Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua (2,5 mt)

 

 

dialogo standard sentito indifferentemente nei mie due paesi d’adozione almeno una volta al giorno: “Oddio ancora loro, non se ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare..” (soprattutto ora che a distanza di un mese si vota per le politiche in entrambi i paesi.)

ohibò scelgo allora la più significativa:

Oddio ancora loro, non e ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare.. nella variante magiara Kati guarda la sorella (nn si separa mai dalla sorella) allarga le braccia, poi guarda vero l’alto, ridono, c’è un adesivo con una mano che indica un livello, qui sul muro rosso del Vittula, tipo quelle mani che ricordano in giro per la città il livello che raggiunse l’acqua in città nella devastante alluvione del 1838, qui la scritta però dice: “Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua” (saranno 2,5 metri per la cronaca)… madonna! (tipica interazione magiara) la corruzione è davvero arrivata fin lassù quest’anno e l’opposizione nn esiste nemmeno… hanno qualche chilo in più dell’ultima volta che le ho viste, una ha i capelli mogano, l’altra un quasi arancione, le esalta il naso un pò aguzzo e le tette. l’altra ride canta: Gyere vissza kadar janos..“Kadar Janos torna indietro! (Il leader del comunismo al goulash per 30 anni, niente di piu assurdo qui, nessuno o quasi ha nostalgia)” ridiamo come pazzi. Sai quella canzone punk? Quella del langos (pizza fritta, tipico street food magiaro) freddo a 10 fiorini, ma sì dei “Pensionati borghesi”a casa la devi assolutamente sentire. prometto che lo farò.

una è disoccupata, l’altra pure, son ragazze piacenti, in cerca di marito, Kati vive a Ceglèd ora, col suo ragazzo, (Ceglèd, al centro della grande pianura ungherese, la gente emigra, ci sono molte case vuote in provincia). Se ricordo bene un bravo ragazzo.

Un consiglio di cuore ad Orban: pensi al Vittula, a Kati, alla su sorella e al suo ragazzo. e meno ai migranti, qui nn ce n’erano.

P.S. A casa mi informo, i Pensionati borghesi erano una punkband di Pècs, si sono sciolti nel 2004, compaiono persino in uno degli ultimi film di Jancso Miklos (il piu grande regista ungherese sel 900), la canzone mi è entrata nella testa e nn vuol piu uscire

(allego anche il testo, preceduto da una elaborata traduzione)

10 fiorini un langos che scotta, è una merda Kadar Janos

20 fiorini un langos caldo, lunga vita a Kadar Janos

50 fiorini un langos tiepido, che sarà di noi Kadar Janos

100 fiorini un langos freddo torna indietro Kadar Janos

i pensionati non hanno piu il langos, non ci aiuta più Kadar Janos

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10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János
10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János

20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános
20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános

50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János
50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János

100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János
100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János

Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János
Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János

Papajoe

All’inizio di settembre ti può capitare a Budapest di passare le ore della sera nel silenzio del parchetto davanti alla birreria Papajoe, con gli alberi che ti respirano addosso nell’oscurità e la barista che fuma accanto a te.

Tutto tace, piazza H. concilia il sonno dei giusti, Papajoe altrimenti detta il brindisi sembra chiudere lentamente gli occhi dopo una giornata dura. Come a conciliare il sonno all’interno la TV è accesa su un realityshow dagli arredi rosa, senza volume, sullo schermo marito e moglie uno di fronte all’altro in una camicia di forza, ognuno nella sua, devono cercare di indovinare cosa dice l’altro cercando di leggere il movimento delle labbra. Eccitante. La frase è: “Molti avevano visto in questo la prova lampante di come per tutto il creato ormai serpeggiasse la pazzia.” (nn è vero, ho letto a caso nel libro che stavo leggendo, ma ci sta bene).

Mark nn ha fatto che mostrarmi foto di case sperdute nelle campagne attorno a Budapest che vorrebbe comprare se avesse i soldi e i più assurdi reperti bellici di 60 anni fa che si vendono sull’ebay ungherese: come il kit per respirare sott’acqua in dotazione ai carristi magiari nel 1954, nel caso il tank finisse in un lago, la mantelina per le autoambulanze dell’esercito svizzero tipo il figlio del Mascetti lo riconosci subito chi altro metterebbe il cappotto alla macchina, per questo ha i soldi.

È una bella serata. Al tavolo accanto le ragazze sono andate via da un po’. La barista inizia a portare tavoli e sedie all’interno del locale. Papajoe è un’isola felice di piazza H., qui di giorno ci vedi gli studenti squattrinati dell’accademia di belle arti, che è quel palazzo nero nero qui dietro sul viale alberato, di sera diventa come un rifugio di montagna nel buio della notte, praticamente vuoto. L’altro giorno però sono arrivate due famiglie di zingari praticamente ad occupare tutti i tavoli fuori, passeggini, catene d’oro e bimbetti con le pistole ad acqua. Al tavolo accanto a me han fatto: guardali.. (gli zingari sono in ungheria da 500 anni e piu, parlano ungherese, sono ungheresi, hanno case e lavori normali, solo sono ancora lo strato piu povero ed emarginato della società) Guardali, arrivano qua da migranti, generazione dopo generazione per migliroarsi nella vita e nello status sociale, a lavorare e far studiare i figli, metter su famiglia e fare progetti per il futuro e per arrivare al fine cosi… mi piacerebbe replicare tante cose, (tipo quella famosa vignetta coi bambini di diverse altezze, e gli scranni alti ugauli che solo il piu alto riesce ad arrivare alo steccato, mentre ci voleva uno scranno alto per il piu piccino, o che anche le stazioni di Budapest sono rimaste grandi stazioni di ormai due secoli fa che quando entri ti sembra di entrare in un film con i cappottoni coi baveri alzati mentre Vienna Hauptbanhof è praticamente un aeroporto).

Mezz’ora dopo siamo davanti alla macchinetta d’azzardo della bettola Isabella, solo che qui il gioco d’azzardo è vietato, 5 anni fa han tolto tutte le macchinette e le uniche permesse fan vincere solo consumazioni (alcoliche almeno), si inizia con domande alle Carlo Conti ma già alla 4a ci si presenta davanti il grande Mike Bongiorno. Sul colore delle penne di un animale metà uccello metà mammifero perdiamo la nostra 4a monetina.

Quando il referendum è senza quorum..

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nella mia bettola sotto casa la gente continua a portare ai tavolini sul marciapiede i grossi boccali di Aszok e a fumare sulla soglia.. è qui che vado ora quando voglio uscire di casa e ancora sentirmi a casa. Nessuno parla di politica, al massimo del burger di albanesi all’angolo che ha chiuso da un mese e nn si sa perchè. eppure la grande politica europea passerà per Budapest tra un po’, qui a Budapest si vota tra un 2-3 settimane per il referendum che io chiamo antimigranti, che potrebbe dare non uno scossone ma una piccola bottarella alla nostra traballante europa ma  il referendum nn appassiona quasi nessuno…

…lo dice anche index.hu che oggi ha un articolo, un po’ in rtardo in verità,  sui sondaggi di fineagosto, certo tutti voteranno contro i migranti, ma l’interesse è in calo, il quorum del 50%+1 in bilico, e orban si starà mangiando le mani che deve ancora spender soldi per la campagna.. ci si aspettava di più; per tutto il mese i grandi manifesti blu del governo leggermente tendenziosi (lo sapevi? Bruxelles vuol insediare in ungheria una città di migranti (1294 persone n.d.r.) erano ad ogni angolo di strada, nn c’era ancora stata la controcampagna del partito satirico del cane a due code (lo sapevi? in Siria c’è la guerra), nè la clamorosa dichiarazione del segretario del partito socialista (MSZP) che dovrebbe far epposizione ma tra mille distinguo ha detto, beh, “se costretto certo che voterei contro i migranti”.

ed era ancoraera fresco fresco il ricordo delle olimpiadi, che sulla tv ungherese allo scoccar di ogni ora tra canottaggio, tiro con la pistola e boxe coreana arrivava il TG in un minuto, che una notizia su un migrante con un coltellino a serramanico e un rosario nella tasca segreta ce la metteva sempre. Prima di tornare alle gare c’era poi sempre lo spot governativo per nulla rassicurante a ricordarti che popolo di ignoranti siamo “lo sapevi? dall’inizio dlla crisi migranti ci sono stati piu di 300 morti in europa  per terrorismo” e tu lì a dire, grazie dell’informazione, io ero qui per divertirmi, ora sotto con la Pellegrini (in Ungheria la Pellegrini si chiama Hosszu Katinka, 3 ori e un argento, daje).

il referendum sui migranti appassiona poco, purtroppo, in verità in Ungheria migranti non ce ne sono, e neanche extracomunitari se è per questo, qui ci sono i muri, e prima dei muri ci sono gli stipendi ridicoli (facciamo un referendum su questo) e poi tutti vanno da amici e parenti a cercar appoggio, nel momento  del bisogno. e quelli sono in germania e svezia.

e poi immaginiamoci il referendum di Renzi senza comitati per il no, sinistra interna, salvini, etc. e solo Renzi a martellarti su quanto è giusto il si. su referendum ungherese semoplicemente non c’è dibattito. l’opposizione non c’è o ha i fondi tagliati o si appiattisce sulle posizioni governative. insomma c’è poca Democrazia.  Dopo un po’ allora torni alla tua birra.

