Sulle tracce di Piedone

Al raduno dei fan (ungheresi) di Bud Spencer a 3 anni dalla morte di Piedone..

(da “Piedone nyomàban – Sulle tracce di Piedone” di Kiràly Levente)

alle 5 del pomeriggio di una bella domenica di giugno (bella domenica ormai vuol dire che nn fanno più di 36 gradi Celsius) qualche centinaio di budapestini è stipato dentro un cinema di Budapaest anzichè stendersi sui prati dell’sola Margherita, addentare una salsiccia fritta ai tavolini del Romai Part o andare al Balaton.. 3 anni fa moriva il grande Bud Spencer e i suoi fan dsi sono riuiti qui nel Durer Kert (link) per una giornata in suo onore..

Sullo schermo della sala grande la proiezione (gratuita) del docufilm di Kiràly Levente “Sulle tracce di Piedone” (che bel gioco di parole), nn c’è un posto a sedere libero, si va da una panca con 6-7 bimbetti con la bibita in mano al nerd tipo proprietario dei negozi di fumetti dei Simpsons, c’è posto giusto in fondo in piedi al bancone del bar, nn male bersi una birra fredda mentre scorrono le scazzottate di Bud Spencer e le interviste con amici colleghi e parenti..

poi una pausa per godersi gli ultimi raggi di sole, finire la birra e mettersi in fila davanti al sacro bogracs (quella sorta di pentolone per cucinare all’aperto il gulash)  dove invece bolle la zuppa di fagioli e cipolle (dirà il regista: n ei film li mangiava e certo gli piacevano, ma era italiano, il ristorante dove andava sempre apriva a volte solo per lui  se chiamava, il suo piatto preferito era… comprate il DVD e guardate i contenuti extra*).

e clou della serata il concerto della Bud Spencer e Terence Hill tribute Band, (incontro un amico, Dani, in uno smanicato jeans un po’ sospetto, mi chiede se li conoscevo già “no, ero stato al concerto degli altri! la Spencer Hill Magic Band, a Budapest ci sono ben due tribute band della coppia..) con tanto di palloncini colorati sul pubblico verso la fine dell’esibizione (come nella scazzottata di Altrimenti ci arrabbiamo!), filmati sullo sfondo, Fantasy Fantasy, due versioni del tema di Non c’è due senza quattro, pubblico in visibilio per Kincs ami nincs (chi trova un amico trova un tesoro) e lalalalala finale a cappella..

Sul glorioso filobus 74 che mi riporta a casa davanti a me un ragazzetto non più che teenager, solo, magro come un chiodo, con su la maglietta del Telekom Volt Fesztival (uno dei 5-6 grandi Festival musicali estivi ungheresi) e si legge benissimo luogo e data del festival: Sopron (un 200 Km da Budapest) 26-29 agosto 2019, cioè ieri.. indi dopo la 3 giorni di festival rock la gioventù ribelle ungherese nn riposa e viene a sentire la tribute band di Bud Spencer e Terence Hill.. chi dice che nn bisogna avere fiducia nelle nuove generazioni?

 

 

 

*o fate una ricerca su google, a me è uscito la pasta la pomodoro

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In California la democrazia è morta

“Ed ecco la carne alla Brasov” *

“ma io volevo il maiale alla zingara”….

fuori piove e fa freddo, dovrebbe essere maggio, e invece ci sono 8 gradi e piove da due giorni, dal tavolo accanto si sente uno dire a voce alta il giorno del giudizio si avvicina.

il povero Zsolt nn sa che pesci prendere, dalla sua camicia nera d’ordinanza sbottonata sul petto spunta lun ciondolo con la stella di Davide, ricontrolla per l’ennesima volta il taccuino delle ordinazioni, ha le occhiaie ancora più scavate, guarda la tipa bionda che gli contesta la comanda, in cuor suo pensa oh se fosse un cliente fisso, uno dei Bacsi (zii) della trattoria, gli avrebbe subito detto “ma nun te preoccupe, va benissimo anche la carne alla Brasòv, lascia qua, anvedi quanto è bella, aho!” ma è un tavolo di russi, chi li ha visti mai qua il mondo sta cambiando, in giacche e cravatte un po’ lise che fanno tanto est europa e lei è un a bella donna magrolina dalla pelle bianca e il mento affilato.. è un tavolo da 4 adibito a tavolo da 6, mai visto, qui che il tavolo da grande era da 5 e solo per le grandissime occasioni.

