Italiani, politici onesti..

le reazioni in Ungheria al No di Roma alle olimpiadi, che dà qualche chance in più al sogno di Budapest 2024. Italiani popolo onesto:

olimpiadiBudapest2024.jpg

candidatura di Budapest 2024 – i siti olimpici

Dopo Boston e Amburgo ora Roma, con la Raggi ha detto che le olimpiadi non s’han da fare e per Renzi è un capitolo chiuso. L’Italia  è un paese onesto e nn vuole sporcarsi lemani con le olimpiadi ei soldi sporchi e la morale è che ora le olimpiadi non le vuol fare nessuno, i concorrenti per i giochi del 2024 son rimasti solo 3: Parigi (che le ha già fatte ben 2 volte e ci prova da un bel po’), Los Angeles (che le ha già fatte ben 2 volte ed è saltata in corsa dopo il no di Boston) e guarda un po’ Budapest, la nostra amata Budapest (che tra europei 2020, mondiali di nuoto 2017, mille altri eventi vuol far del turismo sportivo uno dei motori economici della città).  Al popolo qui però non è stato chiesto un bel niente, e in città e sui media se ne parla pochissimo, come se davvero le olimpiadi di Buapest non riguardassero Budapest. le olimpiadi si vedono in TV da che mondo è mondo. Sui siti di opposizione però le vicissitudini di Raggi e Malagò si seguono e sentire i lettori che lodano la professionalità, competenza eonestà dei nostri sindaci e politici tutti fa un po’ stringere il cuore, ve ne dò un assaggio tradotto alla buona (il sito è 444!!!). viva l’Italia…

Petocz Istvàn: ma è irresponsabile non organizzarle… Chi sa quando ci sarà la prossima occasione storica di arraffare tanti miliardi di fiorini?

Feher Alfred: Loro hanno molto più cervello.!!! Forza Parigi!!! (perché è più vicina)

Balogh Laszlo: come vorrei essere romano ora…

Botond Bercsenyi: la voce della saggezza

Katalin Muller: hanno deciso in maniera intelligente!

Gabor Futo; se anche Bp avesse un sindaco così.., ma, ora sveglia, basta sognare

Richard Orvath OFF in Italia i dirigenti non hanno l’arroganza come pietra miliare…

Gabor Pèli: ora noi ungheresi “intelligentoni” ne faremo 2 di olimpiadi! Roma, insieme alle altre, a causa della corruzione ha rinunciato all’organizzazione delle olimpiadi, e invece noi ungheresi abbiamo deciso di farle..

Istvan Shnk Ravi: Decisione responsabile… Lo spirito di Berlusconi non contamina più le loro menti.

Janos Konrad: prende forma, ecco che la tragedia prende forma. Ma se arriva, bisogna essere una nazione unita. Rinasceremo dalla bancarotta in 50-100 cicli olimpici.

XX – A chi vuole mangiare alla grande: A Budapest si terranno le olimpiadi. Il partito del cane a due code le organizzerà e Kiszel Tunde [anchorwoman televisiva] sarà il presidente del comitato olimpico.

Ferenc Szakal: Naturalmente a Roma la decisione non spetta al sindaco, ma al consiglio comunale. È una notizia falsa.

emoke Boross: Finora tutte le città hanno pagato care le olimpiadi. Ma Budapest ha tanto denaro da buttare.

Zoltan Karoly Kosztya: in certe circostanze le donne guardano a certe cose in maniera più complessa, e decidono meglio

Bela Jurmann: Finalmente un sindaco responsabile in una grande città. Non è mai troppo tardi per imparare dagli altri.

Gyula Babik: a chi ora santifica l’Italia consiglio di andarci, e guardare in che modo del cazzo governano lì

Leonora Goldamn Kahan: è così facile essere saggi (e onesti)?

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Una vittoria attesa 44 anni

i festeggiamenti per la storica vittoria contro l’Austria agli Europei. una vittoria di Stato.

