la mia Budapest è un muro

La mia Budapest da 10 giorni è il muro davanti alle finestre di casa. Da 12 anni vivo in questa casa. ho sempre amato la vista delle mie finestre. Quando sono arrivato qui c’era un mercato di frutta e verdura, provvisorio. Vivevo nel quartiere e venivo qua a far la spesa. Poi il mercato si è trasferito nella piazza dedicata e un po’ dopo mi son trasferito qua. Abitavo al primo piano, ma avevo la vista sui tetti (era solo un piano) della struttura abbandonata, sono un romanticone, faceva molto Budapest, storia della città sotto casa. È arrivata la crisi, la ripresa. L’hanno abbattuto in 3-4 anni con molta calma e ora davanti alle finestre ho un grande spiazzo vuoto, bianco, con 2 camion tecnici e una di quei grandi muri di mattoni rossi bello lontano che fa molto Budapest. La città è li in un angolo, un incrocio, qualche passante molto molto in lontananza. Ogni tanto. Nn riesco mai a capire se sono molti o pochi. #stateacasa.

bricks mattoni wall muro budapest Covid

Le chiavi

Come si fa a perdere le chiavi di casa in questi giorni? Ieri ce l’ho fatta. Cosa c’è di più sacro in questi giorni, quale la nostra unica difesa, il nostro fortino da difendere con i carri in circolo, gli arcieri con le frecce infuocate mentre donne e bambini sono al sicuro? La casa. Bene ierimattina all’alba torno a casa con le buste della spesa cariche, avvisto due tizi nella piazzetta sottocasa, li aggiro passando per il parco, fò una scrollatina alla tasca della giacca, sento tintinnare qualcosa ma son monete, mi fermo, mi frugo pian piano cercando di mantenere la calma, ma niente. Inizio allora freneticamente a travasare una busta nell’altra nella speranza che sian li, arance, cavolini di bruxelles, fagiolini, lamponi surgelati (ho deciso di combattere il virus con le vitamine, so che forse riuscirà a sfondare le difese del castello, ma lo aspetto al varco con un valido esercito di anticorpi ben allenati) niente. Panico. Continuo a farlo davanti alla porta di casa, escono degli operai, mi intrufolo, frugo ancora, vedo la ragazza del terzo piano scendere le scale il suo cane pulcioso, lo fa 4-5 volte al giorno, qui nn è cambiato niente, ho visto l’altra vicina rientrare a casa con due uomini che sembrano gli zii della provincia che hanno un’impresa di ristrutturazioni interni, quale momento migliore per rifare il parquet di casa. Le lascio le buste, corro al supermercato, poi al secondo (ho trovato code lunghissime e avevo provato a cambiar esercente, da Despar a Penny Market cambia poco, vuoti gli scaffali di pasta, pomodori pelati, conserve varie, anche la crema di fegato, legumi secchi, le penne liscie ungheresi sono le lenticchie gialle). Nel mentre chiamo amico uno poi amico due, no, i doppioni delle chiavi ho avuto la brillante idea di riprendermeli, ora ce li ha una mia amica che in genere è a Budpaest ma che ora è a 100km da qui, pratico no?

Mi permetto il lusso di una scenata alla Mario Merola davanti alla tipa del Despar che mi dice, qualcosa tipo io nn ce le ho in tasca, cazzi tuoi amico, (chiamasi solidarietà). Vado verso la stazione, ho deciso, chiamo l’amica, nn raggiungibile. Attraverso la carreggiata all’angolo tra via Damjanich e via Rottenbiller, a due passi da Lovolde ter, dove soffia sempre il vento, dice la canzone, di fronte alla chiesa metodista che ti dice che ti ama. Il semaforo mi fa fermare sull’enorme spartitraffico, riprovo, l’amica risponde, pronto senti vedi che…., mi giro, vedo un oggetto metallico sull’enorme portafiori al centro dello spartitraffico. Mi avvicino, vedo sporgere un pendaglio bruttarello di un bel verde acceso. Le mie chiavi.

Da qualche anno han deciso che i viali alberati di questa parte del mio quartiere devono convertirsi a la modernità e oggi per molte strade ci sono schiere di alberelli rachitici che nn son mai cresciuti e nn hanno mai messo foglie da anni perchè nn piantati nel terreno, come Cristo comanda, ma in un gran portafiori anonimi di metallo. Ieri l’ho trovata una idea eccellente…

il cacciatore

il cacciatore - Kovacs Zoltan

Domenica, ore 13.30, l’ora che ho scelto per uscire di casa e andare a far la spesa al supermercato, che qui nom c’è nessuna distanza obbligatoria, nessun a fila col carrello in mano, l’ungheria è un paese sicuro e il male nn ci colpirà, ma io sono italiano e so come vanno le cose e allora ho scelto domenica 13.30, quest’ora che son tutti a tavola o, o niente (un tempo scrivevo o in campagna dai nonni, no, i nonni meglio che nn vedano i nipotini ora). Qui cmq ci sono ancora 10 gradi di massima, se esco con cappottino lungo, sciarpa a coprire il volto tipo tempesta di neve e guanti passo quasi inosservato, ho detto quasi).

Ma il supermercato è chiuso, nessuna ordinanza, c‘è un cartello, oggi è 15 marzo, festa nazionale ungherese, si ricordano i moti del 1848, contro gli asburgo, in genere è un gran bagno di folla, di comizi politici di ogni ordine e grado dall’ultradestra alla sinitra che sogna, al leader viktor, ma oggi nn si fa niente ovviamente, per nn seguire l’esempio della spagna che festeggia l’8 marzo ed poi una settimana dopo si ritrova con 2000 casi al giorno. Vuota allora la scalinata del Museo Nazionale, dove in genere un coro di bambini ricorda l’eterno poeta Petofi che legge la lirica Alzati in piedi, o magiaro, ma in TV vediamo cmq a ripetizione i soldati ungari che marciano compatti per l’alzabandiera davanti al Parlamento con presidente della camera e presidente della repubblica solenni che avanzan, non mano nella mano ma a 5 cm l’uno dall’altro si. Orban invece se ne è andato in Serbia, ai microfoni dice per assicurarsi che gli amici dei balcani nn facciano arrivare italiani e migranti, ma ungheresi si.

Alla conferenza stampa quotidiana oggi nn c’è la zia Cecilia e accanto al militare pieno di medaglie si presenta il sottosegretario alla presidenza del consiglio Zoltan Kovacs, quello sicuro di  se e della linea orban che parla alla CNN, responsabile comunicazione internazionale. In giacca di camoscio e sottopetto manco tornasse da una battuta di caccia tra i boschi del Vermont, è in un visibile stato di agitazione, attacca i giornalisti, arrogante e aggressivo ben lontano dal ruolo rassicurante che dovrebbe avere un politico vero in questo frangente.si potrebbe pure esser giocato la carriera

Vuol dire che l’Ungheria è messa male e io inizio ad avere paura.

I numeri sono ancora bassi, 32 infetti, oggi il primo morto (“è morto un nostro compatriota” annuncia Zoli), ma intanto tutti anche restando ai paesi qua vicino Slovacchia, Polonia, Austria, han chiuso i confini, i negozi e la vita sociale. Qui ancora la gente fa tutte le cose che avrebbe fatto l’anno scorso di questi tempi.

Mi aspettavo un discorso importante da statista di Orban oggi, festa nazionale, ma niente. Mi rifaccio la sera con Burioni, Gualtieri, Borrielli, Sacco. L’Italia mi manca.

 

il lattivendolo

L’ungherese medio c’ha ancora capito poco del virus e ha le idee un po’ confuse. Sabato mattina qui è giorno di mercato, il giorno in cui si colorano i banchi dei piccoli contadini, quelli fuori dal piccolo grande mercato coperto del mio quartiere, e se ho tempo per andarci ci vado e in questi giorni il tempo proprio nn ci manca.

