via Marx, la Scozia a Budapest

rimossa la statua di Marx nell’Università di Economia nell’indiffenza o quasi della città. Stesso placido aplombinglese con cui la Scozia di Budapest vive la vigilia di un giorno, forse, storico.

oncewas marx

Cari amici, e dopo i bagni Gellèrt attraversiamo il ponte a piedi, anzi no una fermata di metro giusto per l’ardire di passare sotto il Danubio e vedere la metro nuova, inaugurata a marzo, e si va a gironzolare per il mercato coperto cosi famoso, ma prima entriamo qui, l’Univeristà di Economia, ora Università Corvino prima Università Carlo Marx e infatti qui nell’atrio…

Alcentro dell’atrio uno che fa la foto a due ragazze addossate al muro, le ragazze sorridono troppo e la foto sembra una lunga posa. Il sospetto si fa largo nell’animo umano come la crepa nel muro delle certezze dell’uomo intelligente (no, Shakespeare faceva dire a Macbeth cose migliori)

I giovani si fotografano accanto al niente, accanto al posto dove c’era prima una statua di un uomo con a barba seduto in poltrona con un libro nella sinistra e la destra che fa un gesto quasi napoletano come a dire, “ecco, qui sta l’inghippo”. Carlo Marx. Karl Mar non c’è più, è scomparso, e noi l’abbiamo ucciso.

La statua di Marx che n fondo se ne stava calma e timida nell’atrio dell’Università n c’è più. Certo ne era stata più volte minacciata la rimozione da governo e amministrazione anticomunista, ma poi le cose riescono bene solo all’improvviso, come in guerra o nel calcio ed ecco che nel weekend è scomparsa. Si, proprio nelweekend mi dice la ragazza bruna accanto a me, venerdì c’era, perbacco. Lastoria ci passa davanti. Sul web corron voci che la motivazione era l’antisemitismo presente nei suoi scritti. poi la segretriaufficiale accademica della gioventù magiara rilascia un comunicato incu isi afferma che la statua sarà ricollocata nel costruendo museo dell’Università.

E dire che era così caruccio vedere Marx sul lato corto dell’atrio attorniato di amplificatori per il concerto del giorno dopo o di sedie per qualche onferenza o jobday di multinazionali in cerca dei migliori giovani talenti.

Ci passa davanti un omino trafelato, occhiali, sguardo perso. lo saluto. E’ Bela, dirigente di un partito della sinistra non scoialista. Nn dice molto. mette per terra un cartellone con le foto di Marx e 4 sue citazioni. Nn le riesco a tradurre per bene ai miei amici italiani. Marx era complicato pure in italiano.

fovam tèr statua Marx (2)

Il giorno dopo incontro per caso il figlio di un collega di lavoro, un po’ piú fighetto di come me lo ricordassi, coi brufoli, i capelli rossi e il cappello per fingersi grande,  si é apppena iscritto all’universitá, glielo chiedo per pura formalitá ma so giá che mi risponderá che si é iscritto ad economia, tutti si iscrivono ad economia al giorno d’oggi,viviamo in un mondo cosí complesso che gran parte della forza lavoro deve essere impiegata per far funzionare la macchina e l’economia é avanti a tutto, a Renzi, Cameron o Angela Merkel non si chiede un mondo migliore o meno ingiusto o in cui si viva meglio, ma un mondo di lavoro non importa come e quale e un mondo di PIL in crescita, nn importa per chi. poi ci stupiamo che qualcuno che nn la pensa come noi raduni seguaci da tutto il mondo per riportare finalmente il califfo a Bagdad.

– Sei comunista? ( gli chiedo cosí a bruciapelo, cosi lo spiazzo ed é sincero (qualche trucchetto in una manciata di decenni di vita l’ho imparato alfine)

– Io, oh, beh..

