il lattivendolo

L’ungherese medio c’ha ancora capito poco del virus e ha le idee un po’ confuse. Sabato mattina qui è giorno di mercato, il giorno in cui si colorano i banchi dei piccoli contadini, quelli fuori dal piccolo grande mercato coperto del mio quartiere, e se ho tempo per andarci ci vado e in questi giorni il tempo proprio nn ci manca.

L’appuntamento da non mancare è quello col mio lattivendolo, quello che viene col suo piccolo van da Lajosszentmise, dalla pianura ungherese e che ha un buon spirito imprenditoriale da migliorare sempre l’offerta, i prodotti e il marchio. Sul marchio ora c’è un tizio un po’ robusto con la barbetta rossiccia che sorride mentre è in posa accanto ad una placida mucca, mentre al mercato sul suo van con ripiano verso il pubblico c’è sempre un tizio magrolino, pelatino con il pizzetto rossiccio, il fratello. Ed è un tipo simpatico, con quel pizzetto, uno di quelli che ti ispira un saluto più sincero del solito, che ti sorride, con cui la gente si apre e scambia due parole. Ci vado quando il mercato sta per chiudere, poco prima delle 13 cosi nn trovo nessuno, nel mercato come per le strade, (ormai faccio solo stradine laterali o cammino in mezzo alla strada per nn incrociare nessun pedone) ed in effetti metà ha sbaraccato, ma so che lui c’è fino all’ultimo. c’è solo una signora in cappotto nero che nn la finisce piu di far chiacchiere con lui, con quel modo concitato e sicuro che solo le massaie di tutt’Europa hanno. Ogni tanto sbuca la parola virus, ma tengo il mio metro e mezzo di sicurezza e nn capisco niente di piu.

Poi è il mio turno: due pezzi di formaggio fresco (li vende solo in pezzi da 200 grammi l’uno). Tre vasetti di yogurt (è tutta roba che in 3-4 giorni inizia a diventar rancida nel frigo, quando si dice prodotti freschi senza conservanti, nn ne posso comprar di più), ricotta, korozott (una sorta di ricotta mescolata a panna, paprika dolce, aglio, prezzemolo, gustosissima sul pane). È il mio turno anche per la chiacchiera “ma la gente ha paura del virus?” “si, tantissima”, dai quartieri semicentrali di Budapest alle fattorie della puszta.., “fanno bene, l’unica è restare in casa” “restare in casa?” mi guarda come se volessi combattere l’AIDS con un corona d’aglio attorno al collo… di restare in casa nn ne ha mai sentito parlare, comunque è una cosa impossibile e inattuabile, gli parlo del metro di distanza e delle mani, oh si, ha un pacco di salviettine umidificate e nn fa che umettarsi le mani, i soldi, i soldi trasmettono il contagio. Ecco, gli ungheresi non venderanno le loro madri e i loro nonni per un punto di PIL, l’idea che il peccato, il primo vettore del contagio siano i soldi, il male che infetta il mondo siano le banconote che incassa ce la meritiamo tutta. Buona domenica a te.
In Ungheria comunque come nel resto del mondo c’è tanto orgoglio in questi giorni ad essere italiani, santi, navigatori ed eroi, gente che vuol salvare i suoi anziani. Il popolo che quando arrivò l’epidemia cantò dai balconi.

Camici bianchi magiari

Chiamano il mio nome, mi alzo facendo forza solo sulla coscia destra e arrivo zoppicando appoggiando appena la punta del piede destro per nn sentire fitte lancinanti, poi inizio a saltellare su una gamba. La signora in camice bianco fa: “Ma dove ti fa male, ah, al polpaccio, allora han scritto male sulla scheda, non hai problemi alla gamba, qui bisogna aspettare che arrivi il dottore allora, accomodati che ti richiamiamo...” faccoùio una faccia comprensiva (da ergo il dottore nn c’era).

e ritorno zoppicando all’assurda panchina del pronto soccorso del traumatologico di Budapest, il grande edificio verde, con una bella B in cima proprio di fronte al cimitero monumentale…

la panchina è lì dagli anni 70, ferro, di un marrone scurissimo, alta, a L con i bordi rialzati, che tutti noi siam costretti a pose innaturali, o star con le gambe a penzoloni, le sedioline normali 5-6 son tutte occupate, i più prepotenti si son messi sulle 5 barelle parcheggiate proprio davanti alla porta.