L’appuntamento da non mancare è quello col mio lattivendolo, quello che viene col suo piccolo van da Lajosszentmise, dalla pianura ungherese e che ha un buon spirito imprenditoriale da migliorare sempre l’offerta, i prodotti e il marchio. Sul marchio ora c’è un tizio un po’ robusto con la barbetta rossiccia che sorride mentre è in posa accanto ad una placida mucca, mentre al mercato sul suo van con ripiano verso il pubblico c’è sempre un tizio magrolino, pelatino con il pizzetto rossiccio, il fratello. Ed è un tipo simpatico, con quel pizzetto, uno di quelli che ti ispira un saluto più sincero del solito, che ti sorride, con cui la gente si apre e scambia due parole. Ci vado quando il mercato sta per chiudere, poco prima delle 13 cosi nn trovo nessuno, nel mercato come per le strade, (ormai faccio solo stradine laterali o cammino in mezzo alla strada per nn incrociare nessun pedone) ed in effetti metà ha sbaraccato, ma so che lui c’è fino all’ultimo. c’è solo una signora in cappotto nero che nn la finisce piu di far chiacchiere con lui, con quel modo concitato e sicuro che solo le massaie di tutt’Europa hanno. Ogni tanto sbuca la parola virus, ma tengo il mio metro e mezzo di sicurezza e nn capisco niente di piu.

Poi è il mio turno: due pezzi di formaggio fresco (li vende solo in pezzi da 200 grammi l’uno). Tre vasetti di yogurt (è tutta roba che in 3-4 giorni inizia a diventar rancida nel frigo, quando si dice prodotti freschi senza conservanti, nn ne posso comprar di più), ricotta, korozott (una sorta di ricotta mescolata a panna, paprika dolce, aglio, prezzemolo, gustosissima sul pane). È il mio turno anche per la chiacchiera “ma la gente ha paura del virus?” “si, tantissima”, dai quartieri semicentrali di Budapest alle fattorie della puszta.., “fanno bene, l’unica è restare in casa” “restare in casa?” mi guarda come se volessi combattere l’AIDS con un corona d’aglio attorno al collo… di restare in casa nn ne ha mai sentito parlare, comunque è una cosa impossibile e inattuabile, gli parlo del metro di distanza e delle mani, oh si, ha un pacco di salviettine umidificate e nn fa che umettarsi le mani, i soldi, i soldi trasmettono il contagio. Ecco, gli ungheresi non venderanno le loro madri e i loro nonni per un punto di PIL, l’idea che il peccato, il primo vettore del contagio siano i soldi, il male che infetta il mondo siano le banconote che incassa ce la meritiamo tutta. Buona domenica a te.
In Ungheria comunque come nel resto del mondo c’è tanto orgoglio in questi giorni ad essere italiani, santi, navigatori ed eroi, gente che vuol salvare i suoi anziani. Il popolo che quando arrivò l’epidemia cantò dai balconi.

Coronavirus East

Ti aspetti di stare come in vacanza con molto tempo per te, un buon libro, e cucinare in tranquillità rispettando i tempi giusti, e magari un buon film la sera scaccolandoti e stropicciandoti gli occhi quando arriva il sonno ma vuoi vedere come va a finire invece ti trovi sempre alla scrivania con un’ansia crescente ad aggiornare sempre i tuoi siti preferiti tra cui c’è anche quello del bollettino di guerra morte e feriti e dispersi del coronavirus (link) a leggere di mortalità cinque volte quella normale in città come Bergamo, a cercare sempre gli aggiornamenti dai siti dei tuoi due paesi, con appunti fissi attorno alle due per la “ Tribù Operativa” la traduzione letterale della Operativ Torzs, una specie di Squadra speciale, che sembra uscita da un film di Franco e ciccio, uno in divisa militare dura con tante medagliette pelato al punto giusto e la zia Cecilia, Cecilia Muller, una simpatica signora di mezzetà con gli occhiali con la catenina, la messa in piega. Sarebbe l’ufficiale militare in capo ma “sembra una cassiera del Lidl” mi ha fatto Robert, un amico infettivologo che ha lavorato come sulla ricerca contro l ‘AIDS; un altro virus, una che ha fatto carriera con la fedeltà politica insomma. Poi arrivano i nostri con il loro bollettino di guerra, morti, feriti, dispersi, le rassicurazioni va tutto bene mantenete la calma.. oggi in realtà c’erano solo due militari, e han risposto a domande sul virus. Come nei film americani quando scoppia l’epidemia e la situazione la prendono in mano quelli del Pentagono e lo scienziato che vorrebbe dire la verità ma gli viene tappata la bocca. la sala stampa è quasi deserta tranne solo qualche giovane volenteroso.

in realtà oggi ha parlato Orban, ha cambiato a 360°C la sua posizione in 12 ore e nessuno se ne è accorto, ha parlato al suo classico colloquio alla radio del venerdi mattina e ha detto a parte cche il virus lo portano gli stranieri puzzoni, che “segue le mosse degli altri paesi” ma le scuile rimangono aperte (i bambini si ocntagiano e poi chi st aa casa con i bambini, i nonni!) e poi nn si puo perdere l’anno soclastico e cmq i professori nn saranno pagati se si blocca tutto.

poi però una classe nel liceo buono buono quello di mattoni rossi, il Toldi sotto il castello di Buda, viene mandata a casa perchè arriva la notizia che la madre di un ragazzo ha il virus conclamato, poi il preside di un piccolo paese sopra il Balaton, Tapolca, decide di mandare tutti a casa, epricolo, chissenefrega delle regole che sono cosi. Alle 8.30 passa la notiza alle 9.15 il presidente parla alla nazione, sul suo account facebook ( che ovviamente si blocca) ma poi eccolo in differita facebook orban in maniche di camicia bianca dietro una scrivania nn da parata che parla di una giornata pesanta, snocciola 10 gruppi operativi formatisi, annuncia la chiusura delle scuole (la forza di orban  è anche in questo italianissimo pragmatismo, sa adattarsi alle cirocstanza, tornar eindietro e prendere l’asltra strada senza mostrare debolezza e indecisione), si procede a distanza con aiuti elettronici (come dappertutto ornai in europa), chi nn ce li ha puo sempre andare a scuola e usare i computer della scuola  inarca le sopracciglie, si, si formeranno piccoli gruppi.

Kurz ha parlato all 14, i nostri Borrelli alle 18, Trump alle 17, ieri ho visto Boris Johnson, la lotta al virus dal divano di casa è dura. Quando ha ventun anni mi tagliai i capelli lunghi (mi arrivavano alle spalle, nn ero un metallaro, è che i barbieri mi facevano tanta paura) capii cosa davvero le persone pensavano di me da come reagirono la taglio che avevo dato alla mia vita, oggi vediamo come i popoli della terra reagiscono all’arrivo di una epidemia per cui nn abbiamo cure e sembra una barzelletta; l’italiano disubbidisce, ama la famiglia e canta, l’inglese pensa alla borsa, gli americani nn sanno cos’è la sanità pubblica, l’austria parla dell’italia, gli ungheresi… gli ungheresi sono dei pochissimi paesi che classifica ancora i malati secondo la nazionalità.. lo immaginereste in italia? Abbiamo 2100 contagiti italiani, 34 senegalesi, 23 bengalesi, 5 albanesi…. ecco forse lo avrebbe fatto il governo salvini ministro dell’interno.

primo giorno delle leggi speciali

Pronto zia? mi senti?”
…no mi dispiace ma non riesco proprio a venire in Italia questo mese, hai sentito il TG vero?

Mia zia ha 83 anni, resta sempre in casa, sul letto e nn è che sta tanto bene. E’ sola, ha la badante. In TV vede Beautiful e la novena da Lourdes in italiano su TV2000.

C’è un virus, in tutto il mondo, ma specialmente in Italia, hanno bloccato i voli. Si, non ci sono i voli, oggi hanno chiuso pure il confine. No, nn ti preoccupare, tu stai in casa, ma io purtroppo nn posso venire.” provate voi dirmi cosa dire a mia zia per spiegarle cosa cavolo è successo nelle ultime settimane.

