il cacciatore

il cacciatore - Kovacs Zoltan

Domenica, ore 13.30, l’ora che ho scelto per uscire di casa e andare a far la spesa al supermercato, che qui nom c’è nessuna distanza obbligatoria, nessun a fila col carrello in mano, l’ungheria è un paese sicuro e il male nn ci colpirà, ma io sono italiano e so come vanno le cose e allora ho scelto domenica 13.30, quest’ora che son tutti a tavola o, o niente (un tempo scrivevo o in campagna dai nonni, no, i nonni meglio che nn vedano i nipotini ora). Qui cmq ci sono ancora 10 gradi di massima, se esco con cappottino lungo, sciarpa a coprire il volto tipo tempesta di neve e guanti passo quasi inosservato, ho detto quasi).

Ma il supermercato è chiuso, nessuna ordinanza, c‘è un cartello, oggi è 15 marzo, festa nazionale ungherese, si ricordano i moti del 1848, contro gli asburgo, in genere è un gran bagno di folla, di comizi politici di ogni ordine e grado dall’ultradestra alla sinitra che sogna, al leader viktor, ma oggi nn si fa niente ovviamente, per nn seguire l’esempio della spagna che festeggia l’8 marzo ed poi una settimana dopo si ritrova con 2000 casi al giorno. Vuota allora la scalinata del Museo Nazionale, dove in genere un coro di bambini ricorda l’eterno poeta Petofi che legge la lirica Alzati in piedi, o magiaro, ma in TV vediamo cmq a ripetizione i soldati ungari che marciano compatti per l’alzabandiera davanti al Parlamento con presidente della camera e presidente della repubblica solenni che avanzan, non mano nella mano ma a 5 cm l’uno dall’altro si. Orban invece se ne è andato in Serbia, ai microfoni dice per assicurarsi che gli amici dei balcani nn facciano arrivare italiani e migranti, ma ungheresi si.

Alla conferenza stampa quotidiana oggi nn c’è la zia Cecilia e accanto al militare pieno di medaglie si presenta il sottosegretario alla presidenza del consiglio Zoltan Kovacs, quello sicuro di  se e della linea orban che parla alla CNN, responsabile comunicazione internazionale. In giacca di camoscio e sottopetto manco tornasse da una battuta di caccia tra i boschi del Vermont, è in un visibile stato di agitazione, attacca i giornalisti, arrogante e aggressivo ben lontano dal ruolo rassicurante che dovrebbe avere un politico vero in questo frangente.si potrebbe pure esser giocato la carriera

Vuol dire che l’Ungheria è messa male e io inizio ad avere paura.

I numeri sono ancora bassi, 32 infetti, oggi il primo morto (“è morto un nostro compatriota” annuncia Zoli), ma intanto tutti anche restando ai paesi qua vicino Slovacchia, Polonia, Austria, han chiuso i confini, i negozi e la vita sociale. Qui ancora la gente fa tutte le cose che avrebbe fatto l’anno scorso di questi tempi.

Mi aspettavo un discorso importante da statista di Orban oggi, festa nazionale, ma niente. Mi rifaccio la sera con Burioni, Gualtieri, Borrielli, Sacco. L’Italia mi manca.

 

Marcia della pace per tutti

Marcia della pace per tutti

Domani è 15marzofestanazionale e come sempre in Ungheria una grande (ex ) festa della politica e della democrazia… con ad ogni ora da mattino assera un comizio, un discorso, istituzionale del primo ministro sulla bianca scalinata del museo nazionale, poi il sindaco di Budapest a mezzogiorno a piazza Petofi (tutti luoghi e personaggi della festa, che il il 15 marzo si festeggia la lotta per la libertà del 1848) e poi ad ogni ora fissa 13, 14, 15 i vari comizi di tutti i partiti, con quello grande dell’opposizione…

ma la democrazia in Ungheria è ormai un po’ ballerina, anzi, chiamiamola come la chiama Orban, democrazia illiberale e ci laviamo le mani… il primo ministro non apre le feste, ma chiude i giochi (che quest’anno si vota e ovviamente il giorno delle elezioni guarda caso è programmato giusto dopo il 15 marzo..).

in una democrazia illiberale quindi i comizi di tutti ci sono, cavoli è una democrazia, ma il discorso del primo ministro oscura tutti e poi  c’è la marcia della pace. In un paese democratico non si organizzano manifestazioni progoverno, quelle le faceva Gheddafi buonanima, e allora in ungharia si fa la marcia della pace, organizzata dal terribile Bayer Zsolt, giornalista razzista, una marcia nata per essere antieuropa e le sue rimostranze contro la nuova costituzione, e progoverno, ma il governo vuole la pace e il cerchio si chiude.

Alla marcia 2018 prima Fidesz nn aveva aderito, ma poi ha invitato i suoi “fedeli” a partecipare.. che tanto si arriva poi a Kossuth tèr, per ascoltare il discorso di Vittorio Orban. E si parte da Bem tèr, che in realtà sarebbe una piazza del ’56, ma naturalmente da 4 anni a questa orban si porta la claque, gli eterni fratelli polacchi e questa è una piazza col nome di un generale polacco.. Aderiscono anche il KDNP (il partitino ipercattolico che dimostra che al govrno nn c’è un partito unico ma una coalizione) e Lungo Drom (i rom – gli zingari – di fiesz) e al parlamentare rom Farkas Florian, che dopo tanti sospetti di corruzione, ha avuto un posto sicuro in lista

la marcia della pace serve soprattutto come risposta forte alla batosta (pre)elettorale di Hodmezovasarhlely, feudo di Fidesz (fa anche assonanza) che alle comunali è passato all’opposiizone unita. La prima volta (2012) erao in 400.000. chi ha pagato i pullmann da mezzo paese nn lo sa ancora nessuno..

Domani vado e vi dico..

(Vigilia di) Natale a Budapest

(primo) Natale a Budapest da expatriates, c’è sempre una prima volta..

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A una cert’ora tutto chiude, si fa buio, nessuno per le strade, ritornando a metà pomeriggio a casa dal lavoro Budapest è lugubre e sembra aspettare un più che imminente attacco alleato..

Luci basse, chiusi i kebabbari sul korut in genere aperti tutta la notte anche il 15marzofestanazionale, chiusi i pub, tutti i pub, del settimo distretto (almeno fino a sera), chiusi i ristoranti, chiuso Rizsa, l’inquietante bar di mignotte di fronte alla Zeneakaemia, chiuso il KFC e anche il cinese dirimpetto con i neon rossi e verdi. Si salva solo il negozietto 24h indipendente di Kiraly utca, che difatti è pieno di gente. È Natale. Anzi è la vigilia di Natale di Buapest..

passo davanti alla bettola sottocasa, è ovviamente chiusa, ma domani già riapre, in fondo domani è solo Natale, e il buon Leopardi c’aveva visto giusto nel dire che l’attesa della festa è tutto, la bettola riapre domani alle 11 e ho promesso a evike, la barista, che passo a farle gli auguri. È chiuso il Roni, il grande supermercato 24h all’insegna arancio, che nn chiude mai e gli unici due che camminano per strada li noti da molto lontano, e li conosco pure, solo un expatriates può camminare alle 5 di pomeriggio per Budapest il giorno della vigilia di Natale, è Sid, il mio amico inglese, col figlioccio, un bimbo biondo un po’ frastornato, da lontano sembravano quasi Fonzie e Spadino. “qui è tutto chiuso” faccio io, “oh si, noi siamo andati fino al cinese tra Dozsa Gyorgy ut e Istvan utca per prendere qualcosa” rispondono. il figlioccio infila le dita nella busta e ne esce un raviolo al vapore..

la mattina invece anche il mercato era aperto, per la corsa alle spese per la cena della vigilia, in realtà era mezzo vuoto, preso d’assalto solo l’unico pescivendolo, la zuppa di pesce nn può mancare nel menù della vigilia, triste in viso la ragazza da cui compro un po’ di frutta secca, che io son meridionale, nn saluta neanche, gli unici ad augurarmi buon Natale sono stati cinesi.

Al supermercato mi scontro col carrello come nei film con un ragazzo basso, col doppio taglio. Ci conosciamo, Stefano, lui sa già per chi tiferà ai mondiali, per il Marocco di suo padre, domani è Natale, ma lui lavora, chè al call center in italiano di Budapest seguono le feste nazionali della casa madre indiana. è al supermercato a comprare cacao, uova, farina e mandorle, la madre è barese e lui allora preparerà castagnedde. Paga con la carta di credito, solo dopo si accorge di aver speso una fortuna, 25 euro per un chilo di mandorle, comprate in pratici pacchetti di 100grammi a 2,5 euro l’una nella piu classica delle disperate corse al supermercato. Buon Natale a Budapest.

Se accettassi gli inviti ci sarebbe la zuppa di pesce, regali, la messa di mezzanotte, TV accesa con il classico di Natale che è Reszessetek, Betorok! (alla lettera Tremate, Ladri!, ovvero Mamma ho perso l’aereo) su TV2, mentre la TV pubblica si affida a Johnny Dorelli protagonista di State buoni se potete, musiche di Branduardi.. Budapest ha messo una statua a Bud Spencer perché in segreto ama l’Italia..

