Tema: il mio 15 Marzo.

 il giorno della festa nazionale, le grandi manifestazioni pubbliche, nell’anno in cui l’Ungheria è sotto i riflettori internazionali

Anche quest’anno è arrivato il 15 marzo. È bello perché è il primo giorno di primavera, anche i papà e le mamme non lavorano e si può fare una passeggiata tutti insieme per le strade, perché il 15 marzo le auto nn ci sono e la città è nostra.

E’ stato bello e mi sono divertito, ma all’inizio ho pianto un po’ perché non c’era nessuno per le strade quando siamo arrivati noi, eppure erano solo le 10.30 e le danze e i canti ai giardini del museo nazionale,  nn c’erano già più e nn potevamo vedere gli spettacoli e poi prendere un gelato , come negli anni scorsi che duravano fino alle 17, almeno c’era il sole.. allora con papà siamo andati in piazza del parlamento, lì c’era l’erba e c’era gente. C’era molta gente vestita con l’abito tradizionale ungherese, anche se nn erano ballerini o figuranti, anche i bambini erano vestiti cosi, ma nn sembravano felici. Il parlamento era infiocchettato con tre grandi drappi bianchi rossi e verdi ed era buffo. La gente era strana e mi sono divertito molto, c’era gente grande e grossa senza capelli con delle grosse moto, c’erano vecchietti seduti per terra con delle valigie di cuoio che vendevano qualcosa, c’era un gruppo di zingari che papà ha detto che tifavano per Orban ed era strano perché Orban nn ama gli zingari dice papà, c’erano anziani in divisa militare, anche se carnevale, farsang come si dice qui, era passato, c’era molta gente con una spilla strana sul bavero. Papà ha detto che erano polacchi, che quel signore basso e sempre accigliato che si fa chiamare primo ministro li ha invitati per far vedere che ha degli amici che lo vengono a trovare dall’estero. Sono polacchi e la maestra ci ha detto che sono nostri fratelli. Qualcuno aveva anche uno striscione solidarnosc 80 e papà mi ha detto di ricordarlo, pechè poi saremmo andati a vedere il nuovo solidarnosc ha detto, solidarnosc era una specie di partito e vuol dire solidarietà, ma questo lo capisco da solo, ho 7 anni ormai..

Poi siamo entrati nel nèpmuvèszeti muzeum, il museo etnogafico, che in italia c’è solo nei paesi piccoli e di montagna, mentre qui è di fronte al parlamento, papà dice che serve a capire chi sono gli ungheresi.. oggi è festa nazionale ed era gratuito, era buio e la mostra temporale intitolata le donne e i tappeti fatti a mano era noiosa. peccato, mi piacciono i musei, ma questo proprio no.

Poi ci siamo mossi, perché alle tre dovevamo essere con i nostri amici, dall’altra parte del centro, ma vicino alll’ufficio di papà abbiamo sentito il rumore di gente. Era la marcia della fratellanza polacca e ungherese. Molti avevano bandiere bianche e rosse, i baffi ed abiti eleganti, papà ha gridato alle signore che avevano lasciato le pellicce a casa. Qualcuno ha alzato il dito verso di noi, altri hanno aperto indice e medio che vuol dire vittoria, un altro ha steso il braccio destro in alto, papà ha detto che cosi facevano i fascisti. Quanti amici polacchi che ci abbiamo e quanto ci vogliono bene che vengono a festeggiare le nostre feste nazionali ho pensato. Sembravano tanti, ma io so che c’era il trucco perché le strade del centro sono strette eil serpentone era più lungo..

