elezioni Austria, Vienna è più vicina a Budapest?

Adam è ungherese, uomo di successo, parla un ottimo italiano e una volta è andata così:

  • Adam parli tedesco?
  • Certo, sai, io sono di Budapest, per noi Vienna deve essere come il nostro cortile di casa.

è con questo spirito assolutamente con questo che sono andato a Vienna a seguire un po’ cosa si diceva e come andavano le elezioni del nostro cugino più ricco, che poi quello che gli succede influenza di rimbalzo anche la vita qui un po’ più a valle lungo il Danubio, e dei riflessi del voto austriaco in Ungheria ho parlato con gli amici di Radio Capodistria a “I divergenti” cliccate qui  (io parlo dal min. 1.08 più o meno)

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Rivoluzione 2.0

DSCN1705.JPGQuattro ragazzine bionde e svogliate dagli occhi pieni di alcool all’ingresso dell’unico pub o quasi vicino al parlamento. “Che birra prendo? Una economica. Oh scusa c’eri tu in fila. No ,io son qui per sbirciare la partita mentre il mio amico è alla toiletta”. Sorride. Una mica ha un cartellone di cartone con il simbolo della ace su un lato e la scritta beke (pace) sull’altro. A un tratto grida: “alairta a Janos, egni fog a varos ( Janos ha firmato, la città brucerà)” Dal fondo della strada rimbomba l’eterno Merda coi baffi a squarciagola. (alias lo Janos, il baffuto presidente dela repubblica ungherese Ader Janos, baffoni alla Mussi per intenderci, che compare  disegnato in molti cartelli con qualche variazione sul tema, la principale è con o senza mosche)

In Italia pochi lo sanno ma in Ungheria ritorna la parola rivoluzione e vuol dire che le rivoluzioni del XXI secolo sono cosi e magari le primavere arabe devo iniziare a immaginarmele diversamente con tanta birra, sorrisi maliziosi e ragazzine piene di ormoni. Ci sono certo manifestazioni ufficiali, ma hanno organizzatori impacciati, gente che dice vogliamo un’Ungheria più felice con un tono di voce molto triste e poi un cantante folk che parla di vecchi tram su binari consunti e la gente che in piazza un po’ si annoia. La manifestazione di piazza degli eroi “il veto degli eroi” è andata piu o meno vosi, con molta gente che voleva esserci e farsi sentire e far vedere cartelloni spiritosi, e dal palco gente più preoccupata di come veniva il selfi, la foto di gruppo del cuore al centro della piazza come il diario di una teenager e del pubblico con i cellulari accesi in alto, fatti e rifatti piu e piu volte che l’immagine social è tutto e devo dire che infatti è davvero venuta bene…

Ma questo è ormai la quinta manifestazione in dieci giorni, la terza in quattro, la seconda in tre, i ragazzi san cosa fare e che ci si diverte. Bisogna aspettare il sciogliete le righe, e si passa un’oretta sotto la sede di Fidesz a far volare aeroplanini di carta (dal governo avevan detto, Soros ha fatto venire in manifestanti con l’aereo) e a gridare cose tipo Bayer Zsolt tua madre è una gran p., come resistere alla tentazione (Bayer Zsolt è una specie di Ferrara ungherese , giornalista di destra dalla penna acida e cattiva, e che aveva minacciato velatamente i rivoluzonari di oggi, dicendo un e se perdiamo noi la pazienza..) bene, ora tutti sanno che sua madre è una gran t.

…poi i social ci dicon di andare a Oktogon, dove l’avanguardia è già arrivata, poi alla piazza del parlamento, e dopo un po’ di tornare a Oktogon. Insomma ancora lunghe passeggiate in città, al centro dei suoi viali principali, proprio in mezzo della strada al grido di la città è nostra e noi la vogliamo, fratelli (cit.). a camminare son giovani e giovanissimi, birra in mano e bicicletta al traino, Orban ha anche la sfiga che le scuole son già chiuse per le vacanze pasquali e domani nn si va a scuola…

