continuavano a chiamarlo Bud Spencer..

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer..

bud spèncèr szobra

foto by MNO.hu

E da ieri Budapest ha la prima statua al mondo dedicata al mitico Bud Spencer.. sulla promenade Corvin, la via pedonale tra i grandi nuovi palazzi residenziali che sono nati nel mitico ottavo distretto della città al posto di case fatiscenti, c’è ora Bud Spencer, sì proprio lui, che avanza verso di noi con una sella sulla spalla e la barba folta, come nella scena iniziale di “Continuavano a chiamarlo Ttrinità” (che qui in Ungheria si chiama “La mano destra e la mano destra del Diavolo parte seconda, poi non dite che il comunismo attaccava la Chiesa..), inaugurata ieri, alla presenza delle immancabili (e ambiziose) autorità, il sindaco del distretto Kocsis Mate, uno dei giovani rampanti di Fidesz, partito di governo, che scalpita dietro Orban, che se il sindaco del V distretto Rogan Antal nel 2014 ha dedicato una statua al tenente Colombo, perché qui non Bud Spencer; delle figlie di Bud Spencer Diamante e Cristiana, che per averle presenti l’inaugurazione è stata ritardata di un paio di settimane, del campione olimpico ungherese di pallanuoto Karpati Gyorgy, tre volte oro olimpico, a Helsinki, Melbourne e Tokio, amico personale di Carlo Pedersoli, lui, Gyorgy, una statua ce l’ha già, nel viale dei campioni olimpici del Ferencvaros nel centro sportivo di Nèpliget, che ha ricordato l’ultimo invito nella sua casa di Roma di soli due anni fa e la loro antica amicizia, dagli anni 50, quando lui, Gyorgy era il piccolo, il “bambino” e Carlo il fratello maggiore ) e ovviamente della scultrice Tasnady Szandra, visibilmente emozionata, che si è intrattenuta fino alla fine con i fan per l’ultimo selfie con l’autore.

Ma perchè tutto questo amore per Bud Spencer in Ungheria? Ha vissuto a Budapest?

se siete stupiti di tanto amore per un’icona pop molto italiana, innanzitutto ricordo che Budapest ha visto negli ultimi anni un proliferare di statue più o meno stravaganti dal già citato tenente Colombo a Ronald Reagan, che Bud Spener e Terence Hill (citato nell’iscrizione, non abbiamo mai litigato) sono portacolori dell’Italia nel mondo un po’ come l’opera, la Ferrari e la Roma AC, e che come ripeto sempre, più che l’occidente tanto sognato (come dice Repubblica) o sorriso e divertimento nel buio degli anni di piombo (come dice la scultrice) loro qui rappresentano molto bene un ideale di vita dell’ungheria profonda con gare di birra e salsicce, un piatto di fagioli o un hamburger doppio in un bugigattolo ( o le frittatone da 12 uova, un po’ la sognata colazione media ungherese) una vita tranquilla, un’auto figa, niente giacca e cravatta, sganassoni a stupidi cattivoni. Bravo quindi il sindaco del distretto a voler qui la statua dopo aver visto il lavoro preparatorio della Tasnady, che per qualche oscuro motivo era stato rifiutato dalla cittadina di Kazincbarcika. Nn stupiamoci della statua, qui Il fans club di Bud Spencer e Terence Hill raccoglie 33.000 membri sulla pagina facebook, da 11 anni (11!) organizzano un raduno nazionale sul lago di Velence, alla morte di Bud quasi un migliaio di persone si sono radunate per mettere un cero, un fiore, una lattina di birra davanti all’ambasciata italiana e in tanti con la maglietta di Banana Joe o quella di Marx (Karl) e Spencer (Bud); il partito satirico del cane a due code gli ha dedicato un parco nel III distretto mentre a una fermata della metropolitana di superficie c’è un suo elegante murales.. e sui tram di pest non è raro che a qualcuno squilli il telefonino con le note degli Oliver Onions, gli autori delle loro mitiche canzoni, in concerto qui l’anno scorso, la cui cover band (Spencerhill) sale su palco dopo l’inaugurazione.

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Ciò premesso appena ho visto la statua manco l’ho riconosciuto, o meglio si, è Bud spencer ma gli somiglia poco, è vero era già sera ma qualcosa nn va..

poco dopo nei pressi della statua ti vedo un amico, artista (qui a Budapest è facile essere artisti) pittore, che si diletta anche di scultura,anche lui un po’ perplesso.