– no, perché sai la statua di Marx

ah si, il Marx (come se fosse stato suo compagno di scuola…) hanno detto che l’universitá non avrebbe avuto i fondi se la mantenva lí e in fondo,

CHI SE NE FREGA!

e poi dicono che eravamo noi giovani anni 8090i dimpegnati ed edonisti..

caledonia-scottish-pub

meno male che per chi ha amore per la politica, c’è la Scozia e il bellissimo dibattito sul  restare uniti o meno e l’hastag che non c’è #inghilterrastaiserena. Al quarto goal della Roma decido allora di unire le mie forze ed andare al Caledonia (che ora abbiamo imparato tutti essere la Scozia dei bei tempi andati, quando sivivevanelle grotte e ci si copriva conle pelle degli animali,ma si viveva felici).  Il Caledonia è un pub scozzese, anzi il pub scozzese di Bdapest, clientela gradevolmente mista, sport su maxishermi, dove a volte passa laserie B scozzese o uno dei 4 derby  tra Celtics e l’altra squadra (Rangers  n.d.r.), al cesso degli uomini la fai guardando i fumetti di un TinTin scozzese con le strisce in un inglese con inflessioni scozzesi, bandiera di Sant’andrea fuori, stout loro buonisisma e selezione di whisky in sedicenti offerte. Sembrerebbe la tana dei lupi di Scozia ma in realtà è un pub, e le stesse cazzate le abbiamo più o meno anche nei nostri pub scozzesi, anche se la Caledonia qui è a misura d’uomo col proprietario bassino e sguardo vispo che si mette ai tavoli a guardare il Manchester. Una Scozia che si scalda per davvero solo quando la palla diventa ovale. ( E se vincono I SI mi prenoto subito per la Calcutta Cup del prossimo Six Nations).

Insomma qui la Scozia è qui, giusto dietro Oktogon e un barese li ci sta bene anche per la sciarpa bianca e azzurra giusto sotto lo schermo nella saletta, con la scritta Bari, Stadio San Nicola, Italia – Scozia28.3.2007  che i baresi se li ricordano ancora gli scozzesi affratellati per le strade della città, eevidentemente anche gli scozzani. Anche il ritorno di quella partita me lo ricordo bene, pioggia, Scozia, l’Italia di Donadoni, Toni e Cassano eroica e vittoriosa. io che entro trionfante al Vittula, mi presentano Rod, scozzese, ma da 25 anni unpo’in giro nn si sa bene per cosa…

– “hai visto la partita, ganzo no?”

– “I don’t like football” con l’accento di un IvanDrago assonnato

In Caledonia era un po’ che non ci andavo, han messo i tavolini fuori e ora è più difficile starsene davanti ai vetri a veder le partite aggratis, sulla porta però c’è sempre una bella scritta che qui a Budapest riveste un particolare sapore: “in questo luogo non ci sono sconosciuti, solo amici che ancora non si conoscono.”

Immagino inviti e sfottò e richiami ma dentro clientela composta a vedere la champions’, magiara per Bayern – City, inglese per Chealsea-Schalke 04. un giorno come gli altri. solo Zsolt che passa tra i tavoli senza affannarsi.  Chi se ne frega…

Passo dal Vittula, mi dice bene. Ecco Jack, inglesedi Londra, e accento puro, qui da  12 anni, nn sa cosa pensare, gli spiace perchè tutti con la sua barba folta rossiccia con molte sfumature di bianco lo oredon scozzese e fa figo. Ronald invece nn è molto lucido, lui è australiano, di padre ungherese e madre finlandese, il liceo l’ha fatto a Ginevra, ma le elementari nelle scuole scozzesi di Sydney. mentre Ted accanto a lui col suo bicchiere di acqua evino rosso sorride, anche lui ha fatto le scuole scozzesi (un po’ l’Istituto Margherita australiano), a Melbourne.. Faccia due conti, l’ultima volta che la Scozia era indipendente, l’Australia non era neanche stata scoperta…

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Ci sono un italiano, un georgiano, un indiano e un neozelandese

Son tornato a Budapest, dalle mie vacanze pasquali un mercoledì mattina, dò  uno sguardo al chiosco dei giornali di Népliget e leggo che il giorno prima Manchester – Roma, ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni, è finita 7 -1, uristem che disdetta.

Allora alle semifinali mi tocca tifare Milan, perchè il calcio italiano, dopotutto, da qui, deve essere difeso. E decido che mi vedrò le partite al Beckett’s, almeno ci sarà del sugo a vedersi e partite con i British, e poi chissà, è un pub irlandese, chissà per chi stanno….

