Napoli-Roma

Ho avuto un imprevisto, sono arrivato al  bar italiano un pelino tardi. nessun posto, le solite facce bigie. me ne vado. Dai vetri di un posto per turisti a Liszt Ferenc tèr vedo che la partita è su Digi2. c’è, anche se il partitone è Arsenal-Manchester Utd. Allla bettola sottocasa la seconda TV ha il calcio tedesco. Chiedo a Evi se la vede qualcheduno. Si, lui. Ma si, vediamo Napoli Roma. La bettola era colorata e rumorosissima. Ed Evi piu grossa che mai. Il tizio uno di quelli che beve succo d’arancia. segno che sei un postalcolista o un depravato. Al primo gol esulto. Sai sono di vicino Napoli, dico. allora mi dice qualcosa in italiano. Parli un po’ di italiano? no, io parlo italiano. e tu sei italiano? ti facevo ebreo. o al massimo serbo.

Le parole giuste

Sono a Bari per le vacanze, ma il blog continua, perchè ho ancora tante cose da raccontare non dette, pensieri che mi passan la mente. Qui parlo con la gente, di Ungheria, e dico le cose belle e le cose brutte.  Cerco di farmi capire qui con gli amici pugliesi e non è facile. Ma da ora per le cose brutte ho trovato le parole giuste, in una raccolta di editoriali sul Central Europe review. Il primo articolo della raccolta è l’ultimo in ordine di tempo. Parole che condivido e riporto qui sotto e credo che ci tornerò sopra piano piano in questi giorni, soffermandomi parola per parola e portando i tanti esempi della mia pluriennale esperienza centroeuropea.

Per descrivere la società in breve di solito citavo un episodio dei Simpson: il nonno ha ereditato per la morte di Bea molti soldi, ha deciso di spenderli per il bene della comunità e c’è una lunga fila di gente che gli propone come spenderli. Il signor Burns gli consiglia di spenderli nella locale centrale nucleare, Lisa vuole un pony, lo psicanalista pazzoide vuole, invece, cosruire una cella in metallo da porre sul fondo del mare in cui rinchiudere un neonato. Il cibo gli verrà portato attraverso un condotto e deboli scariche elettriche passeranno per il pavimento a intervalli regolari. Il neonato verrà fatto risalire al compimento del 18esimo anno. “E a che servirà questo esperimento?” chiede nonno Simpson. “Vogliamo dimostrare che il soggetto avrà una personalità disturbata, con problemi relazionali e un grosso risentimento verso la vita.”

Le parole giuste invece sono: “E io credo nella malevolenza e impurità di gruppi di individui che hanno vissuto e sono stati soggetti a prolungata corruzione e influenze patologiche.  I processi storici esigono un prezzo esorbitante. Ideologie, indottrinamento, totalitarismo, autoritarismo, economia centralizzata, statismo, militarismo, nazionalismo maligno, occupazione – tutto ha il suo prezzo. E la moneta è la mentalità della gente, la loro salute mentale, i processi di socializzazione e, infine, la fabbrica sociale. Sotto una sottile patina di cultura – le masse sono state inselvatichite, l’individuo frantumato in polpa morale.

Io credo nelle patologie di massa: isteria di massa, scompensi della personalità di massa, psicosi di massa. Io credo nella comune depravazione, nella venalità onnipervasiva, nell’inspiegabile male della società e degli individui che la compongono. Io credo nell’osmosi del male, nella diffusione della cattiveria, nella corruzione dell’anima. In breve: io credo in società malati terminali, le cui prospettive di recupero sono nulle. L’unica speranza è la morte, non nel senso astratto della parola, ma nella reale morte e decomposizione di tutti quegli individui che formano l’intera “generazione del deserto” e l’emersione di una nuova generazione, meno contaminata.”

                                               (Sam Vaknin, “Central Europe Review” volume 2, issue 4)

Non avrei mai creduto di leggere con tanto interesse la cronaca della manifestazione di piazza di sabato scorso a Pristina (che dopo la guerra abbiamo imparato essere la principale città del Kosovo, e dove stanno ancora i nostri carabinieri a fare la guerra, pardon la pace). Si era all’indomani della proposta del mediatore finlandese che dopo tanto pensare ha presentato un  piano con un’indipendenza “de facto” per il Kosovo, cioè il Kosovo potrà avere un proprio governo, inno nazionale, potrà avere un suo seggio all’ONU, e all’UE perchè no, ma resterà in una sorta di sistema federale con la cara madre Serbia, una specie di Bosnia, ma un po’ più spinta. 

