Con un leone in cima

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E ora dove si va? Andiamo al cimitero? Si, si, ottima idea… No, nn sono Huckleberry e Tom Sawyer appena prima della mezzanotte con un gattomorto in mano, ma io e Sid in una tranquilla domenica di novembre.. si, è novembre, e la giornata  è incredibilmente mite e il cimitero monumentale di Budapest splendido, con le sue statue liberty, donnealate e angeli di bronzo che piangono sulle tombe e i viali di platani centenari dei colori dell’autunno.

Sid viene ogni tanto qui a Budapest dall’isola, e con me vuol parlar di politica “Orban è sempre meno popolare, chi diavolo lo ama più, eppure gli ultimi sondaggi lo danno in larghissimo vantaggio, addirittura Fidesz riprenderebbe la maggiornaza dei 2/3, sarebbe la terza volta, altro che Putin o erdogan…”

ci guardiamo, essi, un giorno sicuramente avremo viale Orban Viktor in pieno centro e forse nn un altro mausoleo di Kossuth, ma una bella tomba di marmo bianco e concezione complicata come quella di Antal Jozsef primo ministro della repubblica ungherese post 89 quello si… “lui è potente e ha buoni dottori quindi, ed è solo di poco più anziano di me, oddio spero proprio di farcela”.. Sid sospira..

dico la mia, che nn è che la gente ama Orban, è che nn c’è nessun altro da amare, l’opposizione praticamente non c’è.. son stati addirittura capaci di scegliere con un anno e mezzo di anticipo (!) il candidato sbagliato (Botka Laszlo) o comunque quello più divisivo..” e allora non rimane che Jobbik, che ora ridiventa estrema destra sotto elezioni (poveri migranti, è come sparare sulla croce rossa e nn è una metafora) ma che sembra quasi un’alternativa centrista..

ho detto la mia.

 Alle 16.30 scende la sera e la ronda in auto dei guardiani del cimitero ci fa cenno di avvicinarci all’uscita. eravamo arrivati fin quasi al muro di cinta (e il cimitero monumentale di Budapest è enorme), chiedendoci dove saranno mai sepolti gli zingari, da qualche parte saranno pur seppelliti. Abbiam trovato giusto la tomba con leone in cima di Beketow, storico direttore del circo di inizio novecento.

All’uscita risplende illuminata dall’interno la grande carrozza di Apponyi, un incrocio tra le carrozze di Versailles, la carroza di Cenerentola e il carro funebre di Fantozzi alla coppa Cobram, l’ultima grande attrazione del cimitero, il secondo più grande carro funebre d’europa come annuncia trionfalmente la didascalia.

Nota si servizio 1: È novembre, permettetemi un posti sui cimiteri.

Nota di servizio 2: il blog riprenderà a essere narrativo per un po’, saluti.

Nota di servizio 3: le foto son mie

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in marcia contro Orban

Nel mezzo della grande aiuola circolare sotto la collina del castello di Buda, dove parte la funicolare dei turisti ai bei tempi c’era una grande stella rossa di fiori pregiatissima, oggi, in attesa di statue e colonne c’è un bello strisicone, un drappo circolare teso con in genere un logo di un grande evento. L’aiuola è inavvicinabile, protetta anche da un doppio anello di fiori e piante, ma oggi è un giorno speciale e ci son tanti bimbetti di vari colori di capelli che ci saltellano sopra come fosse un trampolino elastico e sopra le loro teste le terrazze dello Sandor palota, il palazzo neoclassico, lì sulla collina del castello che dal 2005 ospita gli uffici del presidente della Repubblica Ungherese.

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È l’uomo a cui era indirizzato il grande corteo che attorno alle 17 è partito dai giardini del castello ed è passato anche attorno all’aiuola, in questa splendida domenica di primavera, per chiedergli di non firmare la legge approvata in tutta fretta dal parlamento ungherese 5 giorni fa che di fatto decreterebbe la chiusura dei una delle più prestigiose università della regione, l’Università Centroeuropea, colpevole di diffondere troppo il pensiero liberale e di essere un baluardo e simbolo del suo fondatore: il finanziere e filantropo statunitense di origine ungherese Gyorgy Soros, nemico pubblico numero uno perché finanziatore di quelle ONG che Orbàn accusa di essere una potenza occulta (lui parla di agenzie) nel paese in opposizione agli interessi nazionali e al legittimo operato del governo. e invece della Ceu si può dire tutto e le si possono muovere tante critiche ma nn che nn sia un’università di eccellenza, avrà i corsi in Gender Studies ma è bella in alto nei ranking internazionali e lì ci arrivi solo con attività di ricerca di alto livello, riconosciuta da tutto il mondo accademico e nn solo da chi caccia la grana, che dà la massima libertà ai suoi ricercatori e che partecipa a un nugolo di progetti internazionali.

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È arrivata molta gente qui davanti ai leoni disegnati da Ybl, 80. 000 persone stimate, la piu grande manifestazione contro il governo da qualche anno in qua, volti belli e puliti, forse anche troppo, è in piazza la Budapest liberale, gli universitari, gli amici degli universitari e i loro genitori, quelli che qui chiamano “attivisti”, qualche intellettuale ed artista (come il mitico Brody Janos) e il ceto medio, quello che come osserva qualcuno piu attento di me sta scendendo in piazza ovunque qui nella vecchia oltrecortina, Romania, Belgrado, Polonia. E a chi bazzica da anni queste manifestazioni fa strano non vedere tutto quel pittoresco sottoproletariato ungherese di baffoni, giubbotti jeans e facce da stipendi troppo troppo bassi che si vede ai cortei di Fidesz e Jobbik, per intenderci.. qui c’è la meglio gioventù del paese, gli universitari ci sono tutti, perché almeno loro han capito che se si chiude un’università poi magari se ne chiude un’altra e si mandano a casa i professori scomodi, e qualcuno in europa lo sta già facendo. ci sono molti stranieri, che Budapest è cosmopolita, anche grazie al Ceu e i budapestini nn piu studenti che nn vogliono che la città pian piano ritorni indietro di 25 anni, a com’era prima del Ceu, invecchiata e isolata, sognando l’america negli swing di eric Clapton e l’italia nei poster della Loren. e loro nn potranno che fare come molti dei loro padri: emigrare per lavoro, fare i “dissidenti” e nn tornare più se non a regime finito, o diventare cittadini di serie B.

Sono 80,000 e sembran venuti quasi per caso qui, come se nessuno sappia bene cosa farne, dagli altoparlanti si sente poco, i discorsi li fanno quasi illustri sconosciuti, che in ungheria se c’è qualcosa di sacro, oltre al turul, rapace progenitore di Arpad c’è la società civile, che da sempre scende in strada diffidando di potere, sindacati,opposizioni varie troppo tenere e corrotte. Ma vuol dire anche che nn c’è nessuno che li guida, che indica per bene una strada e un progetto e la vera opposizoone al progetto orban verrà da Washington o Berlino..

Senza un’organizzaizone risoluta, 80.000 risutan troppi per il punto di ritrovo sotto i leoni e la splendida scalinata dei giardini del castello, un punto troppo piccolo chiuso com’è da Danubio, tram e tavolini dei caffè, troppi per il ponte delle catene, che i grandi cortei, si sa, devon passare dal ponte elisabetta, e alla fine sembran poi pochini per la piazza del parlamento dove si tengono i discorsi finali. Si, perchè chiedono il veto alla legge al presidente della repubblica, ma mica salgono lassù, sulla collina di Buda, no, il corteo va a Pest, davanti alla piazza del parlamento, perché tutti sanno che in Ungheria se c’è uno che comanda quello è Orban e nn ammette interferenze e difatti i cori son tutti per lui.

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Inno nazionale e fine prima parte.

Inizio seconda parte.

Si scatena la serata della rabbia, la gente rimane in piazza, qualche migliaio, tutti molto arrabbiati, i cori che prima eran belli e colorati ora son sempre gli stessi, ma urlati come una canzone metal, “in prigione”, “ruszki haza (russi a casa!)” “sporco Fidesz” e il più gettonato “Orban vattene” (quel takarodj che si dice ai cani, pussa via, che ho imparato quando si tentò di cacciare l’allora leader socialista Gyurcsany). La gente rimane in piazza, la polizia accorre in massa, ma nn provoca e lascia sfogare, son giovani si sa.