A mezzanotte il körút, il grande viale circolare alberato che attraversa Pest da ponte a ponte collegando i quartieri semicentrali, è ancora chiuso per metà, solo una corsia é attiva, i tram non passano da ore. I bar lungo il körút sono ancora strapieni di tifosi che festeggiano, Austria – Ungheria, esordio vincente  dei magiari agli europei di calcio di Francia 2016; la partita è finita da piú di 4 ore, uno 0-2 che nn ammette repliche, ma la festa qui va avanti. Un vigile urbano bassino col cappello troppo grande controlla senza troppa convinzione l’incrocio con Kiraly utca, uno di quelli che porta a settimo distretto, il quartiere dei bar e dei divertimenti.

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 La febbre era alle stelle giá ore prima della partita, con maglie rosse della nazionale che spuntavano ovunque, bambini con sule guance il tricolore magiaro, come se si giocasse a Budapest per davvero, una nazione intera é scesa in campo, lo stadio d’atletica dell’isola Margherita, dove hanno installato un maxischermo strapieno fino all’inverosimile, che nn facevan più entrare da mezz’ora prima dell’inizio. A occhio ho contato 50.000 persone. Personalmente ho visto il primo tempo praticamente appollaiato su uno degli alberi di Szabadsag tèr con gli occhi sul maxischermo opposto lontano 100metri e nascosto da un ombrellone per metá e per fortuna che all’intervallo la gente va a far rifornimento di birre e ci si può spostare in avanti.

 La birra scorre, i baracci sul korut stan facendo affari d’oro,  partono ancora cori a squarciagola, l’eterno “Ria ria Hungaria” che nn vul dire niente, ma che fa rima e serve a gridare, ed è stato eletto da un sito inglese come il grido piu bello delle 24 nazionali (il peggiore con 1/10 il russo tutti per uno, uno per tutti, l’Italia con Forza azzurri ha una piúcheonorevole media classifica) un ubriaco che cerca di prendere il tram e cammina storto, cade, si inginocchia alla fermata. È come la grande sbornia del giorno del matrimonio, della nascita del primogenito o della maturità che si svolge in questi giorni nelle scuole ungheresi, con le ragazze vestite da marinarette e i ragazzi in costume. Una vittoria attesa 44 anni, dall’ultima partecipazione  ungherese ad un europeo, e chissà il futuro cosa ci riserverà.

Austria – Ungheria

aut hun

Vittoria per di più contro i cugini austriaci, certo anche loro ben lontani dai fasti anni 30 del calcio danubiano, ma comunque rappresentanti (con Alaba, sontuoso centrocampista del Bayer Monaco, Arnautovich, nuovo Ibrahimovic, Fuchs che ha fatto parte della favola Leicvster) di quella nuova europa che ci sforziamo di non vedere, e che invece ha già vinto i mondiali precedenti, la nuova europa dei figli degli immigrati, che son quelli che giocano a pallone che i campioni nascono sulla strada.

 Ma questa è la festa dell’Ungheria, dei suoi talenti che finalmente all’ultima occasione utile o quasi sono maturati, il capitano Dzsudzsák che stava per finire alla Juve, dopo ottime stagioni nel PSV e poi si è perso nei soldi di città poco note russe e turche, o di Gera Zoltan, mezz’ala del Fulham, ritornato alla base del Ferencvaros, la vittoria dei giovani che si formano nella serie B tedesca, la vittoria della nuova guida tecnica, figlia di quel Dardai Pál che ha dato carisma, approccio professionale e un nuovo sistema di gioco finalmente pragmatico (la difesa) a una squadra un po’ troppo naif e innamorata del calcio d’altri tempi.

la vittoria di Orban

Ma è soprattuto la vittoria di Orban, perché se nessuno lo sa in Ungheria il calcio è un affare di stato. O meglio lo è dappertutto con Federcalcio e CONI nazionali, e figuriamoci qui con i club sono rimasti poco più che circoli sportivi  e un primo ministro accentratore e nazionalizzatore, appassionato di calcio ed ex calciatore dilettante egli stesso. Non ha mai stupito la base calcistica della sua amicizia con Berlusconi, l’aver preso in prestito dal Silvio nazionale lo slogan Forza Ungheria del suo partito, Fidesz, la sua presenza accanto al figlio (anch’egli calciatore) ai grandi eventi, a memoria lo ricordo, novello Zelig, accanto a Platini  alla premiazione della finale di Champions 2010 e nella fila immediatamente sotto Putin e Merkel alla finale degli ultimi mondiali in Brasile.

