Unicum Italicum

la nuova legge elettorale ungherese e le ripercussioni sul voto delle imminenti (6 Aprile) elezioni politiche magiare..

 

Nella residenza di Yanukovich han trovato un vecchio galeone e lo zoo con gli emu, ma magari li son animali comuni e te li porta un collega dall’Uzbekidtan venuto per una conferenza. Si,  vabene, il cesso era d’oro e ceramica, ma magari l’aveva trovato già lì, incompenso nello zoo c’eran pure maialini da fattoria come anche nella parte transilvana dello zoo di Budapest o come il piccolo villaggio finto che si fece fare a Versailles Maria Antonietta, la centroeuropea. Diceva l’ex ambasciatore Usa a Mosca negli anni 80 in un librodalla copertina morbida che nn so come è finito nella mia libreria che allora il privilegio dei potenti dirigenti comunisti era di poter accedere alla frutta di categoria I e la categoria I voleva dire le mele non bacate. L’immagine piu curiosa per un ungherese era una piccola mensola con delle bottigliette di liquore, non cognac o whisky invecchiati 30 anni, ma due bottigliette di Unicum, l’amaro ungherese.

unicum

L’ungheria ha l’Unicum e io penso a quello mentre in Italia si vota l’Italicum, un’Italia attiva, propositiva, positiva e spensierata, insomma un’Italia da bere (oddio quei tempi gai con la x son diventati bui) , come vorrebbe il nostro buon primo ministro nonancoraquarantenne.

Comunque se si stapperà l’Italicum avremo raggiunto un piccolo grande traguardo, la modifica della legge elettorale. L’Italia è una repubblica in cui ancora (per poco) si dà grande importanza al parlamento, equesta nuova legge elettorale la aspettavamo da tantianni. Al bar italiano dove passo a salutare Angelo che li ci lavora incontro sulle scale A.B. che è delle mie parti e come si usa dalle mie parti mi fa subito un “cosa ti offro?” “ un caffè” “ecco un caffè” e poi parlando dei mali dell’italia  dice con ardua metafora che l’Italia è un paese a derivata negativa e l’Ungheria a derivata positiva e questa è l’impressione che ha ogni volta che passa da un paese all’altro. Gli italiani all’estero sono un po’ così, almeno come categoria.  I due o tre che gli stanno attorno, tra cui io, magari dissentono ma nn  replicano. Sta di fatto che nell’Ungheria dell’Orban anno IV, , il parlamento, per più di 2/3 occupato da un solo partito (il suo) nn  è che abbia molta voce in capitolo e le riforme galoppano a tempo di record. Un anno e mezzo appena  di governo ed ecco che è entrata in vigore la nuova costituzione e con essa anche una nuova legge elettorale. Nn che quella vecchia nn funzionasse (in fondo l’ungheria ha avuto una bella alternanza di governo e sempre solide maggioranze, anzi di più), ma già che ci sono meglio riscriverla come piace a me. Chi nn l’avrebbe fatto, anche questa è democrazia o sbaglio? (?)

Ma prima che miscordi qui i vota tra 3 settimane, domenic 6 aprile per il rinnovo del parlamento, ecco qua. Il weekend scorso, nel mio mensile volo in Italia per ricongiungimento familiare, ho con me una copia di Magyar Narancs, settimanale di politica, cultura e società, linea editoriale tipo un Eugenio Scalfari centroeropeo. E’ vero, ora ho tutte le notizie che voglio su internet, ma la carta canta epuoi sottolineare e riflettere, e nn  ti dicono di disconnetterlo durante le fasi cruciali di decollo e atterraggio, dovessimo sparire nel nulla come in Malaysia.. Allora con grande sforzo di volontà ho comprato la rivista nel mio minimarket di Kiraly utca alta; ci entro spesso sperando di trovare gli yogurt scontati perhè scadono il giorno dopo ma finisco per comprare 3 pacchetti da 40 grammi di semi di zucca tostati e salati di marca turca, una vaschetta di ricotta senzamarca, una bottiglia di birra ceca e giusto alla cassa una copia del Magyar Narancs. La cassiera con la sua tinta di capelli rosso mogano la faccia cicciotta e un neo tirabaci sopra il mento nn ne conosce il prezzo né sa dove cercare il prezzo sulla copertina e alla fine sbaglia, batte in cassa e il prezzo per gli abbonati e nn il prezzo pieno. Sul prezzo dei tabloid nn si sarebbe sbagliata.

Diceva I.W. mezzoubriaco al pub che una volta al giorno prende in aereo. O almeno lo immagina, perché in aereo sei comodo, nn puoi muoverti, hai un sottofondo rassicurante, niente internet nè frigo. Sottoscrivo tutto.  Nella mia modalità aereo salto i pezzi sull’Ucraina, questo è un altro post, e sui solitiscandali corruzione, liscio il bordo e mi appresto, invece, a leggere con attenzione “Eccessiva sicurezza” – le regole elettorali cucite su misura per Fidesz. Ricordo a tutti che la linea è liberal e parto: dlknvfkjg, no, meglio un po’ piu piano…