Si fa sera, si accendono le luci. Orban tra i suoi mille progetti ha rifatto la piazza del parlamento nel 2014 per vincere le elezioni con un po’ di regali elettorali. La mia teoria è che ha sbagliato i conti, quello che fino al 2014 nn si può fare ora si può, manifestare fin quasi alle scale del parlamento, quelle aperte raramente, che ho visto salire solo da Cameron, erdogan e altri pochi eletti. Puoi arrivare li a un passo tu e tutta la tua folla che inveisce dietro di te. E poi il parlamento con la nuova illuminazione è di una bellezza sconvolgente, anche in inverno a -15, figuriamoci oggi. Ti vien voglia di restare. A goderti lo spettacolo. E lo spettacolo sei anche tu.

Poi ci si stanca anche di questo e allora si va in giro per la città. Un pugno di valorosi (saran cmq qualche migliaio) si sposta prima verso la vicina sede del ministero della pubblica istruzione, un palazzone terrificante nato per esser la sede del comitato rifornimenti di guerra, poi si attraversa la città, stazione ovest, grande viale, stradine buie del sesto distretto, direzione quasi piazza degli eroi, per gridare sotto la sede di Fidesz, il partito di Orban.. qui le uniche scene di tensione o quasi, ma la polizia è bravissima, è che siam stati tutti scottati dagli scontri del 2006 quando l’allora opposizione Fidesz nn fece altro che denunciare (giustamente) la “brutalità” della polizia contro i manifestanti e allora oggi..

Poco piu in là nella piazza degli eroi, bellissima, la scritta in legno Budapest illuminata da fasci di luci colorate. La città assiste impassibile.

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Dov’è la libertà?

 La piazza per il Nèpszabadsàg, il giornale della sinistra ungherese, chiuso inaspettatamente due settimane fa, per difendere la libertà di informazione.

Ripreso dagli amici di Q Code Magazine qui

In piazza Vorosmarty, il cuore della Budapest dei turisti c’è un vecchietto alto, con la barba bianca lunga lespalle un po’ curve e l’impermiabile beige che vende giornali. Un giornale autoprodotto, donazione libera. È il giornale dei barboni, “il senza tetto” quello che ti vendono i barboni ufficiali (quelli col badge al collo) alla fermata del tram. Questa però è un’edizione speciale e anch’io ne prendo una copia, la mia donazione è di 300 fiorini (un italico euro) come a casa nostra un vero giornale, perché questa è un’edizione speciale, un numero del giornale fatto dalla redazione del più storico giornale ‘Ungheria, il Nèpszabadsàg, ovvero la Libertà del Popolo, il giornale della sinistra ungherese, il giornale che fu del partito socialista operaio e poi del partito socialista, e infine di un magnate austriaco, che tutto a un tratto e con mezzi subdoli lo ha chiuso. È successo due settimane fa.

C’è una piccola folla in questa parte della piazza, è un sabato pomeriggio di sole e c’è il converto artisti per il Nèpszabadsàg. All’ungherese: commosso e contenuto, cantautori e musica folk. La redazione in eleganti soprabiti di stagione con l’aria comunque rilassata. La più giovane del gruppo dei giornalisti è salita sul palco all’inizio, carina caschetto nero e pelle chiara “ci chiamano comunisti ma io sono nata nel 1984, voglio solo fare giornalismo, il rammarico sono le storie, gli articoli che avrei voluto scrivere in questi giorni e che non ho potuto scrivere. Volevo scrivere di Bob Dylan. Ci hanno chiuso il giornale e, ancor peggio, hanno messo off line tutto l’archivio storico del sito, (dove tutti i pezzi degli ultimi 10-20 anni erano consultabili liberamente). Vogliono cancellarci dalla memoria collettiva.

Chi ha tenuto l’ultimo discorso ha invece detto: “sono un giornalista, la chiusura forzata del più grande giornale del paese è una notizia, ma da allora i media “nazionali” nn ci hanno minimamente cercati, non fanno che ripetere solo la posizione del governo. Noi ci aspettiamo ora la seconda parte della storia, con Meszaros Lorincz (imprenditore compaesano e grande amico del primo ministro Orban Viktor) che arriva e compra tutto.”

Ha chiuso con un appello alla gente: “Continuate a seguirci, nn lasciateci soli, il governo ha in fondo paura di voi, finché avremo lettori ci sarà il Nèpszabadsàg

Andiamo a casa, sotto il palco prosegue la vendita di “Hanno liquidato il Nèpszabadsàg” l’instantbook scritto dalla redazione. Il giornalismo prosegue in tante forme. Ne mostra due copie, in mano, in piedi sulla fontana una signora bionda con i capelli lisci e la montatura dorata, da lontano sembra quasi emma bonino” Una manifestazione organizzata in fretta, non certo “con tutti i soldi che il governo ha speso per il grande palco a Kossuth tèr, per le grandi celebrazioni di domani, (sessantennale della rivoluzione di Ungheria del ’56), soldi che dopo due ore andranno già in fumo, se li avessero spesi per la pluralità d’informazione invece...”

C’era poca gente in fondo, circa 500 persone, ma una spiccava su tutti, riconoscibilissimo con il folto barbone nero e il cappellino blu calato sugli occhi Rohrig Geza, lo scrittore ungherese trapiantato a New York, grandissimo interprete de “il figlio di Saul” il film sull’olocausto dell’esordiente Nemes Laszlo, che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero 2016. Un piccola capannello si forma attorno a lui per farsi autografare il libro. Tra la folla si aggira anche un ragazzone con aquila tedesca sul giubbottone nero, e simboli nazisti sulle spillette. È solo. Ma satà a 2-3 metri da Rohrig. La libertà di cui si è parlato oggi è anche questa.

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Rohrig Geza

Domani è un altro giorno. Domani è festa nazionale, si festeggia il ’56, il grido di libertà di un popolo, e oggi dal palco a un certo qualcuno ha detto: “in un paese che chiude i giornali, e in cui tutti i media sono quasi totalmente asserviti al potere, in questo paese il vero giornalista oggi è diventato lui il combattente per la libertà.

Musica, maestro!

 

           In primo luogo siamo qui a manifestare, perchè amiamo molto Budapest e sappiamo che Budapest ama molto la nostra orchestra. Dedichiamo questo brano a tutti gli abitanti di Budapest.…”

Seguono poi dediche più mirate, ai bambini di Budapest, per loro questo brano al sapor di cacao partono allegri i tamburi e le percussioni, agli insegnanti e agli operatori della sanità, una piacevolissima allegria barocca avvolge le migliaia di persone accorse.

E’ una bella giornata di sole del primo sabato pomeriggio di maggio. Sul piccolo palco allestito al centro di piazza Vorosmarty si sta esibendo l’Orchestra dei festival di Budapest (Budapest Fesztival Zenekar) l’orchestra sinfonica più prestigiosa d’Ungheria, tutti in maglietta o camicia fuori dal pantaloni, niente di ufficiale, questa è una protesta, tra stupende note del ‘700..

La protesta è contro il taglio da 260 a 60 milioni di fiorini (rispettivamente 827.000 e 191,000€) dei fondi elariti dalla città di Budapest: certo son tempi duri e nn finiranno mai e bisogna stringer la cinghia e i fondi statali son molti di più, quindi il comune si può pure sfilare, anche se l’orchestra porta il nome di Budapest. Il motivo vero è ovviamente politico:  il fondatore e direttore delll’orchestra nn nasconde certo la sua contrarietà al premier Orbàn (e non è l’unico a farlo tra gli esponenti della musica classica  ungherese, in primis il suo quasi coetaneo Schiff Andras, pianista e direttore d’orchestra, che ha semplicemente detto che non metterà più piede in Ungheria, vive tra Londra e l’Italia, fino a quando ci sarà Orban al governo).