Mentre sono indaffarato in cucina due passerotti bussano alla mia porta, sono i vicini, han visto le luci accese, ci siamo incontrati ieri, è il primo Natale che passo qui a Budapest, e i miei cari vicini mi augurano Buone Feste con i loro sorrisi alla Black Hole Sun e un piattino con il pan di zenzero e il beigli il dolce di Natale alle noci e semi di papavero.

Buon Natale a tutti.

Dov’è la libertà?

 La piazza per il Nèpszabadsàg, il giornale della sinistra ungherese, chiuso inaspettatamente due settimane fa, per difendere la libertà di informazione.

Ripreso dagli amici di Q Code Magazine qui

In piazza Vorosmarty, il cuore della Budapest dei turisti c’è un vecchietto alto, con la barba bianca lunga lespalle un po’ curve e l’impermiabile beige che vende giornali. Un giornale autoprodotto, donazione libera. È il giornale dei barboni, “il senza tetto” quello che ti vendono i barboni ufficiali (quelli col badge al collo) alla fermata del tram. Questa però è un’edizione speciale e anch’io ne prendo una copia, la mia donazione è di 300 fiorini (un italico euro) come a casa nostra un vero giornale, perché questa è un’edizione speciale, un numero del giornale fatto dalla redazione del più storico giornale ‘Ungheria, il Nèpszabadsàg, ovvero la Libertà del Popolo, il giornale della sinistra ungherese, il giornale che fu del partito socialista operaio e poi del partito socialista, e infine di un magnate austriaco, che tutto a un tratto e con mezzi subdoli lo ha chiuso. È successo due settimane fa.

C’è una piccola folla in questa parte della piazza, è un sabato pomeriggio di sole e c’è il converto artisti per il Nèpszabadsàg. All’ungherese: commosso e contenuto, cantautori e musica folk. La redazione in eleganti soprabiti di stagione con l’aria comunque rilassata. La più giovane del gruppo dei giornalisti è salita sul palco all’inizio, carina caschetto nero e pelle chiara “ci chiamano comunisti ma io sono nata nel 1984, voglio solo fare giornalismo, il rammarico sono le storie, gli articoli che avrei voluto scrivere in questi giorni e che non ho potuto scrivere. Volevo scrivere di Bob Dylan. Ci hanno chiuso il giornale e, ancor peggio, hanno messo off line tutto l’archivio storico del sito, (dove tutti i pezzi degli ultimi 10-20 anni erano consultabili liberamente). Vogliono cancellarci dalla memoria collettiva.

Chi ha tenuto l’ultimo discorso ha invece detto: “sono un giornalista, la chiusura forzata del più grande giornale del paese è una notizia, ma da allora i media “nazionali” nn ci hanno minimamente cercati, non fanno che ripetere solo la posizione del governo. Noi ci aspettiamo ora la seconda parte della storia, con Meszaros Lorincz (imprenditore compaesano e grande amico del primo ministro Orban Viktor) che arriva e compra tutto.”

Ha chiuso con un appello alla gente: “Continuate a seguirci, nn lasciateci soli, il governo ha in fondo paura di voi, finché avremo lettori ci sarà il Nèpszabadsàg

Andiamo a casa, sotto il palco prosegue la vendita di “Hanno liquidato il Nèpszabadsàg” l’instantbook scritto dalla redazione. Il giornalismo prosegue in tante forme. Ne mostra due copie, in mano, in piedi sulla fontana una signora bionda con i capelli lisci e la montatura dorata, da lontano sembra quasi emma bonino” Una manifestazione organizzata in fretta, non certo “con tutti i soldi che il governo ha speso per il grande palco a Kossuth tèr, per le grandi celebrazioni di domani, (sessantennale della rivoluzione di Ungheria del ’56), soldi che dopo due ore andranno già in fumo, se li avessero spesi per la pluralità d’informazione invece...”

C’era poca gente in fondo, circa 500 persone, ma una spiccava su tutti, riconoscibilissimo con il folto barbone nero e il cappellino blu calato sugli occhi Rohrig Geza, lo scrittore ungherese trapiantato a New York, grandissimo interprete de “il figlio di Saul” il film sull’olocausto dell’esordiente Nemes Laszlo, che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero 2016. Un piccola capannello si forma attorno a lui per farsi autografare il libro. Tra la folla si aggira anche un ragazzone con aquila tedesca sul giubbottone nero, e simboli nazisti sulle spillette. È solo. Ma satà a 2-3 metri da Rohrig. La libertà di cui si è parlato oggi è anche questa.

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Rohrig Geza

Domani è un altro giorno. Domani è festa nazionale, si festeggia il ’56, il grido di libertà di un popolo, e oggi dal palco a un certo qualcuno ha detto: “in un paese che chiude i giornali, e in cui tutti i media sono quasi totalmente asserviti al potere, in questo paese il vero giornalista oggi è diventato lui il combattente per la libertà.

il sole e la tempesta..

15 Marzo festa nazionale, e giorno di grandi manifestazioni politiche, a 3 settimane dal voto per le politiche 2014. ma anche videocamere rotte sul piu bello e tempeste annunciate e mai viste…

Quando inizia a parlare Orban esce un raggio di sole;  la temperatura è ancora perfetta, quei 15-20 gradi che vorremmo tutti in un luminoso sabato di metà marzo. la gente è con gli occhiali da sole e cappotti in mano.

C’è gente, ma nn tantissima ai giardini del museo nazionale, dove è tradizione festeggiare il 15 marzo, qui dove salì Petofi, poeta romantico e patriota, a dire Magiaro alzati in piedi sei libero o schiavo… arrivo un po’ in ritardo, ma ha appena iniziato a parlare, mi son perso giusto l’inno nazionale..

ecco sul maxischermo, forse solo un po’ invecchiato, cosa rara per noi. Sarà che i nostri politici noi li abbiam visto solo da vecchi, mentre lui appare in quei fantastici video su youtube in cui un giovane teenager degli anni 80 esteuropei straparla pieno di energie, a capo dei giovani liberali..

parla per quelli che per me son 20 minuti, pochi applausi, vincerà alla grande le elezioni, ma almeno qui scatena applausi ma nn tantissimi. Certo avrà avuto difficoltà a preparare il discorso, è la festa della lotta per la libertà contro l’oppressore asburgico, ma siamo giusto il giorno prima del referendum per l’indipendenza dellaCrimea e con una scelta di tempo a dr poco sfortunata l’Ungheria si è appena legata per 20 ani alla Russia con l’accordo per la costruzione dei nuovi reattori della centrale nucleare di Paks. per di piu proprio sotto al palco ci sono le bandiere dei fratelli polacchi, per la famosa amicizia polacco- magiara e perchè nel 48 combatterono insieme, tanto che il sindaco di Budapest Tarlos Istvan quest’anno fa il suo discorso sotto la statua di Bem Jozsef, a Buda, da dove nacque anche la manifestazione che degenerò nei fatti del ’56. ma questo era il 900.

Ecco allora che Orban sfodera un metà discorso sulla rievocazione storica dei fatti, cosa vuol dire essere ungheresi, le loro lotte e la loro libertà coi loro eroi. Mi faccio largo tra la folla,  questa vasta folla eterogenea mi è ormai  familiare… Orban riesce a parlare di libertà, ungheria, polonia, europa contro i tiranni indenne e dice cos’è la libertà oggi: essere uniti tra le varie anime che hanno formato l’ungheria, dagli ebrei agli svevi,libertà è pagare meno bollette (l’abolizione dell’IMU magiara elezioni 2014) , e  nn essere le cose peggiori che un uomo e una nazione possano mai essere. debole e codardo. E l’ungheria ha dimostrato di nn esserlo.anche se nessun fuori dai nostri confini nazionali lo credeva. (cercare un nemico esterno ed interno serve sempre…) siamo un paese di gente che ci sa fare. e lo abbiamo dimostrato. siamo alle porte di una grande era..

“La festa prosegue con un corteo fino alla collina del castello e lì giochi per tutti e sfilata di soldati a cavallo”

Torno sui miei passi, venendo avevo visto alle 11.05 già la coda dei barboni per la mensa dei poveri a Blaha che formava un gomito. E’ festa nazionale e oggi daranno qualche pezzo di carne in pu nella zuppa ed ora la coda è visibilmente aumentata. ma io devo andare a casa..

..stamattina alle 9 ero puntuale per i discorsi e l’alzabandiera ufficiale nella rinnovata Kossuth tèr, la piazza del parlamento.. il tempo era peggiorato ma sempre mite. strade deserte anche alle 9, è proprio festa, ed è sabato, chi può è andato al paese dai suoceri. restano le strade con le bandierenazionali  d’ordinanza esposte e qualche scapolo che si aggira con la coccarda nazionale al petto.