collegi elettorali uninominali

collegi elettorali uninominali

L’Ungheria è un paese moderno e risoluto e ha un governo che lavora e si dà le scadenze. L’Europa è unita e ha gli stessi problemi, troppi ministri, politici e deputati, troppi partiti e partitini, una legge elettorale sbagliata… ecco allora che il governo in aria è di soli 6 ministri, e pazienza se poi il ministero delle risorse nazionali copre sanità, pubblica istruzione etc. etc.. e poi per il prossimo parlamento ecco ridurre il numero dei parlamentari con  tanto di foto della Camera con meno sedie e più spazio per allargarele braccia… proprio dimezzati, da 386 a 199, certo resta un maggioritario con recupero proporzionale, un solo turno,  chè chi ora scrive le regole del gioco (Fidesz) difficilmente può fare alleanze a accorpamenti. E poi uno tra i primissimi provvedimenti del governo ,nel lontano 2010,: la doppia nazionalità e il diritto di voto ai “nuovi ungheresi” residenti all’estero, finora stranieri di nazionalità ungherese (insomma il circa milione e mezzo di ungheresi rimasti furoi dai confini dopo i trattati di pace della prima guerra mondiale), perché si crede come ci voleva insegnare Mirko Tremaglia gli ungheresi sono come gli italiani all’estero con il ritratto di Mussolini e del papa buono nell’armadio, salvo accorgersi (chissà) che nella circoscrizione estero vota gente che parla le lingue e nn solo il broccolino, legge la stampa straniera (ohibò chi l’avrebbe mai detto) e magari nn si lascia ammaliare da certo populismo italiota.

Ma il tocco di genio della nuova legge elettorale magiara è stato mettersi con una bella carta geografica sul tavolo: accorpa un seggio, accorcia uno, metti un po’ di provincia a quella città che così diventa un po’ più di destra e unisci quei due grandi quartieri della periferia di Pest che rosso su rosso fa chic e 1+1 fa 1(seggio), e poi di un arancione fanne due che le arancie piccole son le più sugose… e cambia anche qualche virgola sulle leggi per l’accorpamento che….

Eco allora accorpatate le rosse Csepel e Saroksàr, storici feudi della sinistra che ora diventeranno un’unica grande enclave, o l’inclusione in un unico collegio di Vàrpalota (sinistra) e della provincia del Balaton Superiore (fortemente di destra) o di Miskolc (vecchia città operaia, secondo tram d’ungheria) e delle zone periferiche mentre la fedele Debrecen rimane intatta.

E anche lo scorporo subisce modificazioni che ora vedrà recuperati non solo i voti del perdente ma anche quelli “in eccesso” del vincitore…

E ora nel 2014 abbiamo computer ed algoritmi, basta far girare tutto sulle elezioni precedenti. Con i nuovi colleggi il guadagno di Fidesz sul totale nazionale è di almeno due cifre..

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proiezioni voto 6 aprile. arancio= fidesz, rosso= Unione di sinistra, verde = Jobbik, blu= lago Balaton

Ed ecco che dopo sondaggi mensili in cui si dava al proporzionale Fidesz sul 50%, la sinistra al 30%, poi Jobbik e liberali in ordine sparso, ecco che col maggioritario spunta di nuovo come da anni vedo qui nelle giornate elettorali: un’ungheria tutta arancione Fidesz con solo qualche macchietta qua e là di rosso, un po’ di Budapest, Miskolc,  ecco qua, 14 seggi all’Unione e 92 seggi su 116 a fidesz e col proporzionale un 67,8% che è giusto giusto quanto serve per ssicurare una nuova maggioranza dei 2/3 ad Orban. Orbn Viktor.

Un esperto sull’arancia ungherese ci rassicura, la vittoria nn è scontata, solo che l’Unione deve vincere con tre gol di scarto (….) e i miracoli nn sempre sono possibili, il Milan a Madrid lo ha dimostrato..

Ucraina è Ucraina – Ucraina è Russia

nel mio luogo di lavoro compaiono ogni tanto un 4-5 copie di un noto quotidiano unghereso e io me ne approprio di una con noncuranza senza farmene accorgere e lo apro lì sul tram, mica come quei buzzurri con lo ” Sport nazionale” il quotidiano sportivo ungherese.. nn riesco però a trattenermi e lo sfoglio da dietro, dalla pagina sportiva (unica, che qui il quotidiano ha giusto 20 pagine, che da noi manco la sezione degli spettacoli..) che però oggi è un po’ povera, giusto i sorteggi mondiali e il torneo esibizione di tennis di ieri a Budapest.. dal retro però arrivo tosto alla parte degli editoriali dove tra una vignetta con un uomo che porta al guinzaglio un altro uomo vecchio e affaticato  e i cani che guardano dietro l’albero e la pubblicità che mi par dica che a dicembre lo zoo sarà sempre a metà prezzo (e che annoto subito nel mio personalissimo taccuino), c’è un piccolo fondo dal titolo “da che parte state ungheresi ucraini?”.

eh si che sembrava tutto semplice: ad ovest quelli per ovest, che oggi si chiama unione europea e ad est quelli per l’est, la grande madre russia. la minoranza ungherese in ucraina vive guarda un po’ al confine con l’ungheria, e sembrerebbero dover preferire l’unione con l’Europa e il fare meno fila ai controlli alla frontiera, senza nascondere i soldi in un accrocchio sotto la macchina, ma invece ma alle ultime elezioni  han votato tutti, unica macchia occidentale,  per il filorusso Timoshenko. E’ che l’altro per far sentire tutti ucraini ha messo lingua ufficiale l’ucraino e altre non ce ne vogliono e quindi uniscono il loro voto a quello della grande minoranza.

