Democrazzia

Dallo spogliatoio del circolo tennis di quartiere ormai diventato il mio rapporto più diretto con l’ungherese tipo, ora che nn lavoro più negli uffici pubblici comunali e che nei peggiori bar della capitale se rivolgo la parola a qualcuno mi ritrovo con uno che mi ruba le noccioline dicendo eh ma erano proprio qua, sotto il mio naso..

ungherese 30enne barba baffi rossiccia appassionato di studi uralici : “allora nn si vota più in Italia”

Io: “no caro amico, abbiamo un nuovo governo”

U “si, è una bella notizia, mi piace proprio il governo” (so che è orbanista, io ascolto)

“a mia no, ma nn durerà molto”

“come come”

“è il governo del cambiamento ma c’è l’avvocato di Andreaotti (15 minuti si sforzi per spiegare chi è andreotti, parto dalle olimpiadi del 1960) e poi c’è un presidente del consiglio ma i veri leader sono i vice primoministro, e chièchecomanda? nn sembra una cosa normale..” (annisce, annuisce, qualcuno che comandi… qui in Ungheria un uomo solo al comando è la regola aurea)

cambio discorso… “hai letto, domani esce l’ultimo numero di Heti Valasz (“la risposta settimanale” storico settimanale magiaro, un altro pezzo di democrazia che se ne va…)

ah si l’ho sentito dir

(insisto) sai, a me mi garba andare in quei bar dove si legge il giornale, magari nei caffè con il reggigiornale in legno, che fa tanto Vienna di Freud e Mahler) e ora che ci mettono da leggere? Fa così tale tristezza, ohi, la stampa libera stan scomparendo tutta

non fa una piega” beh, che il Nèpszabadsag (il giornale principale del paese fino a due anni fa, storico giornale dela sinistra ungherese)non ci sia più è un bene, quello era il giornale dei comunisti” (democrazia ungherese e  se volete capire orban segnarsi la parola “comunista”, metà paese vota ancora contro i comunisti, anche i trentenni con la barbarossa)

Ora faccio insieme quello maturo che fa la ramanzina al pivello e l’occidentale che fa la ramanzina al figlio dell’est): da noi c’è una legge che dà un botto di soldi a tutti i minigruppi parlamentari per gestire un loro giornale..

U:ah si, ma ci sono anche nuovi giornali… c’è il “tempi magiari” (estremissima destra orbaniana). Ci pensa un po’… sai che c’è.. nel primo governo Orban poi nn rivinse le elezioni perché era senza un giornale..

lunga pausa (“e allora ha pensato bene di chiuderli tutti cosi ora il dittatore è lui in nome del popolo..,” pensiamo entrambi..)

cambio discorso parlando del tipo di grip che usiamo, a casa leggo il giornale (La Repubblica, bella parola) del mattino.. nella rubrica della posta Augias risponde a un lettore che gli chiede.. “siamo populisti?” così: ” la nostra costituzione recita, già all’articolo 1: l’italia è una repubblica fondata sul lavoro.. (ok) ma poi: la sovranità appartiene al popolo (ma attenzione) che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione”.. che bel paese che siamo..

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Per commentare le elezioni di ieri 8 aprile 2018 in cui Orbán si è riconfermato leader maximo parto da lontano, da novembre 2017.

A novembre appena entrato al caffè da Carlo (per me resta sempre il caffè da Carlo), subito mi han fatto “chi lo vince lo scudetto?” subito ho risposto: la Juve, che domande… è la società più forte, ha un organigramma solido, un cannoniere, ha Dybala, il portiere migliore d’europa, viene da 7 scudetti di fila.. certo ha un gioco utilitaristico e il Napoli può fare un calcio meraviglioso ma…

spero che questo riesca forse a spiegare sull’italiano medio nn prevenuto il clima che c’era ieri a Budapest in piazza sotto la Balena, sede del comitato elettorale di Orbán con vtutti i suoi fedeli in festa, ma anche in TV, tutte le TV, per le strade e sui tram gialli di Budapest.. le false speranze nell’animo di chi non vince dai tempi di Maradona e Bruscolotti e le certezze granitiche di chi ha preso grande confidenza con la vittoria. E per stimolarsi deve puntare all’europa o ai 100 punti (raggiunti dalla juve di Conte n.d.a.).

I cento punti nella politica ungherese sono una frazione, i 2/3 (dei seggi in parlamento), quelli che ti danno la maggioranza qualificata e la possibilità di cambiare la Costituzione a tuo piacimento (Orbán l’ha rifatta daccapo nel 2012 e da allora l’ha emendata 6 volte, a maggio arriva la 7a). i seggi in parlamento sono 199 (con l’ultima Costituzione) e quindi il primo numero buono per superare i 2/3 è 133. 133 deputati, 133 mandati elettorali (come si dice qua).

Orbene sono tre legislature che Fidesz, la federazione dei giovani democratici, il partito di Orbán, raggiunge questa mitica quota e come la Juve la soddisfazione è sempre la stessa e la si leggeva negli occhi di Orban ieri in una delle prime interviste ad echotv, davanti al suo amato e sussiegoso Bayer Zsolt (il giornalista amico di mille avventure)

Se un numero vi sembra troppo freddo (133) allora meglio una immagine, l’Ungheria divisa per collegi tutta colorata tutta di arancione (il colore di Fidesz). è la mappa che vedo a tutte le elzioni in piazza e in TV dal lontano 2006, dalle elezioni amministrative 2006 ho sempre visto questa, Fidesz che vince circa il 90% dei collegi, da allora, e se li perde li perde a Budapest, la capitale, la città dei peccatori come diceva Horthy (l’uomo forte del ventennio magiaro), che sulla mappa appare solo come un puntino.

Al limite ci sono delle macchioline. Gli unici collegi scampati allo schiacciasassi Fidesz sono Szeged, città universitaria, rimasta feudo socialista, Pècs, città universitaria, indipendente, Dunaujvaros, nero o marrone, della destra di Jobbik. tre seggi su 88 vinti da chi nn è Fidesz fuori Budapest.

Come col Napoli di Sarri qualcuno si era illuso, specie dopo la vittoria antiFidesz alle comunali di Hódmezővasárhely, feudo di Lazar János (che ieri dopo aver vinto all’uninominale quasi nn ci credeva), le chiamate accorate al voto utile, l’idea che l’opinione pubblica fosse esausta di una campagna d’odio. Invece no, la verità è che tutti i commentatori si fermano a Budapest dove Fidesz ha vinto solo in 6 collegi su 18 o al massimo nelle città universitarie di Pècs e Szeged e nessuno conosce l’Ungheria profonda, e ci va a parlare. E sarà anche un problema di partiti, radicamento nel territorio, in Italia si direbbe cosi…

Ora metto le immagini del voto in Ungheria da 12 anni a questa parte una dopo l’altra un po’ in disordine e ci vediamo qualchescroll più in basso

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politiche 2018

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politiche 2014

Ora mi pongo una domanda e rispondo prolisso:

Vittoria schiacciante di Orban col 49% e 20% a jobbik, che paese è l’Ungheria? (in altre parole l’Ungheria è un paese fascista nell’animo?)

L’Ungheria è un paese (fascista) come ogni altro, come l’Italia in cui si afferma la Lega di Salvini con le sue parole di odio e demonizzazione dei migranti, come la Francia, la Svezia dei partiti antiUe, come gli Stati Uniti di Trump grande leader dal linguaggio politico quando serve triviale, come la Gran Bretagna della Brexit. Certo l’Ungheria è l’Ungheria e tutto può e deve essere interpretato con la sua propria cultura e storia politica ma è una nazione del gran mondo, vive trend globali, epocali, come la differenza abissale città e campagna, come in una fiaba, le grandi città Parigi, New York, Londra restano liberal e democratiche, le grandi campagne si fanno ammaliare da questa retorica populista, e poi il lavoro che c’è sempre di meno e in condizioni sempre peggiori, i grandi distretti industriali rossi del 900 (in Ungheria le regioni del nord, Miskolc, Salgotarjan, feudi socialisti) come Detroit o la rust belt, ora fortemente spostati a destra, e ovviamente come la Russia di Putin e la Turchia di erdogan, con la “nazionalizzazione” dell’economia, la nuova ricca borghesia che deve tutto ai legami con lo stato etc..

Pensiamo ancora all’italia di pochi anni fa in fondo, quella del periodo più florido di Berlusconi, quello di un leader forte e comunicatore a capo di un partito granitico contro una sinistra supponente, frantumata, piena di invidie al suo interno divisa in 5-6 partitini, spesso rivali fra loro. Per dirne una ieri parliamo del secondo partito di sinsitra, DK, coalizione democratica dell’ex premier Gyurcsany, che ieri era felicissimo per aver ottenuto con solo il 5,6% dei voti di lista ben 9 deputati, mentre l’LMP (un’altra Ungheria è possibile) ne ha presi solo 8 col 7% di consensi. è un problema anche perchè nel frattempo Orban ha cambiato la legge elettorale e l’opposizione non ha ancora capito come funziona. L’Ungheria che storicamente aveva un sistema misto con doppio turno al maggioritario, ora ha un sistema misto con maggioritario a turno unico. Ci si deve presentare uniti, un’unica coalizione, un ulivo magiaro insomma, che magari si spacca alla prima guerra per colpa del Bertinotti di turno, ma che può vincere le elezioni. Presentandosi divisi è complicato poi organizzarsi e invitare gli elettori al voto utile sul candidato favorito. Magyar narancs (l’arancia ungherese, uno de pochi giornali kiberi rimasti, vedremo i prossimi anni) pubblica giusto uno studio fatto sul retro di una busta che mostra chiaramente come in 5 collegi di Budapest i partiti di opposzizione avrebbero vinto facilmente se fossero riusciti a  gestire meglio questa strategia. Fantastico poi il caso di Szél Bernadett  (leader dell’LMP) nel collegio Pest megye 2, che ha perso di 300 voti, avrebbe vinto con i voti del partito (satirico, antisistema) del cane a due code (MKKP) che ha preso 1250 voti o con quelli del perfetto sconosciuto Partito Democratico col referendum che  ne ha avuti 500 .

post ripreso dai cari amici di Q code magazine

L’Aurora sorgerà ancora

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protesta spontanea afavore di Aurora nella vicina piazza Giovanni Paolo II (ex piazza della Repubblica nell’era preOrban, fotomia)

Una volta a settimana a Budapest scoppia un temporale estivo. Nel pub “piccolo negozio” entra Justin un po’ zuppo, se l’è beccato mentre era in bici, io invece ero dentro incollato allo smartphone come a una radiolina, a seguire anzichè Ciotti dall’Olimpico la diretta Facebook della conferenza stampa di quelli di Aurora, il pub – campo base di buona parte delle associazioni culturali, sociali, politiche che si oppongono ad Orban che le autorità han fatto chiudere da oggi con effetto immediato.

Il tipo diAurora in completo azzurro slavato parla bene, li dentro il cortile cinto da una palizzata, ghiaietta e arredamento giardino tipico dei pubinrovina, poca gente attorno, ma lui parla bene, se c’è una cosa che nn manca ad Aurora sono i buoni avvocati e i giovani motivati..

ché un po’ se lo aspettavamo, dopo la battaglia per far chiudere il Ceu, l’Università Centroeuropea, e l’ultima grande iniziativa parlamentare di Orban contro le ONG presenti in Ungheria che ora hanno lo stesso stato di “agenti stranieri”, come in Russia, i prossimi potevano essere loro.. Ludovico lo aveva anche detto: in fondo se vogliono colpire le ONG, nn devono chiudere l’Università Centroeuropea, o attaccare ancor piu direttamente Soros, è piu facile, in fondo è tutta gente che si vede ad Aurora. Ed era vero.

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Aurora

L’Aurora sembrava inespugnabile, in un punto della città anche oggi dimenticato da dio e dagli uomini, un edificio a due piani, rosso scuro in via dell’Aurora (che nome fantastico) nel cuore dell’ottavo distretto, il quartiere malfamato di Budapest, vie di barboni e zingari coi capelli unti in strada e cartacce mosse dal vento. Fuori il vessillo, una bandiera arcobaleno, ma per entrar dovevi suonare al portone, “ciao sono io, mi fai entrare?”. Certo tutto nello stile di sinistra alternativa ma dentro una moderna torre medioevale, tozza, cortile centrale quadrato nn molto grande, sotterranei (con grande sala per concerti) e due strette scale sul lato nord e sud per accedere alle stanze che contano. Un paio di salepubbliche per conferenze, filmklub, teatro, riunioni e poi gli uffici degli ordini dei cavalieri degli ordini del XXI secolo che hanno la loro luogotenza ad Aurora e che sono:

  • Alternatíva Alapítvány (Altalap) – fondazione alternativa
  • Közélet Iskolája la scuola pubblica
  • Zöld Pók Alapítvány Fondazione Ragno verde
  • Marom Egyesület Associazione Marom
  • Pneuma Szöv. (Közmű Egyesület – Mókus csoport) Federzione Pneuma
  • Roma Sajtóközpont (RSK) Centro stampa Rom
  • Budapest Pride (Szivárvány Misszió Alapítvány) Fondazione Missione arcobaleno

ma se volevi incontrare qualcuno delle associazioni ancora più grandi il Comitato Helsinki, o Migszol o Amnesty International è qui che devi venire, il pomeriggio o la sera, spesso davanti a una birra.

Aurora non era un posto solo di sinistra, era anche un pub, pub all’aperto sala da concerti, con prezzi piu o meno normali, per la birra, concerti anche a 10 euro col buttafuori e gente anche fighetta nei weekend. Il fortino resistito ancora ma la guardia nazionale ha fatto chiudere questi luoghi di pubblica vendita. (Le strutture nel cortile sono di 20.4 m2 anziché di max 20 come da regolmaento, la legge del 99 nn era rispettata e poi “in seguito a segnalazione dela popolazione la polizia (decine di poliziotti, piu protezione civile, piu piu) ha fatto irruzione nell’aurora a metà mese arrestando 15 pesone per possesso di droga (maria).)

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(ex)Siràly

Troveranno subito un altro posto dove stabilirsi. A Budapest è sempre così. Comunque non mi sono mai piaciuti.” Justin ordina un’altra birra e nn lascia neanche 10 fiorini di mancia. Lui è di Londra, a Budapest da 20 anni, ottima laurea lasciata in un cassetto, IT, ha cercato per anni il lavoro per guadagnare buoni soldi in fretta, ha studiato arte, lo trovi sempre a disegnare schizzi di “È gente spocchiosa, che se l’è sempre tirata tanto, questi ambienti di sinistra moralista radicale sono tremendi” (Justin è uno che ha votato Brexit contro i migranti, è come uno che offre in un pub, entrano gli ultimi arrivati e vogliono anche loro free beer). Continua “prima c’era lo Siràly (il gabbiano n.d.t.) ti ricordi no?” annuisco, certo che mi ricordo, allo Siràly andavamo a studiare, quando avevamo le tasche vuote, italiano e inglese, la mattina quando nn c’era nessuno, ci mettevamo su quei tavoli quadrati, li sopra nella biblioteca aula studio al primo piano, tra scaffali con libri che nessuno avrebbe mai portato via. Nel seminterrato invece c’era un piccolo teatro, colonne, tribune a semicerchio. Lo Siràly era il crocevia di molti degli ambienti off della Budapest di 10 anni fa, teatro, cultura, politica forse nel primo anno di orban quelli accanto a me (io ero dietro una colonna) girarono un video con uno incappucciato che incitava alla rivolta.