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Kossuth tèr e oktogon diventano i due poli della mente del giovane magiaro dei XXI secolo. Kossuth tèr è scura, lontana da pub e minimarket con le lattine di birra da mezzolitro, spiccano le luci calde del palazzo del parlamento e in controluce la lunga fila dei poliziotti antisommossa, saranno un duecento kabe. A Kossuth tèr i tuoi sentimenti più nascosti prendono forma, si scrive ciao mamma sul pennone della bandiera nazionale (quello voluto da orban chedi giorno ha la guardia d’onore e il passo dell’oca) o lunghe poesie, si mettono uno accanto all’altro Hitler, Stalin, Castro e Orban, tutto accompagnato dall’eterno merda coi baffi, sotto i cartelli meno ironici che riporto per diritto di cronaca e per rendere davvero l’atmosfera della piazza (del tono il governo è una s (eme) fascista e  Orban s(eme) Ader ingoia)

DSCN1862.JPGA Oktogon c’è il tuo animo goliardico e in cerca di divertimentismo, i piu responsabili certo si mettono all’ imbocco delle strade per non far passare nessuno, gli altri accendono gli amplificatori, metton su techno, spunta il vinaccio, birre, si siedono nelle eleganti aiuole, insomma fanno festa. Avvolti nella bandiera ue e ogni tanto il grido europa europa. Rivoluzione 2.0.

Di una cosa siam certi, Orban per questi pischelli è un vecchio bacucco, la legge è ormai superata, qui c’è n ballo il governo, la “Fidesz maffia” l’europa europa, lo odiano, con tutta la sana rabbia di un aadolescente verso i padri, odiano nn solo la persona, ma i suoi valori e quello che rappresenta.

(zerocalcare direbbe ora parte il pistolotto di analisi socioculturale, come se nn bastassero le prime due righe a chiarir tutto) Seduto con Sid sulle grate della discesa verso gli ex gabinetti pubblici di oktogo, ci guardiamo stupefatti, orban poteva fare grandi cose, aveva i numeri, la crescita, ha cercato di imitare Putin ed erdogan, ma nn ha capito che qui siamo già in occidente o quasi, siamo a 250 Km da vienna, che la sua gente ha chiesto democrazia e libertà già nel 56, negli anni 20 e poi nell’89, quando era lui il giovane. Ora attacca un’Università, follia, se l’ungheria ha un’eccellenza questa è Budapest che è meravigliosa e se neha un’altra è la cultura, i suoi istituti di formazione superiore, da sempre, pensamo ai corsi in inglese e tedesco dell’università di medicina Semmvlweiss.

All’1.30 ci sono ancora ragazzi a ballare la techno al centro della piazza, La prossima festa la si fa ovviamente di sabato, sarà un sabato di pasqua, i fuorisede nn ci saranno, i ragazzi invece si. Che cosa ne sappiamo noi della rivoluzione?

P.S. le parole Soros e Ceu, in questo post credo nn siano state mai usate, è un mondo che va veloce, si pena ad altro, si punta in alto..

in marcia contro Orban

Nel mezzo della grande aiuola circolare sotto la collina del castello di Buda, dove parte la funicolare dei turisti ai bei tempi c’era una grande stella rossa di fiori pregiatissima, oggi, in attesa di statue e colonne c’è un bello strisicone, un drappo circolare teso con in genere un logo di un grande evento. L’aiuola è inavvicinabile, protetta anche da un doppio anello di fiori e piante, ma oggi è un giorno speciale e ci son tanti bimbetti di vari colori di capelli che ci saltellano sopra come fosse un trampolino elastico e sopra le loro teste le terrazze dello Sandor palota, il palazzo neoclassico, lì sulla collina del castello che dal 2005 ospita gli uffici del presidente della Repubblica Ungherese.

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È l’uomo a cui era indirizzato il grande corteo che attorno alle 17 è partito dai giardini del castello ed è passato anche attorno all’aiuola, in questa splendida domenica di primavera, per chiedergli di non firmare la legge approvata in tutta fretta dal parlamento ungherese 5 giorni fa che di fatto decreterebbe la chiusura dei una delle più prestigiose università della regione, l’Università Centroeuropea, colpevole di diffondere troppo il pensiero liberale e di essere un baluardo e simbolo del suo fondatore: il finanziere e filantropo statunitense di origine ungherese Gyorgy Soros, nemico pubblico numero uno perché finanziatore di quelle ONG che Orbàn accusa di essere una potenza occulta (lui parla di agenzie) nel paese in opposizione agli interessi nazionali e al legittimo operato del governo. e invece della Ceu si può dire tutto e le si possono muovere tante critiche ma nn che nn sia un’università di eccellenza, avrà i corsi in Gender Studies ma è bella in alto nei ranking internazionali e lì ci arrivi solo con attività di ricerca di alto livello, riconosciuta da tutto il mondo accademico e nn solo da chi caccia la grana, che dà la massima libertà ai suoi ricercatori e che partecipa a un nugolo di progetti internazionali.

