Guardiamo con fiducia al futuro!

visegrad var regi.2

alto castello di Visegrad, tardo 800

Guardiamo con fiducia al futuro!

Tra circa 110 – 115 anni, un bel giorno d’estate, una dopo l’altra sentiremo suonare tutte assieme le campane del paese. Molti neanche ci faranno caso, eppure il din don sarà annunciatore di un grande cambiamento!

Allora sarà stato ricostruito a Visegrad l’antico palazzo reale, con una pompa mai vista, oggetti grandiosi e giardini pensili. Alla festa di inaugurazione, segnalava questo lo scampanio, a qualche vegliardo gli occhi si riempiranno di lacrime. In verità, sarà questo il momento, il grande momento lungamente atteso, in cui avrà fine la nostra millenaria sventura.

Visegrad allora non sarà più capitale di un paese minuscolo, ma della Repubblica Danubiana Ungherese , bagnata da 4 o 5 mari. Danubiano, il paese sarà chiamato così, per non essere confuso con la Repubblica del Basso Reno Ungherese e in quest’ultima allora non abiteranno più i magiari, ma i poveri Bassorenani, dagli abiti logori, che solo per un caso avevano assunto il nome di magiari.

Non si può neanche descrivere che cosa piacevole sarà allora essere magiari!. Basterà forse dire, che la parola “magiaro” – tra 115 anni – diventerà un verbo che verrà assorbito da tutte le lingue parlate nel mondo, con un significato positivo.

“Magiarare” in francese per esempio vorrà dire “succhiarselo bene da solo”. In spagnolo: “trovare soldi per strada e chinarsi per raccoglierli”; in catalano: “mi piego facilmente da quando sono guarito da quel fastidioso dolore alla schiena”. E se qualcuno a Londra dice “I am going magyarni” (ovvero alla lettera: vado a magiarare), vuol dire: “ oh quella donna divina che vedi laggiù, ora vado da lei, le parlo, la prendo sottobraccio, la porto a casa e (qui segue una parola volgare)”.

Un altro esempio: “io magiaro, tu magiari, lui magiarra” (si, sarà un verbo irregolare) in 7 lingue civilizzate (norvegese, greco, bulgaro, basco, etc.) vorrà dire: “mangio (mangi, mangia) una croccante anatra arrosto con un’insalata di cetrioli di stagione mentre Yehudi Menuhin mi suona nell’orecchio “solo una bambina

Ancora: “mamma, posso andare a magiarare” “si, magiara pure” – in lettone vorrà dire che un ragazzino chiede di poter andare a cinema e la mamma, dopo un breve tira e molla, gli dà il permesso anche se il film è vietato ai minori di 18 anni.

Ma lasciamo in pace gli stranieri. Anche in Ungheria molte cose saranno chiamate con un altro nome. Per esempio al posto di “vanilla” che è una parola straniera, useremo la parola “guerra” che nel frattempo perderà il vecchio significato. Nelle pasticcerie di Visegrad quindi sul bancone dei gelati troveremo scritto:

Fragola

Punch

Guerra

Cioccolato

è così che vivremo.    Fino ad allora dobbiamo resistere ancora qualche anno.

(Orkenyi Istvan, 1968)

Visègrad oggiLavorando su altro mi sono imbattuto su una piccola nota di Wikipedia del lemma Visegrad, (si, la città del gruppo – di Visegrad – a due passi da Budapest, la sede reale degli Angioini che diventò favoloso  palazzo d’estate rinascimentale di Re Mattia, poi distrutto da Turchi e Asburgo),  che diceva: vedi anche Nèzzunk bizakodva a jovobe! (Guardiamo con fiducia al futuro!) una dei “racconti da un minuto” di quel genio dell’assurdo e del sarcastico che fu Orkeny Istvan scrittore ungherese del secolo scorso (morto nel 1979, il padre aveva una farmacia in centro, lui studiò chimica, come molti grandi scrittori). è un racconto fantastico (in tutti i sensi) di una paginetta ovviamente tanto che l’ho addirittura tradotto io (chiedo scusa a tutti per i refusi ovvi) ed eccolo qua. Chi vuol capire un po’ Orban, gli ungheresi, come si possa essere tanti e diversi, dietro una lingua cosi difficile e una storia che ti insegnano essere gloriosa e quindi mortificante e come si possa essere acuti osservatori e quindi ironici nell’ex oltrecortina legga sopra.

 

i soliti sospetti

bohoc

Sono ormai 2-3anni che dicon per scadenze tecniche il fiorino scivola pericolosamente nei confronti delle monete forti nei giorni della merla, quando le temperature finalmente si abbassano, il cielo è grigio su e giù, cala la neve e l’inverno diventa inverno. E’ così che ieri tornato dopo un viaggio triste e improvviso in Italia la prima cosa che faccio è cambiare qualche euro e caccio un rotolo di banconote di euro legate con l’elastico perché l’ho visto fare nei film..  Dice portfolio.hu che è tutta colpa della Turchia, e che la Banca di Turchia era sottopressione, dunque ha repentinamente alzato i tassi e questo ha destabilizzato un po’ tutte le monete dell’area. Il fiorino debole, perché a tutti fa comodo una moneta debole, ha vacillato e ha perso qualche punticino. Toccando i 310 fiorini per un euro. l’Ungheria si scopre cugina della Turchia e certo Orban ed Erdogan han studiato insieme da giovani, si stimano e vanno a far merenda insieme, anche se nn so ancora se Orban è il padrino di battesimo di uno dei nipoti di Erdogan.

Mentre torno a casa per le fredde strade del quartiere mi sovviene per la mente il nome di G. G. è una delle persone a cui voglio più bene a Bp. E’ uno di quelli che quando mi incontra mi fa capire che è davvero contento di vedermi e poi è un bravo ragazzo ed è sempre pieno di donne e capita che qualcuna te la presenta pure. Ha studiato slavistica all’università, ceco e croato stato 2-3 anni n Turchia tra università ect. e ogni tanto posta in turco e compare in foto di giovani feste tra giovani turchi e giovani turche.  Gli voglio bene perché una volta non fece che lodarmi per aver usato il verbo giusto per dire pareggiare la barba. Un ungherese dice veritare la barba. Gli voglio bene perché  una volta una domenica di maggio con la mia ragazza  lo incontrammo al Fringe festival, quando il Millenaris Park era ancora un park e non un organo politico. Com’era lo spettacolo?, divertente, feci io, il protagonista era pagliaccioso. (e non “faceva il pagliaccio”). Sfido chiunque a conoscere la parola pagliaccio (bohoc) e  saper dire fare il pagliaccio (bohockodik). Nn fece una piega. Pagliaccioso, ah bene. Uh, interessante!.