A kossuth tèr, però nn seguo niente, ma resto seduto sulla balaustra a smanettare col software della mia videocamera andato improvvisamente in tilt… mentre parlavano il presidente della repubblica Ader Janos e sfilavano gli ussari. giusto mi sono alzatomanie dietro la schiena per l’inno nazionale.. ma dopo una mezz’oretta era già tutto finito e un giro me lo son fatto. La nuova kossuth tèr, tutto pulito, bella, si, ampa, verde,   se son rose fioriranno si spera, c’è una vasca d’acqua monumentale, la tramvia ora passa sui sanpietrini, due statue su 4 son state rimosse. ora a fronteggiare Rakoczi a cavallo c‘è una statua in pietra bianca (wow) molto bella, la statua è stupenda, un uomo imponente ma un po’ torvo e in un atteggiamento innaturale, come sospettoso e chiuso in se stesso, nella sua grandezza. una targa ci spiega che è Kossuth (il grande capo politico del 48) “scolpita da xy e presente nella piazza dal 1927 al 1952, quando fu tolta dal potere comunista”.  peccato nn dica che i comunisti la sostituirono con un Kossuth piu grande, in bronzo,piu figo e vincente, col braccio levato a indicar la vittoria, mentre il popolo sotto lo guarda ammirato. la statua di prima era un po’ sfigata, con kossuth che aveva ai suoi piedi i membri del governo del 48 (che nn fecero una bella fine, al ritorno degli Asburgo)..

ci son due bambini che son saliti sul piedistallo e giocano a nascondersi, un’altro invece col cappello rosso di cartone degli ussari che han distribuito all’inizio piange. nn so se fa i capricci o se la statua lo inquieta.

M fermo in un all-you-can-eat economicissimo sulla kiraly, son sicuro di trovarlo aperto, è gente in gamba, han preso un vecchio supermercato l’han trasformato prima in un palacsintazo (una specie di creperia, gli ungheresei adorano le crepes, poi trattoria, poi pizzeria, finchè han trovato la formula giusta. sono in due o tre che fan tutto, le ragazze sorridono, una è zingara, giovane e sempre gentile. E’ questa la speranza perun paese migliore, penso tra me.

Dalle 13 c’è Jobbik a Deak, già verso le 10 si sono iniziati a sentire i rombi dei bikers sull’Andrassy, sarà un mondo a parte, ma un biker politicamente attivo di estrema destra nn lo vorrei per vicino di casa..

mentre ormai perdo ogni speranza per la videocamera che amavo tanto (60X ottici e chi te li da piu) i vetri di casa iniziano a rimbombare, qualche bella folata di vento, questi giorni ha fatto bel tempo e a Budapest ho imparato a conoscere i vihar una specie di tempesta che specie a giugno spazza il paese come le pulizie estive.. nn mi sorprende allora che la grande manifestazione dell’opposizione venga rinviata, qualche anno fa morirono due persone il giorno di Santo Stefano, altra festa nazionale. l’anno scorso credo nevicata eccezionale e tutto sospeso. Forze è meglio cosi, io me ne resto a casa a seguire il Torneo dei Candidati 2014 da Khanty-Mansiysk e in fondo credo sia meglio cosi’, rifarannno la manifestazione, magari sabato prossimo, una manifestazione tutta per loro senza essere l’ombra di Orban, ma certo nn suona bene che il partito di governo parli e quello d’opposizione no. Anche perchè alla fine un po’ di vento e una spruzzata di pioggia e niente di che.

solo per curiosità mi vedo il tg delle 19.30 sulla rai magiara. il potere dei media è facile da smascherare (tanto la rai magiara entra in tutte le case, ma nn la guardano in molti)..servizio sul palco dell’opposizione che viene smantellato e parole forti (folate di vento han divelto barriere e portato via strumenti..) e molta ironia sui 4 leader dell’ Unione ‘che improvvisano una manifestazione con poche centinaia di persone, e telecamera a spalla, mentre per Orban visione di folle oceaniche dall’elicottero. e poi le interviste della gente normale: per Orban i coniugi Torok, fighi, ricchi e felici, per l’Unione pensionati malvestiti che neanche riescono a parlare…

domani è un altro giorno e l’indipendenza e la libertà per un paese cruciale dell(est)Europa uscito da un lungo passato totalitario sarà nn un gioco retorico o verbale, ma realtà reale. aspettiamoci grande spettacolo in TV.

 

foto:magyarhirlap

il giorno prima del15 Marzo

Diario minimo ungherese – il giorno prima del15 Marzo (fesa nazionale. discorsi, politica, coccarde, pennoni, manifestazioni, disordini, ordini)

 

falk.statua.szeretlek.mg E’ una giornata meravigliosa, come la disegnerebbe un bambino, sole, temperatura mite ,cielo terso, uccellini in cielo. Lacosa mgliore che vorrebbe un governo per farsi benvolere. domani 15 marzo festa nazionale, la solita grande sarabanda politica con cortei, discorsi, feste e museiaperti. e si vota per le politiche tra 3 settimane. verrà inaugurata la nuova piazza del parlamento, il parchetto li accanto sul danubio (olimpia park) finora in condizioni pietose, il Bazar dei giardini del castello, mentre ieri è ststa svelata una statua al tenente colombo (si dice abbia avuto per parente dal alto materno un noto giornalista, inrellettuale, politico dell’ungheria dei tempi d’oro). se ne sntiva la mancanza, piacerà a abitanti e turisti uel kitsch piccolotedesco che ha visto anche il cagnolino del tenente colombo immortalato nel bronzo ed è stata una bella occasione per farsi bella per il sindaco del distretto (detta cosi sembra il Sindaco di fa la cosa giusta di Spike lee) Rogan Antal.

e aspettiamo la metro e altro ancora..

 

kiraly furdo

Decido di andare alle mie economiche e bellissime terme ottomane le ultime nn ancora restaurate

Nella vasca dopo le abluzioni faccio l’uovo intelligente (espressione magiara per dire quello che legge sempre e si finge quello colto) e leggo il giornal. Si parla di Ucraina, ma l’articolo contestatore di Andei Kolasnikov su Gazeta (Russia) parla di Putin e putinismo identificato con:

– la mobilitazione del suo popolo (i russi) attorno al mito della difesa dei loro fratelli connazionali d’oltreconfine

– la resa dei conti con l’opposizione

– la creazione di un nemico esterno (l’occidente) e di uno interno (gli hipster liberali e gli attivisti per i diritti delle minoranze)

Penso subito che basta cambiare le cose messe tra parentesi e otteniamo con buona approssimazione l’orbanismo. e credo che valga anche per qualsiasi capo politico un po piu che moderno dell’est europa

………………..

esco dalla sauna di calore (niente vapore o altro, qui fa solo caldo, caldo, va bene se la sauna vera è oltre ogni umana sopportazione) e vado nella vasca di acqua tiepida-freddina difronte. 2 minuti dopo si sente sbattere la porta . Accanto a me un tipo fa:

“M che modi,che cosa, XXI secolo e si fa cosi, nn va niente bene in queste terme, e nella gente, il sistema elettronico è bloccato, ..” lo guardo sui 60 anni, tanti capelli, bianchissimi ed è rosso in volto per le esalazioni. è un fiume in piena, bestemmia “cazzo, merda, qui e in tutto i l paese,  A me Orban piace, si io sono di destra, è un ragazzointelligente, ha fatto solo due grandi sbagli. cazzo, merda, cazzo. èsempre solo, sempre da solo, questo parlamento chenn funziona… e 2) l’accordo con putin, che bisogno c’era di farlo ora? tanto è sicuro che vinciamo, poteva farlo dopo ed era meglio per tutti…” se fossi in italia direi che è un grillino, qui invece è solo un povero pazzo. Si liscia le palle, appena si sposta uno dico che vado nella sauna di vapore e lo abbandono ase stesso.

…………….

un papa ungherese

Quando mi trovo in giro verso l’ora di pranzo con un buco nello stomaco un dubbio mi assale, devo provare a infilarmi in un nuovo ma sconosciuto kifozde (le mille trattorie e tavole calde aperte rigorosamente solo all’ora di pranzo per il lavoratore medio affamato) o andare in uno di quei pochi ma buoni che cosi bene conosco e a cui mi sento tanto affezionato… In genere tento la prima carta solo se sono davvero di ottimo umore, se sono solo cosi cosi o molto peggio se va bene ripiego su una mediocre via di mezzo tornando nei posti in cui sono stato solo poche volte… Eccomi allora qui seduto in questo kifozde di via dell’acacia, nel mio ex tanto amato VII distretto, è più grande rispetto agli altri ed è sempre pieno, di gente di tutti i tipi, e nn starò a ripetere che le stazioni di servizio piene di camionisti, sono le migliori. In realtà nn c’è gente di tutti i tipi, qui ci sono i poveri (e un italiano curioso) si, perché qui il cibo sarà anche buono, ma certamente costa poco, il mio lauto pasto l’ho pagato 1.30 euro (potere dell’euro forte), l’avrei pagato 3 euro, in un posto certo nn elegante,

ed eccoli qua gli unghersi in fila, che domani festeggeranno la loro festa nazionale, eccoli in fila, mentre gusto il mio fozelek (passato) alla zucca con una fetta di pane in carrozza, operai  in tuta da lavoro, vecchine col cappellino lilla e bitorzoli sotto il mento, signori di mezza età che la vita ha lasciato soli,  uno studente con i capelli lunghi e lo sguardo che doveva avere Raskolnikov, signorine ben vestite alle prese con la crisi..

