Nuovo tipo umano

Sbrigando le busta della spesa, trovo che la carta di giornale in cui sono avvolte le verdure vengon dalle pagine culturali di Repubblica del 22 Ottobre 2006. Evidentemente i commercianti del mio mercato di fiducia, a Bari, hanno un elevato livello di istruzione ed un sincero amore per i dibattiti culturali, conservano a lungo gli articoli che ritengono più interessanti e infine li rimettono nuovamente in circolazione, chè altri li leggano, dato che sono anche appassionati dell’etica del book-crossing.

Ma il 22 Ottobre 2006 era un giorno speciale per chi vive in Ungheria, era la vigilia del 50enario della rivolta d’Ungheria, del ’56, e “Repubblica” ospita nelle pagine culturali un’intervista di Paolo Rumiz a tale Jozsef Barna (Giuseppe Bruno), uno che ha vissuto il ’56 a curar feriti negli ospedali di Budapest, e poi fu tra le migliaia di ungheresi che al ritorno dei sovietici scapparono avventurosamente oltre il confine austriaco.

La riflessione sulla società che Giuseppe Bruno ha lasciato e ritrovato 50 anni dopo, lascia interdetto l’autore del blog per l’assoluta sintonia con i più recenti post ed il suo umore recente, ed è:

Quelli che rimasero erano diventati un nuovo tipo umano:grigio, spaventato, obbediente, acritico, eterodiretto, incapace di azione autonoma, insuperabile solo nel mascherare le emozioni e parlare in modo obliquo” (intervista a Jozsef Barna, Repubblica 22.10.06)

Piazza pulita

Riaperta al pubblico dopo 5 mesi Kossuth tér, la piazza del Parlamento 

La notizia era sui giornali, ma in piccolo, nascosta dalle piccole cronache quotidiane, da domenica han riaperto al pubblico la Piazza del Parlamento…

Neanche io nn ci volevo credere e allora di pomeriggio ho preso il mio trolly n.70 e son sceso al capolinea. Era vero. Le transenne  davanti alla piazza del Parlamento non ci son più, dopo 5 mesi, (era ora), han lasciato giusto un piccolo  cordone  a 10 metri dall’ingresso, così i ministri posson parcheggiare davanti all’ingresso e nn perdono tempo a cercare un posto libero e c’è qualche poliziotto che guarda distratto..

Non mi sembrava vero di poter camminare  in quella piazza prima invalicabile, poter andare vicino alla statua di Rakozi a cavallo e a quella di Kossuth, riguardare la fiamma eterna al 56 e il pennone di 20 metri dove han fatto un paio di alzabandiera importani per la nazione (il cinquantenario del 56, il 15 Marzo, ma senza spettatori).

Che è successo allora? Han solo scoperto che la politica è compromesso, ma guarda un po’.. Han detto ai vertici della polizia: in piazza del parlamento avete fatto i bravi, allora noi riapriamo la piazza al pubblico, voi potete manifestare ogni sera a orari stabiliti, anche ogni giorno, nn potete andare sugli spiazzi erbosi (ora trasformati in eleganti aiuole fiorite, con una grazia propria dei magiari), nè potete piantare le tende (vietato calpestare le aiuole e l’ingresso ai cani e altri animali). E poi  una bella stretta di mano.

C’era un signore sulle panchine sotto il monumento a Kossuth, col giornale e l’aria soddisfatta, fa voce verso di me..no, non è per me, è per il nipotino che si è allontanato troppo..

Non avrei mai creduto di leggere con tanto interesse la cronaca della manifestazione di piazza di sabato scorso a Pristina (che dopo la guerra abbiamo imparato essere la principale città del Kosovo, e dove stanno ancora i nostri carabinieri a fare la guerra, pardon la pace). Si era all’indomani della proposta del mediatore finlandese che dopo tanto pensare ha presentato un  piano con un’indipendenza “de facto” per il Kosovo, cioè il Kosovo potrà avere un proprio governo, inno nazionale, potrà avere un suo seggio all’ONU, e all’UE perchè no, ma resterà in una sorta di sistema federale con la cara madre Serbia, una specie di Bosnia, ma un po’ più spinta. 

E’ curioso,che anche ora che vivo oltrecortina gli slogan che leggo, Përpara, përpara, përpara”, mi sembran cosi’ esotici, e son catturato dai nomi delle strade, l’avenue Clinton, il viale Madre Teresa, il monumento a Skanderberg, il Garibaldi albanese che c’ha pure una targa a Bari al Piccinni, e sorrido che le bandiere nazionali per le strade son rossonere manco fossimo a Sansiro tra la Fossa, le Brigate e l’Inferno Rossonero.

E quello che leggo io l’ho già visto: gente per le strade, comizi improvvisati su un camioncino, avanti a tutti quelli del partito più radicale, vecchi col copricapo tipico e qualcuno più incazzato degli altri (perchè l’indipendenza vera vera ancora non c’è), scontri con la polizia, ognuno che accusa gli altri di aver cominciato, proiettili di gomma ad altezza d’uomo, giornalisti che passano dietro alla polizia per star sicuri.

Solo il finale cambia, qui tutto finisce verso sera, ma solo perchè ci son scappati 2 morti, per codesti proiettili di gomma ad altezza d’uomo. E il giorno dopo fiaccolata silenziosa per le stesse strade degli scontri. Ma soprattutto è significativo alle mie orecchie il commento finale catturato tra la folla di Pristina, che è lo stesso medesimo che si respirava a Budapest subito dopo gli scontri: “Non avrei mai creduto che una cosa possibile potesse succedere. Non è giusto che la polizia reagisca così”

Intanto qui l’inverno ancora nn arriva e forse allora nn arriverà più, oggi piove e vuol dire che fa caldo e che nn nevica. Il governo ungherese dice di aver sventato piani per assaltare il Parlamento ma ci credono in pochi. La piazza del Parlamento  è sempre isolata da poilizia e transenne di 2 metri. Ci si è dati un tacito appuntamento al 15 Marzo, festa nazionale, tradizionali grandi adunate, e tanta gente per le strade. Manca un mese.

Dio salvi il magiaro.

L’Ungheria in piazza – venerdì 2.2 sera

Ripartenze 

Come ai vecchi tempi, oh che bello, si prende il filobusz che va verso Kossuth tér verso le 20.00 ( allora che c’è il pienone in piazza) e il filobusz ci lascia al capolinea provvisorio di Honved utca, alle spalle della piazza, perchè non può proseguire..

Allora si gira e si vede in piazza tanta gente imbandierata (non tantissimi, un migliaio circa, ma così tanti nn se ne vedevano dal23 Ottobre) e tutta diversa e di tutte le età, uomini coi baffi e il figlioletto sulle spalle, teste rasate, bandiere dell’estrema destra, facce pulite e belle ragazze..