è un po’ come sputare nel piatto dove mangi, o forse solo siamo in democrazia. Di recente ad esempio nelle mail private che il quasi prossimo presindetessa USA Hillary Cliton ha sbadatamente reso pubbliche ce n’era anche una di Fischer che diceva nel lontano 2011: “il governo Orban sta demolendo la democrazia, i diritti unami e la libertà di parola  in Ungheria, e ..” o in un’intervista del dicembre 2015 col Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) durante una tournéè guarda un po’ con Schiff Andras in cui parlava di antisemitismo, razzismo, zingari e migranti, dicendo la sua, ma lui è un personaggio pubblico.

La musica barocca finisce, la gene applaude, c’è ora una dedica alla giunta comunale, vuol bene a tutti e non cerca vendette, nè le vuole,  sul palco sale un ospite straniero, il tenore tedesco Hanno Muller- Brachmann che canta un’aria del flauto Magico, le sue parole dicono che solo l’amore e non la vendetta conduce alla felicità.

Sembra di riuscire a vedergli una luce brillare negli occhi pure da qui, mentre saltella come un grillo sul palco, dirige, si diverte, come quando fai la cosa che ti piace. e la musica agli ungheresi piace molto. Piace alla folla, piace anche ad Orban, lui che ha inaugurato la restaurata Accademia di Musica un tre anni fa con un bel discorso sulla musica e gli ungheresi, e l’ungherese, lingua che nessuno ci capisce e allora è con la musica che riusciamo a farci ascoltare…

è che Fischer è conpevole del suo ruolo sociale, dopo l’annuncio della giunta lui non ha parlato di politica, ha detto con quei soldi facciamo i concerti nelle scuole per avvicinare i bambini alla musica quella bella, andiamo nelle case di riposo, suoniamo nelle sinagoghe abbandonate di provincia. Orbàn forse li vorrebbe a suonare nella Casa degli Ungheresi accanto alla Chiesa di Mattia, dove si celebrano gli iventori e i successi di un popolo, con la muscia popolare ungherese,

A metà concerto Fischer ha voluto dedicare un brano a tutti quelli che fanno parte di una minoranza, religiosa, etnica o altro. e hanno attaccato una travolgente musica popolare ungherese..

 

 

 

Dal Kazakistan con amore

Whether for good or ill, I have lived my life, travelling a long road fraught with struggles and quarrels, disputes and arguments, suffering and anxiety, and reached these advanced years to find myself at the end of my tether, tired of everything. I have realized the vanity and futility of my labors and the meanness of my existence. What shall I occupy myself with now and how shall I live out the rest of my days? I am puzzled that I can find no answer to this question. (Abai Qunanbaiuli) IMG_20140602_10291225 anni fa in Ungheria eran tutti comunisti, ma ora son tempi duri, tempi di crisi, al governo la destra è più forte che mai, prende più del 50% dei voti e più dei due terzi dei voti in parlamento, è una destra solida e unita, insomma un solo partito, un sol’uomo,  e tra i suoi miti fondatori ha la lotta al comunismo. Comunismo vuol dire come potere che viene da fuori che impedisce la piena realizzazione del vero spirito ungherese, perché questo sul magiaro medio fa sempre presa. In realtà se cambiasse le magliette o se vedessimo allo specchio il parlamento ungherese nn ce ne accorgeremmo neanche. Sentivo, a 8 e mezzo di Lilli la Rossa, Curzio Maltese candidato alle europee per la lista Tsipras. Le ricette che proponeTsipras (grandi interventi pubblici, aumento di spesa su tutti, intervento dello stato nelle banche, no al trattato di libero scambio con gli USA, etc. ) in Ungheria  è programma già da 4 anni. Magari la democrazia ce la perdiamo ma..

Chi vive a Budapest sa che la città è un brulicare di belle statue in bronzo e marmo, non solo di santi dorati nelle chiese, ma di uomini politici piu o meno noti un po’ in tutte le piazze. Budapest è una città di piazze stupende. Una bella statua nn si nega a nessuno, tra le ultime son spuntati Cseh Tamas (il Gaber ungherese) e Peter Falk, si, il tenente Colombo (la leggenda vuole di origini magiare). Anche il suo cane ha una statua.  Si seminano statue senza interruzione da un centocinquant’anni chiunque sia al comando.. liberali, conservatori, comunisti, fascisti, comunisti, e quelli di oggi (orbanisti). Ognuno vuol dire io c’ero, ed ho un poster in camera che voglio condividere con voi. Chi apre una guida turistica sa che le statue comuniste più compromettenti son tutte in un parco fuori città, fatti un’ora di mezzi e ci sei. Qualcuna meno compromettente ha cambiato nome, da statua della liberazione a statua dei liberatori cambia tutto. C’era poi lo spinoso caso della statua fatta dai comunisti davanti al parlamento, ma che raffigurava un padre della patria, Kossuth Lajos, una sorta di Mazzini ungherese. Una statua bella e vincente, col dito in alto e il popolo in basso ad ammirarlo. Ma si è pensato bene di mettere quella di prima, imponente, ma triste, marmo e viso corrucciato all’ingiù.

Cseh Tamás

Peter Falk

Kossuth Lajos

Kossuth-emlékmű

Nel manuale Cencelli dell’arte pubblica magiara il caso ancora più delicato è se la statua è pubblica, ma nn all’aperto. Che fare allora della statua di Marx nell’atrio dell’università di economia prima università Carlo Marx?.  Ancora se ne discute e avevo letto cose strane, e allora ieri ci sono stato a fingermi studente fuoricorso tra i corridoi ma eccolo là, Marx seduto in poltrona, proteso in avanti col libro in mano e l’altra mano semichiusa con i palmi in giu che a un napoletano sembrerebbe dire questo è il piunto, caro mio.. Marx resiste ancora nonostante in città sia sorto anche un bel busto del “duce” (vezèr) magiaro del ventennio et al

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Karl Marx

Karl Marx Budpaest

Karl Marx

Marx mi strizza l’occhio, ma sulla mia personalissima agendina avevo segnato anche altro.. Succede che se in Italia siam tutti contenti che il Qatar abbia comprato il 49% di Alitalia, mentre Airfrance ci preoccupava molto, l’Ungheria di Orban ha da tempo teorizzato il concetto di apertura ad Est, ormai in  europa ci siamo e sarà difficile cacciare qualcuno, andiamoallaconquista di altri mercati. I russi costruiranno i nuovi reattori della centralenucleare di Paks, cinesi indiani e coreani useranno la terra dei magiari per produione e logistica, siamo un ponte tra oriente e occidente, dialoghiamo con tutti. Un tre anni fa ero all’inaugurazione della seconda statua di Reagan a Budapest, un mesetto fa han ripreso i rapporti diplomatici con la Corea del Nord (c’è pure un monumento a un compositore sudcoreano, il grande Ahn Eak Kai,  però nel parco).. Un colpo al cerchio ed uno alla botte piena ed uno alla moglie ubriaca però…

Ahn Eak Tai statua Budapest

Ahn Eak Tai

statua Ronald Reagan Budapest

Ronald Reagan

C’è poi che con da un annetto ho ripreso a correre nel suddetto parco, grande bello e selvaggio in parte, il Varosliget, il grande parco municipale che si apre alle spalle di piazza degli eroi e nel mio percorso abituale, tra via Stefania e via Tolstoy ho iniziato a leggere bello nuovo e nero su bianco il segnale stradale via Asztana (il piccolo okoskodo (HUN),  bambino intelligente degli anni ’80 – primi anni ’90, che amava aprire l’Atlante Geografico de Agostini per vedere le capitali del mondo e la cartina fisica dell’Europa o dell’Antartide, riconoscerebbe al volo la capitale del Kazakistan, neo membro dell’Alleanza euroasiatica (Russia, Bielorussia- Kazakisztan, da cui l’Ucraina si è defilata e…) Il kazakistan sarà uno stato comunista e dittatoriale, ma ci dà il gas e ci fa fare impresa e noi siamo gente aperta, come gli italiani.