Ma io che sono un figlio degli anni 80 ricordo sempre l’immortale pubblicità dell’Atlante inserto del Corriere della Sera col cosmonauta che torna dopo mesi di missione spaziale che era partito quando c’era ancora l’URSS.  e non si capisce con la contadinotta “Ucraina es Ucraina” “No, Ucraina es Russia”.

l’Europa è unita nella pace e nello spirito. Viva Adolf Hitler! Viva la Germania! (Nyiro J.)

(E’ una di quelle volte in cui vorrei solo esporre i fatti che sono sufficienti, ma poi nn ce la faccio allora forzo la mano e la butto sull’ironia..)

il giugno di Budapest si colora sempre di rosso e di nero, i colori dell’estate, si sa, i colori dei ribes rossi e neri che si vendono al chilo al mio mercato. quelli neri sono più grossi e dolci, quelli rossi sono belli da vedere negli strati delle torte, costano uguale. Rosso e nero, qualcuno ci ha anche fatto un libro, un gioco d’azzardo popolare, un partito politico.  la politica, quella c’entra sempre..

C’è che ogni anno verso maggio-giugno qui nella bella ungheria esplode una bella polemica sul tema della maturità. troppi scrittori ebrei, no volevo dire solo scrittori ebrei, no lasciatemi esprimere meglio, se mettete uno scrittore ungherese di religione ebraica o uno scrittore ungherese la cui famiglia di origine è ebraica ovvero c’è ufficialmente un giudeo fino al secondo grado di parentela,  allora se sono questi gli scrittori che formano la nostra gioventù magiara, dovremmo inserire nei programmi scolastici anche i nostri grandi scrittori ungheresi di Transilvania che tante belle pagine hanno scritto sul popolo magiaro e ora sono ingiustamente esclusi perchè il comunismo e il post comunismo (la differenza sembra nn l’abbia avvertita nessuno) li hanno tacciati di essere fascistoni e antisemiti.. Accanto a Spirò ed Eszterhàzi rivogliamo Wass Albert la cui bella prosa recitata da un vero ungherese in audiobook mi fa sognare mentre guido al tramonto in autostrada.

la parola italiana è revisionismo, si iniziano a dedicare statue e piazze  al “controverso” capopolitico del ventennio, mise le leggi razziali e nel 20 ci fu una delle prime leggi in europa antiebraiche, restringendo il loro numero di matricole all’università, ma è anche certo che salvò molti ebrei. fa niente se qualcuno ci marcia sopra, se qualche ubriaco picchia un anziano rabbino o se un parlamentare dell’estrema destra (Jobbik) si fa fare il test del DNA per mostrare a tutti con orgoglio che nel suo patrimonio genetico nn ci sono i geni giudei o zigani. (però il test per la coglionaggine però nn ha osato farlo (n.d.a.)).

in settimana poi il premio nobel Elie Wiesel, (uno di quelli che si fa fatica a definire; ebreo (tedesco?) di transilvania (Romania) nato lì quando la transilvania era ungherese diciamo così)  rifiuta un’alta onorificenza avuta dal governo ungherese perchè Kover Laszlo, il secondo uomo più potente di Fidesz, quindi del governo e del parlamento e dell’Ungheria partecipa in veste uffiicale alla cerimonia del ritorno a casa delle ceneri di Nyiro, scrittore, transilvano, ungherese, anche ministro quando le croci frecciate (il partito filonazista) andò al potere nell’epoca d’oro, il favoloso 1944.

C’è stato un bello scambio di lettere (altro che le lettere di Veronica a Repubblica). caro sig. Kover la stimo molto, ma Nyiro era un gran fascista e antisemita. Egregio sig. Wiesel, nn era nè fascista nè antisemita. e poi abbiamo un famoso filosofo marxista che nn è stato messo all’indice e allora perchè fare due pesi e due misure (a saperlo prima…, se nn ci fossero state le foibe nn ci sarebbero stati i forni crematori).

ho uno corrispondenza privata (oggi si dice chat) l’amico  amico storico C.A. : Alessandro tu nn capisci l’universo transilvano e i poveri ungheresi di transilvania, certo sono passati 100 anni, ma sono ancora pochi per assorbire il trauma di nn essere più col passaporto ungherese, in fondo hanno semplicemente portato le ceneri al paese natale. si a esagerando è ua reazione eccessiva.

il mio amico S.L. ungherese di Transilvania, invece mi cita il passo in cui Kover dice che anche Ceaucescu gli aveva dato la pensione da scrittore già negli nni 70. ma si chiama fuori.

oggi qualcuno “nel mondo dei blog e dei social network” prova a mettere una frase virgolettata per chiarirci le idee:

“Confusion about Poetry Day at Weimar. The latest article says: The Third Reich has also arranged a Poetry Day in Weimar in which invited poets from the eleven Central and European nations will take part. Hungary will be represented by the Transylvanian writer Jozsef Nyiro. Nyiro in his statement to the press said: ‘We are witnessing the spiritual rebirth of Europe. I, like the rest of Hungarian literature, am happy to be able to take my part in this spiritual development. Earlier in the church I saw a beautiful painting in which Luther is pointing out the verse in the Bible that declares that we will be washed clean by blood. It is blood that will cleanse Europe. The nations of Europe are discovering each other and drawing together in the name of peace, of soul, and of spiritual revival. I support this enterprise with my heart and soul. Long live Adolf Hitler! Long live Germany! Long live the German Society of Authors!’ ” (1941)

quando chiedo la fonte è bella ma poco attendibile, è tratta dai diari di Radnòti Miklòs, un grande poeta, triste e sensibile, ungherese, ma ahinoi ebreo, morto in un campo di lavoro, era il favoloso 1944.