Credo molti di loro avranno mosso le labbra per recitare il padre nostro, l’ave maria e il gloria al padre insieme al nuovo vescovo di Roma Francesco, perché è di amore, pane e buone parole  che abbiamo bisogno.. E certo in cuor loro saranno rimasti un po’ delusi, lì al balcone nn c’era la sagoma di Erdo Peter, l’arcivescovo di Esztergom e d’Ungheria, un giovane di 60 anni dato in 4-5 posizione, nel gruppo di Reitzinger, Schonbron, Scola, & co., al suo posto c’era un vescovo alto, semplice, con le mani lungo il corpo che a un certo punto si è piegato in silenzio verso la piazza e che parlava con un italiano dolce e gentile e che tra le tante lingue che parla purtoppo non avrà certo l’ungherese…

ed ecco tutto l’orgoglio (……) magiaro che esce fuori, e poi la delusione del popolo sconfitto dalla storia.  un amico mi aveva scritto un paio di domeniche fa, se ce la fai vai alla basilica di Santo Stefano, alle 18 il vescovo dice messa, poi parte per Roma, se diventa Papa sarà la sua ultima messa qui…  poi ci siamo sentiti anche ieri, “ti piace il nuovo Papa, Mark?” da Mark nessun giudizio di merito o simpatia sul buon Francesco con la sciarpa del San Lorenzo, no Mark mi risponde “Io sono cattolico, accetto quello che decide la Chiesa…” 

Ma a pensarci bene l’ungheria un papa già ce l’ha (link), uno che ha tanto potere ed ha assunto come compito quello di salvare un paese e moralizzare le banche, che ieri proprio mentre tutti stavano guardando un balcone di Roma ha fatto controfirmare dal presidente della Repubblica la 4a modifica costituzionale (voluta e approvata dal suo partito unico) un Papa assunto al soglio governativo lui si per incarnazione divina e della santa corona, nato da povera famiglia e che da giovane era fidanzato, di educazione religiosa e col potere di cambiare tutto se solo lo vuole senza render conto a nessuno, che alle elezioni precedenti era stato lì lì per farcela e alle successive si è rifatto con gli interessi, uno che domani 15 Marzo festa nazionale per il secondo anno consecutivo nn parlerà alla piazza per legittimo impedimento, trovasi a Bruxelles, per una riunione di altri porporati,

Subito dopo l’elezione ecco poi “il popolo della rete” far spuntare la scritta Francesco, Ferenc I, sotto il faccino angelico, gli occhialetti, il vestito umile e il taglio di capelli da fraticello di Gyurcsany Ferenc, Francesco per la verità ora un po’ appannato, ex primo ministro travolto dagli scandali, uomo  immensamente ricco che mai si è spogliato dei suoi beni e che sicuramente da giovane avrà fatto la comunione con qualche piccolo dittatore comunista..

Liber  nos a malo.. 

Tema: il mio 15 Marzo.

 il giorno della festa nazionale, le grandi manifestazioni pubbliche, nell’anno in cui l’Ungheria è sotto i riflettori internazionali

Anche quest’anno è arrivato il 15 marzo. È bello perché è il primo giorno di primavera, anche i papà e le mamme non lavorano e si può fare una passeggiata tutti insieme per le strade, perché il 15 marzo le auto nn ci sono e la città è nostra.

E’ stato bello e mi sono divertito, ma all’inizio ho pianto un po’ perché non c’era nessuno per le strade quando siamo arrivati noi, eppure erano solo le 10.30 e le danze e i canti ai giardini del museo nazionale,  nn c’erano già più e nn potevamo vedere gli spettacoli e poi prendere un gelato , come negli anni scorsi che duravano fino alle 17, almeno c’era il sole.. allora con papà siamo andati in piazza del parlamento, lì c’era l’erba e c’era gente. C’era molta gente vestita con l’abito tradizionale ungherese, anche se nn erano ballerini o figuranti, anche i bambini erano vestiti cosi, ma nn sembravano felici. Il parlamento era infiocchettato con tre grandi drappi bianchi rossi e verdi ed era buffo. La gente era strana e mi sono divertito molto, c’era gente grande e grossa senza capelli con delle grosse moto, c’erano vecchietti seduti per terra con delle valigie di cuoio che vendevano qualcosa, c’era un gruppo di zingari che papà ha detto che tifavano per Orban ed era strano perché Orban nn ama gli zingari dice papà, c’erano anziani in divisa militare, anche se carnevale, farsang come si dice qui, era passato, c’era molta gente con una spilla strana sul bavero. Papà ha detto che erano polacchi, che quel signore basso e sempre accigliato che si fa chiamare primo ministro li ha invitati per far vedere che ha degli amici che lo vengono a trovare dall’estero. Sono polacchi e la maestra ci ha detto che sono nostri fratelli. Qualcuno aveva anche uno striscione solidarnosc 80 e papà mi ha detto di ricordarlo, pechè poi saremmo andati a vedere il nuovo solidarnosc ha detto, solidarnosc era una specie di partito e vuol dire solidarietà, ma questo lo capisco da solo, ho 7 anni ormai..

Poi siamo entrati nel nèpmuvèszeti muzeum, il museo etnogafico, che in italia c’è solo nei paesi piccoli e di montagna, mentre qui è di fronte al parlamento, papà dice che serve a capire chi sono gli ungheresi.. oggi è festa nazionale ed era gratuito, era buio e la mostra temporale intitolata le donne e i tappeti fatti a mano era noiosa. peccato, mi piacciono i musei, ma questo proprio no.

Poi ci siamo mossi, perché alle tre dovevamo essere con i nostri amici, dall’altra parte del centro, ma vicino alll’ufficio di papà abbiamo sentito il rumore di gente. Era la marcia della fratellanza polacca e ungherese. Molti avevano bandiere bianche e rosse, i baffi ed abiti eleganti, papà ha gridato alle signore che avevano lasciato le pellicce a casa. Qualcuno ha alzato il dito verso di noi, altri hanno aperto indice e medio che vuol dire vittoria, un altro ha steso il braccio destro in alto, papà ha detto che cosi facevano i fascisti. Quanti amici polacchi che ci abbiamo e quanto ci vogliono bene che vengono a festeggiare le nostre feste nazionali ho pensato. Sembravano tanti, ma io so che c’era il trucco perché le strade del centro sono strette eil serpentone era più lungo..

Siamo arrivati dai nostri amici, vicino al ponte elisabetta appena in tempo, erano le 3 meno dieci. Che bello vedere tutta quella gente che affollava il ponte, peccato solo che l’orario mica andava bene, avevamo un terribile sole negli occhi  e dovevamo girarci. Qui la gente era meno divertente, ma papà ha detto che noi nn ne avevamo bisogno di vestiti militari o di bandiere di paesi confinanti pseudoamici per far vedere che ci vogliono bene anche fuori dai nostri confini. Infatti si sentiva parlare anche in inglese, tesco, francese, italiano e uno che a parlato era un deputato francese ha detto papà. Poi è venuta mamma e sono rimasto con lei, la mamma ha detto al papà di stare attento e poi si è allontanato. A cena ho sentito questo discorso:

<<Hai presente lo striscione che vedevamo vicino allo Jègbufe? Per fortuna nn era molto chiaro, c’era EU, ma c’erano due NEM, no, accanto. Estrema destra, giubbotti neri, teste rasate, bandiere di arpad, sono venuto a provocare, come hanno fatto a permettere a un migliaio di neonazisti di venire a inveire a 2 metri 2 dalla manifestazione per la libertà di stampa? Hanno fatto pure un comizio, avevano anche loro un ospite straniero, quest’anno siamo tutti internazionali, polacchi, Cohn Brandt, anche l’estrema destra ha il suo bell’amico di fuori… E dire che quest’anno nn volevo andare a vedere Jobbik , che ormai sono sempre la stessa cosa, ma come a gennaio, jobbik sta alzando un po’ il tiro, si sente quasi legittimata… e poi i cori la cosa bella è stata che dalla folla è uscito spontaneamente il coro “Nàcik haza” Nazis go home, come si gridava ai russi, e loro rispondevano con sporchi ebrei e il braccio teso, c’era la polizia dietro le transenne a dividerci, meno male che ora sono ben addestrati, nn come 5 anni fa… a un certo punto c’è stato un “vivace scambio di battute” tra i due lati della barricata, un uomo in camicia gialla e blu contro un a testa pelata,

<!–Vergognatevi

<!–Vergognati tu

<!–Volete che torni Gyurcsàny?

<!–E tu che opinione hai sul recente aumento del prezzo della benzina?

<!–Io nn sono ebreo

<!–Ebreo? io mica sono Deutsch

<!–Io sono qui per difendere la famiglia

– -L-la famiglia? Io ho cresciuto 4 figli. Non pratico l’autoerotismo come te.