Io sono italiano e sono chiuso in casa o quasi, essi che la mia attività si svolgerebbe tutta con gli italiani che vengon qua a Budapest, quindi meglio in ritiro. E poi voglio far squadra, sentirmi italiano, la mia nazione soffre in casa davanti a un buon libro e io qui a far la vita normale. Si, qui si fa una vita normale e solo oggi sono arrivati i messaggi sui telefonini per avvisare di guardare la TV.

……………………….

In TV il portavoce Gergely Gulyas che annunciava la “situazione d’emergenza”, una sorta di leggi speciali, orban nella costituzione nuova che si è scritto nel 2012, finora utilizzate solo per l’alluvione del Danubio in certe regioni, mai in tutto il paese. La ricetta ungherese è eventi al coperto sopra i 100 attendenti e al all’aperto sopra i 500 vietati, quindi cinema, teatri, concerti, sport, grandi pub. Domanda dai giornalisti e i piccoli teatri? Risposta li non corrono pericolo. università chiuse e scuole aperte, domanda dei giornalisti: i bambini? Risposta: Loro non cororno pericolo, mica si ammalano. “E poi nn conosco un bambino che resta a casa se non c’è scuola”. Almeno noi abbiamo la compiacenza di dire e i figli a chi li lascio? Se nn ho un bonus baby sitter o un’assistenza sociale all’inglese. Le università invece sono un ricettacolo di stranieri e terroristi internazionali. Le lezioni proseguiranno a distanza. Entro venerdi svuotati tutti i collegi universitari. Finora gli untori son stati gli iraniani, pericolosi studenti di medicina iraniani. 8 su 12 degli infetti sul territorio. La politica di orban funziona benissimo, lo straniero ha portato il male da molto lontano. È pure della nazione giusta, meglio mantenere buoni rapporti col gigante cinese e con i simpatici italiani, ma gli iraniani? Stiamo scherzando. Intanto i confini a occidente son belli e sigillati, niente bus, treni, aerei con Croazia, Slovenia ed Austria, controlli rigorosi ai confini. Dall’italia non può arrivare nessuno.

Esco a fare un giro, la app dice 20 gradi, fuori è primavera, son tutti a mezzemaniche mentre io sto con un cappottone tipo perverso. In strada c’è tantissima gente: gente che guardo poco il telegiornale, gente che si deve muovere cmq per lavoro, ma nella trafficatissima via del re, c’è chi legge fuori dalla birreria e chi porta a passeggio il bebè. io faccio strade laterali, (oh, il tratto basso della mia via Josika, quanto ti ho denigrato perchè eri e sei davvero brutto, ma ora mi torni utile che qui sicuro nn c’è nessuno) cammino in mezzo alla strada, perdo tempo sulle strisce ed un automobilista mi grida: ” ma che hai il coronavirus”?” ,vado sul marciapiede sotto il sole cocente di Marzo a Budapest, perchè controsole e ne incontro di meno di persone, ma la sfiga vuole che mi capita pure di incontrare qualcuno, ecco di lontano in bicicletta, Clay, il mio diciamo amico mezzo Scozzese mezzo americano. Ci salutiamo col gomito, è lui porgermelo, stiamo alla distanza di un paio di metri, che poi ho il sospetto che cosi distanti per parlare o ascoltare dobbiamo sforzarci e le microparticelle di saliva partono con più abbrivio.. parliamo del piu e del meno, ovvero di coronavirus e leggi speciali. Il figlio ha avuto la febbre, si, c’è stata anche l’influenza normale, tremenda, in questi giorni. Son contento di stare a due metri da lui. Il saluto dell’arrivederci ce lo diam di lontano menza neanche toccare i gomiti dei cappotti..

Olandese scappa davanti ai dottori, ovvero il paese dell’innocenza

Ho molto tempo libero, si sa in questi giorni è difficile lavorare. E poi io la prendo con filosofia, sono giorni in cui puoi prenderti un po’ di tempo per te stesso, la mattina la prima cosa che ho fatto è stata fare una lista di tutte quelle cose che davvero significano qualcosa per te e vorresti tanto fare ma per cui nn hai mai tempo, un po’ come se fosse il 31 dicembre, tipo quella di scrivere di più sul blog.

è un sabato mattina, ieri ha piovuto quasi sempre e dati i tempi difficili me ne sono stato tutto il giorno a casa provando a leggere piu che potevo libri su tutti i virus che abbiam preso dagli animali n posti assurdi del globo come foreste del borneo e zone umide tra Congo e Zaire, studiati da scienziati che hanno la passione di malattie infettive superletali e dissezioni di animali selvatici. Un libro meraviglioso, solo che son 500 pagine, per ora ho letto di Hendra, Ebola, malaria, SARS, e sono a metà aviaria.

Oggi invece c’è il sole e c’è vento e Budapest ai tempi del coronavirus sembra un po’ l’Italia di un mese fa, innocente, il mercato del sabato è piena di massaie sorridenti che fan la spesa, la gente affolla gli stadi, il virus è una cosa strana che miete vititme solo lontano da qui, i contagiati qui sul suolo patrio si contano sulle dita di una mano e sono stranieri stranierissimi, come i tre cinesi ricoverati a Roma, unici contagiati in italia per quasi tutto febbraio.. qui sono iraniani, studenti universitari (Budapest ha una buona tradizione di figli della borghesia iraniana mandati qui a studiare, il mio primo dentista qui era iraniano) uno studia medicina alla famosa Semmelweis e l’altro Scienze Agrarie. Che colpo di fortuna nella Budapest terra di transito da sempre e di italiani in vacanza e ungheresi che ritornano dalle vacanze sulla neve delle Alpi beccare come paziente uno proprio un iraniano, un non cristiano bianco europeo come primo untore.. l’accusa è di aver fatto pochi tamponi, (solo 263, dati ufficiali, e se mia “suocera” si becca una polmonite o il maestro di pittura della mia ragazza annulla il corso domenicale per una tosse fortissima nessuno pensa al male chè nessuno ti ha messo in guardia)

A Budapest è tutto innocente e per antonomasia lo sono i turisti, faccio un giro in città per vedere se ci sono, e ci sono eccome. pochi italiani, molti slavi, polacchi, spagnoli, anche in gruppi numerosi, tipo questi che si accalcano attorno alla guida bionda davanti alla basilica di Santo Stefano che sarà sommersa dai droplet; piena come primo sabato di Marzo la collina del castello di Buda, piazza della trinità sotto la chiesa di Mattia, affollato lì in alto il bastione dei pescatori, per il turista va tutto bene e il suo mondo fatato nn deve essere scalfito dal pensiero di aver preso il virus nel bus affollato che lo porta dall’aeroporto in centro, nel ristorante o nella coda per entrare in chiesa e di portarlo con se al ritorno ad amici e parenti anziani.

Mi rifugio nell’unico posto piccolo carino ed economico di tutta la collina del castello, per un caffè lungo, ci sono anche tutti i giornali possibili qua, dall’unico quotidiano indipendente ai tabloid, dio quanto mi mancano.

la notizia del giorno è il quarto caso di coronavirus:
un cittadino olandese, da molto qui a Budapest, parla la lingua, vive in un quartiere dal numero molto alto, il XVIII, che si è recato al poliambulatorio del distretto lamentando febbre alta, mal di testa e un suo amico olandese “a cui è molto probabile abbiano diagnosticato il corona virus”. l’hanno isolato, han chiamato l’ambulanza per portarlo allo Spallanzani di Budapest, ma poi è scappato, o meglio nn l’hanno più trovato. A quanto pare il tipo ha aspettato un’ora e poi stanco di aspettare ha deciso di andare con le sue gambe all’ospedale cercando il reparto malattie infettive. Intanto era scattato l’allarme, le ricerche della polizia per il malato in giro.. Questo secondo il giornale (Nèpszava).