è la seconda volta che torno in questo fantastico posto in meno di due settimane, è il classico caso di recupero affrettato dall’infortunio e ricaduta, nel senso letterale della parola, due settimane fa sono caduto correndo nel Varosliget (il grande parco municipale di Budapest), e poi dicono che correre al parco fa bene, ma se poi inciampi in una radiciona, può capitarti di farti una ferita abbastanza profonda proprio sulla rotula da cui esce sangue appena la muovi anche molte ore dopo…

Era un mercoledi e al CTO me l’ero cavata in un’oretta e mezza, compresi i raggi (prendi questo foglio, mettilo nella cassetta delle lettere, nella porta sull’altro corridoio, tipo sportello del agnolino, sì, quelli lo leggono e ti chiamano, va’ pure figliolo) , con il dottore che all’ungherese se la tirava tanto per il suo ruolo di potere e nn dava confidenza. Ma poi risalendo come uno zoppo la rampa del garage in Italia avevo incuriosito l’altro tipo che con me era tornato a casa sul tardi, uno che aveva una borsa da dottore, mi guarda e mi fa: “ginocchio o caviglia? E quando è successo? Fa un po’ vedere…” poi la sentenza che ti riempie di gioia e fiducia nel paese in cui vivi… “hanno fatto proprio un buon lavoro..” (commento a un filino di una sorta di nastro adesivo trasparente messo per chiudere sulla ferita).

Questa volta invece di gente ce n’è molta e il tempo raddoppia, esco dopo 3 ore, zoppicando e dolorante con la diagnosi che piu o meno suona come non hai niente, il dolore è solo una tua fissazione, 30 giorni a riposo e tornerai come nuovo.  Difficilissimo il dialogo quando sai dire ferito, mi fa male, dolore, ferita, muscolo, osso, disinfettante, e raccontare come ti è successo ma ti mancano parole fondamentali come polpaccio (vadli!), contrattura (gorcs), strappo muscolare (izomszakadas, questo era piu facile, ma usato in un altro contesto).

in 3ore con lo smartphone scarico nn posso che guardarmi attorno per scoprire l’ungherese medio che va al pronto soccorso del CTO nella prima domenica di Agosto..

in prevalenza sono coppie di ciccioni con una fascia elastica sotto il ginocchio, del resto negli ultimi giorni di vita magiara son stato più o meno costretto a mangiare solo maiale e patatine fritte, una bella ragazza in maglietta rosa che se ne è stata buona e serena e poi ha zoppicato anche lei su una gamba al suo nome… chè l’infermiera sbraita il nome da fuori la porta, quasi come le inservienti della tavola calda, birreria, biliardo dove si andava a mangiare la sera.. nn fa nessuna smorfia per nomi italiani o russi. Il nome Kovacs Pèter esce parecchie volte.

C’è un vecchietto ovviamente compito, in giacca, scarpe da ginnastica, bastone, polso fasciato, un uomo sui 65 anni a torso nudo, braccio legato al collo alla Beckenbauer, con ancora le scarpe da calcio e calzettoni, che aspetta in piedi come se volesse continuare la partita, e un giovane ancora in maglietta da calcio rossa disteso sulla barella con praticamente due profondi buchi alla caviglia destra. Mi chiede in ungherese come si chiama questo ospedale, lo scrive su whattsapp, poi fa telefonate lunghissime in inglese con un bell’accento americano (si, a volte può essere bello) a ragazze dalla voce sexy. Origlio “poteva andarmi meglio ma poteva anche andarmi molto male… e a te come va? Oh davvvero? Benvenuta in America, ah, ah, ah” Arriva un gruppo di 4 zingari con belle pance, Origlio “si, pagava le bollette solo quando minacciavano di tagliargli le forniture, ora ha 60.000 fiorini (circa 2.000 euro n.d.r.) di arretrati”. ogni tanto echeggia la voce di una ragazza che urla dal dolore, ci spostiamo tutti per vederla dietro alla colonna… è bellissima, mora, un corpo da statua, capelli da diva, zingara, l’accompagna un tipo ben vestito e muscoloso.

