la mia Budapest è un muro

La mia Budapest da 10 giorni è il muro davanti alle finestre di casa. Da 12 anni vivo in questa casa. ho sempre amato la vista delle mie finestre. Quando sono arrivato qui c’era un mercato di frutta e verdura, provvisorio. Vivevo nel quartiere e venivo qua a far la spesa. Poi il mercato si è trasferito nella piazza dedicata e un po’ dopo mi son trasferito qua. Abitavo al primo piano, ma avevo la vista sui tetti (era solo un piano) della struttura abbandonata, sono un romanticone, faceva molto Budapest, storia della città sotto casa. È arrivata la crisi, la ripresa. L’hanno abbattuto in 3-4 anni con molta calma e ora davanti alle finestre ho un grande spiazzo vuoto, bianco, con 2 camion tecnici e una di quei grandi muri di mattoni rossi bello lontano che fa molto Budapest. La città è li in un angolo, un incrocio, qualche passante molto molto in lontananza. Ogni tanto. Nn riesco mai a capire se sono molti o pochi. #stateacasa.

bricks mattoni wall muro budapest Covid

Le chiavi

Come si fa a perdere le chiavi di casa in questi giorni? Ieri ce l’ho fatta. Cosa c’è di più sacro in questi giorni, quale la nostra unica difesa, il nostro fortino da difendere con i carri in circolo, gli arcieri con le frecce infuocate mentre donne e bambini sono al sicuro? La casa. Bene ierimattina all’alba torno a casa con le buste della spesa cariche, avvisto due tizi nella piazzetta sottocasa, li aggiro passando per il parco, fò una scrollatina alla tasca della giacca, sento tintinnare qualcosa ma son monete, mi fermo, mi frugo pian piano cercando di mantenere la calma, ma niente. Inizio allora freneticamente a travasare una busta nell’altra nella speranza che sian li, arance, cavolini di bruxelles, fagiolini, lamponi surgelati (ho deciso di combattere il virus con le vitamine, so che forse riuscirà a sfondare le difese del castello, ma lo aspetto al varco con un valido esercito di anticorpi ben allenati) niente. Panico. Continuo a farlo davanti alla porta di casa, escono degli operai, mi intrufolo, frugo ancora, vedo la ragazza del terzo piano scendere le scale il suo cane pulcioso, lo fa 4-5 volte al giorno, qui nn è cambiato niente, ho visto l’altra vicina rientrare a casa con due uomini che sembrano gli zii della provincia che hanno un’impresa di ristrutturazioni interni, quale momento migliore per rifare il parquet di casa. Le lascio le buste, corro al supermercato, poi al secondo (ho trovato code lunghissime e avevo provato a cambiar esercente, da Despar a Penny Market cambia poco, vuoti gli scaffali di pasta, pomodori pelati, conserve varie, anche la crema di fegato, legumi secchi, le penne liscie ungheresi sono le lenticchie gialle). Nel mentre chiamo amico uno poi amico due, no, i doppioni delle chiavi ho avuto la brillante idea di riprendermeli, ora ce li ha una mia amica che in genere è a Budpaest ma che ora è a 100km da qui, pratico no?

Mi permetto il lusso di una scenata alla Mario Merola davanti alla tipa del Despar che mi dice, qualcosa tipo io nn ce le ho in tasca, cazzi tuoi amico, (chiamasi solidarietà). Vado verso la stazione, ho deciso, chiamo l’amica, nn raggiungibile. Attraverso la carreggiata all’angolo tra via Damjanich e via Rottenbiller, a due passi da Lovolde ter, dove soffia sempre il vento, dice la canzone, di fronte alla chiesa metodista che ti dice che ti ama. Il semaforo mi fa fermare sull’enorme spartitraffico, riprovo, l’amica risponde, pronto senti vedi che…., mi giro, vedo un oggetto metallico sull’enorme portafiori al centro dello spartitraffico. Mi avvicino, vedo sporgere un pendaglio bruttarello di un bel verde acceso. Le mie chiavi.

Da qualche anno han deciso che i viali alberati di questa parte del mio quartiere devono convertirsi a la modernità e oggi per molte strade ci sono schiere di alberelli rachitici che nn son mai cresciuti e nn hanno mai messo foglie da anni perchè nn piantati nel terreno, come Cristo comanda, ma in un gran portafiori anonimi di metallo. Ieri l’ho trovata una idea eccellente…

il lattivendolo

L’ungherese medio c’ha ancora capito poco del virus e ha le idee un po’ confuse. Sabato mattina qui è giorno di mercato, il giorno in cui si colorano i banchi dei piccoli contadini, quelli fuori dal piccolo grande mercato coperto del mio quartiere, e se ho tempo per andarci ci vado e in questi giorni il tempo proprio nn ci manca.

L’appuntamento da non mancare è quello col mio lattivendolo, quello che viene col suo piccolo van da Lajosszentmise, dalla pianura ungherese e che ha un buon spirito imprenditoriale da migliorare sempre l’offerta, i prodotti e il marchio. Sul marchio ora c’è un tizio un po’ robusto con la barbetta rossiccia che sorride mentre è in posa accanto ad una placida mucca, mentre al mercato sul suo van con ripiano verso il pubblico c’è sempre un tizio magrolino, pelatino con il pizzetto rossiccio, il fratello. Ed è un tipo simpatico, con quel pizzetto, uno di quelli che ti ispira un saluto più sincero del solito, che ti sorride, con cui la gente si apre e scambia due parole. Ci vado quando il mercato sta per chiudere, poco prima delle 13 cosi nn trovo nessuno, nel mercato come per le strade, (ormai faccio solo stradine laterali o cammino in mezzo alla strada per nn incrociare nessun pedone) ed in effetti metà ha sbaraccato, ma so che lui c’è fino all’ultimo. c’è solo una signora in cappotto nero che nn la finisce piu di far chiacchiere con lui, con quel modo concitato e sicuro che solo le massaie di tutt’Europa hanno. Ogni tanto sbuca la parola virus, ma tengo il mio metro e mezzo di sicurezza e nn capisco niente di piu.

Poi è il mio turno: due pezzi di formaggio fresco (li vende solo in pezzi da 200 grammi l’uno). Tre vasetti di yogurt (è tutta roba che in 3-4 giorni inizia a diventar rancida nel frigo, quando si dice prodotti freschi senza conservanti, nn ne posso comprar di più), ricotta, korozott (una sorta di ricotta mescolata a panna, paprika dolce, aglio, prezzemolo, gustosissima sul pane). È il mio turno anche per la chiacchiera “ma la gente ha paura del virus?” “si, tantissima”, dai quartieri semicentrali di Budapest alle fattorie della puszta.., “fanno bene, l’unica è restare in casa” “restare in casa?” mi guarda come se volessi combattere l’AIDS con un corona d’aglio attorno al collo… di restare in casa nn ne ha mai sentito parlare, comunque è una cosa impossibile e inattuabile, gli parlo del metro di distanza e delle mani, oh si, ha un pacco di salviettine umidificate e nn fa che umettarsi le mani, i soldi, i soldi trasmettono il contagio. Ecco, gli ungheresi non venderanno le loro madri e i loro nonni per un punto di PIL, l’idea che il peccato, il primo vettore del contagio siano i soldi, il male che infetta il mondo siano le banconote che incassa ce la meritiamo tutta. Buona domenica a te.
In Ungheria comunque come nel resto del mondo c’è tanto orgoglio in questi giorni ad essere italiani, santi, navigatori ed eroi, gente che vuol salvare i suoi anziani. Il popolo che quando arrivò l’epidemia cantò dai balconi.

Olandese scappa davanti ai dottori, ovvero il paese dell’innocenza

Ho molto tempo libero, si sa in questi giorni è difficile lavorare. E poi io la prendo con filosofia, sono giorni in cui puoi prenderti un po’ di tempo per te stesso, la mattina la prima cosa che ho fatto è stata fare una lista di tutte quelle cose che davvero significano qualcosa per te e vorresti tanto fare ma per cui nn hai mai tempo, un po’ come se fosse il 31 dicembre, tipo quella di scrivere di più sul blog.

è un sabato mattina, ieri ha piovuto quasi sempre e dati i tempi difficili me ne sono stato tutto il giorno a casa provando a leggere piu che potevo libri su tutti i virus che abbiam preso dagli animali n posti assurdi del globo come foreste del borneo e zone umide tra Congo e Zaire, studiati da scienziati che hanno la passione di malattie infettive superletali e dissezioni di animali selvatici. Un libro meraviglioso, solo che son 500 pagine, per ora ho letto di Hendra, Ebola, malaria, SARS, e sono a metà aviaria.

Oggi invece c’è il sole e c’è vento e Budapest ai tempi del coronavirus sembra un po’ l’Italia di un mese fa, innocente, il mercato del sabato è piena di massaie sorridenti che fan la spesa, la gente affolla gli stadi, il virus è una cosa strana che miete vititme solo lontano da qui, i contagiati qui sul suolo patrio si contano sulle dita di una mano e sono stranieri stranierissimi, come i tre cinesi ricoverati a Roma, unici contagiati in italia per quasi tutto febbraio.. qui sono iraniani, studenti universitari (Budapest ha una buona tradizione di figli della borghesia iraniana mandati qui a studiare, il mio primo dentista qui era iraniano) uno studia medicina alla famosa Semmelweis e l’altro Scienze Agrarie. Che colpo di fortuna nella Budapest terra di transito da sempre e di italiani in vacanza e ungheresi che ritornano dalle vacanze sulla neve delle Alpi beccare come paziente uno proprio un iraniano, un non cristiano bianco europeo come primo untore.. l’accusa è di aver fatto pochi tamponi, (solo 263, dati ufficiali, e se mia “suocera” si becca una polmonite o il maestro di pittura della mia ragazza annulla il corso domenicale per una tosse fortissima nessuno pensa al male chè nessuno ti ha messo in guardia)

A Budapest è tutto innocente e per antonomasia lo sono i turisti, faccio un giro in città per vedere se ci sono, e ci sono eccome. pochi italiani, molti slavi, polacchi, spagnoli, anche in gruppi numerosi, tipo questi che si accalcano attorno alla guida bionda davanti alla basilica di Santo Stefano che sarà sommersa dai droplet; piena come primo sabato di Marzo la collina del castello di Buda, piazza della trinità sotto la chiesa di Mattia, affollato lì in alto il bastione dei pescatori, per il turista va tutto bene e il suo mondo fatato nn deve essere scalfito dal pensiero di aver preso il virus nel bus affollato che lo porta dall’aeroporto in centro, nel ristorante o nella coda per entrare in chiesa e di portarlo con se al ritorno ad amici e parenti anziani.