Il titolo del tabloid (Blikk) è; olandese scappa davanti ai dottori

blikk coronavirus ungheria

Virungheria

Il ministero degli esteri ungherese tiene una conferenza stampa al giorno di aggiornamento sul coronavirus. Va tutto bene. l’ungheria è un paese sicuro e protegge i suoi cittadini per terra per aria e per mare.
i numeri: 18 persone in quarantena (camionisti o studenti trovatisi nella zona infetta), zero infetti, 62 tamponi effettuati (63!), 383 controlli alla frontiera e 4247 all’aeroporto, di cui piu di mille cinesi. Una donna di Gyomro (hinterland di Budapest), di ritorno dal carnvale di Venezia e con i sintomi dell’influenza è andata dal medico di bsase, han chiamato le autorità, ma ci fan sapere che è sfebbrata. Eppure ci sono ungheresi che l’han beccato, nel gran mondo, quancuno nell’hotel di Tenerife, una donna delle pulizie della navecrociera in Giappone (ce n’erano altri due, componenti dell’orchestra, gli ungheresi son sempre giramondo), un romeno di etnia ungherese della contesa transilvania, (di lui si sa solo che ha 45 anni e viene da un territorio che le autorità itlaiane non considerano infetto, detta così potrebbe essere sia Lambrate che Agrigento).
 
la verità è che andare oggi in italia equivale a perdere 2 settimane di stipendio, circolari interne avvertono più o meno in tutti i posti di lavoro di comunicare immediatamente eventuali viaggi di ritorno dalla terra di Dante, o di comunicare in via confidenziale se qualcuno ci va e non lo dice.
Nel frattempo mi son trovato a spiegare a 4-5 persone cos’è l’amuchina, ho risposto alla domanda secondo te andrà sempre meglio o andrà sempre peggio e un’amica cinese da Zagabria mi ha mandato il video della nonna di Casa Surace con i consigli della nonna sul virus sottotitolato in cinese: lavatevi le mani, quante volte ve l’ho detto, ti sei lavato le mani, vatti a lavare le mani… le mani davanti alla bocca quando starnutite, ma non per il virus, è educazione… W l’Italia.

rosso virus

vivo a Budapest e so che qui sarò sempre, in fondo, uno straniero. e se l’italia da giorni è nelle prime pagine dei giornali per le vicende che sappiamo io sono un po’ come un cinese in Italia, sappiamo che vive nel quartiere da 20 anni e ha chiamato il figlio ocn gli occhi a mandorla Pino, ma in fondo frequenta cinesi, ha amici cinesi e lavora con cinesi, nn si sa mai, meglio comprare la carta igienica nel tutto a mille lire accanto. ecco, io ho avuto una coppia di clienti napoletani ieri e lei tossiva, oddio pioveva e c’era vento che l’ombrello si piegava, ma un cinese nn può starnutire.
 
è cosi sovrappppensiero a Blaha attraverso la strada ultimo nella coda, mi trovo che il rosso è già scattato e due viigli incolori fosforescenti che mi guardano con occhi stupidi e mi fanno la ramanzina. Documenti, lo sa che nn si attraversa col rosso. si ero disattento, mi spiace molto. l’ungherese sa essere spietato. Nn faccia lo gnorri. Sta a vedere che mi becco la multa ai pedoni. cosi la gente la smette di stupirsi che nn ci sono vigili e forze di polizia a pattugliare le strade (no, Budapest non è Guadalajara). esco dalla tasca magica la lakcimkartya, il documento di domicilio. lo sbirro 2 mi dice per ora se la cava con un ammonimento verbale, lo sbirro 1 controlla sulla app gli estremi del documento. ecco ora ha visto che sono italiano. è dall’inizio che penso lo so che nn lo faranno, ma se mi portano in ospedale.. (dove mia suocera ha appena preso una seconda infezione..). Mi guarda, guarda l’italiano. Sicuro che nn ha anche la carta di identità?. fossi matto che te la do. no, mi spiace. starò attento. Scatta il semaforo, altre 12 persone attraversano col rosso …

Buon Natale a tutti!

il buon Natale arriva a budapest quest’anno una domenica di ottobre incredibilmente calda per queste latitudini che sembra primavera, in giro con camicia e giacchettino hai quasi caldo, noi che si era abituati ad avere il riscaldamento acceso già da un po’ , ma questa domenica ce la ricorderemo, da oggi Budapest ha un nuovo sindaco e si chiama Karacsony (Natale) ed è la prima volta da 10 anni in cui la gioiosa macchina da guerra di Orban si inceppa e il paese nelle superelezioni anmministrative di oggi non vota avalanga per lui e per i suoi candidati. L’ungheria nn si tinge di arancione Fidesz (colore ormai dimenticato delle rivolte anti comuniste di una 20inq di anni fa in Romania, Georgia etc) ma di un inedito ed elegante bluscuro delle opposizioni unite, quasi la sovrapposizione reale del rosso acceso dei socialisti, del blu chiaro dell’ex premier Gyurcsany, dei viola di momentum, giovani liberali rampanti, del bianco dell’exdestra ora centro Jobbik e del verde di Parbeszed, il partito del giovane faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergely, sindaco uscente del XIV distretto, sconfitto sonoramente alle elezioni politiche dell’anno scorso e ripresentato quasi per mancanza di nuove vere idee…

Vittoria talmente insperata che manco si sa dove andare ad attendere i risultati e a festeggiare, Fidesz ripropone la classica Balena, il centro polifunzionale moderno sul danubio, bellissimo, a forma di balena che inghiotte geppetto, ma annunciano già che il discorso di Orban avverrà all’interno stavolta, senza il solito bagno di folla…

Le opposizioni invece sono, senza avvisare sui social e senza dirlo a nessuno, nel 400, uno dei grandi pub del VII distretto, il quartiere ebraico e quello della movida, che fa tanto partito giovane e nn impegna molto.. il posto è blindato e mi rifugio quasi accanto in uno dei ruinpub dove ha la sede eletorale si fa per dire il partito satirico del cane a due code, che stavolta ha fatto campagna piu dimessa e nn ha pesentato candidati indipendenti per nn toglier voti.. C’è un gran casino, giovani, ma nn molti, gente equivoca con maglioni trasandati e cani a due code stampate, il leader del movimento che sembra un ragazzaccio come gli altri, mi siedo su un biliardo rovinato e vedo il maxischermo sintonizzato sul’M1, il cnalae all news della tv di stato di orban

Sin dai primi risultati (dopo il solito inceppamento del server del viminale magiaro alle 20.39, era successo lo stesso l’anno socrso) si prospetta una chiara vittoria a Budapest di Karacsony e tanti bei successi nel resto del paese, Tarlos, il sindaco uscente 71enne e vecchio amministratore, uno forse dei pochi ancora con un po’ di autonomia dentro Fidesz, compie la telefonata di rito per congratularsi con l’avversario. Anche Orban da abile politico nn la tira per le lunghe, ammette la sconfitta a Budapest e invoca la collaborazione col nuovo sindaco .

L’ungheria si è allora rivoltata contro Orban e il trono del despota vacilla? freniamo gli entusiasmi, o amici, Orban gestisce ancora tantissimi soldi da poter spendere peri suoi e per le “sue” campagne elettorali ed ha il 90% delle TV e dei media dala sua (commovente ieri il camioncino rosso di ATV, tv indipendente pe rle viuzze del VII distretto col suo ripetitore). Budapest è una grande città, europea, mondiale, come tutte le grandi città è multiculturale, liberal per definizione, cosmopolita, volge le spalle ai populisti che invece parlano alla pancia del paese, così come a Varsavia, Praga, per restare nella regione, alla Londra di KAhn, o al paragone fatto da molti con la Istanbul moderata anche sotto Erdogan, già che la Turchia fa parlar di se sti giorni. Budapest già l’anno scorso alle politiche, aveva eletto solo 6 deputati di Fidesz su 18 colleggi, Budapestr non è l’Ungheria e non lo è mai stata.

