Una vittoria attesa 44 anni

i festeggiamenti per la storica vittoria contro l’Austria agli Europei. una vittoria di Stato.

A mezzanotte il körút, il grande viale circolare alberato che attraversa Pest da ponte a ponte collegando i quartieri semicentrali, è ancora chiuso per metà, solo una corsia é attiva, i tram non passano da ore. I bar lungo il körút sono ancora strapieni di tifosi che festeggiano, Austria – Ungheria, esordio vincente  dei magiari agli europei di calcio di Francia 2016; la partita è finita da piú di 4 ore, uno 0-2 che nn ammette repliche, ma la festa qui va avanti. Un vigile urbano bassino col cappello troppo grande controlla senza troppa convinzione l’incrocio con Kiraly utca, uno di quelli che porta a settimo distretto, il quartiere dei bar e dei divertimenti.

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 La febbre era alle stelle giá ore prima della partita, con maglie rosse della nazionale che spuntavano ovunque, bambini con sule guance il tricolore magiaro, come se si giocasse a Budapest per davvero, una nazione intera é scesa in campo, lo stadio d’atletica dell’isola Margherita, dove hanno installato un maxischermo strapieno fino all’inverosimile, che nn facevan più entrare da mezz’ora prima dell’inizio. A occhio ho contato 50.000 persone. Personalmente ho visto il primo tempo praticamente appollaiato su uno degli alberi di Szabadsag tèr con gli occhi sul maxischermo opposto lontano 100metri e nascosto da un ombrellone per metá e per fortuna che all’intervallo la gente va a far rifornimento di birre e ci si può spostare in avanti.

 La birra scorre, i baracci sul korut stan facendo affari d’oro,  partono ancora cori a squarciagola, l’eterno “Ria ria Hungaria” che nn vul dire niente, ma che fa rima e serve a gridare, ed è stato eletto da un sito inglese come il grido piu bello delle 24 nazionali (il peggiore con 1/10 il russo tutti per uno, uno per tutti, l’Italia con Forza azzurri ha una piúcheonorevole media classifica) un ubriaco che cerca di prendere il tram e cammina storto, cade, si inginocchia alla fermata. È come la grande sbornia del giorno del matrimonio, della nascita del primogenito o della maturità che si svolge in questi giorni nelle scuole ungheresi, con le ragazze vestite da marinarette e i ragazzi in costume. Una vittoria attesa 44 anni, dall’ultima partecipazione  ungherese ad un europeo, e chissà il futuro cosa ci riserverà.

Austria – Ungheria

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Vittoria per di più contro i cugini austriaci, certo anche loro ben lontani dai fasti anni 30 del calcio danubiano, ma comunque rappresentanti (con Alaba, sontuoso centrocampista del Bayer Monaco, Arnautovich, nuovo Ibrahimovic, Fuchs che ha fatto parte della favola Leicvster) di quella nuova europa che ci sforziamo di non vedere, e che invece ha già vinto i mondiali precedenti, la nuova europa dei figli degli immigrati, che son quelli che giocano a pallone che i campioni nascono sulla strada.

 Ma questa è la festa dell’Ungheria, dei suoi talenti che finalmente all’ultima occasione utile o quasi sono maturati, il capitano Dzsudzsák che stava per finire alla Juve, dopo ottime stagioni nel PSV e poi si è perso nei soldi di città poco note russe e turche, o di Gera Zoltan, mezz’ala del Fulham, ritornato alla base del Ferencvaros, la vittoria dei giovani che si formano nella serie B tedesca, la vittoria della nuova guida tecnica, figlia di quel Dardai Pál che ha dato carisma, approccio professionale e un nuovo sistema di gioco finalmente pragmatico (la difesa) a una squadra un po’ troppo naif e innamorata del calcio d’altri tempi.

la vittoria di Orban

Ma è soprattuto la vittoria di Orban, perché se nessuno lo sa in Ungheria il calcio è un affare di stato. O meglio lo è dappertutto con Federcalcio e CONI nazionali, e figuriamoci qui con i club sono rimasti poco più che circoli sportivi  e un primo ministro accentratore e nazionalizzatore, appassionato di calcio ed ex calciatore dilettante egli stesso. Non ha mai stupito la base calcistica della sua amicizia con Berlusconi, l’aver preso in prestito dal Silvio nazionale lo slogan Forza Ungheria del suo partito, Fidesz, la sua presenza accanto al figlio (anch’egli calciatore) ai grandi eventi, a memoria lo ricordo, novello Zelig, accanto a Platini  alla premiazione della finale di Champions 2010 e nella fila immediatamente sotto Putin e Merkel alla finale degli ultimi mondiali in Brasile.