Pagliaccio è una parola che conoscevo già bene, bohoc, per il pagliaccio italiano dell’infermiera teutonica Paolo Villaggio in Pappa e Ciccia, e per il pagliaccio con cui appellavano, almeno certi miei cari conoscenti, l’ex premier socialista Gyurcsàny Ferenc. Per gli amici Feri.

Allora ho finto di non scompormi più di tanto  quando, appena il bus 200E è uscito dall’aeroporto, non ho fatto  che vedere sotto il cielo grigio della settimana della merla sempre lo stesso cartellone, grande  e grandissimo,  un cartellone elettorale, che il 6 aprile, la data delle elezioni, si avvicina, ma un cartellone elettorale curioso assai, i tre leader della nuova unione di centro-sinistra (che qui per motivi climatici proprio nn si può chiamare Ulivo), che reggono sul petto un cartello con i loro nomi e dietro delle linee orizzontali, insomma tipo foto segnaletiche, tipo I soliti sospetti…. E una bella scritta su sfondo rosso “Hanno già dimostrato cosa sono capaci di fare (l’ungherese ha una sottile ironia). Non dargli altre possibilità”. E dietro di loro un pagliaccio, tipo il pagliaccio del Macdonald, maestria surrealista. E neanche una firma, nn dico Fidesz, il partito diciamo di destra, o che so io, no, solo galeotti e pagliacci, così è, un dato di fatto. Solo a sera tarda camminando per le fredde strade del distretto vedo l’ennesimo manifesto di pagliacci e galeotti e infondo a sinistra grigio scuro sullo sfondo nero un oscuro sito internet, movimento civile, illeggibile se nn a bambini e sardi. Orban è già in vantaggio, ma se vincerà regali un paio di Macdonald all’ideatore di questa campagna..geniale a dir poco…

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Antichi profumi

a letto malato, ma almeno ho un po’ di tempo per alzare il collo del maglioncino e vedermi insieme col parente a me più caro “Ottocento” mitico sceneggiato RAI ambientato ai tempi delle guerre d’indipendenza contro l’Impero Asburgico. pochi anni ancora e sarebbe diventato Austria-Ungheria.. l’anno di produzione è il ’59.  ottocento è un titolo sbagliato, dai vestiti sembra almeno seicento e la guerra e gli amori la fanno solo i potenti e i signori.

a un certo punto entra un soldato, credo che sul posto di frontiera ogni tanto i doganieri si prendono un caffè insieme, tanto son tutti italiani, o veneti, di nazionalità. Parlottano. l’italiano-austriaco dice “da civile sono un tagliapietre”. un mestiere che forse era già passato di moda nell’800, o che forse anticipava i tagliapietre della lista propaganda 2.

io poi a Budapest un tagliapietre l’ho conosciuto, una sera,  mentre aspettavo il 4-6, il tram giallo simbolo della città, ero in buona compagnia, ma arrivò uno ubriaco perso, molesto, anzi no. ciao ragazzi. si scusate ho bevuto, scusate se dò fastidio, ho bevuto. ma oggi è venerdì, ho lavorato fino ad oggi. si io sono un tagliapietre. kőfaragó, l’ungherese ha mantenuto questa parola, ma si sa l’ungherese è una lingua che guarda al passato, che per resistere in un mare di slavi la lingua magiara del 600 non è molto dissimile da quella di oggi.

A casa malato passo il mio tempo a leggere i vecchi giornali ammonticchiati in un angolo della cucina. Su Repubblica del 31 maggio (subito cercato negli archivi elettronici) leggo qualcosa dal nostro corrispondente a Mosca, Repubblica si può ancora permettere un corrispondente a Mosca. A Mosca si dice che vogliano far rivivere in città gli odori della Mosca preSoviet, limone, menta e fragole in metropolitana,  odor di caffè in un quartiere, di libri usati in un altro, odor di pane nella strada dei fornai e di sigarette nella strada dei tabaccai. Russi romanticoni e progressisti.

e io che pensavo nella mia  vita da budapestino che guardare al passato volesse dire solo mantenere parole vecchie di 400 anni o erigere un monumento per ricordare l’occupazione nazista nel 44 anche se magari cosi scordiamo l’olocausto o riportare la piazza del parlamento all’aspetto che aveva negli anni 30, tutte cose che si avvereranno tra un po’, nel glorioso marzo (elettorale) del 2014 il passato è sempre bello e sempre nuovo, l’avran detto in tanti, specie in parlamento.

ma mi consolo. tra cinquant’anni non sarà difficile ripetere l’esperimento e ritornare agli odori dei favolosi anni ’10 a Budapest, l’acacia in primavera nel Varosliget, la lavanda di settembre scendendo dalla collina del castello, l’odor di vomito rossiccio e bottiglie rotte il venerdì sera per le strade del VII, i sottopassaggi di Blaha e Nyugati  coi senza tetto. per fortuna che a Rakoczi tèr non ci son più le battone….

Tanto nn cambia niente ? Iran a Budapest

La vita è fatta di grandi cose, come quello che pensano in questo momento gli iraniani. Ma anche piccole cose di cui andare fieri. Per esempio a me ad Ottobre scorso è capitato che potevo dire in giro  che il mio dentista era iraniano. Mi ha tirato un dente, il penultimo molare, ne era rimasto solo un moncherino e ha fatto una fatica ad estrarlo. Eh si che avevo un dentista ungherese, qui son bravi e affidabili, e ogni tanto al Vittula passa un inglese o svedese venuto qui a rifarsi i denti. Questo dentista poi era un amico e finalmente avevo qualcuno a cui affidare i miei denti malandati. E invece lui una guardata ce l’ha data, ma poi ha confessato che è un gyermekorvos, un dentista dei bambini, meglio andare dall’altro dentista del suo studio, garantiva lui.