Poi aprivamo una di quelle scacchiere enormi che trovi solo nei caffè dell’europa centrale, gli scacchi sono un gioco spietato e io ero spietato. Anche nel non contraddirlo quando per riempire tutto il suo ego appena calpestato diceva: “ in fondo per uno che gioca a scacchi solo da due anni perdere in 30 mosse è un buon risultato” io annuivo.

Lo Siraly era all’inizio di Kiraly utca ed era un posto fantastico, ed era un posto occupato, fu fatto sgomberare nel 2012, sulle ceneri dello Siraly nacque Aurora. É appena piovuto a Budapest. È sera. Dopo l’Aurora in genere si alza un sole alto e luminoso, lassù nel cielo.

qui qual che informazione in più ..

Rivoluzione 2.0

DSCN1705.JPGQuattro ragazzine bionde e svogliate dagli occhi pieni di alcool all’ingresso dell’unico pub o quasi vicino al parlamento. “Che birra prendo? Una economica. Oh scusa c’eri tu in fila. No ,io son qui per sbirciare la partita mentre il mio amico è alla toiletta”. Sorride. Una mica ha un cartellone di cartone con il simbolo della ace su un lato e la scritta beke (pace) sull’altro. A un tratto grida: “alairta a Janos, egni fog a varos ( Janos ha firmato, la città brucerà)” Dal fondo della strada rimbomba l’eterno Merda coi baffi a squarciagola. (alias lo Janos, il baffuto presidente dela repubblica ungherese Ader Janos, baffoni alla Mussi per intenderci, che compare  disegnato in molti cartelli con qualche variazione sul tema, la principale è con o senza mosche)

In Italia pochi lo sanno ma in Ungheria ritorna la parola rivoluzione e vuol dire che le rivoluzioni del XXI secolo sono cosi e magari le primavere arabe devo iniziare a immaginarmele diversamente con tanta birra, sorrisi maliziosi e ragazzine piene di ormoni. Ci sono certo manifestazioni ufficiali, ma hanno organizzatori impacciati, gente che dice vogliamo un’Ungheria più felice con un tono di voce molto triste e poi un cantante folk che parla di vecchi tram su binari consunti e la gente che in piazza un po’ si annoia. La manifestazione di piazza degli eroi “il veto degli eroi” è andata piu o meno vosi, con molta gente che voleva esserci e farsi sentire e far vedere cartelloni spiritosi, e dal palco gente più preoccupata di come veniva il selfi, la foto di gruppo del cuore al centro della piazza come il diario di una teenager e del pubblico con i cellulari accesi in alto, fatti e rifatti piu e piu volte che l’immagine social è tutto e devo dire che infatti è davvero venuta bene…

Ma questo è ormai la quinta manifestazione in dieci giorni, la terza in quattro, la seconda in tre, i ragazzi san cosa fare e che ci si diverte. Bisogna aspettare il sciogliete le righe, e si passa un’oretta sotto la sede di Fidesz a far volare aeroplanini di carta (dal governo avevan detto, Soros ha fatto venire in manifestanti con l’aereo) e a gridare cose tipo Bayer Zsolt tua madre è una gran p., come resistere alla tentazione (Bayer Zsolt è una specie di Ferrara ungherese , giornalista di destra dalla penna acida e cattiva, e che aveva minacciato velatamente i rivoluzonari di oggi, dicendo un e se perdiamo noi la pazienza..) bene, ora tutti sanno che sua madre è una gran t.

…poi i social ci dicon di andare a Oktogon, dove l’avanguardia è già arrivata, poi alla piazza del parlamento, e dopo un po’ di tornare a Oktogon. Insomma ancora lunghe passeggiate in città, al centro dei suoi viali principali, proprio in mezzo della strada al grido di la città è nostra e noi la vogliamo, fratelli (cit.). a camminare son giovani e giovanissimi, birra in mano e bicicletta al traino, Orban ha anche la sfiga che le scuole son già chiuse per le vacanze pasquali e domani nn si va a scuola…

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Kossuth tèr e oktogon diventano i due poli della mente del giovane magiaro dei XXI secolo. Kossuth tèr è scura, lontana da pub e minimarket con le lattine di birra da mezzolitro, spiccano le luci calde del palazzo del parlamento e in controluce la lunga fila dei poliziotti antisommossa, saranno un duecento kabe. A Kossuth tèr i tuoi sentimenti più nascosti prendono forma, si scrive ciao mamma sul pennone della bandiera nazionale (quello voluto da orban chedi giorno ha la guardia d’onore e il passo dell’oca) o lunghe poesie, si mettono uno accanto all’altro Hitler, Stalin, Castro e Orban, tutto accompagnato dall’eterno merda coi baffi, sotto i cartelli meno ironici che riporto per diritto di cronaca e per rendere davvero l’atmosfera della piazza (del tono il governo è una s (eme) fascista e  Orban s(eme) Ader ingoia)

DSCN1862.JPGA Oktogon c’è il tuo animo goliardico e in cerca di divertimentismo, i piu responsabili certo si mettono all’ imbocco delle strade per non far passare nessuno, gli altri accendono gli amplificatori, metton su techno, spunta il vinaccio, birre, si siedono nelle eleganti aiuole, insomma fanno festa. Avvolti nella bandiera ue e ogni tanto il grido europa europa. Rivoluzione 2.0.

Di una cosa siam certi, Orban per questi pischelli è un vecchio bacucco, la legge è ormai superata, qui c’è n ballo il governo, la “Fidesz maffia” l’europa europa, lo odiano, con tutta la sana rabbia di un aadolescente verso i padri, odiano nn solo la persona, ma i suoi valori e quello che rappresenta.

(zerocalcare direbbe ora parte il pistolotto di analisi socioculturale, come se nn bastassero le prime due righe a chiarir tutto) Seduto con Sid sulle grate della discesa verso gli ex gabinetti pubblici di oktogo, ci guardiamo stupefatti, orban poteva fare grandi cose, aveva i numeri, la crescita, ha cercato di imitare Putin ed erdogan, ma nn ha capito che qui siamo già in occidente o quasi, siamo a 250 Km da vienna, che la sua gente ha chiesto democrazia e libertà già nel 56, negli anni 20 e poi nell’89, quando era lui il giovane. Ora attacca un’Università, follia, se l’ungheria ha un’eccellenza questa è Budapest che è meravigliosa e se neha un’altra è la cultura, i suoi istituti di formazione superiore, da sempre, pensamo ai corsi in inglese e tedesco dell’università di medicina Semmvlweiss.

All’1.30 ci sono ancora ragazzi a ballare la techno al centro della piazza, La prossima festa la si fa ovviamente di sabato, sarà un sabato di pasqua, i fuorisede nn ci saranno, i ragazzi invece si. Che cosa ne sappiamo noi della rivoluzione?

P.S. le parole Soros e Ceu, in questo post credo nn siano state mai usate, è un mondo che va veloce, si pena ad altro, si punta in alto..

in marcia contro Orban

Nel mezzo della grande aiuola circolare sotto la collina del castello di Buda, dove parte la funicolare dei turisti ai bei tempi c’era una grande stella rossa di fiori pregiatissima, oggi, in attesa di statue e colonne c’è un bello strisicone, un drappo circolare teso con in genere un logo di un grande evento. L’aiuola è inavvicinabile, protetta anche da un doppio anello di fiori e piante, ma oggi è un giorno speciale e ci son tanti bimbetti di vari colori di capelli che ci saltellano sopra come fosse un trampolino elastico e sopra le loro teste le terrazze dello Sandor palota, il palazzo neoclassico, lì sulla collina del castello che dal 2005 ospita gli uffici del presidente della Repubblica Ungherese.

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È l’uomo a cui era indirizzato il grande corteo che attorno alle 17 è partito dai giardini del castello ed è passato anche attorno all’aiuola, in questa splendida domenica di primavera, per chiedergli di non firmare la legge approvata in tutta fretta dal parlamento ungherese 5 giorni fa che di fatto decreterebbe la chiusura dei una delle più prestigiose università della regione, l’Università Centroeuropea, colpevole di diffondere troppo il pensiero liberale e di essere un baluardo e simbolo del suo fondatore: il finanziere e filantropo statunitense di origine ungherese Gyorgy Soros, nemico pubblico numero uno perché finanziatore di quelle ONG che Orbàn accusa di essere una potenza occulta (lui parla di agenzie) nel paese in opposizione agli interessi nazionali e al legittimo operato del governo. e invece della Ceu si può dire tutto e le si possono muovere tante critiche ma nn che nn sia un’università di eccellenza, avrà i corsi in Gender Studies ma è bella in alto nei ranking internazionali e lì ci arrivi solo con attività di ricerca di alto livello, riconosciuta da tutto il mondo accademico e nn solo da chi caccia la grana, che dà la massima libertà ai suoi ricercatori e che partecipa a un nugolo di progetti internazionali.

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È arrivata molta gente qui davanti ai leoni disegnati da Ybl, 80. 000 persone stimate, la piu grande manifestazione contro il governo da qualche anno in qua, volti belli e puliti, forse anche troppo, è in piazza la Budapest liberale, gli universitari, gli amici degli universitari e i loro genitori, quelli che qui chiamano “attivisti”, qualche intellettuale ed artista (come il mitico Brody Janos) e il ceto medio, quello che come osserva qualcuno piu attento di me sta scendendo in piazza ovunque qui nella vecchia oltrecortina, Romania, Belgrado, Polonia. E a chi bazzica da anni queste manifestazioni fa strano non vedere tutto quel pittoresco sottoproletariato ungherese di baffoni, giubbotti jeans e facce da stipendi troppo troppo bassi che si vede ai cortei di Fidesz e Jobbik, per intenderci.. qui c’è la meglio gioventù del paese, gli universitari ci sono tutti, perché almeno loro han capito che se si chiude un’università poi magari se ne chiude un’altra e si mandano a casa i professori scomodi, e qualcuno in europa lo sta già facendo. ci sono molti stranieri, che Budapest è cosmopolita, anche grazie al Ceu e i budapestini nn piu studenti che nn vogliono che la città pian piano ritorni indietro di 25 anni, a com’era prima del Ceu, invecchiata e isolata, sognando l’america negli swing di eric Clapton e l’italia nei poster della Loren. e loro nn potranno che fare come molti dei loro padri: emigrare per lavoro, fare i “dissidenti” e nn tornare più se non a regime finito, o diventare cittadini di serie B.

Sono 80,000 e sembran venuti quasi per caso qui, come se nessuno sappia bene cosa farne, dagli altoparlanti si sente poco, i discorsi li fanno quasi illustri sconosciuti, che in ungheria se c’è qualcosa di sacro, oltre al turul, rapace progenitore di Arpad c’è la società civile, che da sempre scende in strada diffidando di potere, sindacati,opposizioni varie troppo tenere e corrotte. Ma vuol dire anche che nn c’è nessuno che li guida, che indica per bene una strada e un progetto e la vera opposizoone al progetto orban verrà da Washington o Berlino..

Senza un’organizzaizone risoluta, 80.000 risutan troppi per il punto di ritrovo sotto i leoni e la splendida scalinata dei giardini del castello, un punto troppo piccolo chiuso com’è da Danubio, tram e tavolini dei caffè, troppi per il ponte delle catene, che i grandi cortei, si sa, devon passare dal ponte elisabetta, e alla fine sembran poi pochini per la piazza del parlamento dove si tengono i discorsi finali. Si, perchè chiedono il veto alla legge al presidente della repubblica, ma mica salgono lassù, sulla collina di Buda, no, il corteo va a Pest, davanti alla piazza del parlamento, perché tutti sanno che in Ungheria se c’è uno che comanda quello è Orban e nn ammette interferenze e difatti i cori son tutti per lui.

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Inno nazionale e fine prima parte.

Inizio seconda parte.

Si scatena la serata della rabbia, la gente rimane in piazza, qualche migliaio, tutti molto arrabbiati, i cori che prima eran belli e colorati ora son sempre gli stessi, ma urlati come una canzone metal, “in prigione”, “ruszki haza (russi a casa!)” “sporco Fidesz” e il più gettonato “Orban vattene” (quel takarodj che si dice ai cani, pussa via, che ho imparato quando si tentò di cacciare l’allora leader socialista Gyurcsany). La gente rimane in piazza, la polizia accorre in massa, ma nn provoca e lascia sfogare, son giovani si sa.

Si fa sera, si accendono le luci. Orban tra i suoi mille progetti ha rifatto la piazza del parlamento nel 2014 per vincere le elezioni con un po’ di regali elettorali. La mia teoria è che ha sbagliato i conti, quello che fino al 2014 nn si può fare ora si può, manifestare fin quasi alle scale del parlamento, quelle aperte raramente, che ho visto salire solo da Cameron, erdogan e altri pochi eletti. Puoi arrivare li a un passo tu e tutta la tua folla che inveisce dietro di te. E poi il parlamento con la nuova illuminazione è di una bellezza sconvolgente, anche in inverno a -15, figuriamoci oggi. Ti vien voglia di restare. A goderti lo spettacolo. E lo spettacolo sei anche tu.

Poi ci si stanca anche di questo e allora si va in giro per la città. Un pugno di valorosi (saran cmq qualche migliaio) si sposta prima verso la vicina sede del ministero della pubblica istruzione, un palazzone terrificante nato per esser la sede del comitato rifornimenti di guerra, poi si attraversa la città, stazione ovest, grande viale, stradine buie del sesto distretto, direzione quasi piazza degli eroi, per gridare sotto la sede di Fidesz, il partito di Orban.. qui le uniche scene di tensione o quasi, ma la polizia è bravissima, è che siam stati tutti scottati dagli scontri del 2006 quando l’allora opposizione Fidesz nn fece altro che denunciare (giustamente) la “brutalità” della polizia contro i manifestanti e allora oggi..

Poco piu in là nella piazza degli eroi, bellissima, la scritta in legno Budapest illuminata da fasci di luci colorate. La città assiste impassibile.

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Dov’è la libertà?

 La piazza per il Nèpszabadsàg, il giornale della sinistra ungherese, chiuso inaspettatamente due settimane fa, per difendere la libertà di informazione.

Ripreso dagli amici di Q Code Magazine qui

In piazza Vorosmarty, il cuore della Budapest dei turisti c’è un vecchietto alto, con la barba bianca lunga lespalle un po’ curve e l’impermiabile beige che vende giornali. Un giornale autoprodotto, donazione libera. È il giornale dei barboni, “il senza tetto” quello che ti vendono i barboni ufficiali (quelli col badge al collo) alla fermata del tram. Questa però è un’edizione speciale e anch’io ne prendo una copia, la mia donazione è di 300 fiorini (un italico euro) come a casa nostra un vero giornale, perché questa è un’edizione speciale, un numero del giornale fatto dalla redazione del più storico giornale ‘Ungheria, il Nèpszabadsàg, ovvero la Libertà del Popolo, il giornale della sinistra ungherese, il giornale che fu del partito socialista operaio e poi del partito socialista, e infine di un magnate austriaco, che tutto a un tratto e con mezzi subdoli lo ha chiuso. È successo due settimane fa.

