continuavano a chiamarlo Bud Spencer..

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer..

bud spèncèr szobra

foto by MNO.hu

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer.. sulla promenade Corvin, la via pedonale tra i grandi nuovi palazzi residenziali che sono nati nel mitico ottavo distretto della città al posto di case fatiscenti, c’è ora Bud Spencer, sì proprio lui, che avanza verso di noi con una sella sulla spalla e la barba folta, come nella scena iniziale di “Continuavano a chiamarlo Ttrinità” (che qui in Ungheria si chiama “La mano destra e la mano destra del Diavolo parte seconda, poi non dite che il comunismo attaccava la Chiesa..), inaugurata ieri, alla presenza delle immancabili (e ambiziose) autorità, il sindaco del distretto Kocsis Mate, uno dei giovani rampanti di Fidesz, partito di governo, che scalpita dietro Orban, che se il sindaco del V distretto Rogan Antal nel 2014 ha dedicato una statua al tenente Colombo, perché qui non Bud Spencer; delle figlie di Bud Spencer Diamante e Cristiana, che per averle presenti l’inaugurazione è stata ritardata di un paio di settimane, del campione olimpico ungherese di pallanuoto Karpati Gyorgy, tre volte oro olimpico, a Helsinki, Melbourne e Tokio, amico personale di Carlo Pedersoli, lui, Gyorgy, una statua ce l’ha già, nel viale dei campioni olimpici del Ferencvaros nel centro sportivo di Nèpliget, che ha ricordato l’ultimo invito nella sua casa di Roma di soli due anni fa e la loro antica amicizia, dagli anni 50, quando lui, Gyorgy era il piccolo, il “bambino” e Carlo il fratello maggiore ) e ovviamente della scultrice Tasnady Szandra, visibilmente emozionata, che si è intrattenuta fino alla fine con i fan per l’ultimo selfie con l’autore.

Ma perchè tutto questo amore per Bud Spencer in Ungheria? Ha vissuto a Budapest?

se siete stupiti di tanto amore per un’icona pop molto italiana, innanzitutto ricordo che Budapest ha visto negli ultimi anni un proliferare di statue più o meno stravaganti dal già citato tenente Colombo a Ronald Reagan, che Bud Spener e Terence Hill (citato nell’iscrizione, non abbiamo mai litigato) sono portacolori dell’Italia nel mondo un po’ come l’opera, la Ferrari e la Roma AC, e che come ripeto sempre, più che l’occidente tanto sognato (come dice Repubblica) o sorriso e divertimento nel buio degli anni di piombo (come dice la scultrice) loro qui rappresentano molto bene un ideale di vita dell’ungheria profonda con gare di birra e salsicce, un piatto di fagioli o un hamburger doppio in un bugigattolo ( o le frittatone da 12 uova, un po’ la sognata colazione media ungherese) una vita tranquilla, un’auto figa, niente giacca e cravatta, sganassoni a stupidi cattivoni. Bravo quindi il sindaco del distretto a voler qui la statua dopo aver visto il lavoro preparatorio della Tasnady, che per qualche oscuro motivo era stato rifiutato dalla cittadina di Kazincbarcika. Nn stupiamoci della statua, qui Il fans club di Bud Spencer e Terence Hill raccoglie 33.000 membri sulla pagina facebook, da 11 anni (11!) organizzano un raduno nazionale sul lago di Velence, alla morte di Bud quasi un migliaio di persone si sono radunate per mettere un cero, un fiore, una lattina di birra davanti all’ambasciata italiana e in tanti con la maglietta di Banana Joe o quella di Marx (Karl) e Spencer (Bud); il partito satirico del cane a due code gli ha dedicato un parco nel III distretto mentre a una fermata della metropolitana di superficie c’è un suo elegante murales.. e sui tram di pest non è raro che a qualcuno squilli il telefonino con le note degli Oliver Onions, gli autori delle loro mitiche canzoni, in concerto qui l’anno scorso, la cui cover band (Spencerhill) sale su palco dopo l’inaugurazione.

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Ciò premesso appena ho visto la statua manco l’ho riconosciuto, o meglio si, è Bud spencer ma gli somiglia poco, è vero era già sera ma qualcosa nn va..

poco dopo nei pressi della statua ti vedo un amico, artista (qui a Budapest è facile essere artisti) pittore, che si diletta anche di scultura,anche lui un po’ perplesso.