Aveva pure un nome strano, Kaveh, che suona in ungherese quasi come il Dr. Caffè.  Fu strano la prima volta, era un po’ scuro di pelle ma appena appena, bonario, un suo modo di fare mediterraneo e troppo cordiale e io non mi ci ero più abituato a certe cose. Io sono una persona discreta, mica cazzi, e gli ho fatto poche domande, ma qualcosa la sapevo, il padre era un famoso dentista iraniano, lui ha vissuto fuori dall’Iran, chissà come mai in fondo è un paese democratico. Prima a Vienna,e poi ha studiato a Budapest ed eccolo qua, ma mica ci stava bene a Budapest, anche dopo tanti anni. Alla fine dell’anno ha avuto un lutto in famiglia, un lutto grave, la famiglia viveva a Vienna. Ha accompagnato il feretro indietro in Iran, ma in Iran mica ci voleva restare. Abbiamo iniziato un’altra cura al dente affianco. A Febbraio per mettermi a mio agio ha cercato le cose che aveva letto ultimamente sull’Italia e mi ha chiesto dell’Alitalia. (oggi mi avrebbe di certo chiesto delle puttane di Berlusconi). Allora io gli ho chiesto se tornava in Iran per votare. “No, non ci vado. Tanto non cambia niente”. Non si può dire che nn abbia avuto ragione. In Italia da bravo cittadino avrei dunque risposto che il singolo voto è importante, ma credo proprio che sapeva di quello che parlava.

Certo a lui un po’ ho pensato quando l’altro giorno ero al lavoro in un ufficio di Stefania ùt, e abbiam sentito rumor di folla, e grida e cori. Nessuno si è scomposto, ‘iraniani’ abbiam detto, son loro. Si, perché su Stefania ùt c’è l’ambasciata iraniana. Il viale Stefania sarà pure una via che unisce il parco cittadino, il Vàrosliget, alla zona degli stadi (lo stadio Puskas Ferenc, dove gioca la nazionale, e il palazzetto dello sport Papp Làszlo, famoso pugile campione olimpico) ma qui ci sono anche 4 o 5 ambasciate ospitate in splendide ville di inizio secolo, quando questa era la zona più cool per una residenza signorile, polgar, borghese come si dice qui.. Il caso avrà deciso l’ordine, ma certo è strano vedere nell’ordine Libia, Svizzera, Iran, Italia, Prima a metà, tra Svizzera e Iran, c’era anche la Germania Federale, ora ristrutturata a uso uffici mentre la Germania si è riunita al Castello di Buda, in quella che prima era diventata la sede DDR. Più in là c’è una caserma della polizia e il museo nazionale di geologia, che luccica col suo tetto blu, splendore del liberty.

I manifestanti son rimasti un paio d’ore scandito slogan, agitato cartelli bianchi e verdi. Qui a Budapest avevo un’amica che studiava danze orientali all’università (certo niente diritto pubblico o analisi 2) e studiava anche il persiano. Assicurava che è una lingua indoeuropea, abbastanza simile alla nostra in fondo. Io comunque capivo solo Massaui e Akmanid..

Le ultime notizie che ho del mio Dr. Kaveh son che è andato in Norvegia, ora forse è in Olanda, così almeno dice il mio amico dentista. Di certo sarà attaccato a un pc per aver notizie. da casa.

Voros Michele, Budapest 1920-Bari 2008

Quando torno a Bari, tra le prime cose che faccio è chiedere al mio fruttivendolo di Michele Voros (guarda il post del24.8.07). E’ che gli ho lasciato un foglietto in cui gli chiedo se ci possiam conoscere.. “Kedves Vörös ùr..) e son curioso di sapere se per caso è passato dal mercato e ha ricevuto il mio messaggio, ma mi ha sempre detto, viene molto di rado ora, neanche gli altri lo ha visto…. Questa volta è il fruttarolo che prende il discorso e mi dice una cosa triste. E io giro per la vicina chiesa, …. cav. Campanelli,  ….. sig.ina de Ceglie, no,  all’inizio non trovo quello che cerco, poi all’angolo, sull’annuncio incollato sulla cassetta del gas leggo: “E’ venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Michele Voros” , così senza le dieresi sulle o, che diventano ö, “emerito giocatore del Bari A.S.” e ne dá il triste annuncio la moglie Elisabetta Papp, (che più ungherese nn si può la Papp Erzsebet).

 Provo a immaginarmi il funerale del signor Rossi ungherese, Vörös Mihàly, qui a Bari, nella mia parrocchia, aveva 88 anni, nn sono mai riuscito a incontrarlo, si faceva vedere sempre piú raramente in giro,  è morto domenica scorsa, 12 Ottobre.. Un funerale veloce, a un vecchio, straniero, con pochi amici e nessun parente, in terra straniera. o semplicemente il funerale piú comune per una coppia di anziani senza figli. Ai funerali nn c’era neanche una presenza ufficiale del Bari calcio, solo uno-due vecchi compagni di squadra con cui era rimasto in contatto. gli anziani non usano facebook..

Ricevo pochi messaggi dall’Italia. Un emerito futuro radiologo dal policlinico di Bari una mattina mi aveva mandato questo: “come si chiama il tuo ungherese ex calciatore del Bari? È qui al Policlinico a farsi i raggi X”. Era con la moglie – mi dice poi quando ci siam rivisti mesi dopo – appena ha fatto un po’ di storie per la coda, visto che nn era un caso urgente lo han fatto aspettare un po’ e lui ha sbottato con l’infermiere.. “Lei non sa chi sono io, quando lei non era ancora nato io ero attaccante del Bari”. Quando se ne sono andati la moglie che era con lui senza farsi vedere ha fatto, toccandosi una tempia col dito.. “nn vi preoccupate, mio marito è un po’ strambo..”.