 

8 e 1/2

in giro con Sid nell’ottavo distretto. il quartiere malfamato, ormai quasi 8 e 1/2

IMG_20140531_152728Sid mi aspetta in un bar all’angolo tra via del Prato e via Sz. “Ti aspetto fuori, è un bar proletario, magari essere li da solo potrebbe essere complicato, forse….

Quando arrivo è plalcidamente a un tavolino fuori, all’angolo, con la tazzona di caffè quasi vuota, la tazza con la scritta Bravo.. Entro per ordinare, mi guardo intorno, quasi un bar di paese,  un bar-ristorante, qui sotto un palazzone, qualche cliente fisso, la TV sulle qualifiche della MotoGP la signora dietro al bancone che mi chiede se voglio latte, panna o zucchero nel caffè, , la maglia di Messi appesa dietro al flipper..

Eccoci qui anche noi pigri in questo tardo sabato mattina, in quella incredibile parte dell’VIII distretto dove da un lato partono i casermoni e dall’altro ancora case basse di inizio 800 che sembra di essere in un villaggio della grande pianura e non a 15 minuti a piedi dal centro centro..  In realtà oggi sarei dovuto andare all’inaugurazione del nuovo collegio universitario in quello che era un tempo la piu prestigiosa accademia militare della città, e che poi per contrappasso comunista divenne uffici del museo di Storia naturale. Budapest è cosi, ogni palazzo parla. Ma poi son rimasto a letto a poltrire e godermi poi questo sacrosanto caffè con Sid.

Sid vive a Budapest da una ventina d’anni. Ora va un po’ piu spesso in Inghilterra del solito, tra un po’ parte per starci un mese, ha comprato una barca, per navigare i mari, anzi i fiumi, ancorata al fiume che bagna Norwich. Una barca è un buon investimento, è comoda come una piccola casa ma costa molto meno, un suo amico ungherese da anni a Londra ha risolto cosi il problema dell’alloggio.

Ad un’ora decente ci muoviamo verso il mercato cinese, che si ha una gran voglia di dumplings. Il mercato cinese è ancora là, dopo ripetuti tentativi di sgombero, là coi suoi tetti di lamiere i container sulle rotaie della prima e dismessa stazione di Budapest, il prossimo ultimatium è metà giugno, sarà cuel che sarà intanto il nostro bugigattolo vietnamita che fa lezuppe migliori della città, tra sacchi di riso e verdura buttata in strada è scomparso per sempre, almeno qui, il bugigattolo è chiuso e già invaso dalla polvere, ma c’è un cartello, ci invita a cercarlo di fronte, nelle ex fabbriche di locomotive, ponti e tram invase anch’esse una 20ina da anni fa dai cinesi e dalle loro mutande e giocattoli per bambini. E dove si spsoterà ttto il mercato cinese. E’ come cercare un ago in un pagliaio, le exfabbriche erano immense, i negozietti tutti uguali coloratissimi e dalle insegne improbabili tipo Joy&Niki e Tom.m italian shoes. Un enorme hangar con le scritte “via Vietnam”. Roba da anni70. Ma qui nn c’è. Siamo in oriente, un’aria di confusione, impiegati pigri dentro negozietti vuoti, rumore di lavori e saldatrici dappertutto. Alla fine lo troviamo, io scelgo la zuppa che mi consiglia la signora dietro al bancone. Cosi nn sbagli. Ci si spreme un limone sopra. La coppa è enorme, carne, pasta, verdure, soia, gamberetti. Resusciterebbe un morto..

Sid è inglese. Sid che ne pensi di Farage..sai perhè da noi c’è un partito che non è né di destra bè di sinistra che si dice diverso ed odia tutti e sa usare internet e ora il capo, uno col giubbotto bravo con le parole, ma nn si fa chiamare capo, un po come i maiali piu uguali degli altri,  insomma lui si vuole alleare proprio con Farage. Dice Ha preso il 20% dei voti, poi ha preso un Malox. Dice che Farage che in fondo è simpatico. E nn è poi così male.  Sid nn si scompone. “Farage? Parla bene. Sa parlare alla gente. Saper parlare nella politica moderna è importante” Uhm si, forse sempre. Anche Hitler Adolf era un grande oratore”. “Ma sai cosa c’è Alesandro, (mai incontrato nessun anglofono che sappia pronunciare bene il mio nom) Sai Alesandro,  il mio paese viene da 30 anni in  cui nessuno se ne è asoslutamente fregato niente della povera gente” annuisco. “Se non sei di Londra centro o hai interssi in Londra centro Farage è lì che parla a te”.

Ritornaimo tra case e visi pallidi sporcandoci le scarpe,  Teleki tèr è un immenso cantiere ormai, movimento terra, scavatori, era ora, quello che era un grande ricovero per barboni all’aperto dimenticato da Dio e dagli uomini avrà addirittura un laghetto.. “Teleki tèr sarà una zona dove sarà figo viverci”. Sid è entusiasta. Ha comprato per una cifra ridicola una casa qui nell’ottavo, ci ha visto lungo. E io ammiro il suo ottimismo. Provo a spiegargli il mio tanto peggio tanto meglio.

Ci prendiamo un altro caffè nella strada che taglia il quartiere, dal nome bellissimo, via del Campo di Primavera, qui c’era il piccolo parlamentino dei Rom.. ora la strada è stata tutta restaurata, i due grandi palazzi liberty nella piazzetta luccicano, ospitano facoltà della 3°-4a università statale di Budapest, ingegneria, per la tradizione operaia e industriale dell’ottavo distretto. Qui c’è un piccolo caffè, dentro bellissimo, colori caldi, quadri di Schiele alle pareti, tanto legno, una ragazza magiara dolce con un nasino che termina con un bitorzoletto, “un caffè hippy” sentenzia Sid, assolutamente vuoto, eppure carinissimo, tavolini tondi i finto marmo  e ferro battuto. In mezz’ora mi spiega per bene la differenza tra un hippy e un hipster. Questo è uno di quei posti sorti negli ultimi due anni per pseudo cultori del caffè, miscele brasiliane e africane, un aroma che non è il nostro, ma che dovremmo avere. Sid perde tempo col tipo in un angolo pelato, massiccio con l’Ipad, io cerco di conoscere la ragazza. Nn trovo di meglio che parlare della macchina da caffè è fantastica, italiana, d’epoca, cromata, credo una ragazza alata e la scritta Vittoria. Il tipo era il proprietario.

Gironzoliamo. Da una macelleria che fa anche primi piatti si apre la porta, spunta un crocifisso enorme, sulla parete in fondo, una cosa tipicamente zigana, un ungherese non lo farebbe mai, lui è più riservato. Ecco una piazzetta, di una delle piazze storiche dell’ottavo, al centro un busto, certo politico, c’è una bella corona con la fascia trciolore del partito di governo, il busto è a un 17enne che emulando Palach si dette fuoco, per protestare contro i lcomunismo.