Per tutti noi il dottore avrà avuto si e no 23 anni, l’Ungheria è questa qua, e meno male che c’era questo dottorino, ovviamente con un pizzetto alla film di Alberto Sordi, che qui a Budapest dei 4 grandi ospedali generalisti due hanno chiuso il pronto soccorso in estate per mancanza di personale (e io avevo un po’ di paura lo confesso a varcare questa soglia) in Ungheria un medico nel pubblico prende sui 1000 – 1200 euro, e allora quello che viene formato nelle università preferisce andare a esercitare la professione in Inghilterra o Germania, stessi problemi di personale, paga 5 volte più alta. Oppure sei costretto a dare “la gratifica” insomma la bustarella, manco fossimo nell’Inghilterra di Dickens e nn avessero inventato lo stato sociale.

Già, lo stato sociale c’è, ma nn si vede, nell’Ungheria di Orban della flat tax credet si investa negli ospedali?

Democrazzia

Dallo spogliatoio del circolo tennis di quartiere ormai diventato il mio rapporto più diretto con l’ungherese tipo, ora che nn lavoro più negli uffici pubblici comunali e che nei peggiori bar della capitale se rivolgo la parola a qualcuno mi ritrovo con uno che mi ruba le noccioline dicendo eh ma erano proprio qua, sotto il mio naso..

ungherese 30enne barba baffi rossiccia appassionato di studi uralici : “allora nn si vota più in Italia”

Io: “no caro amico, abbiamo un nuovo governo”

U “si, è una bella notizia, mi piace proprio il governo” (so che è orbanista, io ascolto)

“a mia no, ma nn durerà molto”

“come come”

“è il governo del cambiamento ma c’è l’avvocato di Andreaotti (15 minuti si sforzi per spiegare chi è andreotti, parto dalle olimpiadi del 1960) e poi c’è un presidente del consiglio ma i veri leader sono i vice primoministro, e chièchecomanda? nn sembra una cosa normale..” (annisce, annuisce, qualcuno che comandi… qui in Ungheria un uomo solo al comando è la regola aurea)

cambio discorso… “hai letto, domani esce l’ultimo numero di Heti Valasz (“la risposta settimanale” storico settimanale magiaro, un altro pezzo di democrazia che se ne va…)

ah si l’ho sentito dir

(insisto) sai, a me mi garba andare in quei bar dove si legge il giornale, magari nei caffè con il reggigiornale in legno, che fa tanto Vienna di Freud e Mahler) e ora che ci mettono da leggere? Fa così tale tristezza, ohi, la stampa libera stan scomparendo tutta

non fa una piega” beh, che il Nèpszabadsag (il giornale principale del paese fino a due anni fa, storico giornale dela sinistra ungherese)non ci sia più è un bene, quello era il giornale dei comunisti” (democrazia ungherese e  se volete capire orban segnarsi la parola “comunista”, metà paese vota ancora contro i comunisti, anche i trentenni con la barbarossa)

Ora faccio insieme quello maturo che fa la ramanzina al pivello e l’occidentale che fa la ramanzina al figlio dell’est): da noi c’è una legge che dà un botto di soldi a tutti i minigruppi parlamentari per gestire un loro giornale..