Peccato, se lo avessi incontrato, Alessandro,avrebbe attaccato a parlare e ti avrebbe fatto una testa tanta…

il mago di Ozd non puo resuscitare le persone care agli stranieri di Budapest

Sono uno straniero. Ieri sentivo alla radio un intervista a un’astronoma, lavora in Cile, all’osservatorio europeo sulle Ande, la intervistano perché a quanto pare quello dell’astronomo è un tipico lavoro notturno. Ne vien fuori che è andata in Cile la prima volta per finire la sua tesi di dottorato, ora è lì da 10 anni. “Quindi ormai è cilena”, fa la giornalista… “No, no, sono italiana”, ribatte lei, pronta.

Venerdì sera il cielo era scuro, era notte, ero al Grund, un locale estivo accanto alla casa natale di Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pal, ero con amiche magiare, un gruppo che appartiene alla prima categoria di comportamenti verso lo straniero. Da quelli di questa categoria mi sento sempre dire cose del tipo: “ah ma  che bravo, conosci i ragazzi della via Pàl, sai ordinare da solo al bar”. E’ un’amica di Ózd, città famosa qui in Ungheria, non per il mago, il Mago di Ozd, ma perché è un po’ come Domodossola, o Canicattì, una città quasi di confine, una delle poche città che inizia per Ó, con l’accento, ed ha un nome breve, come Rho, quelle città che nn ti scordi.. ed era una famosa città industriale ungherese, la Busto Arsizio magiara…. Al tavolo ci sono 6 ragazze, anche le altre sono a posto, ma io son contento che proprio lei sia la mia amica. Si festeggia una biondina che va in Italia 3 mesi. I tuoi cosa dicono? “mi raccomando, una ragazza carina e sola in Italia, sta attenta..” “Papà, mica vado a fare la cubista nei localetti..” “Quando torni?” “Non ho il biglietto di ritorno”, dice stupidina. Arriva un’altra, un po’ in carne, con un tipo taciturno, lei invece va a lavorare in Inghilterra. I tuoi cosa hanno detto? “Fuori dalle balle, finalmente”. Quando torni? Spero mai. Queste di chi va a far lo straniero sono storie normali qui in Ungheria come vedete..

Ieri era domenica, ho fatto una corsa per arrivare in tempo a Messa, a Buda, dove si dice Messa in italiano. Volevo far dire una messa per un parente di primo grado. Ce l’ho fatta. Quest’anno fanno 30 anni che è morto. Era il 1978, allora io avevo 3 anni. Me ne sono ricordato con il gadget “calendario” che compare grande, bianco e arancione, sul desktop di Vista, sul mio nuovo portatile. 

In seconda serata venerdì cambio posto, c’è una festa al Vittula, due ganzi, un americano col cappello al contrario un francese, cucinano una specie di pappone a base di zucca e lo offrono, lo chiamano food party.. Qui sono con un altro tipo di ungherese, molto raro in verità, quello che visto che riesco a esprimermi nel loro idioma, mi parla a una velocità degna di un rapper e con lo stesso uso di slang.

Io sono uno straniero e vengo da lontano, a me si può dire tutto. Mi presentano un tipo dall’aria simpatica e sveglia, con un giubbino nero.  Studia economia. Dopo un po’ mi fa: mio padre è uno stronzo, la mia famiglia è ricca, i miei genitori sono divisi, mia sorella sta con mio padre, è come lui. Sai mio padre ha reso infelice mia madre, lei è avvocato e vive a Budapest. Mio padre ha una serie di fabbriche di scarpe, nell’est del paese, per questo io studio economia. E’ uno stronzo, ma è la mia famiglia, il mio destino, non posso sfuggirgli.

A uno straniero puoi mostrare anche il cuore..

 

Arcsil Szulakauri

Quando mi trovo al bar di Angelo, ho una mezz’oretta libera e un velo di tristezza nel cuore, mi ritrovo a ad andarmene quasi senza accorgermene verso la vicina Nyugati, la stazione orientale, e scendere le scale verso la metropolitana.  In ungherese si dice aluljaro, sottopassaggio, che qui collega la metro e la stazione, mi turo il naso e scendo. In genere vado dritto in fondo. Proprio di fronte all’ingresso del Westend, l’enorme centro commerciale dove l’italiano in vacanza si fa un giro a caccia di plazacica (gattine da centro commerciale) c’è uno che vende libri a basso prezzo e io mi dirigo proprio lì.

Il negozio di libri avrebbe anche  un piccolo stand dove si vendono romanzetti rosa o thriller storici come le edicole, ma il pezzo forte sono 2 grandi casse in compensato, più alte che larghe, dipinte in nero in cui butta libri di seconda mano. Tutto a 100 fiorini, 40 centesimi di euro. Il lavoro del titolare è giusto quello di riempirlo ogni tanto quando è arrivato quasi a metà e incassare 100 fiorini al pezzo. C’è sempre qualche curioso che rovista nel mucchio, per il semplice fatto che ci puoi trovare qualcosa di buono. E’ qui che mi sono fatto un’intera libreria di libri di lingua, tedesco, francese, russo ovviamente, libri di viaggio, qualche classico della letteratura ungara, anche un libro di barzellette ebraiche, che tengo sulla scrivania a Bari:

la battuta che ricordo meglio è “rabbino posso fumare mentre leggo la Torah! – certo che no, è peccato. Rabbino posso leggere la Torah mentre fumo? Certo, è bene leggere la Torah in qualsiasi occasione.”

oppure c’è questa: “Il commerciante Guld in treno. Un altro passeggero gli fa: Perché viaggia senza sua moglie? Ma, risponde lui, è buona norma non portare mai con sé troppe cose inutili che puoi trovare anche durante il viaggio, al bisogno..”

  Il momento migliore è ovviamente quando l’ha appena riempito, e i pezzi migliori sono ancora disponibili, mentre in fondo restano sempre gli atti di qualche congresso medico romeno e “perché il calcio ungherese è malato” dell’88, stampato evidentemente in un numero enorme di copie allora, perché lo ritrovo sempre, ma sempre attuale dato il recente MTK-Fenerbache 0-5 delle qualificazioni per la champions league. Ci vuole anche una certa tecnica, che i più esperti mostrano di padroneggiare,si scava sempre in una direzione ammonticchiando in un angolo uno sull’altro secondo una torre perfetta i libri che via via non interessano. In genere le casse hanno dunque un buco al centro e i libri ordinatamente messi uno sull’altro lungo i lati. Accanto c’è uno dei posti dove la budapest proletaria piazza un panchetto e una scacchiera e giocano ore intere.