Orban lo ha fatto capire fin dall’inizio che  la rinascita del paese passava per lo sport e per lo sport più seguito al mondo, il calcio. Ad iniziare con la riforma dei campionati, ora a sole 12 squadre, per renderlo più competitivo e lasciar posto ai ritiri per la nazionale, ritiri che si svolgono nel nuovo centro federale di Felcsút, che guarda caso è il paese natale di Orban, ed è un po’ come avere la Coverciano ad Arcore. La foto aerea del paesello con il centro federale con i suoi campi di calcio e strutture 10 volte piu grande dell’abitato è una delle più cliccate qui. Orban ha poi voluto anche i grandi investimenti pubblici per rifare letteralmente tutti gli stadi (vetusti) d’Ungheria, da quello della nazionale, al gioiellino costosissimo dello stadio di Felcsút dell’archistar magiara Makovecz, a quelli di Ferencvaros, Debrecen MTK, alle squadre di provincia, con conseguenti polemiche che era meglio fare gli ospedali già che c’erano.

Il centro federale ha persino una squadra nelle serie A ungherese (in verità retrocessa quest’anno all’ultima giornata) che è un po’ come avere l’under21 che gioca contro la Juventus. Può sembrar strano, ma cosi si fanno crescere i giovani. Molti giocatori persi nelle panchine lunghe di qualche squadra dal grande nome son tornati in patria. Sono arrivati buoni allenatori stranieri, basti citare il Paolo Sousa allenatore del videoton o l’ex juventino Andi Moeller nello staff della nazionale.

La nazionale ha sopratutto avuto tempo di preparare le partite, e costruire una squadra, ad esempio, hanno avuto due settimane di ritiro prima dello spareggio tra le migliori terze dei gironi eliminatori contro la Norvegia. L’Ungheria è stata tra le prime squadre a raggiungere la Francia per questo europeo per rifinire la preparazione. Conte lascia la nazionale per questo, per la mancanza di raduni e stage per formare una sua squadra, Ranieri prima di diventare il re dell’Inghilterra Settentrionale era l’allenatore dimissionario di una Grecia riuscita nell’impresa di perdere sugli scogli delle Far Oer. A domanda aveva risposto “ho visto i giocatori due volte prima di scendere in campo, come può nascere una squadra così?” in Ungheria si può, il calcio moderno è questo. Un amico inglese mi raccontava ieri degli europei di Inghilterra 1996, la gente cantava “sono 30 anni che nn vinciamo e gridiamo”, ora sono passati 50 anni, e il motivo lo sappiamo bene è la premiere league a 26 squadre e le 4 coppe nazionali, che obbligano i giocatori a giocare anche a natale e pasqua. L’alternativa è costruire una squadra dall’under21, come la Germania e la Spagna o l’Italia di Vicini.

Il mattino dopo

Stamattina alle 7.30 il korut sembrava sempre lo stesso, strade pulite, volti seri e malinconici che il cielo è grigio, forse piove e devo andare al lavoro. prossimo appuntamento sabato, Ungheria- Islanda.

[Disclaimer: le opinioni son tutte mie, il blog pure, l fact checking preciso lo faccio quando ho tempőo, l’importante é il sentimento che si trasmette, no, l’Inghilterra non ha 4 coppe nazionali, ma su questo blog si afferma il contrario.]

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elezioni austriache: i cartelloni

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Un austriaco felice

Di austriaci felici nn ne conosco molti nella mia Budapest, ma uno uno sì, e l’ho visto per caso. ieri al Vittula. Si chiama Jonas ed è un artista, uno vero, nn uno che pretende di essere un artista come buona parte di quelli che conosco, qualcosa di suo c’era anche all’expo.

Insieme a Jonas c’è un tipo alto alto, sguardo simpatico, barbetta rossa e cappello da fricchettone (se esiste ancora questa parola). “Chiamami Ismaele, se ti va” . Adoro queste parole. Lui si chiama davvero Ismaele, ma posso chiamarlo anche Isi, (ISI, come una tassa sugli immobili o un gruppo fondamentalista che adotta i carri armati neri sul tabellone del Risiko). Jonas è di Vienna, ma da due anni e mezzo vive qua, ed è un buon posto per far l’artista. Jonas è di Graz, un turista, doveva star qui una settimana e questa è già la seconda. Così è finito al Vittula. Sa già due parole di ungherese ed una di queste è birra.

“Jonas andrai a votare?”

“no, no, amico, io ho già votato, per posta. ISI invece andrà a casa giusto per votare. Bisogna essere in tanti, nn devono farcela, Van der Bellen è una brava persona, un bravo politico.”

Solo quando lo saluto e gli stringo la mano mi ricordo che gli manca una falange. Non so neanche come è capitato. Dipingere è un mestiere pericoloso.

All’ultimo momento salgo su un treno e vado anch’o a farmi un giro a Vienna, perché no..

Appena arrivato a Wien Hauptbanhof nella sala d’aspetto per riassettarmi osservo accanto a me un signore con scarpette estive, pantalone rigato bianco e blu che sfoglia elegante il giornale manco fossimo da Hawelka, poi arriva un anziano, con pantaloni ascellari tirati su da bretellone e bastone. Forse le due anime che votano a destra son queste.