Siamo arrivati dai nostri amici, vicino al ponte elisabetta appena in tempo, erano le 3 meno dieci. Che bello vedere tutta quella gente che affollava il ponte, peccato solo che l’orario mica andava bene, avevamo un terribile sole negli occhi  e dovevamo girarci. Qui la gente era meno divertente, ma papà ha detto che noi nn ne avevamo bisogno di vestiti militari o di bandiere di paesi confinanti pseudoamici per far vedere che ci vogliono bene anche fuori dai nostri confini. Infatti si sentiva parlare anche in inglese, tesco, francese, italiano e uno che a parlato era un deputato francese ha detto papà. Poi è venuta mamma e sono rimasto con lei, la mamma ha detto al papà di stare attento e poi si è allontanato. A cena ho sentito questo discorso:

<<Hai presente lo striscione che vedevamo vicino allo Jègbufe? Per fortuna nn era molto chiaro, c’era EU, ma c’erano due NEM, no, accanto. Estrema destra, giubbotti neri, teste rasate, bandiere di arpad, sono venuto a provocare, come hanno fatto a permettere a un migliaio di neonazisti di venire a inveire a 2 metri 2 dalla manifestazione per la libertà di stampa? Hanno fatto pure un comizio, avevano anche loro un ospite straniero, quest’anno siamo tutti internazionali, polacchi, Cohn Brandt, anche l’estrema destra ha il suo bell’amico di fuori… E dire che quest’anno nn volevo andare a vedere Jobbik , che ormai sono sempre la stessa cosa, ma come a gennaio, jobbik sta alzando un po’ il tiro, si sente quasi legittimata… e poi i cori la cosa bella è stata che dalla folla è uscito spontaneamente il coro “Nàcik haza” Nazis go home, come si gridava ai russi, e loro rispondevano con sporchi ebrei e il braccio teso, c’era la polizia dietro le transenne a dividerci, meno male che ora sono ben addestrati, nn come 5 anni fa… a un certo punto c’è stato un “vivace scambio di battute” tra i due lati della barricata, un uomo in camicia gialla e blu contro un a testa pelata,

<!–Vergognatevi

<!–Vergognati tu

<!–Volete che torni Gyurcsàny?

<!–E tu che opinione hai sul recente aumento del prezzo della benzina?

<!–Io nn sono ebreo

<!–Ebreo? io mica sono Deutsch

<!–Io sono qui per difendere la famiglia

– -L-la famiglia? Io ho cresciuto 4 figli. Non pratico l’autoerotismo come te.

Foto: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3050163567846.136106.1075926659&type=1

 

sotto il sole con un passamontagna

il 15 marzo ho (quasi) sempre scritto qualcosa e allora anche ora devo. scrivo qualcosa perchè qui è festa nazionale, una buona fetta dei budapestini vanno videkre, in campagna, fuori, specie quest’anno che c’era un ponte di 4 giorni. Gli interessati alle vicende politiche nazionali possono sempre passare una giornata che farebbe invidia a Pannella, in cui ad ogni ora c’è un comizio in diversi punti della città di autorità istituzionali, sindaci, capi di partito ed affini..

quest’anno ho avuto un impegno, maledetto lavoro, e sono arrivato davanti al Museo nazionale tardi, proprio quando la gente già sfollava sotto uno stupendo sole dopo il discorso del primo ministro, l’uomo che si vuole fare re, Viktor Orban. C’è tanto sole e la gente sfila, io sono lì impalato, senza la coccarda (kokkarda in  ungherese) e riesco a perdermi, poi, anche il discorso del nuovo sindaco di Budapest, Tarlos Istvan (maledetto  lavoro). e dire che da giorni sulla free press nn si parla d’altro che della sua idea di dedicare una piazza a Elvis prestley, che a quanto pare nel ’56 alla tv americana citò i moti d’ungheria o dedicò una canzone ….

riesco a perdermi anche i comizi dei liberali, LMP, e dei socialisti, MSZP; maledetto lavoro, questi ultimi sempre in un vicoletto del centro, come un partito piccolo e indifeso (che realmente sono se nn fosse per i pensionati e pochi altri), e pensare che fino a 5 anni fa erano un partito al 48%.. e governavano con i socialdemocratici, che ora si sono sciolti.. se la politica ungherese ha un piccolo fascino è ancora questa immensa volatilità del voto, questa nn fidelizzazione dell’elettorato..