Chi non ne vuole sapere della polvere ripiega sull’Antikvarium “Eiffel” a metà strada tra il Westend e la metro, accanto alla kocsma (bettola) dell’aluljarò, che da poco si è un po’ aggiustata. Questo è un vero Antikvarium, ha i libri di seconda mano sugli scaffali secondo la sezione letteratura e le altre sezioni,sport, giardinaggio, etc.  ma ha all’ingresso due bei banconi con libri a 100 forini. La scelta è limitata, ma alle volte può dirti bene e non c’è polvere. Qui ho scoperto Moldova Gyorgy. Il secondo bancone però è stato da poco alzato di tono, i libri sono di qualità media migliore, ma costano 200 o 300 fiorini. Ma a luglio, ho notato una scatola di cartone, a terra, fuori dal negozio, con una scritta a penna 50 fiorini. Dentro qualche numero della “Modern Konyvtàr” la “biblioteca moderna” le edizioni economiche di stato dei bei tempi, per la verità abbastanza eleganti nel loro stile asciutto, ogni numero con la copertina monocromatica, una banda nera al centro, una citazione. La biblioteca moderna comprendeva, a quanto mi par di vedere, quasi solo scrittori dei paesi fratelli del patto di Varsavia e dintorni, tutti nomi che a me non dicon niente e che magari mai son stati tradotti in italiano. finisco per sceglierne 3 o 4: Lojze Kovacic (il retro dice scrittore sloveno nato in Germania…); Wiktor Woroszylski (polacco), Arcsil Szulakauri. Magari fra questi c’era il nuovo Hemingway, ma è nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Magari l’ultimo, Arcsil. Arcsil Szulakauri è georgiano, e quindi ora di grande attualità e appena è scoppiata la guerra ho provato a leggiucchiarlo per rinfrescare le mie conoscenze di letteratura georgiana del novecento (chi cazzo sarà). Il suo libro è ambientato a Mtacminda (la nuova Macondo?), ai piedi di Tibisli, il protagonista Dato Maramidze è un adolescente, esce con gli amici, ha tanti sogni, guarda i grandi per capire come affrontare il mondo. Mirian è suo fratello maggiore, un bravo ragazzo, è andato in guerra contro i tedeschi, lo avevan dato per morto, invece era in un campo di prigionia. E’ stato anche a Magadan. Mirian ora è tornato a casa, è sempre il bravo ragazzo di sempre come se lo ricordan tutti, ma un po’ chiuso e isolato, come chi è stato tanto tempo all’estero e ha tante esperienze che non può dividere con nessuno..

Ho scritto la trama in questo modo, vuol dire che è un buon libro, vuol dire che il buon Arcsil scrive bene e non è mai banale, se l’arte è tale quando racchiude più livelli interpretativi, questo è il mio, quello di un espatriate italiano a Budapest. Il libro si chiama “il pesce rosso”, non so come andrà a finire, come la vita, l’amore, come la guerra, che sappiamo com’è finita ma che ne sarà di NATO, Georgia, Ossezia e Abkazia nei prossimi mesi mica lo sappiamo ancora..

 

Attila ùt 75.000 fiorini

Tra un po’ è Natale e si brinderà tutti. Brindare si dice koccintani, ma anche il semplice brindare è un pò complicato in Ungheria: l’ungherese un po’ più puro si sentiva in dovere di non brindare a birra fino al 1998, quello ancor più puro  ancora non si permette.

Il tutto per qualcosa avvenuto giusto sotto la casa che ho visto ieri, tra Deli Palyaudvar, la stazione sud, nella sua bella architettura di regime, e piazza Mosca. E’ sul Vérmező, il bel parco verde di Buda; Vérmező è un nome tragico, alla lettera è campo di sangue, è qui che gli Asburgo fucilarono i generali della rivolta del 1848 e poi brindarono con un bel boccale di birra, accostando fragorosamente i vetri come si conveniva. Il magiaro giurò di nn brindare urtando i bicchieri per 150 anni da allora.

E’ da queste parti che sono oggi,  un mio amico mi mette in contatto con una Neni (zia) che ha un giro di case, proprio lì sul campo di sangue, in Attila ùt (non il poeta Joszef Attila, morto suicida a pocopiùditrentanni; ma per il noto ristorante da Attila, come Dob utca nel mio amato VII distretto, -dob=tamburo- per il ristorante ai 3 tamburi, della Pest dell’800).

La casa non va bene, la Neni alza il prezzo spacciando un alto interessamento da un’ambasciata del lontano oriente. Magari vado a farmi una birra; da domani inizierò a guardare gli annunci da straniero.

P.S. la storia del post è veramente bella, ma è un po’ tutta una balla, un attenta lettrice mi dice che non è vero niente, nel campo di sangue  furono sì fucilati generali magiari, ma della rivolta antiasburgo precedente, quella di fine 700, guidata da Martinovich. Cercherò di fare più attenzione alle fonti e cambio informatore. prometto.  Attento caro lettore, il problema dell’informazione moderna è che ce n’è troppa. Ma per fortuna ho cari e affezionati lettori. Köszi, Edit. un mazzolin di fiori di bodza per te.

Dante: Bari, Ungheria

Io sono di Bari e il centro storico di Bari prende il nome di Barivecchia. Ma non è tutto qui. Barivecchia è una città nella città, il mare nell’aria, il vento nei vicoli, strade e pavimentazione, toponomastica, gente diversa, con mestieri e modi di fare diversi dagli altri baresi e che parlano pure un altra lingua, a Barivecchia il dialetto barese è più chiuso, più antico.

La domenica, lunedi’ e martedi’ a Bari arrivano le navi da crociera, e allora mi posso confondere con i turisti che se ne vanno in giro per i vicoli di Barivecchia e avere gli occhi curiosi e un libricino per scoprire questa città dentro la città in cui sono nato.

Alla fine dei miei giri mi siedo sulle panchine del lungomare, fuori la porta di San Nicola, a vedere i pescatori arricciare i polpi e a sfogliare meglio il libricino. Nelle pagine finali c’è un po’ di etimologia delle strade, e dei cognomi, il mio cognome è di origine longobarda, proprio cosi’, come il re Grimoaldo. Ma a Bari ci son cognomi greci, albanesi (Bux), bizantini e germanici, latini ed arabi.