Andare in treno da Budapest a Vienna ti fa sentire sempre un emigrante, specie da quando la stazione sud di Vienna è diventata la stazione centrale di Vienna, nuova e moderna, mentre Budapest Keleti (orientale) è quasi una gloriosa, sonnacchiosa e polverosa stazione di fine 800 e ti senti come il topolino nella grande città.

Questo blog è live in Budapest e Vienna la conosco poco, poco per capire perché l’austria diventa nera o almeno grigio scuro, o blu notte, il nero nn si usa più, i nuovi colori ufficiali sono blu notte.

Rumiz dice che son muri per difendere l’Heimat, la piccola patria, il calore familiare del focolare domestico e la birra nei boccali e i salottini Biedermeier di piccola borghesia che se la passa bene. O forse no.

É domenica, e la domenica chi ha famiglia la passa in famiglia o nelle ville in montagna, che tutto il mondo è paese, e per strada vedi turisti e nei parchi vedi stranieri, migranti, insomma facce un po’ più colorate e lingue strane, come da noi. L’ho chiesto a Jonas, “ma è perché sono già tanti i migranti? No nn credo che sono tanti gli stranieri, nn credo proprio.. “

i seggi chiudono prestissimo in Austria, alle 18.30 si san già i risultati, ovviamente sbagliati, alle 19.30 quelli quasi definitivi ed è un 52 a 48, aspettando i voti per posta.

Hofer in TV, nn capisco il tedesco, riesco giusto a leggere le figure e il trenino di brevi che corre sotto. Forse è meglio così, stai più attento al linguaggio del corpo, Hofer è bello, sembra un mezzobusto del telegiornale, con la parola gentile e un senso di nulla sotto.

Mi faccio un lungo giro anche di sera, la Vienna dei palazzi del potere di sera, a parte l’assoluta bellezza e ricchezza di quello che vedo, nessuna manifestazione, capannello o bandiere, ma magari sono da un’altra parte. O forse aspettano con brava coscienza civica i risultati finali finali che porterà il postino. Incappo nella gente che esce sorridendo in abiti eleganti dal Burgtheater, una coppia si infila in una Mercedes rossa, chissà per chi hanno votato quei due.

Il portiere della pensioncina mi dà le chiavi della stanza, come da prassi mi fa “ha qualche domanda?”, beh si una si, chiedo di politica. È sorpreso. Mi allontano e mi richiama, “ma perché me l’ha chiesto?” La prendo alla lontana, io sono italiano, vivo a Budapest. “Ah si ecco, ora ho capito. È una questione europea, che ci riguarda tutti…”

Spero che il voto di Jonas sia quello decisivo.

Largo ai giovani!

“Ci saranno due discorsi brevi, poi ci muoviamo in corteo” … ma quando i brevi discorsi con qualche contenuto e critiche alle politiche fiscali, finiscono (e le luci smettono di inquadrare i dipendenti del ministero delle finanze qui sopra la piazza che credendosi al sicuro sbucano dietro le tende) e il corteo inizia a incolonnarsi, ci mettiamo parecchio tempo prima di muoverci. Vuol dire che siam tanti a protestare anche oggi, a sole 48 ore dal primo corteo. Contro la tassa su intenret che vuole introdurre il governo..

IMG_20141028_215541Ci muoviam piano piano.  Vedo un volto familiare, una ragazza del corso di origami, 18anniappenacompiuti,  rossetto e montatura in osso, unabrava ragazza,con un’amica.ciao.  Ce ne sono migliaia come lei in piazza, gente giovane e istruita senza nessuna bandiera di partito e sorridente. E’ ad Astoria che si inizia a capir che siamo tanti, ci si muove lentamente, il serpentone non sembra finire mai, e non sono le poche decine di migliaia (e vi smbran pochi) che dicono i media tradizionali e no, sembran proprio di piu, (io vorrei dire  anche pu dei 100.000 che già mi parevan l’altra volta.. è che è una manifestazione cosi senza grandi partiti alle spalle, ma nemmeno movimenti di un certo spessore (che so, di Solidaritas ed Egyutt, quando Egyutt era solo un movimento, degli anni passati) e le piazze di arrivo e partenza concesse son picoline e contarli no è facile… Direzione  Clark Adam tèr, lì a Buda, alla fine del ponte delle catene. “Lì c’è il chilometro zero ungherese” “E’ lì che vogliamo andare, zero come le tasse che vogliamo su internet!” e rispedita al mittente la mediazione che già in realtà circolava già dalle prime indiscrezioni sulla tassa: massimo di 700 fiorini per i privati e 5000 per le aziende e costi da far ricadere sui provider e nn sui singoli. Come per le banche.

