuto la si può avere, nn le solite piazze supereterogenee di partiti e voti volatili, ma soprattutto tanti giovani, e chi è che usa internet?, educated people direbbero i miei amici anglofoni, studenti che studiano per lo più, gente che si informa, gente che magari non ha votato o ha votato Fidesz, che nn segue la politica, che magari non protesta per tante cose, ma che qui sa che deve scendere in piazza, sa che è nel giusto, sorride. Dateci internet. Passa uno con la pettorina fosforescente e in mano lo scatolo di un router con un buco al centro che chiede donazioni. Non si capisce per chi.

pochi cori: “Non molliamo!” per lo più e poi qualche sparuto “Orban vattene!” e “Orban dimettiti!”, detti quasi con paura, caso mai ci sentano. Il piu forte è “Internet libero in libero Stato!”. È il XXI secolo.

E pensare che un 2-3 ore prima c’era stata la manifestazione degli ultras di tutta l’Ungheria davanti al parlamento per protestare contro la lega calcio e le misure di sicurezza negli stadi, la tessera del tifoso e un No al calcio moderno. Lo leggevo dirante lo spuntino premanifestazione, 2000 persone e veloci 10-15 minuti di discorsi. Poi tutti a lavorare.

Altro colpo di scena: 48 ore di tempo al governo per togliere la tassa, se no ci ritroviamo di nuovo in piazza a protestare.. e ora tutti in marcia lungo l’elegante Andrassy ut.

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E’ una bella passeggiata sull’Andrassy, l’occhio esperto capisce che si è in tanti, io vorrei osare addirittura un 100.000, nessuna bandiera e nessun servizio d’ordine. Ma tanto siam gente civile. Prima dell’Opera una bella camionetta della polizia. I volti non sono tesi, ma si vede che è gente al lavoro. “Ciao ragazzi!!!” fan le ragazze divertite.  Nessuna bandiera, pochi anche i cartelli. Mi sposto un po’, capito accanto a due ragazzetti, tipo Beavis & Butthead. Hanno due cartelli scritti sul retro del cartone delle pizze. (Pizzaforte) Uno ha un cartello in inglese Say no to tax. L’altro ha il cartello girato, una ragazza lo vede di sfuggita, lo rincorre, lui si mette tutto contento in posa per la foto. Il cartello dice “Possono anche portarci via il nostro futuro, ma non il porno in HD!” Kodaly korond, coro forte “Europa Europa!”. Bajza utca. Due di mezz’età accanto a me.. “Mi ricorda le sfilate del primo maggio” “io non riesco a camminare, non ho le scarpe adatte” “le scarpe o le suole?” “non le posso pagare.” Si indica il petto con l’indice “Sono un’azienda in crisi” Piazza degli eroi.

Piazza degli eroi. La piazza si riempie. C’è un mucchio di gente sulle statue, gli organizzatori, ragazzetti, neanche carismatici, il capo ha il megafono e una barbetta, ma è più che sufficiente a queste 100.000 persone. Ci sono anche i due  di prima con i cartelli di cartone, appollaiati di lato, l’altro ha scritto sul retro del suo cartello “Teniamoci il porno!” si vede che anche a lui piacciono le ragazze. i cori diventano più convinti, parte addirittura uno “Sporco Fidesz” (che qui mocskos è una delle peggior cose che puoi dire a qualcuno) ma c’è di più. Parte un “Hazaarulo” traditore della patria, che è invece la peggio accusa che si può dire di ogni vero ungherese. I ragazzi sono contenti.  Sappiamo di avere ragione. In alto i vostri cellulari. Cori. Piazza degli eroi è sempre splendida con la sua illuminazione notturna, luci fredde per le statue dei capi tribù magiari di 1000 anni fa  e luci calde per le colonne neoclassiche del Museo di Belle Arti. Il drone della polizia si abbassa rumorosamente.  Ancora il alto i cellulari. (uno parla nell’orecchio del barbetta) “Un’ultima volta, poi cantiamo l’inno e tutti a casa”.

Via del ritorno, sull’Andrassy  ancora solo per noi pedoni al centro della strada. Nell’ombra di lato un barbone che ravana dentro un bidone. A lui la manifestazione non interessava.IMG_20141026_194643

via Marx, la Scozia a Budapest

rimossa la statua di Marx nell’Università di Economia nell’indiffenza o quasi della città. Stesso placido aplombinglese con cui la Scozia di Budapest vive la vigilia di un giorno, forse, storico.

oncewas marx

Cari amici, e dopo i bagni Gellèrt attraversiamo il ponte a piedi, anzi no una fermata di metro giusto per l’ardire di passare sotto il Danubio e vedere la metro nuova, inaugurata a marzo, e si va a gironzolare per il mercato coperto cosi famoso, ma prima entriamo qui, l’Univeristà di Economia, ora Università Corvino prima Università Carlo Marx e infatti qui nell’atrio…

Alcentro dell’atrio uno che fa la foto a due ragazze addossate al muro, le ragazze sorridono troppo e la foto sembra una lunga posa. Il sospetto si fa largo nell’animo umano come la crepa nel muro delle certezze dell’uomo intelligente (no, Shakespeare faceva dire a Macbeth cose migliori)

I giovani si fotografano accanto al niente, accanto al posto dove c’era prima una statua di un uomo con a barba seduto in poltrona con un libro nella sinistra e la destra che fa un gesto quasi napoletano come a dire, “ecco, qui sta l’inghippo”. Carlo Marx. Karl Mar non c’è più, è scomparso, e noi l’abbiamo ucciso.

