Liberi liberi

“Cos’è questo cabaret italiano?” (Cabaret è quasi una forma d’arte in ungheria) la ragazza ungherese che chiameremo Szilvia guarda pensierosa il ragazzo italiano che chiameremo Andrea, nella cucina un po’ buia risuona la voce di Giorgio Gaber, e le risate del pubblico in giacca e cravatta in bianco e nero, poi Gaber prende la chitarra e suona qualcosa… la TV (lo smartphone) è accesa in qualche modo su Rainews (che grazie addio qui all’estero è in chiaro senza trucchetti) e c’è qualche ricorrenza, mostra ricordo di Gaber in una qualche città italiana..

“Guarda cara, quello è Giorgio Gaber, lui era….. poi ha creato il teatro canzone” ha capito. parte la canzone.. ”La libertà non è stare sopra un albero….”  “Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” (vorrei essere libero, libero come un uomo,  che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia,e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia). erano gli anni 60, 70, la musica doveva essere politica, la politica era una cosa bella (le ripete il testo che lei parla italiano ma nn poi cosi bene) ”La libertà non è stare sopra un albero (…). Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

Lei fa una faccia sgomenta, in ungheria tra 10 giorni si vota (Orban ha detto non i prossimo 4 anni, ma per l’esistenza stessa dell’Ungheira!) libertà in ungheria è un concetto sacro di eventi storici, anche molto recenti e feste nazionali, e pare che questa cosa che libertà è quasi un dovere, libertà è partecipazione è un po’ strana..

Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua (2,5 mt)

 

 

dialogo standard sentito indifferentemente nei mie due paesi d’adozione almeno una volta al giorno: “Oddio ancora loro, non se ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare..” (soprattutto ora che a distanza di un mese si vota per le politiche in entrambi i paesi.)

ohibò scelgo allora la più significativa:

Oddio ancora loro, non e ne può più… e sai qual è il problema? Che non c’è nessuno neanche dall’altro lato… stavolta più che mai non so proprio per chi votare.. nella variante magiara Kati guarda la sorella (nn si separa mai dalla sorella) allarga le braccia, poi guarda vero l’alto, ridono, c’è un adesivo con una mano che indica un livello, qui sul muro rosso del Vittula, tipo quelle mani che ricordano in giro per la città il livello che raggiunse l’acqua in città nella devastante alluvione del 1838, qui la scritta però dice: “Nel 2017 la corruzione è arrivata fin qua” (saranno 2,5 metri per la cronaca)… madonna! (tipica interazione magiara) la corruzione è davvero arrivata fin lassù quest’anno e l’opposizione nn esiste nemmeno… hanno qualche chilo in più dell’ultima volta che le ho viste, una ha i capelli mogano, l’altra un quasi arancione, le esalta il naso un pò aguzzo e le tette. l’altra ride canta: Gyere vissza kadar janos..“Kadar Janos torna indietro! (Il leader del comunismo al goulash per 30 anni, niente di piu assurdo qui, nessuno o quasi ha nostalgia)” ridiamo come pazzi. Sai quella canzone punk? Quella del langos (pizza fritta, tipico street food magiaro) freddo a 10 fiorini, ma sì dei “Pensionati borghesi”a casa la devi assolutamente sentire. prometto che lo farò.

una è disoccupata, l’altra pure, son ragazze piacenti, in cerca di marito, Kati vive a Ceglèd ora, col suo ragazzo, (Ceglèd, al centro della grande pianura ungherese, la gente emigra, ci sono molte case vuote in provincia). Se ricordo bene un bravo ragazzo.

Un consiglio di cuore ad Orban: pensi al Vittula, a Kati, alla su sorella e al suo ragazzo. e meno ai migranti, qui nn ce n’erano.

P.S. A casa mi informo, i Pensionati borghesi erano una punkband di Pècs, si sono sciolti nel 2004, compaiono persino in uno degli ultimi film di Jancso Miklos (il piu grande regista ungherese sel 900), la canzone mi è entrata nella testa e nn vuol piu uscire

(allego anche il testo, preceduto da una elaborata traduzione)

10 fiorini un langos che scotta, è una merda Kadar Janos

20 fiorini un langos caldo, lunga vita a Kadar Janos

50 fiorini un langos tiepido, che sarà di noi Kadar Janos

100 fiorini un langos freddo torna indietro Kadar Janos

i pensionati non hanno piu il langos, non ci aiuta più Kadar Janos

……………………………………………………………………………..

10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János
10 Ft a forró lángos, le van szarva Kádár János

20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános
20 Ft a meleg lánogs, éljen soká kádár jános

50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János
50-es a langyos lángos, mi lesz velünk Kádár János

100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János
100 Ft a hideg lánogos gyere vissza Kádár János

Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János
Nyugdíjasnak nincsen lángos, nem segít már Kádár János

Guardiamo con fiducia al futuro!

visegrad var regi.2

alto castello di Visegrad, tardo 800

Guardiamo con fiducia al futuro!

Tra circa 110 – 115 anni, un bel giorno d’estate, una dopo l’altra sentiremo suonare tutte assieme le campane del paese. Molti neanche ci faranno caso, eppure il din don sarà annunciatore di un grande cambiamento!

Allora sarà stato ricostruito a Visegrad l’antico palazzo reale, con una pompa mai vista, oggetti grandiosi e giardini pensili. Alla festa di inaugurazione, segnalava questo lo scampanio, a qualche vegliardo gli occhi si riempiranno di lacrime. In verità, sarà questo il momento, il grande momento lungamente atteso, in cui avrà fine la nostra millenaria sventura.