La gente però è scesa in piazza, sa di essere nel giusto. Come dicevano prima dal palco, è una tassa sui poveri e sui giovani e su chi vive isolato e. E risuona sempre la parola Europa.. ci sono città che danno internet gratuitamente e qui lo si vuole tassare. E’ gente che vive in ville lussuose con piscina nn sa cosa vuoldire internet, per noi giovani, solo per noi giovani. Han pure invitato Orban medesimo ”Venga qui se vuole a spiegarci perché è giusto tassare internet” E Orban avrà avuto un coccolone nel capire che in fondo il suo popolo non gli vuole bene assai, né a lui né al suo gruppo dirigente, o per dirla con una parola ungherese facilmente intelleggibile banda. Avrà pure stravinto tre elezioni di seguito con piu dei 2/3 dei seggi assegnati, ma l’astensione è cresciuta sempre e ha corso praticamente da solo e il buon Andreotti si sbagliava il potere davvero logora chi ce l’ha e chi ha il potere assoluto ora si sente gridare gli stessi cori che ormai 8 anni fa gridava la piazza al suo grande e storico avversario socialista Gyurcsanyi Ferenc. Allora mi ero fatto una cultura cheora riesco a mettere perfettamente a frutto: “Orban takarodj” (vaivia, vattene, come per scacciare un cane” “Mocskos  Fidesz” (sporca fidesz, il suo partito, sporca) e le accuse di corruzione, aver formato un quadrato, anzi un cerchio di potere e beato a chi ce l’ha, ma ecco cori  a lui più attinenti “Viktator”… e tutti cori che ora la gente grida forte, divertita, senza più la soggezione di domenica. La folla, il numero dà forza, manuale minimo di sociologia. Il coro risuona forte, Viktator, quello accanto a me dice “Kis duce”(piccolo duce).sorrido.

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Il percorso stavolta è diverso, non piu la splendida Andrassy di una domenica d’ottobre ma Astoria, Parisi udvar, ponte Elisabetta, poi si devia fino  al ponte delle catene. La bellissima Budapest illuminata, da percorrere al centro della strada.. facciam molta strada ma ci par poco dentro questo splendore…

Incrocio con Vaci utca,si c’è ancora Vaci utca, parte il coro “Non molliamo” all’angolo un uomo in un cappotto elegante, dalla carnagione un po’ scura e nella mano elegante bustona di una qualche boutique di moda della via. Avrei voluto avere i google glass.. mentre i ragazzi gridano Non molliamo vedo le sue labbra muoversi e sillabare il Non molliamo…

Superiamo il ponte, di lontano intravedo una collega, anche lei giovane, sui 27anni, con i suoi capelliricci e un gonnellino zebrato che sbuca sotto il cappottino.. è di lontano.. passiam sotto i Giardini del Castello. Povero Orban, ha ridato alla città questo che era un rudere con tanto di graffiti e fogli di compensato a chiuder le finestre, ora è uno splendore ed ecco che la gente ci cammina davanti e protesta.

Perché arrivi anche la coda del corteo ci vorrà una mezz’oretta dall’arrivo dei primi, ma senza aspettare parte un immancabile inno nazionale. Un ubriaco grida durante l’inno. Quella dietro di me stona, il comuque difficilissimo inno nazionale ungherese. Ci penso un po’, non sarà un caso. Tantissimi microfoni, media tradizionali e non, di sinistra, ma nche HirTV, la Tv di Fidesz accolta dal poco ben augurante coro “Hir TV Szar TV” e solo qualche ultras, agitatore scalmanato quasi dall’imbocco della funicolare che porta al Castello. Fischiano dal corteo. Io nn ci faccio caso, Ci ero rimasto male a vedere il giorno dopo il primo grande corteo la freepress che mi davano all’uscita della metro titolare “Attaccano la sede di Fidesz”per un computer buttato dalla finestra. Come se la notizia fosse quella…

Dal camioncino messo di traverso prima del ponte delle catene dove si è conclusa la manifestazione un tipo con cappellino e microfono urla come in un villaggio turistico “Siete stati Super” Siete forti” “ il più grande corteo degli ultimi 150 anni” tiene alto il morale. L’unica altra cosa che ripete è di fare qualche donazione anche piccola a quelli che passano con lo scatolo di un router con un buco al centro. Ci servon soldi per organizzare la prossima manifestazione. Lo ripete spesso e in fondo è un buon segno. Chi sta lassù sul camioncino una seppur minima passione politica ce la deve avere e sicuramente una tessera di un’associazione o di una biblioteca ce l’avrà in tasca, ma qui non si vedono soldi di partiti. Un capellone si avvicina e mette un paio di banconote. Altro proclama: “Orban ha detto ai suoi: stiamo uniti!” ma forse si starà anche rigirando la carta di identità tra le mani… avrà visto di sbieco magari su internet i volti della manifestazione, potevano essere suoi figli e si starà domandando dove ha sbagliato, proprio ora poi che il paese è in ripresa negli indicatori economici… ha messo tasse su tutto, l’IVA arrivata al 27% e poi servizi bancari, hamburger ed energy drinks e mai niente, nessuna seria protesta…ed ecco ora tutta questa gente…