Orban lo ha fatto capire fin dall’inizio che  la rinascita del paese passava per lo sport e per lo sport più seguito al mondo, il calcio. Ad iniziare con la riforma dei campionati, ora a sole 12 squadre, per renderlo più competitivo e lasciar posto ai ritiri per la nazionale, ritiri che si svolgono nel nuovo centro federale di Felcsút, che guarda caso è il paese natale di Orban, ed è un po’ come avere la Coverciano ad Arcore. La foto aerea del paesello con il centro federale con i suoi campi di calcio e strutture 10 volte piu grande dell’abitato è una delle più cliccate qui. Orban ha poi voluto anche i grandi investimenti pubblici per rifare letteralmente tutti gli stadi (vetusti) d’Ungheria, da quello della nazionale, al gioiellino costosissimo dello stadio di Felcsút dell’archistar magiara Makovecz, a quelli di Ferencvaros, Debrecen MTK, alle squadre di provincia, con conseguenti polemiche che era meglio fare gli ospedali già che c’erano.

Il centro federale ha persino una squadra nelle serie A ungherese (in verità retrocessa quest’anno all’ultima giornata) che è un po’ come avere l’under21 che gioca contro la Juventus. Può sembrar strano, ma cosi si fanno crescere i giovani. Molti giocatori persi nelle panchine lunghe di qualche squadra dal grande nome son tornati in patria. Sono arrivati buoni allenatori stranieri, basti citare il Paolo Sousa allenatore del videoton o l’ex juventino Andi Moeller nello staff della nazionale.

La nazionale ha sopratutto avuto tempo di preparare le partite, e costruire una squadra, ad esempio, hanno avuto due settimane di ritiro prima dello spareggio tra le migliori terze dei gironi eliminatori contro la Norvegia. L’Ungheria è stata tra le prime squadre a raggiungere la Francia per questo europeo per rifinire la preparazione. Conte lascia la nazionale per questo, per la mancanza di raduni e stage per formare una sua squadra, Ranieri prima di diventare il re dell’Inghilterra Settentrionale era l’allenatore dimissionario di una Grecia riuscita nell’impresa di perdere sugli scogli delle Far Oer. A domanda aveva risposto “ho visto i giocatori due volte prima di scendere in campo, come può nascere una squadra così?” in Ungheria si può, il calcio moderno è questo. Un amico inglese mi raccontava ieri degli europei di Inghilterra 1996, la gente cantava “sono 30 anni che nn vinciamo e gridiamo”, ora sono passati 50 anni, e il motivo lo sappiamo bene è la premiere league a 26 squadre e le 4 coppe nazionali, che obbligano i giocatori a giocare anche a natale e pasqua. L’alternativa è costruire una squadra dall’under21, come la Germania e la Spagna o l’Italia di Vicini.

Il mattino dopo

Stamattina alle 7.30 il korut sembrava sempre lo stesso, strade pulite, volti seri e malinconici che il cielo è grigio, forse piove e devo andare al lavoro. prossimo appuntamento sabato, Ungheria- Islanda.

[Disclaimer: le opinioni son tutte mie, il blog pure, l fact checking preciso lo faccio quando ho tempőo, l’importante é il sentimento che si trasmette, no, l’Inghilterra non ha 4 coppe nazionali, ma su questo blog si afferma il contrario.]