In una bettola poco distante racconta davanti alle telecamere: innanzitutto la posizione, il rapporto con il viale, la statua è messa in maniera infelice: è una statua dalle linee arrotondate e dolci, mentre tutto l’intorno, i volumi dei palazzi, il colpo d’occhio è molto più rettiineo, poi è illuminata da dietro e questa getta ombra su tutti i tratti del volto che quasi nn si distinguono, è troppo lavorata, troppi dettagli fini, sculture cosi grandi son fatte per esser viste da lontano, nella loro interezza e hanno bisogno di tratti più duri, per dare espressività anche da una certa distanza. 3. in fondo il piedistallo è piccolo, una figura come Bud Spencer aveva bisogno di un piedistallo molto più alto, per dare l’ideale ell’omone buono che era, cosi sembra quasi un viandante..

saranno invidie tra artisti oppure sarà stata giusto la scultrice troppo troppo felice, come se avesse vinto un terno al lotto, o la scritta Carlo Pedersoli e sotto “nn abbiamo litigato” (Terence Hill) anziché Mario Girotti, o forse solo la pioggia.. comunque oggi anche se è domenica mi preparo un po’ di fagioli.

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L’Aurora sorgerà ancora

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protesta spontanea afavore di Aurora nella vicina piazza Giovanni Paolo II (ex piazza della Repubblica nell’era preOrban, fotomia)

Una volta a settimana a Budapest scoppia un temporale estivo. Nel pub “piccolo negozio” entra Justin un po’ zuppo, se l’è beccato mentre era in bici, io invece ero dentro incollato allo smartphone come a una radiolina, a seguire anzichè Ciotti dall’Olimpico la diretta Facebook della conferenza stampa di quelli di Aurora, il pub – campo base di buona parte delle associazioni culturali, sociali, politiche che si oppongono ad Orban che le autorità han fatto chiudere da oggi con effetto immediato.

Il tipo diAurora in completo azzurro slavato parla bene, li dentro il cortile cinto da una palizzata, ghiaietta e arredamento giardino tipico dei pubinrovina, poca gente attorno, ma lui parla bene, se c’è una cosa che nn manca ad Aurora sono i buoni avvocati e i giovani motivati..

ché un po’ se lo aspettavamo, dopo la battaglia per far chiudere il Ceu, l’Università Centroeuropea, e l’ultima grande iniziativa parlamentare di Orban contro le ONG presenti in Ungheria che ora hanno lo stesso stato di “agenti stranieri”, come in Russia, i prossimi potevano essere loro.. Ludovico lo aveva anche detto: in fondo se vogliono colpire le ONG, nn devono chiudere l’Università Centroeuropea, o attaccare ancor piu direttamente Soros, è piu facile, in fondo è tutta gente che si vede ad Aurora. Ed era vero.

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Aurora

L’Aurora sembrava inespugnabile, in un punto della città anche oggi dimenticato da dio e dagli uomini, un edificio a due piani, rosso scuro in via dell’Aurora (che nome fantastico) nel cuore dell’ottavo distretto, il quartiere malfamato di Budapest, vie di barboni e zingari coi capelli unti in strada e cartacce mosse dal vento. Fuori il vessillo, una bandiera arcobaleno, ma per entrar dovevi suonare al portone, “ciao sono io, mi fai entrare?”. Certo tutto nello stile di sinistra alternativa ma dentro una moderna torre medioevale, tozza, cortile centrale quadrato nn molto grande, sotterranei (con grande sala per concerti) e due strette scale sul lato nord e sud per accedere alle stanze che contano. Un paio di salepubbliche per conferenze, filmklub, teatro, riunioni e poi gli uffici degli ordini dei cavalieri degli ordini del XXI secolo che hanno la loro luogotenza ad Aurora e che sono:

  • Alternatíva Alapítvány (Altalap) – fondazione alternativa
  • Közélet Iskolája la scuola pubblica
  • Zöld Pók Alapítvány Fondazione Ragno verde
  • Marom Egyesület Associazione Marom
  • Pneuma Szöv. (Közmű Egyesület – Mókus csoport) Federzione Pneuma
  • Roma Sajtóközpont (RSK) Centro stampa Rom
  • Budapest Pride (Szivárvány Misszió Alapítvány) Fondazione Missione arcobaleno

ma se volevi incontrare qualcuno delle associazioni ancora più grandi il Comitato Helsinki, o Migszol o Amnesty International è qui che devi venire, il pomeriggio o la sera, spesso davanti a una birra.