Foto: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3050163567846.136106.1075926659&type=1

 

sotto il sole con un passamontagna

il 15 marzo ho (quasi) sempre scritto qualcosa e allora anche ora devo. scrivo qualcosa perchè qui è festa nazionale, una buona fetta dei budapestini vanno videkre, in campagna, fuori, specie quest’anno che c’era un ponte di 4 giorni. Gli interessati alle vicende politiche nazionali possono sempre passare una giornata che farebbe invidia a Pannella, in cui ad ogni ora c’è un comizio in diversi punti della città di autorità istituzionali, sindaci, capi di partito ed affini..

quest’anno ho avuto un impegno, maledetto lavoro, e sono arrivato davanti al Museo nazionale tardi, proprio quando la gente già sfollava sotto uno stupendo sole dopo il discorso del primo ministro, l’uomo che si vuole fare re, Viktor Orban. C’è tanto sole e la gente sfila, io sono lì impalato, senza la coccarda (kokkarda in  ungherese) e riesco a perdermi, poi, anche il discorso del nuovo sindaco di Budapest, Tarlos Istvan (maledetto  lavoro). e dire che da giorni sulla free press nn si parla d’altro che della sua idea di dedicare una piazza a Elvis prestley, che a quanto pare nel ’56 alla tv americana citò i moti d’ungheria o dedicò una canzone ….

riesco a perdermi anche i comizi dei liberali, LMP, e dei socialisti, MSZP; maledetto lavoro, questi ultimi sempre in un vicoletto del centro, come un partito piccolo e indifeso (che realmente sono se nn fosse per i pensionati e pochi altri), e pensare che fino a 5 anni fa erano un partito al 48%.. e governavano con i socialdemocratici, che ora si sono sciolti.. se la politica ungherese ha un piccolo fascino è ancora questa immensa volatilità del voto, questa nn fidelizzazione dell’elettorato..

Almeno riesco ad essere a Dèàk per il comizio dell’estrema destra, cose già viste, grande palco, gente simpatrica e pittoresca nelle loro teste rasate o aria da saggi di provincia in cappottoni improbabili e un simbolo magiaro del XIV secolo sul bavero..

ma la sorpresa è alle 4, al ponte Elisabetta, nn un posto e un’ora a caso, qui negli ultimi anni parlava sempre davanti a tanta gente Viktor (Orban, il primo ministro), sarà un segno. Infatti ora quando sbuco dall’angolo dello jègbufe, c’è una visione da sogno, un fortissimo controsole e un mare di teste che ondeggia, tanta, tantissima gente, nella leggera salita verso il ponte.. Gli organizzatori dicono 300.000 persone, la più grande manifestazione apartitica di protesta dal 1989, gli organizzatori sono civil mozgalom, associazioni, e la gente qui è gente normale, la società civile, come quella che scese in piazza e prese il comando nel 1989 qui, come quella che sta facendo la storia a Tunisi, al Cairo, a Bengasi:

Attenti allora a nn rifare gli errori di 20 anni fa, gente di brava volontà, ingegneri, professori universitari, intellettuali che guidano la società, ma finiscono per litigare fra loro, corrompersi, e farsi corrompere, o nn sanno bene cosa fare quando e perchè.

o forse importeremo noi le rivoluzioni, nn sarebbe male, come una bella vignetta politica di un mese fa:”Hai visto, migliaia di tunisini sono sbarcati a Lampedusa” “Evviva! vengono a liberarci..!!”

…..3 settimane fa ero in una specie di biblioteca-bar-associazione, c’erano due con una videocamera semiprofessionale e che giocavano con i video di un telefonino al tavolo accanto e facevano casino, dopo mezz’ora si avvicina uno, dimesso, inerme, barbetta, si mette dietro un muro e nn lo vedo,    registrano un video, in cui fa un pistolotto  sulla libertà, belle parole, lo ripetono più volte per vedere qual era la meglio, due ragazze carine che studiano ad un altro tavolo dicono che secondo loro era meglio la seconda.

Mi alzo per andare a prendere una tazza di te, e vedo il tipo mentre si toglie un passamontagna, wow

 

Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride

Ungheresi che vivete dentro e fuori i confini… (…) Quella che abbiamo fatto è una rivoluzione, una rivoluzione in terra libera.” Orban Viktor è salito sul palco, sistemato come al primo turno nella centralissima Vörösmarty tér, verso le 21.00. Da vero vincitore ha atteso le prime dichiarazioni dai partiti rivali, per godersi il trionfo del suo Fidesz, (Federazione dei giovani democratici) i 263 seggi vinti, superando di 5 la quota dei due terzi del Parlamento, un numero sufficiente per poter apportare modifiche alla costituzione.

Orbán è piccolino, ma ora pronuncia il discorso che si era preparato da tanto tempo, da quando era un barbuto giovane leader del movimento democratico del 1988, da quando dopo aver governato tra il 1998 e il 2002 aveva perso due elezioni consecutive, ma era restato sempre al comando, leader inattaccabile del partito. Poi erano venuti gli scandali del 96, la grave crisi sociale del paese, con il consenso al governo socialista crollato, aveva avuto l’appoggio dei sindacati, del pubblico impiego, senza perdere lo stretto legame con la Chiesa, con le frange nazionaliste, aveva visto Fidesz salire stabilmente oltre il 50% nei sondaggi, mantenuto fino al 53% del primo turno, che nel maggioritario ungherese gli ha dato il 68% dei parlamentari, oltre i due terzi.

I risultati erano stati subito chiari, solo 4 partiti in Parlamento, 263 seggi a Fidesz, 59 ai socialisti dell’MSzP, 47 all’estrema destra di Jobbik, 16 ai verdi-liberali dell’LMP. Nel secondo turno di domenica, dei 54 collegi uninominali in cui si votava, Fidesz ne ha vinti 51, lasciando agli avversari le briciole. Due miseri seggi, (su un totale di 176 complessivi nel paese) li ha vinti l’MSzP, il partito socialista ungherese, al governo da 8 anni. Entrambi i seggi nel XIII distretto di Budapest, Angyalföld, la terra dell’angelo, ultima roccaforte dei socialisti. Persi anche i quartieri operai di Budapest, le città industriali di Dunaujvàros, (Nuova città sul Danubio, l’ex Stalinvàros – città di Stalin), Salgótarján, Ózd. Dei 168 seggi di 4 anni fa l’MSzP ne ha raggranellati appena 59.

In precedenza si era sentita sui maxischermi la voce affranta, rotta dall’emozione di Lendvai Ildikó  dell’MSzP, partito socialista ungherese, che si congratulava col vincitore, ammoniva che il nuovo governo, coi numeri che aveva avuto poteva fare tante cose buone ma anche tante cose meno buone, annunciava le dimissioni dalla segreteria.

Poi quella di Vona Gábor, il leader del partito dell’estrema destra Jobbik, che annuncia la sua ferma opposizione in Parlamento. Dirà anche che alla prima riunione del parlamento andrà con l’uniforme della Magyar Gárda, la milizia parafascista da lui fondata e poi messa fuorilegge dalle autorità ungheresi.

Jobbik avrà 47 parlamentari; di questi nessuno è uscito dal maggioritario, ma una piccola soddisfazione se l’è pur presa, i suoi voti sono stati decisivi nella vittoria di Molnàr Oszkár, escluso da Fidesz e presentatosi come indipendente dopo aver dichiarato in televisione che le donne Rom in gravidanza si colpiscono deliberatamente il ventre con martelli di gomma per avere figli menomati e avere agevolazioni dallo Stato.

Il regime era cosi’ marcio che abbiamo dovuto abbatterlo, per ricostruirne uno nuovo dalle fondamenta”.

 “Abbiamo raggiunto il 68% dei parlamentari. E’ un nuovo massimo del mondo democratico raggiunto dall’Ungheria. Costituiremo un nuovo regime di solidarietà nazionale. Da oggi l’uomo ungherese sarà al primo posto. Faremo in modo che non tornino più al potere….

La gente che affolla Vörösmarty tèr ha gli occhi lucidi, ragazzi che si baciano, signori in bicicletta, coppie con bambini al seguito, guarda, il paese è arancione (il colore di Fidesz), fa una ragazza accanto a me indicando lo schermo, si stappa spumante, si sentono le note di We are the champions. Si inveisce spesso contro i socialisti, che son riusciti a farsi odiare da più di due terzi del paese.

Orbán lo sa, anche su questo ha costruito il suo trionfo, un voto contro l’MSzP corrotto e ladro, più che un voto a Fidesz. Se la Lendvai si è congratulata con i vincitori, da Orbán nessuna mano tesa ad una opposizione frantumata, un gesto dovuto forse, dopo una vittoria con questi numeri, nessun “saremo il governo di tutti”, “rispetteremo il Parlamento”, “ascolteremo l’opposizione”. Non ci sono queste parole nel discorso di Orbán, ma solo la promessa di un governo forte.