Mi rifugio nell’unico posto piccolo carino ed economico di tutta la collina del castello, per un caffè lungo, ci sono anche tutti i giornali possibili qua, dall’unico quotidiano indipendente ai tabloid, dio quanto mi mancano.

la notizia del giorno è il quarto caso di coronavirus:
un cittadino olandese, da molto qui a Budapest, parla la lingua, vive in un quartiere dal numero molto alto, il XVIII, che si è recato al poliambulatorio del distretto lamentando febbre alta, mal di testa e un suo amico olandese “a cui è molto probabile abbiano diagnosticato il corona virus”. l’hanno isolato, han chiamato l’ambulanza per portarlo allo Spallanzani di Budapest, ma poi è scappato, o meglio nn l’hanno più trovato. A quanto pare il tipo ha aspettato un’ora e poi stanco di aspettare ha deciso di andare con le sue gambe all’ospedale cercando il reparto malattie infettive. Intanto era scattato l’allarme, le ricerche della polizia per il malato in giro.. Questo secondo il giornale (Nèpszava).

Il titolo del tabloid (Blikk) è; olandese scappa davanti ai dottori

blikk coronavirus ungheria

Virungheria

Il ministero degli esteri ungherese tiene una conferenza stampa al giorno di aggiornamento sul coronavirus. Va tutto bene. l’ungheria è un paese sicuro e protegge i suoi cittadini per terra per aria e per mare.
i numeri: 18 persone in quarantena (camionisti o studenti trovatisi nella zona infetta), zero infetti, 62 tamponi effettuati (63!), 383 controlli alla frontiera e 4247 all’aeroporto, di cui piu di mille cinesi. Una donna di Gyomro (hinterland di Budapest), di ritorno dal carnvale di Venezia e con i sintomi dell’influenza è andata dal medico di bsase, han chiamato le autorità, ma ci fan sapere che è sfebbrata. Eppure ci sono ungheresi che l’han beccato, nel gran mondo, quancuno nell’hotel di Tenerife, una donna delle pulizie della navecrociera in Giappone (ce n’erano altri due, componenti dell’orchestra, gli ungheresi son sempre giramondo), un romeno di etnia ungherese della contesa transilvania, (di lui si sa solo che ha 45 anni e viene da un territorio che le autorità itlaiane non considerano infetto, detta così potrebbe essere sia Lambrate che Agrigento).
 
la verità è che andare oggi in italia equivale a perdere 2 settimane di stipendio, circolari interne avvertono più o meno in tutti i posti di lavoro di comunicare immediatamente eventuali viaggi di ritorno dalla terra di Dante, o di comunicare in via confidenziale se qualcuno ci va e non lo dice.
Nel frattempo mi son trovato a spiegare a 4-5 persone cos’è l’amuchina, ho risposto alla domanda secondo te andrà sempre meglio o andrà sempre peggio e un’amica cinese da Zagabria mi ha mandato il video della nonna di Casa Surace con i consigli della nonna sul virus sottotitolato in cinese: lavatevi le mani, quante volte ve l’ho detto, ti sei lavato le mani, vatti a lavare le mani… le mani davanti alla bocca quando starnutite, ma non per il virus, è educazione… W l’Italia.

rosso virus

vivo a Budapest e so che qui sarò sempre, in fondo, uno straniero. e se l’italia da giorni è nelle prime pagine dei giornali per le vicende che sappiamo io sono un po’ come un cinese in Italia, sappiamo che vive nel quartiere da 20 anni e ha chiamato il figlio ocn gli occhi a mandorla Pino, ma in fondo frequenta cinesi, ha amici cinesi e lavora con cinesi, nn si sa mai, meglio comprare la carta igienica nel tutto a mille lire accanto. ecco, io ho avuto una coppia di clienti napoletani ieri e lei tossiva, oddio pioveva e c’era vento che l’ombrello si piegava, ma un cinese nn può starnutire.
 
è cosi sovrappppensiero a Blaha attraverso la strada ultimo nella coda, mi trovo che il rosso è già scattato e due viigli incolori fosforescenti che mi guardano con occhi stupidi e mi fanno la ramanzina. Documenti, lo sa che nn si attraversa col rosso. si ero disattento, mi spiace molto. l’ungherese sa essere spietato. Nn faccia lo gnorri. Sta a vedere che mi becco la multa ai pedoni. cosi la gente la smette di stupirsi che nn ci sono vigili e forze di polizia a pattugliare le strade (no, Budapest non è Guadalajara). esco dalla tasca magica la lakcimkartya, il documento di domicilio. lo sbirro 2 mi dice per ora se la cava con un ammonimento verbale, lo sbirro 1 controlla sulla app gli estremi del documento. ecco ora ha visto che sono italiano. è dall’inizio che penso lo so che nn lo faranno, ma se mi portano in ospedale.. (dove mia suocera ha appena preso una seconda infezione..). Mi guarda, guarda l’italiano. Sicuro che nn ha anche la carta di identità?. fossi matto che te la do. no, mi spiace. starò attento. Scatta il semaforo, altre 12 persone attraversano col rosso …

Buon Natale a tutti!

il buon Natale arriva a budapest quest’anno una domenica di ottobre incredibilmente calda per queste latitudini che sembra primavera, in giro con camicia e giacchettino hai quasi caldo, noi che si era abituati ad avere il riscaldamento acceso già da un po’ , ma questa domenica ce la ricorderemo, da oggi Budapest ha un nuovo sindaco e si chiama Karacsony (Natale) ed è la prima volta da 10 anni in cui la gioiosa macchina da guerra di Orban si inceppa e il paese nelle superelezioni anmministrative di oggi non vota avalanga per lui e per i suoi candidati. L’ungheria nn si tinge di arancione Fidesz (colore ormai dimenticato delle rivolte anti comuniste di una 20inq di anni fa in Romania, Georgia etc) ma di un inedito ed elegante bluscuro delle opposizioni unite, quasi la sovrapposizione reale del rosso acceso dei socialisti, del blu chiaro dell’ex premier Gyurcsany, dei viola di momentum, giovani liberali rampanti, del bianco dell’exdestra ora centro Jobbik e del verde di Parbeszed, il partito del giovane faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergely, sindaco uscente del XIV distretto, sconfitto sonoramente alle elezioni politiche dell’anno scorso e ripresentato quasi per mancanza di nuove vere idee…

Vittoria talmente insperata che manco si sa dove andare ad attendere i risultati e a festeggiare, Fidesz ripropone la classica Balena, il centro polifunzionale moderno sul danubio, bellissimo, a forma di balena che inghiotte geppetto, ma annunciano già che il discorso di Orban avverrà all’interno stavolta, senza il solito bagno di folla…

Le opposizioni invece sono, senza avvisare sui social e senza dirlo a nessuno, nel 400, uno dei grandi pub del VII distretto, il quartiere ebraico e quello della movida, che fa tanto partito giovane e nn impegna molto.. il posto è blindato e mi rifugio quasi accanto in uno dei ruinpub dove ha la sede eletorale si fa per dire il partito satirico del cane a due code, che stavolta ha fatto campagna piu dimessa e nn ha pesentato candidati indipendenti per nn toglier voti.. C’è un gran casino, giovani, ma nn molti, gente equivoca con maglioni trasandati e cani a due code stampate, il leader del movimento che sembra un ragazzaccio come gli altri, mi siedo su un biliardo rovinato e vedo il maxischermo sintonizzato sul’M1, il cnalae all news della tv di stato di orban

Sin dai primi risultati (dopo il solito inceppamento del server del viminale magiaro alle 20.39, era successo lo stesso l’anno socrso) si prospetta una chiara vittoria a Budapest di Karacsony e tanti bei successi nel resto del paese, Tarlos, il sindaco uscente 71enne e vecchio amministratore, uno forse dei pochi ancora con un po’ di autonomia dentro Fidesz, compie la telefonata di rito per congratularsi con l’avversario. Anche Orban da abile politico nn la tira per le lunghe, ammette la sconfitta a Budapest e invoca la collaborazione col nuovo sindaco .

L’ungheria si è allora rivoltata contro Orban e il trono del despota vacilla? freniamo gli entusiasmi, o amici, Orban gestisce ancora tantissimi soldi da poter spendere peri suoi e per le “sue” campagne elettorali ed ha il 90% delle TV e dei media dala sua (commovente ieri il camioncino rosso di ATV, tv indipendente pe rle viuzze del VII distretto col suo ripetitore). Budapest è una grande città, europea, mondiale, come tutte le grandi città è multiculturale, liberal per definizione, cosmopolita, volge le spalle ai populisti che invece parlano alla pancia del paese, così come a Varsavia, Praga, per restare nella regione, alla Londra di KAhn, o al paragone fatto da molti con la Istanbul moderata anche sotto Erdogan, già che la Turchia fa parlar di se sti giorni. Budapest già l’anno scorso alle politiche, aveva eletto solo 6 deputati di Fidesz su 18 colleggi, Budapestr non è l’Ungheria e non lo è mai stata.

Le opposizoni si sono presentate stavolta tutte unite, senza perdere per piccole percentuali di piccole glorie locali, DK, dell’ex premier ha riacquistato forza elettorle e una nuova voce con Dobrev Klara, la moglie dell’expremier, e i giovani di Momentum sembrano la nuova grande forza emergente che può scalare i consensi.

E poi c’è stato il grande scandalo sessuale dei giorni scorsi, questo si pare abbia davvero fatto la differenza trasformando la riconferma annunciata del bravo amministratore Tarlos nei primi scricchiolii del sistema Fidesz. Il sindaco di Gyor, la città dell’Audi nonchè a capo del potente comitato olimpico ungherese, è diventato protagonista di un blog anonimo di tale avvocato del diavolo che racconta le sue orge (nn c’è parola diversa per dirlo) il giorno di pentecoste su un panfilo in Croazia, con mignotte arrivate in elicottero da Budapest, fiumi di alcool, droghe. Corredato anche di video porno (non c’è parola diversa per dirlo). A pochi giorni dal voto ha stravolto tutto, come il video dell’Ibizagate che ha fatto disintegrare il governo tra centro ed estrema destra in Austria.