Nell’introduzione invece c’è una citazione di Federico di Svevia: “barensis gens infida” e quindi attenti all’autore del blog quando vi propone un affare.

Subito dopo appare una citazione di Bari udite udite dalla Divina Commedia di Alighieri Dante. Paradiso VII canto (61-64). Tutto contento a casa apro i tomi della Divina Commedia finemente rilegata che la mia mamma comprò quando ero bambino: Dante sta parlando con Carlo Martello, della dinastia degli Angioini, e per delimitare il suo regno (non quello di Dante, ma quello di Carlo):

e quel corno d’Ausonia che s’imborga
di Bari, di Gaeta e di Catona
da ove Tronto e Verde in mare sgorga.

Per abitudine leggo anche la terzina successiva, ohibò dopo Bari compare l’Ungheria, proprio quella:

” e quel corno d’Ausonia che s’imborga
di Bari, di Gaeta e di Catona
da ove Tronto e Verde in mare sgorga.

Fulgiemi già in fronte la corona
di quella terra che il Danubio riga
poi che le ripe tedesche abbandona.

le terre del Danubio dopo la Germania non possono essere altro che le terre dei magiari. E Dante le cita subito dopo Bari. Uh. Se non è destino questo..

P.S. Dante è Dante Alighieri: (Firenze 1265 – Ravenna 1321) ma Budapest c’è un Dante importante Arnaldo Dante Marianiacci, il direttore del nostro istituto di cultura italiano a Budapest

 

Bloody moon

Da expat italiano all’estero e la prima domanda che mi facevan  due anni fa era: Quando torni in Italia?” Ora invece mi chiedono: “Quanto resti?”

La seconda domanda è invece invariabilmente “Come va con l’ungherese?”.

intendendo la lingua, l’ungherese, tra le più difficili al mondo, uno dei capisaldi dell’Ungheria e del suo rapporto con l’estero e, dunque, di questo blog. Di solito ora rispondo che aiuto qualcuno con l’italiano, anche quelli alle prime armi, e non voglio dimostrare di esser da meno, con l’ungherese. Per cui se spiegando il passato devo dire che il verbo dissuadere è irregolare (dissuaso e non dissuaduto) devo almeno saper dire dissuadere in ungherese. Lebeszelni.

Purtroppo dissuadere qualcuno nella vita, per di più in ungherese, è molto difficile.  E purtroppo non basta saper dissuadere. Prendiamo il Vittula, il mio pub preferito, dove ora che è arrivato il caldo han messo sabbia bagnata a terra, secchielli, palette, salvagenti e braccioli ed è fantastico andare in un pub sotto il livello stradale, prendersi una birra e uscirsene con le scarpe piene di sabbia.  Se ne volessi parlare, come si dirà mai sabbia, secchiello e paletta,BRACCIOLI, in quesa lingua centroeuropea??

Oggi è pentecoste, qui molto importante perchè si fa festa domenica i lunedì, rossi sul calendario, ed è uno spettacolare ponte di fine maggio.  A pentecoste scese lo spirito santo e permettetemi (permettere, irregolare, = megengedelni) di invocare lo Spirito Santo anche per me, perchè come ho appreso oggi:”4Ed essi furon tutti pieni dello Spirito Santo e cominciarono a parlare inaltre lingue come loSpirito Santo dava loro il potere di esprimersi. 6Veduto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perchè ciascuno li sentiva parlare la propria lingua.”(Atti degli Apostoli 2,1-11)

Vorrei davvero sbigottirli, ma il compito dello Spirito Santo deve essere davvero arduo, in Ungheria come altrove, dato che lo spirito scese (irregolare, lemenni) “all’improvviso dal cielo un rombo, come un vento che si abbatte gagliardo ed apparvero loro come lingue di fuoco..”  e qualche secolo prima dal Libro del profeta Gioele 3,1.4: Cosi’dice il Signore: 1io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo.4Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del signore, grande e terribile.” (quanto mi piace come scrive..) ed ora capisco perchè il libro più tradotto al mondo è la Bibbia.

FA la cosa giusta

Per le civiltà degli indiani (d’America) la filosofia di vita consisteva nel sedersi accanto a un albero e osservare il cielo. “(Radio 2, alle ‘8 della sera, puntata dell’Agosto 2006, forse)

 

Ho imparato i nomi degli alberi (albero=fa) in ungherese con le strade del mio amato VII distretto. Akacfa è l’albero dell’acacia. Ad Akacfa utca c’è la sede centrale della BKV, l’ATAC di Budapest e se ti becchi una multa vai in via dell’acacia a pagarla.

Due o tre parallele più in giù ci sono la via del Grande Noce e la via del Piccolo Noce, Nagydiofa e Kisdiofa, dove un tempo c’era il  Terzo cerchio (quello dei golosi), noto ristorante di cucina toscana a Budapest, dove ancora trovi angoli intatti della Pest che scompare pian piano.

Ho conosciuto anche un francese che gestisce un pub, sempre nel VII distretto, evidentemente un tempo molto alberato, ad Harsfa utca. Ma sul mio vocabolarietto harsfa non c‘era. E allora ho dovuto prendere i grossi tomi verdi dello Zingarelli magiaro ed ora so come si dice tiglio in ungherese.

C’è poi che a casa di amici mi capita stasera di afferrare una bottiglia di liquore, di palinka (grappa) e di leggere eperfa. Ora eper vuol dire fragola, ma che esiste un albero delle fragole? A gesti capisco che è il gelso. [un albero molto grande che fa le more, possono essere bianche o nere le more. Non sono proprio more, ma più dolci.] E questo spiega ancora un po’ di più Budapest, o lettori. Perché il gelso è uno dei simboli del medioriente, compare nelle poesie arabe ed iraniane, ma qualcuno l’ha portato pure fino a Budapest un giorno. E qui ha attecchito.