 

E ora vi dimostro che il Muro di Berlino è caduto per le conseguenze dell’ 11 Settembre

Oggi son 20 anni che è caduto il muro, ma per noi, solo per noi. Per noi Ungheria è un paese che era dell’oltre cortina dove c’era il comunismo. ma signori, ormai, son passati 20 anni, qualcuno a me molto caro aveva pocopiùdididueanni, ci pensate a un americano che viene in Italia nel ’63 o nel ’65 e va chiedendo in giro del fascismo… beh allora come si stava ne fascismo, anche tu ci avevi la camicia nera e..

comunque oggi il muro cadeva 20 anni fa, ma qui la memoria storica è un’altra, qui Sarolta che mi viene a trovare per motivi d’affari mentre cerco di riassettare la cucina. “Sai che alla radio italiana parlano anche di Ungheria? sono 20 anni dall’89..” ah si è vero, c’erano tanti tedeschi dell’Est, erano tutti in jeans, venivano per andare al Balaton….” Eh si, che lo spevo, i tedeschi venivano qua, si rincontravano con le famiglie, pezzi dell’est e pezzi dell’ovest, per entrambi era concesso venir qua, nei campeggi del Balaton…

poi venne l’11 Settembre, l’11 Setttembre 1989.. certo. Se quello del 2001 è l’11 SETTEMBRE, se qualcun altro si rammenta che l’11 settembre del ’73 ci fu il colpo di stato contro quel tiranno rosso di Allende, è mio dovere aggiungere che l’11 Settembre 1989, il governo Nèmeth, subentrato da pochi mesi a Kàdàr alla guida del paese (il buon vecchio Kàdàr era lì piantato da quel lontano autunno del 56) aveva aperto le frontiere con l’Austria. C’era Gorbaciov e si poteva fare.  Allora i tedeschiest a migliaia iniziarono a passare di là e ad andare nel lontano ovest. E allora il muro aveva poco senso, era nato per questo, dopo che 2.6 milioni di tedeschi avean deciso di trasferirsi.. i politici tedeschi dissero:”Gli ungheresi han dato il primo colpo di piccone al muro..”

Era l’11 Settembre, un paio di mesi dopo a Berlino Est ci si riuniva per permettere la libertà di viaggiare, escono indiscrezioni… le mie fonti (HVG della settimana scorsa) dicono del giornalista italiano “Ricardo Ehrmann”, che sembra tanto un fantastico nickname con tanto di errore di battitura. La notizia gira, la riprendono le TV, la gente va verso il muro per vedere se è tutto vero e voilà..

Era il 9 Novembre, 20 anni fa, però in Germania mica è festa nazionale, si festeggia invece il 3 Ottobre, il giorno della riunificazione. nn so se lo si è detto fino alla noia in Italia, ma il 9 Novembre nel ’38, quella notte, fu la notte dei cristalli (217 sinagoghe bruciate, 20.000 ebrei mandati nei campi di lavoro..) il 9 Novembre del 23  il puccs di Monaco di Hitler Adolf. E il 9 Novembre del 1989 cadde il muro. A Berlino.

E’ qui la festa. Parte I

Cronaca della prima parte (pacifica) della giornata. Tra comizi, feste 

Il 15 Marzo ha visto circa 120 manifestazioni di piccoli e grandi gruppi. Chi era interessato alla festa, o alla nazione, o alla politica, o a vedere quello che sarebbe successo, o a menare le mani e giocare alla guerra se li è fatti un po’ tutti. Io tra loro. D‘altronde era una bella giornata di sole. 120 manifestazioni, tra cui i comizi dei principali partiti e movimenti, tutti rigorosamente separati, tutti a istanza l’uno all’altro. Ne segue che la gente si incammina a ogni ora per le strade di pest da una piazza all’altra, tipo i Sepolcri di giovedì santo, tanto per allenarsi alla vicina Santa Pasqua.

 

9.00 alzabandiera Kossuth tèr

La mia giornata di festa è iniziata presto, alle 9 volevo essere all’alzabandiera e alla cerimonia degli ussari a cavallo a Kossuth tèr. Arrivo mentre tutti cantano a voce bassa e solenne l’inno nazionale, (me ne dovrò sorbire almeno 7-8 in tutta la giornata). Finito l’inno bordata di fischi impressionante, cori, fischi e campanelli per tutta la cerimonia. Il Primo Ministro è presente, lì tra le autorità. La polizia ha fatto gesti di buona volontà: nn ha isolato la piazza nel raggio di 500 metri come nel 50enario del 56, ma solo di 100, e ha sostituito le transenne frontali con un cordone di piante ornamentali alte solo un metro, così si può vedere la cerimonia dal avanti. Per accedere si passa sotto metal detector.

 

10.00

a 200 metri, al memoriale di Batthyany  coro militare (devo ammettere nn male), solo servizio d‘ordine, addirittura applausi.

 

11.00 Nemzeti Muzeum

Classica rievocazione storica davanti alle gradinate del Museo Nazionale, c’è poca gente, per lo più anziani che nn si son persi mai un 15 Marzo davanti al museo nazionale e bambini con i genitori; tradizionalmente è una festa anche per loro. Arrivano pero’ anche i contestatori. Alle 11.00 puntuali escono gli attori, i ballerini e le autorità tra cui Gyurcsany. Impassibili recitano e ballano mentre 4000 persone li fischiano a più non posso.

 

13.00 statua di Petőfi

Parla Demsky Gabor, sindaco di Buapest da 20anni, tra l’altro colpito da un ennesimo scandalo sull’(eterna) costruzione della linea 4 della metro. Mentre son là passa uno in costume tipico e mi fa: “Hai per caso delle uova, amico? Sai dove posso trovarle?” …… Demsky fa un discorso, “noi amiamo la libertà, la nostra Ungheria, la Primavera. Voi siete nemici della libertà. Anche voi che mi fischiate, per coprire la mia voce….”C’è da ammirarlo, è l’unico degli esponenti dei partiti di governo che abbia tenuto un discorso pubblico ieri, ed è lì a sgolarsi mentre tutta la folla lo fischia, e 4 scagnozzi aprono ogni tanto degli eleganti ombrelli neri per evitare gli ortaggi che gli lancia la folla. Pero’ un uovo lo centra sulla giacca, ploff…

 

14.00 comizio di Jobbik (estrema destra) a Vorosmarty tér..

Assurdo guardarli uno per uno, i loro sostenitori talmente eterogenei… ci sono i ragazzi, i signori con l’abito buono, i poveracci, i barboni, i ragazzi fighi con gli abiti firmati e le signore in lustrini e pelliccia da corteo di Forza Italia, davanti a me un uomo in abiti logori, un tricolore ungherese in mano insieme a altre 2 bandierine, codino e barba lunga. Dopo un po’ il bambino sui 10 anni accanto a lui gli parla, poi altri 2 bimbi di 4-5 anni che gli frugano nello zaino. Sono i suoi figli. Hanno tutti una maglia (uno azzurra, uno rosa, una rossa) con l’alfabeto ungherese e accanto il simbolo dell’alfabeto dei Szekely (magiari che vivono in Romania, il loro alfabeto usava caratteri simili ai runici). C’è pure una bimba.

 

16.00 ponte Elisabetta

Il comizio di Fidesz, principale partito in opposizione. Lo schermo è messo all’imbocco del ponte Elisabetta, dove a Ottobre la polizia distrusse con le ruspe l’ultima barricata. E’ controsole, ma con un colpo di teatro certo studiato a tavolino, il sole sparisce dietro i palazzi di Pest, giusto quando Orban prende la parola. Discorso in parte condivisibile: avete fatto un sacco di ca…te, il vostro sostegno popolare è bassissimo, andatevene.

Chiusura del discorso: W L’UNGHERIA. W GLI UNGHERESI

 

Ma per gli italiani c’è un gustosissimo antipasto. Prima di Orban parla un ex capo del governo lituano e, udite udite, Antonio Tajani, proprio lui, nelle vesti di vicepresidente del PPE (partito popolare europeo). Peccato che Tajani inizi porgendo le scuse di SILVIO BERLUSCONI che per improrogabili impegni personali ed elettorali… (<<elettorali perché?>> Mi fanno, <<ma credo qualche elezione amministrativa, si vota a Roma mi sa..>> <<e lui che c’entra con le amministrative?>> <<lui, anzi, Lui, c’entra sempre>>.

E in effetti è Silvio che parla per bocca del fido Tajani: ricorda che i 2 popoli sono fratelli e percorsi da antica amicizia e stima, che anche in Italia ci sono 2 partiti COMUNISTI al potere e che anche loro della destra italiana il 2 Dicembre sono scesi in piazza per protestare contro le ignominie fatte dai comunisti al governo in Italia.

Un italiano all’estero presente al comizio, pressappoco dov’ero io, gridò: BUFFONE!

 

E’ qui la festa. cronaca

Nuovi gravi disordini a Budapest in occasione della festa nazionale ungherese
Scontri erano attesi  Budapest in occasione della festa nazionale del 15 Marzo e scontri ci sono stati.

La giornata, scandita da cerimonie commemorative, rievocazioni storiche e concerti, e comizi politci delle autorità e dei principali partiti di opposizione si era svolta senza particolari incidenti di sorta (la notizio principale era stata il lancio di uova che aveva centrato il sindaco di Budapest  Demsky Gabor).