..poteva allontanarsi con me sul ponte delle catene, verso la metro. Saluto un ragazzo dai capelli rossi, figlio di un amico, è iscritto ad economia. Han tolto da lì la storica statua di Marx un mesetto fa. “Sì peccato, ma in fondo chi se ne frega!” mi aveva confessato. Ora però è in piazza. Internet cattura il suo interesse, chi l’avrebbe detto..

in metro tutti col naso incollato ai loro smartphone, per seguire le ultime sulla manifestazione sulle loro bacheche facebook e messaggiarsi con gli amici.

Orban, fatti da parte, largo ai giovani….

Free internet in free country

sottotitolo: – Possono anche portarci via il nostro futuro, ma non il porno in HD

IMG_20141026_181008I parteciperò su facebook erano arrivati a 40.000 in piazza ce n’erano ancora di piu. Una delle piazze dimenticate di Budapest con la statua alta alta del palatino Jozsef e il mastodontico e bruttarello ministero delle Finanze, una delle poche piazze della città interna non toccate dall’ondata di lavori e rifacimenti e restauri che ha investito la città in questo clima elettorale. Lo diceva anche OV Orban Viktor, ora finalmente le elezioni sono finite, politiche ad aprile, europee a maggio e amministrative a d ottobre. 2/3 dei seggi ottenuti in tutte e tre dal partito unico di governo Fidesz (magari anche meritati, ma i commenti post elettorali son sempre  stati del tipo: quanti anni ci vorranno a ricostruire la sinistra in Ungheria)  e ora finalmente tre anni e mezzo senza elezioni. Poi l’errore. In Ungheria si impara subito che il comunismo ha preso il potere alla chetichella con la politica del salame. Prima una fetta poi l’altra, finchè non finisce tutto. Prima attacco solo la chiesa, poi solo la classe sociale A e poi la categoria B. L’errore di Orban è stato dire di voler introdurre una tassa che colpisce tutti ma proprio tutti, e a cui tutti sono contrari, una tassa che colpisce la posta, i film, le telefonate, il sesso estremo, i giornali e le ricette di cucina, i sentimenti e i soldi,  il lavoro e il tempo libero, una tassa su internet.

Non so molto e magari mi basterà leggere qualche articolo su internet per essere superinfromato, ma io sono uno che vuol consumare le suole delle scarpe e guardarsi attorno, so solo che c’era questa manifestazione di protesta contro la tassa, un evento creato su internet, scoppiato credo tra le mani degli organizzatori. 40.000 parteciperò e gente che scopre che la democrazia ormai non è andare al seggio ma mettere un mi piace. Ho invitato un po’ di gente, su internet ovvio. Poi ieri un amico canadese Tod, mi fa” ma che cosa è quell’invito, dici che ci devo andare?” “Beh si, sai….” e un inglese un po’ più informato “E’ una cosa stupida no?” “passi punire i tabagisti o chi vuol studiare una cosa non utile alla società come letteratura o economia, ma internet è comunicazione… “ perché tassare internet per togliere l’IVA sugli animali da fattoria?” insomma tanta gente, tutti qua, la piazza è piena stracolma.  Ma senza fretta. Dateci solo il nostro torrent e web radio. Niente bandiere, giusto una dei pirati e al massimo qualcuno con qualche scheda video vecchia o un tower in mano. Quasi una manifestazione spontanea,  niente Camusso e correnti di partito  in libera uscita, il palco è piccolino e cattiva è l’amplificazione. Due discorsi un po’ penosi, giusto slogan e neanche 4 parole messe in fila.. il colpo di scena è “facciamo vedere quanti siamo, tiriamo su i nostri telefonini..” eccoli. Mi guardo intorno, la piazza è piena, c’è tanta gente, stavolta forse una certa idea di chi è venuto la si può avere, nn le solite piazze supereterogenee di partiti e voti volatili, ma soprattutto tanti giovani, e chi è che usa internet?, educated people direbbero i miei amici anglofoni, studenti che studiano per lo più, gente che si informa, gente che magari non ha votato o ha votato Fidesz, che nn segue la politica, che magari non protesta per tante cose, ma che qui sa che deve scendere in piazza, sa che è nel giusto, sorride. Dateci internet. Passa uno con la pettorina fosforescente e in mano lo scatolo di un router con un buco al centro che chiede donazioni. Non si capisce per chi.

pochi cori: “Non molliamo!” per lo più e poi qualche sparuto “Orban vattene!” e “Orban dimettiti!”, detti quasi con paura, caso mai ci sentano. Il piu forte è “Internet libero in libero Stato!”. È il XXI secolo.