Difatti per Chelsea – Lverpool, i più sono per il Liverpool. orgoglio celtico. E per Milan – Manchester, mentre a San Siro piove che Dio la manda, davanti a me ci sta uno dai capelli scuri e una improbabile camicia rossa sotto un maglione blu che tifa Milan, agitando le braccia. Sarà italiano, penso, ma quando al cambio di campo mi avvicino, il fiu mi dice”Nem” dunque non è italiano. “E sei ungherese?” replico allora. “No, georgiano”. Uh.  E mi presenta Misha, il suo amico anche lui georgiano e dai capelli neri come il carbone e un po’ mossi, che lo farei di Altamura, se fossimo in Italia.

Budapest è cosmopolita; mi capita di vedere la partita con 2 georgiani, che studiano qui scienze politiche, con negli occhi  la stessa luce di noi italiani del sud. In più dividiamo il tavolino con una coppia di cinquantenni irlandesi, lui ha un elegante maglione colorato, occhiali di osso e wisky tridistallato elotte.

Apprendo che il georgiano è una lingua indoeuropea e che la Georgia occidentale ha i cognomi che finiscono in dze come Shevarnadze, l’ex capo di stato ed ex ministro degli esteri di Gorbaciov e il difensore del Milan Kaka Kaladze. Mi astengo prudentemente dal dire che anche il sig. Stalin era Georgiano (all’anagrafe: Ioseb Besarionis Dze Jughashvili, Stalin vuol dire uomo d’acciaio, Iron Man, mica male il soprannome di Baffone), dato che per quel che ne so, con questi 2 ragazzi potrei anche trovarmi davanti alla prossima elite politica del loro paese.

Davanti al Beckett’s c’è un grande incrocio ed un semaforo eterno. Vedi rosso e nessuna macchina, nn sai a che serva e quindi da dove verrà il pericolo, da quale lato sbucherà un’auto e a che velocità. “Suvvia, Alessandro” mi fanno i due, appena indugio un po’. ”  italiani e georgiani attraversan per la strada anche col rosso…”

Budapest è cosmopolita;  la settimana scorsa ho aiutato a scrivere una lettera all’ambasciata un cuoco del Bangladesh. Il cuoco ha vissuto 12 anni in Italia, è tornato a Dacca, poi da lì in Ungheria, dove gli avevano detto fosse più facile avere l’asilo politico. M. B. (il nome era lungo 2 o  3 righe all’incirca) dalla carta d’identità ha un anno più di me. Da come l’ho visto io poteva anche essere mio padre. Sabato mentre sono al supermercato mi squilla il cellulare. E’ un suo amico, un indiano che ha un ostello, mi chiede come si scrive “i signori sono pregati di lasciare gli effetti personali negli appositi armadietti”.

Budapest è cosmopolita; l’altra sera ero al Vittula, a leggere un libro di Remarque sugli expats e fumare un sigaro Toscano (i Garibaldi) della mia riserva personale. Quello accanto a me fa al barista: “Questo sarebbe un paese migliore se ci fossero in vendita sigari da 5 cent!”. Una citazione di Roosvelt e un’allusione all’aroma (puzzo) del mio Toscano, che a un British non può non sembrare un sigaraccio. Scott è neozelandese (e ci posso parlar di rugby), è qui da 7 anni, quando gli chiede di che si occupa, mi risponde: “mi occupo di comedies..” (guardate un po’ qua che personaggio).

La morale di questo post è:

se quando ero bambino, le barzellette iniziavano con: “Ci sono un italiano un francese, un inglese e un tedesco”, ora le mie storie iniziano con: “Ci sono un italiano, un georgiano, un neozelandese e  un indiano..”

 

E’ solo un gioco

 

Volevo fare una breve cronaca di quello che è successo qua che ci si diverte e anzi credo che lo farò, raccontare della polizia che gioca con i manifestanti, li fa andare indietro di 3 isolati, poi loro ritornano, poi blinda un angolo, e qualcuno si affaccia all’altro, poi arresta uno dei capi dei manifestanti.. Insomma piccoli giochi anche perchè è Febbraio e inizia a far freddo. Si legge nei lanci d’agenzia: la polizia ha confinato i manifestanti all’angolo tra Alkotmany utca e Kozma utca perchè lì c’è ombra ed è molto più freddo. Qualcuno  di quelli aveva un cartello: “Viktor (Orban) dove sei?”.