Melbourne, Australia

In corso i mondiali di pallanuoto a Melbourne, con l’Ungheria tra le grandi favorite. Un altro tentativo di capire l’Ungheria.

Ho nostalgia della pallanuoto, lo ammetto. In Europa i campionati e le coppe son ferme da qualche settimana, per lo svolgimento dei mondiali, a Melbourne, Australia.*

Allora oggi mi son visto un po’ di partite (10 min.) su youtube. Avevo letto che negli ottavi di finale c’era stata un’epica partita Italia-Australia (i padroni di casa), gol vittoria a 5 secondi dalla fine del secondo tempo supplementare con un gran tiro da metà campo di Felugo.. Anche sapendo il risultato mi son goduto la partita, evvero, vista qui con stralci da Raisportsatellite. Un’Italia della pallanuoto è in un fase di rinnovamento: ancora la vecchia guardia in vasca (Attolico, Bencivenga, Calcaterra) e qualche giovane che si farà, che ci fa vivere le grandi emozioni che solo lo sport può regalare.  <com’è bello parlare per frasi fatte, o cari lettori>

Allora ci prendo gusto e su youtube mi vedo anche 10 min. presi da mtv2 (magyar televiziò2) di Ungheria-Romania, 12-9. Una buona Romania che gioca quasi alla pari contro i maestri ungheresi, i vincitori degli ultimi due allori olimpici,  in cui di registra il gran ritorno di Benedek Tibor, il goledor dell’Honved che anni fa aveva rinunciato alla nazionale.

Prima noto la faccia del centroboa romeno, la potresti vedere anche all’Anagnina. La pelle scura contro l’immacolato candore magiaro.

Ma c’è dell’altro.. l’esultanza degli ungheresi in vasca e dei tifosi sugli spalti. Tante bandiere magiare e gesti strani.

Diceva Terzani: ho iniziato a fare foto perchè mi sono accorto che una foto a riguardarla raccoglie tanti particolari che prima ti potevano sfuggire. Qui è lo stesso. Il nazionalismo, l’amor di patria,  l’arroganza, l’orgoglio, lo spirito ungherese (scegliete voi) è tutta qui in questa piscina e dice tante cose tutte insieme.. e il contrasto con la partita  che ho visto prima tra italiani e australiani stridente.

Mi diceva Monika al Millenaris Park durante Germania-Italia 0-2 ai mondiali: “guarda quanto esultate. Gli Italiani amano tanto il loro paese” “Beh anche in Ungheria pero’..” feci io “No, da noi è un’altra cosa”.. rispose

 

*ricordo ai lettori che alle Olimpiadi di Melbourne del ’56, svoltesi un mese dopo i fatti d’Ungheria, gli ungheresi vinsero il torneo di pallanuoto. In semifinale, contro l’URSS la vasca si tinse di rosso.

Io crescerò, sicuro per il mondo andrò..

L’ho detto alla morte di Faludy Gyorgy (entry del 2 Settembre), lo ribadisco. Quello che fa impressione da qui a conoscer un po’ gli ungheresi è la loro incredibile doppia identità di attaccamento alla patria, alla lingua, al sacro suolo nazionale e contemporaneamente il loro essere grandi viaggiatori, poliglotti, giramondo.

Del fogliettino che distribuivano al corteo funebre di Puskas, insieme al fittissimo programma c’era in breve riassunta la carriera di Puskas, ragazzo di Kispest, l’Honved, la Nazionale, blablabla, poi il 56 già che si trovava all’estero ci rimase, e venne il Real e una campagna denigratoria nei suoi confronti in patria, ma anziché rimanerci comodamente in Spagna, che so da dirigente del Real o a girare per i suoi vigneti come ha fatto Liedholm in Italia, ha iniziato una vorticosa carriera da allenatore, che, senza mai arrivare a grandi team, lo ha portato letteralmente nei 5 continenti 5, poi quando ha potuto è tornato in patria, guardate un po’:

 

Alicante (Spagna)