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È arrivata molta gente qui davanti ai leoni disegnati da Ybl, 80. 000 persone stimate, la piu grande manifestazione contro il governo da qualche anno in qua, volti belli e puliti, forse anche troppo, è in piazza la Budapest liberale, gli universitari, gli amici degli universitari e i loro genitori, quelli che qui chiamano “attivisti”, qualche intellettuale ed artista (come il mitico Brody Janos) e il ceto medio, quello che come osserva qualcuno piu attento di me sta scendendo in piazza ovunque qui nella vecchia oltrecortina, Romania, Belgrado, Polonia. E a chi bazzica da anni queste manifestazioni fa strano non vedere tutto quel pittoresco sottoproletariato ungherese di baffoni, giubbotti jeans e facce da stipendi troppo troppo bassi che si vede ai cortei di Fidesz e Jobbik, per intenderci.. qui c’è la meglio gioventù del paese, gli universitari ci sono tutti, perché almeno loro han capito che se si chiude un’università poi magari se ne chiude un’altra e si mandano a casa i professori scomodi, e qualcuno in europa lo sta già facendo. ci sono molti stranieri, che Budapest è cosmopolita, anche grazie al Ceu e i budapestini nn piu studenti che nn vogliono che la città pian piano ritorni indietro di 25 anni, a com’era prima del Ceu, invecchiata e isolata, sognando l’america negli swing di eric Clapton e l’italia nei poster della Loren. e loro nn potranno che fare come molti dei loro padri: emigrare per lavoro, fare i “dissidenti” e nn tornare più se non a regime finito, o diventare cittadini di serie B.

Sono 80,000 e sembran venuti quasi per caso qui, come se nessuno sappia bene cosa farne, dagli altoparlanti si sente poco, i discorsi li fanno quasi illustri sconosciuti, che in ungheria se c’è qualcosa di sacro, oltre al turul, rapace progenitore di Arpad c’è la società civile, che da sempre scende in strada diffidando di potere, sindacati,opposizioni varie troppo tenere e corrotte. Ma vuol dire anche che nn c’è nessuno che li guida, che indica per bene una strada e un progetto e la vera opposizoone al progetto orban verrà da Washington o Berlino..

Senza un’organizzaizone risoluta, 80.000 risutan troppi per il punto di ritrovo sotto i leoni e la splendida scalinata dei giardini del castello, un punto troppo piccolo chiuso com’è da Danubio, tram e tavolini dei caffè, troppi per il ponte delle catene, che i grandi cortei, si sa, devon passare dal ponte elisabetta, e alla fine sembran poi pochini per la piazza del parlamento dove si tengono i discorsi finali. Si, perchè chiedono il veto alla legge al presidente della repubblica, ma mica salgono lassù, sulla collina di Buda, no, il corteo va a Pest, davanti alla piazza del parlamento, perché tutti sanno che in Ungheria se c’è uno che comanda quello è Orban e nn ammette interferenze e difatti i cori son tutti per lui.

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Inno nazionale e fine prima parte.

Inizio seconda parte.

Si scatena la serata della rabbia, la gente rimane in piazza, qualche migliaio, tutti molto arrabbiati, i cori che prima eran belli e colorati ora son sempre gli stessi, ma urlati come una canzone metal, “in prigione”, “ruszki haza (russi a casa!)” “sporco Fidesz” e il più gettonato “Orban vattene” (quel takarodj che si dice ai cani, pussa via, che ho imparato quando si tentò di cacciare l’allora leader socialista Gyurcsany). La gente rimane in piazza, la polizia accorre in massa, ma nn provoca e lascia sfogare, son giovani si sa.

Si fa sera, si accendono le luci. Orban tra i suoi mille progetti ha rifatto la piazza del parlamento nel 2014 per vincere le elezioni con un po’ di regali elettorali. La mia teoria è che ha sbagliato i conti, quello che fino al 2014 nn si può fare ora si può, manifestare fin quasi alle scale del parlamento, quelle aperte raramente, che ho visto salire solo da Cameron, erdogan e altri pochi eletti. Puoi arrivare li a un passo tu e tutta la tua folla che inveisce dietro di te. E poi il parlamento con la nuova illuminazione è di una bellezza sconvolgente, anche in inverno a -15, figuriamoci oggi. Ti vien voglia di restare. A goderti lo spettacolo. E lo spettacolo sei anche tu.