La statua di Marx che n fondo se ne stava calma e timida nell’atrio dell’Università n c’è più. Certo ne era stata più volte minacciata la rimozione da governo e amministrazione anticomunista, ma poi le cose riescono bene solo all’improvviso, come in guerra o nel calcio ed ecco che nel weekend è scomparsa. Si, proprio nelweekend mi dice la ragazza bruna accanto a me, venerdì c’era, perbacco. Lastoria ci passa davanti. Sul web corron voci che la motivazione era l’antisemitismo presente nei suoi scritti. poi la segretriaufficiale accademica della gioventù magiara rilascia un comunicato incu isi afferma che la statua sarà ricollocata nel costruendo museo dell’Università.

E dire che era così caruccio vedere Marx sul lato corto dell’atrio attorniato di amplificatori per il concerto del giorno dopo o di sedie per qualche onferenza o jobday di multinazionali in cerca dei migliori giovani talenti.

Ci passa davanti un omino trafelato, occhiali, sguardo perso. lo saluto. E’ Bela, dirigente di un partito della sinistra non scoialista. Nn dice molto. mette per terra un cartellone con le foto di Marx e 4 sue citazioni. Nn le riesco a tradurre per bene ai miei amici italiani. Marx era complicato pure in italiano.

fovam tèr statua Marx (2)

Il giorno dopo incontro per caso il figlio di un collega di lavoro, un po’ piú fighetto di come me lo ricordassi, coi brufoli, i capelli rossi e il cappello per fingersi grande,  si é apppena iscritto all’universitá, glielo chiedo per pura formalitá ma so giá che mi risponderá che si é iscritto ad economia, tutti si iscrivono ad economia al giorno d’oggi,viviamo in un mondo cosí complesso che gran parte della forza lavoro deve essere impiegata per far funzionare la macchina e l’economia é avanti a tutto, a Renzi, Cameron o Angela Merkel non si chiede un mondo migliore o meno ingiusto o in cui si viva meglio, ma un mondo di lavoro non importa come e quale e un mondo di PIL in crescita, nn importa per chi. poi ci stupiamo che qualcuno che nn la pensa come noi raduni seguaci da tutto il mondo per riportare finalmente il califfo a Bagdad.

– Sei comunista? ( gli chiedo cosí a bruciapelo, cosi lo spiazzo ed é sincero (qualche trucchetto in una manciata di decenni di vita l’ho imparato alfine)

– Io, oh, beh..

– no, perché sai la statua di Marx

ah si, il Marx (come se fosse stato suo compagno di scuola…) hanno detto che l’universitá non avrebbe avuto i fondi se la mantenva lí e in fondo,

CHI SE NE FREGA!

e poi dicono che eravamo noi giovani anni 8090i dimpegnati ed edonisti..

caledonia-scottish-pub

meno male che per chi ha amore per la politica, c’è la Scozia e il bellissimo dibattito sul  restare uniti o meno e l’hastag che non c’è #inghilterrastaiserena. Al quarto goal della Roma decido allora di unire le mie forze ed andare al Caledonia (che ora abbiamo imparato tutti essere la Scozia dei bei tempi andati, quando sivivevanelle grotte e ci si copriva conle pelle degli animali,ma si viveva felici).  Il Caledonia è un pub scozzese, anzi il pub scozzese di Bdapest, clientela gradevolmente mista, sport su maxishermi, dove a volte passa laserie B scozzese o uno dei 4 derby  tra Celtics e l’altra squadra (Rangers  n.d.r.), al cesso degli uomini la fai guardando i fumetti di un TinTin scozzese con le strisce in un inglese con inflessioni scozzesi, bandiera di Sant’andrea fuori, stout loro buonisisma e selezione di whisky in sedicenti offerte. Sembrerebbe la tana dei lupi di Scozia ma in realtà è un pub, e le stesse cazzate le abbiamo più o meno anche nei nostri pub scozzesi, anche se la Caledonia qui è a misura d’uomo col proprietario bassino e sguardo vispo che si mette ai tavoli a guardare il Manchester. Una Scozia che si scalda per davvero solo quando la palla diventa ovale. ( E se vincono I SI mi prenoto subito per la Calcutta Cup del prossimo Six Nations).