C’è una piccola folla in questa parte della piazza, è un sabato pomeriggio di sole e c’è il converto artisti per il Nèpszabadsàg. All’ungherese: commosso e contenuto, cantautori e musica folk. La redazione in eleganti soprabiti di stagione con l’aria comunque rilassata. La più giovane del gruppo dei giornalisti è salita sul palco all’inizio, carina caschetto nero e pelle chiara “ci chiamano comunisti ma io sono nata nel 1984, voglio solo fare giornalismo, il rammarico sono le storie, gli articoli che avrei voluto scrivere in questi giorni e che non ho potuto scrivere. Volevo scrivere di Bob Dylan. Ci hanno chiuso il giornale e, ancor peggio, hanno messo off line tutto l’archivio storico del sito, (dove tutti i pezzi degli ultimi 10-20 anni erano consultabili liberamente). Vogliono cancellarci dalla memoria collettiva.

Chi ha tenuto l’ultimo discorso ha invece detto: “sono un giornalista, la chiusura forzata del più grande giornale del paese è una notizia, ma da allora i media “nazionali” nn ci hanno minimamente cercati, non fanno che ripetere solo la posizione del governo. Noi ci aspettiamo ora la seconda parte della storia, con Meszaros Lorincz (imprenditore compaesano e grande amico del primo ministro Orban Viktor) che arriva e compra tutto.”

Ha chiuso con un appello alla gente: “Continuate a seguirci, nn lasciateci soli, il governo ha in fondo paura di voi, finché avremo lettori ci sarà il Nèpszabadsàg

Andiamo a casa, sotto il palco prosegue la vendita di “Hanno liquidato il Nèpszabadsàg” l’instantbook scritto dalla redazione. Il giornalismo prosegue in tante forme. Ne mostra due copie, in mano, in piedi sulla fontana una signora bionda con i capelli lisci e la montatura dorata, da lontano sembra quasi emma bonino” Una manifestazione organizzata in fretta, non certo “con tutti i soldi che il governo ha speso per il grande palco a Kossuth tèr, per le grandi celebrazioni di domani, (sessantennale della rivoluzione di Ungheria del ’56), soldi che dopo due ore andranno già in fumo, se li avessero spesi per la pluralità d’informazione invece...”

C’era poca gente in fondo, circa 500 persone, ma una spiccava su tutti, riconoscibilissimo con il folto barbone nero e il cappellino blu calato sugli occhi Rohrig Geza, lo scrittore ungherese trapiantato a New York, grandissimo interprete de “il figlio di Saul” il film sull’olocausto dell’esordiente Nemes Laszlo, che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero 2016. Un piccola capannello si forma attorno a lui per farsi autografare il libro. Tra la folla si aggira anche un ragazzone con aquila tedesca sul giubbottone nero, e simboli nazisti sulle spillette. È solo. Ma satà a 2-3 metri da Rohrig. La libertà di cui si è parlato oggi è anche questa.

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Rohrig Geza

Domani è un altro giorno. Domani è festa nazionale, si festeggia il ’56, il grido di libertà di un popolo, e oggi dal palco a un certo qualcuno ha detto: “in un paese che chiude i giornali, e in cui tutti i media sono quasi totalmente asserviti al potere, in questo paese il vero giornalista oggi è diventato lui il combattente per la libertà.

Il Referendum è nullo

Il mio intervento per Qcode come commento all’esito del referendum link Q code

Jpeg

Orban

Ieri 2 ottobre si è tenuto il referendum consultivo promosso dal governo sulle quote migranti in Ungheria. E il governo Orbàn lo ha perso. Indiscutibilmente. Ma ieri davanti alle telecamere nelle prime dichiarazioni sui risultati (ma i giornalisti li ha lasciati al piano di sotto, niente domande please) con alle spalle tutto il suo stato maggiore, ha parlato di risultato grandioso.

Eppure ha perso:

Ha perso nei numeri innanzitutto, e non di poco. Il referendum era valido se il numero delle schede valide avesse raggiunto il 50% + uno degli aventi diritto. Il dato ufficiale è 39.88%. molto meno, traguardo neanche sfiorato. Non certo il 98% di elettori. Una percentuale che è poi solo all’interno delle schede valide. Ma in un referendum in cui tutte le opposizioni han chiamato all’astensione, è un dato che ha poco significato. Si vinceva o perdeva con il quorum e basta.

Ma ha perso soprattutto politicamente.

– Orban e il suo governo praticamente non si occupa d’altro che di migranti, muri, quote da oltre un anno e mezzo, da marzo 2015 fino a questo referendum, annunciato mesi e mesi prima, con un dispiegamento di mezzi impressionante. La gente si è semplicemente stancata di questa interminabile campagna per la quale sono stati calcolati 10 miliardi di fiorini spesi, 30 milioni di euro. (più di quanto hanno speso pe la campagna Brexit entrambi i fronti insieme)

Si è occupato di migranti, un problema sicuramente epocale, ma lontano dalla vita quotidiana della gente, qui i migranti proprio non ci sono in giro e nessuno è rimasto o voluto rimanere. e si è praticamente dimenticato dei veri problemi del paese, scontentando fasce importanti della società: gli insegnanti, i pensionati, chi lavora nella sanità. Non è poco. La manifestazione più grande, lunga e colorata di chiusura campagna delle opposizioni è stata quella dei movimenti civili (come si chiaman qua) che rappresentano queste categorie.

Una prova di forza su un tema che evidentemente gli sta molto a cuore, ma il cui vero scopo non l’ha ancora capito nessuno,,

– Ha cercato di conquistare Jobbik (il radicato partito di estrema destra ungherese) e i suoi elettori, senza successo. Pure su un tema su cui andavano più che d’accordo. Vona Gabor, leader di Jobbik, invece, si è semplicemente eclissato in questi mesi. Il 6% che manca per il quorum alle urne, probabilmente viene tutto da lì.

– Ha sbagliato anche nella pura tecnica: con la nuova Costituzione che, ottenuta la maggioranza qualificata in parlamento ha fatto subito approvare, ha reso molto più difficile l’utilizzo dello strumento referendario, aumentando il numero di firme necessario (ma questo è nato su iniziativa del governo) e portando il quorum ben sopra il 50% reale (anche i voti nulli non contribuiscono a raggiungere il quorum). Salvo po ricordarsi che dare la parola ai cittadini ogni tanto è importante, specie quando vuoi parlare in nome della gente.

– e si è dimenticato come si fa una campagna elettorale. Ha sparato tutte le sue armi più potenti, mirando a far affiorare le paure di un popolo a luglio – agosto ed ha finito con semplici bandiere nazionali e la scritta votiamo no, dimenticandosi che le elezioni si vincono nelle ultimedue settimane (Silvio B.). Tanto che il sostegno al referendum è calato pian piano nelle ultime 2-3 settimane. mostrando tutto l’affanno in una disperata rincorsa con spot TV last minute: “amo l’Ungheria e vado a votare” e sms ai normali cittadini fino a un’ora prima della chiusura dei seggi.

Orban è da 30 anni in politica, sempre lì, ha vinto e ha perso elezioni, ha vinto e perso referendum, ha avuto gtandi rivali, non si è mai arreso, ha sempre rilanciato la sua battaglia il giorno dopo la sconfitta. Certo per questo referendum ha mobilitato molti cittadini, più dello zoccolo duro di Fidesz, 3 milioni di voti non sono pochi, è ancora il politico più popolare e carismatico, in Parlamento può contare su quasi i 2/3 dell’assemblea, e l’opposizione a pezzi, se Orbàn ha perso sicuramente l’opposizione non ha vinto, se si votasse oggi vincerebbe lui di nuovo le elezioni, a mani basse, ma questo referendum checchè se ne dica, lo ha perso.

Alla Difesa del Parco

13509121_1256718791012498_97998121456750124_nLe mie finestre danno sul cortile di dietro del palazzo: il cortile sarà largo si e no un metro, non si può farci un giardino perchè ci son grandi pietre squadrate appena sotto il terreno, messe chissà da chi e in che epoca, ma ci crescono due alberi spontanei, non sono querce ma nn si può avere tutto dalla vita, sono uno grande e uno piccolino, come dei fiori di campo, con gli uccellini che cinguettano e larghe fronde che mi fanno ombra al mattino quando batte il sole. Ora però il condominio li vuole abbattere, evidentemente per qualcuno sono un peso o ha altri interessi, io ci provo a contattare un agronomo e a difenderli con i denti, ma già mi preparo a mettere i gerani e le tende da sole…

è che gli alberi sono un grande problema a Budapest, per far tagliare degli alberi secolari ieri è dovuta intervenire la polizia, 200 agenti, un blitz all’alba come nei film, per sorprendere e dar battaglia ai sedicenti “difensori del parco”, portati via di peso in manette (i filmati son degni della val di Susa). Una pericolosa setta di amanti del verde che da un po’ di mesi sta cercando di ostacolare i grandiosi piani del governo Orbàn, che come grande investimento (speculazione) della legislatura 2014-2018 ha preso di mira il parco di Budapest, il Varosliget. (no, non è l’isola Margherita..).

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il membro della gunta del VII distretto Moldovan Laszlo portato via dalla polizia.

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è una storia vecchia.. la mia piccola trattoria di quartiere, con le tovaglie a quadretti e il cuoco gobbo e claudicante, a due passi dal caffè New York è in via Bassa del Bosco, anche se sei in mezzo alla città e di bosco non vi è alcuna traccia. In realtà, come nell’ambientazione di un’opera di Shakespeare, Pest è nata sull’ansa di un grande fiume, circondata da un fitto bosco e se si osserva oggi la pianta della città il bosco lo si vede ancora, è diventato una grande fascia verde che chiude i quartieri semicentrali, c’è il Nèpliget, il parco del popolo, l’enorme parco-cimitero monumentale Kerepesi, l’isola Margherita e il Varosliget. E quest’ultimo è quello più vicino al centro, collegato prima da via Kiraly a metà 800 e poi a fine 800 dal grandioso boulevard che ha per nome viale Andrassy, con la spettacolare piazza degli eroi a fare da ingresso trionfale al parco..

Certo si è un po’ ristretto se vedo dov’è via bassa e poi dov’è via alta e presto sarà ancora più stretto, ora che il governo ungherese sta avviando un progetto di “riqualificazione dell’area” si dice sempre così, con 3-4 musei nazionali in un nuovo quartiere dei musei che scopiazzerà Vienna… c’è di mezzo poi la ragion di stato, che vuol costruire musei nazionali per la gloria della nazione e liberare così finalmente le sale del palazzo reale di Buda, dove gli odiati comunisti misero la Galleria Nazionale ungherese, perché ridiventi sede del governo di sua maestà. Certo ci son delle regole e il verde è sacro e di tutti, ma forse era di tutti anche 150 anni fa quando qualcuno percorreva via bassa del bosco e si iniziò a chiedere dove caspita è il bosco…

é che il parco soffre di una malattia antica, la vicinanza alla città, e dalla fine dell’800, quando si pensava in grande fu tutto organizzato, il lago naturale diventa laghetto, nascono gli svaghi per la società di massa: lo zoo, il luna park, le terme, il castello delle fiabe, il circo e la società di pattinaggio.. e si è riempito già di tanta pietra e cemento, un po’ per la storica esposizione universale del 1896, quella del millennium, i festeggiamenti de 1000 anni dei magiari in europa, e poi altre fiere industriali fino agli anni 80, il parco ha un palazzetto dello sport orrendo che nn si riesce ad abbattere, strutture chiuse, i parcheggi dell’ex piazza delle sfilate, quella della statua di Stalin e poi di Lenin, quella dove Rakosi (il piccolo Stalin) fece abbattere il tempio mariano, e poi il ristorante sul lago, l’odiato monumento al 56 (eh si, bruttarello e nn piace a nessuno), c’è persino un’installazione dedicata all’ingresso dell’Ungheria nell’Ue, sfido ogni abitante di Budapest a indicarmi cos’è. E dimenticavo tre musei che già ci sono, il museo dei Trasporti, il museo di Bella Arti e il padiglione dell’Arte… insomma un po’ di tutto che da solo racconta l’incredibile storia ungherese dell’ultimo secolo ma la storia contrariamente a quanto si pensava pochi anni fa non accenna a finire.

Han provato a dirci che costruire 3-4 nuovi musei in un parco equivale a renderlo più verde. (sic). Le stazioni della metro di Budapest sono piene di grandi manifesti bianchi e verdi di un parco del 3000 con un museo che manco si vede, interrato e con l’erba sul tetto, le pareti trasparenti, e bellissimo e un lago all’ingresso, un po’ come in certe pubblicità dell’auto elettrica che prende tutti i giorni la famiglia Barilla per andare a lavorare.. Certo andranno al posto di qualcuna delle strutture che già ci sono, ma come mi dice Donald, amico inglese saccente, mettere chissà quante tonnellate di cemento sotto il terreno di un parco non è comunque una brillante idea.

Io penso solo ai musei che porteranno migliaia di persone (che qui sappiamo che con la cultura si mangia e dà attualmente 1/3 del pil) in giro per il parco, tra “eataly magiare e visitor’s center bookshops e caffè” e il parco non sarà più un parco per correre al mattino o stendere una coperta a quadri e sdraiarsi con la tua bella o solo bighellonare, come facevano i personaggi dei racconti di Ferenc Molnar…

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P.S.Ogni tanto vado in Italia, e giusto ieri  – giorno della difesa del parco – ero su un aereo carta di identità nel taschino, se no due pssi nel parco me li sarei fatti, a respirare un po’ d’aria buona (e a giocare al reporter)

P.S. n.2 se sei in visita  aBudapest e vuoi saperne di più del parco, di Orban, della città e dei suoi cambiamenti il consiglio è affidarsi ai miei tour guidati in italiano, sotto il nome  dell’altra Budapest (link)

le foto sono di ligetvedok…

Musica, maestro!

 

           In primo luogo siamo qui a manifestare, perchè amiamo molto Budapest e sappiamo che Budapest ama molto la nostra orchestra. Dedichiamo questo brano a tutti gli abitanti di Budapest.…”

Seguono poi dediche più mirate, ai bambini di Budapest, per loro questo brano al sapor di cacao partono allegri i tamburi e le percussioni, agli insegnanti e agli operatori della sanità, una piacevolissima allegria barocca avvolge le migliaia di persone accorse.

E’ una bella giornata di sole del primo sabato pomeriggio di maggio. Sul piccolo palco allestito al centro di piazza Vorosmarty si sta esibendo l’Orchestra dei festival di Budapest (Budapest Fesztival Zenekar) l’orchestra sinfonica più prestigiosa d’Ungheria, tutti in maglietta o camicia fuori dal pantaloni, niente di ufficiale, questa è una protesta, tra stupende note del ‘700..

La protesta è contro il taglio da 260 a 60 milioni di fiorini (rispettivamente 827.000 e 191,000€) dei fondi elariti dalla città di Budapest: certo son tempi duri e nn finiranno mai e bisogna stringer la cinghia e i fondi statali son molti di più, quindi il comune si può pure sfilare, anche se l’orchestra porta il nome di Budapest. Il motivo vero è ovviamente politico:  il fondatore e direttore delll’orchestra nn nasconde certo la sua contrarietà al premier Orbàn (e non è l’unico a farlo tra gli esponenti della musica classica  ungherese, in primis il suo quasi coetaneo Schiff Andras, pianista e direttore d’orchestra, che ha semplicemente detto che non metterà più piede in Ungheria, vive tra Londra e l’Italia, fino a quando ci sarà Orban al governo).