 

post ripreso dagli amici di Qcode qui

Camici bianchi magiari

Chiamano il mio nome, mi alzo facendo forza solo sulla coscia destra e arrivo zoppicando appoggiando appena la punta del piede destro per nn sentire fitte lancinanti, poi inizio a saltellare su una gamba. La signora in camice bianco fa: “Ma dove ti fa male, ah, al polpaccio, allora han scritto male sulla scheda, non hai problemi alla gamba, qui bisogna aspettare che arrivi il dottore allora, accomodati che ti richiamiamo...” faccoùio una faccia comprensiva (da ergo il dottore nn c’era).

e ritorno zoppicando all’assurda panchina del pronto soccorso del traumatologico di Budapest, il grande edificio verde, con una bella B in cima proprio di fronte al cimitero monumentale…

la panchina è lì dagli anni 70, ferro, di un marrone scurissimo, alta, a L con i bordi rialzati, che tutti noi siam costretti a pose innaturali, o star con le gambe a penzoloni, le sedioline normali 5-6 son tutte occupate, i più prepotenti si son messi sulle 5 barelle parcheggiate proprio davanti alla porta.

è la seconda volta che torno in questo fantastico posto in meno di due settimane, è il classico caso di recupero affrettato dall’infortunio e ricaduta, nel senso letterale della parola, due settimane fa sono caduto correndo nel Varosliget (il grande parco municipale di Budapest), e poi dicono che correre al parco fa bene, ma se poi inciampi in una radiciona, può capitarti di farti una ferita abbastanza profonda proprio sulla rotula da cui esce sangue appena la muovi anche molte ore dopo…

Era un mercoledi e al CTO me l’ero cavata in un’oretta e mezza, compresi i raggi (prendi questo foglio, mettilo nella cassetta delle lettere, nella porta sull’altro corridoio, tipo sportello del agnolino, sì, quelli lo leggono e ti chiamano, va’ pure figliolo) , con il dottore che all’ungherese se la tirava tanto per il suo ruolo di potere e nn dava confidenza. Ma poi risalendo come uno zoppo la rampa del garage in Italia avevo incuriosito l’altro tipo che con me era tornato a casa sul tardi, uno che aveva una borsa da dottore, mi guarda e mi fa: “ginocchio o caviglia? E quando è successo? Fa un po’ vedere…” poi la sentenza che ti riempie di gioia e fiducia nel paese in cui vivi… “hanno fatto proprio un buon lavoro..” (commento a un filino di una sorta di nastro adesivo trasparente messo per chiudere sulla ferita).

Questa volta invece di gente ce n’è molta e il tempo raddoppia, esco dopo 3 ore, zoppicando e dolorante con la diagnosi che piu o meno suona come non hai niente, il dolore è solo una tua fissazione, 30 giorni a riposo e tornerai come nuovo.  Difficilissimo il dialogo quando sai dire ferito, mi fa male, dolore, ferita, muscolo, osso, disinfettante, e raccontare come ti è successo ma ti mancano parole fondamentali come polpaccio (vadli!), contrattura (gorcs), strappo muscolare (izomszakadas, questo era piu facile, ma usato in un altro contesto).

in 3ore con lo smartphone scarico nn posso che guardarmi attorno per scoprire l’ungherese medio che va al pronto soccorso del CTO nella prima domenica di Agosto..

in prevalenza sono coppie di ciccioni con una fascia elastica sotto il ginocchio, del resto negli ultimi giorni di vita magiara son stato più o meno costretto a mangiare solo maiale e patatine fritte, una bella ragazza in maglietta rosa che se ne è stata buona e serena e poi ha zoppicato anche lei su una gamba al suo nome… chè l’infermiera sbraita il nome da fuori la porta, quasi come le inservienti della tavola calda, birreria, biliardo dove si andava a mangiare la sera.. nn fa nessuna smorfia per nomi italiani o russi. Il nome Kovacs Pèter esce parecchie volte.

C’è un vecchietto ovviamente compito, in giacca, scarpe da ginnastica, bastone, polso fasciato, un uomo sui 65 anni a torso nudo, braccio legato al collo alla Beckenbauer, con ancora le scarpe da calcio e calzettoni, che aspetta in piedi come se volesse continuare la partita, e un giovane ancora in maglietta da calcio rossa disteso sulla barella con praticamente due profondi buchi alla caviglia destra. Mi chiede in ungherese come si chiama questo ospedale, lo scrive su whattsapp, poi fa telefonate lunghissime in inglese con un bell’accento americano (si, a volte può essere bello) a ragazze dalla voce sexy. Origlio “poteva andarmi meglio ma poteva anche andarmi molto male… e a te come va? Oh davvvero? Benvenuta in America, ah, ah, ah” Arriva un gruppo di 4 zingari con belle pance, Origlio “si, pagava le bollette solo quando minacciavano di tagliargli le forniture, ora ha 60.000 fiorini (circa 2.000 euro n.d.r.) di arretrati”. ogni tanto echeggia la voce di una ragazza che urla dal dolore, ci spostiamo tutti per vederla dietro alla colonna… è bellissima, mora, un corpo da statua, capelli da diva, zingara, l’accompagna un tipo ben vestito e muscoloso.

Per tutti noi il dottore avrà avuto si e no 23 anni, l’Ungheria è questa qua, e meno male che c’era questo dottorino, ovviamente con un pizzetto alla film di Alberto Sordi, che qui a Budapest dei 4 grandi ospedali generalisti due hanno chiuso il pronto soccorso in estate per mancanza di personale (e io avevo un po’ di paura lo confesso a varcare questa soglia) in Ungheria un medico nel pubblico prende sui 1000 – 1200 euro, e allora quello che viene formato nelle università preferisce andare a esercitare la professione in Inghilterra o Germania, stessi problemi di personale, paga 5 volte più alta. Oppure sei costretto a dare “la gratifica” insomma la bustarella, manco fossimo nell’Inghilterra di Dickens e nn avessero inventato lo stato sociale.

Già, lo stato sociale c’è, ma nn si vede, nell’Ungheria di Orban della flat tax credet si investa negli ospedali?

Sulle tracce di Piedone

Al raduno dei fan (ungheresi) di Bud Spencer a 3 anni dalla morte di Piedone..

(da “Piedone nyomàban – Sulle tracce di Piedone” di Kiràly Levente)

alle 5 del pomeriggio di una bella domenica di giugno (bella domenica ormai vuol dire che nn fanno più di 36 gradi Celsius) qualche centinaio di budapestini è stipato dentro un cinema di Budapaest anzichè stendersi sui prati dell’sola Margherita, addentare una salsiccia fritta ai tavolini del Romai Part o andare al Balaton.. 3 anni fa moriva il grande Bud Spencer e i suoi fan dsi sono riuiti qui nel Durer Kert (link) per una giornata in suo onore..

Sullo schermo della sala grande la proiezione (gratuita) del docufilm di Kiràly Levente “Sulle tracce di Piedone” (che bel gioco di parole), nn c’è un posto a sedere libero, si va da una panca con 6-7 bimbetti con la bibita in mano al nerd tipo proprietario dei negozi di fumetti dei Simpsons, c’è posto giusto in fondo in piedi al bancone del bar, nn male bersi una birra fredda mentre scorrono le scazzottate di Bud Spencer e le interviste con amici colleghi e parenti..

poi una pausa per godersi gli ultimi raggi di sole, finire la birra e mettersi in fila davanti al sacro bogracs (quella sorta di pentolone per cucinare all’aperto il gulash)  dove invece bolle la zuppa di fagioli e cipolle (dirà il regista: n ei film li mangiava e certo gli piacevano, ma era italiano, il ristorante dove andava sempre apriva a volte solo per lui  se chiamava, il suo piatto preferito era… comprate il DVD e guardate i contenuti extra*).

e clou della serata il concerto della Bud Spencer e Terence Hill tribute Band, (incontro un amico, Dani, in uno smanicato jeans un po’ sospetto, mi chiede se li conoscevo già “no, ero stato al concerto degli altri! la Spencer Hill Magic Band, a Budapest ci sono ben due tribute band della coppia..) con tanto di palloncini colorati sul pubblico verso la fine dell’esibizione (come nella scazzottata di Altrimenti ci arrabbiamo!), filmati sullo sfondo, Fantasy Fantasy, due versioni del tema di Non c’è due senza quattro, pubblico in visibilio per Kincs ami nincs (chi trova un amico trova un tesoro) e lalalalala finale a cappella..

Sul glorioso filobus 74 che mi riporta a casa davanti a me un ragazzetto non più che teenager, solo, magro come un chiodo, con su la maglietta del Telekom Volt Fesztival (uno dei 5-6 grandi Festival musicali estivi ungheresi) e si legge benissimo luogo e data del festival: Sopron (un 200 Km da Budapest) 26-29 agosto 2019, cioè ieri.. indi dopo la 3 giorni di festival rock la gioventù ribelle ungherese nn riposa e viene a sentire la tribute band di Bud Spencer e Terence Hill.. chi dice che nn bisogna avere fiducia nelle nuove generazioni?

 

 

 

*o fate una ricerca su google, a me è uscito la pasta la pomodoro

Non vi sembra una città abbastanza piacevole?

E’ in una domenica che ti ritagli molto pigra dopo giorni di lunghe camminate per la città e la pioggerellina che scroscia fina dalle prime ore della mattina e che ti fa tanto piacere che ci sia, mentre leggi di anticicloni africani da 40epassa °C che arriveranno dritti dritti attraverso i Pirenei fino a marciare su Berlino, che ti ritrovi a sfogliare una rivista, come all’inizio delle puntate di Casa Vianello..

faccio la conoscenza di Owen Hatherley, inglese per un bel po’ a Varsavia, scrive di estetica e politica per “The Architecural Review” e testate progressiste inglesi e parla della sua scoperta della Est Europa di uno che era cmq piu giovane di me e che ci ha iniziato a vivere molto prima di me…. e ne riporto qualche frase facendola mia con qualche superfluo commento di chiusura saccente

una porzione d’Europa che per gran parte della sinistra occidentale dopo il 1989 è semplicemente scomparsa dalla mappa, è diventata un’area priva di interesse politico e di speranza, una sorta di distopia.…” distopia, il termine che mi è venuto subito in mente dopo essermi visto in 24 ore Chernobyl la serie, che sembrava tutto cosi vero, ma nn troppo, ecco, verosimile, nn troppo lontano nel tempo e nello spazio, con un regime che potrebbe succedere…

e quindi una zona d’Europa di cui nn conosciamo niente… è difficile darsi l’idea del livello di ignoranza che esiste nel Regno Unito sull’Europa in generale in particolare su quella dell’Est” “sei mai stato a Poznan chiedeva una spia in un adattamento televisivo de la Talpa di John Le Carrè, come se Poznan fosse il posto peggiore del mondo e non, come è di fatto, una città abbastanza piacevole.. ed è questo forse quello che vorrei rispondere quando mi chiedono che ci faccio qui? Tutto qui, semplice…

Nn vi sembra una città abbastanza piacevole?