Aurora non era un posto solo di sinistra, era anche un pub, pub all’aperto sala da concerti, con prezzi piu o meno normali, per la birra, concerti anche a 10 euro col buttafuori e gente anche fighetta nei weekend. Il fortino resistito ancora ma la guardia nazionale ha fatto chiudere questi luoghi di pubblica vendita. (Le strutture nel cortile sono di 20.4 m2 anziché di max 20 come da regolmaento, la legge del 99 nn era rispettata e poi “in seguito a segnalazione dela popolazione la polizia (decine di poliziotti, piu protezione civile, piu piu) ha fatto irruzione nell’aurora a metà mese arrestando 15 pesone per possesso di droga (maria).)

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(ex)Siràly

Troveranno subito un altro posto dove stabilirsi. A Budapest è sempre così. Comunque non mi sono mai piaciuti.” Justin ordina un’altra birra e nn lascia neanche 10 fiorini di mancia. Lui è di Londra, a Budapest da 20 anni, ottima laurea lasciata in un cassetto, IT, ha cercato per anni il lavoro per guadagnare buoni soldi in fretta, ha studiato arte, lo trovi sempre a disegnare schizzi di “È gente spocchiosa, che se l’è sempre tirata tanto, questi ambienti di sinistra moralista radicale sono tremendi” (Justin è uno che ha votato Brexit contro i migranti, è come uno che offre in un pub, entrano gli ultimi arrivati e vogliono anche loro free beer). Continua “prima c’era lo Siràly (il gabbiano n.d.t.) ti ricordi no?” annuisco, certo che mi ricordo, allo Siràly andavamo a studiare, quando avevamo le tasche vuote, italiano e inglese, la mattina quando nn c’era nessuno, ci mettevamo su quei tavoli quadrati, li sopra nella biblioteca aula studio al primo piano, tra scaffali con libri che nessuno avrebbe mai portato via. Nel seminterrato invece c’era un piccolo teatro, colonne, tribune a semicerchio. Lo Siràly era il crocevia di molti degli ambienti off della Budapest di 10 anni fa, teatro, cultura, politica forse nel primo anno di orban quelli accanto a me (io ero dietro una colonna) girarono un video con uno incappucciato che incitava alla rivolta.

Poi aprivamo una di quelle scacchiere enormi che trovi solo nei caffè dell’europa centrale, gli scacchi sono un gioco spietato e io ero spietato. Anche nel non contraddirlo quando per riempire tutto il suo ego appena calpestato diceva: “ in fondo per uno che gioca a scacchi solo da due anni perdere in 30 mosse è un buon risultato” io annuivo.

Lo Siraly era all’inizio di Kiraly utca ed era un posto fantastico, ed era un posto occupato, fu fatto sgomberare nel 2012, sulle ceneri dello Siraly nacque Aurora. É appena piovuto a Budapest. È sera. Dopo l’Aurora in genere si alza un sole alto e luminoso, lassù nel cielo.

qui qual che informazione in più ..

8 e 1/2

in giro con Sid nell’ottavo distretto. il quartiere malfamato, ormai quasi 8 e 1/2

IMG_20140531_152728Sid mi aspetta in un bar all’angolo tra via del Prato e via Sz. “Ti aspetto fuori, è un bar proletario, magari essere li da solo potrebbe essere complicato, forse….

Quando arrivo è plalcidamente a un tavolino fuori, all’angolo, con la tazzona di caffè quasi vuota, la tazza con la scritta Bravo.. Entro per ordinare, mi guardo intorno, quasi un bar di paese,  un bar-ristorante, qui sotto un palazzone, qualche cliente fisso, la TV sulle qualifiche della MotoGP la signora dietro al bancone che mi chiede se voglio latte, panna o zucchero nel caffè, , la maglia di Messi appesa dietro al flipper..

Eccoci qui anche noi pigri in questo tardo sabato mattina, in quella incredibile parte dell’VIII distretto dove da un lato partono i casermoni e dall’altro ancora case basse di inizio 800 che sembra di essere in un villaggio della grande pianura e non a 15 minuti a piedi dal centro centro..  In realtà oggi sarei dovuto andare all’inaugurazione del nuovo collegio universitario in quello che era un tempo la piu prestigiosa accademia militare della città, e che poi per contrappasso comunista divenne uffici del museo di Storia naturale. Budapest è cosi, ogni palazzo parla. Ma poi son rimasto a letto a poltrire e godermi poi questo sacrosanto caffè con Sid.

