Buon Natale a tutti!

il buon Natale arriva a budapest quest’anno una domenica di ottobre incredibilmente calda per queste latitudini che sembra primavera, in giro con camicia e giacchettino hai quasi caldo, noi che si era abituati ad avere il riscaldamento acceso già da un po’ , ma questa domenica ce la ricorderemo, da oggi Budapest ha un nuovo sindaco e si chiama Karacsony (Natale) ed è la prima volta da 10 anni in cui la gioiosa macchina da guerra di Orban si inceppa e il paese nelle superelezioni anmministrative di oggi non vota avalanga per lui e per i suoi candidati. L’ungheria nn si tinge di arancione Fidesz (colore ormai dimenticato delle rivolte anti comuniste di una 20inq di anni fa in Romania, Georgia etc) ma di un inedito ed elegante bluscuro delle opposizioni unite, quasi la sovrapposizione reale del rosso acceso dei socialisti, del blu chiaro dell’ex premier Gyurcsany, dei viola di momentum, giovani liberali rampanti, del bianco dell’exdestra ora centro Jobbik e del verde di Parbeszed, il partito del giovane faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergely, sindaco uscente del XIV distretto, sconfitto sonoramente alle elezioni politiche dell’anno scorso e ripresentato quasi per mancanza di nuove vere idee…

Vittoria talmente insperata che manco si sa dove andare ad attendere i risultati e a festeggiare, Fidesz ripropone la classica Balena, il centro polifunzionale moderno sul danubio, bellissimo, a forma di balena che inghiotte geppetto, ma annunciano già che il discorso di Orban avverrà all’interno stavolta, senza il solito bagno di folla…

Le opposizioni invece sono, senza avvisare sui social e senza dirlo a nessuno, nel 400, uno dei grandi pub del VII distretto, il quartiere ebraico e quello della movida, che fa tanto partito giovane e nn impegna molto.. il posto è blindato e mi rifugio quasi accanto in uno dei ruinpub dove ha la sede eletorale si fa per dire il partito satirico del cane a due code, che stavolta ha fatto campagna piu dimessa e nn ha pesentato candidati indipendenti per nn toglier voti.. C’è un gran casino, giovani, ma nn molti, gente equivoca con maglioni trasandati e cani a due code stampate, il leader del movimento che sembra un ragazzaccio come gli altri, mi siedo su un biliardo rovinato e vedo il maxischermo sintonizzato sul’M1, il cnalae all news della tv di stato di orban

Sin dai primi risultati (dopo il solito inceppamento del server del viminale magiaro alle 20.39, era successo lo stesso l’anno socrso) si prospetta una chiara vittoria a Budapest di Karacsony e tanti bei successi nel resto del paese, Tarlos, il sindaco uscente 71enne e vecchio amministratore, uno forse dei pochi ancora con un po’ di autonomia dentro Fidesz, compie la telefonata di rito per congratularsi con l’avversario. Anche Orban da abile politico nn la tira per le lunghe, ammette la sconfitta a Budapest e invoca la collaborazione col nuovo sindaco .

L’ungheria si è allora rivoltata contro Orban e il trono del despota vacilla? freniamo gli entusiasmi, o amici, Orban gestisce ancora tantissimi soldi da poter spendere peri suoi e per le “sue” campagne elettorali ed ha il 90% delle TV e dei media dala sua (commovente ieri il camioncino rosso di ATV, tv indipendente pe rle viuzze del VII distretto col suo ripetitore). Budapest è una grande città, europea, mondiale, come tutte le grandi città è multiculturale, liberal per definizione, cosmopolita, volge le spalle ai populisti che invece parlano alla pancia del paese, così come a Varsavia, Praga, per restare nella regione, alla Londra di KAhn, o al paragone fatto da molti con la Istanbul moderata anche sotto Erdogan, già che la Turchia fa parlar di se sti giorni. Budapest già l’anno scorso alle politiche, aveva eletto solo 6 deputati di Fidesz su 18 colleggi, Budapestr non è l’Ungheria e non lo è mai stata.

Le opposizoni si sono presentate stavolta tutte unite, senza perdere per piccole percentuali di piccole glorie locali, DK, dell’ex premier ha riacquistato forza elettorle e una nuova voce con Dobrev Klara, la moglie dell’expremier, e i giovani di Momentum sembrano la nuova grande forza emergente che può scalare i consensi.

E poi c’è stato il grande scandalo sessuale dei giorni scorsi, questo si pare abbia davvero fatto la differenza trasformando la riconferma annunciata del bravo amministratore Tarlos nei primi scricchiolii del sistema Fidesz. Il sindaco di Gyor, la città dell’Audi nonchè a capo del potente comitato olimpico ungherese, è diventato protagonista di un blog anonimo di tale avvocato del diavolo che racconta le sue orge (nn c’è parola diversa per dirlo) il giorno di pentecoste su un panfilo in Croazia, con mignotte arrivate in elicottero da Budapest, fiumi di alcool, droghe. Corredato anche di video porno (non c’è parola diversa per dirlo). A pochi giorni dal voto ha stravolto tutto, come il video dell’Ibizagate che ha fatto disintegrare il governo tra centro ed estrema destra in Austria.

 

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Per commentare le elezioni di ieri 8 aprile 2018 in cui Orbán si è riconfermato leader maximo parto da lontano, da novembre 2017.