Visegrad allora non sarà più capitale di un paese minuscolo, ma della Repubblica Danubiana Ungherese , bagnata da 4 o 5 mari. Danubiano, il paese sarà chiamato così, per non essere confuso con la Repubblica del Basso Reno Ungherese e in quest’ultima allora non abiteranno più i magiari, ma i poveri Bassorenani, dagli abiti logori, che solo per un caso avevano assunto il nome di magiari.

Non si può neanche descrivere che cosa piacevole sarà allora essere magiari!. Basterà forse dire, che la parola “magiaro” – tra 115 anni – diventerà un verbo che verrà assorbito da tutte le lingue parlate nel mondo, con un significato positivo.

“Magiarare” in francese per esempio vorrà dire “succhiarselo bene da solo”. In spagnolo: “trovare soldi per strada e chinarsi per raccoglierli”; in catalano: “mi piego facilmente da quando sono guarito da quel fastidioso dolore alla schiena”. E se qualcuno a Londra dice “I am going magyarni” (ovvero alla lettera: vado a magiarare), vuol dire: “ oh quella donna divina che vedi laggiù, ora vado da lei, le parlo, la prendo sottobraccio, la porto a casa e (qui segue una parola volgare)”.

Un altro esempio: “io magiaro, tu magiari, lui magiarra” (si, sarà un verbo irregolare) in 7 lingue civilizzate (norvegese, greco, bulgaro, basco, etc.) vorrà dire: “mangio (mangi, mangia) una croccante anatra arrosto con un’insalata di cetrioli di stagione mentre Yehudi Menuhin mi suona nell’orecchio “solo una bambina

Ancora: “mamma, posso andare a magiarare” “si, magiara pure” – in lettone vorrà dire che un ragazzino chiede di poter andare a cinema e la mamma, dopo un breve tira e molla, gli dà il permesso anche se il film è vietato ai minori di 18 anni.

Ma lasciamo in pace gli stranieri. Anche in Ungheria molte cose saranno chiamate con un altro nome. Per esempio al posto di “vanilla” che è una parola straniera, useremo la parola “guerra” che nel frattempo perderà il vecchio significato. Nelle pasticcerie di Visegrad quindi sul bancone dei gelati troveremo scritto:

Fragola

Punch

Guerra

Cioccolato

è così che vivremo.    Fino ad allora dobbiamo resistere ancora qualche anno.

(Orkenyi Istvan, 1968)

Visègrad oggiLavorando su altro mi sono imbattuto su una piccola nota di Wikipedia del lemma Visegrad, (si, la città del gruppo – di Visegrad – a due passi da Budapest, la sede reale degli Angioini che diventò favoloso  palazzo d’estate rinascimentale di Re Mattia, poi distrutto da Turchi e Asburgo),  che diceva: vedi anche Nèzzunk bizakodva a jovobe! (Guardiamo con fiducia al futuro!) una dei “racconti da un minuto” di quel genio dell’assurdo e del sarcastico che fu Orkeny Istvan scrittore ungherese del secolo scorso (morto nel 1979, il padre aveva una farmacia in centro, lui studiò chimica, come molti grandi scrittori). è un racconto fantastico (in tutti i sensi) di una paginetta ovviamente tanto che l’ho addirittura tradotto io (chiedo scusa a tutti per i refusi ovvi) ed eccolo qua. Chi vuol capire un po’ Orban, gli ungheresi, come si possa essere tanti e diversi, dietro una lingua cosi difficile e una storia che ti insegnano essere gloriosa e quindi mortificante e come si possa essere acuti osservatori e quindi ironici nell’ex oltrecortina legga sopra.

 

Musica, maestro!

 

           In primo luogo siamo qui a manifestare, perchè amiamo molto Budapest e sappiamo che Budapest ama molto la nostra orchestra. Dedichiamo questo brano a tutti gli abitanti di Budapest.…”

Seguono poi dediche più mirate, ai bambini di Budapest, per loro questo brano al sapor di cacao partono allegri i tamburi e le percussioni, agli insegnanti e agli operatori della sanità, una piacevolissima allegria barocca avvolge le migliaia di persone accorse.

E’ una bella giornata di sole del primo sabato pomeriggio di maggio. Sul piccolo palco allestito al centro di piazza Vorosmarty si sta esibendo l’Orchestra dei festival di Budapest (Budapest Fesztival Zenekar) l’orchestra sinfonica più prestigiosa d’Ungheria, tutti in maglietta o camicia fuori dal pantaloni, niente di ufficiale, questa è una protesta, tra stupende note del ‘700..

La protesta è contro il taglio da 260 a 60 milioni di fiorini (rispettivamente 827.000 e 191,000€) dei fondi elariti dalla città di Budapest: certo son tempi duri e nn finiranno mai e bisogna stringer la cinghia e i fondi statali son molti di più, quindi il comune si può pure sfilare, anche se l’orchestra porta il nome di Budapest. Il motivo vero è ovviamente politico:  il fondatore e direttore delll’orchestra nn nasconde certo la sua contrarietà al premier Orbàn (e non è l’unico a farlo tra gli esponenti della musica classica  ungherese, in primis il suo quasi coetaneo Schiff Andras, pianista e direttore d’orchestra, che ha semplicemente detto che non metterà più piede in Ungheria, vive tra Londra e l’Italia, fino a quando ci sarà Orban al governo).

è un po’ come sputare nel piatto dove mangi, o forse solo siamo in democrazia. Di recente ad esempio nelle mail private che il quasi prossimo presindetessa USA Hillary Cliton ha sbadatamente reso pubbliche ce n’era anche una di Fischer che diceva nel lontano 2011: “il governo Orban sta demolendo la democrazia, i diritti unami e la libertà di parola  in Ungheria, e ..” o in un’intervista del dicembre 2015 col Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) durante una tournéè guarda un po’ con Schiff Andras in cui parlava di antisemitismo, razzismo, zingari e migranti, dicendo la sua, ma lui è un personaggio pubblico.