Sid vive a Budapest da una ventina d’anni. Ora va un po’ piu spesso in Inghilterra del solito, tra un po’ parte per starci un mese, ha comprato una barca, per navigare i mari, anzi i fiumi, ancorata al fiume che bagna Norwich. Una barca è un buon investimento, è comoda come una piccola casa ma costa molto meno, un suo amico ungherese da anni a Londra ha risolto cosi il problema dell’alloggio.

Ad un’ora decente ci muoviamo verso il mercato cinese, che si ha una gran voglia di dumplings. Il mercato cinese è ancora là, dopo ripetuti tentativi di sgombero, là coi suoi tetti di lamiere i container sulle rotaie della prima e dismessa stazione di Budapest, il prossimo ultimatium è metà giugno, sarà cuel che sarà intanto il nostro bugigattolo vietnamita che fa lezuppe migliori della città, tra sacchi di riso e verdura buttata in strada è scomparso per sempre, almeno qui, il bugigattolo è chiuso e già invaso dalla polvere, ma c’è un cartello, ci invita a cercarlo di fronte, nelle ex fabbriche di locomotive, ponti e tram invase anch’esse una 20ina da anni fa dai cinesi e dalle loro mutande e giocattoli per bambini. E dove si spsoterà ttto il mercato cinese. E’ come cercare un ago in un pagliaio, le exfabbriche erano immense, i negozietti tutti uguali coloratissimi e dalle insegne improbabili tipo Joy&Niki e Tom.m italian shoes. Un enorme hangar con le scritte “via Vietnam”. Roba da anni70. Ma qui nn c’è. Siamo in oriente, un’aria di confusione, impiegati pigri dentro negozietti vuoti, rumore di lavori e saldatrici dappertutto. Alla fine lo troviamo, io scelgo la zuppa che mi consiglia la signora dietro al bancone. Cosi nn sbagli. Ci si spreme un limone sopra. La coppa è enorme, carne, pasta, verdure, soia, gamberetti. Resusciterebbe un morto..

Sid è inglese. Sid che ne pensi di Farage..sai perhè da noi c’è un partito che non è né di destra bè di sinistra che si dice diverso ed odia tutti e sa usare internet e ora il capo, uno col giubbotto bravo con le parole, ma nn si fa chiamare capo, un po come i maiali piu uguali degli altri,  insomma lui si vuole alleare proprio con Farage. Dice Ha preso il 20% dei voti, poi ha preso un Malox. Dice che Farage che in fondo è simpatico. E nn è poi così male.  Sid nn si scompone. “Farage? Parla bene. Sa parlare alla gente. Saper parlare nella politica moderna è importante” Uhm si, forse sempre. Anche Hitler Adolf era un grande oratore”. “Ma sai cosa c’è Alesandro, (mai incontrato nessun anglofono che sappia pronunciare bene il mio nom) Sai Alesandro,  il mio paese viene da 30 anni in  cui nessuno se ne è asoslutamente fregato niente della povera gente” annuisco. “Se non sei di Londra centro o hai interssi in Londra centro Farage è lì che parla a te”.

Ritornaimo tra case e visi pallidi sporcandoci le scarpe,  Teleki tèr è un immenso cantiere ormai, movimento terra, scavatori, era ora, quello che era un grande ricovero per barboni all’aperto dimenticato da Dio e dagli uomini avrà addirittura un laghetto.. “Teleki tèr sarà una zona dove sarà figo viverci”. Sid è entusiasta. Ha comprato per una cifra ridicola una casa qui nell’ottavo, ci ha visto lungo. E io ammiro il suo ottimismo. Provo a spiegargli il mio tanto peggio tanto meglio.

Ci prendiamo un altro caffè nella strada che taglia il quartiere, dal nome bellissimo, via del Campo di Primavera, qui c’era il piccolo parlamentino dei Rom.. ora la strada è stata tutta restaurata, i due grandi palazzi liberty nella piazzetta luccicano, ospitano facoltà della 3°-4a università statale di Budapest, ingegneria, per la tradizione operaia e industriale dell’ottavo distretto. Qui c’è un piccolo caffè, dentro bellissimo, colori caldi, quadri di Schiele alle pareti, tanto legno, una ragazza magiara dolce con un nasino che termina con un bitorzoletto, “un caffè hippy” sentenzia Sid, assolutamente vuoto, eppure carinissimo, tavolini tondi i finto marmo  e ferro battuto. In mezz’ora mi spiega per bene la differenza tra un hippy e un hipster. Questo è uno di quei posti sorti negli ultimi due anni per pseudo cultori del caffè, miscele brasiliane e africane, un aroma che non è il nostro, ma che dovremmo avere. Sid perde tempo col tipo in un angolo pelato, massiccio con l’Ipad, io cerco di conoscere la ragazza. Nn trovo di meglio che parlare della macchina da caffè è fantastica, italiana, d’epoca, cromata, credo una ragazza alata e la scritta Vittoria. Il tipo era il proprietario.