 

 

Rio Bravo

In uno dei più bei palazzi dell’ottavo distretto, un colore amaranto slavato dal tempo,  un palazzo degli anni ’10, quando il liberty trasformava i suoi spettacolari fregi sulle facciate in simboli quasi astratti legati ai motivi tradizionali ungheresi,  bene, qui c’è c’è una bettola, mi hanno assicurato la bettola più a posto della strada, ce ne sono tre e sono sempre nel quartiere malfamato,  anche se Budapest è una città sicura.

Cmq mi hanno consigliato bene, è proprio una rendes kocsma, una bettola a posto, con una donna dietro il bancone, una dona in posti che sono come il barbiere da noi, per soli uomini o quasi, succede spesso qui, un modo per assicurare che nn ci siamo problemi,  questa poi è anche carina e gentile, anche se forse io sbaglio a ordinare, ho preso una Aszok alla spina, mentre tutti la stanno bevendo in bottiglia. Tutti vuol dire un paio di uomini di mezz’età sugli sgabelloni, con i baffi forse, io invece mi siedo nella saletta oserei dire, la saletta è tutta in legno, sembra davvero di stare nella bettola Rio Grande (nome di fantasia, il nome vero è T….) come si chiama questo posto. Il pavimento, il soffitto, le panche sono tutte di listarelle di legno scuro, c’è un solo tavolo vicino alla finestra, dal quale entra un po’ di luce in questo grigio sabato pomeriggio d’ottobre, sulla finestra accanto al tavolo persino una pianta di geranio. Posso tirare fuori un pezzo di carta e un mozzicone di matita, di fronte la gente delle strade dell’ottavo distretto, che aspetta alla fermata del tram, anche se tutto è rallentato oggi, è sabato, primo pomeriggio, anche i barboni si prendono una pausa di riflessione.

Sono venuto qui su suggerimento di R. (questo nome  davvero nn lo ricordo), ero in giro per il quartiere e mi ero adocchiato questo kebabbaro, ai confini del quartiere Maddalena, vicinissimo a Blaha e al centro, ma dove vedi passare molti zingari, quasi un’atmosfera di villaggio, e ogni tanto alzi la testa e vedi capolavori del tardo liberty, e poi è ottobre, che qui in est europa è un mese bellissimo, foglie gialle che cadono e luce soffusa.

Entrato, ho scoperto che era un kebabbaro di qualità, di quelli che ti offrono riso giallo alla turca o altri contorni ricercati e porzioni piccole, medie o grandi, anche se è pur sempre un buco un po’ spartano. Ma poi la sorpresa maggiore è la donna di mezz’età che mi prepara la sbobba.. Sono sicuro di nn aver fatto errori quando ho chiesto il piatto, ma lei mi chiede di che nazionalità sono (il modo ungherese gentile per chiedere di dove sei) ed è così che ci conosciamo e mi racconta la sua storia..

E’ romena, (romena romena, nn come tanti qui, romena, di nazionalità ungherese, ce ne sono quasi un milione e mezzo in Transilvania, pardon Erdelyi). È strano, qui ci sono pochi romeni, chi può va piuttosto in italia o in spagna, la lingua è simile, certo, si guadagna di più, anche il modo di pensare è proprio identico. E’ quello che aveva fatto suo marito, lei era rimasta in romania, (la storia è iniziata 10 anni fa), faceva la poliziotta, badava alla famiglia, la paga era molto molto bassa.

ma facciamola parlare in prima persona…“poi avevo un’amica, una cara amica che lavorava qui, al mercato cinese, -il mercato delle quattro tigri”, sicuramente lo conosci…, e allora sono venuta anch’io, il primo anno era diffiicile, nn avevo un lavoro, nn parlavo la lingua, ma mi son detta: io indietro nn ci torno..  poi è arrivato un lavoro, nn un buon lavoro, ma un po’ di soldi, meglio di niente, alla fine son qui da 6 anni (anche questo è raro, soprattuto nella ristorazione c’è un grande e veloce ricambio di personale..). molti mi chiedono se io e il padrone siamo sposati, no, è solo il proprietario, mi raccomando, nn metterti con un’ungherese, si sono carine, sono gentili, ma poi nn è proprio così, io anche, ho avuto storie con ungheresi, ma poi, ho capito questo… ” si prende una pausa, prchè son affamato e le do le spale mentre mangio.. “E’ buono il gyros?…”mi fa si, il gyros è buono, e io son contento, che qualcuno mi abbia chiesto chi ero e mi abbia detto chi è, qui, nell’VIII distretto..

vieni a Budapest e ti interesserebbe fare un giro delle bettole di Budapest o visitare l’VIII distretto, il quartiere multietnico? clicca qui o qui..