La musica barocca finisce, la gene applaude, c’è ora una dedica alla giunta comunale, vuol bene a tutti e non cerca vendette, nè le vuole,  sul palco sale un ospite straniero, il tenore tedesco Hanno Muller- Brachmann che canta un’aria del flauto Magico, le sue parole dicono che solo l’amore e non la vendetta conduce alla felicità.

Sembra di riuscire a vedergli una luce brillare negli occhi pure da qui, mentre saltella come un grillo sul palco, dirige, si diverte, come quando fai la cosa che ti piace. e la musica agli ungheresi piace molto. Piace alla folla, piace anche ad Orban, lui che ha inaugurato la restaurata Accademia di Musica un tre anni fa con un bel discorso sulla musica e gli ungheresi, e l’ungherese, lingua che nessuno ci capisce e allora è con la musica che riusciamo a farci ascoltare…

è che Fischer è conpevole del suo ruolo sociale, dopo l’annuncio della giunta lui non ha parlato di politica, ha detto con quei soldi facciamo i concerti nelle scuole per avvicinare i bambini alla musica quella bella, andiamo nelle case di riposo, suoniamo nelle sinagoghe abbandonate di provincia. Orbàn forse li vorrebbe a suonare nella Casa degli Ungheresi accanto alla Chiesa di Mattia, dove si celebrano gli iventori e i successi di un popolo, con la muscia popolare ungherese,

A metà concerto Fischer ha voluto dedicare un brano a tutti quelli che fanno parte di una minoranza, religiosa, etnica o altro. e hanno attaccato una travolgente musica popolare ungherese..

 

 

 

Musica per governi caldi

Il giorno in  cui Renzi scioglie la riserva all’Accademiadi Musica Liszt Ferenc

Tempi moderni nuovi e interessanti volevo dirti

(Giovanni Lindo Ferretti)

Il 21 era un giorno che aspettavo da tempo, concerto di musica contemporanea alla riaperta e stupenda Accademia di Musica Ferenc Liszt , esegue l’Orchestra della Radio Ungherese (Magyar Radio, MR , sul programma) musiche di Weil, Hindemith, Bartok, Ravel… Al bando Beethoven, il passato e il romanticismo siamo giovani e sono tempi nuovi. è musica dei nostri tempi. Al momento di prendere i biglietti ero trepidante, ma poi a casa mi ero quasi vergognato.. musica contemporanea, che idiota, se son pezzi degli anni 3o… per wikipedia in effetti dovrebbe essere musica moderna, ma poi inizio a leggere qualcosa meglio di wikipedia e mi rassicuro, i primi bagliori di modernità vengono già dalla prima sinfonia di Mahler, quando durante il tema descrittivo romantico entra inaspettata l’eco di qualcos’altro popolare e ripetitivo, che spezza il racconto e poi ancora e ancora… Ma questa è la modernità, lo cantavano anche a Sanremo..

Arrivo all’Accademia 5 minuti giusti prima, che mi devo fare sempre aspettare e sopratutto volevo farcela a vedere aprirsi  la porta dai palazzi del Quirinale e il segretario particolare dire: “habemus papam, tra poco verrà il primo ministro Matteo Renzi ( pausa) a leggerci i nomi dei ministri…” ma quando provo a parlarne con la mia compagnia ungherese, capiscono il mio grande entusiasmo per l’emozionantissima politica italiana ma sono un po’ interdetti… “Avete il nuovo presidente?, davvero? quindi ci sono state le elezioni…” “no, no cari amici, non è proprio così. è diventato …. .Matteo Renzi MR ….. ed è voluto diventare anche  —. Lui dice che bisogna essere ambiziosi.. e poi è un governo giovane e moderno, bisogna essere moderni e twittare mentre si parla col presidente della repubblica.. Questa è la modernità” No, no, non è passato dal parlamento, del resto a che serve, sai noi siamo una vera democrazia e se vogliamo cambiare un governo lo vediamo in streaming”. (provo allora a metterci un po’ di colore) … ” è stato come un dramma shakespeariano, una congiura, il leader politico fatto fuori, l’onorato servitore dello Stato squartato davanti a tutti come la giraffa di Copenhagen. Ma è l’ambizione ed è positivo no? Se Macbeth avesse voluto rimanere solo un principe nn avremmo visto boschi camminare…” bello, ma nn cambia le cose.. e dire che dopo Berlusconi credevo di poter parlare in maniera piu pacata della politica di casa nostra per fortuna mi salvano loro “Sai, da noi in Ungheria mica è così” (Nell’era democratica ungherese tutte le legislature sono arrivate alla fine e tutte tranne una con lo stesso  primo ministro che ha vinto le elezioni)  “sì, è che siamo diversi.., ma entriamo in sala ecco i nostri posti..”