Almeno riesco ad essere a Dèàk per il comizio dell’estrema destra, cose già viste, grande palco, gente simpatrica e pittoresca nelle loro teste rasate o aria da saggi di provincia in cappottoni improbabili e un simbolo magiaro del XIV secolo sul bavero..

ma la sorpresa è alle 4, al ponte Elisabetta, nn un posto e un’ora a caso, qui negli ultimi anni parlava sempre davanti a tanta gente Viktor (Orban, il primo ministro), sarà un segno. Infatti ora quando sbuco dall’angolo dello jègbufe, c’è una visione da sogno, un fortissimo controsole e un mare di teste che ondeggia, tanta, tantissima gente, nella leggera salita verso il ponte.. Gli organizzatori dicono 300.000 persone, la più grande manifestazione apartitica di protesta dal 1989, gli organizzatori sono civil mozgalom, associazioni, e la gente qui è gente normale, la società civile, come quella che scese in piazza e prese il comando nel 1989 qui, come quella che sta facendo la storia a Tunisi, al Cairo, a Bengasi:

Attenti allora a nn rifare gli errori di 20 anni fa, gente di brava volontà, ingegneri, professori universitari, intellettuali che guidano la società, ma finiscono per litigare fra loro, corrompersi, e farsi corrompere, o nn sanno bene cosa fare quando e perchè.

o forse importeremo noi le rivoluzioni, nn sarebbe male, come una bella vignetta politica di un mese fa:”Hai visto, migliaia di tunisini sono sbarcati a Lampedusa” “Evviva! vengono a liberarci..!!”

…..3 settimane fa ero in una specie di biblioteca-bar-associazione, c’erano due con una videocamera semiprofessionale e che giocavano con i video di un telefonino al tavolo accanto e facevano casino, dopo mezz’ora si avvicina uno, dimesso, inerme, barbetta, si mette dietro un muro e nn lo vedo,    registrano un video, in cui fa un pistolotto  sulla libertà, belle parole, lo ripetono più volte per vedere qual era la meglio, due ragazze carine che studiano ad un altro tavolo dicono che secondo loro era meglio la seconda.

Mi alzo per andare a prendere una tazza di te, e vedo il tipo mentre si toglie un passamontagna, wow

 

Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride

Ungheresi che vivete dentro e fuori i confini… (…) Quella che abbiamo fatto è una rivoluzione, una rivoluzione in terra libera.” Orban Viktor è salito sul palco, sistemato come al primo turno nella centralissima Vörösmarty tér, verso le 21.00. Da vero vincitore ha atteso le prime dichiarazioni dai partiti rivali, per godersi il trionfo del suo Fidesz, (Federazione dei giovani democratici) i 263 seggi vinti, superando di 5 la quota dei due terzi del Parlamento, un numero sufficiente per poter apportare modifiche alla costituzione.

Orbán è piccolino, ma ora pronuncia il discorso che si era preparato da tanto tempo, da quando era un barbuto giovane leader del movimento democratico del 1988, da quando dopo aver governato tra il 1998 e il 2002 aveva perso due elezioni consecutive, ma era restato sempre al comando, leader inattaccabile del partito. Poi erano venuti gli scandali del 96, la grave crisi sociale del paese, con il consenso al governo socialista crollato, aveva avuto l’appoggio dei sindacati, del pubblico impiego, senza perdere lo stretto legame con la Chiesa, con le frange nazionaliste, aveva visto Fidesz salire stabilmente oltre il 50% nei sondaggi, mantenuto fino al 53% del primo turno, che nel maggioritario ungherese gli ha dato il 68% dei parlamentari, oltre i due terzi.