.. accanto al tavolo grande c’è un tavolino con due operai in tuta bianca piena di schizzi e poi ci sono io. c’è anche un tavolino in fondo in fondo ed entra una donna si accomoda là, poi ritorna col cameriere, lì la sedia è rotta, meglio che nn si sieda lì… è un problema se si siede qua… si prego…

qua vuol dire al mio tavolo, mi si siede davanti e sorride, è una bella donna sui 55 anni o forse no, una di quelle donne di mezza età dall’età difficile da indovinare, di cui ti chiedi se i capelli son biondi o bianchi, mi si piazza di fronte ordina la zuppa di ossa (che nome), mi dice intanto aspetta la sua cara amica e sorride ebete, mentre io son quasi a metà della mia coscia di pollo ripiena (uno dei miei piatti preferiti qui, quando lo trovo nel menu del giorno..) ma alla fine è inevitabile finire per far conversazione, che tempo che fa, che brutta pioggia, lei sa per caso quando finirà, ma dammi del tu, ma sei un po’ straniero vero… ah davvero e com’è vivere qui, davvero ti piace, era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei,

(insomma, la mia conversazione tipo da 15 anni a questa parte..)

era difficile all’inizio, immagino, poi impari a capire dove sei, anche a me all’inizio era un po’ così…

ma davvero perchè anche tu, o che combinazione o che gioia, sei stata un po’ in Amerìca… Solo 55 anni? Ohahah Si, ero una bambina, poi son tornata, ho fatto le scuole e son ripartita dopo la maturità.

Com’è l’America?, un disastro, guarda non me ne parlare, la California è quasi uno stato fallito, in California nn ci sono medici, son curati malissimo, poveri i miei figli, sigh, se penso a loro…In California nn c’è più democrazia, (uh) qui in Ungheria è meglio (uh? – com’è quell’emoticon che si lambicca il cervello?) è per questo che son tornata..E quando è tornata? Ottobre. Fresca fresca. Qui va meglio, abita un una bella zona, insegna inglese in una scuola media.

5 minuti dopo diventerà una delle tante persone che mi hanno rovinato la giornata.

“Dai caro, visto che è agente di viaggi consigliami pure una bella città italiana, città d’arte ovvio, ma nn Roma, troppa confusione, e non Venezia, perchè sai io odio l’acqua….”

“Umbria là sì che c’è arte e non c’è acqua, sei proprio molto lontana dal mare..”, ma mentre il mio smartphone precocemente invecchiato fatica più del previsto ad aprire google maps per mostrarle dove cavolo è l’umbria arriva un’altra condizione, questa molto ungherese..

“ah e per favore un posto senza musulmani, so che anche in Italia sono dappertutto e che l’Italia non è più italiana” alla fine la mappa non gliela mostro più. “Qui per fortuna ancora non li fanno entrare, hai visto come hanno ridotto la Germania e la Svezia…, la Francia poi..” che disastro

ho promesso a me stesso che ion questi casi nn devo tacere ma sorridere e dire:

“io invece pensa un po’ mi sento come loro” Mi guarda come se avesse pestato una merda e il sorriso ebete diventa una paresi per nascondere rabbia e costernazione. Poi uso il noi “siamo come loro, siamo emigrati in un’altra terra, perchè lo volevamo, ne sentivamo il bisogno.. nn sono immigrati come noi? Cosa ci rende speciali?” taccio invece sul fatto che per conto mio aspetto solo la prima guerra mondiale galattica in cui gli stranieri avranno 6 zampe e noi con due saremo tutti fratelli..

o posso fare il discorso inverso, che ormai l’età avanza, gli anni delle migliori prestazioni dell’anno sul giro di pista dell’isola Margherita sono alle spalle e so che la mia generazione è quella che per l’utente medio della trattoria considerava i popoli dell’est europa tutti uguali, un esercito di poveri straccioni dai capelli corti davanti e lunghi dietro o poco più che finita la dittatura hanno invaso l’Italia per accamparsi ai margini delle nostre città e vivere di rapine nei nostri appartamenti borghesi e se l’Ungheria si distingueva dal gruppo era per l’imperitura fama di terra di mignottoni con le labbra rifatte e diadema di margherite mentre un boa sale lungo l’interno coscia.