Si accomoda l’orchestra della Radio Ungherese.. poi parte la musica del nostro tempo, la musica moderna, che nn se il  governo Renzi seguirà…

nn so se aspettar un governo come la suite dall’opera datre soldi di Weil, tradizione in cui entra il jazz, il clarinetto in orchestra e qualche elemento popol(ista)are  ora piacevole ora volgare, spaventoso e coinvolgente e finire con rumori stridenti e atonali… o magari il governomoderno  Renzi I seguirà  il concerto per archi, percussioni e celesta di Bartok (il piu grande ungherese del 900) eseguito in Svizzera nel 36, con cui progettò la fuga dall’Ungheria di Horthy… primo movimento andante lento ma che fa tremare i polsi, greve e ripetitivo, poi gli archi che si fanno sentire in tutta la loro potenza, lo xilofono vibra, e quello strumento strano elementodinovità  che ha nome la celesta, gli archi passano al pizzicato alla Bartok, un pizzicato violento con le corde che sbattono sull’armatura, il violino diventa strumento a percussione, il climax, l’esplosione, terzo movimento  rarefatto, l’orchestra (il governo) che si frammenta in mille schegge  e un riconciliante e gioioso movimento finale come una danza popolare in cerchio..

o magari il governo sarà come l’op.50 di Hindemith, formalmente ineccepibile  due schieramenti contrapposti archi e ottoni (rossi e bianchi?) gli archi a intonare temi e variazioni e gli ottoni a interrompere sempre ora gioiosi ora grevi, il romanticismo è finito e cosi la fiducia nel progresso del paese, grandi guerre, rivolte sociali e tempi di crisi: il futuro non è lo stesso di prima,  c’è spazio solo per il grottesco o per la ripetizione, l’accumulo e per il popol(ism)are , come nell’esecuzione finale il Bolero di Ravel, che ci fa spellare le mani alla fine, perchè tutti lo conosciamo e perchè noi siamo il popolo, anzi noi siamo il popolo. Con gli strumenti (i ministri) che si presentano a uno a uno, col loro colore e la loro personalità, anche se il ritmo dall’inizio alla fine lo dà un tamburo militare.. suadente, ipnotico e amato da tutti, catartico e fascinoso, e finisce col fortissimo di tutta l’orchestra (il governo) insieme, quasi e troppo forte con quei tre percussionisti che seduti tutto il tempo si alzano solo per i colpi finali gong, piatti, grancassa. Bang. Bang. Bang.

Punk is (not) dead

  Sono al Gödör, appoggiato a una colonna, di fronte a me, sul palco il gruppo sta prendendo posizione. Purtroppo sono solo appoggiato con una mano, mi son distratto un attimo e un tipo di mezz’età con i capelli ricci brizzolati mi ha fregato il posto di schiena.

Poco male, ho fatto una corsa per essere al Godor, all’ultimo momento ho scoperto che c’era il concerto di Ogi Pèter, che il Pestiest descriveva come ex cantante punk magiaro anni ‘70, per l’occasione al rientro sulle scene.

E per l‘occasione non farà un semplice concerto ma un èletmû koncert, cioé un concerto che ne ripercorre l’intera carriera, con numerosi ospiti noti e meno noti. Si presenta: Ogi, che é un vero rocker: capelli lunghi mossi e sporchi, chitarra al collo e faccia segnata  dai segni del tempo e degli eccessi. Ogi li enumera tutti gli ospiti, ma non ci sono tutti tutti: quello è malato, quell’altro ha avuto problemi di visto, quello.., beh quello.., ha un altro concerto.. uh Ma intanto sul palco ci sono ben due batterie, percussionisti, e pure un violinista dall’inconfondibile look zingaro.

Ogi era un cantante punk, il che vuol dire che da 25 anni è un cantante post punk, e il concerto è quindi di di un sano gusto blues e rock; ottimo per l’ambiente trendy e un po’ snob da 20enni levigati ai 50enni con i soldi e un cuore trentenne tutti con sciarpine di cachemere al collo e jeans strappati ad arte che si respira al Godor stasera. A un tratto il posto spalle alla colonna si libera, vedo il tipo andare dietro le quinte e mettersi degli occhiali scuri, e poi sale con impermeabile e cappello sul palco…Signore e signori: Muller Pèter, grandi abbracci, ha dei fogli in mano per non scordarsi le parole.. Fa un paio di canzoni, di fianco ad Ogi, inizia piano, il testo è molto parlato, poi si mette letteralemente a urlare, come un pazzo, un punk di cinquant’anni, sono i pezzi punk storici di Ogi: Ann Frank e Nirvania. Grandi

Provo a chiederne un poü giro nei giorni successivi, ma Ogi è praticamente sconosciuto ai più a Budapest, nessuno ricorda il suo nome, (Ogi chi?) nè il suo vecchio gruppo, gli Spions, ma io incontro per il Vittula un tipo molto basso coi capelli rossicci ricci tipo cugini di campagna, che va in giro sempre dentro una vecchia tuta azzurra dell’Adidas, che riconosco essere uno dei batteristi di Ogi.. e scopro che:

Ogi Pèter, nome d’arte di Hegedûs Pèter, si è diplomato in composizione presso la qui presente Liszt Ferenc Akademia, ‘Accademia Musicale Ferenc Liszt’, giusto uno dei più prestigiosi conservatori del mondo, figlio di musicisti. Ma Peter é giovane e sono gli anni 70: lascia il conservatorio e  fonda gli Spions, primo gruppo cult del punk magiaro. Scelta coraggiosa, il punk non era ben accetto dal regime, devon suonare illegalmente nei klub,  nelle cantine, negli spazi universitari, anche senza amplificazione; e poi vanno all’estero a cercar fama e denaro: Parigi, Londra, per un po’ ha avuto per manager Malcolm MacLaren, lo stesso dei Sex Pistols, tanto USA. Come tanti dal 1990 di nuovo in Ungheria; dá un grande concerto al Petofi Csarnok, la grande arena del Varosliget, si dá anche alla musica da film, poi dal ‘96 scompare, di lui non se ne parla più, lotta con un grave male, ne esce dopo 10 anni.. Ora é ripartito, scrive di nuovo in ungherese e riprende piano dai piccoli locali, se lo puó permettere Alla domanda: Che musica faccio ora? risponde: kavehazi pop (pop da bar), szalonpunk (punk da salotto!).