Insomma qui la Scozia è qui, giusto dietro Oktogon e un barese li ci sta bene anche per la sciarpa bianca e azzurra giusto sotto lo schermo nella saletta, con la scritta Bari, Stadio San Nicola, Italia – Scozia28.3.2007  che i baresi se li ricordano ancora gli scozzesi affratellati per le strade della città, eevidentemente anche gli scozzani. Anche il ritorno di quella partita me lo ricordo bene, pioggia, Scozia, l’Italia di Donadoni, Toni e Cassano eroica e vittoriosa. io che entro trionfante al Vittula, mi presentano Rod, scozzese, ma da 25 anni unpo’in giro nn si sa bene per cosa…

– “hai visto la partita, ganzo no?”

– “I don’t like football” con l’accento di un IvanDrago assonnato

In Caledonia era un po’ che non ci andavo, han messo i tavolini fuori e ora è più difficile starsene davanti ai vetri a veder le partite aggratis, sulla porta però c’è sempre una bella scritta che qui a Budapest riveste un particolare sapore: “in questo luogo non ci sono sconosciuti, solo amici che ancora non si conoscono.”

Immagino inviti e sfottò e richiami ma dentro clientela composta a vedere la champions’, magiara per Bayern – City, inglese per Chealsea-Schalke 04. un giorno come gli altri. solo Zsolt che passa tra i tavoli senza affannarsi.  Chi se ne frega…

Passo dal Vittula, mi dice bene. Ecco Jack, inglesedi Londra, e accento puro, qui da  12 anni, nn sa cosa pensare, gli spiace perchè tutti con la sua barba folta rossiccia con molte sfumature di bianco lo oredon scozzese e fa figo. Ronald invece nn è molto lucido, lui è australiano, di padre ungherese e madre finlandese, il liceo l’ha fatto a Ginevra, ma le elementari nelle scuole scozzesi di Sydney. mentre Ted accanto a lui col suo bicchiere di acqua evino rosso sorride, anche lui ha fatto le scuole scozzesi (un po’ l’Istituto Margherita australiano), a Melbourne.. Faccia due conti, l’ultima volta che la Scozia era indipendente, l’Australia non era neanche stata scoperta…

un voto di troppo..

L’euroscettica Ungheria non soprende: Orban, Jobbik e sinistra divisa

ripreso da Q code magazine

rispetto per gli ungheresiNessuna sorpresa nel voto ungherese e c’era da aspettarselo, si era appena votato un mesetto e mezzo fa per le politiche e in fondo in 4 anni poco era cambiato, sempre Fidesz, il partito conservatore populista del discusso leader Orbàn Viktor sugli scudi con i due terzi (da solo) dei seggi in Parlamento e solo perché ripescaggi e scorpori del “mattarellum” in salsa magiara sgonfiano un po’ i 96 seggi vnti sui 106 dei seggi uninominali o il 53% del proporzionale. Si sa, l’Ungheria èun paese democratico.  Ma alle europee le proporzioni contano ed ecco Fidesz capeggiare senza tanto sforzo col 51%. solo un milioncino di voti, ma sono europee, l’affluenza non è stato il ridicolo 13% slovacco ma un “europeo” 30%. Il battagliero Orban si era solo sforzato di inseguire a destra Jobbik, grandi faccioni sui manifesti elettorlai ocn lo slogan “rispeto per gli ungheresi”,  scandalo Kovacs Bela (un po’ il nostro Mario Rossi) deputato di Jobbik indagato come spia russa (molto attuali), e ponendo in cima all’agenda la necessità di ogni buon ungherese di farsi la palinka (il forte distillato alla frutta che ogni buon magiaro usa per aprire e chiudere i pasti) o d introdurre l’ergastolo senza parola, o far iniziare i lavori per l’erezione del monumento (al’occupazione) nazista, a Szabadsàg tèr, con la grande opposizone della comunità ebraica.

monumento all occupazione nazista

Missione compiuta, Jobbik è sì il secondo partito ma con il 14% perde punti e voti rispetto alle politiche. Comunque accanto alla LePen  e Borghezio, la Morvai Krisztina (la professoressa universitaria, paladina dei diritti delle donne, un po’ il volto serio, il Miglio di Jobbik) potrà sedersi con degna ammirazione.

 

E poi Jobbik è secondo partito perché la vera partita di queste elezioni in Ungheria era la resa dei conti a sinistra, presentatatasi divisa (tanto c’è il proporzionale)  dopo la (seconda) storica disfatta dell’arrangiata unione tra il partito storico della sinistra del ‘900 (partito socialista, MSzP), il partito dell’ex primo ministro Gyurcsany, ricco e liberista, travolto dagli scandali, ma sempre il più carismatico da quelle parti (Coalizione Democratica, DK) e il partito della società civile, che voleva porsi alternaiva ad Orban, guidata da un ex banchiere con un nome tutto fuorchè magiaro Gordon Bajnai  (Insieme, Egyutt).