A novembre appena entrato al caffè da Carlo (per me resta sempre il caffè da Carlo), subito mi han fatto “chi lo vince lo scudetto?” subito ho risposto: la Juve, che domande… è la società più forte, ha un organigramma solido, un cannoniere, ha Dybala, il portiere migliore d’europa, viene da 7 scudetti di fila.. certo ha un gioco utilitaristico e il Napoli può fare un calcio meraviglioso ma…

spero che questo riesca forse a spiegare sull’italiano medio nn prevenuto il clima che c’era ieri a Budapest in piazza sotto la Balena, sede del comitato elettorale di Orbán con vtutti i suoi fedeli in festa, ma anche in TV, tutte le TV, per le strade e sui tram gialli di Budapest.. le false speranze nell’animo di chi non vince dai tempi di Maradona e Bruscolotti e le certezze granitiche di chi ha preso grande confidenza con la vittoria. E per stimolarsi deve puntare all’europa o ai 100 punti (raggiunti dalla juve di Conte n.d.a.).

I cento punti nella politica ungherese sono una frazione, i 2/3 (dei seggi in parlamento), quelli che ti danno la maggioranza qualificata e la possibilità di cambiare la Costituzione a tuo piacimento (Orbán l’ha rifatta daccapo nel 2012 e da allora l’ha emendata 6 volte, a maggio arriva la 7a). i seggi in parlamento sono 199 (con l’ultima Costituzione) e quindi il primo numero buono per superare i 2/3 è 133. 133 deputati, 133 mandati elettorali (come si dice qua).

Orbene sono tre legislature che Fidesz, la federazione dei giovani democratici, il partito di Orbán, raggiunge questa mitica quota e come la Juve la soddisfazione è sempre la stessa e la si leggeva negli occhi di Orban ieri in una delle prime interviste ad echotv, davanti al suo amato e sussiegoso Bayer Zsolt (il giornalista amico di mille avventure)

Se un numero vi sembra troppo freddo (133) allora meglio una immagine, l’Ungheria divisa per collegi tutta colorata tutta di arancione (il colore di Fidesz). è la mappa che vedo a tutte le elzioni in piazza e in TV dal lontano 2006, dalle elezioni amministrative 2006 ho sempre visto questa, Fidesz che vince circa il 90% dei collegi, da allora, e se li perde li perde a Budapest, la capitale, la città dei peccatori come diceva Horthy (l’uomo forte del ventennio magiaro), che sulla mappa appare solo come un puntino.

Al limite ci sono delle macchioline. Gli unici collegi scampati allo schiacciasassi Fidesz sono Szeged, città universitaria, rimasta feudo socialista, Pècs, città universitaria, indipendente, Dunaujvaros, nero o marrone, della destra di Jobbik. tre seggi su 88 vinti da chi nn è Fidesz fuori Budapest.

Come col Napoli di Sarri qualcuno si era illuso, specie dopo la vittoria antiFidesz alle comunali di Hódmezővasárhely, feudo di Lazar János (che ieri dopo aver vinto all’uninominale quasi nn ci credeva), le chiamate accorate al voto utile, l’idea che l’opinione pubblica fosse esausta di una campagna d’odio. Invece no, la verità è che tutti i commentatori si fermano a Budapest dove Fidesz ha vinto solo in 6 collegi su 18 o al massimo nelle città universitarie di Pècs e Szeged e nessuno conosce l’Ungheria profonda, e ci va a parlare. E sarà anche un problema di partiti, radicamento nel territorio, in Italia si direbbe cosi…

Ora metto le immagini del voto in Ungheria da 12 anni a questa parte una dopo l’altra un po’ in disordine e ci vediamo qualchescroll più in basso

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Ora mi pongo una domanda e rispondo prolisso:

Vittoria schiacciante di Orban col 49% e 20% a jobbik, che paese è l’Ungheria? (in altre parole l’Ungheria è un paese fascista nell’animo?)

L’Ungheria è un paese (fascista) come ogni altro, come l’Italia in cui si afferma la Lega di Salvini con le sue parole di odio e demonizzazione dei migranti, come la Francia, la Svezia dei partiti antiUe, come gli Stati Uniti di Trump grande leader dal linguaggio politico quando serve triviale, come la Gran Bretagna della Brexit. Certo l’Ungheria è l’Ungheria e tutto può e deve essere interpretato con la sua propria cultura e storia politica ma è una nazione del gran mondo, vive trend globali, epocali, come la differenza abissale città e campagna, come in una fiaba, le grandi città Parigi, New York, Londra restano liberal e democratiche, le grandi campagne si fanno ammaliare da questa retorica populista, e poi il lavoro che c’è sempre di meno e in condizioni sempre peggiori, i grandi distretti industriali rossi del 900 (in Ungheria le regioni del nord, Miskolc, Salgotarjan, feudi socialisti) come Detroit o la rust belt, ora fortemente spostati a destra, e ovviamente come la Russia di Putin e la Turchia di erdogan, con la “nazionalizzazione” dell’economia, la nuova ricca borghesia che deve tutto ai legami con lo stato etc..