Domani sarà inverno.

A Giugno – Luglio Budapest si permette una due settimane di vera afa e temperature vicine ai 40. Anche questa è Ungheria. A Giugno Luglio di quest’anno nell’ascensore di un grande istituto, mentre sono in compagnia del mio conoscente Istvàn, entra una signora di mezz’età. Si lamenta, che caldo, insopportabile, mamma mia che caldo, non ce la faccio più. Istvàn è nervosetto ed è ungherese, ma di Nagyvarad, che da quasi 100 anni ormai è territorio romeno, e si chiama Arad. Istvan: “gli ungheresi si lamentano sempre, prendi i soldi: se nn hanno soldi si lamentano, se ce li hanno, si lamentano perché devono fare di tutto per nasconderli e tenerseli cari”. I romeni invece nn hanno una lira (romena) ma sono felici lo stesso. Son poveri, ma scendi pure da noi e mangiamu insieme e si beve u bicchiere di vinu e chissenefrega. Dunque Istvàn nell’ascensore è nervosetto e risponde secco. “E’ estate! (Certo che deve fare caldo n.d.r.) domani sarà inverno.”

Oggi è già domani, ed è inverno e nevica, e l’ungherese è  fedele a se stesso. Fino a 2-3 settimane fa era una stagione fredda abbastanza mite ed era piacevole tenersi il cappottino da mezza stagione addosso. Ma guai a parlarne in giro. “Eh già, fa caldo e nn fa freddo. Il freddo uccide i germi ed io invece ho il raffreddore e trovo i moscerini se lascio un bicchiere mezzo pieno d’acqua in cucina”. Ora invece nevica e si batte i denti dal freddo anche al mercatino di natale in mezzo alla folla, il termometro per strada segna -8 alle 4 del pomeriggio e neanche son curioso di vedere al tg che freddo fa alle 5 di notte, ma saran -15. Almeno nevica, l’anno scorso nevicò solo a fine febbraio, certo la neve è bella, la vista sui tetti dalla mia finestra è dolce dolce e qualcuno porta il figlio con la slitta in mezzo a Kiràly utca, ma “il comune è povero e nn sa fare le cose, nn spalano la neve e le strade si riempiono di fango appena la gente circola per le strade..”. A se vivessimo in fondo al mare, almeno lì nn ci sarebbero questi problemi..” ma che ci vogliamo fare. Signori miei, “E’ inverno. Domani sarà estate!”

 

Servizi segreti bulgari (e ungheresi via) nn sparate più al Papa ma dedicatevi al pippero

In Italia il nuovo film di James Bond sarà nei cinema solo il 5 Gennaio, che ha paura di Boldi, De Sica e Bonolis. Invece qui a Budapest è già nelle sale dai primi di Dicembre. Forse perché qui attira di più e perché negli allegri cortei di Ottobre per far cadere il governo, quando si voleva urlare qualcosa di cattivo verso quei simpaticoni della polizia si urlava AVH (aveha, che qui la h si aspira eccome) la polizia segreta dei tempi del comunismo, che evidentemente ha lasciato tanti bei ricordi.

 

Del resto quando parlo di politica, i miei informatori ci tengono a dirmi che i file dei servizi segreti comunisti son stati in gran parte distrutti, ma si dice che se ne conservi una copia a Mosca e chi sa i segreti è ora nell’odierno partito socialista e tiene in scacco tutti o quasi.

Io in genere dico di si con la testa, ma in cuor mio pensavo sempre che era l’antico odio nn ancora sopito a farli parlare così, e che queste cose son sempre segrete e se ne sa poco, come i misteri italiani chiusi nei cassetti dei nostri italici servizi e le nostre connivenze con la CIA da Moro ad Ustica ad AbuMazen.

 Ma di recente mi son dovuto ricredere.

Difatti, visto che ormai altre 2 settimane e Romania  e Bulgaria entrano nell’Unione Europea (dal 1° Gennaio, n.d.r., e arriviamo a 27 paesi, numero da cui nn ci schioderemo per un bel po’ credo, i giornali si occupano un po’ di più di queste lontane terre e ci regalano notiziole gustose.

Tra queste leggo che il governo bulgaro ha deciso di levare il segreto dagli archivi dei servizi del periodo comunista. E che giusto una settimana fa uno dei direttori dell’archivio si è giusto suicidato perché non sopportava lo stress e le pressioni, ma che è un suicidio strano, con tanti particolari poco chiari, segno che i servizi segreti bulgari sanno ancora il fatto loro.

 Leggo poi sull’Herald Tribune che l’iniziativa sarà comunque fatta con cautela e che nessuno si farà del male, i file degli agenti ancora in attività resteranno segreti, se qualcosa emergerà sarà solo per sapere la verità e non per punire. Il passato è passato, il presente è peccato, il papa polacco è bell’è morto, e Ali Agca, ha ancora una bella barba di cinque giorni nella sua cella.

 

Poi l’Herald Tribune, chiosa dicendo: “Bulgaria is one of the last former communist nations to tackle the historical records of its past. Other countries with former communist regimes, including Germany, the Czech Republic, Poland and Romania, already have taken measures to open communist-era secret files”.