Da parte mia, era mia intenzione invitare tutti i giocatori al Beckett’s, il pub irlandese a un tiro di schioppo dal Parlamento, perchè lì si può vedere su France2 il 6 Nazioni di rugby che è iniziato oggi. Lì il gioco è sul serio divertente e si gioca fisicamente e con agonismo, ma lealmente, che lo spirito del rugby è questo. E ci si diverte.

Ma al Beckett’s quando mi raggiunge Angelo mi dice: ma com nn sai niente? e allora mi racconta che anche in Italia ci si diverte, dentro e fuori dagli stadi e anche li’ si gioca a guardie e ladri e al gatto col topo e i campionati sono fermi, rinviati a data da destinarsi.

Visto da qua sembran fatti molto simili: calcio o politica basta che ci si diverta e credo che in entrambi i paesi bisognerebbe chiedersi, usando le parole de ministro degli interni Amato:”cos’è successo per incubare così tanta violenza, tanta rabbia e tanta irresponsabilità? E cosa dobbiamo fare, subito, non solo per riportare l’ordine, ma per cancellare questo odio omicida dalle strade, dagli stadi, dalla vita dei nostri ragazzi?”

Nn so che aria c’era a Catania  venerdì sera, io però vi racconto lo spirito del Beckett’s. Accanto a me dalle 14.30 Ian, irlandese, a Budapest con un po’ di amici per il suo compleanno. l’Irlanda gioca domani, ma lui è qui a godersi 5 ore di buon rugby di Italia-Francia e Inghilterra-Scozia. Arriva un tipo per la partita dell’Inghilterra, si avvicina ci guarda che vediamo anche noi lo schermo, nn ci chiede per chi tifiamo o da quale nazione veniamo, invece fa istintivamente: siete tifosi di rugby?. Si lo siamo. Jimmy è inglese, anzi no, è un tifoso di rugby.

nn sono un mangiaranocchi

“John, nn te la fare mai coi francesi,
guardali, su, sono solo dei mangiaranocchi”
(a memoria da “The quiet american” G. Greene)

Nel mio mondo perfetto le donne sono dolci e vanno a fare shopping, gli uomini vanno al pub a guardare il rugby, seguono l’attualità politica, sanno essere volgari.

Tra le mie letture dei quotidiani mi imbatto in
“Nella foto pubblicata venerdì scorso dai giornali, il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi massaggia ridendo le spalle di Jacques Chirac, che ha appena fatto scandalo al consiglio europeo di Bruxelles lasciando la sala dove Ernest-Antoine Seillire, rappresentante degli imprenditori, aveva osato esprimersi in inglese. Che avranno da ridere, non si sa.
L’Italia, terza economia della zona euro, registra una crescita compresa tra 0 e 0,3 per cento dal 2002. In Francia, più di un milione di persone protestano contro un modesto e tardivo tentativo di rendere flessibile una legislazione sul lavoro già molto restia alle assunzioni.” (Le Monde 27.3.2006).

Un paio di sabati fa, ultimo giorno del 6 nazioni, ultimo giorno al Beckett’s. Ore 6.30; mentre Inghilterra e Irlanda scendono in campo a Twickenahm, al Beckett’s s’ode la Marsigliese. I francesi sono stretti abbracciati in cerchio. Mandiamo tutti un’occhiataccia distratta. (Gli scozzesi rispondono con le cornamuse). La Francia ha appena vinto con merito a Cardiff e si e aggiudicata il trofeo 2006.
Poi come sono arrivati 2 ore fa per la loro partita, se ne vanno.

Il Beckett’s rimane stracolmo invece. e tira un sospiro.
Ora Inghilterra-Irlanda è una partita senza importanza (l’Irlanda dovrebbe vincere di 30 punti, follie) e invece il locale è strapieno di gente. Il rugby. I più son qui dalle 2.30 quando al Flaminio e iniziata Italia-Scozia. A 3 minuti dalla fine mentre attaccavamo un nostro uomo e rimasto isolato, ha dovuto trattenere la palla troppo a lungo, punizione contro, 13-10 vince la Scozia. Richie mentre pisciavamo uno accanto all’altro per caso al cesso mi ha fatto ancora i complimenti, avete avuto sempre sfortuna.