I risultati erano stati subito chiari, solo 4 partiti in Parlamento, 263 seggi a Fidesz, 59 ai socialisti dell’MSzP, 47 all’estrema destra di Jobbik, 16 ai verdi-liberali dell’LMP. Nel secondo turno di domenica, dei 54 collegi uninominali in cui si votava, Fidesz ne ha vinti 51, lasciando agli avversari le briciole. Due miseri seggi, (su un totale di 176 complessivi nel paese) li ha vinti l’MSzP, il partito socialista ungherese, al governo da 8 anni. Entrambi i seggi nel XIII distretto di Budapest, Angyalföld, la terra dell’angelo, ultima roccaforte dei socialisti. Persi anche i quartieri operai di Budapest, le città industriali di Dunaujvàros, (Nuova città sul Danubio, l’ex Stalinvàros – città di Stalin), Salgótarján, Ózd. Dei 168 seggi di 4 anni fa l’MSzP ne ha raggranellati appena 59.

In precedenza si era sentita sui maxischermi la voce affranta, rotta dall’emozione di Lendvai Ildikó  dell’MSzP, partito socialista ungherese, che si congratulava col vincitore, ammoniva che il nuovo governo, coi numeri che aveva avuto poteva fare tante cose buone ma anche tante cose meno buone, annunciava le dimissioni dalla segreteria.

Poi quella di Vona Gábor, il leader del partito dell’estrema destra Jobbik, che annuncia la sua ferma opposizione in Parlamento. Dirà anche che alla prima riunione del parlamento andrà con l’uniforme della Magyar Gárda, la milizia parafascista da lui fondata e poi messa fuorilegge dalle autorità ungheresi.

Jobbik avrà 47 parlamentari; di questi nessuno è uscito dal maggioritario, ma una piccola soddisfazione se l’è pur presa, i suoi voti sono stati decisivi nella vittoria di Molnàr Oszkár, escluso da Fidesz e presentatosi come indipendente dopo aver dichiarato in televisione che le donne Rom in gravidanza si colpiscono deliberatamente il ventre con martelli di gomma per avere figli menomati e avere agevolazioni dallo Stato.

Il regime era cosi’ marcio che abbiamo dovuto abbatterlo, per ricostruirne uno nuovo dalle fondamenta”.

 “Abbiamo raggiunto il 68% dei parlamentari. E’ un nuovo massimo del mondo democratico raggiunto dall’Ungheria. Costituiremo un nuovo regime di solidarietà nazionale. Da oggi l’uomo ungherese sarà al primo posto. Faremo in modo che non tornino più al potere….

La gente che affolla Vörösmarty tèr ha gli occhi lucidi, ragazzi che si baciano, signori in bicicletta, coppie con bambini al seguito, guarda, il paese è arancione (il colore di Fidesz), fa una ragazza accanto a me indicando lo schermo, si stappa spumante, si sentono le note di We are the champions. Si inveisce spesso contro i socialisti, che son riusciti a farsi odiare da più di due terzi del paese.

Orbán lo sa, anche su questo ha costruito il suo trionfo, un voto contro l’MSzP corrotto e ladro, più che un voto a Fidesz. Se la Lendvai si è congratulata con i vincitori, da Orbán nessuna mano tesa ad una opposizione frantumata, un gesto dovuto forse, dopo una vittoria con questi numeri, nessun “saremo il governo di tutti”, “rispetteremo il Parlamento”, “ascolteremo l’opposizione”. Non ci sono queste parole nel discorso di Orbán, ma solo la promessa di un governo forte.

 

E ora vi dimostro che il Muro di Berlino è caduto per le conseguenze dell’ 11 Settembre

Oggi son 20 anni che è caduto il muro, ma per noi, solo per noi. Per noi Ungheria è un paese che era dell’oltre cortina dove c’era il comunismo. ma signori, ormai, son passati 20 anni, qualcuno a me molto caro aveva pocopiùdididueanni, ci pensate a un americano che viene in Italia nel ’63 o nel ’65 e va chiedendo in giro del fascismo… beh allora come si stava ne fascismo, anche tu ci avevi la camicia nera e..