Passiamo dvanti a una casa, qui c’era una sinagoga, escono due donne, giurano he nn c’è niente, e che n ‘eraniente, no, non sanno niente, ma ci guardano male. “Sapete dirci se qui c’è una sinagoga?” “no davvero” “il mio amico dice he qui c’era” (amico italiano):”Si”. “non nn lo sappiamo” “Ma lui dice che c’era” “Ma..”. prima o poi dovranno saperlo, nn devono far finta di niente..

Piove, forse no, palazzi che spuntano dal niente, via dell’Aurora, via della Gioia, il nostro ottavo distretto, una baracca in legno che spuntadal nulla. Arriviamo alla vecchia centrale telefonica, bellisisma, gioiello anni 10, un castello, alziamo lo sguardo, i putti là in alto con la cornetta del telefono, allegorie dell’elettricità e del vento.

Qui vicini ci sono dei bei baretti “non so na sega” fa Tim. Dal nulla, da un basamento in pietra, un piccolo cafè, fuori 4-5 tavolini, ninnoli, tovaglietta in pizzo, sedie colorate, dietro al banco una ragazzina dolcissima. E’ una bambina, avrà 10 anni, sola nel locale, buon odore di legno dentro. Appena ci sente si rivolge a noi in un inglese dolce e forbito. Siamo lì al tavolino con una mezza birra rossa ceca (le migliori del mondo) e uno sciroppo alla rosa canina (bacche rosse diffusissime nel centr’europa). Accanto a noi due turisti di mezz’età con pesante macchina fotografica al seguito. Loro non lo sanno di essere qui nell’ 8.o distretto, il quartiere malfamato. O forse è il quartiere che cambia. E’ tempo di crisi. E’ 8 e ½ ormai…

Napoli-Roma

Ho avuto un imprevisto, sono arrivato al  bar italiano un pelino tardi. nessun posto, le solite facce bigie. me ne vado. Dai vetri di un posto per turisti a Liszt Ferenc tèr vedo che la partita è su Digi2. c’è, anche se il partitone è Arsenal-Manchester Utd. Allla bettola sottocasa la seconda TV ha il calcio tedesco. Chiedo a Evi se la vede qualcheduno. Si, lui. Ma si, vediamo Napoli Roma. La bettola era colorata e rumorosissima. Ed Evi piu grossa che mai. Il tizio uno di quelli che beve succo d’arancia. segno che sei un postalcolista o un depravato. Al primo gol esulto. Sai sono di vicino Napoli, dico. allora mi dice qualcosa in italiano. Parli un po’ di italiano? no, io parlo italiano. e tu sei italiano? ti facevo ebreo. o al massimo serbo.

e le macchine vincenti diventarono macchinette..

21.45 In una sera che mi ero detto, ancora un po’ a poltrire e poi esco, ancora 5 minuti,  mi imbatto nella rete in una notizia, di quelle che ti fanno dire fammi vedere se è vero e che succede, fammi scendere in strada, sta succedendo proprio qua sotto… devo scendere io che vivo in una grande città….

22.00 scendo in strada e punto verso la bettola vicino casa, butto un occhio all’interno, niente di niente, proprio niente.. allora me la prendo comoda e faccio un giro largo, vediamo un po da altre parti, ma anche altrove proprio niente… Bene,  un tempo era uno dei lussi della ricerca, anche se nn trovi niente è una notizia,…

22.40 ritorno alla bettola, trovo il mio posto, prima però ordino la mia birra scura, ci metto un po’ che prima di me ci sono tre ragazze che sono entrate giusto avanti a me, con qualche chilo in più, a esser gentile,  avran capito il sale della vita, la barista di turno oggi (quella che oggi fa da mammina a noi dell’isolato), e due sue compagne, scarmigliate e mal vestite, così è la vita.

23.03 una delle due amicheunpincarneesguaiate  con un vestito nero elasticizzato un po’ corto.. appoggia la bottiglia di birra sugli sgabelli accanto alle due slot machine del locale, poi si siede, poi anche l’amica con una specie di pigiama lilla e viola a righe ei si siede accanto,  fanno due giri di slot machine la barista le vede: “guarda che dopo la mezzanotte viene la polizia…”. “ e lei annuisce ..“Si lo so. Volevo solo dirgli addio”..…

Io sono giusto là di fronte, mi ero piazzato in posizione strategica, giusto di fronte al motivo della mia curiosità, che ora è muto, fermo e nn si muove,  la nyerogep, alla lettera la macchina vincente, insomma le slot machine che qui le puoi trovare in ogni santa bettola (e qui ce ne sono ancora tante) e che sorprendentemente e in quattro e quattr’otto il governo ha dichiarato illegali a partire dalla mezzanotte di oggi. Macchina vincente, da noi sarebbe la Ferrari, l’Italiano è una lingua più sera e anche un po’ un gigiona e le chiama piccole macchine, macchinette, un po’ come un animale domestico, che ti fa passare il tempo, e ti costringe a scendere giu in strada almeno un po, a cui dare tutto i l tuo amore e per cui spendere un po’ di soldi al mese, per il tuo divertimento e per continuare ad avere uno scopo nella vita…

Eppure finora nessuno si è avvicinato…

………..

DRINIUN DREENF DRIRIRIRIN C’è la musichetta di accompagnamento a cocomeri, dadi e ciliegie, PSIRPSIR PSIRD  i soldi che sembrano cadere, il conto alla rovescia, i soldi che cadono felici… e tante lucine colorate e brillanti…

Giusto due domeniche fa quando ancora nn era una notizia,  preso da una malinconia domenicale me ne ero venuto, a lavoricchiar e vedere a partita in TV ed il tipo culone su quegli sgabelli mi aveva incuriosito… puntava alto, cifre con decine di migliaia di fiorini passavano sul display, e io che credevo che fossero bruscolini, lui si godeva la sua domenica con i baffi eil giubbotto jeans, poi uno chiamava la barista, che arrivava, usciva da chissaddove da sotto il grembiule una chiave, leggeva o faceva qualcosa, poi andava alla cassa e dava mazzette di soldi, certo era in perdita, ma nn ci avevo mai fatto caso…

O qualche sera fa, era un venerdì, insomma un giorno di festa, oppure un giovedi, c’erano 3-4 zingari a fare un gran casino, insomma si divertivano, due coppie, lei gli andava vicino e gli schiacciava i tasti, lui si incazzava e diceva va vai, poi solo dopo un’oretta quando festeggiano com una gazzosa mi accorgo che ha unbraccio offeso, un braccino nn cresciuto, quasi un’appendice di bimbo attaccato al busto di un cinquantenne bolso

23.18 Ma ecco la coppia di ragazzi ventenni della bella gioventù magiara del tavolo accanto che vanno a godersi gli ultimi momenti preproibizionismo. Ovviamente è lei che si mette ai comandi e lui che mette i soldi e le spiega come funziona la baracca… (Il proibizionismo è arrivato, perderemo  questo clima  da far west che si respira qui, e diventeremo tutti più buoni e bravi padri di famiglia, niente macchinette, meglio una bottiglia di alcool economica e una donna sottomano)

E si che qui in tanti dovrebbero soffrire, ma  mi son fatto un bel giro, ma nessuno festeggiava la fine, insomma niente orchestra, bare di funerale e grandi imbrogli al miglior amico, il magiaro è superiore e nn si danna l’anima per certe cose, o meglio  li su, lì in alto, c’è il potere quello vero, ogni tanto sai che sbatte il tallone per terra, devi solo cercare di evitare la merda lì nell’angolino e la polvere che si solleva, tossire e sperare di nn essere il prossimo… e poi le macchinette son roba per vecchi ed emarginati.. mica per me che di speranze nella vita ne ho tante, ieri per esempio ho adocchiato un bidone dove trovo sempre delle lattine che agli altri sfuggono, e sono 5 centesimi l’una al macero..

BLEGGN BDADABLAANGAERR SUPERDICE luce luce rosso bianco azzurro MULTIDICE…, (chissà come sarà domani, oh dio la mia vita che cambia, come sarà vedere le partite con solo le luci della bettola  le tv e nn questi lucette colorate….. )

23.20 sono ancora vuote e mute. (una volta volevo godermi gli ultimi 10 minuti di un napoli che vinceva a san siro o roba del genere ed ecco che invece appena mi siedo la ragazzetta mi fa, signore lì nn si può sedere, è per i giocatori delle macchinette….) loro si che erano importanti, ma ora il vento è cambiato…

23.25 anche a barista ci butta un gettone anche lei è una romanticona,.. .