Poi ci si stanca anche di questo e allora si va in giro per la città. Un pugno di valorosi (saran cmq qualche migliaio) si sposta prima verso la vicina sede del ministero della pubblica istruzione, un palazzone terrificante nato per esser la sede del comitato rifornimenti di guerra, poi si attraversa la città, stazione ovest, grande viale, stradine buie del sesto distretto, direzione quasi piazza degli eroi, per gridare sotto la sede di Fidesz, il partito di Orban.. qui le uniche scene di tensione o quasi, ma la polizia è bravissima, è che siam stati tutti scottati dagli scontri del 2006 quando l’allora opposizione Fidesz nn fece altro che denunciare (giustamente) la “brutalità” della polizia contro i manifestanti e allora oggi..

Poco piu in là nella piazza degli eroi, bellissima, la scritta in legno Budapest illuminata da fasci di luci colorate. La città assiste impassibile.

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Il Referendum è nullo

Il mio intervento per Qcode come commento all’esito del referendum link Q code

Jpeg

Orban

Ieri 2 ottobre si è tenuto il referendum consultivo promosso dal governo sulle quote migranti in Ungheria. E il governo Orbàn lo ha perso. Indiscutibilmente. Ma ieri davanti alle telecamere nelle prime dichiarazioni sui risultati (ma i giornalisti li ha lasciati al piano di sotto, niente domande please) con alle spalle tutto il suo stato maggiore, ha parlato di risultato grandioso.

Eppure ha perso:

Ha perso nei numeri innanzitutto, e non di poco. Il referendum era valido se il numero delle schede valide avesse raggiunto il 50% + uno degli aventi diritto. Il dato ufficiale è 39.88%. molto meno, traguardo neanche sfiorato. Non certo il 98% di elettori. Una percentuale che è poi solo all’interno delle schede valide. Ma in un referendum in cui tutte le opposizioni han chiamato all’astensione, è un dato che ha poco significato. Si vinceva o perdeva con il quorum e basta.

Ma ha perso soprattutto politicamente.

– Orban e il suo governo praticamente non si occupa d’altro che di migranti, muri, quote da oltre un anno e mezzo, da marzo 2015 fino a questo referendum, annunciato mesi e mesi prima, con un dispiegamento di mezzi impressionante. La gente si è semplicemente stancata di questa interminabile campagna per la quale sono stati calcolati 10 miliardi di fiorini spesi, 30 milioni di euro. (più di quanto hanno speso pe la campagna Brexit entrambi i fronti insieme)

Si è occupato di migranti, un problema sicuramente epocale, ma lontano dalla vita quotidiana della gente, qui i migranti proprio non ci sono in giro e nessuno è rimasto o voluto rimanere. e si è praticamente dimenticato dei veri problemi del paese, scontentando fasce importanti della società: gli insegnanti, i pensionati, chi lavora nella sanità. Non è poco. La manifestazione più grande, lunga e colorata di chiusura campagna delle opposizioni è stata quella dei movimenti civili (come si chiaman qua) che rappresentano queste categorie.

Una prova di forza su un tema che evidentemente gli sta molto a cuore, ma il cui vero scopo non l’ha ancora capito nessuno,,

– Ha cercato di conquistare Jobbik (il radicato partito di estrema destra ungherese) e i suoi elettori, senza successo. Pure su un tema su cui andavano più che d’accordo. Vona Gabor, leader di Jobbik, invece, si è semplicemente eclissato in questi mesi. Il 6% che manca per il quorum alle urne, probabilmente viene tutto da lì.

– Ha sbagliato anche nella pura tecnica: con la nuova Costituzione che, ottenuta la maggioranza qualificata in parlamento ha fatto subito approvare, ha reso molto più difficile l’utilizzo dello strumento referendario, aumentando il numero di firme necessario (ma questo è nato su iniziativa del governo) e portando il quorum ben sopra il 50% reale (anche i voti nulli non contribuiscono a raggiungere il quorum). Salvo po ricordarsi che dare la parola ai cittadini ogni tanto è importante, specie quando vuoi parlare in nome della gente.