Asztana ut Budapest

Ed ecco che poi nel mio ultimo allenamento vedo su via Asztana un grande faccine in bronzo, scalini in marmo e piedistallo bianco, e capisco ci siamo, eccolo finalmente il monumento all’indimenticato scrittore kazako  Abai Qunanbaiuli, finalmene a Budapest (l’unica sua statua al di fuori del kazakistan è a Mosca, che twitter ha pure reso famosa, qui si incontravano quelli delle proteste a Putin nel 2012, il leader della protesta che twittava..”un monumento a uno sconosciuto kazako”. Ma Budapest è ponte tra  oriente e occidente. Certo un monumento di cui si sentiva la mancanza qui in città. Ok, ci sono ancora i sigilli, lo inaugurano domani 4 giugno (non un giorno qualunque qua, ricorreranno i 94 anni dal trattato di pace con cui l’Ungheria perse i 2/3 del territorio, cose che succedono se perdi le guerre mondiali). Ma il faccione è già lì e io voglio fotografarlo ocn calma.poeta kazako Budapest

Quando mi avvicino c’è un tipo in bicicletta che parla con un giovane, inizio a scattare foto, un bel viso dell’Asia centrale, altipiani, cappelli strani, treccine, labbra carnose, occhi a mandorla, scalini bianchi e panca in marmo, han pure rizollato il terreno circostante, la differenza col prato spelacchiato attorno è curiosa. Ci giro attorno per prendere tutte le angolazioni, dietro c’è la scritta ”regalo del kazakistan al popolo ungherese” che mi fa ricordare il regalo dei lavoratori di Sofia al popolo magiaro del busto di Dimitrov che era in linea d’aria a 100 metri da quel Carlo Marx di prima.. Arrivo a favore di sole. si vedono striature, mateirale un po’ deteriorato, è una statua vecchia, beh  comunque non nuova, diciamo usata, tirata fuori da chissà quale magazzino.. mi accorgo solo ora che il signore in bici è praticamente uguale al sommo poeta. Nn ce la faccio a fotografarlo bene senza farmene accorgere. Si allontana, mi avvicino al giovane, gli fo:“come ti piace?” (tipica espressione magiara) il giovane nn sa nn risponde (tipico modo di fare magiaro) lo incalzo col sorriso sulle labbra: “se ne sentiva la mancanza, dì là verità? Espressione ebete “almeno è qualcosa di nuovo” ( ecco me la cavo cosi e siamo tutti d’accordo).

Accanto a noi un’intera squadra di barboni-giardinieri – lavoratorisocialmenteutili è al lavoro per innaffiare le aiuole improvvisamente comparse ad abbellire questo tratto di parco e a togliere i fili d’erba spuntati dall’asfalto sulla strada. Domani abbiamo graditi ospiti da un lontano paese dell’est.

Ma poi c’è anche un’altra Budapest a cui mi piace attaccarmi e allora, io che ho informatori nei peggiori bar della capitale, mi dirigo in mezzo al prato trale frasche al termnine della via Tolsztoy, dove su indicazioni precise del mio caro amico Mark vado ad abbracciare il busto di Csercsa Tamas anche lui un po’ orientale e sorridente. Lì un po’ nascosto, ma comuqnue a 100 metri da Tolstoy e a 50 da Rudolf, figlio sfortunato di Sissi e Francesco Giuseppe. Prima di Pasqua mi era arrivato un sms, vieni qui e qua domani sabato alle 18, inauguriamo una statua. La statua è questa, è illegale, l’han messa loro, artisti, l’ha fatta un nostro amico scultore, o almeno uscito dall’isttuto d’arte. E’ bella. Ed è rimasta lì. Non disturba nessuno, nn l’hanno levata. Immortala un loro amico elettricista. E’ davvero bella. La targa dice: Csercsa Tamas, elettricista

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stauta illegale budapest Csercsa Tamas elettricista

Nei giardini del castello…

Ultima forse delle grandi inaugurazioni (in ordine sparso: piazza del parlamento con nuovaanzivecchia statua di Kossuth bianco e imbronciato, OlimpiaPArk, statua del tenente Colombo, linea 4 della metro, nuova piazza della stazione, piazza Erzsebet e sicuramente dimentico qualcosa…)* ecco l’inaugurazione del Varkerti Bazar. Se una cosa ci voleva era il VarkertiBazar, una cosa che nn si riusciva neanche a definire, assi, graffiti e vetrirotti, un passato recente anni 80 da “Centro della Gioventu” con fantastici video su youtube di giovani in cravattino nero e gonna a pieghe a muoversi e oscillare e ballare l’alligalli o piu recente rock ani 70. NUn bel nome antisonante, il bazar dei giardini del castello con mosaici e affreschi, leoni in pietra all’ingresso e grandi scalinate, come lunghi tornati di montagna, per costringerti a guardare il danubio e dall’altra parte il palazzo reale di lassù, monumentali e basse per nn coprire  il panorama, ma belle belle per essere alla pari col lungodanubio neoclassico di Pest, quando a cavallo del 900 Buda era la sede dei ministeri della nova capitale gemella di Vienna..

Da quando son qui assi, graffiti  vetri rotti, e una zona che nenache a volerlo si riusciva a percorrere lungo Buda dal ponte delle catene al ponte elisabetta,e pensare che giusto il lato di fronte è il centro centro della città interna d Pest…

Ci arrivo con la nuova metro in questi giorni che posso… scendo da Rakoczi tèr, l’ex piazza delle mignotte… l’ingresso nella nuova metro d qui sembra sempre piu una discesa agli inferi con tutto questo cemento, questi cerchi e queste grandi scritte on le città di Rakoczi e queste grandissime scale mobili. cemento e scale mobili maestose, la metro del 2100 e risalgo a SzentGellert tèr giusto dopo il Danubio e quindi una delle stazioni piu profonde con i muri color ruggine e tutti quegli assi portanti di cemento incrociati a vista, che a Dicks del Vittula col suo panciotto pare di essere in un film del dopoguerra di entrare in una fabbrica segreta di un misterioso superarmento nucleare…

 

C’è pure una statua nuova, qui sopra, Cseh Tamas, il Gaber ungherese con la chitarra a tracolla tipo viandante hippy anni70, la dedica di Beremeny Geza, regista di Eldorado, suo grande amico e uno degli uomini di cultura fedeli sostenitori di Orban il Vittorioso. Due vecchine la guardano. Mi scusino ma questa è nuova giusto? Si.

Una fermata di 18 con una donna un po’ in carne  e senza trucco che nn smetto di guardare e scendo vicino ai Giardini del Castello. la struttura è enorme e si estende per quasi tutta la lunghezza del palazzo reale, ben rinnovata, ma transenne e tavolini tondi con tovaglie bianche fuori da inaugurazione.. solo al portale si può salire, ecco i mosaici e gli affreschi restaurati, finalmente dopo 9 anni di onorata militanza a Budapest posso salir su queste scale.. mi aspetto in cima una specie di grande spiazzo con i portici alle spalle, e tanta eleganza.. invece sol terra, terreno e vanghe, i lavori nn son terminati, ma le sale interne si. E’ pieno di hostess, capelli raccolti e gonna blu scuro appena sopra il ginocchio. Molto sexy per il mio amico famoushungarianpervert.com.Che ci sarà stasera? mi apsetto concerti e libagioni, ma no Caro amico torni domani autorità e inaugurazione della mostra nelle sale interne… nn posso che sorridere al fascino della divisa..

A lato c’è una scala, una scala mobile, porta al palazzo reale, da dove un tempo gli asburgo e il palatino accedevano dopo il tranquillo viaggio in traghetto. Un cartello avvisa: la scala mobile funziona in un solo senso, da qui si può solo salire. Filosofico.

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*vien da pensare perhè diavolo abbiano inaugurato Ferenciek tere o l’Accademia d Musica Liszt fErenc nei mesi scorsi, pura follia, Orban vuol proprio perdere voti…

il giorno in cui i nazisti ebbero paura della folla con la stella di Davide gialla sul petto..

Qualche impressione al volo sulla statua di Horthy svelata oggi sugli scalini dell’Hazateres temploma a Szabadsàg tèr e la contromanifestazione di protesta….