23.26 la grassona a righe ci riprova,

23.28 tutto tace

23.40 venti minuti prima, meglio nn farsi prendere dalla malinconia   eccola con un quadernetto,  si avvicina, scrive, prende appunti, poi si fa di lato, si abbassa  e stacca la spina, nero. ……………………. Certo ci sono sempre  i due televisori, oggi per la pausa nazionale niente calcio e eccezionalmente sui canali musicali, ora su uno c’è Madonna 50enne mascherata da strafiga scosciata su una decapottabile, con gli occhialoni scuri, mentre frotte di maschi cercano di sedurla , e sull’altro senza voce un negretto con un completo bianco e nero suona il piano in una stanza tuttarancione…

23.50 viene un ragazzetto dall’aria simpatica in felpa bianca, saluta un po’ tutti, dà il bacetto alla grassona, poi la barista va a fumarecon lui fuori, è il suo ragazzo, ha trovato lavoro nella pizzeria a domicilio accanto alla bettola, l’amore trionfa, la famiglia ritorna al centro dell’attenzione

00.07 si avvicina alla macchinetta (che prima era macchina vincente) col vassoio ,si abbassa  ancora,  il pantacollant cede un po’,  prende tutti i  soldi, fa scivolare le monetine sul vassoio, le amiche grassone, la aiutano a spostare le sedie, e poi a girare le macchinette, Merda vaffanvulo qui casca tutto, cadono i depliant pubblicitari che erano sopra, le due macchinette erano attaccate, s dietro hanno un lucchettone, ora sono girate di 180 gradi, così a nessuno vengono brutte idee di farsi una partita alle 00.11… cosi è la vita…

 

Budapest 11.1

E’ uno di quei momenti in cui il blog torna a essere un blog vecchio stile, si cesella di meno, si racconta la giornata, le impressioni, per far sapere, per cercare di capire… 

oggi  si parla di Istvàn, Attila, Orsi,  Helga e Bogi..

Istvàn: Ieri al Vittula. Parlando un po’ col barista mi scappa una frase del tipo “a parte la situazione politica incasinata..” lui nn capisce, , poi fa: “Ah ok,.,.. (pausa)… perchè sta veramente succedendo qualcosa secondo te?, ma …. (pausa) (sguardo assente)… io nn credo… Mi sa che vedi troppi telegiornali… eh si ,davvero nn succede niente..”

Attila: l’indomani cioè oggi, incontro in trattoria (ah, le stupende trattorie di quartiere ancora rimaste a budapest, con la tovaglia a quadretti, il menu a prezzo fisso per i lavoratori e il cameriere che ormai ti conosce, con un dito nella minestra).. dicevo in trattoria appena entro incontro il mio elettricista, nonchè quasi amico fraterno Attila (nome comune qui, noi nn chiamiamo i figli Cesare?)).  E’ un omone grande e grosso e muscoloso, ex pugile, grande cicatrice sul cranio, con tanti tatuaggi come la bilancia della giustizia, Cleopatra. Ricordo quando mi mostrò quello che il suo amico Arpi gli stava facendo su tutta la schiena: l’immagine del manifesto di Apocalypto di Me Gibson, chi non lo vorrebbe?.. Ma Attila è anche buono come il pane, il gigante buono delle favole, tenerissimo quando è insieme alla figlioletta di 8 anni; ora sta parlando fitto fitto ol proprietario… noi ci si abbraccia calorosamente e mi invita a sedere. E’ un po’ che nn ci vediamo, da quando per poco ho rischiato di mandare a fuoco la casa e sapevo che solo lui poteva aiutarmi.. Allora Attila  come va? “Terribile, Alessandro, terribile, ma hai visto che succede???… nn ho voglia di far niente, so che devo star calmo ma nn ci riesco, il lavoro va anche malissimo…..” (“ma come se tu lavoravi tantissimo da mane a sera..?”) “cioè, sì, lavoro, ma ora nn mi pagano, forse, chissà, un giorno, mi dicono ora non abbiamo soldi, quando ci saranno…. ecco per esempio ora ho 2 appuntamenti alle 14 e alle 14.30, ma tanto so che nn mi pagheranno..” altro abbraccio fraterno, il parchimetro sta per scadere.. Quando faccio per ordinare mi accorgo che i prezzi sono aumentati da un giorno all’altro di un 10%, pago sempre poco, ma ..

Orsi, Bogi, Helga:  la musica cambia ancora nel pomeriggio tardi al secondo lavoro, (molti hanno un secondo lavoro qui in Ungheria, si sa, è la terra delle opportunità) dove i colleghi sono uni e trini con Fidesz, famiglie conservatrici che hanno fatto gli investimenti giusti nei primi anni 90 e ora passano anche il giorno di Natale in fabbrica per timore di furti… mi chiedono che vuol dire corrotto, che è riportato come contrario di integro. Bene. Corrotto. corruzione morale certo, poi corruzione politica.. “tutti i politici sono corrotti” fa una, lei nn ha fiducia più in nessuno, certo ha le sue idee ma è delusa (sarà lo stato dele cose, lei poi ha un parente prossimo portatore di grave handicap e ha perso i sussidi statali). Gli altri invece inorridiscono, loro una certezza nella vita ce l’hanno e si chiama Orban Viktor. si parla poi di libri, Al momento il libro in cima alle classifiche di vendita ungheresi (un po’ il libro di Bruno Vespa) è di un famoso giornalista autore di inchieste e reportage che nn è che conosca bene, In un momento in cui tutti ce l’hanno con le banche cattive che soffocano l’Ungheria, lui ha fatto proprio un libro sulle banche, i banchieri e la finanza internazionale che trasuda avidità . difficile dargli torto.

 

c’è del fumo che esce dalla mia Costituzione..

Tornando in Italia per Natale all’aeroporto ho preso il giornale, perchè è figo leggere il quotidiano in aereo e vedere gli italiani sull’aereo che nn capiscono chi sei..

E sul giornale di quel lontano 20 dicembre c’era un bell’articolo sulla nuova riforma del lavoro e della scuola,  cambia un po’ tutto, questo governo vuol cambiare tutto e anche di più.

Al mio ritorno in terra magiara, allora, immaginavo nel posto di lavoro (come si dice anche in ungherese) fitte discussioni, informative e circolari, invece nella riunione plenaria nn si parla di questo o di politica ma l’argomento principale è il fumo. Già, perchè dal 1 Gennaio è entrato in vigore il divieto di fumo nei locali, negli istituti scolastici, negli ospedali, nei locali pubblici. La discussione dura più di mezz’ora, un mare di domande, gli animi si accendono, i colleghi si accalorano… nn si pué fumare neanche sul terrazzino?, il divieto è esteso ad un raggio di 50 metri dall’edificio?, e se qualcuno fuma in bagno?. e se nei 15 minuti di pausa esco e fumo faccio in tempo a tornare? e se vedo un collega che fuma lo devo denunciare alla famiglia? ma scusate se io cammino per strada tra fermate del tram, scuole, ospedali, uffici,  quasi ogni 100 metri, praticamente nn si può fumare, questo è assurdo…(quest’ultima un’osservazione di Zsolt cervello fine e uno che si gode ogni sigaretta che fuma). E in effetti fa un certo effetto entrare in una kocsma, accorgersi che c’è qualcosa che non va e capire che quello che manca è la nuvola di fumo del vicino e i posaceneri ai tavoli..

il fumo è un tema che appassiona e coinvolge tutti, altro che la politica di cui in fondo si parla poco… Ne parlava l’altra volta giusto chi è contro Orban ma in modo scherzoso, tanto noi siamo italiani e si può scherzare.. chi ama Orban invece sta in silenzo perchè il fatto è delicato, nn interviene e ascolta (meno male che nn prende appunti).

Perchè in politica l’Ungheria è sempre molto divisa, come lo è sempre stata da quando son qua, chi vede i comunisti e chi vede i fascisti e chi sceglie uno perchè soprattutto perchè odia l’altro.. Generalizzando (cosa che nn fa mai bene) da un lato gli ungheresi cosmopoliti, che viaggiano in Europa e parlano le lingue, dall’altro chi si lascia vincere dalla tentazione di “ripiegarsi su se stessi, appigliandosi all’idea di una Grande Ungheria, magari con un pizzico di ottuso vittimismo, per ciò che è successo nel corso della Storia (…)” (-link Bruno Ventavoli-).