San Francisco Gales (USA)

Vancouver Royals (Canada)

Panatinaikos (Grecia)

Colo-Colo (Cile)

Squadra nazionale dell’ARABIA SAUDITA

FCL Murcia (Spagna)

AEK Atene (Grecia)

Al-Maszri (Egitto)

Soi de America ès Cerro Porteno (Paraguay)

Panhelenic Melbourne (Australia)

 

Oggi questo è quasi normale, i calciofili all’ascolto penseranno subito a Milutinovic, che ha fatto qualificare ai Mondiali anche con buoni risultati Messico, Usa, Costarica, Cina, ai santoni olandesi Hiddink e Van Gaal, a Dossena che allena la Costa d’Avorio e l’Albania, a Tardelli che dopo Bari, Inter e Cesena allena l’Egitto, ma certo il buon Ocsi Bacsi (Puskas) è stato un pioniere..

Ed è tutto dentro lo spirito di questo popolo,

Come già detto così Faludi Gyrogy, cos’ Marai Sandor, così Rakosi (capo del regime durante lo stalinismo), così Horty (il Mussolini ungherese), così tanti altri…

L’Ungheria è una nazione medio-piccola, al centro dell’Europa (Centrale) ma un tempo nella grande Ungheria di fine secolo, un giovane Pip viaggiava attorno ai confini dell’Impero (Austro ungarico) sapeva il tedesco e qualcos’altro, girava il vicino impero prussiano, la Parigi anni 20-30 dove mezzo mondo intellettuale e vagabondi si ritrovava, Istanbul, si arruolava in Marina, e poi c’era Budapest, uno dei centri più cosmopoliti del tempo, poi il 56 e la diaspora dei loro figli,..

O sarà anche come già detto al mio ritorno a settembre: riesce a star bene in terra straniera e può accostarsi alle altre culture senza paura e con spirito aperto solo chi è sicuro arcisicuro della propria identità culturale.

E in questo gli ungheresi sono impareggiabili

Öcsi Bácsi – Puskás Ferenc

E’ morto il 17 Novembre, ma i funerali di stato, alla presenza delle massime autorità dello stato, sono stati indetti solo per il 6 Dicembre. 2 giorni di esposizione della salma, poi sabato 8, giornata di lutto nazionale, commemorazione allo Stadio Nazionale, corteo funebre fino a Piazza degli eroi dove verrà reso l’estremo saluto. (Piazza degli Eroi, qui vi è il monumento al milite ignoto, qui il ……., ci fu la cerimonia funebre ufficiale di Nagy Imre, il leader della rivoluzione del ’56, più di 40 anni dopo la sua esecuzione.

 

Il 17 Novembre c.a. è morto Puskas Ferenc, leggenda del calcio magiaro.

 

Qui non siamo al giornale questo è un blog, allora se nn conoscete Puskàs, (sinistro naturale, bassino e tracagnotto, grantalento, capitano della nazionale ungherese fino al ’56 (oh guarda un po’), portandola al titolo olimpico del 52, vicecampione mondiale nel 54 in Svizzera, capitano nel memorabile 6:3 con cui l’Ungheria battè per la prima volta l’Inghilterra, a casa sua, a Wembley, o per restare nel nostro piccolo lo Stadio Olimpico di Roma fu inaugurato nel ’53, con un sonoro Italia – Ungheria 2:6, l’Ungheria era la squadra più forte al mondo, poi dopo 2 anni di interdizione, ormai già ultratrentenne giocò in Spagna, fu capitano del RealMadrid, in tempo per vincere le coppe dei campioni del 58, 59, 60, 66. Nel ’66 aveva 39 anni, finale di Coppa dei Campioni, Real-Benfica della stella nascente Eusebio, risultato finale 5:3 Puskas fece 3 gol, minchia volevo dire l’indispensabile) fatti vostri.. io vi dico cosa voleva dire Puskas da qui..