Le opposizoni si sono presentate stavolta tutte unite, senza perdere per piccole percentuali di piccole glorie locali, DK, dell’ex premier ha riacquistato forza elettorle e una nuova voce con Dobrev Klara, la moglie dell’expremier, e i giovani di Momentum sembrano la nuova grande forza emergente che può scalare i consensi.

E poi c’è stato il grande scandalo sessuale dei giorni scorsi, questo si pare abbia davvero fatto la differenza trasformando la riconferma annunciata del bravo amministratore Tarlos nei primi scricchiolii del sistema Fidesz. Il sindaco di Gyor, la città dell’Audi nonchè a capo del potente comitato olimpico ungherese, è diventato protagonista di un blog anonimo di tale avvocato del diavolo che racconta le sue orge (nn c’è parola diversa per dirlo) il giorno di pentecoste su un panfilo in Croazia, con mignotte arrivate in elicottero da Budapest, fiumi di alcool, droghe. Corredato anche di video porno (non c’è parola diversa per dirlo). A pochi giorni dal voto ha stravolto tutto, come il video dell’Ibizagate che ha fatto disintegrare il governo tra centro ed estrema destra in Austria.

 

post ripreso dagli amici di Qcode qui

Sulle tracce di Piedone

Al raduno dei fan (ungheresi) di Bud Spencer a 3 anni dalla morte di Piedone..

(da “Piedone nyomàban – Sulle tracce di Piedone” di Kiràly Levente)

alle 5 del pomeriggio di una bella domenica di giugno (bella domenica ormai vuol dire che nn fanno più di 36 gradi Celsius) qualche centinaio di budapestini è stipato dentro un cinema di Budapaest anzichè stendersi sui prati dell’sola Margherita, addentare una salsiccia fritta ai tavolini del Romai Part o andare al Balaton.. 3 anni fa moriva il grande Bud Spencer e i suoi fan dsi sono riuiti qui nel Durer Kert (link) per una giornata in suo onore..

Sullo schermo della sala grande la proiezione (gratuita) del docufilm di Kiràly Levente “Sulle tracce di Piedone” (che bel gioco di parole), nn c’è un posto a sedere libero, si va da una panca con 6-7 bimbetti con la bibita in mano al nerd tipo proprietario dei negozi di fumetti dei Simpsons, c’è posto giusto in fondo in piedi al bancone del bar, nn male bersi una birra fredda mentre scorrono le scazzottate di Bud Spencer e le interviste con amici colleghi e parenti..

poi una pausa per godersi gli ultimi raggi di sole, finire la birra e mettersi in fila davanti al sacro bogracs (quella sorta di pentolone per cucinare all’aperto il gulash)  dove invece bolle la zuppa di fagioli e cipolle (dirà il regista: n ei film li mangiava e certo gli piacevano, ma era italiano, il ristorante dove andava sempre apriva a volte solo per lui  se chiamava, il suo piatto preferito era… comprate il DVD e guardate i contenuti extra*).

e clou della serata il concerto della Bud Spencer e Terence Hill tribute Band, (incontro un amico, Dani, in uno smanicato jeans un po’ sospetto, mi chiede se li conoscevo già “no, ero stato al concerto degli altri! la Spencer Hill Magic Band, a Budapest ci sono ben due tribute band della coppia..) con tanto di palloncini colorati sul pubblico verso la fine dell’esibizione (come nella scazzottata di Altrimenti ci arrabbiamo!), filmati sullo sfondo, Fantasy Fantasy, due versioni del tema di Non c’è due senza quattro, pubblico in visibilio per Kincs ami nincs (chi trova un amico trova un tesoro) e lalalalala finale a cappella..

Sul glorioso filobus 74 che mi riporta a casa davanti a me un ragazzetto non più che teenager, solo, magro come un chiodo, con su la maglietta del Telekom Volt Fesztival (uno dei 5-6 grandi Festival musicali estivi ungheresi) e si legge benissimo luogo e data del festival: Sopron (un 200 Km da Budapest) 26-29 agosto 2019, cioè ieri.. indi dopo la 3 giorni di festival rock la gioventù ribelle ungherese nn riposa e viene a sentire la tribute band di Bud Spencer e Terence Hill.. chi dice che nn bisogna avere fiducia nelle nuove generazioni?

 

 

 

*o fate una ricerca su google, a me è uscito la pasta la pomodoro

In California la democrazia è morta

“Ed ecco la carne alla Brasov” *

“ma io volevo il maiale alla zingara”….

fuori piove e fa freddo, dovrebbe essere maggio, e invece ci sono 8 gradi e piove da due giorni, dal tavolo accanto si sente uno dire a voce alta il giorno del giudizio si avvicina.

il povero Zsolt nn sa che pesci prendere, dalla sua camicia nera d’ordinanza sbottonata sul petto spunta lun ciondolo con la stella di Davide, ricontrolla per l’ennesima volta il taccuino delle ordinazioni, ha le occhiaie ancora più scavate, guarda la tipa bionda che gli contesta la comanda, in cuor suo pensa oh se fosse un cliente fisso, uno dei Bacsi (zii) della trattoria, gli avrebbe subito detto “ma nun te preoccupe, va benissimo anche la carne alla Brasòv, lascia qua, anvedi quanto è bella, aho!” ma è un tavolo di russi, chi li ha visti mai qua il mondo sta cambiando, in giacche e cravatte un po’ lise che fanno tanto est europa e lei è un a bella donna magrolina dalla pelle bianca e il mento affilato.. è un tavolo da 4 adibito a tavolo da 6, mai visto, qui che il tavolo da grande era da 5 e solo per le grandissime occasioni.

.. accanto al tavolo grande c’è un tavolino con due operai in tuta bianca piena di schizzi e poi ci sono io. c’è anche un tavolino in fondo in fondo ed entra una donna si accomoda là, poi ritorna col cameriere, lì la sedia è rotta, meglio che nn si sieda lì… è un problema se si siede qua… si prego…

qua vuol dire al mio tavolo, mi si siede davanti e sorride, è una bella donna sui 55 anni o forse no, una di quelle donne di mezza età dall’età difficile da indovinare, di cui ti chiedi se i capelli son biondi o bianchi, mi si piazza di fronte ordina la zuppa di ossa (che nome), mi dice intanto aspetta la sua cara amica e sorride ebete, mentre io son quasi a metà della mia coscia di pollo ripiena (uno dei miei piatti preferiti qui, quando lo trovo nel menu del giorno..) ma alla fine è inevitabile finire per far conversazione, che tempo che fa, che brutta pioggia, lei sa per caso quando finirà, ma dammi del tu, ma sei un po’ straniero vero… ah davvero e com’è vivere qui, davvero ti piace, era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei,

(insomma, la mia conversazione tipo da 15 anni a questa parte..)

era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei, anche a me all’inizio era un po’ così…

ma davvero perchè anche tu, o che combinazione o che gioia, sei stata un po’ in Amerìca… Solo 55 anni? Ohahah Si, ero una bambina, poi son tornata, ho fatto le scuole e son ripartita dopo la maturità.

Com’è l’America?, un disastro, guarda non me ne parlare, la California è quasi uno stato fallito, in California nn ci sono medici, son curati malissimo, poveri i miei figli, sigh, se penso a loro…In California nn c’è più democrazia, (uh) qui in Ungheria è meglio (uh? – com’è quell’emoticon che si lambicca il cervello?) è per questo che son tornata..E quando è tornata? Ottobre. Fresca fresca. Qui va meglio, abita un una bella zona, insegna inglese in una scuola media.

5 minuti dopo diventerà una delle tante persone che mi hanno rovinato la giornata.

“Dai caro, visto che è agente di viaggi consigliami pure una bella città italiana, città d’arte ovvio, ma nn Roma, troppa confusione, e non Venezia, perchè sai io odio l’acqua….”