Pensiamo ancora all’italia di pochi anni fa in fondo, quella del periodo più florido di Berlusconi, quello di un leader forte e comunicatore a capo di un partito granitico contro una sinistra supponente, frantumata, piena di invidie al suo interno divisa in 5-6 partitini, spesso rivali fra loro. Per dirne una ieri parliamo del secondo partito di sinsitra, DK, coalizione democratica dell’ex premier Gyurcsany, che ieri era felicissimo per aver ottenuto con solo il 5,6% dei voti di lista ben 9 deputati, mentre l’LMP (un’altra Ungheria è possibile) ne ha presi solo 8 col 7% di consensi. è un problema anche perchè nel frattempo Orban ha cambiato la legge elettorale e l’opposizione non ha ancora capito come funziona. L’Ungheria che storicamente aveva un sistema misto con doppio turno al maggioritario, ora ha un sistema misto con maggioritario a turno unico. Ci si deve presentare uniti, un’unica coalizione, un ulivo magiaro insomma, che magari si spacca alla prima guerra per colpa del Bertinotti di turno, ma che può vincere le elezioni. Presentandosi divisi è complicato poi organizzarsi e invitare gli elettori al voto utile sul candidato favorito. Magyar narancs (l’arancia ungherese, uno de pochi giornali kiberi rimasti, vedremo i prossimi anni) pubblica giusto uno studio fatto sul retro di una busta che mostra chiaramente come in 5 collegi di Budapest i partiti di opposzizione avrebbero vinto facilmente se fossero riusciti a  gestire meglio questa strategia. Fantastico poi il caso di Szél Bernadett  (leader dell’LMP) nel collegio Pest megye 2, che ha perso di 300 voti, avrebbe vinto con i voti del partito (satirico, antisistema) del cane a due code (MKKP) che ha preso 1250 voti o con quelli del perfetto sconosciuto Partito Democratico col referendum che  ne ha avuti 500 .

post ripreso dai cari amici di Q code magazine

Dov’è la libertà?

 La piazza per il Nèpszabadsàg, il giornale della sinistra ungherese, chiuso inaspettatamente due settimane fa, per difendere la libertà di informazione.

Ripreso dagli amici di Q Code Magazine qui

In piazza Vorosmarty, il cuore della Budapest dei turisti c’è un vecchietto alto, con la barba bianca lunga lespalle un po’ curve e l’impermiabile beige che vende giornali. Un giornale autoprodotto, donazione libera. È il giornale dei barboni, “il senza tetto” quello che ti vendono i barboni ufficiali (quelli col badge al collo) alla fermata del tram. Questa però è un’edizione speciale e anch’io ne prendo una copia, la mia donazione è di 300 fiorini (un italico euro) come a casa nostra un vero giornale, perché questa è un’edizione speciale, un numero del giornale fatto dalla redazione del più storico giornale ‘Ungheria, il Nèpszabadsàg, ovvero la Libertà del Popolo, il giornale della sinistra ungherese, il giornale che fu del partito socialista operaio e poi del partito socialista, e infine di un magnate austriaco, che tutto a un tratto e con mezzi subdoli lo ha chiuso. È successo due settimane fa.

C’è una piccola folla in questa parte della piazza, è un sabato pomeriggio di sole e c’è il converto artisti per il Nèpszabadsàg. All’ungherese: commosso e contenuto, cantautori e musica folk. La redazione in eleganti soprabiti di stagione con l’aria comunque rilassata. La più giovane del gruppo dei giornalisti è salita sul palco all’inizio, carina caschetto nero e pelle chiara “ci chiamano comunisti ma io sono nata nel 1984, voglio solo fare giornalismo, il rammarico sono le storie, gli articoli che avrei voluto scrivere in questi giorni e che non ho potuto scrivere. Volevo scrivere di Bob Dylan. Ci hanno chiuso il giornale e, ancor peggio, hanno messo off line tutto l’archivio storico del sito, (dove tutti i pezzi degli ultimi 10-20 anni erano consultabili liberamente). Vogliono cancellarci dalla memoria collettiva.

Chi ha tenuto l’ultimo discorso ha invece detto: “sono un giornalista, la chiusura forzata del più grande giornale del paese è una notizia, ma da allora i media “nazionali” nn ci hanno minimamente cercati, non fanno che ripetere solo la posizione del governo. Noi ci aspettiamo ora la seconda parte della storia, con Meszaros Lorincz (imprenditore compaesano e grande amico del primo ministro Orban Viktor) che arriva e compra tutto.”

Ha chiuso con un appello alla gente: “Continuate a seguirci, nn lasciateci soli, il governo ha in fondo paura di voi, finché avremo lettori ci sarà il Nèpszabadsàg

Andiamo a casa, sotto il palco prosegue la vendita di “Hanno liquidato il Nèpszabadsàg” l’instantbook scritto dalla redazione. Il giornalismo prosegue in tante forme. Ne mostra due copie, in mano, in piedi sulla fontana una signora bionda con i capelli lisci e la montatura dorata, da lontano sembra quasi emma bonino” Una manifestazione organizzata in fretta, non certo “con tutti i soldi che il governo ha speso per il grande palco a Kossuth tèr, per le grandi celebrazioni di domani, (sessantennale della rivoluzione di Ungheria del ’56), soldi che dopo due ore andranno già in fumo, se li avessero spesi per la pluralità d’informazione invece...”

C’era poca gente in fondo, circa 500 persone, ma una spiccava su tutti, riconoscibilissimo con il folto barbone nero e il cappellino blu calato sugli occhi Rohrig Geza, lo scrittore ungherese trapiantato a New York, grandissimo interprete de “il figlio di Saul” il film sull’olocausto dell’esordiente Nemes Laszlo, che ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero 2016. Un piccola capannello si forma attorno a lui per farsi autografare il libro. Tra la folla si aggira anche un ragazzone con aquila tedesca sul giubbottone nero, e simboli nazisti sulle spillette. È solo. Ma satà a 2-3 metri da Rohrig. La libertà di cui si è parlato oggi è anche questa.

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Rohrig Geza

Domani è un altro giorno. Domani è festa nazionale, si festeggia il ’56, il grido di libertà di un popolo, e oggi dal palco a un certo qualcuno ha detto: “in un paese che chiude i giornali, e in cui tutti i media sono quasi totalmente asserviti al potere, in questo paese il vero giornalista oggi è diventato lui il combattente per la libertà.