Arriva l’amica, lei è davvero anziana, io ne approfitto per accomiatarmi senza tirare bicchieri in faccia, poi mi rifugio a casa nel mondo fatato del trono di spade.

 

*storica città della Transilvania ancheunpoungherese

Guarda, c’è il re!

Guardando Ungheria -Croazia valevole per le qualificazioni al campionato d’Europa 2020.

al 30esimo del primo tempo entrano tre indiani visibilmente spaesati, di bassa statura, ben vestiti, con gli occhiali, nn si aspettavano che sul Maxischermo della bettola di fronte alla fermata Klinikak dove mi  sono infilato ci fosse la partita della nazionale, Ungheria – Croazia, ci saranno una decina di persone, tutti uomini ovviamente tranne la barista. Uno degli indiani ordina molto imbarazzato un cappuccino, gli altri non gradiscono niente.

siamo a un 500 metri dallo stadio, e a Budapest è arrivata la Croazia vicecampione del mondo, ma nella bettola nn è che si urli molto, gli ungheresi sanno essere composti e contenuti, anche questi della classe operaia di fronte  a me, e poi il gol della Croazia dopo una decina di minuti con un tiro a 10 all’ora ha smorzato subito il buonumore, quando ecco che l’Ungheria pareggia, con una bella azione tra i suoi due uomini di maggior tecnica Dzsudzsak e Szalai. la telecamera inquadra in tribuna un Orban finalmente senza cravatta, reduce dalla conferenza sui migranti, e la sua cricca (scusate, il suo entourage). Tutti ridono, uno dice “guarda c’è anche il re”. (nn è vero che tutti amano Orban in Ungheria; quelli bassetti, arroganti e che voglion comandare solo loro in genere stan sulle balle).

L’Ungheria passa addirittura in vantaggio e vince la partita: dopo le tante polemiche per la sconfitta in Slovacchia di 3 giorni fa ora abbiamo una squadra di campioni e i giocatori in campo festeggianoci si batte il petto dove c’è lo scudetto, pardon lo stemma uguale a quello di quando eravamo un regno, e poi andar tutti sotto la curva, mettersi in riga, tenersi per mano e cantare insieme ai 50.000 dello stadio del Ferencvaros l’inno nazionale a  cappella. Dio Salvi il re.

fatevi le Flat Tax vostre

Il servizio di Alfonso Juliano per Agorà di Rai3, a cui ho collaborato qui da Budapest..

La Parigi dell’est..

In parlamento e in piazza contro la legge – schiavitù, vouta da Orban per favorire le multinazionali tedesche. a Budapest si rivedono i lacrimogeni..

Budapest, Ungheria. Alle 23.30 si sparano gas urticanti per allontanare la folla giunta fin sotto la grande scalinata del parlamento. Erano 12 anni, dagli incredibili fatti del 2006 che portarono alla caduta rovinosa dei socialisti e all’ascesa solitaria di Orban che nn si vedevano i lacrimogeni, lanciati contro centinaia di ungheresi scesi in piazza in una comunque fredda notte di metà dicembre qui a protestare in difesa dei diritti dei lavoratori..

Nell’Ungheria di ieri c’era il sabato comunista, si lavorava da lunedì a venerdì e poi il sabato si lavorava gratis, per lo stato, per costruire un paese migliore.. il primo in Ungheria fu nella prima metà de 1919 sotto la Repubblica dei Soviet Ungherese, aderirono 205 persone che ripararono 4 locomotive e 6 vagoni..

Oggi l’Ungheria non è più una repubblica (nel nome, con la costituzione del 2012 il paese si chiama ufficialmente Ungheria e non Repubblica d’Ungheria) e il governo ha introdotto ieri de facto il lavoro coatto sotto forma di ore di straordinario imponibili, il tutto come ulteriore grande favore alle grandi multinazionali straniere (leggi il nuovo impianto a Debrecen, est del paese, da 1000 lavoratori di AUDI – Germania) per scegliere l’Ungheria come sede produttiva.