U:ah si, ma ci sono anche nuovi giornali… c’è il “tempi magiari” (estremissima destra orbaniana). Ci pensa un po’… sai che c’è.. nel primo governo Orban poi nn rivinse le elezioni perché era senza un giornale..

lunga pausa (“e allora ha pensato bene di chiuderli tutti cosi ora il dittatore è lui in nome del popolo..,” pensiamo entrambi..)

cambio discorso parlando del tipo di grip che usiamo, a casa leggo il giornale (La Repubblica, bella parola) del mattino.. nella rubrica della posta Augias risponde a un lettore che gli chiede.. “siamo populisti?” così: ” la nostra costituzione recita, già all’articolo 1: l’italia è una repubblica fondata sul lavoro.. (ok) ma poi: la sovranità appartiene al popolo (ma attenzione) che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”.. che bel paese che siamo..

in marcia contro Orban

Nel mezzo della grande aiuola circolare sotto la collina del castello di Buda, dove parte la funicolare dei turisti ai bei tempi c’era una grande stella rossa di fiori pregiatissima, oggi, in attesa di statue e colonne c’è un bello strisicone, un drappo circolare teso con in genere un logo di un grande evento. L’aiuola è inavvicinabile, protetta anche da un doppio anello di fiori e piante, ma oggi è un giorno speciale e ci son tanti bimbetti di vari colori di capelli che ci saltellano sopra come fosse un trampolino elastico e sopra le loro teste le terrazze dello Sandor palota, il palazzo neoclassico, lì sulla collina del castello che dal 2005 ospita gli uffici del presidente della Repubblica Ungherese.

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È l’uomo a cui era indirizzato il grande corteo che attorno alle 17 è partito dai giardini del castello ed è passato anche attorno all’aiuola, in questa splendida domenica di primavera, per chiedergli di non firmare la legge approvata in tutta fretta dal parlamento ungherese 5 giorni fa che di fatto decreterebbe la chiusura dei una delle più prestigiose università della regione, l’Università Centroeuropea, colpevole di diffondere troppo il pensiero liberale e di essere un baluardo e simbolo del suo fondatore: il finanziere e filantropo statunitense di origine ungherese Gyorgy Soros, nemico pubblico numero uno perché finanziatore di quelle ONG che Orbàn accusa di essere una potenza occulta (lui parla di agenzie) nel paese in opposizione agli interessi nazionali e al legittimo operato del governo. e invece della Ceu si può dire tutto e le si possono muovere tante critiche ma nn che nn sia un’università di eccellenza, avrà i corsi in Gender Studies ma è bella in alto nei ranking internazionali e lì ci arrivi solo con attività di ricerca di alto livello, riconosciuta da tutto il mondo accademico e nn solo da chi caccia la grana, che dà la massima libertà ai suoi ricercatori e che partecipa a un nugolo di progetti internazionali.

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È arrivata molta gente qui davanti ai leoni disegnati da Ybl, 80. 000 persone stimate, la piu grande manifestazione contro il governo da qualche anno in qua, volti belli e puliti, forse anche troppo, è in piazza la Budapest liberale, gli universitari, gli amici degli universitari e i loro genitori, quelli che qui chiamano “attivisti”, qualche intellettuale ed artista (come il mitico Brody Janos) e il ceto medio, quello che come osserva qualcuno piu attento di me sta scendendo in piazza ovunque qui nella vecchia oltrecortina, Romania, Belgrado, Polonia. E a chi bazzica da anni queste manifestazioni fa strano non vedere tutto quel pittoresco sottoproletariato ungherese di baffoni, giubbotti jeans e facce da stipendi troppo troppo bassi che si vede ai cortei di Fidesz e Jobbik, per intenderci.. qui c’è la meglio gioventù del paese, gli universitari ci sono tutti, perché almeno loro han capito che se si chiude un’università poi magari se ne chiude un’altra e si mandano a casa i professori scomodi, e qualcuno in europa lo sta già facendo. ci sono molti stranieri, che Budapest è cosmopolita, anche grazie al Ceu e i budapestini nn piu studenti che nn vogliono che la città pian piano ritorni indietro di 25 anni, a com’era prima del Ceu, invecchiata e isolata, sognando l’america negli swing di eric Clapton e l’italia nei poster della Loren. e loro nn potranno che fare come molti dei loro padri: emigrare per lavoro, fare i “dissidenti” e nn tornare più se non a regime finito, o diventare cittadini di serie B.