Gironzoliamo. Da una macelleria che fa anche primi piatti si apre la porta, spunta un crocifisso enorme, sulla parete in fondo, una cosa tipicamente zigana, un ungherese non lo farebbe mai, lui è più riservato. Ecco una piazzetta, di una delle piazze storiche dell’ottavo, al centro un busto, certo politico, c’è una bella corona con la fascia trciolore del partito di governo, il busto è a un 17enne che emulando Palach si dette fuoco, per protestare contro i lcomunismo.

Passiamo dvanti a una casa, qui c’era una sinagoga, escono due donne, giurano he nn c’è niente, e che n ‘eraniente, no, non sanno niente, ma ci guardano male. “Sapete dirci se qui c’è una sinagoga?” “no davvero” “il mio amico dice he qui c’era” (amico italiano):”Si”. “non nn lo sappiamo” “Ma lui dice che c’era” “Ma..”. prima o poi dovranno saperlo, nn devono far finta di niente..

Piove, forse no, palazzi che spuntano dal niente, via dell’Aurora, via della Gioia, il nostro ottavo distretto, una baracca in legno che spuntadal nulla. Arriviamo alla vecchia centrale telefonica, bellisisma, gioiello anni 10, un castello, alziamo lo sguardo, i putti là in alto con la cornetta del telefono, allegorie dell’elettricità e del vento.

Qui vicini ci sono dei bei baretti “non so na sega” fa Tim. Dal nulla, da un basamento in pietra, un piccolo cafè, fuori 4-5 tavolini, ninnoli, tovaglietta in pizzo, sedie colorate, dietro al banco una ragazzina dolcissima. E’ una bambina, avrà 10 anni, sola nel locale, buon odore di legno dentro. Appena ci sente si rivolge a noi in un inglese dolce e forbito. Siamo lì al tavolino con una mezza birra rossa ceca (le migliori del mondo) e uno sciroppo alla rosa canina (bacche rosse diffusissime nel centr’europa). Accanto a noi due turisti di mezz’età con pesante macchina fotografica al seguito. Loro non lo sanno di essere qui nell’ 8.o distretto, il quartiere malfamato. O forse è il quartiere che cambia. E’ tempo di crisi. E’ 8 e ½ ormai…

Il domani non arriverà

al mercato cinese di Budapest, il più grande dell’Europa centrale, il giorno prima della probabile chiusura.. 

Sembra un giorno come tanti, e lo era anche stamattina, quando ho perso il mio tram 37 a cui son tanto affezionato e ho dovuto ripiegare su un numero più scontato e normale, cosa che nn fa per me, il 28, . E dire che volevo prenderlo nel pomeriggio al ritorno dal lavoro, perhè voglio andare in un posto importante assai. Vuol dire che ci passerò ancheall’andata e ci butterò un occho non distratto.  Ci passa e dò uno sguardo dal mio tram giallo allora: tutto insolitamente normale, come nei miei ricordi di cucciolo a Budapest.. stesse scritte, stesse facce, stessa gente, stessi colori, tanto poi ci torno, ma  è strano ..

Le stesse facce del pomeriggio o quasi, come quel tipo salito lì alla fermata allangolo con l’Hungaria Korut, giusto davanti al grande murales con i Gorilla,[gruppo musicale di quando già non ero più giovane] dove Budapest finisce di essere Budapest e inizia a somigliare un po’ a una cittadona siberiana con le grande strade, i capannoni e il cielo grigio.. Sale il tipo,distinto, occhialetti, riga a lato, si sitema accanto a donne con enormi buste nere strapiene de pesantissime, due estremi del posto dove stiamo andando,il più grande mercato cinese all’aperto dell’europa orientale, che dovrebbe chiudere i battenti domani.. Che ormai la zona dov’è fa gola a molti, siamo quasi in centro e vicino a spazi verdi, strade e mezzi di comunicazione e … Il tipo dai tratti orientali, alto perché nn tutti i cinesi sono bassi ovviamente scende insieme a me duefermate dopo, a quella fermt che si ciama come il numero civico, Kobanya ut 31, si scende e c’è n chioschetto cinese, poi l’ingresso est del grande mercato cinese…