Verso le 17.30, ormai in chiusura di giornata, si è diffusa però la notizia dell’arresto di Budahàzi Gyorgy, uno dei leader delle manifestazioni di protesta dell’autunno scorso contro il primo ministro Gyurcsany. Voci affermavano che Budahàzi era stato trattenuto al n. 60 di Andràssy ùt, l’ex sede della polizia politica tra gli anni 30 e 50. Subito si è iniziata a radunare gente, che si era dispersa dopo la fine dei comizi.
La polizia in pesante assetto antisommossa ha creato un cordone di sicurezza e fatto indietreggiare i contestatari (valutabili in 2000-3000 persone) lungo l’Andrassy ùt, il viale più elegante di Budapest. Il viale è stato isolato verso le 21.00, con l’uso insistente di gas lacrimogeno e urticante e di idranti. I manifestanti hanno eretto barricate improvvisate lungo il viale (in particolare di fronte al teatro dell’Opera di Budapest) avvalendosi di cassonetti, impalcature in legno, cabine telefoniche divelte, segnali stradali, panchine in legno, che sono anche state date alle fiamme.

La giornata aveva visto una colorata e sonora contestazione in mattinata al primo ministro Gyurcsany Ferenc, presente alla cerimonia ufficiale dell’alzabandiera in Kossuth tér, la piazza del Parlamento, e alla rievocazione storica sulle scale el Museo Nazionale, e al sindaco di Budapest Demsky Gabor, liberale, della stessa maggioranza di governo.

Notevole successo ha avuto il comizio del principale partito di opposizione, Fidesz, i cui organizzatori hanno stimato 200.000 presenze. Al comizio ha partecipato anche Antonio Tajani, nelle vesti di vice-presidente del Partito Popolare Europeo, di cui fa parte anche Fidesz.

Il 15 Marzo ricorre l’inizio dei moti del 48 in Ungheria, contro l’oppressore Asburgico. Quel giorno il poeta Petőfi Sàndor salì sulla scalinata del Museo Nazionale incitando il suo popolo ad alzare la testa contro il giogo asburgico.

VIDEO

FOTO

si accendono e brillano gli alberi di Natale

Su uno degli ultimi tram presi nel 2006 (metaforicamente  e non) ricordo in una zona periferica un tale dall’aria malandata che sale  a bordo con un enorme abete avvolto da una reticella..

E anche oggi  camminando per le scure strade di Pest il passante attento nota qua e là piccoli alberelli stavolta in terra sul marciapiede, che quasi ci cadi sopra se nn ci stai attento e ci fai caso e ti sorprendi, in un paese in cui se butti un mozzicone di sigaretta per terra ti guardan male..

E anche in uno dei primi (e  pochi) film ungheresi recenti visti a cinema, (“Palmi bianchi” di Hajdu), in una scena retrò ambientata agli inizi anni 80, il protagonista 12enne mentre va a lezione di ginnastica artistica, tutto imbacuccato, cammina tra i casermoni di Debrecen deve evitare tanti alberi di Natale buttati per strada ed uno che quasi gli piove in testa, buttato da una finestra. Che son pure i ricordi ricordi di infanzia finecomunista che mi raccontava uno pseudoamico ungherese mesi fa.

Ex compagni extraeuropei, io uomo del sud vi dico: convertitevi al presepe, dove si rimetton le statuine nello scatolone, le montagne di cartapesta, finiscono nel cestino e il laghetto del villaggio torna ad essere uno specchio da borsetta.

 

 

23 ottobre 2006

Cari lettori, domani proseguo l’allegra cronaca della giornata, ma mi premono alcune precisazioni, in risposta alle domande che mi avete fatto:

 

1) chi ha iniziato gli scontri?

Risposta: non si sa, Bisognava essere tra i due fuochi dall’inizio per saperlo. di sicuro il clima è stato avvelenato dallo sgombero (inutile) all’alba di Kossuth tér, e dal suo improvviso isolamento,e la scintilla è scoppiata col carroarmato d’epoca messo in moto chissà come dai manifestanti, cosa del resto grave.

Mi sembra di poter dire che nessuno ha palesemente attaccato la polizia, ma che alla minima provocazione la polizia ha fatto un uso sconsiderato di lacrimogeni, proiettili di gomma, ha reagito con una durezza a dir poco eccessiva.

 

2) chi strumentalizza tutto questo?

Se c’è qualcuno a cui tutto questo giova è il governo. E’ quello che in Italia chiamavamo strategia della tensione, scatenare il maggior livello di destabilizzazione nel paese per far sì che tutti facciano fronte comune a fianco del governo. Non ho prove e faccio dietrologia, ma infiltrare agitatori tra i manifestanti per provocare la reazione dura della polizia è cosa già vista. ffinchè tutto il mondo guardi è cosa già vista. Nella cronaca delle proteste di ieri nessuno ha parlato dei motivi della protesta pacifica

Insomma non è l’estrema destra che tenta di destabilizzare le istituzioni, le cose son più complicate.

3) Come allora preciso anche oggi. la protesta al 95% è sempre stata pacifica anche ieri. Ad Astoria c’erano 60.000 persone per il comizio di Fidesz, gente normale, se 5-7000 si staccano per giocare coi poliziotti, è un cosa che può danneggiare solo la gente normale che era 300 metri più in là.

una giornata particolare: cronache del mattino

9.30 Se vuoi la guerra basta cercarla…

 

La mattina nn era iniziata bene,  assonnato coi giornali del mattino (on-line) leggevo di polizia che di notte aveva sgombrato la piazza con la forza, perché avevan violato le misure di sicurezza. Più tardi un servizio di HirTV mostra allineati coltellini a serramanico, palette da campeggio, coltelli da cucina etc.etc.

Volevo vedere anche da lontan il palco, la cerimonia ufficiale o che so io, e invece tutto è isolato nel raggio di 500 metri, e le vie laterali sono almeno una 15ina. Cosi nn si puo’ toccare il monumento a Nagy Imre, nel giorno a lui dedicato, mi avvio verso Szabadsag tér, anche lì tutti gli accessi a kossuth tér sbarrati da polizia in assetto antisommossa, ci sono solo manifestanti colorati, bandiere e coccarde, ma all’improvviso dalla macchina dietro i poliziotti il capitno di polizia ci intima di indietreggiare fino all’incrocio precedente, amici della polizia, 5, 4, 3,… i turisti che in questa calda domenica di Ottobre passano per Szabadsag tèr, guardano incuriositi.

 

11.00 il bello deve ancora cominciare.

Ci metto un po’ a tornare a casa, per le misure di sicurezza i trollibus non possono circolare e ci sono bus sostitutivi in numero inferiore, mentre aspetto vedo gruppi andare verso la basilica di Santo Stefano. A casa DunaTV trasmette l’ultima parte della cerimonia ufficiale dentro il parlamento e HirTV parla di scontri a Nador utca, la via laterale della piazza dove c’è ance il nostro baretto preferito. C’è anche del sangue, la polizia ha fatto uso di proiettili di gomma, poi ha dato la caccia ai manifestanti per le strade di Belvaros.. Ora tutti i dimostranti convergono a Corvin Koz. A Corvin koz, il vicolo Corvin, c’è un bel cinema in stile liberty, dove si svolse una delle pagine più gloriose della rivoluzione del 56, qui resistettero a lungo gli ungheresi, qui dove non potevano arrivare i carriarmatisovietici, respingendo gli assalti dei soldati della vicina caserma sulla Ulloi ùt e dove han fatto una rievocazione storica in abiti d’epoca e mezzi militari del periodo, dove i bambini giocano felici.

Festa nazionale, dall’inizio alla fine

INIZIO

10.15

Quando scendo dal filobus vicino piazza del parlamento per assistere alla cerimonia ufficiale, scopro che tutto il posto è stato isolato per un raggio di 500 metri, la signora con la bandiera tricolore accanto a me fa: “e questa sarebbe festa nazionale?”.  , Poco dopo, mentre prendo la via di casa sento uno scalpitio di zoccoli, vedo per una delle strade sbarrate passare un plotone di ussari a cavallo, con le loro divise eleganti, verde scuro, amaranto e oro.

Soldati a cavallo.

 

POCO PRIMA DELLA FINE

22.35

Quando prima delle ultime 2 cariche della polizia, mentre i lacrimogeni ci fischiano un po’ più vicino incontro Eva e Peter, che nn vedo da un annetto, e mi chiedono che ne penso rispondo: Che questa dovrebbe essere festa nazionale”

 

22.40

Poi i lacrimogeni ci arrivano ancora più vicini, colpiscono una ragazza, scappiamo tutti, un plotone immenso di poliziotti antisommossa avanza di corsa compatto, io mi rifugio nel baretto sul korut, appena dopo Blaha, dove c’è pure la TV, vediamo la polizia prendere possesso d Blaha Lujza tér, il cuore di Budapest, i soldati a cavallo avanzare per Nepsinhaz utca,

Soldati a cavallo, han caricato i manifestanti eora avanzano per l’VIII distretto.