è un po’ come sputare nel piatto dove mangi, o forse solo siamo in democrazia. Di recente ad esempio nelle mail private che il quasi prossimo presindetessa USA Hillary Cliton ha sbadatamente reso pubbliche ce n’era anche una di Fischer che diceva nel lontano 2011: “il governo Orban sta demolendo la democrazia, i diritti unami e la libertà di parola  in Ungheria, e ..” o in un’intervista del dicembre 2015 col Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) durante una tournéè guarda un po’ con Schiff Andras in cui parlava di antisemitismo, razzismo, zingari e migranti, dicendo la sua, ma lui è un personaggio pubblico.

La musica barocca finisce, la gene applaude, c’è ora una dedica alla giunta comunale, vuol bene a tutti e non cerca vendette, nè le vuole,  sul palco sale un ospite straniero, il tenore tedesco Hanno Muller- Brachmann che canta un’aria del flauto Magico, le sue parole dicono che solo l’amore e non la vendetta conduce alla felicità.

Sembra di riuscire a vedergli una luce brillare negli occhi pure da qui, mentre saltella come un grillo sul palco, dirige, si diverte, come quando fai la cosa che ti piace. e la musica agli ungheresi piace molto. Piace alla folla, piace anche ad Orban, lui che ha inaugurato la restaurata Accademia di Musica un tre anni fa con un bel discorso sulla musica e gli ungheresi, e l’ungherese, lingua che nessuno ci capisce e allora è con la musica che riusciamo a farci ascoltare…

è che Fischer è conpevole del suo ruolo sociale, dopo l’annuncio della giunta lui non ha parlato di politica, ha detto con quei soldi facciamo i concerti nelle scuole per avvicinare i bambini alla musica quella bella, andiamo nelle case di riposo, suoniamo nelle sinagoghe abbandonate di provincia. Orbàn forse li vorrebbe a suonare nella Casa degli Ungheresi accanto alla Chiesa di Mattia, dove si celebrano gli iventori e i successi di un popolo, con la muscia popolare ungherese,

A metà concerto Fischer ha voluto dedicare un brano a tutti quelli che fanno parte di una minoranza, religiosa, etnica o altro. e hanno attaccato una travolgente musica popolare ungherese..

 

 

 

Sciopero

II. Rákóczi Ferenc Általános Iskola - Szolnok

La scuola ungherese ha vissuto una storica giornata di sciopero oggi 20 aprile 2016. L’ho vissuta con G.B. insegnante di spagnolo che giusto ieri ha compiuto 60 anni e che un po’ di cose ne dovrebbe aver viste e che alla domanda quando è stata l’ultima volta che avete scioperato, si è grattato la barba e ha aggrottato le sopracciglia. “Mai, non che io ricordi, credo di aver letto che l’ultima volta così fu nel novembre dicembre del 56″ (giusto all’indomani dei fatti del ’56). Il web invece parla di due ore di sciopero 10 anni fa, nel dicembre del 2006 (ed erano anch’essi tempi bui, con l’assalto alla televisione e i 100 feriti del 23.10.2006 durante le proteste contro gli scandali del governo socialista).

Per la verità due ore di sciopero c’eran già state venerdi scorso, ma era una specie di tappa di avvicinamento. La nuova costituzione, pardon, la muova legge fondamentale in vigore dal 2012, se ho ben capito prevede una lunga marcia verso lo sciopero con un tavolo di concertazione che duri almeno una settimana, durante la quale si può scioperare solo un paio d’ore. Quelle di venerdi. Chi si siede al tavolo lo decide  il governo. Ed ora si sciopera, un giorno intero, per la scuola, per una scuola migliore ed insegnanti più fieri di se stessi.

Ma in Ungheria spesso è tutto più complicato, in Ungheria nn si sciopera contro il preside sceriffo, ma al contrario si sciopera contro l’eccessiva supercentalizzazione della pubblica istruzione. In Ungheria il giorno dello sciopero non si scende in piazza a manifestare e urlare il proprio scontento, ma si deve restare nell’edificio scolastico per scioperare secondo la legge sul lavoro. Se è stata espressa l’intenzione da almeno il 30% dei prof della scuola di aderire allo sciopero, il preside può dichiarare anche un giorno senza lezioni, ma resta pur sempre un giorno scolastico, ci si scontra se ai ragazzi serva o no la giustifica, ma i ragazzi possono comunque girare per la scuola e bisognerà pur sorvegliarli. L’Ungheria è un paese con una bella burocrazia, ma anche uno in cui l’arte di arrangiarsi è sempre esistita.

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Si resta allora in sala professori, o nelle varie aule tecniche a corregger compiti, a parlar di politica sindacale e se sia meglio bloccare gli esami di maturità o solo rifiutare di firmare i verbali, allora si che ci devono concedere qualcosa.; se continuare nella lotta coi sindacati o darci dentro con i mille movimenti civili (il nome nuovo è Tanitanèk, “insegnerei”) che sempre animano l’Ungheria, che della politica non ci si fida e poco importa se le opposizioni stavolta si sono esposte a loro favore.

Il capannello di docenti che si infervora con parole come democrazia, lavoro e **** hanno due look ben distinti, entrambi diventati simboli (forse due son troppi) della protesta:

– quelli con la camicia a quadri (dopo un mezzo insulto del sottosegretario all’istruzione che ha tacciato i prof contestatari di essere rozzi tamarri barbalunga e camiciona) a sua volta divisi in quadroni grunge anni 90 (diffusissimi qui) o eleganti quadretti tipo camicia Brooks Bros.

– quelli tutti in nero (come le donne in nero dell’infermiera Sandor Maria). Scelta furba, il nero è sempre elegante v non sfigura mai.

– misti. esempi: Professoressa di educazione artistica tutta in nero con minigonna a quadri bianca e blu su leggins e professore di inglese camicia e pantalone nero con cravatta a quadi scozzese rossa.

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Il gran momento che tutti aspettavano è alle 12. Si voleva indire uno sciopero nazionale degli statali e non, ma si è avuta un po’ paura. Un ufficio può fermarsi, i mezzi pubblici no, e i negozi ni. Allora si è deciso di fermarsi per 5 minuti, chi vuole, chi può. Se il tram non si può fermare almeno rallenti, il cameriere stia in piedi. Il corpo docente della scuola di G.B. prende delle sedie da un aula e si siede davanti all’ingresso.

5-4-3-2-1 si senton le campane di mezzogiorno, restano seduti per 5 minuti con le loro camicie a quadri e i dolcevita neri. Lo chiamano Flashmob. Seduti per 5 minuti baciati dal sole. I fotografi nn aspettavano altro. I passanti passano avanti. Si ferma una donna con 10 rotoli di cartaigienica che sporgono dalla sporta e legge il tabellone che spiega le ragioni della protesta. Si ferma un bambino di colore (rarissimi in Ungheria) che mangia una girella enorme con evidente gusto. Si ferma un vecchietto, “Vergognatevi, è così che studiano i vostri studenti!”. Vorrebbero tutti rispondere, si, lo facciamo perché studino davvero.

Libera scuola in libero stato

La protesta degli insegnanti ungheresi davanti al parlamento, contro la scuola d Orbàn.
Pubblicato su Q code Magazine http://www.qcodemag.it/2016/02/16/ungheria-libera-scuola-in-libero-stato/

 

Il silenzio osservato alla fine della manifestazione dalla folla.

L’uomo davanti al microfono ha una sciarpetta chiara, un po’ di stempiatura gli occhi azzurri e un sorriso furbo alla Bill Murray: “Quando andavo a scuola una mia compagna di classe ingoiò il gesso per saltare un giorno di scuola; oggi i professori di mio figlio stanno bene attenti perché non ci sono soldi per il gesso e se un bambino lo ingoia salta la lezione di fisica” la piazza sorride. Nella piazza del parlamento di Budapest ci sono 60.000 insegnanti in un umido sabato mattina . Piove da 12 ore, molti hanno un ombrello colorato, il prato davanti alle grandi e tristi statue di Kossuth e il governo del ’48, tutte col capo chino, sta diventando fango, ma la gente non si muove.

É la manifestazione di protesta contro la riforma della scuola voluta dal governo Orban, e la gente non si muove fino ai 5 interminabili minuti di silenzio finali, voluti per dimostrare che non sono scesi in piazza per giocare o creare disordini, come ipotizzato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Lazar Janos, ma perché hanno dei problemi seri. E i problemi non sono solo la mancanza di soldi (l’Ungheria è l’ultimo paese dell’OCSE per la spesa nella scuola pubblica), o gli stipendi ridicoli “un bibliotecario prende meno di 300 euro” dirà un sindacalista dal palco; sotto accusa è l’intera riforma della scuola voluta da Orban, imperniata su una forte centralizzazione, in un paese che aveva visto dagli anni 90 invece una progressiva autonomia scolastica: basti dire che ora gli insegnanti non possono scegliere il libro di testo, lo sceglie (impone) il governo per loro.

Prima era salito un ragazzo sul palco, lui invece senza sciarpa, né colletto di una camicia, beata gioventù, “Siamo stanchi di avere insegnanti stanchi, demotivati, a cui avete tolto il piacere di insegnare. Non è questa la scuola che vogliamo

La piazza annuisce, molti si riconoscono in queste parole. Si guardano, molti sono giovani e motivati lo erano davvero, molti loro hanno un secondo o un terzo lavoro, magari in nero, e più remunerativo, ma quando si presentano si presentano come insegnanti, quello che sarebbe il ruolo che avevano scelto per sé nella società. È per questo che c’è gente in piazza anche con questa pioggia, 60.000 persone dirà il capo del PDSZ, sindacato della scuola. Soprattutto società civile, come al solito abolite le bandiere di partito, il mito della società civile sopravvive in ogni buon ungherese, ed è questo il vero problema, che la manifestazione è contro la politica del governo e non ci si deve vergognare se compare la parola politica.

All’inizio avean preso la parola i professori della scuola superiore di Miskolc (ex grande città industriale a nord di Budapest) che hanno dato il via alla protesta, con una lettera aperta al governo, senza risposta, che è stata poi firmata da moltissime scuole in tutto il paese. E oggi alla protesta si sono poi uniti molti altri sindacati degli statali dai ferrovieri ai minatori ai sindacati di polizia. E poi c’è Sandor Maria, colei che ha formato le ”sorelle in nero”, un’infermiera che lotta come una leonessa per un po’ di giustizia sociale ed economica nella bistrattata sanità ungherese. Ed è lei che ha chiesto i 5 minuti di silenzio, per rispondere alla provocazione di Lazar.

Orban invece ha affermato: “C’è qualcuno dietro questa protesta, qualcuno di forte e potente che vi sostiene”. (Orban aveva già visto l’ombra di Soros, noto finanziere ungherese naturalizzato americano, dietro la crisi dei migranti). Gli risponde uno degli organizzatori: “Dietro di me chi c’è?? C’è la lavagna signor primo ministro, c’è la lavagna. E ci sono gli studenti. E i genitori. E i miei colleghi, tanti colleghi.”. E quelli sono anche qui tutti attorno a lui..

Putin a Budapest

Il giorno della visita di Putin  a Budapest, tentando di stringergli la mano, o almeno di raccontare la giornata sua e della nazione

foto di Alessandro Grimaldi.

‘E’ febbraio, un mese freddo, ho portato una stufetta dall’italia,ma la spina a 3 qui non entra nelle prese. L’adattatore costa 3500 fiorini, la porto allora da un omino giusto accanto al mercato di Hunyadi tèr, lavora in uno scantinato, scendo delle scale ripide, dentro è sporco, vive col cappelino di lana. Mi cambia la spina per 400 fiorini, “Nel frattempo si sieda.” Prende un pio di giornali gratuiti che ti arrivano nella posta. (Ha capito che sono straniero) e mi fa “Siediti qui e leggi un po’, ci metto un po’. Questa…., questa é la Pravda” (per dire il giornale). La Russia a Budapest è questo. E oggi è il giorno di Putin, a Budapest in visita dopo 9 anni.

Putin pare sia uno che si alza molto tardi e lavora solo nel pomeriggio. Oggi fará uno strappo e atterra a Budapest alle due del pomeriggio. Quando esco di casa la polizia è praticamente sotto casa mia, solo dopo qualche ora realizzo che nel tragitto tra una corona di fiori e l’altra passerà da Rottenbiller utca, giusto all’angolo di casa.

3-4 poliziotti a ogni angolo, ma posso andare lungo l’Andrassy, ché secondo programma Putin atterra alle 14 e subito va a deporre una corona di fiori a piazza degli Eroi, sulla tomba del milite ignoto (come tutti i militi ignoti, nato negli anni 20-30, cosa ci va a fare Putin ancora non l’ho capito, se non un doveroso paio con l’altra corona di fiori, all’obelisco per i morti sovietici del 45 (ma anche del 56, quelli che schiacciarono”gli aneliti di libertà del popolo magiaro”). Alle  sull’Andrassy 13.55 c’é un po’ di gente, saremo un centinaio, fin dove fanno arrivare, fino all’ultimo incrocio prima della piazza, qui nella zona della ambasciate, con i nomi delle strade dedicati a grandi pittori, qui siamo a Rippl Ronai u. post impressionismo e amicizia con Gauguin.

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Un bel gruppo di poliziotti, ma rilassati, han lo stesso sguardo nostro, il secondo uomo piu potente del mondo o quasi passerà di qua, e ora che gli dico..

Fa freddino. S.B , una persona che credo abbia capito tutto dell’Ungheria ha messo su facebook un post fantastico: qualcosa del tipo” il servizio meteorologico dell’aeronautica militare (magiara) annuncia l’arrivo di un’ondata di gelo da est. Le temperature si abbasseranno a partire dalle 14, è previsto ghiaccio.  Non uscire di casa”. La credevo solo una geniale trovata e invece Putin ha davvero portato un’ondata di gelo.

Passa il tempo e Putin nn si vede, tutti un po’ spazientiti, vecchi e turisti. Poi si apprende che l’aereo di Putin è in ritardo, manco avesse peso un aereo della Wizzair. Nell’attesa apro Index.hu. sempre geniale. C’è uno fisso a studiare quel sito che ti dà in tempo reale le rotte degli aerei. La flotta imperiale di Putin ha 4 aerei, (Eva Balogh dice invece 8)uno è sulla Slovacchia, uno in Bielorussia, uno era in volo un’ora fa, uno é tornato indietro). Ci aggiorna ogni 10 minuti. Nell’attesa postano un vecchio discorso di Putin, poi una foto di Putin bambino che dà un fiore a Ronald  Reagan, o forse mi sbaglio.e le ultime sul Videoton (lasquadra di Szekesfehevar, gioiellino personale diOrban) che  incontra in amichevole il CSKA di Mosca)

Spunta un pallido sole solo verso le 15.30 un segno divino. Ancora qualche minuto a cercarsi di riscaldare le mani al sole di Budapest di febbraio ed ecco il ronzio di un elicottero. Poi debolissimo in lontananza la banda, la gente allineata sull’Andrassy sporge i colli all’insù. Poi arrivano sfrecciando 10 auto nere e auto della polizia, in direzione opposta a quella che pensavamo. Niente corteo trionfale lungo l’Andrassy, vetri oscurati. Poi un grande vuoto. Tutto qui?

appena consentono vado in piazza. Drappi russi e ungheresi sui pennoni, corona di fiori coi colori russi, semplice ed elegante, la statua a cavallo di Arpad che si chiede cosa sia.