Il video del vincitore senza appello in questa contesa è ilgià citato Gyurcsany Ferenc, spilungone, palestrato con la camicia stirata, che improvvisa un balletto impeccabile nella festa elettorale, visibilmente felice per aver qasi raggiunto al 10% il partito che aveva dovuto abbandonare con infamia un 4 anni fa. Meszterhazi, il capo dei socialisti, ha finalmente rassegnato le dimissioni.

Prossimo appuntamento le amministrative di novembre, tanto poi c’è tempo, nel parlamento appena stupendmente restaurato i 2/ di Orban lasciano tutto il tempo..

 

Risultati ungheresi

Fidesz:  51.9% (1,191,163)

Jobbik: 14.68% (339,501)

MSZP: 10.92% (252,494)

Demokratikus Koalíció  9.76% (225,762)

Együtt-PM 7.22% (167,012)

LMP 5.01% (115,957)

 

 

Quando Orban insegue Jobbik in Europa..

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E’ così bello seguire la politica italiana con i tre fanti di turno sulla poltrona di Vespa e tutti e tre ridicoli, anche il Grillo coi capelli del parrucchiere e il giubbotto lasciato sulla gruccia in camerino, anche il Berlusca che parla del passato remoto come se il suo ultimo governolo rimpiangano tutti, anche Renzi che promette e si scusa se.

La politica ungherese si sintetizza invece nella mia vita di questa settimana nei grandi manifesti di Fidesz in giro per il paese, magari ci sono problemi di spesa, ma son proprio gli stessi delle recenti elezioni, con il faccione un po’ ritoccato di Orban per metà e una grande scritta sull’altra, lo scudetto di Fidesz e i colori nazionali appena sfocati. Si son ricordati però di cambiare la scritta, quella di oggi dice “Rispetto per gli ungheresi”.tant’è..

tisztelet

Leggo poi  oggi il resoconto di index sull’Hallo el presidente magiaro, l’intervista che Orban rilascia ogni venerdi mattina alla radio nazionale. l’affluenza sarà bassa e vinceranno i partiti con la base piu fedele, in Italia tutti temono Grillo. Orban teme Jobbik.

Ma Orban ci ha appena dimostrato che è uno che non lascia niente di intentato per prendere il suo 101% alle elezioni, ecco che dopo anni esplode il segreto di pulcinella del deputato di Jobbik sottosegretario infiltrato del KGB, (e ci ha pure il nome magiaro per eccellenza Kovacs Bela, il Mario Rossi o quasi).  Ecco spiegato l’improvvisa insistenza di Orban per erigere il grande monumento (all’occupazione) nazista in Szabadsag tèr, che ormai sembra sempre piu un rigattiere di statue e regimi (tra obelischi con le stelle rosse e statue di Reagan e targhe per ricordare i fiori piantati dalla moglie del conte politico dell’800 e tanto altro). Ed ecco Orban che parla di pena di morte…la pena di morte ha la forza di poter tornare. L’unione Europea la vieta. Eppure varrebbe bene una messa“. Ed ecco una strizzatina d’occhio ai sacri valori contadini magiari, per contrastare Jobbik anche qui, la difesa della palinka fatta in casa(la fortissima grappa alla frutta che apre e chiude ogni pasto che si rispetti). parlare di UE per le le regole che impone alle dimensione dei nostri cetrioli fa sempre effetto.

Un paio di elezioni fa ero con un amico italo-magiaro per comizi del 15marzofestanazionale. Nel primo pomeriggio comizio di Jobbik. lo credevo di gran – sinistra maa un tratto disse: però la Morvai (anche quest’anno capolista di Jobbik alle europee) parla bene, doce cose giuste, basta togliere quelle cose sui Rom. Oggi vota e fa votare Grillo.

il mio amico Harp

Alle volte capita che ritorno agglegeny (una specie di scapolone che ama vivevere per i cazzi suoi senza una donna) e mi ritrovo a nn voler ritornare subito a casa e ad entrare nella kocsma vicino casa per una birra in pace.

Accanto a me ci sono tre che giocano a carte, di mezz’ètà, dall’aria saggia, ma con sguardi e muscoli di chi ne ha viste tante. A un certo punto uno di loro fa: “per cortesia, canti a voce più bassa se è possibile…”. Nella scala di valori magiara queste parole sono pesanti come pietre e 15 minuti dopo il poveraccio, mezzo ubriaco che stava mettendo musica nel jukebox e la cantava a voce alta si ritrova sbattuto fuori in strada, con la sua bottiglia di Aszok (la birra più economica) e l’immancabile busta di plastica che questa gente si porta appresso.