E pensare che un 2-3 ore prima c’era stata la manifestazione degli ultras di tutta l’Ungheria davanti al parlamento per protestare contro la lega calcio e le misure di sicurezza negli stadi, la tessera del tifoso e un No al calcio moderno. Lo leggevo dirante lo spuntino premanifestazione, 2000 persone e veloci 10-15 minuti di discorsi. Poi tutti a lavorare.

Altro colpo di scena: 48 ore di tempo al governo per togliere la tassa, se no ci ritroviamo di nuovo in piazza a protestare.. e ora tutti in marcia lungo l’elegante Andrassy ut.

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E’ una bella passeggiata sull’Andrassy, l’occhio esperto capisce che si è in tanti, io vorrei osare addirittura un 100.000, nessuna bandiera e nessun servizio d’ordine. Ma tanto siam gente civile. Prima dell’Opera una bella camionetta della polizia. I volti non sono tesi, ma si vede che è gente al lavoro. “Ciao ragazzi!!!” fan le ragazze divertite.  Nessuna bandiera, pochi anche i cartelli. Mi sposto un po’, capito accanto a due ragazzetti, tipo Beavis & Butthead. Hanno due cartelli scritti sul retro del cartone delle pizze. (Pizzaforte) Uno ha un cartello in inglese Say no to tax. L’altro ha il cartello girato, una ragazza lo vede di sfuggita, lo rincorre, lui si mette tutto contento in posa per la foto. Il cartello dice “Possono anche portarci via il nostro futuro, ma non il porno in HD!” Kodaly korond, coro forte “Europa Europa!”. Bajza utca. Due di mezz’età accanto a me.. “Mi ricorda le sfilate del primo maggio” “io non riesco a camminare, non ho le scarpe adatte” “le scarpe o le suole?” “non le posso pagare.” Si indica il petto con l’indice “Sono un’azienda in crisi” Piazza degli eroi.

Piazza degli eroi. La piazza si riempie. C’è un mucchio di gente sulle statue, gli organizzatori, ragazzetti, neanche carismatici, il capo ha il megafono e una barbetta, ma è più che sufficiente a queste 100.000 persone. Ci sono anche i due  di prima con i cartelli di cartone, appollaiati di lato, l’altro ha scritto sul retro del suo cartello “Teniamoci il porno!” si vede che anche a lui piacciono le ragazze. i cori diventano più convinti, parte addirittura uno “Sporco Fidesz” (che qui mocskos è una delle peggior cose che puoi dire a qualcuno) ma c’è di più. Parte un “Hazaarulo” traditore della patria, che è invece la peggio accusa che si può dire di ogni vero ungherese. I ragazzi sono contenti.  Sappiamo di avere ragione. In alto i vostri cellulari. Cori. Piazza degli eroi è sempre splendida con la sua illuminazione notturna, luci fredde per le statue dei capi tribù magiari di 1000 anni fa  e luci calde per le colonne neoclassiche del Museo di Belle Arti. Il drone della polizia si abbassa rumorosamente.  Ancora il alto i cellulari. (uno parla nell’orecchio del barbetta) “Un’ultima volta, poi cantiamo l’inno e tutti a casa”.

Via del ritorno, sull’Andrassy  ancora solo per noi pedoni al centro della strada. Nell’ombra di lato un barbone che ravana dentro un bidone. A lui la manifestazione non interessava.IMG_20141026_194643

via Marx, la Scozia a Budapest

rimossa la statua di Marx nell’Università di Economia nell’indiffenza o quasi della città. Stesso placido aplombinglese con cui la Scozia di Budapest vive la vigilia di un giorno, forse, storico.

oncewas marx

Cari amici, e dopo i bagni Gellèrt attraversiamo il ponte a piedi, anzi no una fermata di metro giusto per l’ardire di passare sotto il Danubio e vedere la metro nuova, inaugurata a marzo, e si va a gironzolare per il mercato coperto cosi famoso, ma prima entriamo qui, l’Univeristà di Economia, ora Università Corvino prima Università Carlo Marx e infatti qui nell’atrio…

Alcentro dell’atrio uno che fa la foto a due ragazze addossate al muro, le ragazze sorridono troppo e la foto sembra una lunga posa. Il sospetto si fa largo nell’animo umano come la crepa nel muro delle certezze dell’uomo intelligente (no, Shakespeare faceva dire a Macbeth cose migliori)

I giovani si fotografano accanto al niente, accanto al posto dove c’era prima una statua di un uomo con a barba seduto in poltrona con un libro nella sinistra e la destra che fa un gesto quasi napoletano come a dire, “ecco, qui sta l’inghippo”. Carlo Marx. Karl Mar non c’è più, è scomparso, e noi l’abbiamo ucciso.