Libera scuola in libero stato

La protesta degli insegnanti ungheresi davanti al parlamento, contro la scuola d Orbàn.
Pubblicato su Q code Magazine http://www.qcodemag.it/2016/02/16/ungheria-libera-scuola-in-libero-stato/

 

Il silenzio osservato alla fine della manifestazione dalla folla.

L’uomo davanti al microfono ha una sciarpetta chiara, un po’ di stempiatura gli occhi azzurri e un sorriso furbo alla Bill Murray: “Quando andavo a scuola una mia compagna di classe ingoiò il gesso per saltare un giorno di scuola; oggi i professori di mio figlio stanno bene attenti perché non ci sono soldi per il gesso e se un bambino lo ingoia salta la lezione di fisica” la piazza sorride. Nella piazza del parlamento di Budapest ci sono 60.000 insegnanti in un umido sabato mattina . Piove da 12 ore, molti hanno un ombrello colorato, il prato davanti alle grandi e tristi statue di Kossuth e il governo del ’48, tutte col capo chino, sta diventando fango, ma la gente non si muove.

É la manifestazione di protesta contro la riforma della scuola voluta dal governo Orban, e la gente non si muove fino ai 5 interminabili minuti di silenzio finali, voluti per dimostrare che non sono scesi in piazza per giocare o creare disordini, come ipotizzato dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Lazar Janos, ma perché hanno dei problemi seri. E i problemi non sono solo la mancanza di soldi (l’Ungheria è l’ultimo paese dell’OCSE per la spesa nella scuola pubblica), o gli stipendi ridicoli “un bibliotecario prende meno di 300 euro” dirà un sindacalista dal palco; sotto accusa è l’intera riforma della scuola voluta da Orban, imperniata su una forte centralizzazione, in un paese che aveva visto dagli anni 90 invece una progressiva autonomia scolastica: basti dire che ora gli insegnanti non possono scegliere il libro di testo, lo sceglie (impone) il governo per loro.

Prima era salito un ragazzo sul palco, lui invece senza sciarpa, né colletto di una camicia, beata gioventù, “Siamo stanchi di avere insegnanti stanchi, demotivati, a cui avete tolto il piacere di insegnare. Non è questa la scuola che vogliamo

La piazza annuisce, molti si riconoscono in queste parole. Si guardano, molti sono giovani e motivati lo erano davvero, molti loro hanno un secondo o un terzo lavoro, magari in nero, e più remunerativo, ma quando si presentano si presentano come insegnanti, quello che sarebbe il ruolo che avevano scelto per sé nella società. È per questo che c’è gente in piazza anche con questa pioggia, 60.000 persone dirà il capo del PDSZ, sindacato della scuola. Soprattutto società civile, come al solito abolite le bandiere di partito, il mito della società civile sopravvive in ogni buon ungherese, ed è questo il vero problema, che la manifestazione è contro la politica del governo e non ci si deve vergognare se compare la parola politica.

All’inizio avean preso la parola i professori della scuola superiore di Miskolc (ex grande città industriale a nord di Budapest) che hanno dato il via alla protesta, con una lettera aperta al governo, senza risposta, che è stata poi firmata da moltissime scuole in tutto il paese. E oggi alla protesta si sono poi uniti molti altri sindacati degli statali dai ferrovieri ai minatori ai sindacati di polizia. E poi c’è Sandor Maria, colei che ha formato le ”sorelle in nero”, un’infermiera che lotta come una leonessa per un po’ di giustizia sociale ed economica nella bistrattata sanità ungherese. Ed è lei che ha chiesto i 5 minuti di silenzio, per rispondere alla provocazione di Lazar.

Orban invece ha affermato: “C’è qualcuno dietro questa protesta, qualcuno di forte e potente che vi sostiene”. (Orban aveva già visto l’ombra di Soros, noto finanziere ungherese naturalizzato americano, dietro la crisi dei migranti). Gli risponde uno degli organizzatori: “Dietro di me chi c’è?? C’è la lavagna signor primo ministro, c’è la lavagna. E ci sono gli studenti. E i genitori. E i miei colleghi, tanti colleghi.”. E quelli sono anche qui tutti attorno a lui..

In cammino verso occidente

In viaggio a piedi da Budapest  a Vienna con 1000 persone venute da molto lontano

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Sono le 17 e sono in cammino, da sei ore, nel mezzo dell’autostrada M1, Ungheria, sarà il secondo paese che superiamo dopo Budapest, è una zona industriale, bei capannoni, Tesco e Aldi, come sfondo le verdi colline che circondano Budapest.. Sono con un migliaio di persone, che vengono da molto lontano e andiamo verso occidente..

Sono migranti, arrivati giusto oggi alla stazione Keleti; quelli di ieri dopo tanti giorni di vana attesa e incertezza, completamente dimenticati dalle autorità ungheresi, costretti a vivere in 4000 nel sottopassaggio della stazione per giorni e giorni, alla fine si son messi in marcia a piedi e alla fine la Merkel, Orban e Faymann han deciso di aprire loro il confine. E nella notte decine di bus li hanno raccolti per strada e portati alle porte dell’Austria.