L’hanno chiamata legge – schiavitù prevede 400 ore di straordinario annue (che se ci facciamo due conti sono qualcosa più di un’ora al giorno, o se si vuole un sabato da 5 ore di straordinario, come ai bei vecchi tempi), pagabili a tre anni dallo svolgimento del lavoro (la mia commercialista, che ha molti clienti e che nn simpatizza per il governo Orban è imbufalita, oggi lo straordinario si paga ogni settimana, per qualcuno 6 volte al mese, per certi contratti collettivi, guarda un po’ quelli dell’automotive tedesca, entro un anno). Se vi chiedete perché forzare cosi lo straordinario anziché dar lavoro a tutti, lavorare meno lavorare tutti, la risposta è che in Ungheria già lavorano tutti, o almeno tutti quelli che rimangono, gli altri, si parla di 800.000 persone, l’8% della popolazione magiara semplicemente è emigrata e lavora all’estero, in Inghilterra, in Germania, ad Amsterdam, forse forse perché pagano meglio e ci sono condizioni migliori e lo straordinario te lo pagano subito?

Legge approvata a tempo di record manco fosse urgenza nazionale, dopo un’aspra battaglia parlamentare: occupazione dei banchi del governo e del presidente dell’assemblea, istituzione di una sorta di guardia parlamentare, forzature procedurali. La notizia vera forse è questa, finalmente battaglia politica, di principio, sociale, nn solo timide schermaglie di gruppi parlamentari spesso comprati sottobanco dal governo; è anche tornato a farsi sentire il sindacato, una parola che nn si pronunciava da anni credo.. E subito dopo una manifestazione quasi spontanea, guidata da uno dei parlamentari di opposizione, che è andata avanti dal primo pomeriggio a tarda notte, dallo splendido parlamento di Budapest alla sede di Fidesz (il partito di Orban) e ritorno, lungo il viale Andrassy, piazza degli eroi, il ponte delle catene (manifestare a Budapest è sempre una gioia per gli occhi) non la solita assurda folla delle manifestazioni di partito, questi sono giovani, lavoratori, qualche balordo (34 arrestati) sotto la facciata contro i poliziotti caschi alla Dart Veder in assetto antisommossa, ma in gran parte persone comuni, lavoratori o studenti futuri lavoratori…

Prima dei lacrimogeni la folla era avanzata sulle scale, quasi mescolandosi con la polizia, qualcuno ha provato a parlarci, a convincerli, dai ve li diamo noi i soldi, e a voi piace lo straordinario?, dimmi amico celerino, sei della provincia vero? (notizia circolata in giornata, come in tutte le non repubbliche i poliziotti che usano i manganelli nn lo faranno mai contro i loro concittadini).

A mezzanotte si spengono le luci del parlamento, la folla viene spinta fuori dall’enorme piazza, viene impedito di recar danno all’alberone di Natale lì davanti al parlamento accanto alla statua di Rakoczi.

Oggi si ricomincia, alle 17… Non siamo a Parigi, nn ci sono i gilet gialli, ma Budapest non è forse la Parigi dell’est?

Reato di vagabondaggio

DSCN6387In Ungheria è entrata in vigore lalegge antibarboni e il primo arrestato (e poi rilasciato, ma intanto paga 60 euro di “spese processuali”) è un senzatetto di Godollo, la cittadina a 25 km da Budapest, quella del palazzo di Sissi, del parco del castello, dell’Arboretum, dell’Università di Agraria, della colonia di artisti inizio novecento, con la piazza del centro nuovafondiUe, e un mega hotel rosa antica monarchia tutto ghirigori, insomma con la puzza sotto il naso.

Ho tradotto (alla meglio, sorry) l’articolo di 444:

È una persona nota a Godollo, c’è gente che gli porta cibo ogni tanto, non è una persona che crea problemi. In passato era ingegnere, poi ha perso la casa. È in cattive condizioni fisiche.” Così l’avvocato d’ufficio Varga Zoltan ha descritto il senzatetto suo assistito davanti al tribunale.