E’ curioso,che anche ora che vivo oltrecortina gli slogan che leggo, Përpara, përpara, përpara”, mi sembran cosi’ esotici, e son catturato dai nomi delle strade, l’avenue Clinton, il viale Madre Teresa, il monumento a Skanderberg, il Garibaldi albanese che c’ha pure una targa a Bari al Piccinni, e sorrido che le bandiere nazionali per le strade son rossonere manco fossimo a Sansiro tra la Fossa, le Brigate e l’Inferno Rossonero.

E quello che leggo io l’ho già visto: gente per le strade, comizi improvvisati su un camioncino, avanti a tutti quelli del partito più radicale, vecchi col copricapo tipico e qualcuno più incazzato degli altri (perchè l’indipendenza vera vera ancora non c’è), scontri con la polizia, ognuno che accusa gli altri di aver cominciato, proiettili di gomma ad altezza d’uomo, giornalisti che passano dietro alla polizia per star sicuri.

Solo il finale cambia, qui tutto finisce verso sera, ma solo perchè ci son scappati 2 morti, per codesti proiettili di gomma ad altezza d’uomo. E il giorno dopo fiaccolata silenziosa per le stesse strade degli scontri. Ma soprattutto è significativo alle mie orecchie il commento finale catturato tra la folla di Pristina, che è lo stesso medesimo che si respirava a Budapest subito dopo gli scontri: “Non avrei mai creduto che una cosa possibile potesse succedere. Non è giusto che la polizia reagisca così”

Intanto qui l’inverno ancora nn arriva e forse allora nn arriverà più, oggi piove e vuol dire che fa caldo e che nn nevica. Il governo ungherese dice di aver sventato piani per assaltare il Parlamento ma ci credono in pochi. La piazza del Parlamento  è sempre isolata da poilizia e transenne di 2 metri. Ci si è dati un tacito appuntamento al 15 Marzo, festa nazionale, tradizionali grandi adunate, e tanta gente per le strade. Manca un mese.

Dio salvi il magiaro.

Politica interna – Montenegro

Dopo un lunga tiraemolla tra governo, opposizione, rappresentanti UE, il parlamento montenegrino ha indetto lo scorso 1 Marzo in una storica riunione plenaria il referendum per l’indipendenza del Montenegro dalla Federazione di Serbia e Montenegro, il prossimo 21 Maggio. 
La povera federazione di Serbia e Montenegro era nata ufficialmente nel 2003, con un articolo preciso nero su bianco che dopo un periodo di prova di 3 anni (2006) ciascuna delle 2 parti (chissachi) poteva indire un referendum per la separazione.

Il referundum, che porterebbe alla nascita di un altro staterello balcanico di 600.000 abitanti ( eche cazzo questo è un blog al diavolo e a francba il politically correct), era in agenda da sempre, semplicemente nn ci si metteva d’accordo su dettagli come i criteri per determinare la nazionalità montenegrina degli elettori, sulla maggioranza da raggiungere, semplice, qualificata, affluenza minima alle urne, e dulcis in fundo sulla domanda. Se in Italia per dire si bisogna dire no e la domanda e degna di un libro di giurisprudenza del 6 anno (volete abrogare il commaxxx, lemmaxxx, dell’art.xxx alla voce nnnnnn emanata tramite Dlgs il 3xx.xx.xxxx sostitutiva del Regio Decreto..…. 1432 A.D.), i montenegrini avranno in cabina la domanda:

” Desiderate che la Repubblica di Montenegro divenga uno stato indipendente con una personalità legale internazionale?” (sic).

E’ l’UE ha fatto la voce grossa, ha imposto la domanda, l’affluenza minima del 50%+1 e la maggioranza del 55% o niente riconoscimento UE del nuovo staterello iper-nazionalista balcanico. Queste sono le acclarate regole internazionali imperiali per l’indipendenza. Per farci un’idea Il governo in carica (capeggiato dal noto sig. Djukanovic) voleva una percentuale tra il 25 e il 40% e niente 50,1%. 

Sto numero e’ cosi’ importante perche stando ai risultati delle ultime elezioni i partiti di governo nn ce la farebbero a portare cosi’ tanti elettori a votare si, l’opposizione e agguerrita, tra serbi che vivono in Montenegro, nemici personali di Djukanovic che vogliono mantenere i privilegi acquisiti con traffici illeciti di droga, armi e puttane, ex-gerarchi di Milosevic. 

ma sentiamo che ha dichiarato il buon Djukanovic allora:“La formula dettata dall’UE ha in se’ un virus pericoloso per la stabilità. La formula va contro il principio base della Democrazia. La decisione deve essere presa dalla maggiornaza, non da una minoranza.”