– e si è dimenticato come si fa una campagna elettorale. Ha sparato tutte le sue armi più potenti, mirando a far affiorare le paure di un popolo a luglio – agosto ed ha finito con semplici bandiere nazionali e la scritta votiamo no, dimenticandosi che le elezioni si vincono nelle ultimedue settimane (Silvio B.). Tanto che il sostegno al referendum è calato pian piano nelle ultime 2-3 settimane. mostrando tutto l’affanno in una disperata rincorsa con spot TV last minute: “amo l’Ungheria e vado a votare” e sms ai normali cittadini fino a un’ora prima della chiusura dei seggi.

Orban è da 30 anni in politica, sempre lì, ha vinto e ha perso elezioni, ha vinto e perso referendum, ha avuto gtandi rivali, non si è mai arreso, ha sempre rilanciato la sua battaglia il giorno dopo la sconfitta. Certo per questo referendum ha mobilitato molti cittadini, più dello zoccolo duro di Fidesz, 3 milioni di voti non sono pochi, è ancora il politico più popolare e carismatico, in Parlamento può contare su quasi i 2/3 dell’assemblea, e l’opposizione a pezzi, se Orbàn ha perso sicuramente l’opposizione non ha vinto, se si votasse oggi vincerebbe lui di nuovo le elezioni, a mani basse, ma questo referendum checchè se ne dica, lo ha perso.

In Blu

 

oggi mi han chiamato da Radio In Blu per un breve commento all’esito del referendum, domanda facili facili:  hanno vinto tutti, orban ha comunque lanciato un segnale importante? ma allora gli ungheresi sono xenofobi o no? come cambia il rapporto tra  europa e ungheria? i fondi europei li spendono anche loro?

ho provato a rispondere e a fare la persona sveglia alle 7 del mattino link audio

 

Quando il referendum è senza quorum..

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nella mia bettola sotto casa la gente continua a portare ai tavolini sul marciapiede i grossi boccali di Aszok e a fumare sulla soglia.. è qui che vado ora quando voglio uscire di casa e ancora sentirmi a casa. Nessuno parla di politica, al massimo del burger di albanesi all’angolo che ha chiuso da un mese e nn si sa perchè. eppure la grande politica europea passerà per Budapest tra un po’, qui a Budapest si vota tra un 2-3 settimane per il referendum che io chiamo antimigranti, che potrebbe dare non uno scossone ma una piccola bottarella alla nostra traballante europa ma  il referendum nn appassiona quasi nessuno…

…lo dice anche index.hu che oggi ha un articolo, un po’ in rtardo in verità,  sui sondaggi di fineagosto, certo tutti voteranno contro i migranti, ma l’interesse è in calo, il quorum del 50%+1 in bilico, e orban si starà mangiando le mani che deve ancora spender soldi per la campagna.. ci si aspettava di più; per tutto il mese i grandi manifesti blu del governo leggermente tendenziosi (lo sapevi? Bruxelles vuol insediare in ungheria una città di migranti (1294 persone n.d.r.) erano ad ogni angolo di strada, nn c’era ancora stata la controcampagna del partito satirico del cane a due code (lo sapevi? in Siria c’è la guerra), nè la clamorosa dichiarazione del segretario del partito socialista (MSZP) che dovrebbe far epposizione ma tra mille distinguo ha detto, beh, “se costretto certo che voterei contro i migranti”.

ed era ancoraera fresco fresco il ricordo delle olimpiadi, che sulla tv ungherese allo scoccar di ogni ora tra canottaggio, tiro con la pistola e boxe coreana arrivava il TG in un minuto, che una notizia su un migrante con un coltellino a serramanico e un rosario nella tasca segreta ce la metteva sempre. Prima di tornare alle gare c’era poi sempre lo spot governativo per nulla rassicurante a ricordarti che popolo di ignoranti siamo “lo sapevi? dall’inizio dlla crisi migranti ci sono stati piu di 300 morti in europa  per terrorismo” e tu lì a dire, grazie dell’informazione, io ero qui per divertirmi, ora sotto con la Pellegrini (in Ungheria la Pellegrini si chiama Hosszu Katinka, 3 ori e un argento, daje).