Davanti alla vicina ambasciata russa era in programma subito dopo una manifestazione proPutin.

Mi aspettavo un piccolo gruppo autoorganizzato tipo le manifestazioni”spontanee” che inneggiavano a Gheddafi (ora che lo rimpiangiamo). Invece appena arrivo vedo due inconfondibili figure di Jobbik (la temutissima estrema destra magiara), giubbotti neri, aquile, baffi all’insù, grandiungherie tatuate sulle guance, ma a guardar bene c’è di tutto, un paio di bambini felici con i loro genitori che posano con bandiere bianche rosse e blu, siriani budapestini con bandiere della Siria, qualche rispettabilissima ragazza russa che ci fa tanto amare questo paese, vecchi nostalgici in logori cappotti coi nastri neri e arancioni di SanGiorgio sui baveri, un uomo molto sospetto vestito normalmente ma con delle scarpe bellissime, che di sicuro sarà uscito dall’ambasciata dalla porta principale. C’è pure una faccia nota, un amico italiano che citerò per iniziali (P.N.) che mi saluta e mi dice, vedi, siam tutti compagni, ti presento il compagno ungherese R. Dopo un’ora e mezza piú o meno tutti i presenti si sono avvicendati sul palco (saremo in tutto una cinquantina) e tutti han piu o meno detto, siam qui per la pace. Pace in Ucraina, pace per i nostri fratelli russi in Ucraina, come in Scozia  e Catalogna. Il primo ha fatto “Accusano tutti Putin di essere un dittatore. E allora?? sarà pure un dittatore, ma lo nella direzione della pace. “ Applauso. Prende la parola anche uno che fa il giovane ed è tutto incipriato, il reverendo Hegedus Lorandt il giovane, (il padre fu uno degli “eroi” del 56, lui è uno dei leader di jobbik, la sua chiesa in pienissimo centro ha un busto del “dittatore” magiaro sulle scale. Destra e sinistra, cattolici, ortodossi e protestanti uniti nel nome di Putin e della pace.

Io rimpiango invece di nn essere diretto subito verso il Parlamento (terza tappa del tour di Putin). Dovevo aspettarmelo. Dove c’è Putin c’è sempre una bionda che si spoglia: una delle Femen ha dato anche lei sfoggio della sua passione la politica. Quando vado io invece tremante dal freddo strade buie e polizia che ha isolato tutto il parlamento per il raggio di 500 metri.

Budapest today

La giornata però ancora nn è finita. Putin e Orban sono ancora al lavoro, chiusi in una stanza del parlamento a discutere e discutere nn si sa neanche di cosa, dovevano uscire alle 18.30 ma ancora nn si fanno vedere. Solo alle 19.45 si mostrano per la conferenza stampa congiunta. I due sembrano un po’ stanchi. Prima di parlare però una sfilza di ministri e sottosegretari si siedono su due poltroncine Luigi XVI per siglare una serie di trattati bilaterali energia, infrastrutture, sanità,  alla quint firma si siede il capo di Rosatom, l’ente di stato russo per ‘energia nucleare. Sembra Arrigo Sacchi.

La conferenza stampa dura 45 minuti. La seguo sulla TV dell’opposizione (ATV), quella che si vede meglio sul net. Incredibilmente Putin è ancora più basso di Orban e con Berlusconi potevano fare gli sfigati a scuola. All’inizio ognuno ringrazia l’altro (cosa tutt’altro che scontata). Ringraziamo il presidente Putin per la visita. “E’ stato un grande onore per noi”. No, no sono io ,che devo ringraziarmi per avermi dato l’immenso piacere di essere venuto nella sua

Conclusione degli esperti di ATV: non è successo niente. Almeno niente di quello che nn sapessimo già. La Russia continuerà a fornire il gas all’Ungheria, con un nuovo contratto a lungo termine, la Rosatom costruirà due nuovi reattori per la centrale nucleare ungherese di Paks, si aprirà un nuovo consolato ungherese a Kazan. Rapporti tra industrie farmaceutiche. Le sanzioni sono cattive. In Ucraina vogliamo tutti la pace. Speriamo che la pace di Minsk tenga. Sia lode al signore.

Mezz’ora di conferenza stampa e cose che già sapevamo energia, guerra, sanzioni. Allora bisogna pesare le parole. Orban usa la parola Eurasia. E nn usa la parola Paks (la località  mitia della centrale nucleare magiara). Putin dice la parola 10.000 posti di lavoro e 10 miliardi di euro “prestati all’ungheria a condizioni mooolto vantaggiose”.

 Di cosa han parlato allora,cosa è successo.. la risposta forse è tra le pieghe, nei dettagli in quella frase in cui Orban ha detto.. “ah si mi son dimenticato di dirvi che c’è un po’ di gas avanzato dalla fornitura precedente e non lo paghiamo, siamo d’accordo e in cambio facciamo usare i nostri depositi  di gas a Gazprom che ne ha tanto bisogno” e in quel sottovoce di Putin “e visto che il South Stream è saltato per aria con i nostri amici turchi abbiam pensato di fare un TurkishStream e  l’Ungheria ci darà una mano”. E solo alla fine forse stanchi si allargano un po’. Putin si scalda un po’ per accusare l’UE di aver sabotato il South Stream (è vero!) ponendo dei trappoloni in Bulgaria. Orban prende d’impeto la parola per dire che se l’Europa vuol essere competitiva ha bisogno della Russia e dell’energia russa. e che “Ieri sera alle 20 è volato a cena da Vucic, premier serbo per parlargli giusto di questo. E anche Grecia e Macedonia sono d’accordo”. L’Europa dell’Est si sta spaccando in due: pro Russia (Ungheria, Serbia, Bulgaria, Grecia, Cipro, Rep. Ceca,Slovacchia) e antiRussia (Polonia, Romania, paesi baltici). Stretta di mano, Putin ha fretta, Orban invece gli fa un cenno, andiamo davanti ai microfoni, stretta di mano.

No, i commentatori di ATV ne son sicuri. “Io nn ho visto niente, non è successo niente. o nn ce l’hanno detta tutta.

Putin Niet, Europa Si.

Aspettando la visita di Putin Vladimir di domani, in corteo per dire “non lo vogliamo”putin niet, europa igen.

Riesco a uscire di casa solo alle 19, ma per fortuna questa volta il corteo mi passa quasi dentro l’udvar (il cortile di casa) e in poco tempo arrivo al korut (il grande viale circolare, vera arteria dei uartieri centrali di Budapest). La gente sfila, si è mossa da Keleti alle18 e con magiara efficienza avran sgarrato di solo un quarto d’ora e quidi son tanti si muove lentamente. li vedo. E’ che mi sono organizzato male. E’ che a metter su manifestazione e discorsi dal palco a ogni cazzata del governo (lo facessero in Italia) si perde un po’ l’eccezionalità dell’evento e tutto viene a noia.

Oggi però c’è gente, domani viene in visita Putin e questo nome non ci lascia indifferenti, altro che Obama e a questi del corteo Putin non piace.  Raggiungo il corteo, c’è gente, anzi no, cioè non tanta, è che gli organizzatori son bravi, (giovani, movimenti civili come si dice qua, quelli del corteo contro la tassa su internet)  l’importante non è portare molta gente ma far capire che ci sia. E’ bloccato solo metà korut e ogni tanto lo allungano camionicini tipo ferrivecchi con altoparlanti.  Guardo la gente, qualche barbetta, occhi vispi e viso gentile di giovani universitari politicamente attivi,ma età media sopra l’età della pensione. Evidentemente Putin smuove i cuori solo di chi una qualche idea della grande ed eterna amicizia col popolo russo ce l’ha.

Il corteo arriva a Nyugati, risalgo piano piano, ci sono parecchie bandiere, come è giusto che ci sia in uncorteo, avanti avanti una barba bianca con la bandiera del 56, la bandiera ungherese col buco al centro (per togliere il simbolo della Repubblica popolare), una ragazza avvolta nella bandiera ucraina, un uomo buono con la bandiera della pace. Di lontano una donna con la bandiera della Gemania, una bandierina di carta, mi avvicino, no, è ancora una bandiera della pace. Ecco, era tanto popolare in Italia e invece ora che abbiam la guerra alle porte di casa ci scopriam tutti interventisti pronti a partire per la terza guerra di Libia, e invece qui qualcuno la conosce ancora.

Ci fermiam tutti a Nyugati, foto di gruppo dall’alto della sopraelevata, stesso stile della mitica foto di gruppo sul ponte Elisabetta nel corteo contro la tassa su internet… Dagli altoparlanti continuano a dirci che siamo fantastici, in stile villaggio turistico, alternato a slogan facili ed efficaci. Putin niet, Europa si. Europa, Europa. Non molliamo. Vogliamo l’occidente. Li gridano due ragazzi che camminano accanto ai camioncini, un giovane figo ed uno basso con un maglioncino rosso e cappello elegante. Noi siamo i giovani. poi si riprende, il palco è giusto qui alla girata sulla Bajcsi Zsilinski angolo via della Costituzione.

Sul palco ci attendono tre discorsi. Ragazza bionda dai capelli corti. La visita di Putin oltre che di cortesia dovrebbe essere incentrata su affari energetici, un nuovo gran contratto a lungo termine per le forniture di gas e le nuove firme per l’ampliamento della centrale nucleare di Paks (PAks II) qui nel sud dell’Ungheria. Gli argomenti son facili e immediati: l’Ungheria dipenderà totalmente dalla Russia per la sua energia, il nucleare ha tanti punti discutibili a partire dall’effettivo vantaggio economico, l’ultimo tender per energie rinnovabili si perde nella notte dei tempi, tutti i dettagli dell’accordo sul nucleare con Putin  son custoditi dietro il segreto di Stato, ma soprattutto, conclude, è un problema politico. Vogliamo essere un paese dell’est o un paese dell’Europa occidentale? (Oddio, e noi che credevamo di esserci lasciati alle spalle queste categorie, vai a vedere che rinasce la mitica rivista letteraria degli anni 20, del 900, “Nyugat”, -occidente, quasi quasi domani vado a mettere un fiore sotto la statua di Ady, il fondatore della rivista..)

Segue l’intervento di una ragazza ucraina. Tradotto, traduzione alla mano, dal tipo col cappello. “io non sono in politica e nemmeno un’attivista, ma solo una studentessa ucraina qui a Budapest. Sono della Crimea“. Il discorso cosi tradotto è lungo e vuoto, ma lei è decisamente carina e ha una bella voce, dolce e risoluta insieme.

Conclude, introdotto come una rockstar, Gulyas Marton. Marci si presenta con jeans stretti, giubbotto di pelle, sciarpa in tinta e un bel taglio di capelli. Dice una cosa molto giusta per cui tutti annuiscono: Orban, che domani stringerà la mano a Putin e che gli farà mettere una bella corona di fiori al memoriale (finora dimenticatissimo in un angolo polveroso del cimetero monumenatale lontano da occhi indiscreti) dei soldati sovietici morti durante il ’56, dove compare anche la parola Controrivoluzione (i fatti del ’56  furono così etichettati, controrivoluzione contro di ideali rivoluzionari socialisti), è lo stesso Orban che tenne lo storico discorso per i funerali di riabilitazione di Nagy Imre (primo ministo del governo provvisorio del ’56, ucciso nel ’58). Viktor non ti vergogni neanche un po’? Finisce il discorso citando Syriza,Podemos, romperemo l’apatia politica (sante parole) che ci attanaglia (da almeno 15 anni).

Ancora complimenti, fatevi un applauso, e poi siamo in Ungheria, ogni manifestazione che si rispetti si conclude con il commovente inno nazionale, cantiamolo anche se fa freddo, anche sottovoce.. Mi tolgo il cappelo anch’io. Poi un piccolo colpo di scena. Parte anche l’Inno dell’Unione Europea. Sentito così è davvero bello. Chissà se arriveremo a sentirlo alle Olimpiadi con gli atleti sul podio o se sentiremo le note della musica popolare salentina. E’ un bell’inno, la seconda strofa è un crescendo. si, l’inno alla gioia ci sta bene. Domani risuoneranno altre note. Sarò lì a sentirle.

Free internet in free country

sottotitolo: – Possono anche portarci via il nostro futuro, ma non il porno in HD

IMG_20141026_181008I parteciperò su facebook erano arrivati a 40.000 in piazza ce n’erano ancora di piu. Una delle piazze dimenticate di Budapest con la statua alta alta del palatino Jozsef e il mastodontico e bruttarello ministero delle Finanze, una delle poche piazze della città interna non toccate dall’ondata di lavori e rifacimenti e restauri che ha investito la città in questo clima elettorale. Lo diceva anche OV Orban Viktor, ora finalmente le elezioni sono finite, politiche ad aprile, europee a maggio e amministrative a d ottobre. 2/3 dei seggi ottenuti in tutte e tre dal partito unico di governo Fidesz (magari anche meritati, ma i commenti post elettorali son sempre  stati del tipo: quanti anni ci vorranno a ricostruire la sinistra in Ungheria)  e ora finalmente tre anni e mezzo senza elezioni. Poi l’errore. In Ungheria si impara subito che il comunismo ha preso il potere alla chetichella con la politica del salame. Prima una fetta poi l’altra, finchè non finisce tutto. Prima attacco solo la chiesa, poi solo la classe sociale A e poi la categoria B. L’errore di Orban è stato dire di voler introdurre una tassa che colpisce tutti ma proprio tutti, e a cui tutti sono contrari, una tassa che colpisce la posta, i film, le telefonate, il sesso estremo, i giornali e le ricette di cucina, i sentimenti e i soldi,  il lavoro e il tempo libero, una tassa su internet.

Non so molto e magari mi basterà leggere qualche articolo su internet per essere superinfromato, ma io sono uno che vuol consumare le suole delle scarpe e guardarsi attorno, so solo che c’era questa manifestazione di protesta contro la tassa, un evento creato su internet, scoppiato credo tra le mani degli organizzatori. 40.000 parteciperò e gente che scopre che la democrazia ormai non è andare al seggio ma mettere un mi piace. Ho invitato un po’ di gente, su internet ovvio. Poi ieri un amico canadese Tod, mi fa” ma che cosa è quell’invito, dici che ci devo andare?” “Beh si, sai….” e un inglese un po’ più informato “E’ una cosa stupida no?” “passi punire i tabagisti o chi vuol studiare una cosa non utile alla società come letteratura o economia, ma internet è comunicazione… “ perché tassare internet per togliere l’IVA sugli animali da fattoria?” insomma tanta gente, tutti qua, la piazza è piena stracolma.  Ma senza fretta. Dateci solo il nostro torrent e web radio. Niente bandiere, giusto una dei pirati e al massimo qualcuno con qualche scheda video vecchia o un tower in mano. Quasi una manifestazione spontanea,  niente Camusso e correnti di partito  in libera uscita, il palco è piccolino e cattiva è l’amplificazione. Due discorsi un po’ penosi, giusto slogan e neanche 4 parole messe in fila.. il colpo di scena è “facciamo vedere quanti siamo, tiriamo su i nostri telefonini..” eccoli. Mi guardo intorno, la piazza è piena, c’è tanta gente, stavolta forse una certa idea di chi è venuto la si può avere, nn le solite piazze supereterogenee di partiti e voti volatili, ma soprattutto tanti giovani, e chi è che usa internet?, educated people direbbero i miei amici anglofoni, studenti che studiano per lo più, gente che si informa, gente che magari non ha votato o ha votato Fidesz, che nn segue la politica, che magari non protesta per tante cose, ma che qui sa che deve scendere in piazza, sa che è nel giusto, sorride. Dateci internet. Passa uno con la pettorina fosforescente e in mano lo scatolo di un router con un buco al centro che chiede donazioni. Non si capisce per chi.

pochi cori: “Non molliamo!” per lo più e poi qualche sparuto “Orban vattene!” e “Orban dimettiti!”, detti quasi con paura, caso mai ci sentano. Il piu forte è “Internet libero in libero Stato!”. È il XXI secolo.