N.B. 
Come ormai tradizione nell’Europa Adriatica ha espresso la sua posizione anche la Chiesa, qui nella primate ortodosso, che esprime fedelta ai fratelloni Serbi

Nasce la nuova rubrica: Politica interna

Bando le sciocchezze. Quando parlo di Budapest in occasioni semiufficiali dico sempre “vera grande capitale dell’Europa Orientale per numero di abitanti, storia, tradizione, cultura, economia.”
Basterebbe prendere una carta geografica e vedere dov’’è Budapest. e l’Ungheria nel cuore dell’Europa, confina con Austria, Slovenia, Croazia, Serbia e Montenegro, Romania, Ucraina, Repubblica Slovacca e allora la redazione ha deciso di inaugurare nel blog la rubrica settimanale “politica interna” dove si parlerà dei maggiori avvenimenti del centro-Est Europa.

Per n affaticare il lettore ecco una veloce overview della regione negli ultimi mesi:

Macedonia: di M. si parla tanto, da …. Dopo strenua lotta ha acquisito da 2-3 settimane lo status di paese candidato all’ingresso nellpUE. Si teme il veto della Grecia, a causa del nome Macedonia uguale a quello di una regione del nord della Grecia. Ufficialmente in sede internazionale la M. si chiama FYRM (Former yugoslavic republic of Macedonia)E’ l’unico paese dell’ex Yugoslavia ad aver risolto costituzionalmente i conflitti armati interetnici degli anni 90. Fedele alleato USA, ci sono soldati macedoni in Irak.
In questi giorni si stanno tessendo le trame per il futuro assetto del Kossovo e della Serbia,
la Croazia grazie all’abile pressing austriaco ha aperto ufficialmente i negoziati per l’adesione all’UE, consentendo di aprirli anche con la Turchia. La Croazia e’ ancora formalmente in guerra con la Slovenia, il paese pi pùrospero della regione, nn c’e’ accordo sui confini marittimi, la schermaglia diplomatica è riesplosa quest’estate. La Repubblica Slovacca, è la nuova tigre economica centroeuropea grazie si dice alla flat tax, aliquota unica, per semplificare drasticamente il fisco e attrarre imprese estere. Introdotta per prima dall’ Estonia la flat tax è dilagata nelle vicine Lettonia e Lituania e fa gola a tutta la regione. Nel 2005 nuovi governi sono subentrati in Bulgaria, (dove diventato e’ partito la formazione xenofoba antiturca) e Romania, (entrambi con la spada di Damocle di un possibile ulteriore ritardo dell’ingresso nell’UE previsto ora per il 2007), Polonia, maggior paese nuovo membro -40 milioni di abitanti-, con un tasso di disoccupazione superiore al 20%, dove in 3 turni elettorali in un mese è andato al governo e alla presidenza della repubblica il partito conservatore, fortemente appoggiato dalla chiesa, mandando a caso la sinistra liberista, Albania, dove e’ ritornato al potere Sali Berisha, sconfiggendo l’eterno nemico Fatos Nano. L’Albania rimane l’unico paese Europeo a nn aver nessuna trattativa formale con l’UE. Per l’Ucraina cito il titolo di un quotidiano ungherese di domenica 21 Novembre: Ucraina delusa ad un anno dalla rivoluzione arancione.

Bibò

A Nina Pilone

L’ultima volta all’istituto di cultura mi cercavo un libro di storia, per capirne un po’ di più, perchè Kapusinski farebbe cosi. Ma nn offriva molto il nostro caro istituto italiano cosi rappresentativo, e giusto alla fine mentre ripiegavo su un testo di linguistica, materia che studio da 20 anni, vedo un libricino verde ” Miseria dei popoli dell’Europa Orientale”, penso “magari penso sarà per l’ennesima cazzatina finita qui per comprare qualche copia al figlio di cardinali”.

Invece e il pamphlet, scritto nel ’46, di un grande storico ungherese, dal nome per noi buffo ( Bibo) che colpisce per la sua lucidità, e lo sguardo che si erge al di sopra della realtà in cui è immerso.

Ed ecco che Bibò prova a trovare le ragioni del “<nazionalismo meschino, antidemocratico, chiuso e violento di queste regioni.
Ancora.. “il problema e capire cosa abbia reso squilibrati i popoli dell’Europa Centrale ed Orientale“.

“(..)Mancanza di confini statali nazionali riconosciuti e fissati, come in Europa occidentale e settentrionale. questa situazione deriva il tratto più caratteristico dello squilibrio nella psicologia politica in Europa centrale ed orientale: la paura esistenziale per la propria comunità.”

Noi che viviamo qua, viviamo questo nazionalismo a tratti davvero meschino e chiuso che rimpiange la grande Ungheria, senza scoprire che piccolo è bello, (come direbbe il mio capo) e Bibò parla, nel ’46, di ungheresi ma anche di quel popolo dell’Europa Centrale e Orientale che sono i tedeschi (è il ’46).
.. Ma leggerlo oggi dopo le guerre yugoslave degli anni ’90 nn perde certo di attualità.