Eh si, gli ungheresi son molto divisi e pure in maniera strana, qui dove la sinistra è liberista e liberale e la destra ultraconservatrice, nazionalista e pappa e ciccia con la chiesa (ohibò sembra normale), ma insomma si sente gente che noi definiremmo di sinistra lodare Orban per la sua politica contro i grandi capitali stranieri e le banche e poi si, dire che insomma, si deve chiudere un occhio sul dleficit di democrazia della costituzione, lasciamolo lavorare, per fortuna che Viktor c’è..

Sembrerà strano, eppure il clima generale, almeno tra i comuni mortali,  non è da scontri di piazza e tensioni sociali.  A parte la grande volatilità politica dell’elettorato (non sorprende che ora la popolarità del partito unico di governo è precipitata),  l’ungherese medio è in fondo molto rassegnato, con la stessa  sfiducia nella politica che viviamo in Italia, che si somma a quel distacco che si aveva qui fino a una ventina d’anni fa, in cui tutti dovevano scendere in piazza col fazzoletto al collo il primo maggio, e giurare di credere anche se non credevano … e poi la gente si interessa di politica, e di diritti del cittadino, ma è molto piu spaventata dalla crisi finanziaria, dal fiorini arrivato a 324 contro euro, dal che fine faranno i nostri soldi..

Per capirci qualcosa il consiglio migliore è sempre quello di studiare le fonti, allora ho letto l’inizio della costituzione nuova ma i dubbi sono restati… saltando a piè pari l’ampio preambolo che inizia con Dio salvi l’Ungheria, la parte I (c’è anche la II e la III, insomma una trilogia) comincia con: articolo A: il nome della nostra patria è Ungheria [e non più repubblica ungherese, come sta scritto sulle monete per esempio]; articolo B: (1) la forma legislativa (?) in ungherese jogallam) è la democrazia (2) la forma di stato è la Repubblica (3) la fonte del potere è il popolo (4)….

sembra un po’ di fare i salti mortali, vuoi mettere con: articolo 1: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. la sovranità appartiene al popolo.

Ieri al Vittula (la mia bettola di fiducia) ne parlavo con un’amica che lavorava al ministero degli interni, poi si è intromesso Arpad, con la sua cresta e camicione da neorockabilly, che era in una serata no, taciturno, con le guance scavate “scusate parlate della costituzione?.. ma Alessandro, è solo un pezzo di carta, nessuno la segue veramente è solo fumo negli occhi che nn lo sai…??” ho risposto subito che “quella è la legge a cui tutte le leggi dello stato si devono uniformare, quindi è importante..”  ma nn volevo rovinargli la serata o impelagarmi in discussioni politiche..

..allora ho fatto un esempio, quello giusto, l’articolo che ricordo meglio della nostra costituzione (che è bellissima): L’Italia ripudia a guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali…” ecco non è straordinaria? e i nostri soldati poi vanno a morire in Afganistan, Iraq e dov’altro.. “hai ragione è solo sulla carta (pausa) ma almeno sono contento che la mia costituzione dica questo….” (pausa). ogni tanto qualche numero mi riesce..

 

Ungheria – XXXXX Y – 3

Mi ero spinto in un angolo buio del IX distretto quel pomeriggio, alla ricerca del miglior ristorante cinese di Budapest, come dicevano i miei appunti almeno, il ristorante del signor W., e ho camminato davvero tanto, per una via che prima era figa e aggiustata, tutta sampietrini e case colorate a toni pastello e e poi finalmente dopo qualche  isolato diventa una strada normale n po’ decadente, con l’emblema della vecchia stazione dei pompieri, un edificio enorme, abbandonato, senza i vetri alle finestre, dove un 4 anni fa c’era un locale incredibile con un grande fuoco che ardeva al centro e poi la via diventa una zona residenziale, ma sempre urbana , che è una bella definizione..

Il  ritorno si sa sembra sempre più breve e mi ritrovo in poco tempo al körút, il viale circolare che unisce i vari distretti centrali di Pest.. Da  lì in 15 minuti trovo una stada dove ero stato qualche anno fa inseguendo una commercialista, vicino a un ponte, importante,  qui c’è una bettola, la conosco ma nn ero mai entrato, per timidezza ovvio.  Immaginate un bar a Roma che si chiama come Italia Germania 4:3, anche qui la bettola porta il nome  di un’incontro di calcio cher ha fatto la storia, la storia dei meravigliosi anni ü50. Dentro per fortuna è pulito penso e la signora al banco pure simpatica. C’è una coppia di anziani normali a uno dei tavolini, tavolini di legno pesante, con dei centrini rossi tradizionali. E’ come in un sogno uno stilista disegnerebbe una bettola, c’è una signora in là con gli anni dietro al bancone, dicevo simpatica e premurosa, ci sono i tavolini ma ci sono anche i tavolacci alti su cui bere in piedi o sugli sgabelloni, ci sono le tendine bianche ricamate alle finestre, c’è una TV sempre accesa sul canale nazionale che tutti ma proprio tutti guardano con estremo interesse. Tutti vuol dire 5 persone, si, in un angolo di un angolo, come se l’avessero disegnata c’è una donna, con dei lunghi capelli grigio biondi, sfibrati, lisci, che fuma una sigaretta dopo l’altra, con un  posacenere strapieno di mozziconi e una nuvola di fumo denso attorno. Bene, prendo il mio bicchiere di vino e szoda e scelgo il mio posto. Come in un film di Woody Allen faccio un movimento maldestro e rovescio il bicchiere di vino. Nessuno fa una piega, neanche se ne accorgono, io  mi scuso, per fortuna la signora è tranquilla “ il secondo giro è arrivato subito..” sorride e mi serve un altro bicchiere di vino e szoda, dé un’altra generosa mancia di 50 fiorini, 15 centesimi di euro..  Sono giovane e sicuramente il mio accento mi tradisce, ma prendo il vino della casa, il vino “che scorre” non il vino “di qualità” dalle bottiglie..

Stavolta cambio posto, mi metto sui tavoli alti, su uno sgabello. In un certo senso provo un senso di protezione, come in un nido. E’ bello star qui a vedere M1, magyar televiziò 1, danno “l’isola del tesoro” il protagonista è biondo e con i boccoli, curioso il doppiaggio ungherese.

Mi guardo meglio intorno, c’è un juke-box fantastico, rosso acceso, spolverato, sicuramente coevo della grande partita, c’è la prima pagina del giornale ungherese del giorno dopo e anche del giornale straniero, eh si, era la partita tra due nazionali, c’è una foto con Ferenc Puskàs, mattatore di quella partita in visita alla bettola dove sono ora, una foto dai colori sbiaditi, dove Puskàs ha i basettoni anni 70. C’è una vetrinetta con dei cimeli, un pallone di cuoio, un paio di libri sul calcio.. ma ho dovuto fare uno sforzo per vedere questi particolari, verrei qui anche se non si chiamasse Ungheria – XXXXXX X-3. C’è pure un poster del Ferencvaros, siamo sempre nel quartiere di Ferencvàros in fondo, stagione 82-83, con le caricature dei giocatori, l’unico che riconosco è Nyilasi, che mi dicono più forte di van Basten, quand’era in giornata….

Entrano un uomo calvo ed uno più giovane, poi una coppia ben vestita, poi un vecchio quasi in pantofole con una tuta da ginnastica e gli occhialoni spessi. È una kocsma, una bettola, o traducendo dall’inglese pub una casa pubblica dove cercare conforto…

Verrai a Budapest e vorresti visitare questa bettola, farti un bicchiere di vino e szoda, girare per i dintorni, e poi spostarti in un’altra bettola tradizionale con la storia dei suoi avventori e dei palazzi che vi sono attorno…? clicca qui

 

Rio Bravo

In uno dei più bei palazzi dell’ottavo distretto, un colore amaranto slavato dal tempo,  un palazzo degli anni ’10, quando il liberty trasformava i suoi spettacolari fregi sulle facciate in simboli quasi astratti legati ai motivi tradizionali ungheresi,  bene, qui c’è c’è una bettola, mi hanno assicurato la bettola più a posto della strada, ce ne sono tre e sono sempre nel quartiere malfamato,  anche se Budapest è una città sicura.