Si, va bene, la piazza è stata transennata di nuovo e dietro le transenne ci saranno un centinaio di poliziotti col loro casco scuro, dei bei bomber invernali e maschera antigas, e dietro di loro ancora un alto centinaio, e altri ancora; ma di fronte han rifatto un palco improvvisato con in vista una bandiera magiara e il numero 139 (i giorni dall’inizio dell’occupazione della piazza), e a Nador utca, la via laterale, fa troppo freddo per i tavolini all’aperto dell’Irish pub, ma il pub accanto, (dove domenica scorsa ho visto con 4 gatti l’Ungheria eliminata dai mondiali di pallamano con un gol all’ultimo secondo della Russia) è stasera stracolmo di gente che beve birra e guarda Hir TV, il canale all news che segue in diretta non stop l’evento, come ha seguito le manifestazioni dell’autunno scorso, prima che una bella legge le impedisse di trasmettere immagini in diretta per turbare l’ordine pubblico.

Tutto è tranquillo per adesso, la manifestazione è pacifica, ma a girarci in mezzo la sensazione è strana, si sa già quel che è successo e quel che può succedere.

Siam grandi ormai. Tutti noi al di qua e al di là della barricata. Eppure ci guardiamo negli occhi.

Ringraziamo Orban Viktor per aver ridato il via ai giochi.

 

Dio benedica il magiaro

E’ solo un gioco

 

Volevo fare una breve cronaca di quello che è successo qua che ci si diverte e anzi credo che lo farò, raccontare della polizia che gioca con i manifestanti, li fa andare indietro di 3 isolati, poi loro ritornano, poi blinda un angolo, e qualcuno si affaccia all’altro, poi arresta uno dei capi dei manifestanti.. Insomma piccoli giochi anche perchè è Febbraio e inizia a far freddo. Si legge nei lanci d’agenzia: la polizia ha confinato i manifestanti all’angolo tra Alkotmany utca e Kozma utca perchè lì c’è ombra ed è molto più freddo. Qualcuno  di quelli aveva un cartello: “Viktor (Orban) dove sei?”.

Da parte mia, era mia intenzione invitare tutti i giocatori al Beckett’s, il pub irlandese a un tiro di schioppo dal Parlamento, perchè lì si può vedere su France2 il 6 Nazioni di rugby che è iniziato oggi. Lì il gioco è sul serio divertente e si gioca fisicamente e con agonismo, ma lealmente, che lo spirito del rugby è questo. E ci si diverte.

Ma al Beckett’s quando mi raggiunge Angelo mi dice: ma com nn sai niente? e allora mi racconta che anche in Italia ci si diverte, dentro e fuori dagli stadi e anche li’ si gioca a guardie e ladri e al gatto col topo e i campionati sono fermi, rinviati a data da destinarsi.

Visto da qua sembran fatti molto simili: calcio o politica basta che ci si diverta e credo che in entrambi i paesi bisognerebbe chiedersi, usando le parole de ministro degli interni Amato:”cos’è successo per incubare così tanta violenza, tanta rabbia e tanta irresponsabilità? E cosa dobbiamo fare, subito, non solo per riportare l’ordine, ma per cancellare questo odio omicida dalle strade, dagli stadi, dalla vita dei nostri ragazzi?”

Nn so che aria c’era a Catania  venerdì sera, io però vi racconto lo spirito del Beckett’s. Accanto a me dalle 14.30 Ian, irlandese, a Budapest con un po’ di amici per il suo compleanno. l’Irlanda gioca domani, ma lui è qui a godersi 5 ore di buon rugby di Italia-Francia e Inghilterra-Scozia. Arriva un tipo per la partita dell’Inghilterra, si avvicina ci guarda che vediamo anche noi lo schermo, nn ci chiede per chi tifiamo o da quale nazione veniamo, invece fa istintivamente: siete tifosi di rugby?. Si lo siamo. Jimmy è inglese, anzi no, è un tifoso di rugby.

L’Ungheria in piazza – venerdi 2.2

 

L’Ungheria in piazza. puntate della serie 2007

RIASSUNTO DELLA PUNTATA PRECEDENTE:

Il 23 Ottobre, cinquantenario dei fatti d’Ungheria, la polizia all’alba sgombra con un blitz Kossuth tér, la piazza del Parlamento, occupata da qualche migliaio di dimostranti dalla fine di settembre, dopo la diffusione di un nastro in cui il primo ministro ammette di ave mentito agli elettori, pur di conservare il potere. Nel pomeriggio e fino a tarda notte, violenti scontri per le strade di Budapest, con oltre 100 feriti. Da allora la piazza del parlamento è tutta transennata da una duplice rete metallica e protetta da una ronda di celerini.

LA PUNTATA DI OGGI:

I miei business educativi mi portano stamattina verso le 11 a via della Costituzione, che ovviamente è vicino al Parlamento. Sceso dal filobus però c’è qualcosa di strano, tutti guardan verso il Parlamento, mi giro anch’io e sul mio volto si dipinge lo stupore, come per magia la barriera ora è fatta da poliziotti nelle loro belle tute blu e a farci caso le transenne sono state smontate e accastatate qua e là all’interno della piazza.  Ogni 3 poliziotti ci è una poliziotta. E’ una bella giornata di sole appena appena freddina e pssono scegliere tra il copricato estivo, una bustina blu, o quello invernale, un elegante colbacco scuro. La gente guarda dubbiosa. Chssà che è successo..

Apprendo a casa che è successo che Orban, il capo dell’opposizione è platealmente andato a Kossuth tér con altri deputati di Fidesz, il suo partito, ha smontato di peso le transenne e ci si è seduto sopra..

Beato lui che lo poteva fare, (quale celerino poteva mai menarlo col manganello, mentre era intento a staccar transenne con i suoi amichetti..) ma se leggeva il blog, che poteva metterci un commento qua e là e contattarmi che vedere il Parlamento tutto transennato come un carcere mi metteva sempre un po’ di tristezza quando ci passavo…

Spero solo che il mio amico Viktor (no, nn  il mio grande amico Beke Viktor, quello del pubbaccio, ma lui Orban Viktor, mi riferivo a lui..) sappia che gioco stia giocando, che queste si chiamano provocazioni belle e buone e provocherrano belle e buone reazioni di quel brav’uomo del primo ministro e dell’Ungheria in piazza, già da oggipomeriggio..

Dio benedica il magiaro

Festa nazionale. inizio seconda parte

20.00

Dal mio rifugio di Buda torno dalle parti di Astoria, perché pare che lo spettacolo prosegua e sia divertente. Non si può lasciare una festa a metà, sta male. E la festa prosegue lungo la Rakoczi. A Kàlvin tér e sul Muzeum korut gente sparsa, io devio per Brody Sandor utca, che ogni buon italiano che vive a Budapest conosce, e guardo lungo le traverse per vedere dove unirmi ai festeggiamenti: Puskin utca, .Szentkiraly utca, Vas utca, solo all’altezza di Vas utca, la via del ferro, sembra sia tutto tranquillo sulla Rakoczi. Ma a 200metri c’è una troupe televisiva e un po’ di gente, e un uomo a torso nudo, magro, con gli occhiali da sole sui capelli, l’aria modesta, magro ma muscolato, di chi ogni mattina scarica frutta nei mercati generali o porta secchi di calcinacci e cemento mentre buttano giù uno degli antichi e scuri palazzi di Pest. Si tocca spesso dietro, sulla bassa schiena, proprio sulla colonna vertebrale, un po’ sopra il culo, dove mostra alla telecamera un bel buco di circa 8 cm fatto da un proiettile di gomma, tutto nero di sangue raggrumato, e piange, piange come un bambino.