Si arrivava un viaggio a buon mercato in città a buon mercato che si rivelavano di una bellezza da capogiro …. con i loro storici paesaggi urbani molto meglio conservati che in quasi tutte le grandi città dell’ “ovest”. E tutto questo era frutto del passato, della giusta pianificazione del dopoguerra.

Hatherley scrive soprattutto di architettura, affascinato dai centri storici e dal modernismo, che se vediamo un palazzone anni 60-70 a Magenta o Covetry ci par moderno o modernista, se lo vediamo a Mosca o Bratislava o Varsavia un grigiore comunista, facile vivere con gli stereotipi, lo facciamo tutti i giorni, e si spinge anche nella grande politica, quei falsi miti sull’est, che pensiamo cosi diverso da noi ieri e oggi, e invece a guardar bene le politiche sociali il Welfare State o il Sevizio Sanitario Nazionale e i mille posti pubblici e le case popolari eravamo un’unicaeuropa, anche con la ruga in mezzo..

come quella di oggi, daje a dire Europa dell’Est culla del nuovo fascismo, sovranismo, stretta sui media e culti strani e noi nudi e puri, come se noi nn avessimo avuto Berlusconi, La Tatcher, le Pen padre e figlia e Trump eccetera

l’anno scorso è uscito il suo ultimo libro.. Trans Europa Express che a chi era teenager tra anni 80 e 90 dice qualcosina…

In California la democrazia è morta

“Ed ecco la carne alla Brasov” *

“ma io volevo il maiale alla zingara”….

fuori piove e fa freddo, dovrebbe essere maggio, e invece ci sono 8 gradi e piove da due giorni, dal tavolo accanto si sente uno dire a voce alta il giorno del giudizio si avvicina.

il povero Zsolt nn sa che pesci prendere, dalla sua camicia nera d’ordinanza sbottonata sul petto spunta lun ciondolo con la stella di Davide, ricontrolla per l’ennesima volta il taccuino delle ordinazioni, ha le occhiaie ancora più scavate, guarda la tipa bionda che gli contesta la comanda, in cuor suo pensa oh se fosse un cliente fisso, uno dei Bacsi (zii) della trattoria, gli avrebbe subito detto “ma nun te preoccupe, va benissimo anche la carne alla Brasòv, lascia qua, anvedi quanto è bella, aho!” ma è un tavolo di russi, chi li ha visti mai qua il mondo sta cambiando, in giacche e cravatte un po’ lise che fanno tanto est europa e lei è un a bella donna magrolina dalla pelle bianca e il mento affilato.. è un tavolo da 4 adibito a tavolo da 6, mai visto, qui che il tavolo da grande era da 5 e solo per le grandissime occasioni.

.. accanto al tavolo grande c’è un tavolino con due operai in tuta bianca piena di schizzi e poi ci sono io. c’è anche un tavolino in fondo in fondo ed entra una donna si accomoda là, poi ritorna col cameriere, lì la sedia è rotta, meglio che nn si sieda lì… è un problema se si siede qua… si prego…

qua vuol dire al mio tavolo, mi si siede davanti e sorride, è una bella donna sui 55 anni o forse no, una di quelle donne di mezza età dall’età difficile da indovinare, di cui ti chiedi se i capelli son biondi o bianchi, mi si piazza di fronte ordina la zuppa di ossa (che nome), mi dice intanto aspetta la sua cara amica e sorride ebete, mentre io son quasi a metà della mia coscia di pollo ripiena (uno dei miei piatti preferiti qui, quando lo trovo nel menu del giorno..) ma alla fine è inevitabile finire per far conversazione, che tempo che fa, che brutta pioggia, lei sa per caso quando finirà, ma dammi del tu, ma sei un po’ straniero vero… ah davvero e com’è vivere qui, davvero ti piace, era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei,

(insomma, la mia conversazione tipo da 15 anni a questa parte..)

era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei, anche a me all’inizio era un po’ così…

ma davvero perchè anche tu, o che combinazione o che gioia, sei stata un po’ in Amerìca… Solo 55 anni? Ohahah Si, ero una bambina, poi son tornata, ho fatto le scuole e son ripartita dopo la maturità.

Com’è l’America?, un disastro, guarda non me ne parlare, la California è quasi uno stato fallito, in California nn ci sono medici, son curati malissimo, poveri i miei figli, sigh, se penso a loro…In California nn c’è più democrazia, (uh) qui in Ungheria è meglio (uh? – com’è quell’emoticon che si lambicca il cervello?) è per questo che son tornata..E quando è tornata? Ottobre. Fresca fresca. Qui va meglio, abita un una bella zona, insegna inglese in una scuola media.

5 minuti dopo diventerà una delle tante persone che mi hanno rovinato la giornata.

“Dai caro, visto che è agente di viaggi consigliami pure una bella città italiana, città d’arte ovvio, ma nn Roma, troppa confusione, e non Venezia, perchè sai io odio l’acqua….”

“Umbria là sì che c’è arte e non c’è acqua, sei proprio molto lontana dal mare..”, ma mentre il mio smartphone precocemente invecchiato fatica più del previsto ad aprire google maps per mostrarle dove cavolo è l’umbria arriva un’altra condizione, questa molto ungherese..

“ah e per favore un posto senza musulmani, so che anche in Italia sono dappertutto e che l’Italia non è più italiana” alla fine la mappa non gliela mostro più. “Qui per fortuna ancora non li fanno entrare, hai visto come hanno ridotto la Germania e la Svezia…, la Francia poi..” che disastro

ho promesso a me stesso che ion questi casi nn devo tacere ma sorridere e dire:

“io invece pensa un po’ mi sento come loro” Mi guarda come se avesse pestato una merda e il sorriso ebete diventa una paresi per nascondere rabbia e costernazione. Poi uso il noi “siamo come loro, siamo emigrati in un’altra terra, perchè lo volevamo, ne sentivamo il bisogno.. nn sono immigrati come noi? Cosa ci rende speciali?” taccio invece sul fatto che per conto mio aspetto solo la prima guerra mondiale galattica in cui gli stranieri avranno 6 zampe e noi con due saremo tutti fratelli..

o posso fare il discorso inverso, che ormai l’età avanza, gli anni delle migliori prestazioni dell’anno sul giro di pista dell’isola Margherita sono alle spalle e so che la mia generazione è quella che per l’utente medio della trattoria considerava i popoli dell’est europa tutti uguali, un esercito di poveri straccioni dai capelli corti davanti e lunghi dietro o poco più che finita la dittatura hanno invaso l’Italia per accamparsi ai margini delle nostre città e vivere di rapine nei nostri appartamenti borghesi e se l’Ungheria si distingueva dal gruppo era per l’imperitura fama di terra di mignottoni con le labbra rifatte e diadema di margherite mentre un boa sale lungo l’interno coscia.

Arriva l’amica, lei è davvero anziana, io ne approfitto per accomiatarmi senza tirare bicchieri in faccia, poi mi rifugio a casa nel mondo fatato del trono di spade.

 

*storica città della Transilvania ancheunpoungherese

(Vigilia di) Natale a Budapest

(primo) Natale a Budapest da expatriates, c’è sempre una prima volta..

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A una cert’ora tutto chiude, si fa buio, nessuno per le strade, ritornando a metà pomeriggio a casa dal lavoro Budapest è lugubre e sembra aspettare un più che imminente attacco alleato..

Luci basse, chiusi i kebabbari sul korut in genere aperti tutta la notte anche il 15marzofestanazionale, chiusi i pub, tutti i pub, del settimo distretto (almeno fino a sera), chiusi i ristoranti, chiuso Rizsa, l’inquietante bar di mignotte di fronte alla Zeneakaemia, chiuso il KFC e anche il cinese dirimpetto con i neon rossi e verdi. Si salva solo il negozietto 24h indipendente di Kiraly utca, che difatti è pieno di gente. È Natale. Anzi è la vigilia di Natale di Buapest..

passo davanti alla bettola sottocasa, è ovviamente chiusa, ma domani già riapre, in fondo domani è solo Natale, e il buon Leopardi c’aveva visto giusto nel dire che l’attesa della festa è tutto, la bettola riapre domani alle 11 e ho promesso a evike, la barista, che passo a farle gli auguri. È chiuso il Roni, il grande supermercato 24h all’insegna arancio, che nn chiude mai e gli unici due che camminano per strada li noti da molto lontano, e li conosco pure, solo un expatriates può camminare alle 5 di pomeriggio per Budapest il giorno della vigilia di Natale, è Sid, il mio amico inglese, col figlioccio, un bimbo biondo un po’ frastornato, da lontano sembravano quasi Fonzie e Spadino. “qui è tutto chiuso” faccio io, “oh si, noi siamo andati fino al cinese tra Dozsa Gyorgy ut e Istvan utca per prendere qualcosa” rispondono. il figlioccio infila le dita nella busta e ne esce un raviolo al vapore..

la mattina invece anche il mercato era aperto, per la corsa alle spese per la cena della vigilia, in realtà era mezzo vuoto, preso d’assalto solo l’unico pescivendolo, la zuppa di pesce nn può mancare nel menù della vigilia, triste in viso la ragazza da cui compro un po’ di frutta secca, che io son meridionale, nn saluta neanche, gli unici ad augurarmi buon Natale sono stati cinesi.

Al supermercato mi scontro col carrello come nei film con un ragazzo basso, col doppio taglio. Ci conosciamo, Stefano, lui sa già per chi tiferà ai mondiali, per il Marocco di suo padre, domani è Natale, ma lui lavora, chè al call center in italiano di Budapest seguono le feste nazionali della casa madre indiana. è al supermercato a comprare cacao, uova, farina e mandorle, la madre è barese e lui allora preparerà castagnedde. Paga con la carta di credito, solo dopo si accorge di aver speso una fortuna, 25 euro per un chilo di mandorle, comprate in pratici pacchetti di 100grammi a 2,5 euro l’una nella piu classica delle disperate corse al supermercato. Buon Natale a Budapest.