 

Qui Puskas era un signore anzianotto, con una bella pancia e da tempo gravemente malato, affettuosamente per tutti i magiari Ocsi Bacsi, (leggi “oci baci”, ocsi cioè ragazzo, fratellino, per il sorriso bonario e la faccia paffuta e bacsi che è zio, l’appellativo per gli anziani amici di famiglia), ed era un mito, Puskàs è un tipo esponente della diaspora magiara del 56, uno di quei 2-300.000 intellettuali e padri di famiglia che durante la rivoluzione attraversarono gli ancora malsorvegliati confini con l’Austria o se erano all’estero ci restarono, e tornarono solo col disgelo, era l’ungherese più famoso all’estero (ditemi il nome di un personaggio argentino famoso oltre Maratona  – Borges nn vale, nn ha mai preso il Nobel) era il capitano degli “undici d’oro” come li chiamavan qui, la squadra che rivoluzionò il calcio degli anni 50 col suo gioco d’attacco.

Qui quella squadra è come se avesse giocato ieri a Wembley, il ricordo nazionalpopolare è vivissimo. Il calcio in Ungheria è il primo sport come dovunque, i titoli del Nemzeti Sport son sempre di calcio, ma i ragazzini tifano Liverpool, Manchester, Bayern Monaco a AC Milan (maledetti), perché dopo Puskas, c’è stato il diluvio. Un pallone d’oro del 66 (Florian Albert, capocannoniere dei mondiali di quell’anno), ultima partecipazione ungheresei ai mondiali è di 20 anni fa, a Messico 86 (qualificazione soffertissima contro i cugini austriaci, poi in Messico umiliante 6:0 contro l’Unione Sovietica), negli antiquari librari di Budapest circolano molte copie polverose di “Perché il calcio ungherese è malato”, edito nei primi anni ’90. Ma il football magiaro è peggiorato eccome in salute da allora, Quest’anno alla partita d’esordio delle qualificazioni per gli Europei e noi litigavamo per Donadoni e Totti, qui si è cominciato con un triste Ungheria 1- Norvegia 4 al Nèpstadion, e ad Ottobre un terrificane Malta 2 – Ungheria 1, prima vittoria di sempre di Malta in una competizione ufficiale UEFA). Ancora preliminari di Champions League, il Debrecen campione d’Ungheria eliminato dai campioni di Macedonia, in coppa Uefa l’Ujpest dal Vaduz, (che i più bravi di voi ricordano capitale del Liechtenstein) serie B svizzera, con uno storico Vaduz 4 – Ujpest 0.
Che sia stato questo ad aggravare le condizioni di Ocsi Bacsi.

 

N.B.

Perché il calcio ungherese è malato? Perché la federazione è corrotta e marcia fino al midollo, un esempio facile facile, in Italia il tennis è uno sport con tanti praticanti, ma il tennis italiano arranca.

 

 

6 nazioni

Oggi inizia il 6 Nazioni di rugby e io nn me lo posso mica perdere per due anni di seguito.
Il problema è che il torneo nn è trasmesso da sport1 o sport2, le sky ungheresi, nèda Eurosport, nèdai comuni canali esteri via cavo che si prendon qui. D’accordo che qui siamo al centro dell’Europa, d’accordo c’è la Romania qui vicino vh è la settima forza in Europa dopo le squadre del 6 nazioni, ma insomma il rugby qui nn è sport molto seguito mi sa..
Per gli spatriati a cui manca il rugby, etc. ci pensano gli sport-pub, dei pub all’inglese, molto costosi e decisamente fuoriluogo, pieni di anglofoni delle multinazionali a cui manca il sidro e il cricket, o italiani con gli occhiali appassionati di rugby.

C’e il Champs-pub, aperto da 3-4 ex campioni olimpici magiari sulla mia amata Dohany utca, e io conoscevo il “Box utca” (la corsia dei box) di fronte alla Basilica di Santo Stefano, ma da lì mi mandano al Beckett’s pub, un po’ più giù sulla Bajcsi–Zsilinszki ut.
Niente di più indicato per Irlanda-Italia, partita inaugurale del 6-nations mi pare.