La troupe lo intervista, poi gli fanno“Non ti preoccupare qui a 2 metri c’è un bellissimo ospedale”.

 

All’angolo con la Rakoczi le barricate sono all’altezza della chiesa gialla di San Rocco, un raro esempio di barocco del 1600 fuori da Buda e Belvaros. Dall’altro lato della chiesa è già Blaha. Han messo transenne, cassonetti della spazzatura, quello al centro è stato dato alle fiamme, un nugolo di fotografi poco piu’ avanti. Dall’altro lato ci saranno una enorme marea nera di polizia schierata con al centro un mezzo blindato.

 

Si fronteggiano, gli uni di fronte agli altri.

 

Due capelloni avanzano e inginocchiati oltre le transenne mostrano un grande striscione “Gyurcsàny vola via” si coprono il viso con i capelli.

 

Arivano grida anche dalla Dohany utca, anche qui un po’ di gente, e barricate con fuscelle di legno.

 

Se non fosse per i lacrimogeni sarebbe un bel film, poche brutte facce, ragazzini che giocano a fare i duri asserragliati in cima a una cabina telefonica o che si muovono con un cartellone pubblicitario come scudo e si alzano il fazzoletto sul viso per giocare agli indiani contro il III reggimento cavalleria. Ogni tanto passano con gran rumore dei bikers tra le urla alte della folla.

Dall’altro lato la polizia nera guarda e non fiata, solo spegne i fuochie lancia lacrimogeni alrimenti si annoiano dall’altra parte.

 

Vado da uno dei miei kebabbari preferiti, poco più su sulla Dohany, lui non c’è, c’è un aiutante, mentre addento il kebab gl chiedo che ne pensa del bordello che sta succedendo. “ Non parlo ungherese bene” fa, Ah ok, sapessi io e tu di dove sei. Afgano. Oh Abdul dolcissimo dromedario stanco*.

 

Quando non ce la faccio per i lacrimogeni risalgo la folla fino a Blaha, qui ci sono coppie e gruppi di amici. In un bar sul korut appena dietro a Blaha la TV mostra che si è aperto un secondo fronte, qui la barricata è realmente imponente e continua a crescere, giusto dall’altra parte della Rakoczi, a isolare il ponte Elisabetta. Accanto a me Szilard, che qui insegna matematica e ci viene dalla Transilvania. E tu che ne pensi Szilard? Mi guarda storto anche col suo sguardo buono. Alessandro, ma tu sai chi era Ceaucescu. Si.

Quando torno sulla Rakoczi, faccio in tempo a salutare due dei miei più vecchi amici di Budapest che la gente inizia a correre, arriva la carica, il resto lo conoscete.

 

Dio salvi il re.

 

 

*cito da “solo altrove riesco a essere qui”, di Marco Bruno

Festa nazionale. primo pomeriggio

 

12.00

A casa HirTv dice che ci sono stati scontri a  Nador utca, secondo qualche testimone son stati usati anche proiettili di gomma e che la gente si è spostata al Corvin koz, il vicolo Corvin, dove alle spalle del cinema Corvin nel ’56 si compì uno dei piu eroici episodi del ’56, con la gente che resistette fino all’ultimo proprio a 100 metri dalle caserme

Questo è un fuori programma, allora magari la giornata sarà divertente..

 

12.45

Sono a Koztarsasag tér, per ragioni di servizio, in piedi stancamente appoggiato ad un palo, davanti a me due gendarmi francesi col cappellino dell’esercito della salvezza e guanti bianchi.

Alla presenza di varie autorità si sta scoprendo un busto in bronzo alla memoria di Pedrazzinì, fotografo francese che qui trovò la morte durante i moti del ’56. In questa piazza c’era la sede del partito comunista ungherese, la folla assaltò il palazzo e linciò dei dipendenti, che divennero i martiri della controrivoluzione, la vicina via Fiume (la città croata, porto ungherese sulll’adriatico) divenne via dei martiri in loro onore; poi la polizia segreta riprese il controllo, spari sulla folla, morti, Pedrazzini fotografò tutto e fu ucciso per questo.

Accanto a me dicono che questa è forse l’unica cerimonia ufficiale che ha un senso oggi.

 

12.30

Al Corvin koz, ci si deve arrivare a piedi che i manifestanti hanno occupato i binari del tram. “domani leggeremo sui giornali (tutti filogovernativi): i dimostranti hanno occupato il viale Lenin” (il nome del korut nel 56) dice qualcuno sarcastico.

Al Corvin koz ci saranno 3000 persone, festanti, tante bandiere, il popolo della piazza è qui, si rivedono amici, volti noti, sulle scale del Corvin mozi prende la parola Wittner Maria, una deputata di Fidesz, giovane rivoluzionaria del ‘56, poi isolata in qualche postaccio del paese profondo, ora in parlamento nota per le sue parole spicce e pesanti contro il governo.

Alle spalle sulla Kisfaludy utca (dove c’è il West Balkan) ci son sempre come ieri famiglie che passeggiano e i bambini che giocano con i pezzi di artiglieria e i blindati di allora, qui per la rievocazione storica. Che è un giorno di festa.

Passano dei camion pieni di anziani, i volti sorridenti, ex combattenti del ’56, gridano viva la rivoluzione. Come tradizione di queste manifestazioni finiamo in un baretto a bere birra economica e sbirciare HirTV.  Ci riposiamo perché alle 4 ad Astoria inizia il grande comizio di Fidesz.

Entrano per prendere della buona birra anche 5 omoni in anfibi, bomber nero, pantaloni militari, ma questa non è una rievocazione storica..

 

!5.00

Per il comizio di Fidesz è stata chiusa al traffico la Rakoczi e Kossuth utca fino al ponte Elisabetta e pure il kiskorut è chiuso, c’è tanta gente che continua ad arrivare altoparlanti e maxischermi per seguire meglio il tutto… ed è bello passeggiare in mezzo a questi stradoni e ammirare con calma i bei palazzi della Rakoczi con ancora i segni del tempo

Mi siedo su una panchina ai piedi della Grande Sinagoga, è una giornata incredibilmente calda, accanto a me un anziano, che dopo 5 minuti mi chiede “Dov’è la tua bandiera?” ma in maniera simpatica che è festa (e come pronuncia bene zaszlò, bandiera che si legge con una s sorda ed una sonora una dopo l’altra..) è stato 5 volte in Italia, nel passato, bel paese, belle donne, un altro paese, un’altra politica, l’Ungheria è diversa mi dice, poi si alza e se ne va. Parole profetiche

 

Devo tornare a casa per un contrattempo, sono ancora le 15.30, forse faccio in tempo. Seduto sul filobus 74 al capolinea, noto che c’è qualcosa di strano, la gente anziché convergere verso Astoria, dove tra poco inizia il comizio, va nella direzione opposta, son diversi gruppi, “Mi scusi, ma dove vanno?” faccio alla signora di mezz’età seduta accanto a me, “Questa è una buona domanda” mi risponde., “ma appena sono a casa accendo subito Hir-TV” potere della televisione.

16.00 di nuovo sul posto, alcuni esponenti minori riscaldano la folla (saranno 80.000) ad Orban, Chi è dalla parte dell’opposizione è qui oggi  festeggiare il suo 56, con mogli e figli, bandiera, coccarda e preztel salati per i bambini comprati alle bancarelle, ma i volti son stanchi e rassegnati, son sempre gli stessi discorsi che sentiamo ormai da 5 settimane.