Hey ma manca qualcuno; giusto il paese che mi ospita, l’Ungheria manca, anzi, a parte i paesi ex sovietici è l’unico Stato del patto di Varsavia ad avere tutto nascosto.

 

I miei informatori me li devo tener stretti..

L’Ungheria in piazza, sabato 30

 

Domani si vota, oggi è la giornata di riflessione, di silenzio elettorale, persino i siti di informazione sono costretti a premettere all’homepage una pagina in cui dicono che il sito nn sarà aggiornato per il silenzio elettorale.

 In piazza c’è un clima d fine della festa, meno persone, un po’ tristi che la festa è finita, ubriachi di canzoni, divertimento e quelli che non vogliono andare a casa, i più intimi del festeggiato, o quelli che non hanno di meglio da fare. Comunque tanta gente, ma volti un po’ stanchi e rassegnati.

Il piccolo pub con i tavolini all’aperto e due televisori per seguire le ultime notizie su HirTV, celebrato anche dal Magya Nnemzet, dove si accalcavano centinaia di persone per vedere quel che succedeva stasera è quasi vuoto, e i televisori son sintonizzati su VIVA (canale musicale tedesco) e su sport2 che trasmette Torino-Lazio 0-4.

 Mentre sul palco c’è un piacevole concertino popolare di archi, son colpito da una decine di persone in cerchio, con gli occhi chiusi che cercano l’estasi. In mezzo al cerchio brillano tanti lumini ( le piccoli candele basse da decorazione o per riscaldare olii profumati, molto usati in Ungheria). I lumini formano lo stemma di Santo Stefano (lo stemma con la santa corona, la bandiera di Arpad, e la Croce di Santo Stefano) che figura anche nella bandiera ungherese. Il cerchio oscilla con giovani e anziani stretti per mano.

 

Mi avvicino allora sotto la fiamma eterna a ricordo del ’56, che sembra bruciare da un blocco di granito nero, sul viale che porta all’ingresso del Parlamento. Le ultime 2 o 3 volte han messo altri lumini, a formare 2 specie di cerchi storti, concentrici. 2 ragazze là vicino cantano ad occhi chiusi e a voce bassissima una nenia malinconica. La gente passa e si ferma in silenzio davanti a queste lucine che brillano, sullo sfondo il monumento a Kossuth, un signore coi baffi pensa a sostituire i lumini spenti. Questi cerchi li ho visti già da lunedì, ma solo oggi riesco a decifrarli. Sono l’Ungheria attuale e la Grande Ungheria. Al loro interno anche altri lumi, per Budapest, per Kassa (ora in Slovacchia), etc. Un ragazzino cicciotello mette un piede nei Carpazi per porre un altro lumino a Kolosvàr. Tantissimi lumini poi per il SzekelyFold, la terra dei Szekely (popolazione di lingua ungherese, 500.000 persone circa, concentrata nell’estremo est della Transilvania. La loro origine è incerta, non si ritiene siano discendenti dei magiari).

Io son lì impalato, esterrefatto. Una signora fa cenno al marito di fare un passo indietro per farmi posto davanti ai lumini.

 Il giubbotto di un biker seduto sull’erba mentre i discorsi sul palco procedono, ha la scritta, dentro i confini della grande Ungheria: “Insieme ce la riprenderemo”.

il cubo di Rubik

Oggi sulle scale mobili della metro di Kalvin ter ci ho visto uno col cubo di Rubik in mano e qui ci azzecca visto che Rubik era ungherese, anzi in realtà il cognome è slovacco, ma allora gli slovacchi erano ungheresi.

Non sono ancora anziano ma ricordo da bimbetto il cubo di Rubik nelle mani dei più grandi, come il gioco più figo dell’estate, insomma il sudoku dei primi anni 80, mentre impazzavano i Righeira.

Circa una settimana fa in treno, ora il mio osservatorio sul mondo, siede di fronte a me un ragazzetto con la cartella appena uscito da scuola, ci avrà sui 13 anni e l’aria sveglia, il cappello di traverso. Appena salutati gli amichetti esce dalla cartella un cubo di Rubik. E’ più o meno dove ci arrivavano tutti, completate 2-3 facce, gliene mancano le altre, in genere impresa impossibile per chiunque tranne Rubik stesso. Il fiu, sbuffa un po’, poi in 10 minuti gira e rigira il cubo lo finisce.
Io guardo allibito.

lo mostra alle file dietro. poi lo disfa un po’ fino a levare 5 facce e ricomincia.
Lo finisce una seconda volta prima di arrivare a Nyugati ( la stazione ovest di Budapest).

Hockey sul ghiaccio o come far pace con il romeno

A Budapest lo sportivo può vedere gare di alto valore tecnico nelle seguenti discipline: pallanuoto, corse dei cavalli, hockey sul ghiaccio, football americano, scherma, etc. 

L’hockey su ghiaccio perchè l’Europa centrale è tra le quattro grandi scuole di questo sport con almeno 2 stati (Cechi e slovacchi) tra i primi 5-6 al mondo perchè uniscono la grande tecnica della scuola russa e scandinava, all’hockey fisico del Nord America). Il campionato più bello d’Europa è in Germania.