Sono 80,000 e sembran venuti quasi per caso qui, come se nessuno sappia bene cosa farne, dagli altoparlanti si sente poco, i discorsi li fanno quasi illustri sconosciuti, che in ungheria se c’è qualcosa di sacro, oltre al turul, rapace progenitore di Arpad c’è la società civile, che da sempre scende in strada diffidando di potere, sindacati,opposizioni varie troppo tenere e corrotte. Ma vuol dire anche che nn c’è nessuno che li guida, che indica per bene una strada e un progetto e la vera opposizoone al progetto orban verrà da Washington o Berlino..

Senza un’organizzaizone risoluta, 80.000 risutan troppi per il punto di ritrovo sotto i leoni e la splendida scalinata dei giardini del castello, un punto troppo piccolo chiuso com’è da Danubio, tram e tavolini dei caffè, troppi per il ponte delle catene, che i grandi cortei, si sa, devon passare dal ponte elisabetta, e alla fine sembran poi pochini per la piazza del parlamento dove si tengono i discorsi finali. Si, perchè chiedono il veto alla legge al presidente della repubblica, ma mica salgono lassù, sulla collina di Buda, no, il corteo va a Pest, davanti alla piazza del parlamento, perché tutti sanno che in Ungheria se c’è uno che comanda quello è Orban e nn ammette interferenze e difatti i cori son tutti per lui.

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Inno nazionale e fine prima parte.

Inizio seconda parte.

Si scatena la serata della rabbia, la gente rimane in piazza, qualche migliaio, tutti molto arrabbiati, i cori che prima eran belli e colorati ora son sempre gli stessi, ma urlati come una canzone metal, “in prigione”, “ruszki haza (russi a casa!)” “sporco Fidesz” e il più gettonato “Orban vattene” (quel takarodj che si dice ai cani, pussa via, che ho imparato quando si tentò di cacciare l’allora leader socialista Gyurcsany). La gente rimane in piazza, la polizia accorre in massa, ma nn provoca e lascia sfogare, son giovani si sa.

Si fa sera, si accendono le luci. Orban tra i suoi mille progetti ha rifatto la piazza del parlamento nel 2014 per vincere le elezioni con un po’ di regali elettorali. La mia teoria è che ha sbagliato i conti, quello che fino al 2014 nn si può fare ora si può, manifestare fin quasi alle scale del parlamento, quelle aperte raramente, che ho visto salire solo da Cameron, erdogan e altri pochi eletti. Puoi arrivare li a un passo tu e tutta la tua folla che inveisce dietro di te. E poi il parlamento con la nuova illuminazione è di una bellezza sconvolgente, anche in inverno a -15, figuriamoci oggi. Ti vien voglia di restare. A goderti lo spettacolo. E lo spettacolo sei anche tu.

Poi ci si stanca anche di questo e allora si va in giro per la città. Un pugno di valorosi (saran cmq qualche migliaio) si sposta prima verso la vicina sede del ministero della pubblica istruzione, un palazzone terrificante nato per esser la sede del comitato rifornimenti di guerra, poi si attraversa la città, stazione ovest, grande viale, stradine buie del sesto distretto, direzione quasi piazza degli eroi, per gridare sotto la sede di Fidesz, il partito di Orban.. qui le uniche scene di tensione o quasi, ma la polizia è bravissima, è che siam stati tutti scottati dagli scontri del 2006 quando l’allora opposizione Fidesz nn fece altro che denunciare (giustamente) la “brutalità” della polizia contro i manifestanti e allora oggi..

Poco piu in là nella piazza degli eroi, bellissima, la scritta in legno Budapest illuminata da fasci di luci colorate. La città assiste impassibile.