E allora anche i nuovi arrivati si mettono in marcia, la stazione è stata aperta da un paio di giorni, dal tabellone luminoso è scomparso l’annuncio “i treni internazionali sono soppressi”, ma non si sa mai, tre giorni fa il primo treno per occidente li ha portati non al confine ma a Bicske, appena 30 Km oltre, in un (famigerato) centro di raccolta. . e allora meglio farsela a piedi, un altro bus passerà prima o poi

Li ho seguiti, e ora quando parlo con quei pochi che parlano inglese, spesso giovanissimi, la prima domando che mi fanno è “E tu che diavolo ci fai qui, anche tu vieni con noi?” Io posso rispondere solo con l’ironia, mi piace camminare, fare sport, in mezzo alla campagna, aria pura, con tanti nuovi amici..

E’ che in mezzo a loro, sudato dopo qualche ora di cammino, sul ciglio della strada, con davanti tante schiene e fazzoletti in testa, inizi a capire un po’ quello che succede.. innanzitutto c’è molto entusiasmo, c’è gente che viene da molto molto lontano, Aleppo, Siria, Afganistan, Bagdad, lunghi viaggi via terra per campi, confini e filo spinato, gente cattiva, il tratto di mare Turchia Grecia, 4 ore, in barca decente è costato 1700 euro, una barca scassata 1200 euro, ma c’è anche un ragazzo che col sorriso sulle labbra mi dice di essersela fatta a nuoto, un altro tratto, ha nuotato per 8 ore, la gente in Grecia non ci credeva, era solo il secondo che se l’era fatta a nuoto. Ora sono a uno sputo dall’Austria e ancora un piccolo sforzo.

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Vengono da molto lontano, sulla geografia europea han le idee un po’ confuse, ogni tanto se ricambio un sorriso e attacchiamo discorso mi chiedono quanto manca? Io mi guardo intorno, magari siamo a Budaors, la prima cittadina borghesuccia fuori Budapest, con i fiori alle finestre e il Thai massage con le tailandesi in divisa rosa che ci guardano dal balcone. Le guardiamo anche noi. avremo percorso una quindicina di chilometri, “per Vienna altri 220 chilometri, appena meno per il confine” rispondo.. “220? scherzi….??” ma su una cosa son sicuri, destinazione Germania, Olanda, Vienna, Olanda, Svezia, han tutti un parente, uno zio, qualcuno, che lo aiuti ad avere un futuro migliore, in una paese senza guerre..

Mohamed è stanchissimo.. è un ragazzo di 24 anni, di Aleppo, appena laureato, mano nella mano con un ragazzino taciturno, il fratello 13enne. E’ arrivato stamattina a Budapest da Debrecen, dove c’è il più grande centro di accoglienza d’Ungheria, quello citato spesso da Orban, “lo Stato non fornsice assistenza a Keleti perché loro non devono stare lì, se vogliono acqua, cibo, un letto e assistenza medica, andassero nei campi (si ferma, in ungherese campo suona come campo di concentramento) nei centri di raccolta.” Mohamed parla di Debrecen come una delle cose peggiori che ha visto nel suo viaggio, e il suo viaggio è iniziato ad Aleppo. Al freddo, all’aperto dalle due alle sei del mattino, cibo immangiabile, luce, sempre ad urlare, in piedi, seduti, in piedi seduti, come degli animali, anzi peggio, se hai un animale gli dai da mangiare..” Mohamed si è laureato in agraria un mese fa, ha preso il diploma e ora va in Germania, per nn essere arruolato nell’esercito lealista di El-Assad. Ha la camicia, si vede che ha studiato e che è un borghese.. ce ne sono altri, gente che è stata in albergo in questi giorni, uno studente di ingegneria di Damasco.. “qui ti diranno tutti che sono siriani”, (i siriani sono migranti di serie A, buona istruzione e dalla pelle un po’ più chiara) sorrido, ma lui mi mostra il passaporto, lo apre pure.. va dalla sua ragazza, in Svezia, fa un corso di lingua e finisce gli studi al politecnico. “Tornerai mai indietro?” nn risponde, siamo a piedi nella campagna ungherese verso il confine ed è una domanda stupida. Ci sono molte domande stupide che si possono fare a queste persone.

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con Mohammad e Nasir

Non ci sono solo giovani professionisti siriani o sedicenti tali, 1000 persone è un bel campione di questa migrazione, molti sono gli iracheni, i più concentrati e provati, spesso magrissimi, le famiglie sono le loro, e molti gli afgani, compresi tre amici dallo sguardo simpatico, molto alti, han gli occhi a mandorla e parlano persiano.

Si procede a passo spedito, poche pause, nessuna lamentela, passo veloce, anche per i bambini, mamme col passeggino, mogli col fazzoletto in testa, a volte elegante a volte no, se il bambino è stanco sale sulle spalle del papà, c’è una ragazza ungherese che parla arabo e canta con una bambina dai capelli nerissimi.

Non arrivano notizie, per lo meno a noi, qui dentro al gruppo, arriva il bus, quando ci fermiamo, dove dormiamo??. Ad una pausa vado a informarmi, finisco a parlare col capo della polizia, quella che ci accompagna da quando abbiam lasciato la città, 1000 persone in cammino sull’autostrada qualche problema alla circolazione lo causano. E’ stata questa la spiegazione ufficiale dei bus di ieri ed in effetti era imbarazzante vedere il sottosegretario alla presidenza del consiglio Lazar dire che i bus sono stati messi a disposizione per evitare ulteriori disagi agli automobilisti. Il capo della polizia ha i capelli bianchi e lo sguardo buono, da padre di famiglia e da chi ha occhi per vedere questo gruppo di persone che vuole solo un futuro. Lui nn sa niente, niente di ufficiale, bus, treno, marcia, ci assicura soltanto che si va verso il confine, e non verso i campi di raccolta, siamo a una 20ina di chilometri da Budapest, se dovessimo continuare a piedi tra altri 20 Km c’è una zona allestita per passare la notte.