Ed io oggi ero all’ultima giornata della Skoda Kupa di hockey su ghiaccio: quadrangolare tra Ungheria, Romania, Giappone e i campioni di Slovacchia del HKM Zvolen, allo stadio del ghiaccio dell’Ujpest.
Lo stadio è rinnovato, ma ammette i posti allo, posti in piedi, che costan la metà e si sta appoggiati alla balaustra sopra i posti a sedere- per veri appassionati – ed io fra questi..

La bella partita è alle 15.00 tra i forti slovacchi e le matricole giapponesi, che esprimono un hockey tutto velocità, un 3-3 divertente, che i nipponici (+ motivati) vincono ai tiri liberi, i rigori in movimento, senza mai arretrare, dell’hockey..

alle 18.30 c’è invece l’epico incontro: Ungheria – Romania, aspetto lacrime e sangue vista il secolare odio tra i due popoli, invece no, l’hockey è uno sport minore di grand’uomini veri appassionati dove nn c’è spazio per facili isterismi e poi dove mai si potrà giocare hockey sul ghiaccio in Romania se nn tra i monti, tra i monti della Transilvania e infatti scendono sul ghiaccio per il riscaldamento i nomi dei giocatori sulle maglie dei romeni ci son tanti tipici cognomi magiari come Papp, Basileudzs, Mihaly, Molnar S., Molnar P., cugini transilvani insomma..

Ma la cosa curiosa qui tra i ghiacci è che la Romania ha una casacca classica da nazionale di hockey con lo stemmone del regno di Romania enorme sul petto, come la mia maglia di Jagr della Rep. Ceca (come la foglia d’acero canadese, il rosso fuoco dei russi, i tre monti slovacchi, i tre leoni finnici), mentre lo scudo magiaro con la croce di S. Stefano etc. è invece piccolo sulle casacche dell’Ungheria, piccolo piccolo per far posto alla megascritta “Pannon GSM”, (l’Omnitel ungherese), come la marca sul pacchetto delle sigarette…

Ed ecco allora come risolvere il secolare odio allora tra i popoli del Centro-Est, ci vuole un bello sponsor..

Una cerimonia speciale

Ecco che parte l’inno nazionale su una base preregistrata e dopo qualche istante scorgiamo Julia dal fondo della sala che percorrere con passo sicuro la passerella rossa fino a sedersi davanti al sindaco del III distretto dove risiede e nel cui municipio ci troviamo.

Sono un invitato speciale alla cerimonia di Julia, presente con giusto i genitori, la sorella ed il cognato, ed il amico e suo compagno Giuseppe. Oggi Julia diventa magiara e prende la nazionalità ungherese.*

Sentiamo la voce di Julia rotta dalla commozione mentre ripete la formula di rito dopo il sindaco del terzo distretto di Budapest.

Poi il suddetto sindaco, una donna in carne e rubiconda, invita alla felicità, si stappa lo spumante di ordinanza e si esce un dolce alla panna per festeggiare. Si affacciano sulla soglia gli invitati per la prossima cerimonia, un matrimonio. Il sindaco gusta solo la torta, mi dice Giuseppe che fino a pochi mesi fa il cerimoniale prevedeva che dividesse la gioia dei festeggiati alzando anche lei il calice, ma alla fine del giorno delle cerimonie (il venerdì) era visibilmente alticcia.

Giusto per dirvi che nn insisto sulle cose per niente, a metà cerimonia abbiamo ascoltato l’ormai nota lirica di Vörösmárty, di cui riporto i famosi versi piu volte citati:

Oh magiaro sii fedele alla tua patria/ e tua culla/e un giorno anche tua tomba/Al di fuori di questo in tutto il mondo/non c’e posto per te/che tu dalla sorte sia benedetto o punito/qui devi vivere o morire

*I genitori son qui da 2 giorni fa da Koloszvar (Cluj Napoca, in romeno), la capitale della Transilvania. Julia è un’ungherese di Transilvania, i suoi genitori sono nati là, quando questa era territorio ungherese, lei quando era territorio romeno, vive a Budapest da cinque anni, e da cinque anni ha fatto domanda per la nazionalità ungherese.

Bibò

A Nina Pilone

L’ultima volta all’istituto di cultura mi cercavo un libro di storia, per capirne un po’ di più, perchè Kapusinski farebbe cosi. Ma nn offriva molto il nostro caro istituto italiano cosi rappresentativo, e giusto alla fine mentre ripiegavo su un testo di linguistica, materia che studio da 20 anni, vedo un libricino verde ” Miseria dei popoli dell’Europa Orientale”, penso “magari penso sarà per l’ennesima cazzatina finita qui per comprare qualche copia al figlio di cardinali”.

Invece e il pamphlet, scritto nel ’46, di un grande storico ungherese, dal nome per noi buffo ( Bibo) che colpisce per la sua lucidità, e lo sguardo che si erge al di sopra della realtà in cui è immerso.

Ed ecco che Bibò prova a trovare le ragioni del “<nazionalismo meschino, antidemocratico, chiuso e violento di queste regioni.
Ancora.. “il problema e capire cosa abbia reso squilibrati i popoli dell’Europa Centrale ed Orientale“.

“(..)Mancanza di confini statali nazionali riconosciuti e fissati, come in Europa occidentale e settentrionale. questa situazione deriva il tratto più caratteristico dello squilibrio nella psicologia politica in Europa centrale ed orientale: la paura esistenziale per la propria comunità.”