E con la mente vado alla gran mangiata di gelsi, l’anno scorso, colti direttamente dai grandi rami stracarichi dei gelsi del nuovo cimitero ebraico di Budapest, mentre una ragazza italiana mi guardava mangiarli scandalizzata. Il cimitero è quello nuovo, non quello (più famoso) della Grande Sinagoga, del VII distretto. E’che all’inizio del novecento quando tutta la città si espandeva, anche il cimitero ebraico nn ce la faceva più e si ottenne l’autorizzazione ad aprirne uno giusto dopo il nuovo grande cimitero comunale di Kobanya.

Ma mi accorgo che la palinka è ‘solo invecchiata’ in botti di legno di gelso e mi consigliano allora un altro liquore di colore rosso intenso, fatto con le ciganymeggye. Ora tradotto alla lettera meggye son le amarene e cigany gli zingari, ma le amarene zingare che diavolaccio sono? Mi dicono sono frutti come le amarene, ma più piccoli, neri e selvatici (vad).

Ovvero Piccoli, Neri e Selvatici* come gli zingari, i Rom, scuri di pelle, bassi e tracagnotti, estroversi e caciaroni, da 500 anni tra i magiari eppure sempre ai margini della società.Gli zingari, i paria, i reietti della società ungherese. Come le comunità di immigrati nel capolavoro di Spike Lee, (nonché mio film preferito): FA la cosa giusta”

 

L’Apertura della Primavera

La primavera qui a Budapest è arrivata sabato, arrivata cosi come deve arrivare Primavera, sole e temperature più miti cioè sopra i dieci gradi. Il fozelek falo ha messo i tavolini all’aperto, non c’è piu lo strato di neve dura e compatta sul campo di calcio vicino al lavoro ed io ora quando esco di casa lascio il cappellino a casa che nn mi bisogna più coprirsi la testa.

E’ Primavera e ci si torna a sedere e giocare a scacchi di domenica sugli scrannetti di pietra bianca che spuntan qua e la per caso fuori dalla metro di Baross tèr.
Mi siedo li a guardare a rispettosa distanza una partita, due belle facce, due generazioni diverse, una sigaretta tra una mossa e l’altra, all’aperto, per rilassarsi nella prima domenica di primavera.
Quando vo fuori sulla Rakoczi ut mi accorgo che la gente che parla ma a voce bassa.

Noi italo-spagnoli parliam a voce alta. Perchè siam friendly, aperti e gioviali.

In treno mi si siedono accanto 2 ragazze, tra un paesino e un altro, sono una di fronte all’altra e parlano, ma io nn le sento, i loro occhi sorridono ma e come un sussurro, muovon appena le labbra e cinguettano dolci e delicate, e il nostro cuore si apre e in questa calduccio primaverile sembra la cosa più giusta del mondo bisbigliar sottovoce in fra di noi.

Sara ma da oggi ora so cosa dire quando son con gli ungheresi e devo dire una cosa carina su queste genti.

15 Marzo – un popolo diligente

Oggi e’ 15 Marzo festa nazionale (o lettori nn fatemi ripetere, leggete che si festeggia qui nel blog di un anno fa..).
Vuol dire cioe’ che, coccarda biancarossaeverde puntata sul petto, ho rivisto il primo ministro Gyurcsàny, in piena corsa elettorale, pronunciare il suo discorso dalla scalinata del Museo Nazionale, come fece il buon Petofi 150 anni fa.
E l’atmosfera e’ molto cambiata, un anno fa un Gyurcsany nervoso e a disagio mentre tutti lo fischiano, oggi un presidente operaio disinvolto che conquista il pubblico un po’ scettico col suo eloquio.

Nn e’ che l’ho capito tanto ma deve essere stato un grande artista x averci convinto che nn era opportuno calcare la mano quest’anno sui fatti d’Ungheria del ’56 (oh guarda giusto 50 anni fa) che giustamente dovranno essere ricordati il giorno della festa nazionale, perchè ora i russi sono suoi amici e dividerannno il gas da buoni amici.

Gyurcsany forse nn sa mica che sono fierissimo che nella mia tasca segreta che mi tiene libero le mani ho una copia di “La rivolta ungherese” il saggio di Sartre sui fatti d’Ungheria scovato per puro caso ieri all’Olasz Intezet e che il prossimo anno lo stendo con una domanda difficilissima.

Comunque vorrei già dare il mio contributo alla storiografia ufficiale riportando la fantastica prima lezione del libro ufficiale di italiano x le scuole ed. 1960 scovato in un antiquario per 1 euro come validissimo aiuto ai miei programmi educativi. Vediamo cosa si imparava qui nella prima lezione di lingua italiana 4 anni dopo i fatti d’Ungheria:

Ecco la famiglia Biro. Il padre è un operaio. L’operaio lavora molto. Anche il padre Biro lavora molto. Il padre si chiama Pietro Biro. Pietro Biro e’ un operaio diligente.

La madre si chiama Elena Biro. La madre non e’ un’operaia. Elena Biro lavora a casa. La madre Biro e’ una massaia diligente. Anche Elena Biro lavora molto a casa.

Il figlio si chiama Giuseppe Biro. Giuseppe e’ uno scolaro. Giuseppe e’ uno scolaro diligente. Lo scolaro diligente lavora molto. Beppe lavora anche adesso.

La figlia si chiama Eva Biro. Eva e’ una scolara. Eva e’ una scolara diligente. Anche Eva lavora adesso a casa.

Ecco lo zio Ladislao. Anche lo zio Ladislao e’ un operaio. Lo zio si chiama Ladislao Nagy. anche lo zio e’ un operaio diligente. Lo zio lavora molto.

Ecco la zia Teresa. La zia Teresa nn e’ un’operaia. La zia lavora a casa (la fa a casa). Anche la zia Teresa e’ una massaia diligente.

La famiglia Biro lavora molto. La famiglia Biro e’ una famiglia (indovinate un po’?) diligente.”

Nn sappiamo come sia uscito fuori un popolo di testedic. ma ecco forse perchè le biro nn funzionano mai… (Scherzo, ovvio).

*”Olasz nyelvkonyv”, aut. Kyraly Rudolf – Szabo Mih?ly; p. 7 – ed. Tankonyvkiado, 1960

Il fumo ti guida vicino morte ad una lenta e dolorosa

Il mio ungherese lentamente migliora, me ne accorgo ierisera quando riesco a leggere senza difficoltà la scritta antifumo a cui nn dò mai importanza sul mio pacchetto di Sofie Marroni (Barna Szopiane) che ho voluto comprare dopo aver scampato un grosso spavento per la mia salute.