La sensazione che ho tornando a casa è strana, nn mi era mai successo di vedere quelli di Jobbik in fondo temere la folla che gli si assiepa contro, per di più in buona parte con delle belle stelle di Davide gialle al petto.. molto più numerosi (qualche migliaio contro qualche decina), comunque incazzati, e ben organizzati. Curioso vedere Jobbik per l’occasione non movimentata in tutti gli attivisti come son cosi bravi a fare di solito. In fondo solo un bandierone e gruppi di 3-4 bande e qualche nostalgico della sua infanzia felice ma poco piu. Più o meno un centinaio contro qualche migliaio dall’altro lato. Poi qualcuno che sembra stato chiamato in gran fretta..

Un plauso poi al  servizio d’ordine interno della protesta, spuntato dopo un 10minuti con un ulteriore cordone accanto a quello della polizia. Gente dura e pronta e grossa, nn come la poliziotta alta 1 metro e 53ultima dela fila della polizia, forse professionisti. Bene così. Quando la polizia invita a sciogliere la manifestazione, loro eseguono liberando la strada ma una buona parte della gente resta sui marciapiedi (tanto che sembrava un flashmob per altri mezzi), e poi subito scioglie la manifestazione dopo che tutto era finito e i poveri fascisti rimanevan là aggrappati alla statua ma in fondo circondati..

Leggo di tensione all’interno della chiesa… e dunque  per questo tardavano a uscire e liberare il povero reggente del lenzuolo.. Alla fine è stata una messa infinita, dalle 10 che è iniziata son scesi dalla chiesa solo alle 12.15 e han fatto tutto in fretta, e poi son rimasti là, a guardarsi negli occhi e a parlamentare con la polizia.. E poi quell’eterno scampanio, come a morto, durante i discorsi diffusi da un altoparlante che per fortuna non  si sentivano bene o un po’ quando capitava, unica risposta alle grida di chi protestava. Belle grida, spontanee. “Nazik háza” (nazisti a casa, riprendendo il Ruszki haza-russi a casa- del ’56) che è già molto bello. “Házaarulò” (traditore della patria – classico epiteto usato dalla destra) che è ancora più bello. “Többen vagyunk” (siamo di più) che era la verità. “Megvárjuk”e “Nem hagjuk” (aspettiamo fino alla fine e non molliamo) promesse mantenute. “Bünös Horthy” (Horthy colpevole, classico epiteto usato dalla destra durante il ventennio) neanche questo era male.. Un paio di volte dagli altoparlanti parte l’innonazionale. Per protesta innonazionale anche dall’altra parte.

In fondo siamo a Szabadsàg tèr e qualche turista che decide di andare dal Parlamento alla Basilica passa anche di qua.. Arriva una turista francese bionda ossigenata con figlia, fa qualche foto col suo ipad, ma nn capisce molto. Le spiego che sveleranno la statua di Horthy il reggente dell’Ungheria nel ventennio, un dittatore. Capiscono. Appena se ne vanno quello accanto a me mi dice, ok, va bene, ma la prossima vlta nn devi abbellire (szepiteni) il discorso. Dì subito che è un nazi. Annuisco.

E’ rimasta ancora molta gente. Ora sono accanto a una simpatica famiglia, con una ragazza in sedia a rotelle che urla Nazik haza. Ci si fronteggia ma nn si è armati. Anzi si. Nelle manifestazioni moderne si è armati di strumenti di ripesa, macchine fotografiche, videocamere. Ce le si punta contro. Anche la camionetta della polizia lì parcheggiata nn ha mica il cannone ad acqua in cima ma una bella telecamera  e i vetri oscurati. Sembra la Conversazione di Coppola.  Anche se sei abbastanza defilato le videocamere sembrano tutte contro di te.

Ecco una coppia di turisti, italiani. Qui è più facile. Horthy è il Mussolini ungherese. Certo con le dovute differenze. E chi c’è al governo?. Provo a spiegarlo. Beh come in Italia. Forse si o purtroppo no.  Ma vi immaginate un busto a Musollini a piazza del popolo? Ah si giusto…

Dopo un tempo infinito col fantasma di Horthy lì davanti col suo lenzuolo finalmente scendono i grandi uomini e la statua eccola risplendere tra boati di fischi e i cori Eljen Horthy (viva Horthy) dei fedelissimi. Passa un ragazzo, straniero. Che succede? Provo a spiegarlo—Ma a questa gente piace il dittatore? Vedi, a quelli sotto le bandiere si. A quelli dietro la polizia no. Capito. Inizia a piovere. Campane a morto. Nn è stato un bel giorno. Per nessuno.

 

i miei potenti mezzi nn sono un gran che, ma spero che questo video renda un po’ l’atmosfera.. http://www.youtube.com/watch?v=8-7o-Vb0QCE

 

Nessuno mi crede

C’erano giorni in cui ci riunivamo giù in cantina, quando il VII distretto era un luogo ancora nn tutto per bene e quella strada puzzava di umidità, ed era buia. sempre. nn si andava a fumare fuori perchè nessuno ci obbligava, fuori c’era solo la cantina dirimpetto, abbastanza triste e anonima, ma con la scritta rosa KUKKOLO che vuol dire che pagavi per vedere una ragazza ne bella ne brutta, spogliarsi al di la di un vetro. no, n ci sono mai stato io. Alle zingarette che all’angolo del New York mi vedono solo a una certa ora della notte e con un fil di voce mi fanno ciao (che vuol dire sono una che fa la vita, che ne dici?) io rispondo. haza (vado a casa). io sorrido lei sorride. 

In quei giorni l’unico modo per sbirciare nel taccuino di Markò era allora aspettare che andasse a pisciare, scendere dallo sgabellone del Vittula, (si, parlavo del Vittula), lisciarsi la giacca di pelle lisa, guardarsi il bicchierino di Unicum vuoto e via.

Quella volta ci lessi bel calcato tutto di lato, con la calligrafia un po’ troppo bella per uno che dice di avere l’animo tormentato “obbligo di frequentare gli anziani per tutti gli abili dai 14 anni in su, fino ai 40.”  cancellato in “per sempre”. “I trasgressori saranno puniti con pene pecuniarie fino a un massimo di 50000 fiorini. e una freccetta. con i vecchi si impara a capire il senso della vita. non da loro, loro nn sanno un cazzo, ma dalle loro vite, quello si...”

Mi è venuta in mente ‘sta cazzata l’altra mattina, ero là, dietro alla statua di Ady che si sistema il mantello, un capitan Harlock in bronzo di cui ogni spirito poetico sarebbe fiero. là perchè là c’è una connessione gratuita, il venticello, gli alberi, una panchina, e poi passa sempre qualche  turista stupidina scosciata con la pelle bianca e rossa.

A un certo punto viene un vecchietto in carrozzina, ha una polo rossa, la carrozzina la tira un bambino, lineamenti asiatici. Con un fare risoluto gira la carrozzina di 90° e la pianta  di fronte al marciapiede. dico, dagli altri tre lati puoi vedere la strada  (e che strada, il viale Andrassy), la piazza, la statua, loro no, il muro di fronte. E nn dicono niente, come se l’avesse messo nel posto piu naturale del mondo tipo davanti alla TV o alla porta di casa. nn dicono niente nn si scambiano una battuta. Chissa a che cazzo pensa il vecchio. si sembra ancora in grado di pensare. me ne ero quasi dimenticato, tipo dopo una mezz’oretta, arrivano due genitori. il coreano rispunta chissà da dove, la famiglia si rimette in cammino.

Un paio di giorni dopo invece ero a pranzo nella mia personalissima trattoria con due  gentili ospiti. a un tratto uno fa: “La schiena ora nn me la sento quasi piu!”. Lello si alza, sembra incredibile che possa avere problemi alla schiena, lui un ex carabiniere in pensione, fisico da ex canoista 60.enne. Appena si allontana per raggiungere la toilette la moglie dolcissima mi dice che è caduto da un albero, un’altezza di 9 metri. Ah ecco, mica posizioni scorrette in poltrona… E in effetti prima mi raccontava di fratture plurime alle vertebre, e io che gli stavo per chiedere se era in servizio…

Eh si, eravamo preoccupati, ma tutto è andato bene ed eccoci qua. Come quell’altra volta sai… C’è dell’altro…

Aveva un dolore alla gamba, un po’ di sforzo, facciamo i raggi e il dottore subito dice, bene, quando si vuole operare? io? io no, io mai… Ma nn scherziamo qui le lastre parlano chiaro.  Guardi che tra un po’ …. mettiamola cosi’, tra 6 mesi sarà lei a strisciare fin sotto il lettino, a implorarmi.. Ma Lello piuttosto cambia dottore. Lo hanno visto i migliori specialisti, a botta di 2-3-400 euro a seduta. Il disco nn cambia. operarsi, la lastra parla chiaro.. e. .. a noi che piaceva tanto andare in montagna camminavamo come gli anziani giusto da qui a lì.. tanti soldi e neanche una visita approfondita, bastava vedere la lastra, era tutto un colabrodo, tutto marcio.