 

16.50

Seduto a fumare sui gradini di Fausto’s, il miglior ristorante italiano di Budapest,  sulla Dohany utca (la via del tabacco uh) giusto alle spalle del palco, mi alzo quando prende la parola Orban, ma prima entro nel baretto ad angolo con Sip utca, per vedere se c’è una TV.

Lo schermo è diviso in 2 finestre, da una parte Orbn Viktor, dall’altra movimenti strani nella vicina Deak tèr, fumo, spari, mi raccomando fa attenzione che a Deak succede qualcosa, fa uno con una fascia arancione al braccio. Faccio di si con la testa. (incredibilmente, dopo 5 settimane si son accorti che è importante anche tenere un servizio d’ordine interno, ma son 4 gatti e nel punto sbagliato).

17.05

Avvicinandomi verso Deak mi fermo all’altezza del capolinea del 47/49, di fronte al teatro Merlin, sono nelle retrovie, andar più avanti è impossibile per i lacrimogeni lanciati tra la folla, nn so quanti siamo, i brutti ceffi si son radunati qua, alzano la sciarpa per coprirsi il  volto, il cappuccio, metton su una mascherina antigas sul naso e vanno più avanti.

Si sentono spari, fischi, una bianca scia, e un lacrimogeno che piove in mezzo alla gente, poi arriva uno con un secchio d’acqua e lo bagna, non si capisce assolutamente cosa stia avvenendo più avanti, c’è che si mette in piedi sulle montagnole artificiali davanti al Merlin o sui mezzi d’epoca (camioncini, pezzi di artiglieria, persino un carrarmato) esposti per l’anniversario.

ell’eccitazione il camioncino viene mosso a spinta, portato avanti, poi bestioni spostano il pezzo di artiglieria, poi poi all’improvviso un boato, urla di gioia: hanno messo in moto un vecchio tank del ’56 esposto di fronte al teatro Merlin. Sembra una visione: un carrarmato che avanza per le vie di Budapest come 50 anni fa e va in testa al corteo. Il carrarmato scompare, dopo 10 minuti inizia un fittissimo lancio di lacrimogeni, poi tutti corrono all’impazzata di nuovo verso Astoria, si impara che in una folla che corre ci si muove piano, perché ci si ostacola a vicenda, specie poi se la strada si restringe leggermente come qui. Credo che la cosa migliore sia buttarmi nella prima via laterale dopo Deak, che porta nel V distretto, e buttarmi nel primo portone aperto, dentro ‘udvar’.

Sono in uno degli stupendi androni dei palazzi del centro, appunto udvar in ungherese, la mitteleuropa era questo un bel cortile interno per ammirare anche dalla cucina e dalla porta di casa lo sfarzo del palazzo, i frontoni e le giovani vicine riservate, e di grande utilità nell’isolarsi dall’esterno: tener caldo l’uscio di casa d’inverno, alleviare dall’afa d’estate, o a ritrovare aria pulita mentre fuori il karoly kòrüt è denso di nebbia di lacrimogeni e poliziotti che caricano la folla con i cavalli e sparano ad altezza d’uomo,

 

Siamo in 4 o 5, una famiglia affacciata al balcone. Poi entra sempre più gente, e il kert si riempie di 200 persone circa. Un anziano seduto a terra, si tiene la testa tra le mani, due signore accanto a lui visibilmente agitate, quelli del primo piano chiamano un’ambulanza. Mi affianco piano piano a quelli dall’aria più innocua, e mi tengo il giubbino in mano si sparge la voce che la polizia è arrivata. Arrivano tutti neri, grossi, solo 2 occhi che spuntano dai passamontagna sotto il caschetto, ci fanno sgomberare, bado a tenere la macchina fotografica bene in vista, e a tenere lo sguardo basso. Appena fuori alla destra la polizia è in imponente schieramento giusto prima del portone, tutti in fila, bonificano la zona, un vecchio in abiti lisi ci si mette davanti, li squadra, li sfida. Resta cosi 5 minuti, io mi azzardo a fare una foto.

C’era tanta gente come quel vecchio nella folla: chi non ha niente da perdere, ma proprio niente e li vuol guardare dritto negli occhi.

 

FINE PRIMA PARTE

23 ottobre 2006

Cari lettori, domani proseguo l’allegra cronaca della giornata, ma mi premono alcune precisazioni, in risposta alle domande che mi avete fatto:

 

1) chi ha iniziato gli scontri?

Risposta: non si sa, Bisognava essere tra i due fuochi dall’inizio per saperlo. di sicuro il clima è stato avvelenato dallo sgombero (inutile) all’alba di Kossuth tér, e dal suo improvviso isolamento,e la scintilla è scoppiata col carroarmato d’epoca messo in moto chissà come dai manifestanti, cosa del resto grave.

Mi sembra di poter dire che nessuno ha palesemente attaccato la polizia, ma che alla minima provocazione la polizia ha fatto un uso sconsiderato di lacrimogeni, proiettili di gomma, ha reagito con una durezza a dir poco eccessiva.

 

2) chi strumentalizza tutto questo?

Se c’è qualcuno a cui tutto questo giova è il governo. E’ quello che in Italia chiamavamo strategia della tensione, scatenare il maggior livello di destabilizzazione nel paese per far sì che tutti facciano fronte comune a fianco del governo. Non ho prove e faccio dietrologia, ma infiltrare agitatori tra i manifestanti per provocare la reazione dura della polizia è cosa già vista. ffinchè tutto il mondo guardi è cosa già vista. Nella cronaca delle proteste di ieri nessuno ha parlato dei motivi della protesta pacifica

Insomma non è l’estrema destra che tenta di destabilizzare le istituzioni, le cose son più complicate.

3) Come allora preciso anche oggi. la protesta al 95% è sempre stata pacifica anche ieri. Ad Astoria c’erano 60.000 persone per il comizio di Fidesz, gente normale, se 5-7000 si staccano per giocare coi poliziotti, è un cosa che può danneggiare solo la gente normale che era 300 metri più in là.

una giornata particolare: cronache del mattino

9.30 Se vuoi la guerra basta cercarla…

 

La mattina nn era iniziata bene,  assonnato coi giornali del mattino (on-line) leggevo di polizia che di notte aveva sgombrato la piazza con la forza, perché avevan violato le misure di sicurezza. Più tardi un servizio di HirTV mostra allineati coltellini a serramanico, palette da campeggio, coltelli da cucina etc.etc.

Volevo vedere anche da lontan il palco, la cerimonia ufficiale o che so io, e invece tutto è isolato nel raggio di 500 metri, e le vie laterali sono almeno una 15ina. Cosi nn si puo’ toccare il monumento a Nagy Imre, nel giorno a lui dedicato, mi avvio verso Szabadsag tér, anche lì tutti gli accessi a kossuth tér sbarrati da polizia in assetto antisommossa, ci sono solo manifestanti colorati, bandiere e coccarde, ma all’improvviso dalla macchina dietro i poliziotti il capitno di polizia ci intima di indietreggiare fino all’incrocio precedente, amici della polizia, 5, 4, 3,… i turisti che in questa calda domenica di Ottobre passano per Szabadsag tèr, guardano incuriositi.