In una bettola poco distante racconta davanti alle telecamere: innanzitutto la posizione, il rapporto con il viale, la statua è messa in maniera infelice: è una statua dalle linee arrotondate e dolci, mentre tutto l’intorno, i volumi dei palazzi, il colpo d’occhio è molto più rettiineo, poi è illuminata da dietro e questa getta ombra su tutti i tratti del volto che quasi nn si distinguono, è troppo lavorata, troppi dettagli fini, sculture cosi grandi son fatte per esser viste da lontano, nella loro interezza e hanno bisogno di tratti più duri, per dare espressività anche da una certa distanza. 3. in fondo il piedistallo è piccolo, una figura come Bud Spencer aveva bisogno di un piedistallo molto più alto, per dare l’ideale ell’omone buono che era, cosi sembra quasi un viandante..

saranno invidie tra artisti oppure sarà stata giusto la scultrice troppo troppo felice, come se avesse vinto un terno al lotto, o la scritta Carlo Pedersoli e sotto “nn abbiamo litigato” (Terence Hill) anziché Mario Girotti, o forse solo la pioggia.. comunque oggi anche se è domenica mi preparo un po’ di fagioli.

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che sport era..?

In Italia ci fermiamo alla pallavolo, invece in Ungheria circa 10 giorni fa, sabato 1 il Nemzeti Sport titolava a 9 colonne: “Partiamo per vincere” ed aveva in copertina una foto a effetto della nazionale femminile di pallamano, impegnata nei mondiali in corso di svolgimento in Francia. E il mio socio in affari Balint mi ha gentilmente mandato sms di aggiornamento al termine di ogni partita, come gli amici dall’Italia nei momenti bui in cui la TV sottocasa nn mi trasmette la coppa Italia e mi voglion tenere aggiornato..

Tra qualche polemica di troppo l’Ungheria, di recente vicecampione olimpica e mondiale, è approdata ai quarti di finale, ma, complice una sconfitta nell’ultima partita del girone si è ritrovata nei quarti contro la Russia, campione Europeo in carica. Han giocato ieri alle 15.30 e propongo a Balint di svolger la trattativa in un bel caffè vicino al Varosliget dove so esserci un bella TV per gli avventori.

Ma il locale trasmette solo canali musicali, la loro politica è questa. Da quelle parti conosco un posto all’angolo tra Thokoly e l’Hungaria korut, entriamo: lo spettacolo è d’altri tempi: fumo, tavolini lisi, tanti uomini distrutti da alcool e sigarette cattive, una donna sfatta dietro il banco, birra economica e vinaccio a decilitri. Una vera kocsma (bettola, postaccio). Ma lì il TV non prende Sport1 e alla fine si ripiega in un’altra kocsma sempre lì vicino. La donna dietro il bancone è rude e scortese, un ragazzo in canottiera nera gioca a biliardo e quando non è il suo turno pomicia con la ragazza, operai agli altri tavoli, dietro di noi due vecchi ubriachi, ma almeno siam sotto il televisore, in diretta da Marsiglia.

L’inizio è promettente, l’Ungheria conduce quasi per tutta la partita, brilla al centro dell’attacco la Gorbicz, “pallone d’oro” della pallamano femminile 2007, ungherese che gioca nel Gyor. Kakà. La Gorbicz è scura di capelli sotto la sua carnagione chiara, non è altissima ed ha un velo di matita sugli occhi.

Nell’intervallo i vecchietti litigano, “per me vinciamo” “per me la Russia è forte”. “se sei pessimista vai fuori in strada!” Aveva ragione il pessimista; alla fine vince la Russia; questione di mentalità vincente.

E il vecchio in blu esce, allora quello in un logoro impermeabile bianco si volge a noi, ci chiede una sigaretta, lui le ha finite. In bocca ha 2 denti 2, uno sotto e uno sopra, farfuglia anzichè parlare. Vuole bere dai nostri bicchieri, e allora gli prendiamo una birra, ma dopo un po’ si distrae, non vede la birra piena sul suo tavolo e afferra confusamente il mio bicchiere. Ma non è molesto. Ha 70 anni, ricorda da ragazzino l’arrivo dei russi a Debrecen, e la sua vita da guidatore dei tram a Kispest.

Aveva poca memoria fa Balint. Vero. Ha visto tutta la partita, lì dietro di noi, ma alla fine mentre parlavamo ci fa: ma che sport era.., pallanuoto vero? Quasi.