Poi.. – fa una pausa e assaggia il succo di lamponi che ha preso il marito  che giurano sia la cosa più buona che abbiano mai mangiato…- Poi un dottorone si impietosisce e lo visita per bene, tocca e ritocca, gira la gamba, la contorce e lui in fondo nn grida dal dolore… poi riguarda la lastra.

sono ancora un bambino intelligente, anche se sento la mattina sempre un po’ di stanchezza alla testa… “ma nn c’era il nome sula lastra??”

“c’era, c’era” fa Lello che nel frattempo è rientrato, sorride, serio ma calmo… sono fortunati, sono di quelle persone che vivono nel “meno male come è andata piuttosto che col che paura che ho avuto”..

E poi hanno incontrato il tipo con cui avevano scambiato le radiografie. Un vecchietto, tutto piegato da un lato, ha fatto una fatica indicibile per arrivare alla porta di casa.. le prime parole che ha detto son state. “Nessuno mi crede. Nemmeno mia moglie…” Nemmeno lei…

 

Io tigro

La domanda che nn si deve mai fare a chi vive all’estero è perché vivi là, perché ognuno ha le sue buone ragioni, perché magari qualcuno scappa e non lo vuol dire. Chi viene qui per poco tempo invece è un’altra storia. Una bella mattina di Marzo, mi squilla il telefono e risponde una voce squillante e italiana, E’ appena arrivata in Ungheria, ci resterà per 6 mesi, ha bisogno di un professorino per la figlia di 11 anni. Va bene dico io. Allora ci vediamo  qui per discutere, vieni al circo, chiedi di Patrizia, sai noi siamo artisti del circo..

Uh.

Al circo c’ero stato solo una volta a curiosare, un edificio circolare,  già proprio un edificio, in mattoni, muratura, legno di rivestimento, un circo stabile, non un tendone da fiera come da noi. Con le foto del grandi artisti di un secolo di arte circense in Ungheria. Foto in bianco e nero, un po’ sciupate, esposte anche da 70 anni, platea e palchi, 2 piani, a forma circolare, tutto legno, legno profumato, profumo di anni. Il circo di Budapest è un’istituzione,  basta vedere dov’è, di fronte alle terme Szecheny, accanto allo zoo liberty, al ristorante più famoso di Budapest, il Gundel, al Vidàm park, il parco di divertimenti. Tutte glorie di fine secolo, di quel periodo in cui Budapest era internazionale e cosmopolita, ricca e in crescita, bella e splendente.

Patrizia è una donna alta si e no 1 metro e mezzo, il marito invece è un tedescone forzuto e simpatico e mezzo sordo. Si esibiscono con bellissimi cavalli bianchi e neri e con cani huski, tutti di alta scuola, si , che mi mostrano orgogliosi. I cavalli son belli, evvero, ma io ho occhi solo per gli animali che ho visto davanti alle loro roulotte. Patrizia è arrivata così, dalla Spagna, e han messo le due roulotte, una per i genitori e una per le figlie, in un piccolo spazio all’aperto tra il circo e lo zoo. Tra l’uscita laterale del circo e il muro che lo separa dalla zoo ci saran 10-12 metri.

Quando era Marzo Aprile ed era ancora freddino facevam lezione dentro la roulotte, non ci sono finestre che dan sul davanti, ci concentravamo, ma ogni tanto nel bel mezzo della lezione si sentiva un forte

ROOOAAAARR,

 ROOOOOOAAAAARRRRRRRR.

 lungo e infastidente, è la tigre. la tigre che sbadiglia. Io strabuzzo gli occhi ma lei invece non fa una piega “Che pizza, tutto il giorno così a partire dall’alba.” Sic

Già perché lo spazio esterno è ristretto e la roulotte delle figlie è piazzata giusto di fronte alla gabbia delle tigri e la gabbia dei leoni del circo. Mi spiego, dalla roulotte apri la porta e a circa 1 metro c’è la gabbia, anche meno. Quando vado ho provato a guardarle negli occhi le tigri e a nn mostrare paura protetto dalla grata, e mi son sembrate come gli orsi di Herzog, nessuna emozione, solo noiosa e istintiva vita dentro di loro.

 “I nostri cani invece cacciano un ullulato collettivo appena spunta il sole e poi zitti..”. prosegue la bambina e poi di solito sgrida Pamelo, il coniglio bianco dalle orecchie rosa che hanno come animale domestico.. Tutte le attenzioni sono per questo coniglio, mica per i felinidi di 200 Kg là fuori.. “Pamelo ha due mogli, una in Italia e una in Spagna, è un gran discolo, se non stai attento si mangia le piante.” Tutta la famiglia è così: son stati allo zoo, han passato tutto il tempo vicino alle caprette, mica dalle scimmie o dagli elefanti, a quello si che son già abituati..

E’ un mondo straordinario che a loro pare così normale.. Ogni tanto vengono gli altri artisti rimasti nei paraggi per allenarsi, vengono a a chiedere dello zucchero o una radiolina, i vicini sono le acrobate mongole,  o il bohoc, il pagliaccio, non è un politico locale, ma è un venezuelano e parla italiano.

la bambina è sveglia e intelligente, e fa domande difficili tipo “Professore, chi ha creato il mondo Dio o il Big Bang”… Poi a Maggio che era più caldo la lezione le abbiam fatte sulla verandina, lì c’è un salotto in vimini, alla mia destra la bimba, davanti a me le tigri, placide, che si muovon lente e controvoglia, che puzzano molto e ogni tanto latrano.

Solo una volta le ho viste infervorarsi. Al momento del pranzo, quando il domatore le separa una dall’altra con delle grate e poi butta dentro dei pezzi di carne enorme da delle botole, solo allora si calmano, si stendono quiete e sbocconcellano questo pezzo di carne da 20 chili che è il loro pasto.. La bambina mi dice pure che la carne è carne pregiata che arriva dalla Scozia. Ho sempre desiderato essere una tigre.

Quando vado verso le 4 nel finesettimana arrivo durante lo spettacolo, in genere vedo Patrizia, truccatissima come una mignotta, il costume di scena, per lei è normale e io non rido, poi arriva Antonia, la figlia grande, lei è contorsionista, sui 18 anni, e io ho visto “Amici miei atto II” e so come vanno le cose, nn posso fare a meno di guardarla un po’.  Allora non mostro imbarazzo e chiedo com’è andato lo spettacolo, bene, fa, c’era anche pubblico.. i tanti marmocchi che affollano sempre il circo e qui il circo è amato e son tanti..

Alle e tigri eran sempre lì, che mi guardavan da dietro le sbarre. Un giorno allora ho chiesto, “ma come mai che le tigri non si esibiscono mai?..”

E ho scoperto che anche le tigri han la loro storia. Son giovani tigri, a Febbraio al loro primo spettacolo hanno aggredito i leoni, e da allora non si esibiscono più, le han già vendute, si aspetta solo che il compratore venga a prenderle e portarle via….

Tanto nn cambia niente ? Iran a Budapest

La vita è fatta di grandi cose, come quello che pensano in questo momento gli iraniani. Ma anche piccole cose di cui andare fieri. Per esempio a me ad Ottobre scorso è capitato che potevo dire in giro  che il mio dentista era iraniano. Mi ha tirato un dente, il penultimo molare, ne era rimasto solo un moncherino e ha fatto una fatica ad estrarlo. Eh si che avevo un dentista ungherese, qui son bravi e affidabili, e ogni tanto al Vittula passa un inglese o svedese venuto qui a rifarsi i denti. Questo dentista poi era un amico e finalmente avevo qualcuno a cui affidare i miei denti malandati. E invece lui una guardata ce l’ha data, ma poi ha confessato che è un gyermekorvos, un dentista dei bambini, meglio andare dall’altro dentista del suo studio, garantiva lui.