E pensare che un 2-3 ore prima c’era stata la manifestazione degli ultras di tutta l’Ungheria davanti al parlamento per protestare contro la lega calcio e le misure di sicurezza negli stadi, la tessera del tifoso e un No al calcio moderno. Lo leggevo dirante lo spuntino premanifestazione, 2000 persone e veloci 10-15 minuti di discorsi. Poi tutti a lavorare.

Altro colpo di scena: 48 ore di tempo al governo per togliere la tassa, se no ci ritroviamo di nuovo in piazza a protestare.. e ora tutti in marcia lungo l’elegante Andrassy ut.

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E’ una bella passeggiata sull’Andrassy, l’occhio esperto capisce che si è in tanti, io vorrei osare addirittura un 100.000, nessuna bandiera e nessun servizio d’ordine. Ma tanto siam gente civile. Prima dell’Opera una bella camionetta della polizia. I volti non sono tesi, ma si vede che è gente al lavoro. “Ciao ragazzi!!!” fan le ragazze divertite.  Nessuna bandiera, pochi anche i cartelli. Mi sposto un po’, capito accanto a due ragazzetti, tipo Beavis & Butthead. Hanno due cartelli scritti sul retro del cartone delle pizze. (Pizzaforte) Uno ha un cartello in inglese Say no to tax. L’altro ha il cartello girato, una ragazza lo vede di sfuggita, lo rincorre, lui si mette tutto contento in posa per la foto. Il cartello dice “Possono anche portarci via il nostro futuro, ma non il porno in HD!” Kodaly korond, coro forte “Europa Europa!”. Bajza utca. Due di mezz’età accanto a me.. “Mi ricorda le sfilate del primo maggio” “io non riesco a camminare, non ho le scarpe adatte” “le scarpe o le suole?” “non le posso pagare.” Si indica il petto con l’indice “Sono un’azienda in crisi” Piazza degli eroi.

Piazza degli eroi. La piazza si riempie. C’è un mucchio di gente sulle statue, gli organizzatori, ragazzetti, neanche carismatici, il capo ha il megafono e una barbetta, ma è più che sufficiente a queste 100.000 persone. Ci sono anche i due  di prima con i cartelli di cartone, appollaiati di lato, l’altro ha scritto sul retro del suo cartello “Teniamoci il porno!” si vede che anche a lui piacciono le ragazze. i cori diventano più convinti, parte addirittura uno “Sporco Fidesz” (che qui mocskos è una delle peggior cose che puoi dire a qualcuno) ma c’è di più. Parte un “Hazaarulo” traditore della patria, che è invece la peggio accusa che si può dire di ogni vero ungherese. I ragazzi sono contenti.  Sappiamo di avere ragione. In alto i vostri cellulari. Cori. Piazza degli eroi è sempre splendida con la sua illuminazione notturna, luci fredde per le statue dei capi tribù magiari di 1000 anni fa  e luci calde per le colonne neoclassiche del Museo di Belle Arti. Il drone della polizia si abbassa rumorosamente.  Ancora il alto i cellulari. (uno parla nell’orecchio del barbetta) “Un’ultima volta, poi cantiamo l’inno e tutti a casa”.

Via del ritorno, sull’Andrassy  ancora solo per noi pedoni al centro della strada. Nell’ombra di lato un barbone che ravana dentro un bidone. A lui la manifestazione non interessava.IMG_20141026_194643

Unicum Italicum

la nuova legge elettorale ungherese e le ripercussioni sul voto delle imminenti (6 Aprile) elezioni politiche magiare..

 

Nella residenza di Yanukovich han trovato un vecchio galeone e lo zoo con gli emu, ma magari li son animali comuni e te li porta un collega dall’Uzbekidtan venuto per una conferenza. Si,  vabene, il cesso era d’oro e ceramica, ma magari l’aveva trovato già lì, incompenso nello zoo c’eran pure maialini da fattoria come anche nella parte transilvana dello zoo di Budapest o come il piccolo villaggio finto che si fece fare a Versailles Maria Antonietta, la centroeuropea. Diceva l’ex ambasciatore Usa a Mosca negli anni 80 in un librodalla copertina morbida che nn so come è finito nella mia libreria che allora il privilegio dei potenti dirigenti comunisti era di poter accedere alla frutta di categoria I e la categoria I voleva dire le mele non bacate. L’immagine piu curiosa per un ungherese era una piccola mensola con delle bottigliette di liquore, non cognac o whisky invecchiati 30 anni, ma due bottigliette di Unicum, l’amaro ungherese.

unicum

L’ungheria ha l’Unicum e io penso a quello mentre in Italia si vota l’Italicum, un’Italia attiva, propositiva, positiva e spensierata, insomma un’Italia da bere (oddio quei tempi gai con la x son diventati bui) , come vorrebbe il nostro buon primo ministro nonancoraquarantenne.

Comunque se si stapperà l’Italicum avremo raggiunto un piccolo grande traguardo, la modifica della legge elettorale. L’Italia è una repubblica in cui ancora (per poco) si dà grande importanza al parlamento, equesta nuova legge elettorale la aspettavamo da tantianni. Al bar italiano dove passo a salutare Angelo che li ci lavora incontro sulle scale A.B. che è delle mie parti e come si usa dalle mie parti mi fa subito un “cosa ti offro?” “ un caffè” “ecco un caffè” e poi parlando dei mali dell’italia  dice con ardua metafora che l’Italia è un paese a derivata negativa e l’Ungheria a derivata positiva e questa è l’impressione che ha ogni volta che passa da un paese all’altro. Gli italiani all’estero sono un po’ così, almeno come categoria.  I due o tre che gli stanno attorno, tra cui io, magari dissentono ma nn  replicano. Sta di fatto che nell’Ungheria dell’Orban anno IV, , il parlamento, per più di 2/3 occupato da un solo partito (il suo) nn  è che abbia molta voce in capitolo e le riforme galoppano a tempo di record. Un anno e mezzo appena  di governo ed ecco che è entrata in vigore la nuova costituzione e con essa anche una nuova legge elettorale. Nn che quella vecchia nn funzionasse (in fondo l’ungheria ha avuto una bella alternanza di governo e sempre solide maggioranze, anzi di più), ma già che ci sono meglio riscriverla come piace a me. Chi nn l’avrebbe fatto, anche questa è democrazia o sbaglio? (?)

Ma prima che miscordi qui i vota tra 3 settimane, domenic 6 aprile per il rinnovo del parlamento, ecco qua. Il weekend scorso, nel mio mensile volo in Italia per ricongiungimento familiare, ho con me una copia di Magyar Narancs, settimanale di politica, cultura e società, linea editoriale tipo un Eugenio Scalfari centroeropeo. E’ vero, ora ho tutte le notizie che voglio su internet, ma la carta canta epuoi sottolineare e riflettere, e nn  ti dicono di disconnetterlo durante le fasi cruciali di decollo e atterraggio, dovessimo sparire nel nulla come in Malaysia.. Allora con grande sforzo di volontà ho comprato la rivista nel mio minimarket di Kiraly utca alta; ci entro spesso sperando di trovare gli yogurt scontati perhè scadono il giorno dopo ma finisco per comprare 3 pacchetti da 40 grammi di semi di zucca tostati e salati di marca turca, una vaschetta di ricotta senzamarca, una bottiglia di birra ceca e giusto alla cassa una copia del Magyar Narancs. La cassiera con la sua tinta di capelli rosso mogano la faccia cicciotta e un neo tirabaci sopra il mento nn ne conosce il prezzo né sa dove cercare il prezzo sulla copertina e alla fine sbaglia, batte in cassa e il prezzo per gli abbonati e nn il prezzo pieno. Sul prezzo dei tabloid nn si sarebbe sbagliata.

Diceva I.W. mezzoubriaco al pub che una volta al giorno prende in aereo. O almeno lo immagina, perché in aereo sei comodo, nn puoi muoverti, hai un sottofondo rassicurante, niente internet nè frigo. Sottoscrivo tutto.  Nella mia modalità aereo salto i pezzi sull’Ucraina, questo è un altro post, e sui solitiscandali corruzione, liscio il bordo e mi appresto, invece, a leggere con attenzione “Eccessiva sicurezza” – le regole elettorali cucite su misura per Fidesz. Ricordo a tutti che la linea è liberal e parto: dlknvfkjg, no, meglio un po’ piu piano…

collegi elettorali uninominali

collegi elettorali uninominali

L’Ungheria è un paese moderno e risoluto e ha un governo che lavora e si dà le scadenze. L’Europa è unita e ha gli stessi problemi, troppi ministri, politici e deputati, troppi partiti e partitini, una legge elettorale sbagliata… ecco allora che il governo in aria è di soli 6 ministri, e pazienza se poi il ministero delle risorse nazionali copre sanità, pubblica istruzione etc. etc.. e poi per il prossimo parlamento ecco ridurre il numero dei parlamentari con  tanto di foto della Camera con meno sedie e più spazio per allargarele braccia… proprio dimezzati, da 386 a 199, certo resta un maggioritario con recupero proporzionale, un solo turno,  chè chi ora scrive le regole del gioco (Fidesz) difficilmente può fare alleanze a accorpamenti. E poi uno tra i primissimi provvedimenti del governo ,nel lontano 2010,: la doppia nazionalità e il diritto di voto ai “nuovi ungheresi” residenti all’estero, finora stranieri di nazionalità ungherese (insomma il circa milione e mezzo di ungheresi rimasti furoi dai confini dopo i trattati di pace della prima guerra mondiale), perché si crede come ci voleva insegnare Mirko Tremaglia gli ungheresi sono come gli italiani all’estero con il ritratto di Mussolini e del papa buono nell’armadio, salvo accorgersi (chissà) che nella circoscrizione estero vota gente che parla le lingue e nn solo il broccolino, legge la stampa straniera (ohibò chi l’avrebbe mai detto) e magari nn si lascia ammaliare da certo populismo italiota.

Ma il tocco di genio della nuova legge elettorale magiara è stato mettersi con una bella carta geografica sul tavolo: accorpa un seggio, accorcia uno, metti un po’ di provincia a quella città che così diventa un po’ più di destra e unisci quei due grandi quartieri della periferia di Pest che rosso su rosso fa chic e 1+1 fa 1(seggio), e poi di un arancione fanne due che le arancie piccole son le più sugose… e cambia anche qualche virgola sulle leggi per l’accorpamento che….

Eco allora accorpatate le rosse Csepel e Saroksàr, storici feudi della sinistra che ora diventeranno un’unica grande enclave, o l’inclusione in un unico collegio di Vàrpalota (sinistra) e della provincia del Balaton Superiore (fortemente di destra) o di Miskolc (vecchia città operaia, secondo tram d’ungheria) e delle zone periferiche mentre la fedele Debrecen rimane intatta.

E anche lo scorporo subisce modificazioni che ora vedrà recuperati non solo i voti del perdente ma anche quelli “in eccesso” del vincitore…

E ora nel 2014 abbiamo computer ed algoritmi, basta far girare tutto sulle elezioni precedenti. Con i nuovi colleggi il guadagno di Fidesz sul totale nazionale è di almeno due cifre..

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proiezioni voto 6 aprile. arancio= fidesz, rosso= Unione di sinistra, verde = Jobbik, blu= lago Balaton

Ed ecco che dopo sondaggi mensili in cui si dava al proporzionale Fidesz sul 50%, la sinistra al 30%, poi Jobbik e liberali in ordine sparso, ecco che col maggioritario spunta di nuovo come da anni vedo qui nelle giornate elettorali: un’ungheria tutta arancione Fidesz con solo qualche macchietta qua e là di rosso, un po’ di Budapest, Miskolc,  ecco qua, 14 seggi all’Unione e 92 seggi su 116 a fidesz e col proporzionale un 67,8% che è giusto giusto quanto serve per ssicurare una nuova maggioranza dei 2/3 ad Orban. Orbn Viktor.

Un esperto sull’arancia ungherese ci rassicura, la vittoria nn è scontata, solo che l’Unione deve vincere con tre gol di scarto (….) e i miracoli nn sempre sono possibili, il Milan a Madrid lo ha dimostrato..

i soliti sospetti

bohoc

Sono ormai 2-3anni che dicon per scadenze tecniche il fiorino scivola pericolosamente nei confronti delle monete forti nei giorni della merla, quando le temperature finalmente si abbassano, il cielo è grigio su e giù, cala la neve e l’inverno diventa inverno. E’ così che ieri tornato dopo un viaggio triste e improvviso in Italia la prima cosa che faccio è cambiare qualche euro e caccio un rotolo di banconote di euro legate con l’elastico perché l’ho visto fare nei film..  Dice portfolio.hu che è tutta colpa della Turchia, e che la Banca di Turchia era sottopressione, dunque ha repentinamente alzato i tassi e questo ha destabilizzato un po’ tutte le monete dell’area. Il fiorino debole, perché a tutti fa comodo una moneta debole, ha vacillato e ha perso qualche punticino. Toccando i 310 fiorini per un euro. l’Ungheria si scopre cugina della Turchia e certo Orban ed Erdogan han studiato insieme da giovani, si stimano e vanno a far merenda insieme, anche se nn so ancora se Orban è il padrino di battesimo di uno dei nipoti di Erdogan.

Mentre torno a casa per le fredde strade del quartiere mi sovviene per la mente il nome di G. G. è una delle persone a cui voglio più bene a Bp. E’ uno di quelli che quando mi incontra mi fa capire che è davvero contento di vedermi e poi è un bravo ragazzo ed è sempre pieno di donne e capita che qualcuna te la presenta pure. Ha studiato slavistica all’università, ceco e croato stato 2-3 anni n Turchia tra università ect. e ogni tanto posta in turco e compare in foto di giovani feste tra giovani turchi e giovani turche.  Gli voglio bene perché una volta non fece che lodarmi per aver usato il verbo giusto per dire pareggiare la barba. Un ungherese dice veritare la barba. Gli voglio bene perché  una volta una domenica di maggio con la mia ragazza  lo incontrammo al Fringe festival, quando il Millenaris Park era ancora un park e non un organo politico. Com’era lo spettacolo?, divertente, feci io, il protagonista era pagliaccioso. (e non “faceva il pagliaccio”). Sfido chiunque a conoscere la parola pagliaccio (bohoc) e  saper dire fare il pagliaccio (bohockodik). Nn fece una piega. Pagliaccioso, ah bene. Uh, interessante!.