Poi il kàrtyazò (giocatore di carte) torna al tavolo come se niente fosse e gli amici nn gli dicono niente. Io allora mi concentro di nuovo sul 90esimo minuto del campionato francese che il grandeschermo della kocsma sta generosamente trasmettendo, quando si avvicina un tipo con una felpa arancione, capelli ricci un po’ sporchi e occhiali tondi tondi moltopiugrandidegliocchi.

“Parli inglese?” mi fa. “Beh si” rispondo. Continua..”stiamo insieme? parliamo? sai io sono solo..” lo guardo, interdetto, e a ragione, poi “Sai io sono polacco, sto qui da poco in città, abito da queste parti e questo è il bar più vicino, sono entrato per caso, mica conosco qualcuno”

allora si siede.. è polacco di Varsavia, anzi di Lublino, meravigliatissimo dal sapere che io a Lublino c’ero stato, e anche a Zamosc, che è li vicino, lui va tre volte all’anno in Italia, perchè il padrino (cioà il padrino di battesimo) della ragazza è di Italia. bene, ora ci conosciamo, anch’io metto nel discorso la mia ragazza e ora tutto è a posto.

Anzi no, manca il che fai nella vita, orbene lui è artista, è giustappunto qui per una mostra delle sue opere, 3 mesi in una galleria. Alla domanda innocente: “Dipingi?” mi guarda come se avessi chiesto qualcosa di molto stupido.. “Che domande Alessandro, dipingi, cosa vuol dire dipingere.. se vuoi comunque nella galleria c’è uno che ha fatto una monografia su di me grande così..”

E’ un artista, deve fare domande, mi dice, mi chiede che cos’è l’Ungheria,e perchè e che posti frequento. Quando esce dal cesso anch’io gli domando allora che ne pensa della tragedia che ha colpito la Polonia, il presidente Kaczynski (morto insieme a tutto lo stato maggiore, e poi ministri, sottosegretari, nello schianto dell’aereo del Tupolev presidenziale in una nebbiosa mattina di Marzo mentre si recavan a Katyn, a rendere omaggio alle salme di un’altra classe dirigente polacca decimata….)

“bene alessandro, ma prima dimmi tu cosa ne sai.., che ne pensi..”

“cosa vuoi che ti dica, caro amicone polacco, proprio mentre andavano a Katyn, tutti insieme, e poi han sepolto Kaczynski, figura comunque molto controversa, proprio nella cattedrale del Wavel, a Cracovia, accanto ai re di Polonia, a Casimiro il Grande..” annuisce ma ha un sogghigno-..

premette che lui mica amava Kaczynski ma poi domanda calmo: “E tu pensi, alessandro, che sia stato davvero un incidente?” mi offre da bere un altro korso e va a pisciare, anche se sulle porte sono dipinte calze a rete e mocassini chiede a me dove entrare..

quando torna replico.. “Beh han trovato le scatole nere, le condizioni meteo erano molto cattive il pilota ha fatto un atterraggio molto difficile..” ma lui è molto scettico “sai io prima di essere artista ero un ingegnere aeronautico, qualcosa ancora me la ricordo, ho visto il materiale reperibile su internet e anche solo da quello si capisce che ci sono molte cose che nn vanno” mi fa qualche esempio, pezzi di carlinga inspiegabilmente a distanze siderali o qualcosa del genere… capisco, poi serio: “E allora l’hanno ucciso! e chi è stato..?”

mi rigira la domanda: “Secondo te?” e che ti devo dire: “i russi, i tedeschi?” “oh come sei antico Alessandro, ancora ragioni con queste vecchie categorie, con gli stati nazione, pensa in grande..” allora penso in grande: “mit tudom èn.. Gazprom? gli Ebrei, il sistema radar nell’europa centrale?” “ma no, ahah, io amo gli ebrei”

pausa

“ma tu conosci HARP?”

(Harp??? sembra un telefilm americano anni 80 con un pupazzo che vive in una famiglia semiborghese col padre nero… il mio amico Harp..)

provo a pensarci, “no davvero nn lo conosco.” OHIBO’! “Non conosci Harp? com’è possibile, pensavo fossi una persona che sa certe cose…” e io”Ma davvero, nn so cosa sia..” è sconcertato “Incredibile, tutti sanno chiè Harp, mi meraviglia CHE TU NN LO SAPPIA, davvero, scusa se ti dico certe cose. (pausa) E allora ti devo dire tutto io…”

E inizia la storia di Harp. la prende un po’ alla lontana “Tu sai chi è Tesla vero alessandro? Bene Tesla fu il primo scienziato ad iniziare certi esperimenti per la trasmissione di energia nell’alta atmosfera… poi dopo la seconda guerra modiale uno scienziato ebreo [gli ebrei, lo sapevano che c’entravano gli ebrei] ha ripreso i suoi studi e ha sviluppato la cosa, e alla fine è nato HARP, una specie di arma potentissima, che c’entra con lo scudo stellare americano, in mano ai potenti della Terra, pero’ la cosa nn è mai stata resa pubblica perchè HARP è un’arma troppo potente. si potrà persino traferire tantissima energia premendo un bottone nella propria tasca..,,,”