 

11.00 il bello deve ancora cominciare.

Ci metto un po’ a tornare a casa, per le misure di sicurezza i trollibus non possono circolare e ci sono bus sostitutivi in numero inferiore, mentre aspetto vedo gruppi andare verso la basilica di Santo Stefano. A casa DunaTV trasmette l’ultima parte della cerimonia ufficiale dentro il parlamento e HirTV parla di scontri a Nador utca, la via laterale della piazza dove c’è ance il nostro baretto preferito. C’è anche del sangue, la polizia ha fatto uso di proiettili di gomma, poi ha dato la caccia ai manifestanti per le strade di Belvaros.. Ora tutti i dimostranti convergono a Corvin Koz. A Corvin koz, il vicolo Corvin, c’è un bel cinema in stile liberty, dove si svolse una delle pagine più gloriose della rivoluzione del 56, qui resistettero a lungo gli ungheresi, qui dove non potevano arrivare i carriarmatisovietici, respingendo gli assalti dei soldati della vicina caserma sulla Ulloi ùt e dove han fatto una rievocazione storica in abiti d’epoca e mezzi militari del periodo, dove i bambini giocano felici.

Festa nazionale, dall’inizio alla fine

INIZIO

10.15

Quando scendo dal filobus vicino piazza del parlamento per assistere alla cerimonia ufficiale, scopro che tutto il posto è stato isolato per un raggio di 500 metri, la signora con la bandiera tricolore accanto a me fa: “e questa sarebbe festa nazionale?”.  , Poco dopo, mentre prendo la via di casa sento uno scalpitio di zoccoli, vedo per una delle strade sbarrate passare un plotone di ussari a cavallo, con le loro divise eleganti, verde scuro, amaranto e oro.

Soldati a cavallo.

 

POCO PRIMA DELLA FINE

22.35

Quando prima delle ultime 2 cariche della polizia, mentre i lacrimogeni ci fischiano un po’ più vicino incontro Eva e Peter, che nn vedo da un annetto, e mi chiedono che ne penso rispondo: Che questa dovrebbe essere festa nazionale”

 

22.40

Poi i lacrimogeni ci arrivano ancora più vicini, colpiscono una ragazza, scappiamo tutti, un plotone immenso di poliziotti antisommossa avanza di corsa compatto, io mi rifugio nel baretto sul korut, appena dopo Blaha, dove c’è pure la TV, vediamo la polizia prendere possesso d Blaha Lujza tér, il cuore di Budapest, i soldati a cavallo avanzare per Nepsinhaz utca,

Soldati a cavallo, han caricato i manifestanti eora avanzano per l’VIII distretto.

Un altro reparto che avanza per il korùt, tutti blu scuro, con baschetto e passamontagna, come in guerre stellari. Si chiude la porta per impedire il fumo dei lacrimogeni. I poliziotti vanno avanti, davanti a loro 100 metri, una poliziotta ci guarda nel bar, saremo una 20ina, fa un cenno minaccioso, chiama altri poi entrano dentro, uno enorme urla “KIFELE MINDENKI!” (tutti fuori), i primi escono correndo, cadono manganellate,  io esco con le mani alzate nn guardo in faccia i poliziotti, quello avanti  a me prende una mazzata sulla spalla. Poi corro, corro, fino alle retrovie, prendo Bèrkocsi utca, questo era il quartiere di Pressburger, la strada è deserta, qualche anima persa e altri dimostranti, incrocio Nèpszinhàz utca, costeggio Koztàrsasàg tér, riemergo sulla Rakoczi. I poliziotti sono 200 metri più in là, ma la gente continua a indietreggiare, “Menj vissza, a lovak vannak” (“Andiamo indietro ci sono i cavalli” fa una signora) la gente scappa, vado indietro, poi mi volto, ecco la polizia aprire un varco e parte la carica di cavalleria, scappiamo per una stradina laterale, urla a più riprese, poi si affievoliscono, ritrovo le strade di vicino casa mia, sono a casa…

 

 Premessa 1.

Dopo l’ultimatum di Fidesz e la rottura col governo. Fidesz ha annunciato che non parteciperà alle cerimonie previste dal governo per i festeggiamenti del 50esimo anniversari odella rivoluzione del 56 e ha allestito delle contromanifestazioni.

 

Premessa 2

I manifestanti avevano avuto il permesso di restare in piazza fino al 30 Ottobre. Ci son state nei giorni scorsi unghe trattative col governo che proprio in piazza del parlamento guarda un po’ voleva riunire delegazion ufficiali di più di cinquanta paesi per un alzabandiera, un discorso ufficiale, una corona di fiori, fetta di panettone e coppa di spumante per tutti. Dopo tante trattative allora si era convenuto per una piccola presenza ufficiale in un angolino, ma poi la piazza aveva fatto sapere cxhe avrebbe comunque fatto capire al mondo il suo disprezzo per Gyurcsany ed era stato eretto un bel muro di 3 metri con foto della rivoluzione per isolare i manifestanti

 

Promemoria 1

mandare una lettera aperta a Fidesz per ricordare che la politica democratica è l’arte del compromesso e che certe occasioni sono sacre e tutti gli ungheresi devono partecipare insieme. 

peacereporter.2

Cari affezionati lettori del blog, prosegue la collaborazione col giornale on line http://www.peacereporter.net, per cercare di raccontare questa triste giornata per la città dove vivo, al link http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=6569.

Minden jot,

Alessandro

Questioni di soldi

Il blog ora è felice di dare spazio ad un paio di estratti da due articoli della stampa inglese, giusto per entrare un po’ più nel merito.

All’inizio della crisi il Guardian aveva svolto una breve sintesi del profilo economico del paese..

 

Whatever happens next in this sordid saga on the Danube, no one should have been surprised that Hungary’s economy is indeed in dire straits. The investment bank Goldman Sachs earlier this month rated Hungary as the riskiest of the world’s emerging market investment destination. Other elements of the crisis include a credit boom, funded by heavy borrowing in foreign currencies, mainly euros and Swiss francs, creating dangerous vulnerability to exchange rate fluctuations. The IMF has been warning of the dangers of a wider eastern European financial crisis – Turkey and Serbia are similarly at risk and there are worries about others. With populist pressure growing over the accession of Romania and Bulgaria, to say nothing of Turkey to come, the EU itself looks alarmingly exposed.  (Guardian.co.hu 20.9.2006)

Recentemente TransitiononLine (www.tol.hu), autorevole gionale online in lingua inglese con base a Praga, ha svolto un’analisi sulle crisi politiche ed economiche della regione, (è caduto il governo di destra populista il Polonia dei gemelli ….., in Repubblica Ceca son 4 mesi che non si riesce a formare un governo,  questi i casi più eclatanti; l’economia rallenta e qualche critico accosta la situazione al crollo delle tigri asiatiche sempre nei favolosi anni ’90, ma dopo una bella analisi chiosa dicendo:

but…. economic fundamentals remain strong when compared to the Asian economies of the late 1990s and floating exchange rates give the Central European currencies much more of a cushion.
Hungary remains the exception because of its anemic growth, worrying budget and current-account deficits and the amount of consumer borrowing in foreign currencies. However, even before last month’s riots many foreign investors had already scaled back their exposure there and gone short on the forint because of their concerns over the country’s fiscal position.

vicolo cieco

Oggi è sabato e un’altra settimana di stanco scontro politico è trascorsa.