Pagliaccio è una parola che conoscevo già bene, bohoc, per il pagliaccio italiano dell’infermiera teutonica Paolo Villaggio in Pappa e Ciccia, e per il pagliaccio con cui appellavano, almeno certi miei cari conoscenti, l’ex premier socialista Gyurcsàny Ferenc. Per gli amici Feri.

Allora ho finto di non scompormi più di tanto  quando, appena il bus 200E è uscito dall’aeroporto, non ho fatto  che vedere sotto il cielo grigio della settimana della merla sempre lo stesso cartellone, grande  e grandissimo,  un cartellone elettorale, che il 6 aprile, la data delle elezioni, si avvicina, ma un cartellone elettorale curioso assai, i tre leader della nuova unione di centro-sinistra (che qui per motivi climatici proprio nn si può chiamare Ulivo), che reggono sul petto un cartello con i loro nomi e dietro delle linee orizzontali, insomma tipo foto segnaletiche, tipo I soliti sospetti…. E una bella scritta su sfondo rosso “Hanno già dimostrato cosa sono capaci di fare (l’ungherese ha una sottile ironia). Non dargli altre possibilità”. E dietro di loro un pagliaccio, tipo il pagliaccio del Macdonald, maestria surrealista. E neanche una firma, nn dico Fidesz, il partito diciamo di destra, o che so io, no, solo galeotti e pagliacci, così è, un dato di fatto. Solo a sera tarda camminando per le fredde strade del distretto vedo l’ennesimo manifesto di pagliacci e galeotti e infondo a sinistra grigio scuro sullo sfondo nero un oscuro sito internet, movimento civile, illeggibile se nn a bambini e sardi. Orban è già in vantaggio, ma se vincerà regali un paio di Macdonald all’ideatore di questa campagna..geniale a dir poco…

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Come due uova..

Quando sei in difficoltà, chiama gli amici!. La strana amicizia tra Berlusconi e Orban.

berlusconi orban.padre.e.figlio

Un amico è una persona che conosce tutti i tuoi difetti e comunque ti è amico” (proverbio?)

E se vuoi un amico, prendi un cane”  (Gordon Gekko in Wall Street di Oliver Stone, 1987)

Martedì sera. Appena tornato dall’Italia con un po’ di pensieri ma sereno, perché la vita è adesso e con i primi peli bianchi che si insinuano nella mia barba e mi fan capire perché tra i 35 e i 50 anni in pochi se la lasciano crescere. All’incrocio delle metro c’è una famiglia di turisti italiani disperati che cercano di districarsi davanti alla mappa fin troppo particolareggiata dietro il vetro. Venite vi accompagno, faccio la stessa strada. Bene, si, io vivo qua. Sorrido. Perché mi piace. So anche dirvi qualcosa in ungherese, Si ride. Eccomi qua, un italiano in Ungheria, da soli 9 anni. Si, ho anche degli amici.

Esco dalla metro, son solo le 6 di pomeriggio, ma le strade sembrano fredde e buie, almeno a me. All’angolo con la Kiraly utca mi imbatto in Stanley, il mio amico inglese. tutti abbiam bisogno di amici, anche in Ungheria. (l’ungherese usa haver, una parola ebraica per dire sodale, compare, amicone). Stanley non ha la barba. Mi fa: “ma allora Berlusconi si candida in Ungheria?” sono appena arrivato e ancora nn ho avuto accesso ai media, così a casa, dopo aver rimesso in posizione verticale la levetta del gas mi vado a informare…

Nel lontano 2006, quando il premier socialista (liberista) Gyurcsany era in cattive acque  e ne parlavano con me qualcuno suggeriva..”Gyurcsany è come il vostro Berlusconi”, ricchissimi, liberisti e odiati da metà paese… Si sbagliavano, Berlusconi ha un grande amico, un vero haver in Ungheria, un primo ministro, ma il suo nome è Viktor, Orban Viktor… e ora che Orban è un po’ più famoso lo sanno tutti…

In Italia si è un po’ più parlato dell’altra candidatura bulgara di Silvio, e allora cerco con gli occhi curiosi sulla stampa ungherese, ma nn ci trovo molto, su tutti i siti solo qualche linea dall’MTI, l’Ansa ungherese, talmente neutra da fare invidia agli anglosassoni. Giusto Index.hu ci aggiunge una presunta dichiarazione di un ministro “la notizia non ci risulta ma è divertente”. Ma almeno ci si può divertire con i commenti agli articoli, che ormai il popolo è sovrano e la democrazia rappresentativa in crisi…

Le foto dei due insieme son fantastiche e leggo: son proprio uguali, belli pasciuti (cowboygirl, Blikk), e sono come due uova, e non solo per l’aspetto fisico.. (chicchierone, Blikk) forse solo 30 anni di differenza come padre e figlio (Sanpietro, Mandiner), ma, si sa, nelle foto un po’ ci si assomiglia, persino nell’altezza: Orban, il nano di Csut, (Taylor, Nèpszava), proprio come il nostro nano di Arcore, Silvio se li sceglie alla sua altezza.

Poi il calcio: io difendo il mio amico Silvio. A condizione che venga all’inaugurazione dello stadio (elementounità.Mandimer). Orban ha giocato fino a una bella età nella squadra locale di 1.a categoria, ogni tanto compare in tribuna a fianco di Platini in una finale europea e ora sta facendo costruire un megastadio nella sua città natale Felcsut (immaginate lo juventus stadium a Arcore), dove da un po’ ha sede il centro federale.

Ma è un po’ poco, e allora sotto finalmente con viva l’amicizia mafiosa italoungherese, o  i due stanno benissimo nella foto, gli manca solo il vestito a strisce.  Silvio è perfetto per il partito mafioso di Orban (Mandiner), Fidesz (il partito di Orban, n.d.r.)lo aspetta a braccia aperte: è bravo in tutto, sa rubare, mentire e andare a puttane,  è corretto e straricco. Fidesz in un anno gli prenderà tutti i soldi..” (Mandiner)

Ma questa è solo demagogia e facili illazioni, come è possibile paragonare un condannato per via definitiva a  Orban solo perché è suo amico, mica gli amici te li scegli tu…  E poi Orban è proprio sfortunato, una volta che ha vinto con più dei due terzi del parlamento, ha vinto all’ungherese, chi vince prende tutto, la politica qui è noi contro di voi, posti, favori e leggi son tutti per i suoi amici e leali alleati. Non fa una grinza, ma poi ti dicono che questa è mafia. Napolitano aveva capito tutto sull’Ungheria già 50 anni fa…

Tutto cominciò quando cadde il muro di Berlino e il pentapartito. Il piccolo Orban era un ragazzo (bassino) e intelligente e appassionato di politica o forse no, ma aveva capito che col comunismo agli sgoccioli ci sarebbe stato bisogno, oltre che di ingegneri, di laureati in legge in parlamento, preferibilmente sotto i 25 anni nn compromessi col regime, per ricostruire un paese. Era un ragazzo bravo e diligente (aggettivo molto amato qui in Ungheria) e sarebbe stato un’eccellenza se si fosse applicato anche in ogni campo della vita, migliorarsi sempre, non sentirsi arrivati, seguire e imparare da chi è meglio di noi e carpirne i segreti.

Ecco allora che il mio amico Carlo mentre passa l’aspirapolvere nel lontano 2005 sente alla TV magiara in italiano: Forza Ungheria, si gira e c’è Silvio che ripete lo slogan di Fidesz, allora come oggi,  “Hajrà Magyarorszàg!” Forza Ungheria, che suona un po’ strano qui, perché allo stadio si grida “Hajrà magyarok” (forza ungheresi, che volete, differenze culturali).. Uno slogan da stadio è essenziale. Ed ecco poi modellare un partito fortemente accentrato, 2-3 fedelissimi, un Confalonieri e uno stalliere (siciliano) magiari amici d’infanzia e niente più, che se provi a far crescere un rampollo, magari ti tradisce e fonda il nuovocentrodestra magiaro. E così resti al comando perché sei il migliore, anche se perdi e anche se perdi due volte di seguito, perché il partito sei tu.

Ed è un bel partito: moderno, flessiibile, nazionale, nazionalpopolare, le ideologie sono morte o basta attaccarle agli altri per attaccarli..  parlare contro i comunisti funziona sempre sotto la bandiera biancarossa e verde. Siamo di destra perché quelli sono i nostri valori, prima eravamo liberali e ora siamo di tutti: delle scuole cattoliche, di chi non simpatizza per rom, ebrei e altre minoranze di minorati e anche per i barboni che ci rovistano nella spazzatura e di tutti quelli che han finalmente capito che il male assoluto sono le banche, le multinazionali e l’Europa che ci fa ciao, ma anche di quelli di sinistra con i salari minimi più alti e le nazionalizzazioni di industria ed energia.

Dove però ha colto in pieno il genio di Silvio è nella semplicità. Certo i programmi e le risposte ci sono e son sempre al posto giusto, ma Orban, che sa parlare alla gente, deve aver sicuramente ammirato la grande rimonta di Berlusca in campagna elettorale fondata su una parolina di 3 lettere, IMU, e ora, a tre mesi dalle elezioni, se uno va su uno dei siti ministeriali si trova prima che tutto inizi un banner a tutta pagina che nn puoi non leggere e saltare, tipo i banner delle agenzie di scommesse sul sito del Nemzeti Sport (sport nazionale, la gazzetta dello sport magiara, http://www.nso.hu). I banner ministeriali hanno una bella freccia e la scritta “l’Ungheria lo fa meglio”  e sotto semplicemente la parola magica rezsicsokkentes la riduzione delle bollette, 20% in meno. Meno male che Viktor c’è.

Una piccola differenza c’è però, a ben guardare. Berlusconi è bravo a farsi votare, è uno che si diverte, ma nn è un politico. Orban invece si. Aveva da solo i 2/3 del parlamento ma ha lavorato tanto assai, rivoltando il paese come un calzino e prendendo decisioni rischiose. un nuovo Ataturk o magari tutte sbagliate, oltre che illiberali (ma qui liberale vuol dire comunista), ma ha fatto tanto e questo è un dato di fatto. anche Hitler, Martin Luther King e Arrigo Sacchi lavoravano molto. Anche Silvio lavora sempre, ma, nn per il paese..

fonti: Mandiner Nèpszava   Blikk

ripreso dalla rivista di esteri Q code: http://www.qcodemag.it/2013/12/17/berlusconi-orban/

 

Tema: il mio 15 Marzo.

 il giorno della festa nazionale, le grandi manifestazioni pubbliche, nell’anno in cui l’Ungheria è sotto i riflettori internazionali

Anche quest’anno è arrivato il 15 marzo. È bello perché è il primo giorno di primavera, anche i papà e le mamme non lavorano e si può fare una passeggiata tutti insieme per le strade, perché il 15 marzo le auto nn ci sono e la città è nostra.

E’ stato bello e mi sono divertito, ma all’inizio ho pianto un po’ perché non c’era nessuno per le strade quando siamo arrivati noi, eppure erano solo le 10.30 e le danze e i canti ai giardini del museo nazionale,  nn c’erano già più e nn potevamo vedere gli spettacoli e poi prendere un gelato , come negli anni scorsi che duravano fino alle 17, almeno c’era il sole.. allora con papà siamo andati in piazza del parlamento, lì c’era l’erba e c’era gente. C’era molta gente vestita con l’abito tradizionale ungherese, anche se nn erano ballerini o figuranti, anche i bambini erano vestiti cosi, ma nn sembravano felici. Il parlamento era infiocchettato con tre grandi drappi bianchi rossi e verdi ed era buffo. La gente era strana e mi sono divertito molto, c’era gente grande e grossa senza capelli con delle grosse moto, c’erano vecchietti seduti per terra con delle valigie di cuoio che vendevano qualcosa, c’era un gruppo di zingari che papà ha detto che tifavano per Orban ed era strano perché Orban nn ama gli zingari dice papà, c’erano anziani in divisa militare, anche se carnevale, farsang come si dice qui, era passato, c’era molta gente con una spilla strana sul bavero. Papà ha detto che erano polacchi, che quel signore basso e sempre accigliato che si fa chiamare primo ministro li ha invitati per far vedere che ha degli amici che lo vengono a trovare dall’estero. Sono polacchi e la maestra ci ha detto che sono nostri fratelli. Qualcuno aveva anche uno striscione solidarnosc 80 e papà mi ha detto di ricordarlo, pechè poi saremmo andati a vedere il nuovo solidarnosc ha detto, solidarnosc era una specie di partito e vuol dire solidarietà, ma questo lo capisco da solo, ho 7 anni ormai..

Poi siamo entrati nel nèpmuvèszeti muzeum, il museo etnogafico, che in italia c’è solo nei paesi piccoli e di montagna, mentre qui è di fronte al parlamento, papà dice che serve a capire chi sono gli ungheresi.. oggi è festa nazionale ed era gratuito, era buio e la mostra temporale intitolata le donne e i tappeti fatti a mano era noiosa. peccato, mi piacciono i musei, ma questo proprio no.

Poi ci siamo mossi, perché alle tre dovevamo essere con i nostri amici, dall’altra parte del centro, ma vicino alll’ufficio di papà abbiamo sentito il rumore di gente. Era la marcia della fratellanza polacca e ungherese. Molti avevano bandiere bianche e rosse, i baffi ed abiti eleganti, papà ha gridato alle signore che avevano lasciato le pellicce a casa. Qualcuno ha alzato il dito verso di noi, altri hanno aperto indice e medio che vuol dire vittoria, un altro ha steso il braccio destro in alto, papà ha detto che cosi facevano i fascisti. Quanti amici polacchi che ci abbiamo e quanto ci vogliono bene che vengono a festeggiare le nostre feste nazionali ho pensato. Sembravano tanti, ma io so che c’era il trucco perché le strade del centro sono strette eil serpentone era più lungo..

Siamo arrivati dai nostri amici, vicino al ponte elisabetta appena in tempo, erano le 3 meno dieci. Che bello vedere tutta quella gente che affollava il ponte, peccato solo che l’orario mica andava bene, avevamo un terribile sole negli occhi  e dovevamo girarci. Qui la gente era meno divertente, ma papà ha detto che noi nn ne avevamo bisogno di vestiti militari o di bandiere di paesi confinanti pseudoamici per far vedere che ci vogliono bene anche fuori dai nostri confini. Infatti si sentiva parlare anche in inglese, tesco, francese, italiano e uno che a parlato era un deputato francese ha detto papà. Poi è venuta mamma e sono rimasto con lei, la mamma ha detto al papà di stare attento e poi si è allontanato. A cena ho sentito questo discorso:

<<Hai presente lo striscione che vedevamo vicino allo Jègbufe? Per fortuna nn era molto chiaro, c’era EU, ma c’erano due NEM, no, accanto. Estrema destra, giubbotti neri, teste rasate, bandiere di arpad, sono venuto a provocare, come hanno fatto a permettere a un migliaio di neonazisti di venire a inveire a 2 metri 2 dalla manifestazione per la libertà di stampa? Hanno fatto pure un comizio, avevano anche loro un ospite straniero, quest’anno siamo tutti internazionali, polacchi, Cohn Brandt, anche l’estrema destra ha il suo bell’amico di fuori… E dire che quest’anno nn volevo andare a vedere Jobbik , che ormai sono sempre la stessa cosa, ma come a gennaio, jobbik sta alzando un po’ il tiro, si sente quasi legittimata… e poi i cori la cosa bella è stata che dalla folla è uscito spontaneamente il coro “Nàcik haza” Nazis go home, come si gridava ai russi, e loro rispondevano con sporchi ebrei e il braccio teso, c’era la polizia dietro le transenne a dividerci, meno male che ora sono ben addestrati, nn come 5 anni fa… a un certo punto c’è stato un “vivace scambio di battute” tra i due lati della barricata, un uomo in camicia gialla e blu contro un a testa pelata,

<!–Vergognatevi

<!–Vergognati tu

<!–Volete che torni Gyurcsàny?