Se accettassi gli inviti ci sarebbe la zuppa di pesce, regali, la messa di mezzanotte, TV accesa con il classico di Natale che è Reszessetek, Betorok! (alla lettera Tremate, Ladri!, ovvero Mamma ho perso l’aereo) su TV2, mentre la TV pubblica si affida a Johnny Dorelli protagonista di State buoni se potete, musiche di Branduardi.. Budapest ha messo una statua a Bud Spencer perché in segreto ama l’Italia..

Mentre sono indaffarato in cucina due passerotti bussano alla mia porta, sono i vicini, han visto le luci accese, ci siamo incontrati ieri, è il primo Natale che passo qui a Budapest, e i miei cari vicini mi augurano Buone Feste con i loro sorrisi alla Black Hole Sun e un piattino con il pan di zenzero e il beigli il dolce di Natale alle noci e semi di papavero.

Buon Natale a tutti.

Con un leone in cima

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E ora dove si va? Andiamo al cimitero? Si, si, ottima idea… No, nn sono Huckleberry e Tom Sawyer appena prima della mezzanotte con un gattomorto in mano, ma io e Sid in una tranquilla domenica di novembre.. si, è novembre, e la giornata  è incredibilmente mite e il cimitero monumentale di Budapest splendido, con le sue statue liberty, donnealate e angeli di bronzo che piangono sulle tombe e i viali di platani centenari dei colori dell’autunno.

Sid viene ogni tanto qui a Budapest dall’isola, e con me vuol parlar di politica “Orban è sempre meno popolare, chi diavolo lo ama più, eppure gli ultimi sondaggi lo danno in larghissimo vantaggio, addirittura Fidesz riprenderebbe la maggiornaza dei 2/3, sarebbe la terza volta, altro che Putin o erdogan…”

ci guardiamo, essi, un giorno sicuramente avremo viale Orban Viktor in pieno centro e forse nn un altro mausoleo di Kossuth, ma una bella tomba di marmo bianco e concezione complicata come quella di Antal Jozsef primo ministro della repubblica ungherese post 89 quello si… “lui è potente e ha buoni dottori quindi, ed è solo di poco più anziano di me, oddio spero proprio di farcela”.. Sid sospira..

dico la mia, che nn è che la gente ama Orban, è che nn c’è nessun altro da amare, l’opposizione praticamente non c’è.. son stati addirittura capaci di scegliere con un anno e mezzo di anticipo (!) il candidato sbagliato (Botka Laszlo) o comunque quello più divisivo..” e allora non rimane che Jobbik, che ora ridiventa estrema destra sotto elezioni (poveri migranti, è come sparare sulla croce rossa e nn è una metafora) ma che sembra quasi un’alternativa centrista..

ho detto la mia.

 Alle 16.30 scende la sera e la ronda in auto dei guardiani del cimitero ci fa cenno di avvicinarci all’uscita. eravamo arrivati fin quasi al muro di cinta (e il cimitero monumentale di Budapest è enorme), chiedendoci dove saranno mai sepolti gli zingari, da qualche parte saranno pur seppelliti. Abbiam trovato giusto la tomba con leone in cima di Beketow, storico direttore del circo di inizio novecento.

All’uscita risplende illuminata dall’interno la grande carrozza di Apponyi, un incrocio tra le carrozze di Versailles, la carroza di Cenerentola e il carro funebre di Fantozzi alla coppa Cobram, l’ultima grande attrazione del cimitero, il secondo più grande carro funebre d’europa come annuncia trionfalmente la didascalia.

Nota si servizio 1: È novembre, permettetemi un posti sui cimiteri.

Nota di servizio 2: il blog riprenderà a essere narrativo per un po’, saluti.

Nota di servizio 3: le foto son mie

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L’Aurora sorgerà ancora

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protesta spontanea afavore di Aurora nella vicina piazza Giovanni Paolo II (ex piazza della Repubblica nell’era preOrban, fotomia)

Una volta a settimana a Budapest scoppia un temporale estivo. Nel pub “piccolo negozio” entra Justin un po’ zuppo, se l’è beccato mentre era in bici, io invece ero dentro incollato allo smartphone come a una radiolina, a seguire anzichè Ciotti dall’Olimpico la diretta Facebook della conferenza stampa di quelli di Aurora, il pub – campo base di buona parte delle associazioni culturali, sociali, politiche che si oppongono ad Orban che le autorità han fatto chiudere da oggi con effetto immediato.

Il tipo diAurora in completo azzurro slavato parla bene, li dentro il cortile cinto da una palizzata, ghiaietta e arredamento giardino tipico dei pubinrovina, poca gente attorno, ma lui parla bene, se c’è una cosa che nn manca ad Aurora sono i buoni avvocati e i giovani motivati..

ché un po’ se lo aspettavamo, dopo la battaglia per far chiudere il Ceu, l’Università Centroeuropea, e l’ultima grande iniziativa parlamentare di Orban contro le ONG presenti in Ungheria che ora hanno lo stesso stato di “agenti stranieri”, come in Russia, i prossimi potevano essere loro.. Ludovico lo aveva anche detto: in fondo se vogliono colpire le ONG, nn devono chiudere l’Università Centroeuropea, o attaccare ancor piu direttamente Soros, è piu facile, in fondo è tutta gente che si vede ad Aurora. Ed era vero.

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Aurora

L’Aurora sembrava inespugnabile, in un punto della città anche oggi dimenticato da dio e dagli uomini, un edificio a due piani, rosso scuro in via dell’Aurora (che nome fantastico) nel cuore dell’ottavo distretto, il quartiere malfamato di Budapest, vie di barboni e zingari coi capelli unti in strada e cartacce mosse dal vento. Fuori il vessillo, una bandiera arcobaleno, ma per entrar dovevi suonare al portone, “ciao sono io, mi fai entrare?”. Certo tutto nello stile di sinistra alternativa ma dentro una moderna torre medioevale, tozza, cortile centrale quadrato nn molto grande, sotterranei (con grande sala per concerti) e due strette scale sul lato nord e sud per accedere alle stanze che contano. Un paio di salepubbliche per conferenze, filmklub, teatro, riunioni e poi gli uffici degli ordini dei cavalieri degli ordini del XXI secolo che hanno la loro luogotenza ad Aurora e che sono:

  • Alternatíva Alapítvány (Altalap) – fondazione alternativa
  • Közélet Iskolája la scuola pubblica
  • Zöld Pók Alapítvány Fondazione Ragno verde
  • Marom Egyesület Associazione Marom
  • Pneuma Szöv. (Közmű Egyesület – Mókus csoport) Federzione Pneuma
  • Roma Sajtóközpont (RSK) Centro stampa Rom
  • Budapest Pride (Szivárvány Misszió Alapítvány) Fondazione Missione arcobaleno

ma se volevi incontrare qualcuno delle associazioni ancora più grandi il Comitato Helsinki, o Migszol o Amnesty International è qui che devi venire, il pomeriggio o la sera, spesso davanti a una birra.

Aurora non era un posto solo di sinistra, era anche un pub, pub all’aperto sala da concerti, con prezzi piu o meno normali, per la birra, concerti anche a 10 euro col buttafuori e gente anche fighetta nei weekend. Il fortino resistito ancora ma la guardia nazionale ha fatto chiudere questi luoghi di pubblica vendita. (Le strutture nel cortile sono di 20.4 m2 anziché di max 20 come da regolmaento, la legge del 99 nn era rispettata e poi “in seguito a segnalazione dela popolazione la polizia (decine di poliziotti, piu protezione civile, piu piu) ha fatto irruzione nell’aurora a metà mese arrestando 15 pesone per possesso di droga (maria).)

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(ex)Siràly

Troveranno subito un altro posto dove stabilirsi. A Budapest è sempre così. Comunque non mi sono mai piaciuti.” Justin ordina un’altra birra e nn lascia neanche 10 fiorini di mancia. Lui è di Londra, a Budapest da 20 anni, ottima laurea lasciata in un cassetto, IT, ha cercato per anni il lavoro per guadagnare buoni soldi in fretta, ha studiato arte, lo trovi sempre a disegnare schizzi di “È gente spocchiosa, che se l’è sempre tirata tanto, questi ambienti di sinistra moralista radicale sono tremendi” (Justin è uno che ha votato Brexit contro i migranti, è come uno che offre in un pub, entrano gli ultimi arrivati e vogliono anche loro free beer). Continua “prima c’era lo Siràly (il gabbiano n.d.t.) ti ricordi no?” annuisco, certo che mi ricordo, allo Siràly andavamo a studiare, quando avevamo le tasche vuote, italiano e inglese, la mattina quando nn c’era nessuno, ci mettevamo su quei tavoli quadrati, li sopra nella biblioteca aula studio al primo piano, tra scaffali con libri che nessuno avrebbe mai portato via. Nel seminterrato invece c’era un piccolo teatro, colonne, tribune a semicerchio. Lo Siràly era il crocevia di molti degli ambienti off della Budapest di 10 anni fa, teatro, cultura, politica forse nel primo anno di orban quelli accanto a me (io ero dietro una colonna) girarono un video con uno incappucciato che incitava alla rivolta.

Poi aprivamo una di quelle scacchiere enormi che trovi solo nei caffè dell’europa centrale, gli scacchi sono un gioco spietato e io ero spietato. Anche nel non contraddirlo quando per riempire tutto il suo ego appena calpestato diceva: “ in fondo per uno che gioca a scacchi solo da due anni perdere in 30 mosse è un buon risultato” io annuivo.

Lo Siraly era all’inizio di Kiraly utca ed era un posto fantastico, ed era un posto occupato, fu fatto sgomberare nel 2012, sulle ceneri dello Siraly nacque Aurora. É appena piovuto a Budapest. È sera. Dopo l’Aurora in genere si alza un sole alto e luminoso, lassù nel cielo.

qui qual che informazione in più ..

in marcia contro Orban

Nel mezzo della grande aiuola circolare sotto la collina del castello di Buda, dove parte la funicolare dei turisti ai bei tempi c’era una grande stella rossa di fiori pregiatissima, oggi, in attesa di statue e colonne c’è un bello strisicone, un drappo circolare teso con in genere un logo di un grande evento. L’aiuola è inavvicinabile, protetta anche da un doppio anello di fiori e piante, ma oggi è un giorno speciale e ci son tanti bimbetti di vari colori di capelli che ci saltellano sopra come fosse un trampolino elastico e sopra le loro teste le terrazze dello Sandor palota, il palazzo neoclassico, lì sulla collina del castello che dal 2005 ospita gli uffici del presidente della Repubblica Ungherese.