Aveva pure un nome strano, Kaveh, che suona in ungherese quasi come il Dr. Caffè.  Fu strano la prima volta, era un po’ scuro di pelle ma appena appena, bonario, un suo modo di fare mediterraneo e troppo cordiale e io non mi ci ero più abituato a certe cose. Io sono una persona discreta, mica cazzi, e gli ho fatto poche domande, ma qualcosa la sapevo, il padre era un famoso dentista iraniano, lui ha vissuto fuori dall’Iran, chissà come mai in fondo è un paese democratico. Prima a Vienna,e poi ha studiato a Budapest ed eccolo qua, ma mica ci stava bene a Budapest, anche dopo tanti anni. Alla fine dell’anno ha avuto un lutto in famiglia, un lutto grave, la famiglia viveva a Vienna. Ha accompagnato il feretro indietro in Iran, ma in Iran mica ci voleva restare. Abbiamo iniziato un’altra cura al dente affianco. A Febbraio per mettermi a mio agio ha cercato le cose che aveva letto ultimamente sull’Italia e mi ha chiesto dell’Alitalia. (oggi mi avrebbe di certo chiesto delle puttane di Berlusconi). Allora io gli ho chiesto se tornava in Iran per votare. “No, non ci vado. Tanto non cambia niente”. Non si può dire che nn abbia avuto ragione. In Italia da bravo cittadino avrei dunque risposto che il singolo voto è importante, ma credo proprio che sapeva di quello che parlava.

Certo a lui un po’ ho pensato quando l’altro giorno ero al lavoro in un ufficio di Stefania ùt, e abbiam sentito rumor di folla, e grida e cori. Nessuno si è scomposto, ‘iraniani’ abbiam detto, son loro. Si, perché su Stefania ùt c’è l’ambasciata iraniana. Il viale Stefania sarà pure una via che unisce il parco cittadino, il Vàrosliget, alla zona degli stadi (lo stadio Puskas Ferenc, dove gioca la nazionale, e il palazzetto dello sport Papp Làszlo, famoso pugile campione olimpico) ma qui ci sono anche 4 o 5 ambasciate ospitate in splendide ville di inizio secolo, quando questa era la zona più cool per una residenza signorile, polgar, borghese come si dice qui.. Il caso avrà deciso l’ordine, ma certo è strano vedere nell’ordine Libia, Svizzera, Iran, Italia, Prima a metà, tra Svizzera e Iran, c’era anche la Germania Federale, ora ristrutturata a uso uffici mentre la Germania si è riunita al Castello di Buda, in quella che prima era diventata la sede DDR. Più in là c’è una caserma della polizia e il museo nazionale di geologia, che luccica col suo tetto blu, splendore del liberty.

I manifestanti son rimasti un paio d’ore scandito slogan, agitato cartelli bianchi e verdi. Qui a Budapest avevo un’amica che studiava danze orientali all’università (certo niente diritto pubblico o analisi 2) e studiava anche il persiano. Assicurava che è una lingua indoeuropea, abbastanza simile alla nostra in fondo. Io comunque capivo solo Massaui e Akmanid..

Le ultime notizie che ho del mio Dr. Kaveh son che è andato in Norvegia, ora forse è in Olanda, così almeno dice il mio amico dentista. Di certo sarà attaccato a un pc per aver notizie. da casa.

Dormivano per la tristezza

“infine me ne andai a letto: quando uno è malato di solitudine è la cosa migliore che si puo’ fare”(M. Twain, le avventure di Huckleberry Finn)

“Feeling sorry for myself I ate in front of the TV set and went to bed early” (M. Richler, Barney’s version)

 

A tutti quelli a cui capita di andare a dormire prima, perché ci si sente tristi e non si sa perché, oppure lo si sa eccome..

Ora è Primavera e splende il sole fino alle 7 e la domenica passeggio pei parchi, in buona compagnia. Prima invece, nelle scure e tristi domeniche pomeriggio mi aggiravo per le sale del Szepmuveszeti Muzeum, il Museo delle Belle Arti di Budapest.

La collezione permanente del Museo è semplicemente gratis (ovvero mi danno un biglietto a zero fiorini) e la collezione di primordine, uno dei grandi musei europei. Potevo permettermi allora di essere selettivo: una domenica la parte egizia, un’altra i dipinti fiamminghi, un’altra l’espressionismo tedesco. E ogni volta mi stupivo della lunga fila per la mostra temporanea di Van Gogh (6 euro), con un discusso parallelismo tra qualche quadro di VanGogh e qualche quadro di artisti ungheresi che dovrebbero averlo influenzato (?? Che sia questa l’oscura origine della sua pazzia??)

Una delle chicche della collezione permanente è la sezione spagnola “la migliore raccolta fuori dalla Spagna”. Tra i capolavori un “Gesù sul monte degli ulivi” di el Greco, perfetto per questo periodo paquale, dove però Gesù è illuminato dal divino, ma piccolo piccolo in alto sul monte e in primo piano ci sono gli apostoli invece che dormono sui sassi, tutti storti e a bocca larga. Evidentemente el Greco era rimasto colpito da Luca 23.13 (+ o -), vangelo di oggi: “.. poi andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza”. Ed allora anche a el Greco deve essere capitato di sentirsi solo e triste e trovarsi a dormire presto e a lungo mentre viveva…

Il Vangelo di Luca poco dopo dice anche: “questa è la vostra ora, è l’impero del terrore”: questo è scrivere!, altro che stati canaglia e madri di tutte le guerre e terre di mezzo.

Diceva Singer: “Dio è uno scrittore di commedie”. Uno scrittore ispirato, a volte.

 

5 giorni di pioggia

Domenica c’era un bel sole ed era una bella giornata tersa di Dicembre. L’aria era fresca e il cielo aperto e azzurro. Alle 11 dal mio appartamento era bello sentire le campane dalla vicina cattedrale evangelica. Una domenica in cui ti scopri a camminare a zonzo per la città.
Una domenica di festa in mezzo a 5 giorni con oggi di pioggia a Budapest. Sabato mi son ritrovato a parlare anche in tedesco e russo a una festa. Con la pioggia fitta e le luci della metropoli sembrava di vivere una Blade Runner esteuropea

Avevo ripreso a correre al parco. Ma ora piove e nn posso uscire a correre. A 3 isolati da casa c’e’ il Varosliget, il parco cittadino grande come un quartiere, uno dei parchi più famosi d’Europa. La via più elegante di Budapest, l’Andrassy ut fu pensata per l’esposizione universale del 1896 che festeggiava il millenario dell’arrivo degli ungari nel bacino carpatico, come lungo boulevard fiancheggiato dal teatro dell’Opera e da eleganti edifici che collegava il centro cittadino al Varosliget.

Al Varosliget corro scegliendo ogni volta un percorso diverso come si fa quando si passeggia. E’ inverno e una volta a casa, seppur coperto, sento l’aria fredda e salubre che ho respirato e il corpo tonificarsi. E mi sento bene dopo la corsa, anche se a corto di fiato.
Allora ho preso la decisione di fumare di meno, nn so se la manterrò. Nn mi importa più di tanto. In fondo e semplice, basta nn comprare più le sigarette. Domenicapomeriggio ho visto Fiorentina-Juventus nel mio piccolo bar del VI distretto. Nn c’era nessuno ed ho chiesto di girare la TV sul canale sportivo, ma la cameriera nn capiva il mio cattivo accento ungherese. Poi mi sono seduto su uno sgabello al banco ho ordinato una pinta Dreher. Ho visto una bella Juve ed ero contento. Lei mi ha accostato un posacenere, “grazie ma cerco di smettere” ho provato a dire. Dopo mezz’ora ho chiesto al banco un pacco di Pall Mall.
Nella mia biblioteca minima egittologa c’e’ un’autobiografia di Gandhi, scritta nel ‘27 ( e quindi credo ci sia anche un’autobiografia parte II). L’editore e indiano. Questo volume e stato comprato nel ‘94 per 12 rupie da Peter. A pag. 66 il giovane Gandhi si sente in dovere di citare Tolstoy che da buon russo filosofeggiava cosi:
“Il tabacco, e il peggiore di tutti i vizi, un fumatore puo commettere azioni che un ubriaco nn oserebbe mai fare. L’alcool rende l’uomo pazzo, ma il tabacco offusca il cervello e gli fa costruire castelli in aria.