Melbourne, Australia

In corso i mondiali di pallanuoto a Melbourne, con l’Ungheria tra le grandi favorite. Un altro tentativo di capire l’Ungheria.

Ho nostalgia della pallanuoto, lo ammetto. In Europa i campionati e le coppe son ferme da qualche settimana, per lo svolgimento dei mondiali, a Melbourne, Australia.*

Allora oggi mi son visto un po’ di partite (10 min.) su youtube. Avevo letto che negli ottavi di finale c’era stata un’epica partita Italia-Australia (i padroni di casa), gol vittoria a 5 secondi dalla fine del secondo tempo supplementare con un gran tiro da metà campo di Felugo.. Anche sapendo il risultato mi son goduto la partita, evvero, vista qui con stralci da Raisportsatellite. Un’Italia della pallanuoto è in un fase di rinnovamento: ancora la vecchia guardia in vasca (Attolico, Bencivenga, Calcaterra) e qualche giovane che si farà, che ci fa vivere le grandi emozioni che solo lo sport può regalare.  <com’è bello parlare per frasi fatte, o cari lettori>

Allora ci prendo gusto e su youtube mi vedo anche 10 min. presi da mtv2 (magyar televiziò2) di Ungheria-Romania, 12-9. Una buona Romania che gioca quasi alla pari contro i maestri ungheresi, i vincitori degli ultimi due allori olimpici,  in cui di registra il gran ritorno di Benedek Tibor, il goledor dell’Honved che anni fa aveva rinunciato alla nazionale.

Prima noto la faccia del centroboa romeno, la potresti vedere anche all’Anagnina. La pelle scura contro l’immacolato candore magiaro.

Ma c’è dell’altro.. l’esultanza degli ungheresi in vasca e dei tifosi sugli spalti. Tante bandiere magiare e gesti strani.

Diceva Terzani: ho iniziato a fare foto perchè mi sono accorto che una foto a riguardarla raccoglie tanti particolari che prima ti potevano sfuggire. Qui è lo stesso. Il nazionalismo, l’amor di patria,  l’arroganza, l’orgoglio, lo spirito ungherese (scegliete voi) è tutta qui in questa piscina e dice tante cose tutte insieme.. e il contrasto con la partita  che ho visto prima tra italiani e australiani stridente.

Mi diceva Monika al Millenaris Park durante Germania-Italia 0-2 ai mondiali: “guarda quanto esultate. Gli Italiani amano tanto il loro paese” “Beh anche in Ungheria pero’..” feci io “No, da noi è un’altra cosa”.. rispose

 

*ricordo ai lettori che alle Olimpiadi di Melbourne del ’56, svoltesi un mese dopo i fatti d’Ungheria, gli ungheresi vinsero il torneo di pallanuoto. In semifinale, contro l’URSS la vasca si tinse di rosso.

palombella rossa

5.a  giornata dell’Eurolega di pallanuoto. 

Ero stato a Gennaio a vedere l’Honved, una corazzata, credo 6 campioni olimpici in squadra, vicecampioni d’Europa, una partita dal nome altisonante “Honved Budapest – Spandau Berlin” stravinta dai magiari ma deludente in fondo – tifo inesistente ed una fastidiosissima voce elettronica che ad ogni azione annunciava gol e risultato in ungherese e inglese. 
Commovente invece la piscina in cui si esibisce l’Honved, nel quartiere periferico di Kispest, con all’ingresso le foto da ragazzini 12enni e i ritagli di giornale del Nemzeti Sport dei suoi 2 attuali ori olimpici del nuoto Cseh Laszlo e Kovacs Agnes. 
Ed una sensazione strana all’uscita, il non amare questa gente per molti aspetti eppure il sentirmene ormai parte. 

Ieri son tornato alle piscine Komjadi Bela a Buda, per l’attesissimo match tra il Vasas e l’Olimpiakos Pireo. Spalti gremiti, cori da stadio, quello dietro di me che per tutto il tempo ha gastemato e gridato “andiamo agazzi”. 

Il Vasas in campionato si è fatto raggiungere al secondo posto dall’Eger, dietro all’imprendibile Honved. 
Il Vasas può schierare solo un campione olimpico, l’immenso Steinmitz Barnaba, però ieri annullato dal n.12 greco, che il forsennato alle mie spalle dice essere più forte difensore in circolazione in Europa. 