“Umbria là sì che c’è arte e non c’è acqua, sei proprio molto lontana dal mare..”, ma mentre il mio smartphone precocemente invecchiato fatica più del previsto ad aprire google maps per mostrarle dove cavolo è l’umbria arriva un’altra condizione, questa molto ungherese..

“ah e per favore un posto senza musulmani, so che anche in Italia sono dappertutto e che l’Italia non è più italiana” alla fine la mappa non gliela mostro più. “Qui per fortuna ancora non li fanno entrare, hai visto come hanno ridotto la Germania e la Svezia…, la Francia poi..” che disastro

ho promesso a me stesso che ion questi casi nn devo tacere ma sorridere e dire:

“io invece pensa un po’ mi sento come loro” Mi guarda come se avesse pestato una merda e il sorriso ebete diventa una paresi per nascondere rabbia e costernazione. Poi uso il noi “siamo come loro, siamo emigrati in un’altra terra, perchè lo volevamo, ne sentivamo il bisogno.. nn sono immigrati come noi? Cosa ci rende speciali?” taccio invece sul fatto che per conto mio aspetto solo la prima guerra mondiale galattica in cui gli stranieri avranno 6 zampe e noi con due saremo tutti fratelli..

o posso fare il discorso inverso, che ormai l’età avanza, gli anni delle migliori prestazioni dell’anno sul giro di pista dell’isola Margherita sono alle spalle e so che la mia generazione è quella che per l’utente medio della trattoria considerava i popoli dell’est europa tutti uguali, un esercito di poveri straccioni dai capelli corti davanti e lunghi dietro o poco più che finita la dittatura hanno invaso l’Italia per accamparsi ai margini delle nostre città e vivere di rapine nei nostri appartamenti borghesi e se l’Ungheria si distingueva dal gruppo era per l’imperitura fama di terra di mignottoni con le labbra rifatte e diadema di margherite mentre un boa sale lungo l’interno coscia.

Arriva l’amica, lei è davvero anziana, io ne approfitto per accomiatarmi senza tirare bicchieri in faccia, poi mi rifugio a casa nel mondo fatato del trono di spade.

 

*storica città della Transilvania ancheunpoungherese

Guarda, c’è il re!

Guardando Ungheria -Croazia valevole per le qualificazioni al campionato d’Europa 2020.

al 30esimo del primo tempo entrano tre indiani visibilmente spaesati, di bassa statura, ben vestiti, con gli occhiali, nn si aspettavano che sul Maxischermo della bettola di fronte alla fermata Klinikak dove mi  sono infilato ci fosse la partita della nazionale, Ungheria – Croazia, ci saranno una decina di persone, tutti uomini ovviamente tranne la barista. Uno degli indiani ordina molto imbarazzato un cappuccino, gli altri non gradiscono niente.

siamo a un 500 metri dallo stadio, e a Budapest è arrivata la Croazia vicecampione del mondo, ma nella bettola nn è che si urli molto, gli ungheresi sanno essere composti e contenuti, anche questi della classe operaia di fronte  a me, e poi il gol della Croazia dopo una decina di minuti con un tiro a 10 all’ora ha smorzato subito il buonumore, quando ecco che l’Ungheria pareggia, con una bella azione tra i suoi due uomini di maggior tecnica Dzsudzsak e Szalai. la telecamera inquadra in tribuna un Orban finalmente senza cravatta, reduce dalla conferenza sui migranti, e la sua cricca (scusate, il suo entourage). Tutti ridono, uno dice “guarda c’è anche il re”. (nn è vero che tutti amano Orban in Ungheria; quelli bassetti, arroganti e che voglion comandare solo loro in genere stan sulle balle).

L’Ungheria passa addirittura in vantaggio e vince la partita: dopo le tante polemiche per la sconfitta in Slovacchia di 3 giorni fa ora abbiamo una squadra di campioni e i giocatori in campo festeggianoci si batte il petto dove c’è lo scudetto, pardon lo stemma uguale a quello di quando eravamo un regno, e poi andar tutti sotto la curva, mettersi in riga, tenersi per mano e cantare insieme ai 50.000 dello stadio del Ferencvaros l’inno nazionale a  cappella. Dio Salvi il re.

fatevi le Flat Tax vostre

Il servizio di Alfonso Juliano per Agorà di Rai3, a cui ho collaborato qui da Budapest..

La Parigi dell’est..

In parlamento e in piazza contro la legge – schiavitù, vouta da Orban per favorire le multinazionali tedesche. a Budapest si rivedono i lacrimogeni..

Budapest, Ungheria. Alle 23.30 si sparano gas urticanti per allontanare la folla giunta fin sotto la grande scalinata del parlamento. Erano 12 anni, dagli incredibili fatti del 2006 che portarono alla caduta rovinosa dei socialisti e all’ascesa solitaria di Orban che nn si vedevano i lacrimogeni, lanciati contro centinaia di ungheresi scesi in piazza in una comunque fredda notte di metà dicembre qui a protestare in difesa dei diritti dei lavoratori..

Nell’Ungheria di ieri c’era il sabato comunista, si lavorava da lunedì a venerdì e poi il sabato si lavorava gratis, per lo stato, per costruire un paese migliore.. il primo in Ungheria fu nella prima metà de 1919 sotto la Repubblica dei Soviet Ungherese, aderirono 205 persone che ripararono 4 locomotive e 6 vagoni..

Oggi l’Ungheria non è più una repubblica (nel nome, con la costituzione del 2012 il paese si chiama ufficialmente Ungheria e non Repubblica d’Ungheria) e il governo ha introdotto ieri de facto il lavoro coatto sotto forma di ore di straordinario imponibili, il tutto come ulteriore grande favore alle grandi multinazionali straniere (leggi il nuovo impianto a Debrecen, est del paese, da 1000 lavoratori di AUDI – Germania) per scegliere l’Ungheria come sede produttiva.

L’hanno chiamata legge – schiavitù prevede 400 ore di straordinario annue (che se ci facciamo due conti sono qualcosa più di un’ora al giorno, o se si vuole un sabato da 5 ore di straordinario, come ai bei vecchi tempi), pagabili a tre anni dallo svolgimento del lavoro (la mia commercialista, che ha molti clienti e che nn simpatizza per il governo Orban è imbufalita, oggi lo straordinario si paga ogni settimana, per qualcuno 6 volte al mese, per certi contratti collettivi, guarda un po’ quelli dell’automotive tedesca, entro un anno). Se vi chiedete perché forzare cosi lo straordinario anziché dar lavoro a tutti, lavorare meno lavorare tutti, la risposta è che in Ungheria già lavorano tutti, o almeno tutti quelli che rimangono, gli altri, si parla di 800.000 persone, l’8% della popolazione magiara semplicemente è emigrata e lavora all’estero, in Inghilterra, in Germania, ad Amsterdam, forse forse perché pagano meglio e ci sono condizioni migliori e lo straordinario te lo pagano subito?

Legge approvata a tempo di record manco fosse urgenza nazionale, dopo un’aspra battaglia parlamentare: occupazione dei banchi del governo e del presidente dell’assemblea, istituzione di una sorta di guardia parlamentare, forzature procedurali. La notizia vera forse è questa, finalmente battaglia politica, di principio, sociale, nn solo timide schermaglie di gruppi parlamentari spesso comprati sottobanco dal governo; è anche tornato a farsi sentire il sindacato, una parola che nn si pronunciava da anni credo.. E subito dopo una manifestazione quasi spontanea, guidata da uno dei parlamentari di opposizione, che è andata avanti dal primo pomeriggio a tarda notte, dallo splendido parlamento di Budapest alla sede di Fidesz (il partito di Orban) e ritorno, lungo il viale Andrassy, piazza degli eroi, il ponte delle catene (manifestare a Budapest è sempre una gioia per gli occhi) non la solita assurda folla delle manifestazioni di partito, questi sono giovani, lavoratori, qualche balordo (34 arrestati) sotto la facciata contro i poliziotti caschi alla Dart Veder in assetto antisommossa, ma in gran parte persone comuni, lavoratori o studenti futuri lavoratori…

Prima dei lacrimogeni la folla era avanzata sulle scale, quasi mescolandosi con la polizia, qualcuno ha provato a parlarci, a convincerli, dai ve li diamo noi i soldi, e a voi piace lo straordinario?, dimmi amico celerino, sei della provincia vero? (notizia circolata in giornata, come in tutte le non repubbliche i poliziotti che usano i manganelli nn lo faranno mai contro i loro concittadini).