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In Blu

 

oggi mi han chiamato da Radio In Blu per un breve commento all’esito del referendum, domanda facili facili:  hanno vinto tutti, orban ha comunque lanciato un segnale importante? ma allora gli ungheresi sono xenofobi o no? come cambia il rapporto tra  europa e ungheria? i fondi europei li spendono anche loro?

ho provato a rispondere e a fare la persona sveglia alle 7 del mattino link audio

 

Budapest omaggia Piedone

commemorazione Bud Spencer a BudapestSul mitico bus n.7 che mi porta a destinazione c’è un tipo grosso con la maglietta azzurra un po’ sgualcita di Banana Joe, un bel Bud Spencer sorridente. Stiamo andando tutti a Stefania ùt, dove c’è l’ambasciata italiana. Un tamtam su facebook ed ecco forse 1000  persone assiepate davanti alla nostra benemerita ambasciata che chissà da quanto tempo nn ne vedeva così tanti…

Son tutti qui per commemorare Bud Spencer, che ieri ahinoi ci ha lasciato. Come si usa fare qui, in Ungheria, tutti in silenzio, tutti in fila per accendere una candela, deporre un fiore un ricordo un oggetto personale per ricordare l’uomo che non c’è più. Buona parte con la maglietta di Bud Spencer, spesso del fan club Bud Spencer e Terence Hill Ungheria, tanta gente del popolo, gente che si riconosceva in loro… Alle 8.25 si accosta persino una macchina, resta parcheggiata e mette a basso volume ma ben udibile la musica inconfondibile di Banana Joe. Più forte ragazzi. Due ragazze piangono, una consola l’altra.

Se vi sorprende questo amore per il nostro cinema così italico, vorrei dire: Quando mi si chiede come è visto l’italiano qui io inizio sempre a parlare della mia collezione di DVD dei film di Bud Spencer e Terence Hill uscita con il tabloid locale Blikk (quello che costa 30 cent e legge la massaia sul tram con cronaca nera nerissima ). Blikk dato in allegato  i loro DVD una volta a settimana per 20 settimane, diciamo un bel catalogo. addirittura qualcuno con un duplice doppiaggio, che in Ungheria nacque un epigono di Bud Spencer, un attore magiaro ben piazzato e con la barba, simpatico e senza tante arie che si ritrovava a dar cazzotti nelle bettole per togliere dai guai deboli e indifesi..  e a un certo punto ridoppiò anche i film del suo maestro..

è che un tempo l’Ungheria era il paese del blocco socialista più aperto all’occidente e l’Italia il paese occidentale col partito comunista più forte e organizzato. Il piu grande regista ungherese Jancso Miklos ha vissuto 10 anni in Italia e la nostra cultura popolare era Celentano e i film di Bud Spencer e Terence Hill. e poi in fondo a conoscerli bene Bud Spencer e Terence Hill son proprio come sotto sotto vorrebbe essere ogni ungherese, col cuore d’oro, le gare di birra e salsiccia in una bettola dove sentirsi a casa, le auto fighe e il potente di turno che fa la parte del coglione e la vita presa in giro.. più forte ragazzi.

solo alla fine riesco ad avvicinarmi al cancello dell’ambasciata, mi faccio strada dietro un tizio enorme pelato, con una fascia nera sulla fronte e la maglia di Totti: sulla cancellata dell’ambasciata italiana gli unghersi han deposto tanti ceri e candele accese allineate, foto di Bud Spencer sorridenti stampate in A4,  una incorniciata da due rose bianche, il fiore del lutto qui in Ungheria, qualcuna a colori, uno ha messo il DVD di Kincs ami nincs ( chi trova un amico trova un tesoro), un altro due lattine di birra tra le candele. Bud Spencer apprezzerà.

e alla fine è venuta voglia pure a mia di andare alla bettolasottocasa… ora son là

 

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Sciopero

II. Rákóczi Ferenc Általános Iskola - Szolnok

La scuola ungherese ha vissuto una storica giornata di sciopero oggi 20 aprile 2016. L’ho vissuta con G.B. insegnante di spagnolo che giusto ieri ha compiuto 60 anni e che un po’ di cose ne dovrebbe aver viste e che alla domanda quando è stata l’ultima volta che avete scioperato, si è grattato la barba e ha aggrottato le sopracciglia. “Mai, non che io ricordi, credo di aver letto che l’ultima volta così fu nel novembre dicembre del 56″ (giusto all’indomani dei fatti del ’56). Il web invece parla di due ore di sciopero 10 anni fa, nel dicembre del 2006 (ed erano anch’essi tempi bui, con l’assalto alla televisione e i 100 feriti del 23.10.2006 durante le proteste contro gli scandali del governo socialista).