comunque oggi il muro cadeva 20 anni fa, ma qui la memoria storica è un’altra, qui Sarolta che mi viene a trovare per motivi d’affari mentre cerco di riassettare la cucina. “Sai che alla radio italiana parlano anche di Ungheria? sono 20 anni dall’89..” ah si è vero, c’erano tanti tedeschi dell’Est, erano tutti in jeans, venivano per andare al Balaton….” Eh si, che lo spevo, i tedeschi venivano qua, si rincontravano con le famiglie, pezzi dell’est e pezzi dell’ovest, per entrambi era concesso venir qua, nei campeggi del Balaton…

poi venne l’11 Settembre, l’11 Setttembre 1989.. certo. Se quello del 2001 è l’11 SETTEMBRE, se qualcun altro si rammenta che l’11 settembre del ’73 ci fu il colpo di stato contro quel tiranno rosso di Allende, è mio dovere aggiungere che l’11 Settembre 1989, il governo Nèmeth, subentrato da pochi mesi a Kàdàr alla guida del paese (il buon vecchio Kàdàr era lì piantato da quel lontano autunno del 56) aveva aperto le frontiere con l’Austria. C’era Gorbaciov e si poteva fare.  Allora i tedeschiest a migliaia iniziarono a passare di là e ad andare nel lontano ovest. E allora il muro aveva poco senso, era nato per questo, dopo che 2.6 milioni di tedeschi avean deciso di trasferirsi.. i politici tedeschi dissero:”Gli ungheresi han dato il primo colpo di piccone al muro..”

Era l’11 Settembre, un paio di mesi dopo a Berlino Est ci si riuniva per permettere la libertà di viaggiare, escono indiscrezioni… le mie fonti (HVG della settimana scorsa) dicono del giornalista italiano “Ricardo Ehrmann”, che sembra tanto un fantastico nickname con tanto di errore di battitura. La notizia gira, la riprendono le TV, la gente va verso il muro per vedere se è tutto vero e voilà..

Era il 9 Novembre, 20 anni fa, però in Germania mica è festa nazionale, si festeggia invece il 3 Ottobre, il giorno della riunificazione. nn so se lo si è detto fino alla noia in Italia, ma il 9 Novembre nel ’38, quella notte, fu la notte dei cristalli (217 sinagoghe bruciate, 20.000 ebrei mandati nei campi di lavoro..) il 9 Novembre del 23  il puccs di Monaco di Hitler Adolf. E il 9 Novembre del 1989 cadde il muro. A Berlino.

E’ qui la festa. Parte I

Cronaca della prima parte (pacifica) della giornata. Tra comizi, feste 

Il 15 Marzo ha visto circa 120 manifestazioni di piccoli e grandi gruppi. Chi era interessato alla festa, o alla nazione, o alla politica, o a vedere quello che sarebbe successo, o a menare le mani e giocare alla guerra se li è fatti un po’ tutti. Io tra loro. D‘altronde era una bella giornata di sole. 120 manifestazioni, tra cui i comizi dei principali partiti e movimenti, tutti rigorosamente separati, tutti a istanza l’uno all’altro. Ne segue che la gente si incammina a ogni ora per le strade di pest da una piazza all’altra, tipo i Sepolcri di giovedì santo, tanto per allenarsi alla vicina Santa Pasqua.

 

9.00 alzabandiera Kossuth tèr

La mia giornata di festa è iniziata presto, alle 9 volevo essere all’alzabandiera e alla cerimonia degli ussari a cavallo a Kossuth tèr. Arrivo mentre tutti cantano a voce bassa e solenne l’inno nazionale, (me ne dovrò sorbire almeno 7-8 in tutta la giornata). Finito l’inno bordata di fischi impressionante, cori, fischi e campanelli per tutta la cerimonia. Il Primo Ministro è presente, lì tra le autorità. La polizia ha fatto gesti di buona volontà: nn ha isolato la piazza nel raggio di 500 metri come nel 50enario del 56, ma solo di 100, e ha sostituito le transenne frontali con un cordone di piante ornamentali alte solo un metro, così si può vedere la cerimonia dal avanti. Per accedere si passa sotto metal detector.

 

10.00

a 200 metri, al memoriale di Batthyany  coro militare (devo ammettere nn male), solo servizio d‘ordine, addirittura applausi.