E’ come se la notizia qui nn fosse neppure arrivata, tutto come sempre, certo, con tutte le baracche aperte, i corridoi stretti di bassi tetti im lamiera, i container in fondo, zingari e sfaccendati un po’ ovunque, tanti asiatici ma tanti tratti somatici diversi he l’Asia è grande assai e qui i vietnamiti la fan da padrone, e il Vietnam sappiamo che era Nord e Sud..  Quasi all’inizio all’angolo degli arabi con un faccione pelato dalla pelle caramello in TV e le sovrascritte arabe e i cambiavalute, poi i soliti visini delicati di eterne ragazze o sguardi furbi di cinesi coi capelli a spazzola che sbucano da montagne di pacchi di 5 calze a 1000 fiorini o giubbotti coloratissimi. Quest’anno vanno alla grande anche delle calze da donna che nn ho ancora capito da che parte si indossano ma nn imprta ormai… Insomma niente funerali, gente che smantella la baracca, visi lunghi o un almeno po’ tesi. A day in the life dello splendido mercato cinese, in tutto il suo splendore da favelas quasi al centro della città, che dovrebbero dichiarare patrimonio architettonico nazionale “perchè conserva il patrimonio culturale e tradizionale di una delle minoranze che tanto hanno contribuito a dare a Budapest l’aspetto che noi tutti amiamo..”.

Ho pochi soldi nel portafoglio e non posso comprarmi quegli scarponcini che ho sempre sognato o provare a tirare sul prezzo di un Samsnung T5.. mi faccio però tentare da un paio di guanti di lana ricamati a 1 euro (299HUF) e 5 paia di calze da uomo in varie tinte tutte virilissime dl blu notte al grigio nebbia in offerta a meno di 500 fiorini (499).. il tizio che me le vende è la tranquillità fatta persona… Mi scappa in un ottimo ungherese “che avverrà in futuro? Resterà tutto?” non si scompone diavolo di una tigre cinese “Si resterà tutto” detto con la tranquillità dei forti e di chi ne sa più come se avesse letto il giornale del giorno dopo in un film in bianco e nero di Frank Capra. La sua tranquillità si effonde anche nel mio animo irrequieto e gli rispondo:“Ne sarò molto contento”, sir… Giro un angolo di questo labirinto di tetti bassi e zainetti rosa, eccoli tra una nube di fumo, tutti inginocchiati giocatori e astanti attorno a uno scatolone di cartone rovesciato a sbattere fortissimo le carte per terra. SCIAFF!. Poco più in là spuntano due attentisismi e impassibili davanti a  una tabella con diegnata una griglia geometrica curiosa e poche pedine con ideogrammi sopra… una partita a scacchi cinesi o che diavoloneso.