Un’ambasciata per la Cina

Sarà che lavoro nella zona delle ambasciate e ora ci abito pure, mi ci son fatto una passeggiata perchè appena appena fuori dal centro dove sto ora, ci erano le vecchie ville patrizie della Budapest di fine secolo, tanto belle che ora parte son ambasciate con le bandiere di fuori.

Le ambasciate si dividono in 3 principali categorie:
1) Ambasciate classiche, solo la targa col nome dell’istituzione sulla cancellata della villa. Esempio: ambasciata d’Italia

2) Ambasciate turistiche. Accanto alla targa trovasi una bacheca in cui sono affissi depliant che promuovono le attrattive turistiche del paese.

3) Ambasciate rappresentative. Che mostrano una caratteristica architettonica o esistenziale del paese. L’ambasciata libica ha appena dentro una strana struttura ottagonale, alta un paio di metri, tutta in vetri oscurati con un condizionatore che spunta fuori. I vetri son bruniti e a specchio e dentro chissà che c. sta! Pare una voliera, o chissà cosa

E poi c’e’ l’ambasciata cinese, sempre vicino casa. La CINA ha una bella e grande bacheca dove sono esposti in buon ordine circa 20 foto, belle e artistiche delle sue forze armate. Si, dei militari, gli elicotteri cinesi, le fregate in schieramento, gli alpini cinesi in Tibet, i Mig cinesi sul mar della Cina, i carriarmati nei deserti dell’Asia Centrale, gli incursori che spuntano dalle acque armati fino ai denti, le soldatesse sorridenti e battagliere carine nelle loro uniformi.

A questo punto perchè?, lo chiedo a te Kpusinski, perchè??

Budapest e Ruvo di Puglia

Il Museo delle Belle arti, e’ il piu’ bel museo di Budapest. Ed e’ gratis. Gratis come lo e’ (lo era mi dicono) la National Gallery, il British, l’Ermitage per i russi e Il museo dell’indipendenza della Lettonia.

So che e’ gratis, ma quando entro un uomo in divisa mi dice di fare il biglietto. Guardo bene, v’e’ scritto admission free. Faccio la fila alla cassa con quelli che vanno alla mostra temporanea e chiedo se e’ gratis alla signorina. Certo signore e mi fa un biglietto da 0 fiorini. (Com’è ungherese tutto ciò, direbbe Giuseppe).

Allora mostro il mio biglietto da zero0 fiorini ed entro. C’è una grande sala di marmi bianchi e grigi con la volta alta 10 metri e lunga 20 con grandi pale quattrocentesche alle pareti.
Tutt’attorno nei piani superiori le sale di arte italiana e francese e di scuola fiamminga, spagnola (la miglior raccolta spagnola fuori da Madrid, del resto il secondo museo di Madrid non e’ forse intitolato agli aristocratici e donatori ungheresi Thyssen-Bornemisza). Qualche pezzo è molto molto bello e il museo è gratis, un personaggio dei libri verrebbe qua ogni giorno a leggere e cazzeggiare, a guardare turiste 16enni piene di ormoni nei loro straccetti mentre seguono i parenti imbarazzati, e ogni tanto alzare lo sguardo e cercare il senso della vita anche nel San Sebastiano del Murillo.
Poi mi metto a guardare tutte le targhette per leggere le scritte in piccolo: d’accordo, Francia, Spagna, UK, l’Italia ha fatto grandi i suoi musei con il mecenatismo dei loro regnanti, o razziando di qua e di là per l’Europa, l’Ermitage deve tutto alla competenza di Caterina la grande e al suo impressionante talento nell’arricchire la sua collezione. Gli Americani sono pieni di soldi. Ma qui?. Beh, qui i pezzi più belli vengono dalla collezione Esterhàzy, e me li immagino questi ricchi borghesi di Budapest, dopo tutti i soldi affluiti qui nella seconda metà del XIX secolo, donare con orgoglio la loro collezione al nuovo regno ungherese orgogliosi della loro nazione rinata. Altri pezzi vengono da “Governement purchase y.1957-58”, le confische del regime dopo il 56.

Nel groundfloor invece, l’immancabile collezione francese-impressionista: 1 Gauguin, 1 Cezanne, 1 Monet, etc, perchè un grande museo ne deve avere uno di ognuno, per accontentare le masse, ma tutt’in mezzo alla sala emergono splendide sculture di Rodin che ti chiedi perchè la gente guardi un Monet minore anzichè questi capolavori.

E poi come i grandi musei le splendide sale dall’antichità a ricordare che proprio a cavallo del 900, quando una marea di soldi affluiva nelle casse statali e mezza Budapest veniva costruita di colpo, (anche la mia casa di O’ utca, modestamente) iniziarono i grandi scavi alla scoperta dei tesori dell’antichità, e accanto ai grandi archeologi tedeschi con l’idea fissa di ritrovare la Troia di Ulisse e portare a Berlino le mura di Babilonia o il portale del mercato di Mileto, c’era anche qualche impavido avventuriero ungherese giramondo appassionato di classicita’ al loro seguito.
Giu’ ci sono le sale egizie. Su i reperti dall’antica Grecia alla civilta’ Minoica agli Etruschi alla tarda romanità. Se al British ci sono ancora le cariatidi del Partenone, anche qui hanno nel loro piccolo fatto la loro razzia nazionale e su due piedistalli bianchi troneggiano i capitelli del foro romano di Brescia (sic).

E’ gratis, allora ci do una rapida occhiata e via, tanto ci torno. Ma mentre vo’ via su una cartina sulla parete ci vedo scritto Apulia e Peuceti e Messapi e Dauni. Ruvo e Rionero e Tarentum.
Tra gli uomini della divisione ungherese al seguito dei 1000 di Garibaldi, uno restò per gli scavi in terra di Puglia. E qualcuno venne dopo di lui ed altri ancora.
E qui ci vedo pezzi stupendi, pure per me, con sotto la targhetta: Canosa-Tarentum, Apulia. E mi torna alla mente una teca uguale con gingilli antichi dalla terra di Bari al British Museum, che ci avevo 16 anni.

Gloria al museo Iatta.

P.S. In letteratura, come nei miei blog la verità non esiste, solo la verità vista da me, ma se qualcuno si sente in dovere di correggere il contenuto artistico letterario storico (dati gli esperti tra i potenziali lettori) faccia pure.

Ai bagni

Ho seguito per un pò i consigli di Marai Sandor, e son rimasto da solo. Ora eccomi qua.

C’è una foto che campeggia sulle scatole dei fiammifieri ungheresi, come sulla Lonely Plonet Eastern Europe ultima edizione: Gente arzilla a mollo nell’acqua di una piscina ed intenti a giocare a scacchi. Sullo sfondo arabeschi e tetti dai colori caldi.

Ora sabato pomeriggio figuro anch’io in questa foto..

L’Ungheria e uno di quei paesi del centroeuropa con le terme, le acque dove vanno i personaggi aristocratici di Dostoevsky a passare le acque e a stupirsi di come sono i tedeschi…

Solo che qui arrivarono li turchi e allora trasformano le terme in bagni turchi, belli e spettacolari, con marmi, colonne contorte, colori verderame e archi a volte strane.

Anche oggi i bagni son pieni di gente nell’acqua a 38 gradi che è moderatamente bollente, ma le piscine son 3 puoi mettere la cuffia e nuotare o stare con le bolle d’acqua che salgon sulla schiena fandoti felice. Ma è pieno di gente, vecchi e bambini e ragazzi muscolosi e belle fighe, e fuori faran 10 gradi ma qui siamo a 39 e dobbiamo solo correre veloci tra una piscina e l’altra o ficcarci nella sauna con una pallottola di ghiaccio in mano