E’ cosi’ che ho scoperto chi ha ucciso veramente Kaczynski

La mattina dopo  mi sveglio stanco e con un gran mal di testa. Il mio primo pensiero è: “sa anche il mio numero di telefono.” (aveva promesso di invitarmi alla sua mostra in galleria.” ma poi almeno mi rassicuro, “almeno nn sa dove abito”

 

E ora vi dimostro che il Muro di Berlino è caduto per le conseguenze dell’ 11 Settembre

Oggi son 20 anni che è caduto il muro, ma per noi, solo per noi. Per noi Ungheria è un paese che era dell’oltre cortina dove c’era il comunismo. ma signori, ormai, son passati 20 anni, qualcuno a me molto caro aveva pocopiùdididueanni, ci pensate a un americano che viene in Italia nel ’63 o nel ’65 e va chiedendo in giro del fascismo… beh allora come si stava ne fascismo, anche tu ci avevi la camicia nera e..

comunque oggi il muro cadeva 20 anni fa, ma qui la memoria storica è un’altra, qui Sarolta che mi viene a trovare per motivi d’affari mentre cerco di riassettare la cucina. “Sai che alla radio italiana parlano anche di Ungheria? sono 20 anni dall’89..” ah si è vero, c’erano tanti tedeschi dell’Est, erano tutti in jeans, venivano per andare al Balaton….” Eh si, che lo spevo, i tedeschi venivano qua, si rincontravano con le famiglie, pezzi dell’est e pezzi dell’ovest, per entrambi era concesso venir qua, nei campeggi del Balaton…

poi venne l’11 Settembre, l’11 Setttembre 1989.. certo. Se quello del 2001 è l’11 SETTEMBRE, se qualcun altro si rammenta che l’11 settembre del ’73 ci fu il colpo di stato contro quel tiranno rosso di Allende, è mio dovere aggiungere che l’11 Settembre 1989, il governo Nèmeth, subentrato da pochi mesi a Kàdàr alla guida del paese (il buon vecchio Kàdàr era lì piantato da quel lontano autunno del 56) aveva aperto le frontiere con l’Austria. C’era Gorbaciov e si poteva fare.  Allora i tedeschiest a migliaia iniziarono a passare di là e ad andare nel lontano ovest. E allora il muro aveva poco senso, era nato per questo, dopo che 2.6 milioni di tedeschi avean deciso di trasferirsi.. i politici tedeschi dissero:”Gli ungheresi han dato il primo colpo di piccone al muro..”

Era l’11 Settembre, un paio di mesi dopo a Berlino Est ci si riuniva per permettere la libertà di viaggiare, escono indiscrezioni… le mie fonti (HVG della settimana scorsa) dicono del giornalista italiano “Ricardo Ehrmann”, che sembra tanto un fantastico nickname con tanto di errore di battitura. La notizia gira, la riprendono le TV, la gente va verso il muro per vedere se è tutto vero e voilà..

Era il 9 Novembre, 20 anni fa, però in Germania mica è festa nazionale, si festeggia invece il 3 Ottobre, il giorno della riunificazione. nn so se lo si è detto fino alla noia in Italia, ma il 9 Novembre nel ’38, quella notte, fu la notte dei cristalli (217 sinagoghe bruciate, 20.000 ebrei mandati nei campi di lavoro..) il 9 Novembre del 23  il puccs di Monaco di Hitler Adolf. E il 9 Novembre del 1989 cadde il muro. A Berlino.

Hamsun al Budapest City Pub

A Budapest fan più di 30 gradi, il maggio a Budapest ormai è questo. Quando vado da Blaha a casa, passo da Almassy tèr, una via che faccio spesso, perché c’è verde e c’è il selciato, le pietre di gatto, il macskàkő, come dicono qui. Da un lato gli alberi e dall’altro il Szabadidő központ, un centro culturale chiuso per costruirci un albergo, un parcheggio o un supermercato, all’inizio c’è il Colorado Söröző, dove vedevo le partite, un negozio di strumenti musicali, un piccolo alimentari e poi qualche negozio dei bei tempi, un sarto, un calzolaio, due o tre locali o birrerie. In un giorno di due anni fa ero  triste, uscivo da una festa in cui ti senti solo, era giugno, una sera calda, girai cun po’ a zonzo, una birra all’ABC di klauzal tèr, forse feci un salto sopra il Crovin tető, che aveva appena aperto, forse no, ora so che sarei andato al Vittula, where everybody knows your name,ma era estate, il Vittula aveva già chiuso.   Allora mi ficcai nel Budapest City pub.