Cmq mi hanno consigliato bene, è proprio una rendes kocsma, una bettola a posto, con una donna dietro il bancone, una dona in posti che sono come il barbiere da noi, per soli uomini o quasi, succede spesso qui, un modo per assicurare che nn ci siamo problemi,  questa poi è anche carina e gentile, anche se forse io sbaglio a ordinare, ho preso una Aszok alla spina, mentre tutti la stanno bevendo in bottiglia. Tutti vuol dire un paio di uomini di mezz’età sugli sgabelloni, con i baffi forse, io invece mi siedo nella saletta oserei dire, la saletta è tutta in legno, sembra davvero di stare nella bettola Rio Grande (nome di fantasia, il nome vero è T….) come si chiama questo posto. Il pavimento, il soffitto, le panche sono tutte di listarelle di legno scuro, c’è un solo tavolo vicino alla finestra, dal quale entra un po’ di luce in questo grigio sabato pomeriggio d’ottobre, sulla finestra accanto al tavolo persino una pianta di geranio. Posso tirare fuori un pezzo di carta e un mozzicone di matita, di fronte la gente delle strade dell’ottavo distretto, che aspetta alla fermata del tram, anche se tutto è rallentato oggi, è sabato, primo pomeriggio, anche i barboni si prendono una pausa di riflessione.

Sono venuto qui su suggerimento di R. (questo nome  davvero nn lo ricordo), ero in giro per il quartiere e mi ero adocchiato questo kebabbaro, ai confini del quartiere Maddalena, vicinissimo a Blaha e al centro, ma dove vedi passare molti zingari, quasi un’atmosfera di villaggio, e ogni tanto alzi la testa e vedi capolavori del tardo liberty, e poi è ottobre, che qui in est europa è un mese bellissimo, foglie gialle che cadono e luce soffusa.

Entrato, ho scoperto che era un kebabbaro di qualità, di quelli che ti offrono riso giallo alla turca o altri contorni ricercati e porzioni piccole, medie o grandi, anche se è pur sempre un buco un po’ spartano. Ma poi la sorpresa maggiore è la donna di mezz’età che mi prepara la sbobba.. Sono sicuro di nn aver fatto errori quando ho chiesto il piatto, ma lei mi chiede di che nazionalità sono (il modo ungherese gentile per chiedere di dove sei) ed è così che ci conosciamo e mi racconta la sua storia..

E’ romena, (romena romena, nn come tanti qui, romena, di nazionalità ungherese, ce ne sono quasi un milione e mezzo in Transilvania, pardon Erdelyi). È strano, qui ci sono pochi romeni, chi può va piuttosto in italia o in spagna, la lingua è simile, certo, si guadagna di più, anche il modo di pensare è proprio identico. E’ quello che aveva fatto suo marito, lei era rimasta in romania, (la storia è iniziata 10 anni fa), faceva la poliziotta, badava alla famiglia, la paga era molto molto bassa.

ma facciamola parlare in prima persona…“poi avevo un’amica, una cara amica che lavorava qui, al mercato cinese, -il mercato delle quattro tigri”, sicuramente lo conosci…, e allora sono venuta anch’io, il primo anno era diffiicile, nn avevo un lavoro, nn parlavo la lingua, ma mi son detta: io indietro nn ci torno..  poi è arrivato un lavoro, nn un buon lavoro, ma un po’ di soldi, meglio di niente, alla fine son qui da 6 anni (anche questo è raro, soprattuto nella ristorazione c’è un grande e veloce ricambio di personale..). molti mi chiedono se io e il padrone siamo sposati, no, è solo il proprietario, mi raccomando, nn metterti con un’ungherese, si sono carine, sono gentili, ma poi nn è proprio così, io anche, ho avuto storie con ungheresi, ma poi, ho capito questo… ” si prende una pausa, prchè son affamato e le do le spale mentre mangio.. “E’ buono il gyros?…”mi fa si, il gyros è buono, e io son contento, che qualcuno mi abbia chiesto chi ero e mi abbia detto chi è, qui, nell’VIII distretto..

vieni a Budapest e ti interesserebbe fare un giro delle bettole di Budapest o visitare l’VIII distretto, il quartiere multietnico? clicca qui o qui..

Una storia della grande depressione

quando Alberto se ne va, il presidente si affretta allì’appendiabiti per precederlo e porgergli il cappotto, “vero italiano gli fa”. e poi verso compiaciuto. elegante.

Alberto conosceva già la zona, MOM park gli avevano detto al telefono, uno dei grandi centri commerciali di Buda, ma no, era zona Deli per lui, giusto dietro la stazione sud, oltre il cavalcavia, quella zona dove Buda assomiglia ancora a Buda, con il Vérmező, il parco tra la stazione e piazza Mosca, dove c’era l’ultima grande statua comunista, di Varga Imre, a Buda con gli eredi dei tedeschi che erano voluti diventare magiari, le case, i borozò, vinerie, la gente che ha una faccia normale addosso.

…. ora poteva uscire a respirare, era distrutto.., certo vestirsi elegante era bello, mettere la cravatta blu e la camicia bianca, ma ormai .. era uscito dal mondo della grande economia o era rimasto solo con la porta di servizio aperta, ma gli arrivano ogni tanto telefonate a cui nn poteva dire di no:.. “sig. Rinaldi, abbiamo trovato il suo nominativo da qualche parte, si tratta di un lavoro di prestigio e ben pagato se le interessa..” poteva forse dire me ne sbatto, io sono me stesso, fottetevi fottetevi fottetevi?? e poi mica lo sapevano che lui con quel mondo aveva quasi chiuso e ora per lavoro scriveva qua e là quando gli pubblicavano qualcosa e andava  a vedere le partite e mandava gli aggiornamenti in tempo reale alle agenzie di scommesse, un lavoro di responsabilità insomma e anche divertente.

ma in fondo meglio andare a sentire cosa gli dicevano, meglio conoscerli, guardarsi negi occhi, comunque insomma, ed era una situazione così e cosà e dall’altro lato lo aspettavano genti che tra sorrisi e diti su pel culo l’avrebbero salutato gentilmente pensando tra se e se ma guarda questo, ci ha fatto anche perdere tempo..

ne aveva fatti tanti di incontri così e in fondo come gli disse una volta Michele,  lui Alberto aveva fatto di tutto per nn fare un lavoro normale..

il giorno prima con un supremo sforzo della sua natura pacifica aveva dato un’occhiata al sito dell’azienda, e sembrava una cosa diversa, piu umana, come se gente normale lo facesse, gente con gli occhi per vedere e la bocca per parlare, è meglio così..

il supercapo era un australiano, bassino, da 15 anni a Budapest, uno di quelli che avrebbe potuto incontrare al Beckett’s a vedere il rugby, un expatriate, come Adrienne, come lui, uno che vive a Budapest o almeno gli pareva, che ci è restato da 15 anni. Ci aveva pure un blog, quasi letterario, insomma si vedeva che era uno che amava scrivere, personaggi, dialoghi, piccole esperienze e discorsi con gli amici certo sulla finanza aliena dell’azienda, ma in fondo uno degli ultimi post si intitolava pur sempre” E’ finalmente uscito il mio libro, “la crisi del credito spiegata a un frequentatore dei mercatini di seconda mano”

ma poi dopo il colloquio  poi si era subito rifugiato con la cravatta e tutto in un borozò, si, un posto dove bere, l’aveva programmato fin dall’inizio quello si, come un personaggio di un film, ficcarsi a bere alle 12 del mattino in una bettola di classe, dopo un colloquio di lavoro con supermanagers..