Sentite con che piglio tragico ed elegante i magiari vogliono dissuadermi dal fumo
(una traduzione + o – letterale): “Il fumo ti guida vicino ad una lenta e dolorosa morte

FEL

Nn ho paura dell’influenza dei polli(la stronco in dù’ ore) e compro usualmente il pettodipollo al CBA sottocasa, “un kilo fa il macellaro?”, ma oramai l’ungherese nn ha più segreti per me e faccio ad alta voce “Fel kilot”, mezzo chilo, con una bella “e” lunga e chiusa, (che se la apro diventerebbe un chilo in alto, upwards) che ormai mi è naturale come dire c’ ng na ma sci sciamanin..

Fèl, meta, e penso che aver paura, temere, in ungherese si dice uguale, fèl (felni all’infinito ma qui i verbi si chiamano dalla 3a persona singolare del pres. Indicativo)
Aver paura in Ungheria si dice essere uomini a meta.
Ma io ricordo la frase di nn so quale generale “I coraggiosi nn sono quelli che nn hanno paura, quelli sono gli stupidi”

VIDEOTON

“Ero sul tram, scendo a piazza 15 Marzo, distrattamente alzo gli occhi e leggo VIDEOTON e faccio, Oh Ildiko, Ildikoo, guarda la Videoton Videoton, e mi son messo a saltare dalla gioia..” (Angelo)

E la Ildiko che non capisce come un’insegna grande e grossa del passato rimasta in cima a un palazzo del Lungodanubio, faccia entusiasmare cosi Angelo, l’insegna di una ditta di televisori di stato.
Angelo continua a saltare con gli occhi lucidi..

Il Videoton, era una squadra di calcio semidilettantistica, la “Videoton” aveva la fabbrica nella cittadina ungherese di Szekesfehervar (tra Budapest e il Balaton, che anche noi qui da 3 mesi facciam fatica a pronunciare se nn ci sforziamo) e sponsorizzava la squadra di calcio.
Era l’anno 1984 /1985, vedevamo in TV solo le squadre italiane e le finali, le squadre di calcio erano ancora di 11 giocatori.
Il Videoton arrivò alla finale di Coppa Uefa, che allora era in gare di andata e ritorno.
e fu Videoton-Real Madrid.
Il grande Real Madrid aveva eliminato l’Inter di Altobelli in Semifinale. Ovvio, i più forti vinsero, la coppa Uefa andò al Real. Il Videoton perse 3-0 in casa all’andata, ma vinse al Bernabeu per 1-0, al Bernabeu c’erano 100.000 persone, ripeto, vinse al Bernabeu per 1-0 ed era il Real di Butragueno, Chendo, Michel, Sanchis e Camacho, (chi ha più di 27 anni capisce).
Il Videoton aveva eliminato nell’ordine Dukla Praga, Paris Saint-Germain, Partizan Belgrado, Manchester United, Željezničar Sarajevo.
Il cannoniere della squadra, Szabo, segnò nel torneo più gol di Van Basten e Rumenigge.

Il tabellino:
Videoton SC Szekesfehervar – Real Madrid CF 0:3 (0:1)
08.05.1985 (20.00) Szekesfehervar, Stadion Sosto (-38000) Ref:Michel Vautrot FRA, 0:1 Michel 31, 0:2 Santillana 77, 0:3 Valdano 89

Videoton: Peter Disztl – Borsanyi, Laszlo Disztl, Csuhay, Gyorgy Horvath – Palkovics, Vegh (c), Wittman, Vadasz – Novath (62 Gyenti), Burcsa Coach: Ferenc Kovacs
Real Madrid: Miguel Angel- Chendo, Sanchis, Stielike, Camacho (c) – San Jose, Gallego, Michel – Butrague?o (80 Juanito), Santillana (86 Salguero), Valdano Coach: Luis Molowny Arbelo

Real Madrid CF – Videoton SC Szekesfehervar 0:1(0:0)
22.05.1985 (21.00) Madrid, Estadio Santiago Bernabeu (-98300)Ref. Alexis Ponnet BEL, 0:1 Majer 86

Real Madrid: Miguel Angel – Chendo, Stielike, Camacho (c), Sanchis – San Jose, Butrague?o, Michel – Santillana, Gallego, Valdano (57 Juanito)Coach: Luis Molowny Arbelo
Videoton: Peter Disztl – Csuhay, Horvath, Laszlo Disztl, Vegh (c) – Burcsa, Majer, Csongradi (57 Wittmann) – Szabo, Vadasz, Novath (51 Palkovics) Coach: Ferenc Kovacs

Marcatori Coppa Uefa 84/85: 7 – Bahtić (Zeljezničar), Szabo (Videoton), 6 – Bannister (QPR),5 – van Basten (Ajax), KH Rummenige (Inter), Santillana (Real)

spiegare si dice “ungheresizzare”

avrò conosciuto una 20ina di italiani che vivono qui, dico gente che c’e qui da più di un anno e ne conosco solo 1 che sia capace di conversare in ungherese (lode a te o Sandro).

Dicono che è l’ungherese che è difficile, e certo è una lingua altra. Si è già detto in questo blog non indoeuropea. E da secoli incastonata qui come lingua altra in europa,

basti dire quello che mi han detto oggi: che in ungherese “spiegare” si dice “ungheresizzare”. Forte.

ma è una scusa ovviamente. anzi sembra un gioco di intelligenza, (forse per questo qui anno una cosi alta % di premi nobel, seppur gli esigui investimenti in ricerca), con parole composte, prefissi e suffissi cumulativi (agglutinanti), armonie vocaliche, costruzioni grammaticali di logica e fantasia, costruzioni delle frasi strane e diverse per ogni umore che vuoi esprimere.

qualche esempio da Treccani:
alla fermata degli autobus gli orari dei giorni lavorativi=munka (lavoro)+nap (giorno) + ok (plurale con armonia vocalica)+on (eccezione a regola suffisso stato in luogo + armonia vocalica)=munkanapokon

sono le 5 meno dieci = dieci minuto cinqueorafaràtra