Partita a dir poco stupenda, sia sotto il profilo tecnico che agonistico, l’Olimpiakos deve vincere assolutamente per accedere ai quarti, al Vasas basta un pareggio, ma se vince è primo nel gironcino eliminatorio davanti al Dubrovnik. 
La geografia della pallanuoto. 

Avevo visto l’andata ad Atene da Angelo, un pareggio, a 10 secondi dalla fine grandissima parata del portiere del Vasas, contropiede e gol a fil di sirena, il Vasas espugna Atene. 
Qui allo scadere il Vasas è in vantaggio 9-8, tiro greco a fil di sirena, respinto, altro tiro, gol. A me sembra regolare, tutti trattengono il fiato. Il punteggio sul tabellone resta sul 9-8. 
Dopo qualche minuto rimbomba l’eterno “Szep volt fiuk” (Grazie ragazzi) ma poco convinto. 

Ma oggi leggo sul Nemzeti sport (il quotidiano sportivo ungherese), che compro all’istante, che il gol è stato convalidato, 9-9, per l’insistenza dell’arbitro serbo, che in effetti avevo visto a più riprese fare cenni rassicuranti alla panchina greca durante l’ultimo quarto.

L’altro arbitro era italiano, il sig. Rosso. 

ANGYAL FÖLD e la terra degli angeli – e la pallanuoto.

Waterpolo, Euroleague 2005-2006, Qaulification round to quarter finals Vasas Budapest (HUN) vs. CN Marseille (FRA) 12-10 (3-4, 4-3, 3-1, 2-2) – Group B. Io ci stavo.

AngyalFöld, e il nome del XIII distretto di Budapest e vuol dire terra degli angeli.
C’ero stato a Febbraio, in trasferta al mercato cinese di Fay utca.
Passano i mesi, era nello stadio di Fay utca, dove gioca la squadra di calcio di Angyalföld, il VASAS SC, che doveva giocare l’under 21, prima che la partita fosse spostata al Nepliget.
In quei giorni mi capita nel libro che sto leggendo*..
La famosa Terra d’Angeli (Angyalfold). Il quartiere piű povero abitato da proletari e sotto-proletari

E quindi so per chi tifare quando, nella mia nuova vena sportiva, accorro alla grande pallanuoto internazionale VASAS – MARSEILLE, girone B di Champions league, ospitata nelle celebri piscine Komjany Bela, sul lungoDanubio, che brillano con la loro arcata azzurra illuminate di sera di fronte all’isola Margherita.

Ma io arrivo il giorno sbagliato, il venerdi, e trovo all’ingresso pieno di bambini con la cartella e mamme alla biglietteria, sono dappertutto, e son piccoli, bimbetti di 3 anni, bambine don le trecce, con le cartelle e i giubbotti invernali colorati che e arrivato l’inverno.

Nuoto e pallanuoto sono sport nazionali qui, i miei ex colleghi si alzavano alle 5 per andare in piscina prima del lavoro, dice Angelo che la prima volta che ha visto Emes, che ora è su moglie, nuotare sembrava un pesciolino, ed erano al mare mica in piscina.
Gli ungheresi nella pallanuoto son campioni olimpici in carica, a memoria hanno vinto 2 olimpiadi sulle ultime 3, nell’autunno del ’56 alle Olimpiadi di Melbourne la semifinale fu Ungheria-URSS e la piscina si tinse di rosso (nn era un autunno a caso quello del ’56 per la storia delle relazioni diplomatiche tra Ungheria e URSS).

E questo in Ungheria, insieme a Svizzera, Austria, Macedonia, e Rep. Ceche e Slovacche, unico stato europeo a nn avere uno sbocco al mare. E’ che qui han le terme dove sempre vanno gli ungheresi dai 3 ai 90 anni, e l’acqua è un elemento nel DNA dei magiari, Sarà per l’eterna insoddisfazione umana che ci fa desiderare cio’ che nn si ha, o per l’eterna insoddisfazione ungherese…

Il giorno dopo è pero quello giusto, e il clima è da serata di Champions. I rossoblu del Vasas scendono in campo e i tifosi al ritmo del tamburo che rimbomba intonano piano e solenne, poi forte e veloce il nome di ANGYALFÖLD..

E questo quartiere, Angyalföld, Il quartiere più povero abitato da proletari e sotto-proletari, mi è già nel cuore..

* “L’orologiaio di Monaco” di G. Pressburger, ma ne riparleremo