C’è stato un bel discorso di un esponente di Fidesz, tra le 5 e le 6 sul palco in piazza e or a siamo in un caffè, ancora a parlar di politica. Un alto esponente di Fidez ha tenuto un bel discorso ogni giorno per tutta la settimana.

Ma qui al tavolo si parla ancora di politica con quella passione di chi è punto nel vivo e di chi vive momenti importanti per il paese, sembra il clima in Italia nel ’68 o nel dopoguerra anche se non c’ero. Sul che fare ora però si arena il discorso, la strategia dell’opposizione è in un vicolo cieco.

Al banco intanto continuano ad arrivare gente avvolta nel tricolore nazionali, donne con coccarde all’occhiello, ragazzi con bandieroni in mano..

Basta avere fiducia

 

E’ passato un po’ di tempo, il blog nn è stato aggiornato perr motivi di censura interna, o soltanto perchè la politica è diventata un po’ più triste nel frattempo.

Un breve aggiornamento. Il governo ha tenuto duro, il presidente è sempre in carica.

 

E ben saldo, finalmente hanno fatto come si fa nei paesi normali, il primo ministro ha chiesto la fiducia al parlamento, fiducia per il governo e per la finanziaria. Il voto c’è stato giovedì 5 Ottobre e la fiducia è stata ottenuta. Grandi polemiche perché la richiesta di voto segreto dell’opposizione non è stata accolta. Nel discorso per la richiesta della fiducia Gyurcsàny ha chiesto anche pubblicamente scusa per le parole usate nel discorso incriminato. Tutto è bene quel che finisce bene. Chi ha avuta ha avuto, chi ha dato ha dato e sc….

 

Da parte sua Orban ha continuato a proclamarsi il vincitore morale delle elezioni e si è sentito in dovere di porre un ultimatum al governo per le dimissioni, al suo posto vuole un governo tecnico di esperti che si adunano attorno a un tavolo.

I miei amici di Fidesz ci credono a queste parole e seduti attorno a un tavolo zeppo di Dreher cerchiamo di ragionare. Certo Gyurcsàny è improponibile e ha portato il paese al tracollo pur di far guadagnare se e i suoi amiconi, ma a un italiano che di governi tecnici ne ha un breve ricordo in quella favolosa metà degli anni ’90, sembra proprio che un governo tecnico non possa prendere le decisioni politiche che una politica economica di rottura e salvezza necessita..

 

L’ultimatum è scaduto venerdì, ovviamente anacronistico dopo la fiducia, ma poi Fidesz ha finalmente preso per mano la folla in piazza del parlamento, e Orban ha tenuto un gran discorso alla piazza alle 17.30 davanti a circa centomila persone…  Il palco è stato allestito a 20 metri da quello della manifestazione spontanea, per differenziarsi ovvio, La solita folla colorata, tenace, che nn ha mollato, tanti volti normali, pensionati, giovani, insomma tutti quelli realmente scontenti di Gyurcsany, dicono che si era in centomila, infatti la folla era proprio tanta era veramente tanta e si snodava anche per le vie laterali della piazza del parlamento, e vedeva il comizio da maxischermi retti da enormi gru.

 

Io pero’ inizio a perdere un po’ di entusiasmo, e siedo su uno scalino mentre li guardo, questa brava gente, il parlamento è in fondo appena eletto e il governo ha avuto. E son stati bravi a cavalcare i gravi scontri per distogliere l’attenzione dal motivo della protesta.

 

Mi allontano perché oggi vado a vedere l’Opera, che qui costa in un palco bellissimo sui 15 euro, e ora posso anche passare da Szabadsàg tér, finalmente riaperta. La sede della TV è comunque transennata, ha la facciata annerita, han messo del compensato per coprire le finestre, e il monumento alll’armata rossa (altro oggetto di violenza in quella bella nottata), nel mezzo della piazza, ha tutti i fregi e le scritte divelte ma è ancora un pomeriggio di sole e quello che c’è in piazza ora è solo una manovra politica.

Hanno vinto tutti

Ieri i sono svolte le elezioni amministrative in Ungheria, che hanno interessato tutte le principali città e le contee (le regioni) del paese. Un commento ai risultati è facile.

Hanno vinto tutti.

E pensare che Orban, il capo dell’opposizione le aveva definite “una votazione storica per l’Ungheria”. Eppure a guardare le varie schermate che si alternavano ieri sulle TV nazionali, tutto era molto confuso.

C’è la schermata dei voti di lista nelle contee, dove a parte due piccole macchioline grigie (dove non si è votato) l’Ungheria è tutta colorata di arancione, il colore della Fidesz.

Ma quando si passa alle comunali, ancora gran parte delle città hanno un puntino arancione, ma le grandi città del paese son rosse rosse, (il bel garofano rosso dei socialisti al governo), Szeged, Pècs,  Szombathely, Nyregihaza ele storiche città operaie Dunaiujvaros, Miskolc, Szekesfehérvàr,  tra le grandi città giusto Debrecen e Sopron sono dell’opposizione.

(E allo spettatore italiano vi assicuro fa molto effetto vedere l’elenco completo di tutte le città ungheresi partecipare a questa tornata amministrativa, segno che qui di crisi di giunte comunali e elezioni anticipate non se ne parla tanto).

Ma il dato più atteso delle elezioni era ovviamente quello di Budapest, dove vive un ungherese su 4, e qui le colonnine che appaiono ai lati dello schermo mentre si alternano i commentatori politici nelle immancabili tribune elettorali mostrano un vantaggio minimo (47.5% contro il 46% del rivale Tarlos Istvan) ma comunque netto del sindaco uscente, Demsky Gabor, che quindi avrà altri  4 anni per completare il suo programma e arriverà così a 20 anni come sindaco di Budapest. Sua mamma sarà orgogliosa del figlio.

 

Le reazioni dei politici non si sono fatte attendere. I seggi han chiuso alle 22.00, ma già dalle 21.00 circolavano i primi exit-poll. Alle 22.10 appare Orban in TV annuncia che Fidesz ha vinto le elezioni, e il primo ministro non può che dimettersi dato che il paese gli ha voltato le spalle.

Un’ora dopo , quando i dati di Budapest coprono il 98.5% del campione, il primo ministro fa sapere che la coalizione di governo si è rafforzata, ottenendo la conferma dei propri sindaci in tutte le principali città del paese e si complimenta con Demsky per il suo straordinario risultato elettorale.

A domani per altri dati e commenti.

 

Informazioni di servizio: Mi accorgo che explorer non riesce più ad aprire bene la pagina web. Suppongo per la lunghezza delle ultime entry, casusa la stretta attualità politica, comunque mozilla-firefox (noto browser freeeware)  nn da problemi.

Se pensavate che il controllo sui media del governo si fosse esteso anche a questo onoratissimo blog, beh ancora non è cosi.

L’Ungheria in piazza, sabato 30

 

Domani si vota, oggi è la giornata di riflessione, di silenzio elettorale, persino i siti di informazione sono costretti a premettere all’homepage una pagina in cui dicono che il sito nn sarà aggiornato per il silenzio elettorale.