Un altro reparto che avanza per il korùt, tutti blu scuro, con baschetto e passamontagna, come in guerre stellari. Si chiude la porta per impedire il fumo dei lacrimogeni. I poliziotti vanno avanti, davanti a loro 100 metri, una poliziotta ci guarda nel bar, saremo una 20ina, fa un cenno minaccioso, chiama altri poi entrano dentro, uno enorme urla “KIFELE MINDENKI!” (tutti fuori), i primi escono correndo, cadono manganellate,  io esco con le mani alzate nn guardo in faccia i poliziotti, quello avanti  a me prende una mazzata sulla spalla. Poi corro, corro, fino alle retrovie, prendo Bèrkocsi utca, questo era il quartiere di Pressburger, la strada è deserta, qualche anima persa e altri dimostranti, incrocio Nèpszinhàz utca, costeggio Koztàrsasàg tér, riemergo sulla Rakoczi. I poliziotti sono 200 metri più in là, ma la gente continua a indietreggiare, “Menj vissza, a lovak vannak” (“Andiamo indietro ci sono i cavalli” fa una signora) la gente scappa, vado indietro, poi mi volto, ecco la polizia aprire un varco e parte la carica di cavalleria, scappiamo per una stradina laterale, urla a più riprese, poi si affievoliscono, ritrovo le strade di vicino casa mia, sono a casa…

 

 Premessa 1.

Dopo l’ultimatum di Fidesz e la rottura col governo. Fidesz ha annunciato che non parteciperà alle cerimonie previste dal governo per i festeggiamenti del 50esimo anniversari odella rivoluzione del 56 e ha allestito delle contromanifestazioni.

 

Premessa 2

I manifestanti avevano avuto il permesso di restare in piazza fino al 30 Ottobre. Ci son state nei giorni scorsi unghe trattative col governo che proprio in piazza del parlamento guarda un po’ voleva riunire delegazion ufficiali di più di cinquanta paesi per un alzabandiera, un discorso ufficiale, una corona di fiori, fetta di panettone e coppa di spumante per tutti. Dopo tante trattative allora si era convenuto per una piccola presenza ufficiale in un angolino, ma poi la piazza aveva fatto sapere cxhe avrebbe comunque fatto capire al mondo il suo disprezzo per Gyurcsany ed era stato eretto un bel muro di 3 metri con foto della rivoluzione per isolare i manifestanti

 

Promemoria 1

mandare una lettera aperta a Fidesz per ricordare che la politica democratica è l’arte del compromesso e che certe occasioni sono sacre e tutti gli ungheresi devono partecipare insieme. 

15 Marzo – un popolo diligente

Oggi e’ 15 Marzo festa nazionale (o lettori nn fatemi ripetere, leggete che si festeggia qui nel blog di un anno fa..).
Vuol dire cioe’ che, coccarda biancarossaeverde puntata sul petto, ho rivisto il primo ministro Gyurcsàny, in piena corsa elettorale, pronunciare il suo discorso dalla scalinata del Museo Nazionale, come fece il buon Petofi 150 anni fa.
E l’atmosfera e’ molto cambiata, un anno fa un Gyurcsany nervoso e a disagio mentre tutti lo fischiano, oggi un presidente operaio disinvolto che conquista il pubblico un po’ scettico col suo eloquio.

Nn e’ che l’ho capito tanto ma deve essere stato un grande artista x averci convinto che nn era opportuno calcare la mano quest’anno sui fatti d’Ungheria del ’56 (oh guarda giusto 50 anni fa) che giustamente dovranno essere ricordati il giorno della festa nazionale, perchè ora i russi sono suoi amici e dividerannno il gas da buoni amici.

Gyurcsany forse nn sa mica che sono fierissimo che nella mia tasca segreta che mi tiene libero le mani ho una copia di “La rivolta ungherese” il saggio di Sartre sui fatti d’Ungheria scovato per puro caso ieri all’Olasz Intezet e che il prossimo anno lo stendo con una domanda difficilissima.

Comunque vorrei già dare il mio contributo alla storiografia ufficiale riportando la fantastica prima lezione del libro ufficiale di italiano x le scuole ed. 1960 scovato in un antiquario per 1 euro come validissimo aiuto ai miei programmi educativi. Vediamo cosa si imparava qui nella prima lezione di lingua italiana 4 anni dopo i fatti d’Ungheria:

Ecco la famiglia Biro. Il padre è un operaio. L’operaio lavora molto. Anche il padre Biro lavora molto. Il padre si chiama Pietro Biro. Pietro Biro e’ un operaio diligente.

La madre si chiama Elena Biro. La madre non e’ un’operaia. Elena Biro lavora a casa. La madre Biro e’ una massaia diligente. Anche Elena Biro lavora molto a casa.

Il figlio si chiama Giuseppe Biro. Giuseppe e’ uno scolaro. Giuseppe e’ uno scolaro diligente. Lo scolaro diligente lavora molto. Beppe lavora anche adesso.

La figlia si chiama Eva Biro. Eva e’ una scolara. Eva e’ una scolara diligente. Anche Eva lavora adesso a casa.

Ecco lo zio Ladislao. Anche lo zio Ladislao e’ un operaio. Lo zio si chiama Ladislao Nagy. anche lo zio e’ un operaio diligente. Lo zio lavora molto.

Ecco la zia Teresa. La zia Teresa nn e’ un’operaia. La zia lavora a casa (la fa a casa). Anche la zia Teresa e’ una massaia diligente.

La famiglia Biro lavora molto. La famiglia Biro e’ una famiglia (indovinate un po’?) diligente.”

Nn sappiamo come sia uscito fuori un popolo di testedic. ma ecco forse perchè le biro nn funzionano mai… (Scherzo, ovvio).

*”Olasz nyelvkonyv”, aut. Kyraly Rudolf – Szabo Mih?ly; p. 7 – ed. Tankonyvkiado, 1960

la più grande manifestazione di ieri

Stando a quello che leggo sui giornali oggi:
La più grande manifestazione del 15 Marzo c’e stata a Piazza degli Eroi, dove davanti a decine di persone ha parlato il segretario del partito di estrema destra, Partito per la Vita e per la Giustizia Ungherese, MIÉP. Sentiamo orsű che dice un filonazista di qui:

?Se continuiamo a tollerare questo stato di cose, verrá un tempo in cui diventeremo tutti palestinesi nella nostra terra e dovremo chiedere il permesso di pronunciare una parola in Ungherese.?

Mamma mia l’estrema destra che si richiama ai palestinesi qui in Europa orientale fa impressione..
e vedete poi come la loro lingua “del diavolo” diventa veramente un baluardo nazionale…

democrazia avanzata

finora di politica non si e parlato, ma e arrivato il momento. Oggi ho visto il primo ministro, Gyurcsany Ferenc, ecco qua.

teneva il discorso durante i festeggiamenti per il 15 Marzo, festa nazionale, prende la parola e dopo le prime parole una selva di fischi, e di boo… Lui continua con la sua coccarda tricolore al petto, parla poco, incita il paese ad essere unito e quelli si incazzano…
Piu tardi fischieranno anche il sindaco di Budapest sotto il monumento a Petofi.

Gyurcsany e apparso una volta a Porta a Porta, quando hanno firmato la costituzione europa a roma. Somiglia ad Henry Potter, ha quest’aria da bambino intelligente, quieta dietro gli occhiali con la montatura d’oro, ha sposato una miliardaria, e nipote di un ex capo del partito comunista ungherese.
Si mostra calmo e pacato, ma poi abbatte con un gesto nervoso uno dei piccoli microfoni che gli penzolano davanti. Non ha vinto le elezioni, l’ex capo del governo, Medgyessy, è stato costretto alle dimissioni perchè si e scoperto che ha lavorato nei servizi prima dell’89.
La folla radunata, e davanti al museo nazionale dove Petőfi salì in cima alle scale ed incitò gli ungheresi ad alzare la testa e ribellarsi all’aquila austrieca, continua a inveire. In maniera contenuta, come ormai ho capito fanno gli ungheresi, ma inveiscono.
Non gli vogliono bene, mi fa Milan, nn lo hanno eletto, e lu ha fatto scelte discutibili, come quando la sinistra non fa le cose di sinistra, perchè è riformista, liberale e moderna e fa un referendum per privatizzare la sanità. la democrazia moderna.

LA DEMOCRAZIA MODERNA= L’UNGHERIA

1)La II Repubblica Ungherese (dopo l’89) ha avuto finora 5 legislature: tutte arrivate alla loro scadenza naturale, ogni volta l’opposizione e andata al potere.

2)esiste un partito e un partitino di sinistra, un partito e un partitino di destra + qualche gruppuscolo di estrema destra

3)la destra insegue il centro e fa cose da destra “sociale”, la sinistra insegue il centro e fa cose da sinistra “liberal”

4) la gente si disinteressa della politica, se chiedi ingiro son tutti ladri, hanno fatto un referendum che dal di fuori sembrerebbe storico, e non è stato raggiunto il quorum

5) il presidente del consiglio va a Porta a Porta