il referendum sui migranti appassiona poco, purtroppo, in verità in Ungheria migranti non ce ne sono, e neanche extracomunitari se è per questo, qui ci sono i muri, e prima dei muri ci sono gli stipendi ridicoli (facciamo un referendum su questo) e poi tutti vanno da amici e parenti a cercar appoggio, nel momento  del bisogno. e quelli sono in germania e svezia.

e poi immaginiamoci il referendum di Renzi senza comitati per il no, sinistra interna, salvini, etc. e solo Renzi a martellarti su quanto è giusto il si. su referendum ungherese semoplicemente non c’è dibattito. l’opposizione non c’è o ha i fondi tagliati o si appiattisce sulle posizioni governative. insomma c’è poca Democrazia.  Dopo un po’ allora torni alla tua birra.

 

Una vittoria attesa 44 anni

i festeggiamenti per la storica vittoria contro l’Austria agli Europei. una vittoria di Stato.

A mezzanotte il körút, il grande viale circolare alberato che attraversa Pest da ponte a ponte collegando i quartieri semicentrali, è ancora chiuso per metà, solo una corsia é attiva, i tram non passano da ore. I bar lungo il körút sono ancora strapieni di tifosi che festeggiano, Austria – Ungheria, esordio vincente  dei magiari agli europei di calcio di Francia 2016; la partita è finita da piú di 4 ore, uno 0-2 che nn ammette repliche, ma la festa qui va avanti. Un vigile urbano bassino col cappello troppo grande controlla senza troppa convinzione l’incrocio con Kiraly utca, uno di quelli che porta a settimo distretto, il quartiere dei bar e dei divertimenti.

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 La febbre era alle stelle giá ore prima della partita, con maglie rosse della nazionale che spuntavano ovunque, bambini con sule guance il tricolore magiaro, come se si giocasse a Budapest per davvero, una nazione intera é scesa in campo, lo stadio d’atletica dell’isola Margherita, dove hanno installato un maxischermo strapieno fino all’inverosimile, che nn facevan più entrare da mezz’ora prima dell’inizio. A occhio ho contato 50.000 persone. Personalmente ho visto il primo tempo praticamente appollaiato su uno degli alberi di Szabadsag tèr con gli occhi sul maxischermo opposto lontano 100metri e nascosto da un ombrellone per metá e per fortuna che all’intervallo la gente va a far rifornimento di birre e ci si può spostare in avanti.

 La birra scorre, i baracci sul korut stan facendo affari d’oro,  partono ancora cori a squarciagola, l’eterno “Ria ria Hungaria” che nn vul dire niente, ma che fa rima e serve a gridare, ed è stato eletto da un sito inglese come il grido piu bello delle 24 nazionali (il peggiore con 1/10 il russo tutti per uno, uno per tutti, l’Italia con Forza azzurri ha una piúcheonorevole media classifica) un ubriaco che cerca di prendere il tram e cammina storto, cade, si inginocchia alla fermata. È come la grande sbornia del giorno del matrimonio, della nascita del primogenito o della maturità che si svolge in questi giorni nelle scuole ungheresi, con le ragazze vestite da marinarette e i ragazzi in costume. Una vittoria attesa 44 anni, dall’ultima partecipazione  ungherese ad un europeo, e chissà il futuro cosa ci riserverà.

Austria – Ungheria

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Vittoria per di più contro i cugini austriaci, certo anche loro ben lontani dai fasti anni 30 del calcio danubiano, ma comunque rappresentanti (con Alaba, sontuoso centrocampista del Bayer Monaco, Arnautovich, nuovo Ibrahimovic, Fuchs che ha fatto parte della favola Leicvster) di quella nuova europa che ci sforziamo di non vedere, e che invece ha già vinto i mondiali precedenti, la nuova europa dei figli degli immigrati, che son quelli che giocano a pallone che i campioni nascono sulla strada.