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È l’uomo a cui era indirizzato il grande corteo che attorno alle 17 è partito dai giardini del castello ed è passato anche attorno all’aiuola, in questa splendida domenica di primavera, per chiedergli di non firmare la legge approvata in tutta fretta dal parlamento ungherese 5 giorni fa che di fatto decreterebbe la chiusura dei una delle più prestigiose università della regione, l’Università Centroeuropea, colpevole di diffondere troppo il pensiero liberale e di essere un baluardo e simbolo del suo fondatore: il finanziere e filantropo statunitense di origine ungherese Gyorgy Soros, nemico pubblico numero uno perché finanziatore di quelle ONG che Orbàn accusa di essere una potenza occulta (lui parla di agenzie) nel paese in opposizione agli interessi nazionali e al legittimo operato del governo. e invece della Ceu si può dire tutto e le si possono muovere tante critiche ma nn che nn sia un’università di eccellenza, avrà i corsi in Gender Studies ma è bella in alto nei ranking internazionali e lì ci arrivi solo con attività di ricerca di alto livello, riconosciuta da tutto il mondo accademico e nn solo da chi caccia la grana, che dà la massima libertà ai suoi ricercatori e che partecipa a un nugolo di progetti internazionali.

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È arrivata molta gente qui davanti ai leoni disegnati da Ybl, 80. 000 persone stimate, la piu grande manifestazione contro il governo da qualche anno in qua, volti belli e puliti, forse anche troppo, è in piazza la Budapest liberale, gli universitari, gli amici degli universitari e i loro genitori, quelli che qui chiamano “attivisti”, qualche intellettuale ed artista (come il mitico Brody Janos) e il ceto medio, quello che come osserva qualcuno piu attento di me sta scendendo in piazza ovunque qui nella vecchia oltrecortina, Romania, Belgrado, Polonia. E a chi bazzica da anni queste manifestazioni fa strano non vedere tutto quel pittoresco sottoproletariato ungherese di baffoni, giubbotti jeans e facce da stipendi troppo troppo bassi che si vede ai cortei di Fidesz e Jobbik, per intenderci.. qui c’è la meglio gioventù del paese, gli universitari ci sono tutti, perché almeno loro han capito che se si chiude un’università poi magari se ne chiude un’altra e si mandano a casa i professori scomodi, e qualcuno in europa lo sta già facendo. ci sono molti stranieri, che Budapest è cosmopolita, anche grazie al Ceu e i budapestini nn piu studenti che nn vogliono che la città pian piano ritorni indietro di 25 anni, a com’era prima del Ceu, invecchiata e isolata, sognando l’america negli swing di eric Clapton e l’italia nei poster della Loren. e loro nn potranno che fare come molti dei loro padri: emigrare per lavoro, fare i “dissidenti” e nn tornare più se non a regime finito, o diventare cittadini di serie B.

Sono 80,000 e sembran venuti quasi per caso qui, come se nessuno sappia bene cosa farne, dagli altoparlanti si sente poco, i discorsi li fanno quasi illustri sconosciuti, che in ungheria se c’è qualcosa di sacro, oltre al turul, rapace progenitore di Arpad c’è la società civile, che da sempre scende in strada diffidando di potere, sindacati,opposizioni varie troppo tenere e corrotte. Ma vuol dire anche che nn c’è nessuno che li guida, che indica per bene una strada e un progetto e la vera opposizoone al progetto orban verrà da Washington o Berlino..

Senza un’organizzaizone risoluta, 80.000 risutan troppi per il punto di ritrovo sotto i leoni e la splendida scalinata dei giardini del castello, un punto troppo piccolo chiuso com’è da Danubio, tram e tavolini dei caffè, troppi per il ponte delle catene, che i grandi cortei, si sa, devon passare dal ponte elisabetta, e alla fine sembran poi pochini per la piazza del parlamento dove si tengono i discorsi finali. Si, perchè chiedono il veto alla legge al presidente della repubblica, ma mica salgono lassù, sulla collina di Buda, no, il corteo va a Pest, davanti alla piazza del parlamento, perché tutti sanno che in Ungheria se c’è uno che comanda quello è Orban e nn ammette interferenze e difatti i cori son tutti per lui.

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Inno nazionale e fine prima parte.

Inizio seconda parte.

Si scatena la serata della rabbia, la gente rimane in piazza, qualche migliaio, tutti molto arrabbiati, i cori che prima eran belli e colorati ora son sempre gli stessi, ma urlati come una canzone metal, “in prigione”, “ruszki haza (russi a casa!)” “sporco Fidesz” e il più gettonato “Orban vattene” (quel takarodj che si dice ai cani, pussa via, che ho imparato quando si tentò di cacciare l’allora leader socialista Gyurcsany). La gente rimane in piazza, la polizia accorre in massa, ma nn provoca e lascia sfogare, son giovani si sa.

Si fa sera, si accendono le luci. Orban tra i suoi mille progetti ha rifatto la piazza del parlamento nel 2014 per vincere le elezioni con un po’ di regali elettorali. La mia teoria è che ha sbagliato i conti, quello che fino al 2014 nn si può fare ora si può, manifestare fin quasi alle scale del parlamento, quelle aperte raramente, che ho visto salire solo da Cameron, erdogan e altri pochi eletti. Puoi arrivare li a un passo tu e tutta la tua folla che inveisce dietro di te. E poi il parlamento con la nuova illuminazione è di una bellezza sconvolgente, anche in inverno a -15, figuriamoci oggi. Ti vien voglia di restare. A goderti lo spettacolo. E lo spettacolo sei anche tu.

Poi ci si stanca anche di questo e allora si va in giro per la città. Un pugno di valorosi (saran cmq qualche migliaio) si sposta prima verso la vicina sede del ministero della pubblica istruzione, un palazzone terrificante nato per esser la sede del comitato rifornimenti di guerra, poi si attraversa la città, stazione ovest, grande viale, stradine buie del sesto distretto, direzione quasi piazza degli eroi, per gridare sotto la sede di Fidesz, il partito di Orban.. qui le uniche scene di tensione o quasi, ma la polizia è bravissima, è che siam stati tutti scottati dagli scontri del 2006 quando l’allora opposizione Fidesz nn fece altro che denunciare (giustamente) la “brutalità” della polizia contro i manifestanti e allora oggi..

Poco piu in là nella piazza degli eroi, bellissima, la scritta in legno Budapest illuminata da fasci di luci colorate. La città assiste impassibile.

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Sly

“Maledetti, siate tutti maledetti” la credevo una commedia, ma le ultime parole nn son mica male.

Accanto a me Stanley e Fitzgerald nn capiscono niente, una delle piccole rivincite dell’italiano misero nel grande mondo, andare all’opera, 8 volte su 10 si parla e si canta in italiano e questo è un toccasana per la tua autostima.. e poi il tenore è bravo, urla, ha un’ottima dizione e sul palco fa le smorfie come nei film muti, negli anni 30.

Stiamo vedendo Sly, A me l’onore di scombussolare l’equilibrio dei miei amici anglofoni con un’opera che nn è Verdi o Wagner, ma uno mai sentito, Wolf Ferrari, e la storia di Sly è praticamente quella di Gasperino il Carbonaro del Marchese del Grillo, quello di Sè svejatoo. Il poveraccio ubriacone incontrato dal sor marchese annoiato che gira per bettole e per scherzone vien fatto risvegliare nel letto imperiale con paggi, lussi, orinatoi d’oro. Che poi scava scava wikipedia mica lo cita, i riferimenti quelli fighi son le mille e una notte e Shakespeare, che il povero ubriaco che vuol risvegliarsi la mattina dopo nel letto di un ricco è storia vecchia quanto il cucco… la prima di Sly è avvenuta il giorno in cui sono nato io del 1928, e a guardarla con gli occhi freddi è proprio strana, c’è quasi il belcanto e l’aria famosa (l’orso) danza alla francese, lo stile verista, la musica è ovviamente già novecento storico con strumenti che vanno ognuno dove gli pare, e gli elementi essenziali di un’opera italiana: elogio del vino, morte nel terzo atto, per amore, lei ama lui ma lui non lo sa, cortigiani vil razza danata.

il povero ubriaco in Shakespeare si chiama Sly, e lo beccano in una bettolaccia, che però il testo chiama taverna e ha un compagno di sbronze, che sembra il nome di un politico, John Page.

Sly qui a Budapest per noi però è qualcos’altro, è da Sly, in via del Grande Noce dove bere quando ti vuoi nascondere, luci fredde, grande quanto una mezzastanza, Sly è gentile, ti saluta, ha solo le birracce locali e le spilla come fosse nettare degli dei, un espositore con torte al cioccolato e alla carota e sandwich superguarniti, è la prima persona che ho visto a Budapest pulire con molta pazienza la macchina da caffè. Sly è inglese, di colore, sorride sempre, con i capelli all’insu ma ora si è rasato, ha il poster di un autobus a due piani di londra sotto il bancone ed è a budapest da un anno, il motivo è in una piccola foto attaccata con una punes (si dice ancora così?) sotto i liquori, un bimbetto di 5 anni, suo figlio.

Al tavolinetto tondo nel foyer all’intervallo eccoci qua col mondo dell’opera economica della domenica che ci sfila davanti, molti stranieri, una coppia di ottantenni.. l’opera mantiene in salute, fa Fitzgerald.. sorridiamo, continua solenne: “io ho un amico che canta nel teatro dell’opera di Vienna” Fitzgerald è di New York, è la seconda persona che incontro in 5 giorni che si è sposata un’ungherese con lei che vuole vivere a New York e lui a Budapest. Continua col suo amico tenore.. “io e lui eravamo compagni di classe. (a New York..) dovrei scrivergli: ciao ti ricordi di me,e poi incontrarlo, a Vienna, è vicino, verrà all’incontro con una grande sciarpa al collo ahah”

insomma siamo all’opera, al secondo teatro dell’opera di Budapest, che ne ha due, abbiam pagato per la platea 5 euro, si, si parla sempre di soldi, Budapest è ancora così la cultura qui costa sì poco… puoi far traduzioni, cinema, ma con la cultura così questa sarà sempre la vera città d’europa per artisti senza un soldo”. a ragione. E tutti possono esserlo qui, artisti.