Dovrebbe parlare di persona avvalendosi di un interprete, tutti qua hanno paura della polizia ungherese, nei campi o al confine, e di guardie di confine ne hanno viste un po’ finora, come è innominabile la politica ungherese, Orban ha pure le sue ragioni, ma questa cattiva fama che si sta coltivando in giro per il mondo non fa bene al paese..

E’ una giornata fresca, di cielo nuvoloso, niente sole, la notte potrebbe essere freddina.. Tutti hanno una coperta sottobraccio, tutti sanno che nei giorni precedenti è stata la cosa più utile.. Cibo e acqua invece non sono un problema, la gente, la gente comune, quella che si vede passare sottocasa a piedi un migliaio di persone con una busta di plastica stracolma in una mano e un bimbetto nell’altra, con 200 Km davanti, scende al supermercato sotto casa compra una confezione di barrette al muesli, un cartone di acqua e due chili di mele ti aspetta sul ciglio della strada. Sono tanti. Dietro il Dorotthya udvar due tipi son là con due pizze giganti tagliate a fette, giusto fuori dal loro ufficio.

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E’ un sabato e non c’è molta gente in giro quando attraversiamo Budaors, ma qualcuno si, parlo con una signora, dove vanno, da dove vengono.. si deve trovare una soluzione, che vada bene per tutti, per noi, per loro, per la Germania, certo così non va che dobbiam vederci passareogni giorno per le nostre strade 1000 persone a piedi verso occidente.. verranno anche domani?

Passiamo accanto a una colonna di auto, una famiglia borghese con gli occhiali, si offrono di portare in auto due persone al confine, è la nuova gara di solidarietà che è partita qui in Ungheria, in barba alle leggi vecchie e nuove che vieterebbero di trasportare o alloggiare migranti per favoreggiamento della clandestinità.

Ci fermiamo sempre più spesso, i bambini son stanchi, sono le 19, scende piano la sera, a Biatorbagy, 25 Km da Budapest grandi urla di gioia, fischi, parte il coro “UN, UN” (United Nations), improvvisamente si gira per una stradina di campagna.. a Biatorbagy ci sono quei santi con i tesserini di Migration Aid e una bionda con fare professionale che li ha accompagna a prendere il treno, tre treni in partenza verso il confine secondo l’orario ufficiale. e alla fine ce l’hanno fatta, basta un po’ di buona volontà e aggiungere 5-6 vagoni al treno. Saluto Mohamed, ci abbracciamo.

A Biatorbaby non credo avessero mai pensato di vedere la loro stazioncina stracolma di 1000 viaggiatori stranieri. Molti sono accasciati a terra. Una vecchina passa a dare a tutti un quadretto di cioccolata.

Fotogallery qui

stazone di Biatorbagy

stazione di Biatorbagy

post ripreso da Q code magazine  http://www.qcodemag.it/2015/09/07/rifugiati-budapest/

e adattato per Avvenire del 9.9.2015, pag. 9,  reportage dal titolo “Ungheria, sulla strada verso occidente”

Stallo a Budapest

l’Ungheria è l’unico paese che ha dichiarato che non accetterà nemmeno un migrante secondo le regole di Dublino, e la gente è d’accordo – psot ripreso da Q Code magazine http://www.qcodemag.it/2015/09/03/stallo-a-budapest/

keleti 2.9

Volete restare in Ungheria?” “No” (3 volte) Dove volete andare?” “Germania (3 volte)” “Aprite la stazione!” applauso ritmico (3 volte) a guidare i cori è un ragazzo girato verso la folla che urla a squarciagola, senza megafono, senza portarsi le mani alle labbra a mo di megafono, ma la protesta si spegne quasi subito, tra un po’ arriverà il sole a picco e anche oggi supereremo i 30°C, meglio riprendere dopo le 18.

Per ora la protesta è questa, molto civile, ieri persino un sit-in il cordone di polizia davanti all’ingresso della stazione Keleti è esiguo e qualche poliziotto ha pure gli occhiali. Non si sa ancora per quanto resteranno qui, queste 3, 4, 5000 persone, illuse dalle dichiarazioni della Cancelliera tedesca e da qualche treno partito due giorni fa, prima che l’accesso alla stazione fosse impedito a quelli senza regolare visto.
Ora occupano anche la totalità della piazza antistante la stazione e oltre, quella che nei giorni precedenti era una sorta di zona dei privilegiati, di pelle bianca o quasi e passaporto UE, mentre i dannati con le loro tende, tappeti, odori e bambini con i gessetti colorati in mano erano lì sotto nel sottopassaggio della metropolitana, nuovo e minimalista.

Sono soli e non sanno cosa fare, davvero non si sa come e quando la situazione potrà evolvere.. lasciati soli, a Keleti, la stazione orientale di Budapest, da dove per ironia della sorte partono i treni per l’Occidente, non c’è la protezione civile, non c’è la Croce Rossa, ci sono gli Hare Krishna, i punk con cui si fanno le foto i siriani, tanti giornalisti stranieri accorsi all’improvviso e gente che fotografa ovunque le disgrazie degli uomini ed encomiabili volontari, ma come dice chi ne ha viste più di me senza le incredibili gare di solidarietà viste altrove.

È la logica conseguenza di un processo iniziato da lontano, da quando si è aperta questa nuova rotta dei migranti, la consultazione nazionale di Orban, i grandi cartelloni per dire gentilmente e con tutto il rispetto non vi vogliamo, a giugno la decisione di costruire un muro al confine, che poi è diventato una provvisoria supermatassa di filospinato srotolata tra Ungheria e Serbia, che ci si può anche passare attraverso.