Per la verità due ore di sciopero c’eran già state venerdi scorso, ma era una specie di tappa di avvicinamento. La nuova costituzione, pardon, la muova legge fondamentale in vigore dal 2012, se ho ben capito prevede una lunga marcia verso lo sciopero con un tavolo di concertazione che duri almeno una settimana, durante la quale si può scioperare solo un paio d’ore. Quelle di venerdi. Chi si siede al tavolo lo decide  il governo. Ed ora si sciopera, un giorno intero, per la scuola, per una scuola migliore ed insegnanti più fieri di se stessi.

Ma in Ungheria spesso è tutto più complicato, in Ungheria nn si sciopera contro il preside sceriffo, ma al contrario si sciopera contro l’eccessiva supercentalizzazione della pubblica istruzione. In Ungheria il giorno dello sciopero non si scende in piazza a manifestare e urlare il proprio scontento, ma si deve restare nell’edificio scolastico per scioperare secondo la legge sul lavoro. Se è stata espressa l’intenzione da almeno il 30% dei prof della scuola di aderire allo sciopero, il preside può dichiarare anche un giorno senza lezioni, ma resta pur sempre un giorno scolastico, ci si scontra se ai ragazzi serva o no la giustifica, ma i ragazzi possono comunque girare per la scuola e bisognerà pur sorvegliarli. L’Ungheria è un paese con una bella burocrazia, ma anche uno in cui l’arte di arrangiarsi è sempre esistita.

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Si resta allora in sala professori, o nelle varie aule tecniche a corregger compiti, a parlar di politica sindacale e se sia meglio bloccare gli esami di maturità o solo rifiutare di firmare i verbali, allora si che ci devono concedere qualcosa.; se continuare nella lotta coi sindacati o darci dentro con i mille movimenti civili (il nome nuovo è Tanitanèk, “insegnerei”) che sempre animano l’Ungheria, che della politica non ci si fida e poco importa se le opposizioni stavolta si sono esposte a loro favore.

Il capannello di docenti che si infervora con parole come democrazia, lavoro e **** hanno due look ben distinti, entrambi diventati simboli (forse due son troppi) della protesta:

– quelli con la camicia a quadri (dopo un mezzo insulto del sottosegretario all’istruzione che ha tacciato i prof contestatari di essere rozzi tamarri barbalunga e camiciona) a sua volta divisi in quadroni grunge anni 90 (diffusissimi qui) o eleganti quadretti tipo camicia Brooks Bros.

– quelli tutti in nero (come le donne in nero dell’infermiera Sandor Maria). Scelta furba, il nero è sempre elegante v non sfigura mai.

– misti. esempi: Professoressa di educazione artistica tutta in nero con minigonna a quadri bianca e blu su leggins e professore di inglese camicia e pantalone nero con cravatta a quadi scozzese rossa.

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Il gran momento che tutti aspettavano è alle 12. Si voleva indire uno sciopero nazionale degli statali e non, ma si è avuta un po’ paura. Un ufficio può fermarsi, i mezzi pubblici no, e i negozi ni. Allora si è deciso di fermarsi per 5 minuti, chi vuole, chi può. Se il tram non si può fermare almeno rallenti, il cameriere stia in piedi. Il corpo docente della scuola di G.B. prende delle sedie da un aula e si siede davanti all’ingresso.

5-4-3-2-1 si senton le campane di mezzogiorno, restano seduti per 5 minuti con le loro camicie a quadri e i dolcevita neri. Lo chiamano Flashmob. Seduti per 5 minuti baciati dal sole. I fotografi nn aspettavano altro. I passanti passano avanti. Si ferma una donna con 10 rotoli di cartaigienica che sporgono dalla sporta e legge il tabellone che spiega le ragioni della protesta. Si ferma un bambino di colore (rarissimi in Ungheria) che mangia una girella enorme con evidente gusto. Si ferma un vecchietto, “Vergognatevi, è così che studiano i vostri studenti!”. Vorrebbero tutti rispondere, si, lo facciamo perché studino davvero.