era pure vicino il borozò dove un anno prima se ne andava a leggere e a scrivere la mattina dopo l’appuntamento di lavoro settimanale con uno pieno di soldi, muscoloso e sorridente che  stava da quelle parti.. ma l’aveva trovato chiuso, eppure erano già le 12, semplicemente ora al suo posto c’era un negozio di elettrodomestici..  eppure era passata solo un’estate dall’ultima volta, era un pince (un seminterrato), in fondo pulito e ben tenuto, tutto im legno, odorava di legno, e gli avventori erano vecchietti, pensionati, anche coppie, che lì si prendevano un mezzo bicchiere di acqua e vino dopo la spesa, come in molti di questi posti c’era una donna di mezz’età a servire dietro al banco, … e si davano tutti del tu e tutti si conoscevano

per fortuna a Buda di questi posti  ce n’è ancora qualcuno, c’è ilK.L., proprio di fronte al grande centro commerciale nel centro di Buda, quello era ancora rimasto in piedi per ora, ne era certo,

ma anche lì c’era qualcosa che nn andava, va bene era vuoto, solo un banco con vecchietti che giocavano a carte e lui era a un tavolo accanto con un Unicum e una birretta, nel suo completo blu scuro da 500 euro.. Ora il Duebuchi, teneva appesi ai 4 angoli delle scritte incise su tavolette di legno rossastro, scritte inneggianti al vino tratte dalla letteratura, se lera anche appuntate la prima volta che era capitato là. Le scritte ti facevano sentire un animo nobile mentre bevevi, ma ora erano scomparse.Quando ne aveva chiesto notizie al gestore tutttodunpezzo, “Oh che vuole signore”, gli era stato risposto, “una me l’han pure rubata, l’altra rotta” allora ho deciso di levarle… sic

è meglio cosi’

il mio amico Harp

Alle volte capita che ritorno agglegeny (una specie di scapolone che ama vivevere per i cazzi suoi senza una donna) e mi ritrovo a nn voler ritornare subito a casa e ad entrare nella kocsma vicino casa per una birra in pace.

Accanto a me ci sono tre che giocano a carte, di mezz’ètà, dall’aria saggia, ma con sguardi e muscoli di chi ne ha viste tante. A un certo punto uno di loro fa: “per cortesia, canti a voce più bassa se è possibile…”. Nella scala di valori magiara queste parole sono pesanti come pietre e 15 minuti dopo il poveraccio, mezzo ubriaco che stava mettendo musica nel jukebox e la cantava a voce alta si ritrova sbattuto fuori in strada, con la sua bottiglia di Aszok (la birra più economica) e l’immancabile busta di plastica che questa gente si porta appresso.

Poi il kàrtyazò (giocatore di carte) torna al tavolo come se niente fosse e gli amici nn gli dicono niente. Io allora mi concentro di nuovo sul 90esimo minuto del campionato francese che il grandeschermo della kocsma sta generosamente trasmettendo, quando si avvicina un tipo con una felpa arancione, capelli ricci un po’ sporchi e occhiali tondi tondi moltopiugrandidegliocchi.

“Parli inglese?” mi fa. “Beh si” rispondo. Continua..”stiamo insieme? parliamo? sai io sono solo..” lo guardo, interdetto, e a ragione, poi “Sai io sono polacco, sto qui da poco in città, abito da queste parti e questo è il bar più vicino, sono entrato per caso, mica conosco qualcuno”

allora si siede.. è polacco di Varsavia, anzi di Lublino, meravigliatissimo dal sapere che io a Lublino c’ero stato, e anche a Zamosc, che è li vicino, lui va tre volte all’anno in Italia, perchè il padrino (cioà il padrino di battesimo) della ragazza è di Italia. bene, ora ci conosciamo, anch’io metto nel discorso la mia ragazza e ora tutto è a posto.

Anzi no, manca il che fai nella vita, orbene lui è artista, è giustappunto qui per una mostra delle sue opere, 3 mesi in una galleria. Alla domanda innocente: “Dipingi?” mi guarda come se avessi chiesto qualcosa di molto stupido.. “Che domande Alessandro, dipingi, cosa vuol dire dipingere.. se vuoi comunque nella galleria c’è uno che ha fatto una monografia su di me grande così..”

E’ un artista, deve fare domande, mi dice, mi chiede che cos’è l’Ungheria,e perchè e che posti frequento. Quando esce dal cesso anch’io gli domando allora che ne pensa della tragedia che ha colpito la Polonia, il presidente Kaczynski (morto insieme a tutto lo stato maggiore, e poi ministri, sottosegretari, nello schianto dell’aereo del Tupolev presidenziale in una nebbiosa mattina di Marzo mentre si recavan a Katyn, a rendere omaggio alle salme di un’altra classe dirigente polacca decimata….)

“bene alessandro, ma prima dimmi tu cosa ne sai.., che ne pensi..”

“cosa vuoi che ti dica, caro amicone polacco, proprio mentre andavano a Katyn, tutti insieme, e poi han sepolto Kaczynski, figura comunque molto controversa, proprio nella cattedrale del Wavel, a Cracovia, accanto ai re di Polonia, a Casimiro il Grande..” annuisce ma ha un sogghigno-..

premette che lui mica amava Kaczynski ma poi domanda calmo: “E tu pensi, alessandro, che sia stato davvero un incidente?” mi offre da bere un altro korso e va a pisciare, anche se sulle porte sono dipinte calze a rete e mocassini chiede a me dove entrare..

quando torna replico.. “Beh han trovato le scatole nere, le condizioni meteo erano molto cattive il pilota ha fatto un atterraggio molto difficile..” ma lui è molto scettico “sai io prima di essere artista ero un ingegnere aeronautico, qualcosa ancora me la ricordo, ho visto il materiale reperibile su internet e anche solo da quello si capisce che ci sono molte cose che nn vanno” mi fa qualche esempio, pezzi di carlinga inspiegabilmente a distanze siderali o qualcosa del genere… capisco, poi serio: “E allora l’hanno ucciso! e chi è stato..?”

mi rigira la domanda: “Secondo te?” e che ti devo dire: “i russi, i tedeschi?” “oh come sei antico Alessandro, ancora ragioni con queste vecchie categorie, con gli stati nazione, pensa in grande..” allora penso in grande: “mit tudom èn.. Gazprom? gli Ebrei, il sistema radar nell’europa centrale?” “ma no, ahah, io amo gli ebrei”

pausa

“ma tu conosci HARP?”

(Harp??? sembra un telefilm americano anni 80 con un pupazzo che vive in una famiglia semiborghese col padre nero… il mio amico Harp..)

provo a pensarci, “no davvero nn lo conosco.” OHIBO’! “Non conosci Harp? com’è possibile, pensavo fossi una persona che sa certe cose…” e io”Ma davvero, nn so cosa sia..” è sconcertato “Incredibile, tutti sanno chiè Harp, mi meraviglia CHE TU NN LO SAPPIA, davvero, scusa se ti dico certe cose. (pausa) E allora ti devo dire tutto io…”

E inizia la storia di Harp. la prende un po’ alla lontana “Tu sai chi è Tesla vero alessandro? Bene Tesla fu il primo scienziato ad iniziare certi esperimenti per la trasmissione di energia nell’alta atmosfera… poi dopo la seconda guerra modiale uno scienziato ebreo [gli ebrei, lo sapevano che c’entravano gli ebrei] ha ripreso i suoi studi e ha sviluppato la cosa, e alla fine è nato HARP, una specie di arma potentissima, che c’entra con lo scudo stellare americano, in mano ai potenti della Terra, pero’ la cosa nn è mai stata resa pubblica perchè HARP è un’arma troppo potente. si potrà persino traferire tantissima energia premendo un bottone nella propria tasca..,,,”

E’ cosi’ che ho scoperto chi ha ucciso veramente Kaczynski

La mattina dopo  mi sveglio stanco e con un gran mal di testa. Il mio primo pensiero è: “sa anche il mio numero di telefono.” (aveva promesso di invitarmi alla sua mostra in galleria.” ma poi almeno mi rassicuro, “almeno nn sa dove abito”

 

Hamsun al Budapest City Pub

A Budapest fan più di 30 gradi, il maggio a Budapest ormai è questo. Quando vado da Blaha a casa, passo da Almassy tèr, una via che faccio spesso, perché c’è verde e c’è il selciato, le pietre di gatto, il macskàkő, come dicono qui. Da un lato gli alberi e dall’altro il Szabadidő központ, un centro culturale chiuso per costruirci un albergo, un parcheggio o un supermercato, all’inizio c’è il Colorado Söröző, dove vedevo le partite, un negozio di strumenti musicali, un piccolo alimentari e poi qualche negozio dei bei tempi, un sarto, un calzolaio, due o tre locali o birrerie. In un giorno di due anni fa ero  triste, uscivo da una festa in cui ti senti solo, era giugno, una sera calda, girai cun po’ a zonzo, una birra all’ABC di klauzal tèr, forse feci un salto sopra il Crovin tető, che aveva appena aperto, forse no, ora so che sarei andato al Vittula, where everybody knows your name,ma era estate, il Vittula aveva già chiuso.   Allora mi ficcai nel Budapest City pub.