Accanto a me al bancone un altro gallese con un cappello da cowboy, magro e aggrinzito, nn sembra ricco. Mi spiega che e stato spesso a Bari perchè vive 6 mesi all’anno in Grecia ora che e pensionato. La città preferita di sua moglie, una bionda uguale a lui che gli siede accanto, è Venezia. Hanno iniziato con 2 Guinness a testa, bevono con calma e si gustano il buon rugby, quando uno dei due finisce la Guinness ne ordinano altre 2. Qundi hanno spesso 2 Guinness e mezzo sul bancone. Lei gli tiene testa. Dopo 3 ore son passati alla lager. Bevono cosi tutto il pomeriggio dalle 2.30 alle 8.30, quando l’Irlanda dopo una strenua lotta espugna Twickenham. Ci abbracciamo tutti, l’Impero e sconfitto.

Di mangiaranocchi neanche l’ombra.

Signor presidente, consigli in amicizia: stia alla larga dai mangiaranocchi, si ricordi che due delle sue “3 i” sono inglese e impresa, e impari dal rugby che chi si isola, perde, mentre per vincere bisogna passare la palla all’indietro e far salire la squadra.
E che chi nn impara una seconda (e una terza) lingua straniera oggi si isola. e nel rugby senza l1inglese nn riesce a parlare all’arbitro e si becca espulsioni temporanee che ti fanno perdere le partite, come ci succedeva 4 anni fa.

Signor presidente, mi rivolgo ancora a lei, il Beckett’s tutto l’aspetta a braccia aperte per il 6 nations 2007 (+ lezioni private di lingue a 1700 fiorini/ora di 45 min.)

6 nazioni

Oggi inizia il 6 Nazioni di rugby e io nn me lo posso mica perdere per due anni di seguito.
Il problema è che il torneo nn è trasmesso da sport1 o sport2, le sky ungheresi, nèda Eurosport, nèdai comuni canali esteri via cavo che si prendon qui. D’accordo che qui siamo al centro dell’Europa, d’accordo c’è la Romania qui vicino vh è la settima forza in Europa dopo le squadre del 6 nazioni, ma insomma il rugby qui nn è sport molto seguito mi sa..
Per gli spatriati a cui manca il rugby, etc. ci pensano gli sport-pub, dei pub all’inglese, molto costosi e decisamente fuoriluogo, pieni di anglofoni delle multinazionali a cui manca il sidro e il cricket, o italiani con gli occhiali appassionati di rugby.

C’e il Champs-pub, aperto da 3-4 ex campioni olimpici magiari sulla mia amata Dohany utca, e io conoscevo il “Box utca” (la corsia dei box) di fronte alla Basilica di Santo Stefano, ma da lì mi mandano al Beckett’s pub, un po’ più giù sulla Bajcsi–Zsilinszki ut.
Niente di più indicato per Irlanda-Italia, partita inaugurale del 6-nations mi pare.

In 2 ore e mezza dentro al Beckett’s nn ho sentito niuna parola in ungherese, nemmeno dai camerieri, nemmeno per sbaglio, in compenso qualche kilt e tante polo blunotte e colletto bianco della Scozia, (e la Scozia gioca domani), maglie rosse gallesi, una verde irlandese e birra a fiumi.
Mi procuro uno scrannetto appoggiato al bancone giusto di fronte al maxischermo e seguiamo la partita su France 2 e poi il match clou Inghilterra – Galles sul canale satellitare in celtico. Alle 16 inspiegabilmente si alza il volume dei televisorini piu piccoli che danno il calcio inglese in diretta e che seguono quelli seduti ai tavoli, mentre l’Italia fa una gran bella figura a Dublino e Inghilterra-Galles ci regalano 3 mete in un tempo.

Alle mete dell’inghilterra per un attimo si distraggano dal calcio e fanno baldoria, alla meta del galles gli applausi son pochi, ma solidali contro l’impero, come lo scozzese e i gallesi next to me…