Ed ora questo spettacolo indecoroso qui a Keleti, migranti che continuano ad arrivare e ad ammassarsi per ogni dove nella grande Baross tèr e vie circostanti, sulle statue, nelle cabine, contro ogni minima regola igienica. Si voleva l’emergenza e la si è ottenuta. I migranti son qua praticamente da sempre, da mesi, ma quasi nell’indifferenza dei più, e solo ora fa notizia e cattura l’interesse dei media europei, ora che anche qua ci son stati 71 morti e che con la bella stagione i flussi migratori sono aumentati fino a raggiungere le 3, 4000 arrivi al giorno.

E tutti vogliono esser qua, non certo dall’altra parte del paese, a Debrecen dove c’è il centro di accoglienza principale del paese, no, qui a Keleti, da dove partono i treni verso Occidente.

Non si pensi quindi che l’Ungheria fosse impreparata all’arrivo dei migranti, li si aspettava, e la società ungherese non è vergine e innocente, spaventata da questi stranieri sconosciuti frutto della globalizzazione, tutt’altro, l’Ungheria conosce la globalizzazione da sempre, dalla sua fondazione, che qui si chiama honfoglalas, occupazione della patria, ad opera di sette tribù magiare provenienti dall’Asia Centrale. L’area della stazione destinata ai migranti è etichettata come tranzit zone. Ottima scelta, l’Ungheria è geograficamente nel bel mezzo dell’Europa, zona di transito da sempre e ha una storia di meltingpot culturale che si vede nelle facce della gente, tratti sassoni e rom, semitici e serbi, ruteni e slavi.

E conosce l’emigrazione sempre attraverso l’agognato confine con l’Austria verso occidente nel ’56 o nell’89, quando il facile passaggio del confine austriaco da parte dei tedeschi est, sancì di fatto l’abbattimento del muro di Berlino.

Ed ora l’Ungheria è l’unico paese che ha dichiarato che non accetterà nemmeno un migrante secondo le regole di Dublino, e la gente è d’accordo. Come faremo ad accogliere tutta questa gente, chi gli darà da mangiare, non c’è lavoro neanche per noi. Secondo gli ultimi sondaggi il 66% degli ungheresi crede che “i migranti siano un potenziale pericolo e per questo non devono essere ammessi” mentre solo il 19% pensa sia un dovere accoglierli. La lenta perdita di consenso di Fidesz, il partito di governo, si è arrestata. lo diceva una settimana la signora di mezza età che ha attaccato bottone nella sala d’attesa del dentista, ma nella sua innocenza lo diceva anche ad alta voce parlando con la nonna un ragazzino disabile sul tram, “I migranti…, non vogliono che arrivino qui”.

L’altro sentimento che si aggira per la piazza è la confusione. La cronaca minuto per minuto del principale sito di informazione ungherese index.hu ha due giorni lo stesso titolo: Stallo totale a Keleti.

La Merkel, quella che aveva fatto piangere la bambina palestinese dicendole qui non ci sarà mai posto per te, ha poi detto che accetterà tutti i siriani.

In Ungheria il numero di migranti che alla frontiera si dichiarano siriani è raddoppiato il giorno stesso. Qualche treno è partito lunedì, poi da martedì contrordine, stazione chiusa, con rumours di telefonata di fuoco di prima mattina Merkel -Orban.
La situazione che diventa pian piano fuori controllo e l’UE che decreta riunione d’urgenza per il 14 settembre, ovvero tra due settimane, come se per ora la situazione fosse sotto controllo. Molto più sollecito invece sembrerebbe il governo ungherese. Hanno annunciato un pacchetto di modifiche legislative (ben 13) per introdurre la decretazione dello “stato di crisi per immigrazione di massa”, quando hai i 2/3 del parlamento o quasi nelle mani di un unico partito son misure che puoi prendere velocemente.
Stato di emergenza e poteri speciali alle forze di polizia che non portano certo alla mente bei ricordi.

Al di qua del muro

(post ripreso da Q code magazine http://www.qcodemag.it/2015/06/23/al-di-qua-del-muro/)

Se vieni in Ungheria nn rubare il lavoro agli ungheresi

Se vieni in Ungheria nn rubare il lavoro agli ungheresi

                            Budapest, 20 giugno, oggi è la notte dei musei, visitabili con un unico biglietto 101 tra musei e luoghi d’interesse.. Non so ancor bene dove inizierà il mio programma di oggi, ricordo però che qualche anno fa la mia notte dei musei iniziò dal museo di storia militare, lì dove c’era la caserma dei bosniaci, al posto di uno dei vecchi bastioni del Castello di Buda, da dove giunsero le armate cristiane a cacciare i turchi. Si girava anche tutto attorno al museo, la tomba dell’ultimo pascià, un po’ di storia dell’artiglieria ungherese lì in bella mostra, e un cancello, e lì dietro una specie di bunker, una sorta di carro armato tozzo interrato. Ci spiegarono che negli anni ’50 al culmine dello scontro con il non allineato Tito, venne fortificato tutto il confine con quella che allora era la Yugoslavia.

Erano altri tempi e anche se fredda era sempre guerra.., la guerra vera era finita da una manciata di anni, ogni ungherese aveva in casa un fucile..

Nessuno poteva certo andare pensare che quel confine sarebbe stato di nuovo militarizzato nel giro di tre anni, almeno secondo quanto annunciato dal governo ungherese in settimana..