E’ un pince (cioè una cantina, che si scende gi e chissà dove sbuchi), ma non un sozzo pince come quelli di Hathaz utca, con un’insegna con una boccale di birra gialla e un po’ di arredamento semplice in legno. Forse la musica mi aveva attirato, musica dal vivo, un gruppo, rock classico, bravi, di quelli che 30 anni fa suonavano nelle cantine quelle vere.

Qualche giorno dopo incontro il pultos (barista) del Vittula al Szimpla: “ora diventerà questo il Vittula estivo?” “ Ma non so, è un posto diverso dal Vittula, mica mi trovo altrettanto bene, sai sono andato al Budapest city pub.”  “Budapest city pub? Buona idea, è molto che nn ci vado.”   Detto cosi come se fosse stato un locale importante.

Era un’estate strana, appena pochi giorni dopo ero di nuovo là, un sabato sera, dopo le 2, sono sicuro che era sabato perché qui i matrimoni si fanno solo di sabato e io tornavo da un matrimonio, tornavo col bus notturno perché non avevo soldi in quel periodo e non potevo permettermi un taxi, e il matrimonio era deprimente e io ero la mascotte italiana. Sulla via del ritorno il Budapest city pub era ancora aperto e c’era gente,  c’era uno che suonava in un angolo, era bravo, faceva gli Oasis, che ormai han più di 15 anni, era sbronzo, o quasi, stonava spesso e sbagliava gli accordi, si scusava e il pubblico applaudiva. Diavolo se era bravo.

Allora era un posto popolare. Ci sono stato poche volte, 3 o 4, parlavo l’ungherese peggio di adesso, non conoscevo le kocsme (bettole) di Nepszinhaz utca, dietro il banco c’era una donna di mezz’età, probabilmente un’ex battona, accanto a me invece uno con i capelli lunghi ricci con la testa stesa sul banco e un’altra probabile ex battona che lo accarezzava teneramente. Mi sembrava un buon posto per farsi una birra e ascoltare buona musica in una sera in cui ti senti giù.

Piaceva anche al mio amico Angelo quando la città ci era più sconosciuta e la cosa migliore era vederci le partite italiane la domenica nel suo salotto e uscire a bere qualcosa quando la sua famiglia lo permetteva.

L’ estate scorsa invece il Vittula è rimasto aperto, e speriamo nn sia stata una leggerezza. A fine Agosto in un’altra serata calda, accanto a me al bancone si siede un biondino, sui 40anni, ben mangiato e sereno. E’ in viaggio solo, come tutte le persone sole vuole parlare. E’ norvegese, fa parte di non so quale organizzazione od rivista ambientalista, è di passaggio perché  è stato in Romania a scrivere di piccole comunità locali che salvano cervi rari e combattono contro la grande diga che minaccia il paesello.  “Sai, mi fa, prima più di 10 anni fa venivo più spesso a Budapest, una volta ero al Budapest city pub..” “uh davvero?” Lo cita come se fosse il posto più popolare di Budapest, almeno lo era, “bevevo una Soproni, beh ero lì mi si avvicina una ragazza, avevo visto che mi fissava, e mi inizia a parlare in norvegese. Ci pensi, una persona che neanche ti senti parlare, ma ti si avvicina e ti si rivolge in norvegese. Ovviamente aveva lavorato in Norvegia e sposato un norvegese, lavorava con i disabili.” Una birra però il tipo non me la offre e sì che ci speravo. Andiam d’accordo che Hamsun era un genio e un grande artista, anzi si meraviglia che anche la traduzione sia bella, perché il suo norvegese era splendido.  

Hank da lassù ci strizza l’occhio.

che sport era..?

In Italia ci fermiamo alla pallavolo, invece in Ungheria circa 10 giorni fa, sabato 1 il Nemzeti Sport titolava a 9 colonne: “Partiamo per vincere” ed aveva in copertina una foto a effetto della nazionale femminile di pallamano, impegnata nei mondiali in corso di svolgimento in Francia. E il mio socio in affari Balint mi ha gentilmente mandato sms di aggiornamento al termine di ogni partita, come gli amici dall’Italia nei momenti bui in cui la TV sottocasa nn mi trasmette la coppa Italia e mi voglion tenere aggiornato..

Tra qualche polemica di troppo l’Ungheria, di recente vicecampione olimpica e mondiale, è approdata ai quarti di finale, ma, complice una sconfitta nell’ultima partita del girone si è ritrovata nei quarti contro la Russia, campione Europeo in carica. Han giocato ieri alle 15.30 e propongo a Balint di svolger la trattativa in un bel caffè vicino al Varosliget dove so esserci un bella TV per gli avventori.

Ma il locale trasmette solo canali musicali, la loro politica è questa. Da quelle parti conosco un posto all’angolo tra Thokoly e l’Hungaria korut, entriamo: lo spettacolo è d’altri tempi: fumo, tavolini lisi, tanti uomini distrutti da alcool e sigarette cattive, una donna sfatta dietro il banco, birra economica e vinaccio a decilitri. Una vera kocsma (bettola, postaccio). Ma lì il TV non prende Sport1 e alla fine si ripiega in un’altra kocsma sempre lì vicino. La donna dietro il bancone è rude e scortese, un ragazzo in canottiera nera gioca a biliardo e quando non è il suo turno pomicia con la ragazza, operai agli altri tavoli, dietro di noi due vecchi ubriachi, ma almeno siam sotto il televisore, in diretta da Marsiglia.

L’inizio è promettente, l’Ungheria conduce quasi per tutta la partita, brilla al centro dell’attacco la Gorbicz, “pallone d’oro” della pallamano femminile 2007, ungherese che gioca nel Gyor. Kakà. La Gorbicz è scura di capelli sotto la sua carnagione chiara, non è altissima ed ha un velo di matita sugli occhi.

Nell’intervallo i vecchietti litigano, “per me vinciamo” “per me la Russia è forte”. “se sei pessimista vai fuori in strada!” Aveva ragione il pessimista; alla fine vince la Russia; questione di mentalità vincente.

E il vecchio in blu esce, allora quello in un logoro impermeabile bianco si volge a noi, ci chiede una sigaretta, lui le ha finite. In bocca ha 2 denti 2, uno sotto e uno sopra, farfuglia anzichè parlare. Vuole bere dai nostri bicchieri, e allora gli prendiamo una birra, ma dopo un po’ si distrae, non vede la birra piena sul suo tavolo e afferra confusamente il mio bicchiere. Ma non è molesto. Ha 70 anni, ricorda da ragazzino l’arrivo dei russi a Debrecen, e la sua vita da guidatore dei tram a Kispest.

Aveva poca memoria fa Balint. Vero. Ha visto tutta la partita, lì dietro di noi, ma alla fine mentre parlavamo ci fa: ma che sport era.., pallanuoto vero? Quasi.

coast to coast con la Trabant

– V.”Mi piacciono le auto tedesche, tu che auto hai?”
– A. “Un’opel. Un’opel corsa”
– V. “Anch’io ho un’auto tedesca. Una Trabant. E’ tedesca anche quella giusto?. E’ una bella macchina e mi piace. Il mio sogno è fare il giro dell’america dall’Atlantico al Pacifico..”
– A. “Se lo fai allora vengo con te..”
– V. “Giuseppe vieni anche tu?, no in 3 non possiamo, dobbiamo lasciare i sedili di dietro per i pezzi di ricambio, negli USA non hanno i pezzi di ricanmbio per le Trabant. Almeno 6 transmissions ci servono.”
– A. “Siamo d’accordo, allora. Facciamo il coast to coast insieme.”

frammento di dialogo tra Alessandro e Victor, appena fuori il pubbaccio di Erd