In 2 ore e mezza dentro al Beckett’s nn ho sentito niuna parola in ungherese, nemmeno dai camerieri, nemmeno per sbaglio, in compenso qualche kilt e tante polo blunotte e colletto bianco della Scozia, (e la Scozia gioca domani), maglie rosse gallesi, una verde irlandese e birra a fiumi.
Mi procuro uno scrannetto appoggiato al bancone giusto di fronte al maxischermo e seguiamo la partita su France 2 e poi il match clou Inghilterra – Galles sul canale satellitare in celtico. Alle 16 inspiegabilmente si alza il volume dei televisorini piu piccoli che danno il calcio inglese in diretta e che seguono quelli seduti ai tavoli, mentre l’Italia fa una gran bella figura a Dublino e Inghilterra-Galles ci regalano 3 mete in un tempo.

Alle mete dell’inghilterra per un attimo si distraggano dal calcio e fanno baldoria, alla meta del galles gli applausi son pochi, ma solidali contro l’impero, come lo scozzese e i gallesi next to me…

palombella rossa

5.a  giornata dell’Eurolega di pallanuoto. 

Ero stato a Gennaio a vedere l’Honved, una corazzata, credo 6 campioni olimpici in squadra, vicecampioni d’Europa, una partita dal nome altisonante “Honved Budapest – Spandau Berlin” stravinta dai magiari ma deludente in fondo – tifo inesistente ed una fastidiosissima voce elettronica che ad ogni azione annunciava gol e risultato in ungherese e inglese. 
Commovente invece la piscina in cui si esibisce l’Honved, nel quartiere periferico di Kispest, con all’ingresso le foto da ragazzini 12enni e i ritagli di giornale del Nemzeti Sport dei suoi 2 attuali ori olimpici del nuoto Cseh Laszlo e Kovacs Agnes. 
Ed una sensazione strana all’uscita, il non amare questa gente per molti aspetti eppure il sentirmene ormai parte. 

Ieri son tornato alle piscine Komjadi Bela a Buda, per l’attesissimo match tra il Vasas e l’Olimpiakos Pireo. Spalti gremiti, cori da stadio, quello dietro di me che per tutto il tempo ha gastemato e gridato “andiamo agazzi”. 

Il Vasas in campionato si è fatto raggiungere al secondo posto dall’Eger, dietro all’imprendibile Honved. 
Il Vasas può schierare solo un campione olimpico, l’immenso Steinmitz Barnaba, però ieri annullato dal n.12 greco, che il forsennato alle mie spalle dice essere più forte difensore in circolazione in Europa. 

Partita a dir poco stupenda, sia sotto il profilo tecnico che agonistico, l’Olimpiakos deve vincere assolutamente per accedere ai quarti, al Vasas basta un pareggio, ma se vince è primo nel gironcino eliminatorio davanti al Dubrovnik. 
La geografia della pallanuoto. 

Avevo visto l’andata ad Atene da Angelo, un pareggio, a 10 secondi dalla fine grandissima parata del portiere del Vasas, contropiede e gol a fil di sirena, il Vasas espugna Atene. 
Qui allo scadere il Vasas è in vantaggio 9-8, tiro greco a fil di sirena, respinto, altro tiro, gol. A me sembra regolare, tutti trattengono il fiato. Il punteggio sul tabellone resta sul 9-8. 
Dopo qualche minuto rimbomba l’eterno “Szep volt fiuk” (Grazie ragazzi) ma poco convinto. 

Ma oggi leggo sul Nemzeti sport (il quotidiano sportivo ungherese), che compro all’istante, che il gol è stato convalidato, 9-9, per l’insistenza dell’arbitro serbo, che in effetti avevo visto a più riprese fare cenni rassicuranti alla panchina greca durante l’ultimo quarto.

L’altro arbitro era italiano, il sig. Rosso.