Domani è lunedi, Fitzgerald si alza alle sei per portare i figli a scuola, Stanley deve imparare la parte per il film che gira martedi, fa il domatore di leoni, è un horror storico, io mi sento molto debole. Fuori ci sono -10°C, i marciapiedi son tutti ghiacciati, cerchiamo di non cadere mentre ci allontaniamo.P.S.

P.S. se sei a Budapest vuoi andare da Sly e girare per bettole in un tour in italiano dedicato, guarda il tour delle bettole dell’altra Budapest (clicca qui)

come difendere l’onore italico da Schettino

In uno dei miei pomeriggi internazionali attorno al tavolino del bar senza fronzoli di Dob utca (via del Tamburo) ci sono un canadese, un irlandese, un ungherese e un italiano, io. L’orario della birra scontata è già finito, ma per noi si fa un’eccezione. Ci sono 4 birre tutte diverse, una rossa alla ciliegia (?), una scura (orrenda), una birra analcolica di marca (le birre analcoliche sono consumate solo dagli ex alcolisti) e una birra normale.

Quattro amici al bar dalla soprendente partecipazione dell’Albania agli europei di calcio si ritrovano a parlare della Costa Concordia, non si finisce a sediate sulla schiena come a Marsiglia, ma le differenze culturali emergono”come si chiamava quel comandante? ….                 ………………  Ah sì, Schettino.. Ma è vero Alessandro che si è schiantato sugli scogli perchè stava a fa’ la corte una donna mentre pilotava? ( ehm, italiano un po’ coglione e latin lover, maledeto Schettino). No, amici cari, la cosa  è u po’ più complicata, innazitutto più che lo schianto è che non è stato l’ultimo a lasciare nave. Recito il “Torni a bordo, cazzo” dalla capitaneria di porto. (..) Si, ok, lei era una moldava. Poi è il sistema che è malato, in l’equipaggio è malpagato e di mille nazioni, nn si capiscono fra loro, e poi questa roba dell’inchino è un’indecenenza. persino a Venezia accanto a piazza San Marco passan navi da crociera alti come un palazzo di 20 piani.(mi guardano strano). “Insomma è vero l’Italia ama il Caos, metre la Germania è  ordine.” mi fanno. Vorrei lanciarmi in un elogio del caos, ma per combattere gli stereotipi preferisco un esempio facile e locale. i migranti e i muri e la figura del cattivo che ha fatto l’Ungheria spietata di Orban del selvaggio est, mentre l’Austria che pure un mesetto dopo ha praticamente fatto e detto le stesse cose, è ordine e buon senso. (Certo potevano anche dire che un po’ nazisti lo sono da sempre), ma ce  l’ho fatta a salvare l’onore italico.

il giorno dopo metto in lavatrice la maglietta da allenamento tarocca dell’Italia e mi preparo a soffrire contro i fortissimi belgi.

Intanto mi sa che Orban si deve dare una mossa, che in fatto di fascismo latente sulle pagine internazionali la Polonia lo sorpassa a sinistra e l’Austria a destra. Sull’ultimo Internazionale c’è un pezzo di Pankaj Mishra intitolato “Il fascismo ha un futuro“. Mi aspetto di beccare il nome di Orban dal primo rigo e invece si parla di Austria, India, Trump. Di fascismo che si vede all’estero e nn in casa propria, chesi associa a paesi barbari e arretrati di religioni antiche, scordandosi che è un fenomeno nato con la modernità del nostro 900. che non è un pazzo che prende il potere e la gente segue il leader, ma  è “la politica di massa che travolge le istituzioni democratiche.
Demagoghi che propongono un nuovo rapporto tra governanti e governati. Colgono il radicato bisogno di un nuovo tipo di leadership sincera e attenta e di un maggiore coinvolgimento delle masse in politica. È così che i regimi nazista, fascista e sovietico convinsero molte persone normali che potevano fare qualcosa di straordinario. L’entusiastica risposta delle masse rafforzò nei leader l’idea di poter risolvere problemi che le altre élite non erano in grado di affrontare. Come sappiamo tutti, inì male. Ma per lungo tempo quei demagoghi diedero risposte innovative a quel malcontento che i politici tradizionali avevano trascurato.
Promettendo azioni sovrumane, derisero i sistemi economici e politici che non erano stati in grado di comprendere ino a che punto un numero sempre maggiore di cittadini si sentisse solo e impotente.” ecco l’Orban selle critiche allo stato liberale, che priva di significato il parlamento e va avanti a suon di consultazioni nazionali e ha il suo programma ogni venerdì mattina alla radio, si capisce anche da qui, ma anche un italiano nn fa fatica a riconoscere il nostro bel paese.

Ah, la conclusione di Pankaj Mishra è che sì, il fascismo ha un futuro roseo.

la Storia

migrazioni in Ungheria dopo i turchi

Migrazioni in Ungheria nel XVIII secolo

Anche se fa ancora più freddo comunque è sempre bella stagione e se passo di corsa sotto i portici di via del Tamburo qualche faccia nota la vedo, lì ai tavolini di una bettola vera davanti ai portici di una bettola finta. (la bettola vera la riconosci perchè la birra costa meno di un euro e i bicchieri son riciclati con il marchio tamarro della vecchia gestione, il marchio é bellissimo: Mr. birra). Facce di americani, canadesi, inglesi e italiani qui da molti molti anni ormai, con un lavoro buono o  così così, gente che ha sentito il bisogno di lasciar casa e di rifugiarsi sotto il patto di Varsavia.

L’italiano del gruppo è Enrico che da un po’ nn mi parla che di migranti, austrie, brenneri, elezioni imminenti, mentalitàcentroeruopee. “Sai, l’altro giorno ero in una casa ungherese per consegnar dei diamanti, e sul tavolo c’erano i fogli del loro figlio diciottenne che quest’anno c’ha la maturità,  che qui la maturità si fa a inizio maggio per gli scritti e poi a metà giugno gli orali. aho!”.

C’era un compito di storia, con le loro tracce prima e seconda parte, risposte chiuse e risposte aperte. e la prima domanda aveva il titolo “Migrazioni in Ungheria nel XVIII secolo”, sai, quando i turchi erano appena stati cacciati dal paese ma combattevano ancora guerre sanguinose nella regione, e le guerre, l’abbiamo scoperto adesso, comportano desolazione e territori abbandonati, e profughi, rifugiati, spostamenti di popolazioni che a casa loro c’era la guerra.

e c’era una cartina, con tante frecce, grandi, piccole, lunghe e corte, nella cartina la guerra non si vedeva, ma si vedeva l’Ungheria e le frecce erano vuote e il compito diceva di segnare il nome dei popoli che sono penetrati in Ungheria a inizio ‘700 e perchè e se sapevi dire qualcosa. Che poi vuol dire conoscere giusto il nome dei tuoi vicini. ed il ragazzo li conosceva ed ecco ruteni, romeni, serbi e croati, tedeschi svevi. perchè sono venuti qua? un po’ tutti per trovare un futuro migliore, quelli rossi al centro perchè i campi erano più fertili, giusto croati e slovacchi perchè il territorio era vuoto. ecco fa Enrico, quella mappa spiega molto di più di mille pippe al confine delle paure ataviche che è facile instillare in un popolo se si vuole sfruttare la paura e l’insicurezza e l’effetto che fa

Si Enrico, ha ragione. Io ho ritrovato la mappa ed eccola qua.

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via Marx, la Scozia a Budapest

rimossa la statua di Marx nell’Università di Economia nell’indiffenza o quasi della città. Stesso placido aplombinglese con cui la Scozia di Budapest vive la vigilia di un giorno, forse, storico.

oncewas marx

Cari amici, e dopo i bagni Gellèrt attraversiamo il ponte a piedi, anzi no una fermata di metro giusto per l’ardire di passare sotto il Danubio e vedere la metro nuova, inaugurata a marzo, e si va a gironzolare per il mercato coperto cosi famoso, ma prima entriamo qui, l’Univeristà di Economia, ora Università Corvino prima Università Carlo Marx e infatti qui nell’atrio…

Alcentro dell’atrio uno che fa la foto a due ragazze addossate al muro, le ragazze sorridono troppo e la foto sembra una lunga posa. Il sospetto si fa largo nell’animo umano come la crepa nel muro delle certezze dell’uomo intelligente (no, Shakespeare faceva dire a Macbeth cose migliori)

I giovani si fotografano accanto al niente, accanto al posto dove c’era prima una statua di un uomo con a barba seduto in poltrona con un libro nella sinistra e la destra che fa un gesto quasi napoletano come a dire, “ecco, qui sta l’inghippo”. Carlo Marx. Karl Mar non c’è più, è scomparso, e noi l’abbiamo ucciso.

La statua di Marx che n fondo se ne stava calma e timida nell’atrio dell’Università n c’è più. Certo ne era stata più volte minacciata la rimozione da governo e amministrazione anticomunista, ma poi le cose riescono bene solo all’improvviso, come in guerra o nel calcio ed ecco che nel weekend è scomparsa. Si, proprio nelweekend mi dice la ragazza bruna accanto a me, venerdì c’era, perbacco. Lastoria ci passa davanti. Sul web corron voci che la motivazione era l’antisemitismo presente nei suoi scritti. poi la segretriaufficiale accademica della gioventù magiara rilascia un comunicato incu isi afferma che la statua sarà ricollocata nel costruendo museo dell’Università.

E dire che era così caruccio vedere Marx sul lato corto dell’atrio attorniato di amplificatori per il concerto del giorno dopo o di sedie per qualche onferenza o jobday di multinazionali in cerca dei migliori giovani talenti.