Con Muller Petér invece é tutto piú facile.. Muller Pèter, è il cantante dei Sziami (i siamesi) altra storica band magiara, ancora sulla breccia. Tanto popolare che si esibisce ogni anno al Sziget Festival, anche perchè il Sziget è suo (facile no?), è uno dei proprietari dell’ente che lo organizza.

Circa un mese fa parlando di libri con un’amica lei mi fa: da teenager leggevo tanto, ora leggo solo cose leggere, per esempio? Per esempio Muller Peter. E chi diavolo è? E’ un po’ filosofo, un po’ scrittore, scrive del senso della vita, eccetera eccetera. Un Paolo Coelho magiaro. Il suo ultimo libro è in bella mostra nella vetrina della libreria sul körüt, ad Oktogon.. Credevo fosse un omonimo del cantante. Ma mi sbagliavo. E’ il padre..

E’ solo rock and roll

Alle 6.30 mi squilla il cellulare. “Cosa fai? Sono a passeggio sull’Andrassy, ma proprio in mezzo all’Andrassy, a cavallo delle 4 corsie.” Rido. E’ quasi un’abitudine, è già successo quest’anno alla Budapest Parade, ai funerali di Puskas, al cinquantenario dei fatti d’Ungheria. L’ultimo sabato di Giugno invece  a Budapest si può camminare sull’Andrassy perchè c’è il grande concerto della Magyar Telecom. Prosaico? bè il concerto è in piazza delle sfilate, la Felvonulasi tér, sfilate dei bei tempi dei bambini col fazzoletto rosso al collo e la piazza delle salve di fucili al cielo per le ricorrenze ufficiali.

Ieri invece c’era Brian Adams, il Pupo a stelle e striscie. certo un Pupo senza il vizio del gioco, ma anche lui ha un bell’accento (yankee) e fa il ventenne nonostante i suoi bei 47 anni. Eppure ho imparato a rispettare di chi imbraccia una chitarra ritmica e si mette a fare del rock classico e mi diverto assai. Come l’altra settimana che ero ad un matrimonio, e a fine serata, con la sala ormai vuota e le suocere che impacchettano tutto, un nuovo gruppo sale per suonare, il cantante prende una chitarra classica e fa degli swing di chitarra classica: Faith degli Wham, e sono il primo a rientrare in ballo.

Al concerto tra centinaia di migliai di persone ci incontro un amico che non vedevo da Marzo. “Sei molto più pensieroso dall’ultima volta, sai Alessandro..Ho capito tutto” fa, “è il governo!”. Provo a fargli intendere che ho ben altro per la testa ma nn lo fermo e mi sommerge di critiche a quella cricca di miliardari che ha occupato le stanze del potere per giocare a monopoly e buttato la chiave. “Sai l’altra volta in un cinema ho incontrato un’americana in un cinema, quando le ho detto come stanno le cose davvero è sbiancata e…” Annuisco. Povera figlia.. Non è che all’opposizione ci sia il nuovo De Gasperi, vorrei replicare, ma sono ospite in Ungheria e questi discorsi me li sento fare spesso, specie tra i pocopiùchetrentenni.

E ieri ho capito qualcosa in più. Mi racconta di quando aveva 18 anni e fece lo scrutatore alle prime elezioni libere, nel 90. Capisco nei miei foschi pensieri le speranze che poteva avere allora un giovane e la disillusione per la politica di oggi, in cui chi ha più soldi vince le elezioni, e in cui l’esecutivo ha un potere enorme, e la forma “parlamentare” è solo sulla carta, e come possa sentirsi adesso…

Al matrimonio mentre si parlava di donne un altro mi aveva fatto: “Ma c’è qualcosa più importante delle donne” Non si riferisce al loro organo sessuale, come credevo di primoacchito, no,  lui pensava alla forradalom (alla rivoluzione)..

 

Sonate per un mondo migliore

    L’altro sabato amici mi danno appuntamento al Godor, per una birretta, “c’è il Globfest, lo sai no?” “Certo” rispondo, ma non lo sapevo mica…

Arrivo un po’ tardi, il Godor è sempre un bel posto, a fatica mi stacco dal complessino jazz di giovanissimi accampati sui prati con un po’ di lattine di birra, sempre sotto lo stesso albero, come ogni weekend, e cerco gli altri.

Il Globfest, al contrario del nome è il festival noglobal, e sembra come tutti i festival noglobal del mondo, qualche capellone, qualche bongo, banchetti per il commercio equo e solidale, libri su come dovrebbe essere un mondo migliore, bevande tipiche della foresta amazzonica per accompagnare tartine alla carota biologica.

Cerco i miei amici all’interno, dove, prima dei concerti etnici, si stanno tenendo 3 dibattiti (che qui si chiaman tutti tavole rotonde, come i cavalieri, anche la “Costituente” ungherese del dopo ’89, si chiamava cosi). I dibattiti sono in inglese e ci saranno al massimo cento persone tra tutti e tre, fuori è una cosi bella giornata.. Salto a piè pari il primo tavolo; nel secondo si parla di OGM, il dibattito è acceso, c’è un tipo simpatico coi baffi bianchi che si infervora. Nell’ultimo c’è una sedia libera vicino a una tipa interessante. Un uomo magro parla di cambiamenti climatici e della fortuna che abbiamo avuto che siano coincisi proprio con la scarsità di risorse fossili. Non sono d’accordo e per un po’ accarezzo l’idea di alzare la manina per replicare, ma educatamente mi trattengo.