Ho una meta comunque, una sosta in questa cavalcata di 1500 metri in linea d’aria guardando per terra e per nn incrociare sguardi pericolosi che ogni tanto mi concedo per sentire appieno sulla mia pelle la grande città. La meta è il bugigattolo vietnamita all’altezza della penultima porta, dall’altra parte dell’ex enorme ciminiera della fabbrica automezzi Ganz… uno dei punti di riferimento di tutto il quartiere… Qui dal vietnamita, dove guardandoun po’ in giro riesci a riconoscere gli scartamenti ridotti dei binari che dalla fabbrica portavano direttamente ai binari dell’ex prima stzione ferroviaria di Budapest, qui c’è il cibo dell’estremo oriente migliore di Budapest.. con le sue panche di legno chiaro, metà negozio di alimentari cinese e metà tavola calda. Negozio di alimentari è una parola grossa, il mio ricordo che resterà sono i grandi sacchi da 15 kili di riso nel mezzo, accatastati, e tutta quella verdura verde scuro lì esposta, giusto accanto alle panche, di una qualità che gli ungheresi snobbano o non coltivano, una specie di cicoria o rapa di cui evidentemente i vietnamiti fan largo uso. Mi siedo su una panca tutta vuota, davanti a me una coppia di giovani, si parlano in inglese con lui figo e dall’aria ben nutrita e lei biondina. Dietro un gigante dagli occhi a mandorla. Ho ordinato alla signora, spaghetti di riso, la signora piccolina, ovvio, nel suo golfino viola. Qui certo la specialità sono le zuppone vietnamite, porzioni enormi, almeno un litro di zuppa dai colori fantastici tagliatelle bianche e straccetti di carne, e soprattuto vederli mangiare da questi qui accanto che mi sa che ne capiscono piu di me di tipicipiatti della tradizione indocinese.. E di certo hanno un sapore che nn ho mai sentito in vita mia, per me fortissimo e pungente che nn ho ancora capito se venga da una radice o unerba o che so-io e che mi resta in gola almeno per un paio di giorni, ma devo dire sembra di essere a Saigon… arrivano due ragazzini anche loro occhi a mandorla, un po’ nerds, un po’ figli di questa gente, insomma budapestini ed europei, miei fratellini, si sfregano le mani quando arriva il loro zuppone, dal bel color rossiccio, gridolini disoddisfazione, foto con o’smartphone.. il titolare porta sacchi di riso, li scarica a terra. Io rimango affascinato dallo zingaro di mezza età, seduto fuori in un angolo dietro ai container. Questa è la ua casa. Qualcuno lo chiama da fuori, “Zio!!  tutto benea anche oggi?…” i veri padroni dlel’isolato sono però i due enormi gatti grigi che attraversano il vicolo con eleganza e vengono a stiracchiarsi di fronte a me..Il gigante se ne va, si sistema su una sedia a rotelle ,che trascina muovendo i piedi… Da dove sono posso buttare un occhio anche in cucina. Vedo l’enorme pentolone della zuppa, una grande ventola, che anche qui in teoria sono in regola con tutte le normative della ASL. Poi arriva il mio piatto, avevo avuto il coraggio di chiedere una porzione piccola e ho un piattone davanti di spaghetti di riso con soia, coriandolo, erbetta cipollina cinese e anacardi .diavoli. il saporaccio c’è sempre, ma meno forte. Forse sono questi germogli di soia grandi come tronchi. Pago. Mi chiede 1000 fiorini. Ricordavo meno. Provo a chiedere anche alla signora in viola se il suo futuro lo vede rosa. Prima fa finta di nn aver capito, poi dice “chissà, vedremo da dopodomani.” Vedremo.

Esco per riprendere il tram. Davanti il palazzo celestino ex dei manager della Ganz Holdng. Anche questo cinese da 15 anni, con un paio di nuovi cartelli in ideogrammi..

 

per qualchenotizia in più sul mercato cinese andate qui http://laltrabudapest.wordpress.com/2013/11/21/le-4-tigri-di-budapest/

Rio Bravo

In uno dei più bei palazzi dell’ottavo distretto, un colore amaranto slavato dal tempo,  un palazzo degli anni ’10, quando il liberty trasformava i suoi spettacolari fregi sulle facciate in simboli quasi astratti legati ai motivi tradizionali ungheresi,  bene, qui c’è c’è una bettola, mi hanno assicurato la bettola più a posto della strada, ce ne sono tre e sono sempre nel quartiere malfamato,  anche se Budapest è una città sicura.

Cmq mi hanno consigliato bene, è proprio una rendes kocsma, una bettola a posto, con una donna dietro il bancone, una dona in posti che sono come il barbiere da noi, per soli uomini o quasi, succede spesso qui, un modo per assicurare che nn ci siamo problemi,  questa poi è anche carina e gentile, anche se forse io sbaglio a ordinare, ho preso una Aszok alla spina, mentre tutti la stanno bevendo in bottiglia. Tutti vuol dire un paio di uomini di mezz’età sugli sgabelloni, con i baffi forse, io invece mi siedo nella saletta oserei dire, la saletta è tutta in legno, sembra davvero di stare nella bettola Rio Grande (nome di fantasia, il nome vero è T….) come si chiama questo posto. Il pavimento, il soffitto, le panche sono tutte di listarelle di legno scuro, c’è un solo tavolo vicino alla finestra, dal quale entra un po’ di luce in questo grigio sabato pomeriggio d’ottobre, sulla finestra accanto al tavolo persino una pianta di geranio. Posso tirare fuori un pezzo di carta e un mozzicone di matita, di fronte la gente delle strade dell’ottavo distretto, che aspetta alla fermata del tram, anche se tutto è rallentato oggi, è sabato, primo pomeriggio, anche i barboni si prendono una pausa di riflessione.