 

11.00 Nemzeti Muzeum

Classica rievocazione storica davanti alle gradinate del Museo Nazionale, c’è poca gente, per lo più anziani che nn si son persi mai un 15 Marzo davanti al museo nazionale e bambini con i genitori; tradizionalmente è una festa anche per loro. Arrivano pero’ anche i contestatori. Alle 11.00 puntuali escono gli attori, i ballerini e le autorità tra cui Gyurcsany. Impassibili recitano e ballano mentre 4000 persone li fischiano a più non posso.

 

13.00 statua di Petőfi

Parla Demsky Gabor, sindaco di Buapest da 20anni, tra l’altro colpito da un ennesimo scandalo sull’(eterna) costruzione della linea 4 della metro. Mentre son là passa uno in costume tipico e mi fa: “Hai per caso delle uova, amico? Sai dove posso trovarle?” …… Demsky fa un discorso, “noi amiamo la libertà, la nostra Ungheria, la Primavera. Voi siete nemici della libertà. Anche voi che mi fischiate, per coprire la mia voce….”C’è da ammirarlo, è l’unico degli esponenti dei partiti di governo che abbia tenuto un discorso pubblico ieri, ed è lì a sgolarsi mentre tutta la folla lo fischia, e 4 scagnozzi aprono ogni tanto degli eleganti ombrelli neri per evitare gli ortaggi che gli lancia la folla. Pero’ un uovo lo centra sulla giacca, ploff…

 

14.00 comizio di Jobbik (estrema destra) a Vorosmarty tér..

Assurdo guardarli uno per uno, i loro sostenitori talmente eterogenei… ci sono i ragazzi, i signori con l’abito buono, i poveracci, i barboni, i ragazzi fighi con gli abiti firmati e le signore in lustrini e pelliccia da corteo di Forza Italia, davanti a me un uomo in abiti logori, un tricolore ungherese in mano insieme a altre 2 bandierine, codino e barba lunga. Dopo un po’ il bambino sui 10 anni accanto a lui gli parla, poi altri 2 bimbi di 4-5 anni che gli frugano nello zaino. Sono i suoi figli. Hanno tutti una maglia (uno azzurra, uno rosa, una rossa) con l’alfabeto ungherese e accanto il simbolo dell’alfabeto dei Szekely (magiari che vivono in Romania, il loro alfabeto usava caratteri simili ai runici). C’è pure una bimba.

 

16.00 ponte Elisabetta

Il comizio di Fidesz, principale partito in opposizione. Lo schermo è messo all’imbocco del ponte Elisabetta, dove a Ottobre la polizia distrusse con le ruspe l’ultima barricata. E’ controsole, ma con un colpo di teatro certo studiato a tavolino, il sole sparisce dietro i palazzi di Pest, giusto quando Orban prende la parola. Discorso in parte condivisibile: avete fatto un sacco di ca…te, il vostro sostegno popolare è bassissimo, andatevene.

Chiusura del discorso: W L’UNGHERIA. W GLI UNGHERESI

 

Ma per gli italiani c’è un gustosissimo antipasto. Prima di Orban parla un ex capo del governo lituano e, udite udite, Antonio Tajani, proprio lui, nelle vesti di vicepresidente del PPE (partito popolare europeo). Peccato che Tajani inizi porgendo le scuse di SILVIO BERLUSCONI che per improrogabili impegni personali ed elettorali… (<<elettorali perché?>> Mi fanno, <<ma credo qualche elezione amministrativa, si vota a Roma mi sa..>> <<e lui che c’entra con le amministrative?>> <<lui, anzi, Lui, c’entra sempre>>.

E in effetti è Silvio che parla per bocca del fido Tajani: ricorda che i 2 popoli sono fratelli e percorsi da antica amicizia e stima, che anche in Italia ci sono 2 partiti COMUNISTI al potere e che anche loro della destra italiana il 2 Dicembre sono scesi in piazza per protestare contro le ignominie fatte dai comunisti al governo in Italia.

Un italiano all’estero presente al comizio, pressappoco dov’ero io, gridò: BUFFONE!