Poi raggiungo gli altri al primo tavolo, c’è Chico Whitaker, mi dicono. Chico Whitaker è il bel nome di un utrasessantenne, come vorremmo tutti essere, una bella barba bianca, occhi azzurri, sguardo acuto, dolce e felice si direbbe. E’ una dei pilastri del World Social Forum, braccio destro e amicone di Lula, come recita la breve nota biografica sul depliant del Globfest. Inoltre, il tipo magro di prima era Wolfgang Sachs, sociologo tedesco, uno dei massimi esperti mondiali di sviluppo sostenibile (la prossima volta sarò più attento, lo giuro) e il signore coi baffi era giusto Jose Bovè, francese, forse ilpiu’ famoso politico europeo radicale antiglobalizzazione e antiOGM, che mi sorpassa sulle strisce pedonali di Bajcsi-Zsilinski mentre me ne vado; look tipicamente magiaro grazie ai baffi, se non fosse per la pipa tra le labbra..

Insomma al globfest di Budapest tra bongo e tartine biologiche ci sono i massimi esperti mondiali che lottano per un mondo migliore. Questa è Budapest.

Ma Budapest è anche quella della ventina di persone che assistono al dibattito. Una ragazza timida che chiede come si fa a fare un’associazione davvero partecipativa. Poi un tipo sporco con gli occhialoni anni 70, una specie di Gene Hackman esteuropeo, dice di aver studiato a lungo il problema e di aver mandato un plico con la soluzione di tutti i problemi dell’Ungheria e dell’economia mondiale al primo ministro,ne da’ gentilmente una copia a Chico e si siede in prima fila..

Poi si parla di Chavez (Chico non è che lo ami tanto, risulta) ma io son colpito da un tipo in fondo: riga a lato, camicia e cravatta verde Regimental. Lo conosco. E’vestito come ieri, l’ho visto ieri, mentre uscivo dalla metro del Ferenc korut. Dalle scale mobili sentivo un violino, un pezzo difficile, stridulo, contemporaneo. E quest’uomo con la riga a lato e la cravatta che lo suonava con accanimento, per pochi fiorini, con la custodia davanti a un capannello di gente.

E io tra loro.

 

Musica, Maestro

Vicino al mio vecchio (e odiato) luogo di lavoro, una volta fecero fermare il pullmino aziendale in uno spiazzo sulla strada, c’era uno che vendeva le fragole e più in là una roulotte abbandonata e la scritta Uvegtigris (tigre di vetro). Allora scendemmo tutti e facemmo foto ricordo. E’ quella una reliquia del recente cult movie ungherese Uvegtigris, una specie di “The van” dell’irlandese Frears in salsa magiara, cioè una commedia allegra e amara su due disoccupati che si inventano un chioschetto di birra e langos (tipica pastella strafritta).

Nel mio vecchio (e odiato) luogo di lavoro c’era poi un intervallo di metà mattina di 15 minuti annunciato da una melodia semplice e figa che avevo già sentito ma nn ricordavo dove. Poi 2 mesi fa un collega mi ha dato un CD con programma carino e già che c’era spazio qualche mp3. Il collega magiaro di 50 anni coi baffi ci ha inserito Beethoven, Mozart, tanta classica, un’operetta e almeno 20brani di Ennio Morricone, il grande maestro autore di celeberrime colonne sonore, anche qui molto amato. E tra i brani riconosco quella melodia: che è il tema principale di “Mission”. Per questo film Morricone ebbe la nomination all’Oscar ma non vinse. Ierinotte invece ha avuto un sacrosanto Oscar alla carriera, in una serata in cui han finalmente anche premiato uno dei più grandi registi viventi, l’italo americano (di Little Italy), il gran maestro Martin Scorsese.

L’Ungheria invece ha tifato ieri per Toth Geza, in gara per il miglior film di animazione con il suo “Maestro”, un pinguino tenore in camerino, lui sa solo cantare mentre un un braccio meccanico lo lava, lo veste e lo trucca e lo butta fuori sul palco. Inquietante. Il punto di vista, la telecamera se ce ne fosse una, gli gira attorno ad ogni scoccar di secondo dell’orologio.

Invece ha vinto un film canadese e la gente che ha visto la diretta al Merlin, il teatro in lingua inglese di Budapest e centro culturale, era triste, qualcuno anche in lacrime. E pensare che “Maestro” è un fim in 3D, dicono, mente qull’altro che ha vinto, è un film di animazione normale.

Maestro non è un caso isolato, nell’80 vinse l’Oscar per il miglior film di animazione “a lègy” (tradotto: la mosca), che si puo’ vedere su youtube qui, peccato che la mosca negli anni 80 è anche il titolo di qualcosa di ancor più famoso e inquietante, di un capolavoro del Maestro David Cronenberg..

che sfortuna questi magiari

Quando Budapest si tinse di porpora

Nel mezzo della mia autostima ci sono i Nirvana visti a 18anni a Milano appena in tempo, 2 volte i Cure e i REM.
E’ anche per questo che ieri pur stremato dalle marce sui monti son andato al palazzetto delli Sport (la Budapest Arena!) per poter dire che davanti a me ho visto i Deep Purple attaccare “Smoke on the water” e far gridare al pubblco di fuoco sull’acqua.

Il pubblico è tantissimo ma proprio tanto, l’Arena stracolma di uomini maturi che ascoltavano in mangianastri di stato LedZeppelin1,MachineHead etc. e li suonavano nelle cantine i loro figli e nipoti sbarbati e impauriti.

La storia del rock mi passa davanti per 2 ore. Ok Blackmore ha litigato ma al suo posto un capellone:”Fra i chitarristi a cui i Deep Purple concessero un’audizione, la scelta cadde su Steve Morse dei Dixie Dregs” vuol dire sono il chitarrista libero migliore del mondo e quindi vado a suonare nei Deep Purple.