A mezzanotte si spengono le luci del parlamento, la folla viene spinta fuori dall’enorme piazza, viene impedito di recar danno all’alberone di Natale lì davanti al parlamento accanto alla statua di Rakoczi.

Oggi si ricomincia, alle 17… Non siamo a Parigi, nn ci sono i gilet gialli, ma Budapest non è forse la Parigi dell’est?

Reato di vagabondaggio

DSCN6387In Ungheria è entrata in vigore lalegge antibarboni e il primo arrestato (e poi rilasciato, ma intanto paga 60 euro di “spese processuali”) è un senzatetto di Godollo, la cittadina a 25 km da Budapest, quella del palazzo di Sissi, del parco del castello, dell’Arboretum, dell’Università di Agraria, della colonia di artisti inizio novecento, con la piazza del centro nuovafondiUe, e un mega hotel rosa antica monarchia tutto ghirigori, insomma con la puzza sotto il naso.

Ho tradotto (alla meglio, sorry) l’articolo di 444:

È una persona nota a Godollo, c’è gente che gli porta cibo ogni tanto, non è una persona che crea problemi. In passato era ingegnere, poi ha perso la casa. È in cattive condizioni fisiche.” Così l’avvocato d’ufficio Varga Zoltan ha descritto il senzatetto suo assistito davanti al tribunale.

L’uomo è stato “sorpreso sul fatto” a inizio serata mentre era seduto su una panchina di Kossuth Lajos utca. Gli agenti hanno stabilito che conduceva una vita da senza fissa dimora, cosa che non ha negato, e quando l’uomo ha dichiarato di non volersi recare in un ostello per barboni, ma che avrebbe dormito nel vicino Parco elisabetta, lo hanno portato in questura, arrestato per infrazione alla legge, e portato in manette davanti al tribunale di Godollo. L’avvocato Varga Zoltan racconta che l’uomo ha provato a spiegare davanti al giudice perché non voleva andare nel ricovero, a causa delle risse, conflitti, dei continui furti

Il processo per direttissima ha condannato l’uomo a 30 giorni di reclusione, pena poi comminata in un semplice ammonimento. (…) L’uomo è stato condannato a pagare 20.000 fiorini (60 euro) di specie processuali. Le sue cose sono state prese dagli agenti e restituite al termine del dibattimento.

Ha promesso davanti al tribunale di risiedere da amici o, nel caso nn fosse possibile, in ricoveri per barboni anche contro le sue riserve. Secondo l’avvocato Varga Zoltan nel processo non è stato chiarito quando gli agenti avrebbero dovuto ammonire l’uomo: secondo la nuova legge la procedura contro il vagabondaggio vien fatta partire dal terzo ammonimento comminato in 90 giorni. Nel primo giorno di entrata in vigore della legge, il 15 ottobre, vi sono stati 27 ammonimenti di questo tipo. Secondo la nuova legislazione in Ungheria il vagabondaggio, il soggiorno prolungato e come conduzione di vita in suolo pubblico, è considerato infrazione alla legge. Chi la infrange può essere condannato a lavori di interesse pubblico o alla reclusione.

Orban in Parlamento e la dittatura

qualche giorno dopo l’avvio della procedura di infraizone del parlamento europeo per infrazione dei diritti fondamentali contro l’Ungheria e un giorno dopo il sospetto passaggio di proprietà dell’nico organo di informazione libero rimasto index.hu

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Qui in Ungheria si discute animatamente se viviamo o no in una dittatura, ogni definizione di dittatura è lecita: siamo in un paese libero perché nn c’è nessuna restrizione all’uso di internet e facebook come piu o meno avviene a Mosca, Pechino, Teheran o in Zimbawe? O siamo in una dittatura perché giusto ieri è stato annunciato il passaggio di proprietà dell’ultimo vero grande baluardo di informazione libera in Ungheria (leggesi grandi gruppi popolari, letti e scoltati, nn certo il mio onoratissimo blog) il sito index.hu?

Qui di seguito l’opinione di Dopeman, rapper dell’ottavo distretto, anche candidato indipendente alle elezioni dell’anno scorso sostenuto dai partiti di opposizione, direttamente dal suo divano letto su Facebook, in 40 minuti (riassunto: nelle dittature nn ci sono partiti di opposizione)

In parlamento invece il deputato Gyurcsany Ferenc ex primo ministro, ormai coi capelli bianchi e la voce un po’ roca attacca: “Dillo chiaramente: sei un vigliacco, sei come un bambino che va a rifugiarsi sotto le gonne della madre, ti si fa una domanda diretta a te e tu dici “nn permetto che si parli male dell’Ungheriamia madre che ha 85 anni nn c’entra niente con le tue politiche” rivolto ad Orban, che è lì con una cravatta viola ad ascoltare a non più di 4-5 metri.

. Uno dei vantaggi di ridurre il numero dei parlamentari è che ora quando si riunisce l’assemblea ci si parla quasi faccia a faccia, specie questi sono i capipartito seduti giusto all’inizio dell’emiciclo. Orban sembra quasi approvare… i partiti d’opposizione ungherese avranno forse ricevuto un po’ di telefonate dall’estero, dagli amici sparsi per l’europa, di chi forse si è accorto che per contrastare Orban bisogna irrobustire l’opposizione interna (ridotta al lumicino), ma è stato un inizio di lavori parlamentali autunnali scoppiettante quello di ieri al Parlamento Ungherese.

Prima aveva destato sensazione e intasato i social l’intervento di Szabo Timea, del Partito Socialista Ungherese (MszP) per la forza del discorso e perché si capiva che ci credeva veramente in quello che diceva. Le parole erano all’incirca: ci accusa di essere “traditori della patria” (la massima offesa qui in Ungheria, da chi dice che forse il rigore per il Fradi non c’era, al generale che firma la resa per evitare guai peggiori) perché nn prendiamo le vostre parti in questa disputa con l’Ue, ma i veri traditori della patria siete voi, che costringete con salari da fame i nostri figli ad andare a lavorare al’estero, che lasciate i nostri ospedali in condizioni pietose, carenze di personale e reparti che cihudono… si sono voltati tutti..

Ue – Orban 3:1

Il Parlamento europeo ha approvato l’apertura della procedura di infrazione per l’Ungheria per il mancato rispetto dei diritti fondamentali..

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Il segno di quanto gli europei siano lontani dalle loro istituzioni è ieri a Budapest dove quasi nessuno si è accorto della votazione storica con cui è stata aperta la procedura di infrazione contro l’Ungheria per violazione dei diritti fondamentali. Nessuno che ne parla al bar, alla bettola o sul tram, niente manifestazioni di giubilo per le strade di gente con la bandiera dell’Ue (quelle che si sventolano da sempre ormai nei cortei di protesta, al grido di europa europa) niente “popolo di Orban” che marcia silenzioso lungo l’Andrassy o brucia le stesse bandiere dodecastellate.

La sconfitta però è davvero storica, nn per le conseguenze reali (BBC) (per le quali occorrono ora prima i 4/5 del consiglio d’europa, cioè i capi di stato, e poi l’unanimità, qui entra in gioco Conte (Giuseppe) e i polacchi del PIS con i quali si guarda reciprocamente le spalle), ma perchè Orban è a un passo dall’uscita, con infamia (mi ricorda qualcosa), dal Ppe del quale ha reclamato fino all’ultimo l’appartenenza storica, la chiamata diretta ricevuta dal padre fondatore Helmut Kohl, la difesa dei valori cristiani.