<!–E tu che opinione hai sul recente aumento del prezzo della benzina?

<!–Io nn sono ebreo

<!–Ebreo? io mica sono Deutsch

<!–Io sono qui per difendere la famiglia

– -L-la famiglia? Io ho cresciuto 4 figli. Non pratico l’autoerotismo come te.

Foto: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3050163567846.136106.1075926659&type=1

 

libera nos a Malèv

Qualche giorno fa al Vittula, si viene a sedere accanto a me o quasi una ragazza, carina, capelli corti biondi, come nei film una ragazza giovane e carina sugli sgabelli al bancone del bar, ostendando sicumera ordina una birra grande e si accende una sigaretta.. Poi saluta il barista, cerca qualcuno,  ma ecco che si avvicina Sàndor, cl suo solito look, cappellino con visiera, giubbotto di pelle pesante, camicia e cravatta. (camicia e cravatta un po’ centroeuropea, la moda italiana è un’altra cosa). Parlottano affettuosi, poi lei esce dalla borsetta un pacchetto, un regalo, fiocco e carta dorata. “Ma fai seriamente?” Si “seriamente”. E’ che Sàndor domenica parte per gli Stati Uniti, per sempre o quasi, va a lavorare lì Nashville, Tennesee, Università del Tenneesee, esperto informatico di satelliti e lanci spaziali, e lui è un economista. E’ tutto contento. Non sa quando torna, sa solo che si troverà bene.

Rappresentante del Vittula: “Oggi è giovedì, parti domenica quindi domani e dopodomani vieni qui vero che ci salutiamo per bene… “

Sàndor “No, cari amici, credo di no, voglio sistemare le ultime cose e mettere in ordine la casa, e poi c’è il problema del volo da risolvere …”

già,perché il volo Budapest – Parigi , Parigi – USA fino a Parigi lo fa con la compagna di bandiera ungherese Malèv e qui il paese è piccolo e le voci corrono,  voci che la Malèv nn se la passa tanto bene e finirà travolta dai debiti..

Magari gli ho portato sfiga ma meno di dodici ore dopo leggo che la compagnia è fallita davvero, in circostanze simili a quelle del fallimento di una ditta di camion, è fallita alle 6 mattina che tutti gli aerei erano al sicuro nei capannoni a Budapest e nn potevano pignorarli, tutti tranne due, nn tutte le ciambelle riescono col buco, uno è rimasto in Irlanda e uno a Tel Aviv, anzi tutto è iniziato da lì, l’aeroporto di Tel Aviv ha messo i pugni sul tvolo e ha detto o ci paghi o…

Dunque la Malèv non c’è più, Sàndor ci fa sapere su Facebook che ha piu o meno risolto, anche se ci metterà 18 ore in più. Il mio amico Arpad invece è un po’ abbacchiato perché non gliene va bene una, si sposa e in viaggio di nozze anziché in USA, Maldive o Australia ha scelto una romantica crociera sul Baltico, partenza da Copenhagen. Prima ha provato a tenere la sposina all’oscuro di quello che è successo nel mondo della Concordia. e ora gli è saltato il volo per Copenhagen. A che serve una compagnia di bandiera se nn a spostarsi facilmente…. Per l’ora l’idea migliore è andare a Vienna in treno..

Niente drammi nazionali, il primo uomo d’Ungheria che affettuosamente chiameremo Viktor ci tiene a precisare che entro poco nascerà una Malèvbis finalmente libera dai debiti, ed ha avuto una bella pensata, sei pieno di debiti fai fallire la società e ne crei subito un’altra, ma come gli vengono, dovrebbe fare così anche la Grecia, fallire, cambiare nome, riproporsi sul mercato.. Soldi, soldi puzzolenti dice un detto ungherese, ma ch è il ladro? il colpevole sono i russi di Abramovich, che aveva preso partecipazioni nella società nel 2007-2009, ma poi non hs…, anzi no, i cinesi, con cui erano in trattativa, anzi no, buttiamola in politica, il colpevole è l’ex primo ministro che due anni fa per salvare la Màlèv ha fatto carte false e ora l’UE ha scoperto il bluff.

Morale n.1: La colpa è sempre di ebrei, ex comunisti ed UE, non necessariamente nell’ordine.

Morale n.2: il peggior nemico di un ungherese è un ungherese, noto modo di dire di queste parti)

Ma intanto il paese si deve muovere, gentilmente low cost e compagnie di bandiera si offrono di presentare ai poveri passeggeri rimasti a terra prezzi vantaggiosi e per il futuro spostano a Budapest qualche loro aereo, si accollano loro, poverine le nuove rotte, assumeranno gli ex piloti della Màlèv, Ryanair ha già occupato 55 nuove rotte e ha fatto il7 Febbraio un open day per nuovi assunti in tante posizioni, l’aeroporto si deve muovere, la gente deve spsotarsi, qualcuno i sacrifici li deve fare (spero si colga l’ironia).

Il re è morto, viva il re, limitiamoci a guardare su Facebook i vecchi promo della Malèv, il famoso gingle rock progressive di Presszer Gàbor, nn c’è assolutamente niente di cui preoccuparsi allora, tutto va per il meglio.

Quella sera stessa di venerdì scorso su tweetter, a una certa ora della notte tutti quelli che si vogliono far ascoltare come Malèv si mettono a cinguettare la stessa cosa, la stessa immagine, una cartina dell’europa con delle traiettorie tipo missili nuclueari in War Games, e le sagome gialle di 6 aerei.. i Boeing Malèv richiamati a Shannon, come caparra, ed è un’immagine molto triste in verità..

Come è andata a finire? Sàndor Intanto Sàndor è arrivato in USA, già ha mandato delle foto anonime di grandi incroci tra stradoni e palazzoni con pali del telefono accanto con il commento USA is cool (sincero) e dice che in fondo la Malèv nn serve all’Ungheria, se nn ce la si puo’ permettere.. Alessandro  Alessandro invece spera di rivedere la ragazza carina dai capelli corti, sperando che abbia un regalo anche per lui.

 

Pace (in) marcia

Ancora una settimana fa sentivo in giro tanta incertezza, sfiducia in Orban che li aveva trascinati, in fondo, in una crisi finanziaria perchè vuole farsi re e comandare, la gente incominciava a guardarsi dentro il portafoglio alla ricerca di quel numero di telefono scritto su un pezzo di carta da chiamare nei tempi duri.

Ma siamo in Ungheria e una settimana dopo tutto è già risolto e cambiato per il meglio, la gente ha qualcosa in cui credere, è incazzata, ha voglia di rimboccarsi le maniche. Si. E’ questo quello che ho sentito in questo vibrante paese che mi ospita, e questa grande energia e fiducia nel futuro non gliela poteva dare altri che il primo ministro e leader carismatico Orban Viktor, toccando gli ungheresi nell’unico nervo scoperto che li fa sussultare; l’Ungheria.

Viktor qui in patria ha trasformato la crisi del debito, le remore sulla nuova costituzione, la chiusura delle radio dell’opposizione e l’indebolimento dei poteri dello stato che nn siano lui  in una sorta di volontà di asservire l’Ungheria da parte dell’UE, ormai  l’Unione Sovietica è stata sostituita dall’Unione Europea, il  patto di Varsavia dal patto di Stabilità tra le Banche centrali. l’UE vuole appropriarsi delle banche e dei soldi degli ungheresi, ha distrutto l’economia ungherese, il paese nn produce niente e deve importare tutto dalla germanslovacpolonaustritalia, pagandolo per di piú in euro. E l’Unione Europea vuole anche dire che leggi devono avere gli ungheresi e scrivere la loro Costituzione. l’ungherese che si sente ripetere che il suo paese è stato negli ultimi 500 anni lasciato solo nel momento del bisogno 1.quando sono arrivati i turchi, 2. quando sono stati sostituiti dagli Asburgo, 3. dopo la prima guerra mondiale sono stati il paese piú penalizzato, 4. durante la seconda guerra le sofferenze di Budapest sono state seconde solo a Varsavia (anche qui lo sfigato arriva secondo), 5. poi nel 56 le potenze occidentali si disinteressarono, meglio occuparsi di Suez.., bene, l’ungherese fa due piu due e dice che la storia si ripete..

Bene, ora è il turno dell’UE e ora “la guerra è incominciata” mi diceva cosi una collega citando Viktor. Al che io un po’ strabuzzavo gli occhi perchè oggi c’era invece la marcia della pace organizzata dai sostenitori al governo.. nome un po’ infelice forse, ma sicuramente ambizioso, una manifestazione da piazza degli Eroi al Parlamento, lungo tutta l’Andràssy (mi sa che sono 4 Km) e poi un altro Km e mezzo fino al Parlamento, roba che neanche il turista tedesco coi calzini bianchi e gli shorts progetta con facilità..

Invece oggi ho scoperto cos vuol dire, marcia della pace a Budapest (si, nn ripetevano la Perugia-Assisi, tutta colorata, ed è un peccato, io ci speravo). ecco qua:

arrivo vicino a Hősök tere (piazza degli eroi) facendo a ritroso l’Andrassy, c’è gente, tanta gente e tante bandiere come da noi quando gioca l’Italia. Marcia della pace vuol dire essenzialmente che nn si grida, nn si fischia, non si fa baccano. Ammessi solo l’inno nazionale, un altro paio di canzoni tristi e patriottiche (tipo il szozat), canti di chiesa, inno szekely. Avrò sentito giusto un coro Viktor Viktor e un vecchietto che ha inveito contro gli sporchi liberali subito zittito in malo modo dalla gente.

Quando è caduto (o almeno si è seduto a rifiatare) Berlusconi mi colpì molto la claque che si era portato dietro il giorno dell’incarico a Monti e dell’ultimo discorso a reti unificate una claque degna di quelli che Gheddafi buonanima si portava dietro nelle piazze verdi di Libia. Una manifestazione a favore del governo, nn si fa in nessun paese democratico, vediamo allora che paese è quello che mi ospita.. anche qui Viktor è stato bravo, nessun eccesso anzi, anche qui una bella manifestazione contro, per dire all’Europa che paese è l’Ungheria, all’ungherese.

Un po’ di cartelli: “saremo schiavi o liberi?”  “EU, USA, noi stiamo bene fatevi gli affari vostri” “il magiaro sarà nuovamente bello” “nn saremo una colonia” “Orban il nostro uomo” ‘ il mondo ha bisogno di Cristo’ ‘ i nostri valori (con i disegni del crocefisso  della Santa Corona’ ‘ Brussel, IMF basta col saccheggio. l’Ungheria vuole vivere’ ‘basta bugie e diffamazioni, orban victor e gli ungheresi sono democratici’ ‘ giustizia per l’Ungheria’ (disegno della grande Ungheria) ‘ il mondo è in debito con l’Ungheria’ (disegno della grande Ungheria) ‘Crediamo nell’Ungheria’ ‘Rispetta la nostra democrzia’ “Colonizzati 1956 URSS 2012 Occidente’ ‘EU nn applicare un doppio standard’ ‘ Ungheresi di Vancouver’, il piu divertente: -1956 Tanks 2012 Banks-

potrei continuare, qualcuno divertente, qualcuno burocratico questa forse è la pace (‘EU nn applicare un doppio standard’?? chi andrebbe mai in giro con un cartello del genere???)

insomma il corteo parte puntuale come un corteo ungherese alle 16 e io me ne sto ad aspettate all’inizio dell’Andrássy che sfili tutto il corteo e il tempo invece nn passa mai. meno male che nn fa freddo, ( è un inverno insolitamente mite a Budapest, l’albero davanti alla mia finestra è pieno di foglie in estate e ha 3 rami scarni in Inverno, ma quest’anno ha incredibilmente una specie di edera rampicante con ancore 3 foglie verdi che resistono……)

Insomma alle 16.45 decido di andare a vedere che succede e mi accorgo che ci vuole ancora un po’,  saranno stati qualche centinaia di migliaia, ma non li ho contati tutti, insomma tanti

poi risalgo il corteo, per vederli tutti in faccia, l’ncredibile eterogenietà di gente che si incontra in queste occasioni, da quello in mimetica e bandiera a strisce di Arpad (simbolo di estrema destra) alla vecchina col bastone portata a braccio,

Mi colpisce un gruppo di ragazzi, tipo una classe scolastica avranno 14-15anni, nn ce l’ho fatta  a dire “ma tu che ci fai qui??” e poi a un certo punto vedo una bandiera strana e familiare, una ruota rossa su sfondo verde e blu, faccio mente locale.. curdi? tibetani? no, ci sono, la bandiera dei Rom. Bambini e Rom, gli ultimi che mi aspettavo di trovare, ma sappiamo come vanno queste cose e come ci si deve da fare.

Comunque è una sensazione strana, angosciante, quando viene il buio si accendono candele fiaccole e lumini,  si attraversa la città chiacchierando, ma senza cori o …

alla fine taglio un po’ per le strade scure di Pest e arrivo a Kossuth tèr, la piazza del parlamento, punto di arrivo. se alle altre manifestazioni dlel’opposizione c’erano transenne in tutti i giardini del parlamento qui invece la folla progovernativa si può accalcare anche lì, calpesta i fiori, si arrampica sul piedistallo in granito rosso di Kossuth. Si aspetta qualcosa che nn succede, (per fortuna), un palco superimprovvisato, pare abbia parlato quel bravuomo di Bayer Zsolt (uno degli organizzatori, diciamo che gli ebrei non gli stanno simpatici) poi mentre ancora tanta gente deve arrivare,arriva il segnale “Disperdetevi”. Bene.

Mentre vo via vedo una bandiera gialla e azzurra con una stella e una mezza luna. Vuoi vedere che ci son davvero i musulmani e sostengono Orban perchè ce l’hanno con l’UE? invece no, è la bandiera dei Szekelyi (di nazionalità ungherese che vivono in ua regione della Romania). il tipo che regge la bandiera, bassino, robusto, biondo, più simpatico e affabile della media (come molti dei transilvani) mi spiega i simboli della terra dei Szekely, il sole e la luna, i Szekely mantengono ancora il culto degli astri. quando sa che sono italiano, mi dice che ama l’italia e che l’anno scorso è stato con la moglie che gli è al fianco e la figlia che è avvinghiata alla gamba della mamma, in toscana, pisa, lucca e tutta la val di chiana. Vorrei chiedergli perchè è qui, ma desisto. E in cuor mio spero che la figlia nn avrà bisogno del passaporto per andare a Firenze quando sarà grande..