E’ un pince (cioè una cantina, che si scende gi e chissà dove sbuchi), ma non un sozzo pince come quelli di Hathaz utca, con un’insegna con una boccale di birra gialla e un po’ di arredamento semplice in legno. Forse la musica mi aveva attirato, musica dal vivo, un gruppo, rock classico, bravi, di quelli che 30 anni fa suonavano nelle cantine quelle vere.

Qualche giorno dopo incontro il pultos (barista) del Vittula al Szimpla: “ora diventerà questo il Vittula estivo?” “ Ma non so, è un posto diverso dal Vittula, mica mi trovo altrettanto bene, sai sono andato al Budapest city pub.”  “Budapest city pub? Buona idea, è molto che nn ci vado.”   Detto cosi come se fosse stato un locale importante.

Era un’estate strana, appena pochi giorni dopo ero di nuovo là, un sabato sera, dopo le 2, sono sicuro che era sabato perché qui i matrimoni si fanno solo di sabato e io tornavo da un matrimonio, tornavo col bus notturno perché non avevo soldi in quel periodo e non potevo permettermi un taxi, e il matrimonio era deprimente e io ero la mascotte italiana. Sulla via del ritorno il Budapest city pub era ancora aperto e c’era gente,  c’era uno che suonava in un angolo, era bravo, faceva gli Oasis, che ormai han più di 15 anni, era sbronzo, o quasi, stonava spesso e sbagliava gli accordi, si scusava e il pubblico applaudiva. Diavolo se era bravo.

Allora era un posto popolare. Ci sono stato poche volte, 3 o 4, parlavo l’ungherese peggio di adesso, non conoscevo le kocsme (bettole) di Nepszinhaz utca, dietro il banco c’era una donna di mezz’età, probabilmente un’ex battona, accanto a me invece uno con i capelli lunghi ricci con la testa stesa sul banco e un’altra probabile ex battona che lo accarezzava teneramente. Mi sembrava un buon posto per farsi una birra e ascoltare buona musica in una sera in cui ti senti giù.

Piaceva anche al mio amico Angelo quando la città ci era più sconosciuta e la cosa migliore era vederci le partite italiane la domenica nel suo salotto e uscire a bere qualcosa quando la sua famiglia lo permetteva.

L’ estate scorsa invece il Vittula è rimasto aperto, e speriamo nn sia stata una leggerezza. A fine Agosto in un’altra serata calda, accanto a me al bancone si siede un biondino, sui 40anni, ben mangiato e sereno. E’ in viaggio solo, come tutte le persone sole vuole parlare. E’ norvegese, fa parte di non so quale organizzazione od rivista ambientalista, è di passaggio perché  è stato in Romania a scrivere di piccole comunità locali che salvano cervi rari e combattono contro la grande diga che minaccia il paesello.  “Sai, mi fa, prima più di 10 anni fa venivo più spesso a Budapest, una volta ero al Budapest city pub..” “uh davvero?” Lo cita come se fosse il posto più popolare di Budapest, almeno lo era, “bevevo una Soproni, beh ero lì mi si avvicina una ragazza, avevo visto che mi fissava, e mi inizia a parlare in norvegese. Ci pensi, una persona che neanche ti senti parlare, ma ti si avvicina e ti si rivolge in norvegese. Ovviamente aveva lavorato in Norvegia e sposato un norvegese, lavorava con i disabili.” Una birra però il tipo non me la offre e sì che ci speravo. Andiam d’accordo che Hamsun era un genio e un grande artista, anzi si meraviglia che anche la traduzione sia bella, perché il suo norvegese era splendido.  

Hank da lassù ci strizza l’occhio.

Servizi segreti bulgari (e ungheresi via) nn sparate più al Papa ma dedicatevi al pippero

In Italia il nuovo film di James Bond sarà nei cinema solo il 5 Gennaio, che ha paura di Boldi, De Sica e Bonolis. Invece qui a Budapest è già nelle sale dai primi di Dicembre. Forse perché qui attira di più e perché negli allegri cortei di Ottobre per far cadere il governo, quando si voleva urlare qualcosa di cattivo verso quei simpaticoni della polizia si urlava AVH (aveha, che qui la h si aspira eccome) la polizia segreta dei tempi del comunismo, che evidentemente ha lasciato tanti bei ricordi.

 

Del resto quando parlo di politica, i miei informatori ci tengono a dirmi che i file dei servizi segreti comunisti son stati in gran parte distrutti, ma si dice che se ne conservi una copia a Mosca e chi sa i segreti è ora nell’odierno partito socialista e tiene in scacco tutti o quasi.

Io in genere dico di si con la testa, ma in cuor mio pensavo sempre che era l’antico odio nn ancora sopito a farli parlare così, e che queste cose son sempre segrete e se ne sa poco, come i misteri italiani chiusi nei cassetti dei nostri italici servizi e le nostre connivenze con la CIA da Moro ad Ustica ad AbuMazen.

 Ma di recente mi son dovuto ricredere.

