La paura e l’orgoglio

Contributo allo speciale migranti di OSMe – Osservatorio Sociale Mitteleuropeo

Le reazioni della società ungherese all’ondata di migranti arrivati ai suoi confini, e alle discusse iniziative del governo Orbàn.

“Non vogliamo migranti illegali” – le riformeungheresi FUNZIONANO! (informazione governativa)

Non vogliamo immigrati irregolari!” sono le parole che compaiono accanto alla foto di una bella ragazza ungherese, bionda e sorridente tra le pagine del colorato fascicolo dal titolo ”le riforme funzionano” che il governo ha spedito in tutte le case degli ungheresi. Poco pù in basso un diagramma a spicchi mostra come alla frase: “la politica di Bruxelles ha fallito sui tema del terrorismo e dell’immigrazione e quindi occorre un nuovo approccio alla questione.” 77,4 ungheresi su cento si siano dichiarati pienamente d’accordo, 17,5 % quasi d’accordo e solo il 5,1% si sia dichiarato contrario. E’ questa la conclusione tratta della Consultazione Nazionale indotta dal governo ungherese già nella prima metà del 2015 sulla questione dei migranti. Le decisioni prese hanno un sapore “medioevale”, (parola dello stesso Orbàn), con muri alti 4 metri tirati su per di centinaia di chilometri alle frontiere meridionali per contrastare l’ondata di ”emigrazione di massa”, ben lontane dall’atteggiamento pragmatico degli altri paesi coinvolti nella crisi, dalla Grecia alla Croazia, che hanno allestito corridoi umanitari a raggiungere il confine successivo, ma il governo di Budapest sembra davvero aver convinto gli ungheresi, della loro assoluta necessità per difendere i confini europei, come testimoniato anche dalla risalita di Fidesz nei sondaggi.

E’ d’accordo con Orbán anche Miklós, artista trentenne, non certo il primo che ti aspetteresti favorevole a queste politiche, Miklós è un ungherese originario di Kelebia, in Serbia, appena oltre il confine, e il nuovo muro passa ad appena un chilometro e mezzo dalla sua abitazione, ma l’arrivo dei migranti è un grande dramma e servivano soluzioni forti. Anche il suo amico Endre, lui, invece, ungherese di Transilvania, è favorevole al muro: In un mondo sovrappopolato, noi siamo un continente ricco, ma debole (citando Orbán), la barriera serve, anche se la barriera divide due paesi membri dell’UE.

costruzione della barriera al confine ungherese

costruzione della barriera al confine ungherese

Miklòs ed Endre hanno paura, il vero grande sentimento che ha scosso gli ungheresi in questi giorni, una paura atavica che viene dalle pagine dei libri di storia che parlano di devastazioni mongole e dell’occupazione ottomana, di epiche battaglie e capitani coraggiosi morti con un pugno di uomini per difendere antichi castelli dal pericolo turco, dell’arrivo di esuli serbi e coloni sassoni, di ebrei giunti dalle Russie e dalla Moravia, persino di cinesi e vietnamiti negli anni ‘90. Orbán ha avuto poi l’acume di citare la vera spina nel fianco della società ungherese, la numerosa comunità rom (circa 600.000 persone su una popolazione di 10 milioni di abitanti) giunti qui nell’Europa centrale fin dal XV secolo dalle stesse regioni (parte settentrionale del subcontinente indiano), da cui vengono molti di quelli che ora bussano ai confini dell’Europa, una comunità mai fatta realmente integrare all’interno della società, sebbene siano stanziali da secoli, parlino ungherese, un problema che è la pesante eredità di decisioni sbagliate nei secoli precedenti. Ed è questa l’eredità che Orbán non vuole lasciare.

Sorprendenti e dello stesso tono sono state anche le prese di posizione degli intellettuali; alle voci tradizionalmente critiche al governo dei noti filosofi Agnes Heller o di Tamás Gaspar Miklós – TGM, hanno fatto eco le parole di Imre Kertèsz, ungherese di religione ebraica, unico Nobel per la letteratura magiaro, che nel suo ultimo libro parla di “un’ europa che a causa del suo liberismo infantile e suicida, apre le sue porte all’Islam; non osa più parlare di razze e religioni, mentre l’Islam conosce solo la lingua dell’odio verso le altre razze e religioni” e si é visto lo scrittore György Konrad, storico avversario di Orbán, affermare che, seppur fallimentare, il muro non ha altre valide alternative.

migranti - stazione Keleti - Budapest

migranti – stazione Keleti – Budapest

E’ comparsa peró anche un’altra Ungheria, quella che ha visto passare per le sue strade migliaia di persone, incamminate una dietro l’altra, senza sapere che Vienna era distante 200 km, giovani o famiglie intere, donne col fazzoletto rosa sulla testa e i bambini a cavalcioni del padre, o che andando un prendere un treno ha visto tanta gente venuta da molto lontano che aspettava un treno che non passava mai e ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. Gente che ha riconosciuto altri esseri umani simili a loro, lontane dalla parola “aggressività” che risuona in TV, che porge una caramella ai bambini o che va a comprare due chili di mele da distribuire.

E ci sono i giovani, che hanno affollato le vane manifestazioni antigovernative sotto il palazzo del parlamento nei giorni più duri di Keleti o dei tanti stupendi gruppi facebook sorti per coordinare gli aiuti dei volontari. Gli stessi giovani che a Keleti, dopo i primi giorni di sgomento, hanno organizzato quasi un piccolo villaggio per aiutare i migranti rimasti lì bloccati, una volta scomparso lo Stato che affermava di voler dare assitenza solo nei centri di raccolta ufficiali ed assente la Croce Rossa, fedele al monito del governo secondo cui aiutare i migranti equivaleva a favorire la clandestinità. Sono loro che quando l’emergenza si è spostata dal centro di Budapest nei centri di raccolta a ridosso del confine, Rösze o Beremend, hanno silenziosamente organzzato staffette notturne in auto per fare arrivare anche lí aiuti, personale medico, interpreti, assistenza legale. E’ l’orgoglio dell’altra Ungheria, quella che pur priva di un riferimento politico forte non ci sta a farsi identificare con Orbán e le sue politiche, e che rivendica visibilità anche a questa parte del paese, a quella che all’ultimo grande manifesto apparso per le strade d’Ungheria, che dice “Gli uomini hanno deciso: bisogna difendere la nazione” risponde con ironia sul web “Gli uomini hanno deciso, vogliamo un altro governo”.

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