Ci passa davanti un omino trafelato, occhiali, sguardo perso. lo saluto. E’ Bela, dirigente di un partito della sinistra non scoialista. Nn dice molto. mette per terra un cartellone con le foto di Marx e 4 sue citazioni. Nn le riesco a tradurre per bene ai miei amici italiani. Marx era complicato pure in italiano.

fovam tèr statua Marx (2)

Il giorno dopo incontro per caso il figlio di un collega di lavoro, un po’ piú fighetto di come me lo ricordassi, coi brufoli, i capelli rossi e il cappello per fingersi grande,  si é apppena iscritto all’universitá, glielo chiedo per pura formalitá ma so giá che mi risponderá che si é iscritto ad economia, tutti si iscrivono ad economia al giorno d’oggi,viviamo in un mondo cosí complesso che gran parte della forza lavoro deve essere impiegata per far funzionare la macchina e l’economia é avanti a tutto, a Renzi, Cameron o Angela Merkel non si chiede un mondo migliore o meno ingiusto o in cui si viva meglio, ma un mondo di lavoro non importa come e quale e un mondo di PIL in crescita, nn importa per chi. poi ci stupiamo che qualcuno che nn la pensa come noi raduni seguaci da tutto il mondo per riportare finalmente il califfo a Bagdad.

– Sei comunista? ( gli chiedo cosí a bruciapelo, cosi lo spiazzo ed é sincero (qualche trucchetto in una manciata di decenni di vita l’ho imparato alfine)

– Io, oh, beh..

– no, perché sai la statua di Marx

ah si, il Marx (come se fosse stato suo compagno di scuola…) hanno detto che l’universitá non avrebbe avuto i fondi se la mantenva lí e in fondo,

CHI SE NE FREGA!

e poi dicono che eravamo noi giovani anni 8090i dimpegnati ed edonisti..

caledonia-scottish-pub

meno male che per chi ha amore per la politica, c’è la Scozia e il bellissimo dibattito sul  restare uniti o meno e l’hastag che non c’è #inghilterrastaiserena. Al quarto goal della Roma decido allora di unire le mie forze ed andare al Caledonia (che ora abbiamo imparato tutti essere la Scozia dei bei tempi andati, quando sivivevanelle grotte e ci si copriva conle pelle degli animali,ma si viveva felici).  Il Caledonia è un pub scozzese, anzi il pub scozzese di Bdapest, clientela gradevolmente mista, sport su maxishermi, dove a volte passa laserie B scozzese o uno dei 4 derby  tra Celtics e l’altra squadra (Rangers  n.d.r.), al cesso degli uomini la fai guardando i fumetti di un TinTin scozzese con le strisce in un inglese con inflessioni scozzesi, bandiera di Sant’andrea fuori, stout loro buonisisma e selezione di whisky in sedicenti offerte. Sembrerebbe la tana dei lupi di Scozia ma in realtà è un pub, e le stesse cazzate le abbiamo più o meno anche nei nostri pub scozzesi, anche se la Caledonia qui è a misura d’uomo col proprietario bassino e sguardo vispo che si mette ai tavoli a guardare il Manchester. Una Scozia che si scalda per davvero solo quando la palla diventa ovale. ( E se vincono I SI mi prenoto subito per la Calcutta Cup del prossimo Six Nations).

Insomma qui la Scozia è qui, giusto dietro Oktogon e un barese li ci sta bene anche per la sciarpa bianca e azzurra giusto sotto lo schermo nella saletta, con la scritta Bari, Stadio San Nicola, Italia – Scozia28.3.2007  che i baresi se li ricordano ancora gli scozzesi affratellati per le strade della città, eevidentemente anche gli scozzani. Anche il ritorno di quella partita me lo ricordo bene, pioggia, Scozia, l’Italia di Donadoni, Toni e Cassano eroica e vittoriosa. io che entro trionfante al Vittula, mi presentano Rod, scozzese, ma da 25 anni unpo’in giro nn si sa bene per cosa…

– “hai visto la partita, ganzo no?”

– “I don’t like football” con l’accento di un IvanDrago assonnato

In Caledonia era un po’ che non ci andavo, han messo i tavolini fuori e ora è più difficile starsene davanti ai vetri a veder le partite aggratis, sulla porta però c’è sempre una bella scritta che qui a Budapest riveste un particolare sapore: “in questo luogo non ci sono sconosciuti, solo amici che ancora non si conoscono.”

Immagino inviti e sfottò e richiami ma dentro clientela composta a vedere la champions’, magiara per Bayern – City, inglese per Chealsea-Schalke 04. un giorno come gli altri. solo Zsolt che passa tra i tavoli senza affannarsi.  Chi se ne frega…

Passo dal Vittula, mi dice bene. Ecco Jack, inglesedi Londra, e accento puro, qui da  12 anni, nn sa cosa pensare, gli spiace perchè tutti con la sua barba folta rossiccia con molte sfumature di bianco lo oredon scozzese e fa figo. Ronald invece nn è molto lucido, lui è australiano, di padre ungherese e madre finlandese, il liceo l’ha fatto a Ginevra, ma le elementari nelle scuole scozzesi di Sydney. mentre Ted accanto a lui col suo bicchiere di acqua evino rosso sorride, anche lui ha fatto le scuole scozzesi (un po’ l’Istituto Margherita australiano), a Melbourne.. Faccia due conti, l’ultima volta che la Scozia era indipendente, l’Australia non era neanche stata scoperta…

libera nos a Malèv

Qualche giorno fa al Vittula, si viene a sedere accanto a me o quasi una ragazza, carina, capelli corti biondi, come nei film una ragazza giovane e carina sugli sgabelli al bancone del bar, ostendando sicumera ordina una birra grande e si accende una sigaretta.. Poi saluta il barista, cerca qualcuno,  ma ecco che si avvicina Sàndor, cl suo solito look, cappellino con visiera, giubbotto di pelle pesante, camicia e cravatta. (camicia e cravatta un po’ centroeuropea, la moda italiana è un’altra cosa). Parlottano affettuosi, poi lei esce dalla borsetta un pacchetto, un regalo, fiocco e carta dorata. “Ma fai seriamente?” Si “seriamente”. E’ che Sàndor domenica parte per gli Stati Uniti, per sempre o quasi, va a lavorare lì Nashville, Tennesee, Università del Tenneesee, esperto informatico di satelliti e lanci spaziali, e lui è un economista. E’ tutto contento. Non sa quando torna, sa solo che si troverà bene.

Rappresentante del Vittula: “Oggi è giovedì, parti domenica quindi domani e dopodomani vieni qui vero che ci salutiamo per bene… “

Sàndor “No, cari amici, credo di no, voglio sistemare le ultime cose e mettere in ordine la casa, e poi c’è il problema del volo da risolvere …”

già,perché il volo Budapest – Parigi , Parigi – USA fino a Parigi lo fa con la compagna di bandiera ungherese Malèv e qui il paese è piccolo e le voci corrono,  voci che la Malèv nn se la passa tanto bene e finirà travolta dai debiti..

Magari gli ho portato sfiga ma meno di dodici ore dopo leggo che la compagnia è fallita davvero, in circostanze simili a quelle del fallimento di una ditta di camion, è fallita alle 6 mattina che tutti gli aerei erano al sicuro nei capannoni a Budapest e nn potevano pignorarli, tutti tranne due, nn tutte le ciambelle riescono col buco, uno è rimasto in Irlanda e uno a Tel Aviv, anzi tutto è iniziato da lì, l’aeroporto di Tel Aviv ha messo i pugni sul tvolo e ha detto o ci paghi o…

Dunque la Malèv non c’è più, Sàndor ci fa sapere su Facebook che ha piu o meno risolto, anche se ci metterà 18 ore in più. Il mio amico Arpad invece è un po’ abbacchiato perché non gliene va bene una, si sposa e in viaggio di nozze anziché in USA, Maldive o Australia ha scelto una romantica crociera sul Baltico, partenza da Copenhagen. Prima ha provato a tenere la sposina all’oscuro di quello che è successo nel mondo della Concordia. e ora gli è saltato il volo per Copenhagen. A che serve una compagnia di bandiera se nn a spostarsi facilmente…. Per l’ora l’idea migliore è andare a Vienna in treno..

Niente drammi nazionali, il primo uomo d’Ungheria che affettuosamente chiameremo Viktor ci tiene a precisare che entro poco nascerà una Malèvbis finalmente libera dai debiti, ed ha avuto una bella pensata, sei pieno di debiti fai fallire la società e ne crei subito un’altra, ma come gli vengono, dovrebbe fare così anche la Grecia, fallire, cambiare nome, riproporsi sul mercato.. Soldi, soldi puzzolenti dice un detto ungherese, ma ch è il ladro? il colpevole sono i russi di Abramovich, che aveva preso partecipazioni nella società nel 2007-2009, ma poi non hs…, anzi no, i cinesi, con cui erano in trattativa, anzi no, buttiamola in politica, il colpevole è l’ex primo ministro che due anni fa per salvare la Màlèv ha fatto carte false e ora l’UE ha scoperto il bluff.

Morale n.1: La colpa è sempre di ebrei, ex comunisti ed UE, non necessariamente nell’ordine.

Morale n.2: il peggior nemico di un ungherese è un ungherese, noto modo di dire di queste parti)

Ma intanto il paese si deve muovere, gentilmente low cost e compagnie di bandiera si offrono di presentare ai poveri passeggeri rimasti a terra prezzi vantaggiosi e per il futuro spostano a Budapest qualche loro aereo, si accollano loro, poverine le nuove rotte, assumeranno gli ex piloti della Màlèv, Ryanair ha già occupato 55 nuove rotte e ha fatto il7 Febbraio un open day per nuovi assunti in tante posizioni, l’aeroporto si deve muovere, la gente deve spsotarsi, qualcuno i sacrifici li deve fare (spero si colga l’ironia).

Il re è morto, viva il re, limitiamoci a guardare su Facebook i vecchi promo della Malèv, il famoso gingle rock progressive di Presszer Gàbor, nn c’è assolutamente niente di cui preoccuparsi allora, tutto va per il meglio.

Quella sera stessa di venerdì scorso su tweetter, a una certa ora della notte tutti quelli che si vogliono far ascoltare come Malèv si mettono a cinguettare la stessa cosa, la stessa immagine, una cartina dell’europa con delle traiettorie tipo missili nuclueari in War Games, e le sagome gialle di 6 aerei.. i Boeing Malèv richiamati a Shannon, come caparra, ed è un’immagine molto triste in verità..

Come è andata a finire? Sàndor Intanto Sàndor è arrivato in USA, già ha mandato delle foto anonime di grandi incroci tra stradoni e palazzoni con pali del telefono accanto con il commento USA is cool (sincero) e dice che in fondo la Malèv nn serve all’Ungheria, se nn ce la si puo’ permettere.. Alessandro  Alessandro invece spera di rivedere la ragazza carina dai capelli corti, sperando che abbia un regalo anche per lui.