E’ lo stesso che si intravedeva dietro appoggiato a una cassa seguire il gruppo appoggio (una band storica ungherese di classic rock, eccezionale) e dinoccolarsi sbalordito al loro sound per 20 minuti. come a dire, se questi avessero cantassero in inglese fuori dalla cortina si che ci avrebbero inculati da un pezzo.

Hey vigyazz ember, questa è Budapest, qui la musica si fa sul serio.

Lapo, Gianni ed io

I miei amici Greyhound han suonato al Fèszek club ed io nn ci potevo mancare.

E il tempo passa. Alla batteria nn c’e più Attila, picchiava troppo forte con le bacchette e nn accettava di calmarsi un pò (giuro). E allora come nei grandi gruppi dopo 11 anni ha lasciato e ora c’è uno sbarbato qualunque al suo posto. Tibi chitarra e voce dei Greyhound nn lavora più, suona e da lezioni di chitarra e sembra ringiovanito. E’ tutto contento. “Alessandro mi ha trovato fiatalabb, younger” dice agli amici…

Come consuetudine: mi dedicano Cocaine di Clapton. Ed in cuor mio giro la dedica ai miei quasi coetanei Gianni e Lapo che forse nn.

Già era divertente vedere una ballerina di lapdance brasiliana di 25 anni neanche tanto bella raccontare dell’ultima orgetta di un attore 30enne genovese che era depresso. Come diceva Giobbe: “Sono tristi i poveri e i ricchi. Solo che i ricchi quando son tristi vanno ai Caraibi.”
E poi è venuto il buon Lapo, che lo zio “narice d’oro”, come ricorda il mio amico Angelo, nn si sarebbe mai fatto beccare…

E’ che poi riprendo il materiale in archivio nel portatile e leggo un articolo corriere.it dal titolo “Lapo Elkann in rapido miglioramento” Ma solo quando lo leggo, apprendo solo allora: “L’inchiesta: nella notte sentiti i tre transessuali che erano con lui nell’appartamento”. Ah.

E allora mi sento in dovere di estendere volentieri l’invito per il 6 di Dicembre che è Szent Miklos (Santa Nicola) ai miei quasi coetanei, se possono permettersi di pagarsi un volo low-coast da Milano-Orio a Budapest, chè a Erd ci saranno i fuochi artificiali e Tibi e i Greyhound si esibiranno al pubbaccio

Afrika

Si apre il G8, si parla di Africa nelle tv di tutto il mondo,
e qui in Ungheria “Afrika” vuol dire una canzone tanto popolare dei Kft. (SpA in magiaro) degli anni 80 dal ritmo pop orecchiabile e amatissima da tutti, perche negli anni 80 tutti volevano evadere e scappare in Afrika hahaha,
un po’ come il nostro “Azzurro”.

Afrika (Kft.)

1. Ha meguntam, hogy mindig itt legyek,
Majd utazgatok, mert utazni elvezet.
De szoba se johet Skandinavia,
Csak a jo meleg Afrika,
Ott fulledt az erotika, hahaha!

2. Kiberelek egy jo nagy puputevet,
Bejarom Kenyat es Zimbabwet.
Minden feketenek fizetek egy feketet,
Tomeny romantika,
Imadlak Afrika, hahaha!

Ritornello. Parduc, oroszlan, gorilla, makako,
Bambusznad, majomkenyerfa, kokuszdio!
Szavannak, fekete n?k, ooo Afrika!

3. A lanyokat majd a bozotba csabitom,
Egy negercsokert mindenem odaadom.
Utolag ugyis az egeszet letagadom,
Ha kerdezitek idehaza:
„Na, milyen volt Afrika?” – hahaha!

Africa
Se mi stufo, come mi succede sempre qui,
Un giorno andro’ in viaggio, perche viaggiare e’ bello,
Ma della Scandinavia neanche a parlarne,
Esiste solo la calda Africa,
Con i suoi amori focosi.. ahahah

Mi affitto un gran cammello,
Giro tutto il Kenya e lo Zimbabwe.
A tutte le nere offro un caffe’ nero,
Pieno di romanticismo,
Adoro l’Africa. Hahahah

Pantera, leone, gorilla, macaco,
Bambu, baobab, noce di cocco!
Savane e negrette.. ooo Africa!

Le ragazze un giorno mi porto tra i cespugli,
E daro’ tutto per un ‘bacio nero’?*,
Tanto dopo non diro niente,
Se a casa mi chiedono:
Allora, com’era l’Africa hahaha!

* dolce ungherese tipo meringa al cioccolato

N.B.
1)tradotto dal sottoscritto e la collega Ajpek Rita
2)ormai lettori affezionati, comprenderete da soli quanto, a iniziare dal primo verso e seguendo le sottili metafore del testo, tutto ciò sia molto ungherese. (e che mi perdonino san Kapusinski e mamma Africa hahaha)