 Ma questa è la festa dell’Ungheria, dei suoi talenti che finalmente all’ultima occasione utile o quasi sono maturati, il capitano Dzsudzsák che stava per finire alla Juve, dopo ottime stagioni nel PSV e poi si è perso nei soldi di città poco note russe e turche, o di Gera Zoltan, mezz’ala del Fulham, ritornato alla base del Ferencvaros, la vittoria dei giovani che si formano nella serie B tedesca, la vittoria della nuova guida tecnica, figlia di quel Dardai Pál che ha dato carisma, approccio professionale e un nuovo sistema di gioco finalmente pragmatico (la difesa) a una squadra un po’ troppo naif e innamorata del calcio d’altri tempi.

la vittoria di Orban

Ma è soprattuto la vittoria di Orban, perché se nessuno lo sa in Ungheria il calcio è un affare di stato. O meglio lo è dappertutto con Federcalcio e CONI nazionali, e figuriamoci qui con i club sono rimasti poco più che circoli sportivi  e un primo ministro accentratore e nazionalizzatore, appassionato di calcio ed ex calciatore dilettante egli stesso. Non ha mai stupito la base calcistica della sua amicizia con Berlusconi, l’aver preso in prestito dal Silvio nazionale lo slogan Forza Ungheria del suo partito, Fidesz, la sua presenza accanto al figlio (anch’egli calciatore) ai grandi eventi, a memoria lo ricordo, novello Zelig, accanto a Platini  alla premiazione della finale di Champions 2010 e nella fila immediatamente sotto Putin e Merkel alla finale degli ultimi mondiali in Brasile.

Orban lo ha fatto capire fin dall’inizio che  la rinascita del paese passava per lo sport e per lo sport più seguito al mondo, il calcio. Ad iniziare con la riforma dei campionati, ora a sole 12 squadre, per renderlo più competitivo e lasciar posto ai ritiri per la nazionale, ritiri che si svolgono nel nuovo centro federale di Felcsút, che guarda caso è il paese natale di Orban, ed è un po’ come avere la Coverciano ad Arcore. La foto aerea del paesello con il centro federale con i suoi campi di calcio e strutture 10 volte piu grande dell’abitato è una delle più cliccate qui. Orban ha poi voluto anche i grandi investimenti pubblici per rifare letteralmente tutti gli stadi (vetusti) d’Ungheria, da quello della nazionale, al gioiellino costosissimo dello stadio di Felcsút dell’archistar magiara Makovecz, a quelli di Ferencvaros, Debrecen MTK, alle squadre di provincia, con conseguenti polemiche che era meglio fare gli ospedali già che c’erano.

Il centro federale ha persino una squadra nelle serie A ungherese (in verità retrocessa quest’anno all’ultima giornata) che è un po’ come avere l’under21 che gioca contro la Juventus. Può sembrar strano, ma cosi si fanno crescere i giovani. Molti giocatori persi nelle panchine lunghe di qualche squadra dal grande nome son tornati in patria. Sono arrivati buoni allenatori stranieri, basti citare il Paolo Sousa allenatore del videoton o l’ex juventino Andi Moeller nello staff della nazionale.

La nazionale ha sopratutto avuto tempo di preparare le partite, e costruire una squadra, ad esempio, hanno avuto due settimane di ritiro prima dello spareggio tra le migliori terze dei gironi eliminatori contro la Norvegia. L’Ungheria è stata tra le prime squadre a raggiungere la Francia per questo europeo per rifinire la preparazione. Conte lascia la nazionale per questo, per la mancanza di raduni e stage per formare una sua squadra, Ranieri prima di diventare il re dell’Inghilterra Settentrionale era l’allenatore dimissionario di una Grecia riuscita nell’impresa di perdere sugli scogli delle Far Oer. A domanda aveva risposto “ho visto i giocatori due volte prima di scendere in campo, come può nascere una squadra così?” in Ungheria si può, il calcio moderno è questo. Un amico inglese mi raccontava ieri degli europei di Inghilterra 1996, la gente cantava “sono 30 anni che nn vinciamo e gridiamo”, ora sono passati 50 anni, e il motivo lo sappiamo bene è la premiere league a 26 squadre e le 4 coppe nazionali, che obbligano i giocatori a giocare anche a natale e pasqua. L’alternativa è costruire una squadra dall’under21, come la Germania e la Spagna o l’Italia di Vicini.

Il mattino dopo

Stamattina alle 7.30 il korut sembrava sempre lo stesso, strade pulite, volti seri e malinconici che il cielo è grigio, forse piove e devo andare al lavoro. prossimo appuntamento sabato, Ungheria- Islanda.

[Disclaimer: le opinioni son tutte mie, il blog pure, l fact checking preciso lo faccio quando ho tempőo, l’importante é il sentimento che si trasmette, no, l’Inghilterra non ha 4 coppe nazionali, ma su questo blog si afferma il contrario.]