La statua di Marx che n fondo se ne stava calma e timida nell’atrio dell’Università n c’è più. Certo ne era stata più volte minacciata la rimozione da governo e amministrazione anticomunista, ma poi le cose riescono bene solo all’improvviso, come in guerra o nel calcio ed ecco che nel weekend è scomparsa. Si, proprio nelweekend mi dice la ragazza bruna accanto a me, venerdì c’era, perbacco. Lastoria ci passa davanti. Sul web corron voci che la motivazione era l’antisemitismo presente nei suoi scritti. poi la segretriaufficiale accademica della gioventù magiara rilascia un comunicato incu isi afferma che la statua sarà ricollocata nel costruendo museo dell’Università.

E dire che era così caruccio vedere Marx sul lato corto dell’atrio attorniato di amplificatori per il concerto del giorno dopo o di sedie per qualche onferenza o jobday di multinazionali in cerca dei migliori giovani talenti.

Ci passa davanti un omino trafelato, occhiali, sguardo perso. lo saluto. E’ Bela, dirigente di un partito della sinistra non scoialista. Nn dice molto. mette per terra un cartellone con le foto di Marx e 4 sue citazioni. Nn le riesco a tradurre per bene ai miei amici italiani. Marx era complicato pure in italiano.

fovam tèr statua Marx (2)

Il giorno dopo incontro per caso il figlio di un collega di lavoro, un po’ piú fighetto di come me lo ricordassi, coi brufoli, i capelli rossi e il cappello per fingersi grande,  si é apppena iscritto all’universitá, glielo chiedo per pura formalitá ma so giá che mi risponderá che si é iscritto ad economia, tutti si iscrivono ad economia al giorno d’oggi,viviamo in un mondo cosí complesso che gran parte della forza lavoro deve essere impiegata per far funzionare la macchina e l’economia é avanti a tutto, a Renzi, Cameron o Angela Merkel non si chiede un mondo migliore o meno ingiusto o in cui si viva meglio, ma un mondo di lavoro non importa come e quale e un mondo di PIL in crescita, nn importa per chi. poi ci stupiamo che qualcuno che nn la pensa come noi raduni seguaci da tutto il mondo per riportare finalmente il califfo a Bagdad.

– Sei comunista? ( gli chiedo cosí a bruciapelo, cosi lo spiazzo ed é sincero (qualche trucchetto in una manciata di decenni di vita l’ho imparato alfine)

– Io, oh, beh..

– no, perché sai la statua di Marx

ah si, il Marx (come se fosse stato suo compagno di scuola…) hanno detto che l’universitá non avrebbe avuto i fondi se la mantenva lí e in fondo,

CHI SE NE FREGA!

e poi dicono che eravamo noi giovani anni 8090i dimpegnati ed edonisti..

caledonia-scottish-pub

meno male che per chi ha amore per la politica, c’è la Scozia e il bellissimo dibattito sul  restare uniti o meno e l’hastag che non c’è #inghilterrastaiserena. Al quarto goal della Roma decido allora di unire le mie forze ed andare al Caledonia (che ora abbiamo imparato tutti essere la Scozia dei bei tempi andati, quando sivivevanelle grotte e ci si copriva conle pelle degli animali,ma si viveva felici).  Il Caledonia è un pub scozzese, anzi il pub scozzese di Bdapest, clientela gradevolmente mista, sport su maxishermi, dove a volte passa laserie B scozzese o uno dei 4 derby  tra Celtics e l’altra squadra (Rangers  n.d.r.), al cesso degli uomini la fai guardando i fumetti di un TinTin scozzese con le strisce in un inglese con inflessioni scozzesi, bandiera di Sant’andrea fuori, stout loro buonisisma e selezione di whisky in sedicenti offerte. Sembrerebbe la tana dei lupi di Scozia ma in realtà è un pub, e le stesse cazzate le abbiamo più o meno anche nei nostri pub scozzesi, anche se la Caledonia qui è a misura d’uomo col proprietario bassino e sguardo vispo che si mette ai tavoli a guardare il Manchester. Una Scozia che si scalda per davvero solo quando la palla diventa ovale. ( E se vincono I SI mi prenoto subito per la Calcutta Cup del prossimo Six Nations).

Insomma qui la Scozia è qui, giusto dietro Oktogon e un barese li ci sta bene anche per la sciarpa bianca e azzurra giusto sotto lo schermo nella saletta, con la scritta Bari, Stadio San Nicola, Italia – Scozia28.3.2007  che i baresi se li ricordano ancora gli scozzesi affratellati per le strade della città, eevidentemente anche gli scozzani. Anche il ritorno di quella partita me lo ricordo bene, pioggia, Scozia, l’Italia di Donadoni, Toni e Cassano eroica e vittoriosa. io che entro trionfante al Vittula, mi presentano Rod, scozzese, ma da 25 anni unpo’in giro nn si sa bene per cosa…

– “hai visto la partita, ganzo no?”

– “I don’t like football” con l’accento di un IvanDrago assonnato

In Caledonia era un po’ che non ci andavo, han messo i tavolini fuori e ora è più difficile starsene davanti ai vetri a veder le partite aggratis, sulla porta però c’è sempre una bella scritta che qui a Budapest riveste un particolare sapore: “in questo luogo non ci sono sconosciuti, solo amici che ancora non si conoscono.”