Difatti, visto che ormai altre 2 settimane e Romania  e Bulgaria entrano nell’Unione Europea (dal 1° Gennaio, n.d.r., e arriviamo a 27 paesi, numero da cui nn ci schioderemo per un bel po’ credo, i giornali si occupano un po’ di più di queste lontane terre e ci regalano notiziole gustose.

Tra queste leggo che il governo bulgaro ha deciso di levare il segreto dagli archivi dei servizi del periodo comunista. E che giusto una settimana fa uno dei direttori dell’archivio si è giusto suicidato perché non sopportava lo stress e le pressioni, ma che è un suicidio strano, con tanti particolari poco chiari, segno che i servizi segreti bulgari sanno ancora il fatto loro.

 Leggo poi sull’Herald Tribune che l’iniziativa sarà comunque fatta con cautela e che nessuno si farà del male, i file degli agenti ancora in attività resteranno segreti, se qualcosa emergerà sarà solo per sapere la verità e non per punire. Il passato è passato, il presente è peccato, il papa polacco è bell’è morto, e Ali Agca, ha ancora una bella barba di cinque giorni nella sua cella.

 

Poi l’Herald Tribune, chiosa dicendo: “Bulgaria is one of the last former communist nations to tackle the historical records of its past. Other countries with former communist regimes, including Germany, the Czech Republic, Poland and Romania, already have taken measures to open communist-era secret files”.

Hey ma manca qualcuno; giusto il paese che mi ospita, l’Ungheria manca, anzi, a parte i paesi ex sovietici è l’unico Stato del patto di Varsavia ad avere tutto nascosto.

 

I miei informatori me li devo tener stretti..

Faludi Gyorgy (Budapest, 22.9.1910 – ivi 1.9.2006)

Lunedì 4 ero a un concerto di una band rock-blues anni 80 ungherese, gli Hobo blues band. a metà concerto chiedono un minuto di silenzio per Faludy Gyorgy. Tutti tacciono. Faludy Gyorgy è morto venedì scorso han detto.

E’ un nome che conosco anch’io, un poeta, ultranovantenne, famoso e scandaloso.

C’è che quando mi illudo che la lingua ungherese sia più facile da leggere in versi prendo in prestito un libro di poesie, e da una biblioteca pubblica di un piccolo paesino avevo preso una sua raccolta complessiva “Suono di tamburi nella notte” o qualcosa del genere, qualche lirica era discreta, ed ognuna aveva in calce data e luogo, le ultime erano a Toronto, le prime a Budapest, poi tanta Europa, Francia, Germania, Svizzera, Sud Italia, Spagna, Argentina, Algeria, Isole britanniche, Taipei, (mi sembrava di ripercorrere la biografia di Marai) in mezzo tra gli anni 50 nomi di piccoli paesini dell’Ungheria centrale, dove i comunisti li mandarono alla rieducazione, sbagliando a carcerarlo poco prima dell’ottobre 56, che ci fu la rivoluzione e fuggì.

Faludy Gyorgy? Fece la piccola bibliotecaria dl paesino di provincia, e storse il naso.. Quello con la moglie….. e i capelli… e faceva la faccia ancora che schifata.

Fu un uomo libero.

Questo blog gli dedica il seguente coccodrillo.

Faludy Gyorgy: un uomo libero

 

E’ venuto a mancare lo scorso venerdì 1° settembre 2006 all’età di 96 anni, Faludy Gyorgy, poeta, scrittore, traduttore ungherese. (Budapest 22.9.1910 ivi 1.9.2006)

Tipica figura dell’ungherese patriota, esule, poliglotta e viaggiatore, studiò a Budapest, Vienna e Berlino; acquistò notorietà a 24 anni per le sue traduzioni libere del poeta francese Villon. Non si piegò a fascisti e comunisti, lasciò per 60 anni il suo paese e diresse dall’estero le riviste letterarie degli esuli ungheresi. Visse a Toronto per 21 anni. Tornò in Ungheria trionfalmente nell’89. Come tutti gli ungheresi amò il suo paese. La sua opera piu’ famosa è “i miei giorni felici all’inferno”, Londra 1962.

Fu un uomo libero.

Negli ultimi anni della sua vita divenne famoso per i suoi ostentati lunghi capelli bianchi da novantenne e per il suo matrimonio con una scrittrice ungherese di 26 anni. con cui passeggiava per le strade di Budapest. Una loro foto senza veli è apparsa sull’edizione ungherese di Playboy. 

Tutti si voltavano. Tutti lo ascoltavano. Il 2° o 3°  settimanale d’Ungheria per rilanciarsi aveva scelto lo scorso autunno come campagna pubblicitaria un manifesto con il suo volto stilizzato, in tratti bianchi su sfondo scuro e la scritta: “Se Faludy Gyorgy dirà qualcosa lo leggerete su Héti Nemzeti