Ma qui a Budapest nessuno si scompone, qui i migranti non sono un problema, non lo sono mai stato, non vendono accendini e non affollano le stazioni. L’italiano medio o medioalto che viene a Budapest si sorprende sempre di come ci siano pochi extracomunitari (una parola che non si sente più, forse perché sta perdendo significato la parola comunitario) in giro, e la ragione è semplice, l’extracomunitario che arriva in Ungheria continua per la sua strada, Germania, Francia, UK e certo non resta a far l’operaio per 300 euro o a fare i lavori socialmente utile per 150 euro. E poi per quelli ci son già gli zingari, ma questa è un’altra storia.

Eppure son mesi e mesi che il governo si impegna a fondo sul problema dei migranti, all’inizio soprattutto kosovari, e ora non solo, dall’inizio dell’anno circa 50.000 sventurati arrivati al confine tra Serbia e Ungheria.

Sono problemi, soprattutto per loro, ma il vero animale politico, e il primo ministro ungherese Orban Viktor lo è, sa che queste sono le grandi opportunità da prendere al volo..

Ed ecco Orban subito sbandierare una sorta di grande consultazione nazionale, questionari da compilare online o da rispedire debitamente compilati, questionari di 12 domande che partono con: 1“Secondo molti sentiremo parlare di aumento di atti terroristici. Quanto è importante per Lei l’espandersi del terrorismo (eccidio in Francia, allarmanti avvenimenti dell’ISIS) dal punto di vista della sua vita personale?” e terminano con 12 ”Siete d’accordo col governo ungherese che anziché aiutare gli immigrati c’è piuttosto bisogno di aiuti alle famiglie e ai nuovi nati?” domande a cui possibile rispondere in tre modi “Sono pienamente d’accordo, nel dubbio sono d’accordo, non sono d’accordo. Link

se vieni in ungheria rispetta la cultura degli Avari

se vieni in Ungheria, rispetta la cultura degli Avari

I questionari, per fortuna, pare non abbiano avuto molto successo, l’iniziativa si chiude il 30 giugno e finora ne sono arrivati giusto 200.000.. E allora per chiarire meglio il concetto ecco il paese riempito di grandi cartelloni azzurri per pubblicizzare questa grande Nemzeti Konzultáció (Consultazione Nazionale) cartelli dal tono “Se vieni in Ungheria, non rubare il lavoro agli ungheresi” “Se vieni in Ungheria rispetta le nostre leggi” etc.. tutti scritti ovviamente in ungherese, perché chi deve capire capisca.. che hanno avuto un po’ di successo giusto grazie alla campagna d’opposizione sui social e per le strade: “Se vieni in Ungheria, portaci un primo ministro sano di mente”, “Se vieni in Ungheria, rispetta la cultura degli Avari” (il popolo che occupava queste terre prima dell’arrivo dei magiari nel IX secolo) o “Benvenuto nella Repubblica ungherese” (no, questo è quello che mi ricordavo io, dieci anni fa).

Ed ora il muro, 4 metri di altezza, 175 Km di lunghezza, sempre però nell’indifferenza generale in fondo, quando si ha un unico partito al governo con più dei 2/3 dei seggi in parlamento per la seconda legislatura e organi di controllo (corte costituzionale, banca centrale, magistratura, etc.. indeboliti) ti rassegni che chi è lassù governa a meno che non ti tocchino la connessione internet..

Chi invece non si rassegna si chiede il perché, Sicuramente perché l’Orban della maturità è profondamente conservatore, come il suo elettorato, e crede davvero a quello che dice nei suoi discorsi sui pericoli di un mondo multiculturale… Ma anche perchè nonostante il buono stato dell’economia Orban sta subendo il primo vero calo di popolarità da quando è tornato trionfalmente al governo, che potrà essere pure fisiologico, persino Erdogan non riesce a diventare sultano, ma intanto c’è, Fidesz (il partito di governo) ha perso due elezioni suppletive e i sondaggi lo vedono in costante calo e e bisogna pur far qualcosa.

Ricordiamo poi che prima della crisi dei migranti Orban si era fatto notare per la sua infelice frase sulla reintroduzione della pena di morte in Ungheria, subito corretta in introdurre il tema della reintroduzione della pena di morte nel dibattito pubblico…Sembra tanto un voler distogliere l’opinione pubblica, se esiste, da qualcos’altro.. dallo scandalo delle finanziarie legate al governo che sono fallite una dopo l’altra manco fossimo nell’Albania anni ’90, o da qualcosa che verrà per esempio nel chiacchierato settore energetico..

O forse basta vedere ancora più in grande, l’anno scorso in periodo pre-elettorale Orban ha inaugurato la quarta linea della metro, la nuova piazza del parlamento, i giardini del Castello, ha rifatto mezza città, e se c’è qualcosa che poi ha fatto discutere sono i tanti soldi spesi per gli stadi, quel costosissimo gioiellino dello stadio federale costruito dal grande architetto organico magiaro Makovecz giusto a due passi da casa Orban e poi lo stadio di Fradi (Ferencvaros), MTK, Debrecen.. etc.. si sa è appassionato di calcio, e ora i lavori per il grande complesso Dagàly per i mondiali di nuoto del 2017 (ricordiamo le polemiche per i mondiali di Roma?), perché si sa son grandi opere, le gestisci tu, dai lavoro e dai molti soldi a poche grandi ditte riconoscenti.. e un muro alto 4 metri che corre per 175 Km costerà pur qualcosina, e aggiungiamoci poi telecamere, chilometri di filo spinato, torrette e guardiani, perché dobbiam pure ricordarci a che serve un muro: ad essere scavalcato..