 In piazza c’è un clima d fine della festa, meno persone, un po’ tristi che la festa è finita, ubriachi di canzoni, divertimento e quelli che non vogliono andare a casa, i più intimi del festeggiato, o quelli che non hanno di meglio da fare. Comunque tanta gente, ma volti un po’ stanchi e rassegnati.

Il piccolo pub con i tavolini all’aperto e due televisori per seguire le ultime notizie su HirTV, celebrato anche dal Magya Nnemzet, dove si accalcavano centinaia di persone per vedere quel che succedeva stasera è quasi vuoto, e i televisori son sintonizzati su VIVA (canale musicale tedesco) e su sport2 che trasmette Torino-Lazio 0-4.

 Mentre sul palco c’è un piacevole concertino popolare di archi, son colpito da una decine di persone in cerchio, con gli occhi chiusi che cercano l’estasi. In mezzo al cerchio brillano tanti lumini ( le piccoli candele basse da decorazione o per riscaldare olii profumati, molto usati in Ungheria). I lumini formano lo stemma di Santo Stefano (lo stemma con la santa corona, la bandiera di Arpad, e la Croce di Santo Stefano) che figura anche nella bandiera ungherese. Il cerchio oscilla con giovani e anziani stretti per mano.

 

Mi avvicino allora sotto la fiamma eterna a ricordo del ’56, che sembra bruciare da un blocco di granito nero, sul viale che porta all’ingresso del Parlamento. Le ultime 2 o 3 volte han messo altri lumini, a formare 2 specie di cerchi storti, concentrici. 2 ragazze là vicino cantano ad occhi chiusi e a voce bassissima una nenia malinconica. La gente passa e si ferma in silenzio davanti a queste lucine che brillano, sullo sfondo il monumento a Kossuth, un signore coi baffi pensa a sostituire i lumini spenti. Questi cerchi li ho visti già da lunedì, ma solo oggi riesco a decifrarli. Sono l’Ungheria attuale e la Grande Ungheria. Al loro interno anche altri lumi, per Budapest, per Kassa (ora in Slovacchia), etc. Un ragazzino cicciotello mette un piede nei Carpazi per porre un altro lumino a Kolosvàr. Tantissimi lumini poi per il SzekelyFold, la terra dei Szekely (popolazione di lingua ungherese, 500.000 persone circa, concentrata nell’estremo est della Transilvania. La loro origine è incerta, non si ritiene siano discendenti dei magiari).

Io son lì impalato, esterrefatto. Una signora fa cenno al marito di fare un passo indietro per farmi posto davanti ai lumini.

 Il giubbotto di un biker seduto sull’erba mentre i discorsi sul palco procedono, ha la scritta, dentro i confini della grande Ungheria: “Insieme ce la riprenderemo”.

L’Ungheria ha un sistema democratico ma non e’ una democrazia

L’Ungheria ha un sistema democratico ma non è una democrazia.  In una democrazia non accadono le tre cose che vado ad elencare: 

1)      In un paese democratico, in UK, in USA, in Italia (sic), dopo quello che è successo un premier ha il dovere di dimettersi

2)      Nel nastro incriminato compare una frase di un membro dell’MSZP che equipara gli elettori ungheresi a dei topi di fogna (che seguono il pifferaio di turno, n.d.r.). Il giornale dell’MSZP e giornale più venduto d’Ungheria, non ne ha fatto il minimo cenno.

3)      Ma soprattutto in una democrazia è inammissibile che venga impedito a una TV nazionale, HirTV, di trasmettere violando uno dei principi base delle libertà democratiche. 

Applausi

  

(Tibor Fisher, tra i relatori di una prestigiosa conferenza sul ’56, svolta in questi giorni a Budapest)

 

Tibor Fisher è un giornalista inglese, di origini ungheresi, come tradisce il suo nome di battesimo. E’ noto anche come scrittore, il suo libro più famoso è “Sotto il culo della rana” (under the frog, una specie di peggio di cosi si muore in magiaro, che parla di una squadra giovanile di basket ungherese nel 56)

L’Ungheria in piazza. Lunedi – Giovedi

Nell’attesa che tutto avvenga, la gente continua ad andare in piazza, la campagna elettorale è entrata nell’ultima settimana, dove tutto può comunque ancora succedere, soprattutto se accade qualcosa di grosso; governo e opposizione si fronteggiano senza esclusione di colpi.

 La piazza continua ad animarsi la sera con 5-6000 persone, sono aumentate le tende piazzate davanti al parlamento, c’è un bel muretto dove chi vuole può attaccare il proprio foglio per dire quello che pensa. Democrazia diretta si è detto. E’ vero, Pensate che in ungherese amministrazione (Es. gli enti locali) si dice “autogoverno”. L’autogoverno di Budapest = il comune di Budapest.

 Il prefetto ha chiuso la “Cucina del popolo” (Nèpkonyha) che dava pane imburrato con cipolle e gulyàs caldo gratis ai manifestanti. La cucina del popolo era gestita dalla MEGOSZ, potente organizzazione equivalente alla nostra Coldiretti, ma un cartello annuncia comunque che la cucina continua ad operare vicino Deak Tèr, vicino agli stand (elettorali) permanenti del Forum liberale.

 

Io son sceso in piazza lunedì e giovedì, il clima è pressappoco lo stesso, ancora tanto entusiasmo, ci si aggrappa ai valori della destra: ad esempio lunedì concerto dei Karpatia, gruppo folk ungherese, canzoni melanconiche su Timisoara, Oradea e tante città ormai irrimediabilmente perdute dalla Grande Ungheria. Una delle cose che mi colpisce quando apro un quotidiano son le previsioni del tempo: per le temperature ovvio, ma anche perché, mentre il giornale dei socialisti (Népszabadsàg) fa le previsioni dell’Ungheria, quello della destra (Magyar Nemzeti) le dà di tutto il bacino carpatico, e copre, anacronisticamente, anche Novi Sad, Arad, Timisoara, Bratislava (cioè l’ex Grande Ungheria). Giovedì è salito un francese sul palco, ha incitato i patrioti magiari a resistere, loro che hanno combattuto i turchi e combattuto il comunismo e ora alle prese coi neo comunisti, da fermare col loro spirito nazionale… Metà della piazza sta ferma lì comunque, da moderati che vogliono mandare a casa questo governo, e storce il naso.

 

La protesta era stata consentita fino a venerdi’ 29, ultimo giorno di campagna elettorale. Ma dalla mezzanotte di venerdì a domenica sera, ci sarà nello stesso luogo una “manifestazione culturale”, insomma una buona scusa, poi si vedrà.

 

Nella campagna elettorale i candidati han cambiato in corsa strategie e slogan, ora compaiono dappertutto le parole “ordine e sicurezza”. Si ha come l’impressione che tutto possa ancora succedere, se i politologi ci dicono che metà degli elettori decide il voto nell’ultima settimana, questo è ancor più vero qui a Budapest nelle elezioni del 2006, e fan sorridere gli inutili discorsi da vera campagna elettorale, su quel che ha fatto il sindaco, quanto ha rubato, quanto è stato il suo contributo alla fulgida vita culturale della città; l’eterna promessa che ripete ad ogni elezione della linea 4 della metro (con nell’anno preelettorale un po’ di finanziamenti e i lavori che procedono un pochino), il nuovo tram COMBINO, il tram più lungo del mondo come dicevan trionfalmente  i cartelli, che dopo 2 settimane e tantissimi intoppi, porte che non si chiudevano, strutture antiquate per accoglierlo, è tornato alla Siemens per un controllo, manco fosse un motorino.