 

E’ qui la festa. cronaca

Nuovi gravi disordini a Budapest in occasione della festa nazionale ungherese
Scontri erano attesi  Budapest in occasione della festa nazionale del 15 Marzo e scontri ci sono stati.

La giornata, scandita da cerimonie commemorative, rievocazioni storiche e concerti, e comizi politci delle autorità e dei principali partiti di opposizione si era svolta senza particolari incidenti di sorta (la notizio principale era stata il lancio di uova che aveva centrato il sindaco di Budapest  Demsky Gabor).

Verso le 17.30, ormai in chiusura di giornata, si è diffusa però la notizia dell’arresto di Budahàzi Gyorgy, uno dei leader delle manifestazioni di protesta dell’autunno scorso contro il primo ministro Gyurcsany. Voci affermavano che Budahàzi era stato trattenuto al n. 60 di Andràssy ùt, l’ex sede della polizia politica tra gli anni 30 e 50. Subito si è iniziata a radunare gente, che si era dispersa dopo la fine dei comizi.
La polizia in pesante assetto antisommossa ha creato un cordone di sicurezza e fatto indietreggiare i contestatari (valutabili in 2000-3000 persone) lungo l’Andrassy ùt, il viale più elegante di Budapest. Il viale è stato isolato verso le 21.00, con l’uso insistente di gas lacrimogeno e urticante e di idranti. I manifestanti hanno eretto barricate improvvisate lungo il viale (in particolare di fronte al teatro dell’Opera di Budapest) avvalendosi di cassonetti, impalcature in legno, cabine telefoniche divelte, segnali stradali, panchine in legno, che sono anche state date alle fiamme.

La giornata aveva visto una colorata e sonora contestazione in mattinata al primo ministro Gyurcsany Ferenc, presente alla cerimonia ufficiale dell’alzabandiera in Kossuth tér, la piazza del Parlamento, e alla rievocazione storica sulle scale el Museo Nazionale, e al sindaco di Budapest Demsky Gabor, liberale, della stessa maggioranza di governo.

Notevole successo ha avuto il comizio del principale partito di opposizione, Fidesz, i cui organizzatori hanno stimato 200.000 presenze. Al comizio ha partecipato anche Antonio Tajani, nelle vesti di vice-presidente del Partito Popolare Europeo, di cui fa parte anche Fidesz.

Il 15 Marzo ricorre l’inizio dei moti del 48 in Ungheria, contro l’oppressore Asburgico. Quel giorno il poeta Petőfi Sàndor salì sulla scalinata del Museo Nazionale incitando il suo popolo ad alzare la testa contro il giogo asburgico.

VIDEO

FOTO

si accendono e brillano gli alberi di Natale

Su uno degli ultimi tram presi nel 2006 (metaforicamente  e non) ricordo in una zona periferica un tale dall’aria malandata che sale  a bordo con un enorme abete avvolto da una reticella..

E anche oggi  camminando per le scure strade di Pest il passante attento nota qua e là piccoli alberelli stavolta in terra sul marciapiede, che quasi ci cadi sopra se nn ci stai attento e ci fai caso e ti sorprendi, in un paese in cui se butti un mozzicone di sigaretta per terra ti guardan male..

E anche in uno dei primi (e  pochi) film ungheresi recenti visti a cinema, (“Palmi bianchi” di Hajdu), in una scena retrò ambientata agli inizi anni 80, il protagonista 12enne mentre va a lezione di ginnastica artistica, tutto imbacuccato, cammina tra i casermoni di Debrecen deve evitare tanti alberi di Natale buttati per strada ed uno che quasi gli piove in testa, buttato da una finestra. Che son pure i ricordi ricordi di infanzia finecomunista che mi raccontava uno pseudoamico ungherese mesi fa.

Ex compagni extraeuropei, io uomo del sud vi dico: convertitevi al presepe, dove si rimetton le statuine nello scatolone, le montagne di cartapesta, finiscono nel cestino e il laghetto del villaggio torna ad essere uno specchio da borsetta.