alessandrogrimaldi@hotmail.com

Una notte all’Opera

Andrea (che qui è un nome femminile) mi chiama al cell. sono appena sopra la fermata della metro, che fai sali?, è che si va all’opera oggi, insieme a una sua amica che e dell’ambiente della lirica, “ma mi raccomando vieni vestito casual, la gente vien pure in calzoni corti e porta del cibo, Wagner dura assai (5 ore), io porto del cibo” Salgo con i miei jeans e zainetto con panini e birra, manco andassi allo stadio, e lei e in gran sera, seta rosa su corpetto nero, tacchi, borsettina. Mi spiega che ha solo 2 collection di vestiti e quelli invernali son troppo pesanti. per il cibo ha un Duplo nella borsetta. Lo ammetto, sono un “pappucs“. A Budapest, ci sono ben due teatri d’opera, l’Operahaz (uno dei piu belli e famosi al mondo) e l’Erkel, e noi siamo all‘Erkel, che è un teatro socialista da 2500 posti, foyer immensi ed essenziali, per il divertimento dell’uomo nuovo e anche di quello contemporaneo: l’Erkel sembra quasi necessario ad una città che ha la vita teatrale tra le più ricche d’Europa, qui si fan cose strane e d’avanguardia, dunque si vede Wagner, cioè il Lohengrin (mamma mia), la regia è della bisnipote di Wagner e dell’ex moglie di Liszt (famosa tresca di inizio secolo), La signorina Wagner ci ha 27 anni, e alla sua seconda regia ed ha fatto un Lohengrin ambientato nn tra conti e semidei Nibelunghici ma negli anni’ 80 tra trame di partito e comizi parlamentari, il cigno su cui arriva Lohengrin e il simbolo del partito ed è bianco e blu. Mi dicono che l’opera è molto bella, perchè è moderna ha avuto tante critiche e smosso i benpensanti. Alla fine si scopre che il semidio era sceso in terra nelle vesti di un barbone che si trascinava per ogni atto come un personaggio del presepe. A metà secondo atto esco tra gli immensi corridoi vuoti per stapparmi la lattina di birra, ancora schizzava dappertutto, poi la fo fuori con cautela al riparo del nostro palchetto (siamo noi 3 in un palchetto semicentrale al primo piano). Le altre 2 ore e mezza di Wagner in tedesco coi sottotitoli in Ungherese sono più piacevoli dopo.

Il meglio del teatro europeo d’avanguardia, in un palchetto per 3-4 persone, con un po’ di anticipo ci e costato 600 fiorini (2.40 euro). La prossima volta si va a vedere Madame Butterfly, credo che mi divertirò di più perchè e in italiano, ci sono le giapponesine e lei si uccide per lui. Però metterò la giacca.

Fiume italiana

Il posto si chiama Lompos Farkas, che tradotto vuol dire lupo peloso, lupo mannaro, ma stai attento, mi fanno, che in ungherese ha un significato equivoco…
Sto a sentì il famoso quartetto di sassofonisti dell’amico mio, e i 4 ci danno dentro tra sax tenori, soprano, (che fa più casino di tutti) e sax basso. Fanno canzoni famose e musica popolare e la gente al pub si diverte per davvero. ed è buffo veder passare suonatori e amici fidati dai locali trendy per ricchi e puttane del Mammuth ai pub proletari zona Keleti..

il lupo mannaro e in via Fiume (Fiumei ut), che è lunga e importante, infatti è una ut e non una utca. Da queste parti non c’ero mai stato, qui ai margini del triangolo malfamato di Budapest, tra Keleti, Klinikak e il cimitero dove la gente ha paura di entrare e ci vivono gli zingari, non cercare mai casa li…

Il giorno dopo sfoglio “amore e libertà”, (titolo che dovrebbe dir qualcosa di quel che gli italiani cercan qui) appena preso dalla biblioteca che quasi mi pareva di fare un favore a Caterina; che ha per sottotitolo “Antologia dei poeti ungheresi” e ci leggo all’introduzione:
Gli inizi della diffusione e della fortuna della letteratura ungherese in Italia sono strettamente legati alla città di Fiume, i cui abitanti già nel 1778 avevano chiesto e ottenuto il privilegio di appartenere direttamente al regno di Ungheria (invece che alla Croazia) come „Corpus Separatum della Sacra Corona Ungarica

W D’Annunzio

She don’t lie. cocaine

di nuovo al pubbaccio di Érd, dove suona Monika e i Greyhound. E’ primavera e fuori sembra ancora più scalcagnato, con 2 panche di fuori e un recintino di legno che dà sulla provinciale.

Sono tra gente semplice e mi piace, quella semplicità che fa tanto genere umano (emberisèg), me lo dicono anche loro, a Budapest nn te la fare, vai nel sud dell’Ungheria o nell’Est dell’Ungheria, a Budapest l’uomo ha perso sembrano dirmi.
Nn te ne andare indietro con Monika, resta con noi fino alle 5 e si prende insieme il bus per tornare all’inferno a Budapest, pochi parlano inglese faccio a Katy, beh ma c’e Katy.

una Dreher in mano, ma senza esagerare, ragazze giovani e non più giovani ballano sensuali nei loro abitini primaverili
mentre Tibi forse nn sa che è un grande Clapton, con le vene del collo tese ed il viso contratto, intona Cocaine e Tell Me That You Love Me e lo dedica ad Alessandro che viene da molto lontano perchè sa che gli piace.
mentre ATTILA picchia più forte che può sulla batteria che la povera Monika nn sente se stessa
e Monika e Katy, voce e basso,….e se vi chiedete cosa cavolo centrano 2 donne in un gruppo rock, qui lo capite

 

COCAINE

“If you wanna hang out you’ve got to take her out, cocaine. 
If you wanna get down, down on the ground, cocaine. 
She don’t lie, she don’t lie, she don’t lie, cocaine. 

If you got bad news, you wanna kick them blues, cocaine. 
When your day is done and you wanna run, cocaine. 
She don’t lie, she don’t lie, she don’t lie, cocaine. 

If your thing is gone and you wanna ride on, cocaine. 
Don’t forget this fact, you can’t get it back, cocaine. 
She don’t lie, she don’t lie, she don’t lie,cocaine. 

She don’t lie, she don’t lie, she don’t lie, cocaine.