Teniamo presente però che i 23 distretti di cui è composta Budapest, godono di ampia autonomia e competenze, tant’è che il titolo di sindaco di Budapest suona in magiaro come “sindaco generale” e la partita si gioca anche su quanti “sindaci” dei distretti porteranno a casa gli schieramenti.

 Il vero colpo di scena è pero’ arrivato quasi in sordina giovedì, pare che la corporazione della stampa e televisione ungherese, ORTT, in cui ha voce in capitolo il governo, voglia impedire (usano il termine sopprimere) la diretta dello svolgersi della protesta da parte di HirTV, che come avete letto è la TV allnews della Fidesz, che ha coperto 24ore su24 gli eventi, in maniera quasi professionale e quasi imparziale, un po la CNN o l’Al.Jazeera magiara.

Ma il governo l’ammonisce che quelle immagini incitano alla violenza. Infatti giovedì sera HirTV trasmetteva solo immagini di repertorio della protesta o il TG della BBC.

“Ez a diktatura”,dice Marta. Credo che non ci sia bisogno di traduzione.

L’Ungheria in piazza. Sabato e domenica

Sabato era il giorno della grande manifestazione organizzata da Fidesz, ma come ben sapete dopo grosse pressioni governative Fidesz ha ritirato il suo appoggio, per motivi di ordine pubblico.

In Ungheria dunque il partito di opposizione non può (non è capace, non ha il coraggio) di indire una grande riunione di protesta organizzata.

 Ma venerdì sera si dice invece la manifestazione ci sarà comunque, sempre alle 14.00, a Kossuth tér, sotto l’ala protettrice della manifestazione permanente che da domenica praticamente non si è mai fermata.

 Alle 14.00 erano in 10.000, sabato sera si arriva a  25.000-50.000 (anche qui il solito balletto delle cifre), domenica pochi meno. 

Studenti e manifestanti giunti un po’ da tutta l’Ungheria, in genere fracassoni e pittoreschi, di tutte le età, riuniti in piccoli e grandi gruppi con alla testa un cartello col nome della città (Siofok, Balatonfured, Szeged, Szolnok, Debrecen,…) tipo “ il trionfo della volontà” della Riefenstahl il celebre film sul raduno di Norimberga dei nazisti.

Il paragone è sbagliato, ma la sensazione è che dopo la reazione popolare di domenica 18, appena scoppiato lo scandalo, con tanti normali cittadini in piazza indignati e dopo i fattacci di inizio settimana e in mancanza di un grande partito che voglia assumersi le proprie responsabilità, ora la protesta per poter andare avanti si affida ai sentimenti di destra più veri e a tutte le derive di destra sparse nel paese.

 Si son visti gruppi nei costumi tradizionali, bandiere della Grande Ungheria, più teste rasate e sono arrivati i tifosi del Fradi, il Ferencvaros, con le loro magliette bianche e verdi, scortati da tanta polizia. Sabato pomeriggio il Ferencvaros ha giocato in campionato; dalla curva stracolma son piovuti tanti cori antiGyurcsany, il Ferencvaros ha vinto 7:1 (il Fradi, che è la squadra più blasonata d’Ungheria, gioca nella serie B ungherese quest’anno, ci ricorda qualcosa?, per problemi societari non si è iscritta alla serie A) e poi tutta la curva davanti al Parlamento.

 Sono comparsi anche gruppi e cartelli dalle città Transilvane, mentre finora la questione transilvana e delle minoranze ungheresi all’estero finora non era stata toccata. Addirittura domenica circolava un opuscolo “Karpatia”, un volumetto mensile giunto al 56° numero.  In copertina un mare di sangue che travolge un’auto, il sangue sgorga da una mano in cui viene conficcato una coccarda ungherese con un grosso chiodo. Il titolo  è : “Finalmente è arrivata l’onda”. *

 Sentimenti e gruppi che hanno un ruolo importantissimo nella partita a scacchi che si sta giocando ora tra i due schieramenti: Fidesz non li vuole cavalcare, ma sa che è un sentimento abbastanza diffuso nel paese (e mantenuto da almeno 80 anni dal fascismo e come resistenza antisovietica), l’MSZP li identifica con la manifestazionementre loro sono un partito moderato ed europeo.

 Sono arrivati per l’occasione tanti giornalisti stranieri. Mentre sono in fila per prendere due fette di pane una scodella di gulasch distribuito dagli organizzatori, accanto a me una troupe di Artè (il canale culturale franco-tedesco) intervista un ragazzino (sui 16 anni) di 90 chili, testa rasata e bomber nero, con uno guardo molto stupido. Gli amici accanto a lui hanno sul giubbotto la grande Ungheria stilizzata e una scritta in caratteri runici (si crede che gli antichi magiari adottassero questo sistema di scrittura, per qualcuno gli etruschi hanno delle origini comuni con i magiari). Una signora consola il ragazzino.

 Ci son giornalisti cechi, norvegesi, svedesi, Telecinco, TVFrance5, TV romene, etc.). Finalmente. Gli ungheresi si domandavano se il mondo parlava o no di loro, o se dovevano per forza incendiare la sede della TV per fare notizia. Solo gli scontri interessavano, la protesta di piazza nn fa notizia.

Di certo son stati sfortunati: domenica 18 c’erano le le elezioni in Svezia, in cui dopo 40 anni la destra ha ripreso il governo, poi il colpo di stato in Thailandia (guarda caso contro un altro miliardario, liberamente eletto, che controlla le TV, che metà paese odiava).

In fondo come nel 56 quando la crisi di Suez offuscò i fatti d’Ungheria.

 Gyurcsàny continua a tirar dritto per la sua strada, Orban è apparso giovedì e venerdi a HirTV per spiegare le ragioni dell’annullamento della manifestazione e sabato alla CNN, per parcondicio dopo l’intervista a Gyurcsàny.

Orban si emoziona un po’ quando parla in pubblico, dà risposte dirette e fin troppo sincere (forse un paragone italiano è il ministro delle infrastrutture Antonio DiPietro, ex magistrato). E credo che le prossime entry dovran parlare di Orban, Gyurcsàny, delle indiscrezioni che iniziano a trapelare sugli avvenimenti appena passati e dei loro motivi economici di fondo e non potranno più raccontar tanto della protesta, che si stabilizzerà su un nocciolo duro di 5-7.000 fissi per sera aspettando le elezioni per il sindaco di Budapest di domenica prossima.

 Ma sabato c’era anche dell’altro: le transenne che isolano la manifestazione dall’ingresso del Parlamento (e sullo sfondo l’ingente schieramento di polizia) eran tutte infiorate elegantemente con roselline bianche, un amore.

Il  bianco, per distinguersi dai colori dei vari partiti; la protesta popolare non ha colori, se non quelli delle rose.

  

*Una rivista che invoca tutti i Carpazi, Slovacchia, Rutenia, Polonia sudorientale, Transilvania, finalmente di nuovo sotto la Grande Ungheria.