È qui che lo hanno abbandonato al suo destino. Weber, capogruppo Ppe e forse futuro Juncker, (premier europeo, chiamiamolo cosi, è piu facile no?) che sembra un politico degli anni 50 col mascellone e la pettinatura da padre di famiglia, e che ha un inglese con un accentaccio tedesco che ci fa tirare un sospiro di sollievo e capire che anche loro sono umani) nel suo discorso in aula se da un lato ha accennato a un possibile compromesso nn trovato (come fatto invece ne 2012 sulla nuova costituzione ungherese) ha concluso attaccando la cosidetta Difesa dei Valori cristiani rdi Orban ribadendo che lui esistono solo “Valori Umani, e non cristiani”. Kurier.at di oggi cita la Merkel: “la dignità umana è inviolabile” (articolo 1 della costituzione tedesca, avrà pure una ragione storica no?).

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Alla fine Orban è riuscito nell’impresa di esaurire la pazienza della Merkel, di farsi cacciare dal Ppe, che ieri gli ha votato (114 Si, 57 NO, 28 astensioni, l’astensione nn conta per il voto finale). Gli ha voltato le spalle ache Kurz, che certo vede mette avanti a lui l’alleanza con la madre Germania.

Ha ripetuto in fondo gli errori della storia ungherese, un paese che gioca a fare la grande potenza anche quando non lo è e ne paga le conseguenze in termini di alleanze: commentava Politico: “a Berlino han deciso di nn spostarsi su Orban per nn dare lo spazio al centro a Macron”. E poi siamo in europa, ingoiamo ricette disastrose almeno in nome di un ideale, forse l’unico ideale che resiste in quest’epoca di fine delle ideologie e voti fluidi: quei principi liberali per cui possiamo sentirci e ricooscerci europei quando siamo fuori dall’europa.

La Budapest che voglio la voglio con le università aperte e nn minacciate da processi politici e la voglio con i giornali nei caffè, sul portagiornale con l’asticella in legno mentre sorseggio un caffè lungo in tazza di vetro. Quei giornali che ad uno ad uno sono stati fatti chudere dai governi Orban, il primo fu il Nèpszabadsàg, quel giorno inverce, il 16 ottobre di due anni fa, tanta gente scese in piazza davanti al parlamento, gridava europa europa..

Berlino ha deciso: sanzioni all’Ungheria e Fidesz fuori dal PPe. Orban dixit

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“Fidesz é un membro leale del PPE e lì ogliamo  restare e lavoriamo per questo: negli ultimi anni abbiamo perso il nostro carattere, gli insegnamenti dei nostri padri fondatori, siamo diventati un partito europeo che non ha carattere e una propria volontà, sempre cauto, e praticamente saltiamo lì dove fischiano i liberali e abbiamo ormai un unico obiettivo: non essere messi sotto processo dalla stampa europea o nei forum europei.

La decisione è stata presa, domani voteranno con i due terzi la proposta Sargentini, poi proveranno a espellere Fidesz dal partito popolare, o almeno a congelarci. La decisione è arrivata da Berlino. Non perché la corrente di sinistra dei cristiano democratici nn vede di buon occhio la democrazia ungherese ma perché il partito popolare vuole formare una coalizione con liberali e socialisti in modo da permettere l’arrivo di migranti.

Voglio impedire questo progetto.”

(Viktor Orban, conferenza stampa a chiusura del dibattito parlamentare sulla proposta del deputato olandese dei Verdi Sargentini di sanzioni all’Ungheria)

Amici miei

Da Budapest a seguire la grande visita di Orban a Salvini del lontano agosto 2018, per suggellare l’eterna amicizia tra i due popoli, meno male che nn è arrivato in treno e non è andato a Roma..

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C’è una foto che mi ritorna in mente guardo la conferenza salva di Salvini e Orban, una foto di ormai 18 anni fa, era il 2000, congresso del Ppe in Polonia, di Berlusconi e Orban, felici e sorridenti, Berlusconi alle spalle di Orban con le mani sulle spalle, scanzonato, quasi a fargli cucu, come due ragazzi all’Università..

oggi 18 anni dopo Orban ha un nuovo carissimo amico italiano e si chiama Matteo e  ieri è stato invitato a casa sua, in quel di Milano.. L’Orban che viene in Italia tra onori e contromanifestazoni come un leader libico ci tiene certo a non dimentica i vecchi amici: “ho sentito Berlusconi, a cui mi lega una lunga amicizia, è d’accordo con noi” perché “quello ungherese è un popolo fedele” (fedele, hűseges, parola importante qua, come la parola tisztelet, ovvero stima, rispetto, per il popolo italiano e per Salvini).

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Nella conferenza stampa post incontro Orban parte con un sorrisino sbagliato sulla situazione in europa che è molto eccitante (stimolante), poi si corregge, si intristisce e dice “seria”. Per un attimo è stato sincero. In fondo fa un po’ un comizietto con gli stessi slogan retorici da propaganda del ventennio che usa col grande pubblico, è qui a far presenza e a dire: “L’Ungheria ha dimostrato che è possibile materialmente e legalmente fermare le migrazioni via terra e Salvini sta facendo vedere che è possibile fare lo stesso anchv via mare”, Orban parla senza contenersi secco, a raffica, partendo in quarta e mangiandosi le parole, suo antico difetto, meno male che accanto a lui c’è Geza, lo storico interprete italiano ungherese della nostra ambasciata italiana a Budapest, che da 13 anni vedo sempre sul palco a tradurre inn maniera scanzonata  che si tratti di attori alle prime armi al festival del cinema italiano, conferenze su poeti del rinascimento o del primo ministro.

Salvini gongola, Orban è diventato l’ “amico Viktor“, che è “il presidente di una potenza europea” (è tornata la grande Ungheria e non ce ne siamo accorti) con cui “per favore, non fatemi fare una brutta figura” detto in apertura di conferenza stampa, ragazzi, please… Una potenza europea di cui seguire con attenzione anche il fulgido “esempio in economia, disoccupazione al 3,5%, crescita oltre il 4, flat tax …” peccato che nn parli con i 600.000 ungheresi migranti che vivono all’estero per uno stipendio e condizioni di lavoro decenti o semplicemente con la mia amica Olga, docente di inglese nella scuola pubblica a 500euro al mese, o con tutti quelli che hanno un conto in fiorini e hanno visto la loro moneta perdere circa il 5% del valore contro euro in pochi giorni a luglio..

… anche Orban appare contento e soddisfatto di questa sua prima uscita pubblica dopo le vacanze in Croazia (sembra proprio in forma, altro che l’uomo un po’ bolso e malvestito degli ultimi incontri al vertice di luglio), ha dalla sua il maggior partito italiano (“e l’Italia è una grande nazione europea, più di quanto crediate”), che segue la sua retorica (Salvini: “elite europea finanziata da Soros”) e sa che avrà dalla sua un bagaglio di voti importante dopo le elezioni europee 2019, la grande partita si giocherà là, Orban con la forza dei suoi voti potrebbe far svoltare a destra tutto il Ppe, e rivoltare l’europa dall’interno, Bottoni docet)

Mentre per le vie di Milano inizia il grande corteo di protesta (oh grande leader) la conferenza stampa procede come dice la parola stessa con le domande da parte della stampa.. inizia la televisione ungherese (senza specificare troppo, la TV in Ungheria è quasi soltanto una ormai, ora che la TV pubblica, questa, è una sorta di ufficio propaganda di Orban, e che il maggior canale di informazione nn conforme ai suoi diktat, quasi l’unico, ha cambiato proprietà poche settimane fa). Poi solo italiani (bravissimi). In Ungheria i quotidiani dell’opposizione son stati fatti chiudere, a quell’unico sito di informazione che ancora resiste viene negato l’accredito persino in parlamento, ma di questo Salvini nn parla certo.

No, questa non è l’europa che voglio..