Immagino inviti e sfottò e richiami ma dentro clientela composta a vedere la champions’, magiara per Bayern – City, inglese per Chealsea-Schalke 04. un giorno come gli altri. solo Zsolt che passa tra i tavoli senza affannarsi.  Chi se ne frega…

Passo dal Vittula, mi dice bene. Ecco Jack, inglesedi Londra, e accento puro, qui da  12 anni, nn sa cosa pensare, gli spiace perchè tutti con la sua barba folta rossiccia con molte sfumature di bianco lo oredon scozzese e fa figo. Ronald invece nn è molto lucido, lui è australiano, di padre ungherese e madre finlandese, il liceo l’ha fatto a Ginevra, ma le elementari nelle scuole scozzesi di Sydney. mentre Ted accanto a lui col suo bicchiere di acqua evino rosso sorride, anche lui ha fatto le scuole scozzesi (un po’ l’Istituto Margherita australiano), a Melbourne.. Faccia due conti, l’ultima volta che la Scozia era indipendente, l’Australia non era neanche stata scoperta…

un voto di troppo..

L’euroscettica Ungheria non soprende: Orban, Jobbik e sinistra divisa

ripreso da Q code magazine

rispetto per gli ungheresiNessuna sorpresa nel voto ungherese e c’era da aspettarselo, si era appena votato un mesetto e mezzo fa per le politiche e in fondo in 4 anni poco era cambiato, sempre Fidesz, il partito conservatore populista del discusso leader Orbàn Viktor sugli scudi con i due terzi (da solo) dei seggi in Parlamento e solo perché ripescaggi e scorpori del “mattarellum” in salsa magiara sgonfiano un po’ i 96 seggi vnti sui 106 dei seggi uninominali o il 53% del proporzionale. Si sa, l’Ungheria èun paese democratico.  Ma alle europee le proporzioni contano ed ecco Fidesz capeggiare senza tanto sforzo col 51%. solo un milioncino di voti, ma sono europee, l’affluenza non è stato il ridicolo 13% slovacco ma un “europeo” 30%. Il battagliero Orban si era solo sforzato di inseguire a destra Jobbik, grandi faccioni sui manifesti elettorlai ocn lo slogan “rispeto per gli ungheresi”,  scandalo Kovacs Bela (un po’ il nostro Mario Rossi) deputato di Jobbik indagato come spia russa (molto attuali), e ponendo in cima all’agenda la necessità di ogni buon ungherese di farsi la palinka (il forte distillato alla frutta che ogni buon magiaro usa per aprire e chiudere i pasti) o d introdurre l’ergastolo senza parola, o far iniziare i lavori per l’erezione del monumento (al’occupazione) nazista, a Szabadsàg tèr, con la grande opposizone della comunità ebraica.

monumento all occupazione nazista

Missione compiuta, Jobbik è sì il secondo partito ma con il 14% perde punti e voti rispetto alle politiche. Comunque accanto alla LePen  e Borghezio, la Morvai Krisztina (la professoressa universitaria, paladina dei diritti delle donne, un po’ il volto serio, il Miglio di Jobbik) potrà sedersi con degna ammirazione.

 

E poi Jobbik è secondo partito perché la vera partita di queste elezioni in Ungheria era la resa dei conti a sinistra, presentatatasi divisa (tanto c’è il proporzionale)  dopo la (seconda) storica disfatta dell’arrangiata unione tra il partito storico della sinistra del ‘900 (partito socialista, MSzP), il partito dell’ex primo ministro Gyurcsany, ricco e liberista, travolto dagli scandali, ma sempre il più carismatico da quelle parti (Coalizione Democratica, DK) e il partito della società civile, che voleva porsi alternaiva ad Orban, guidata da un ex banchiere con un nome tutto fuorchè magiaro Gordon Bajnai  (Insieme, Egyutt).

Il video del vincitore senza appello in questa contesa è ilgià citato Gyurcsany Ferenc, spilungone, palestrato con la camicia stirata, che improvvisa un balletto impeccabile nella festa elettorale, visibilmente felice per aver qasi raggiunto al 10% il partito che aveva dovuto abbandonare con infamia un 4 anni fa. Meszterhazi, il capo dei socialisti, ha finalmente rassegnato le dimissioni.

Prossimo appuntamento le amministrative di novembre, tanto poi c’è tempo, nel parlamento appena stupendmente restaurato i 2/ di Orban lasciano tutto il tempo..

 

Risultati ungheresi

Fidesz:  51.9% (1,191,163)

Jobbik: 14.68% (339,501)

MSZP: 10.92% (252,494)

Demokratikus Koalíció  9.76% (225,762)

Együtt-PM 7.22% (167,012)

LMP 5.01% (115,957)