Noi che viviamo qua, viviamo questo nazionalismo a tratti davvero meschino e chiuso che rimpiange la grande Ungheria, senza scoprire che piccolo è bello, (come direbbe il mio capo) e Bibò parla, nel ’46, di ungheresi ma anche di quel popolo dell’Europa Centrale e Orientale che sono i tedeschi (è il ’46).
.. Ma leggerlo oggi dopo le guerre yugoslave degli anni ’90 nn perde certo di attualità.

SCG

In tv c’e’ spesso la pallamano, dove le donne d’Ungheria sono campionesse olimpiche in carica. L’altra sera ci giocava il Pècs contro una squadra straniera forte, eppure la sigla nn mi diceva niente SCG. Poi ci sono arrivato, e’ la vecchia Yugoslavia, Serbia e Crna Gora (Montenegro), come si dice ora. E le ragazze ci dan dentro perchè nn è mica un paese amico, c’è un pezzettino di Yugoslavia, la Vojvodina, dove ci abitano 300.000 ungheresi, e Novi Sad per loro nn si chiama Novi sad, bensì Ujvidek..

All’inizio dell’Andrassy, dove già lo sguardo si allarga ad abbracciare Piazza degli Eroi c’e’ la loro ambasciata. Ogni tanto ci passo, quando prendo il 75 per tornare a casa. Ci passo e mi fa impressione. Perchè c’e’ sotto la targa bronzea recante Ambasciata di Serbia & Montenegro vedo un depliant turistico in bacheca, su Belgrado e le colline belgradesi spiegato sui 3 lati e messo sotto il vetro.

Ci ripasso oggi e vedo un pallone da basket rimbalzare sopra il cancello. Un ragazzetto smilzo nel cortile dell’ambasciata che mira alla pietra scura del muro di cinta. Nn c’è un canestro, nn ha compagni. Mira alla pietra scura del muro di cinta dell’ambasciata di Serbia e Montenegro a Budapest. Come se all’interno dell’ambasciata del Brasile un bimbetto palleggiasse contro il muro.

SZOSZAT

Alla patria

Oh magiaro sii fedele alla tua patria,
in modo irremovibile
è tua culla, e un giorno anche tua tomba,
quella che di te prende cura e ti copre.

Al di fuori di questo in tutto il mondo
non c’è posto per te;
che tu dalla sorte sia benedetto o punito,
qui devi vivere o morire

SZOSZAT

Hazadnak renduletenul
legy hive, o magyar
bolcsod az a majdan sirod is
mely apol s eltakar

A nagy vilagon e kivul
nincsen szamodra hely
aldjon vagy verjen sors keze
itt elned, halnod kell.

Fiume italiana

Il posto si chiama Lompos Farkas, che tradotto vuol dire lupo peloso, lupo mannaro, ma stai attento, mi fanno, che in ungherese ha un significato equivoco…
Sto a sentì il famoso quartetto di sassofonisti dell’amico mio, e i 4 ci danno dentro tra sax tenori, soprano, (che fa più casino di tutti) e sax basso. Fanno canzoni famose e musica popolare e la gente al pub si diverte per davvero. ed è buffo veder passare suonatori e amici fidati dai locali trendy per ricchi e puttane del Mammuth ai pub proletari zona Keleti..

il lupo mannaro e in via Fiume (Fiumei ut), che è lunga e importante, infatti è una ut e non una utca. Da queste parti non c’ero mai stato, qui ai margini del triangolo malfamato di Budapest, tra Keleti, Klinikak e il cimitero dove la gente ha paura di entrare e ci vivono gli zingari, non cercare mai casa li…

Il giorno dopo sfoglio “amore e libertà”, (titolo che dovrebbe dir qualcosa di quel che gli italiani cercan qui) appena preso dalla biblioteca che quasi mi pareva di fare un favore a Caterina; che ha per sottotitolo “Antologia dei poeti ungheresi” e ci leggo all’introduzione:
Gli inizi della diffusione e della fortuna della letteratura ungherese in Italia sono strettamente legati alla città di Fiume, i cui abitanti già nel 1778 avevano chiesto e ottenuto il privilegio di appartenere direttamente al regno di Ungheria (invece che alla Croazia) come „Corpus Separatum della Sacra Corona Ungarica

W D’Annunzio

gli Ungheresi a metà

“La Transilvania e il cuore della nazione ungherese 
(..) la Transilvania e quello che e il Kosovo per i Serbi”

(Kos Karoly, Storia e cultura dei popoli della Transilvania, 1932)

….nel vecchio ghetto ebraico di Budapest, a cavallo tra il VI e il VII distretto, un vecchio cancello di un palazzo abbandonato sulla Kiraly utca.., ha le sbarre arrugginite, vedi dentro e non vedi la fine, si aprono cortili su cortili, sporchi, lasciati all’incuria, uno dopo l’altro, e a fermarsi e guardarci dentro per un po’ ti vengono i brividi.
Accanto al cancello vi e una targa in bronzo: il palazzo è dedicato a Emanuil Gojdu, 1802-1870 che si e prodigato in nome dell’eterna fratellanza tra i popoli ungherese e romeno.