Sono venuto qui su suggerimento di R. (questo nome  davvero nn lo ricordo), ero in giro per il quartiere e mi ero adocchiato questo kebabbaro, ai confini del quartiere Maddalena, vicinissimo a Blaha e al centro, ma dove vedi passare molti zingari, quasi un’atmosfera di villaggio, e ogni tanto alzi la testa e vedi capolavori del tardo liberty, e poi è ottobre, che qui in est europa è un mese bellissimo, foglie gialle che cadono e luce soffusa.

Entrato, ho scoperto che era un kebabbaro di qualità, di quelli che ti offrono riso giallo alla turca o altri contorni ricercati e porzioni piccole, medie o grandi, anche se è pur sempre un buco un po’ spartano. Ma poi la sorpresa maggiore è la donna di mezz’età che mi prepara la sbobba.. Sono sicuro di nn aver fatto errori quando ho chiesto il piatto, ma lei mi chiede di che nazionalità sono (il modo ungherese gentile per chiedere di dove sei) ed è così che ci conosciamo e mi racconta la sua storia..

E’ romena, (romena romena, nn come tanti qui, romena, di nazionalità ungherese, ce ne sono quasi un milione e mezzo in Transilvania, pardon Erdelyi). È strano, qui ci sono pochi romeni, chi può va piuttosto in italia o in spagna, la lingua è simile, certo, si guadagna di più, anche il modo di pensare è proprio identico. E’ quello che aveva fatto suo marito, lei era rimasta in romania, (la storia è iniziata 10 anni fa), faceva la poliziotta, badava alla famiglia, la paga era molto molto bassa.

ma facciamola parlare in prima persona…“poi avevo un’amica, una cara amica che lavorava qui, al mercato cinese, -il mercato delle quattro tigri”, sicuramente lo conosci…, e allora sono venuta anch’io, il primo anno era diffiicile, nn avevo un lavoro, nn parlavo la lingua, ma mi son detta: io indietro nn ci torno..  poi è arrivato un lavoro, nn un buon lavoro, ma un po’ di soldi, meglio di niente, alla fine son qui da 6 anni (anche questo è raro, soprattuto nella ristorazione c’è un grande e veloce ricambio di personale..). molti mi chiedono se io e il padrone siamo sposati, no, è solo il proprietario, mi raccomando, nn metterti con un’ungherese, si sono carine, sono gentili, ma poi nn è proprio così, io anche, ho avuto storie con ungheresi, ma poi, ho capito questo… ” si prende una pausa, prchè son affamato e le do le spale mentre mangio.. “E’ buono il gyros?…”mi fa si, il gyros è buono, e io son contento, che qualcuno mi abbia chiesto chi ero e mi abbia detto chi è, qui, nell’VIII distretto..

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Fiume italiana

Il posto si chiama Lompos Farkas, che tradotto vuol dire lupo peloso, lupo mannaro, ma stai attento, mi fanno, che in ungherese ha un significato equivoco…
Sto a sentì il famoso quartetto di sassofonisti dell’amico mio, e i 4 ci danno dentro tra sax tenori, soprano, (che fa più casino di tutti) e sax basso. Fanno canzoni famose e musica popolare e la gente al pub si diverte per davvero. ed è buffo veder passare suonatori e amici fidati dai locali trendy per ricchi e puttane del Mammuth ai pub proletari zona Keleti..

il lupo mannaro e in via Fiume (Fiumei ut), che è lunga e importante, infatti è una ut e non una utca. Da queste parti non c’ero mai stato, qui ai margini del triangolo malfamato di Budapest, tra Keleti, Klinikak e il cimitero dove la gente ha paura di entrare e ci vivono gli zingari, non cercare mai casa li…

Il giorno dopo sfoglio “amore e libertà”, (titolo che dovrebbe dir qualcosa di quel che gli italiani cercan qui) appena preso dalla biblioteca che quasi mi pareva di fare un favore a Caterina; che ha per sottotitolo “Antologia dei poeti ungheresi” e ci leggo all’introduzione:
Gli inizi della diffusione e della fortuna della letteratura ungherese in Italia sono strettamente legati alla città di Fiume, i cui abitanti già nel 1778 avevano chiesto e ottenuto il privilegio di appartenere direttamente al regno di Ungheria (invece che alla Croazia) come „Corpus Separatum della Sacra Corona Ungarica

W D’Annunzio