L’uomo è stato “sorpreso sul fatto” a inizio serata mentre era seduto su una panchina di Kossuth Lajos utca. Gli agenti hanno stabilito che conduceva una vita da senza fissa dimora, cosa che non ha negato, e quando l’uomo ha dichiarato di non volersi recare in un ostello per barboni, ma che avrebbe dormito nel vicino Parco elisabetta, lo hanno portato in questura, arrestato per infrazione alla legge, e portato in manette davanti al tribunale di Godollo. L’avvocato Varga Zoltan racconta che l’uomo ha provato a spiegare davanti al giudice perché non voleva andare nel ricovero, a causa delle risse, conflitti, dei continui furti

Il processo per direttissima ha condannato l’uomo a 30 giorni di reclusione, pena poi comminata in un semplice ammonimento. (…) L’uomo è stato condannato a pagare 20.000 fiorini (60 euro) di specie processuali. Le sue cose sono state prese dagli agenti e restituite al termine del dibattimento.

Ha promesso davanti al tribunale di risiedere da amici o, nel caso nn fosse possibile, in ricoveri per barboni anche contro le sue riserve. Secondo l’avvocato Varga Zoltan nel processo non è stato chiarito quando gli agenti avrebbero dovuto ammonire l’uomo: secondo la nuova legge la procedura contro il vagabondaggio vien fatta partire dal terzo ammonimento comminato in 90 giorni. Nel primo giorno di entrata in vigore della legge, il 15 ottobre, vi sono stati 27 ammonimenti di questo tipo. Secondo la nuova legislazione in Ungheria il vagabondaggio, il soggiorno prolungato e come conduzione di vita in suolo pubblico, è considerato infrazione alla legge. Chi la infrange può essere condannato a lavori di interesse pubblico o alla reclusione.

Orban in Parlamento e la dittatura

qualche giorno dopo l’avvio della procedura di infraizone del parlamento europeo per infrazione dei diritti fondamentali contro l’Ungheria e un giorno dopo il sospetto passaggio di proprietà dell’nico organo di informazione libero rimasto index.hu

index

Qui in Ungheria si discute animatamente se viviamo o no in una dittatura, ogni definizione di dittatura è lecita: siamo in un paese libero perché nn c’è nessuna restrizione all’uso di internet e facebook come piu o meno avviene a Mosca, Pechino, Teheran o in Zimbawe? O siamo in una dittatura perché giusto ieri è stato annunciato il passaggio di proprietà dell’ultimo vero grande baluardo di informazione libera in Ungheria (leggesi grandi gruppi popolari, letti e scoltati, nn certo il mio onoratissimo blog) il sito index.hu?

Qui di seguito l’opinione di Dopeman, rapper dell’ottavo distretto, anche candidato indipendente alle elezioni dell’anno scorso sostenuto dai partiti di opposizione, direttamente dal suo divano letto su Facebook, in 40 minuti (riassunto: nelle dittature nn ci sono partiti di opposizione)

In parlamento invece il deputato Gyurcsany Ferenc ex primo ministro, ormai coi capelli bianchi e la voce un po’ roca attacca: “Dillo chiaramente: sei un vigliacco, sei come un bambino che va a rifugiarsi sotto le gonne della madre, ti si fa una domanda diretta a te e tu dici “nn permetto che si parli male dell’Ungheriamia madre che ha 85 anni nn c’entra niente con le tue politiche” rivolto ad Orban, che è lì con una cravatta viola ad ascoltare a non più di 4-5 metri.

. Uno dei vantaggi di ridurre il numero dei parlamentari è che ora quando si riunisce l’assemblea ci si parla quasi faccia a faccia, specie questi sono i capipartito seduti giusto all’inizio dell’emiciclo. Orban sembra quasi approvare… i partiti d’opposizione ungherese avranno forse ricevuto un po’ di telefonate dall’estero, dagli amici sparsi per l’europa, di chi forse si è accorto che per contrastare Orban bisogna irrobustire l’opposizione interna (ridotta al lumicino), ma è stato un inizio di lavori parlamentali autunnali scoppiettante quello di ieri al Parlamento Ungherese.

Prima aveva destato sensazione e intasato i social l’intervento di Szabo Timea, del Partito Socialista Ungherese (MszP) per la forza del discorso e perché si capiva che ci credeva veramente in quello che diceva. Le parole erano all’incirca: ci accusa di essere “traditori della patria” (la massima offesa qui in Ungheria, da chi dice che forse il rigore per il Fradi non c’era, al generale che firma la resa per evitare guai peggiori) perché nn prendiamo le vostre parti in questa disputa con l’Ue, ma i veri traditori della patria siete voi, che costringete con salari da fame i nostri figli ad andare a lavorare al’estero, che lasciate i nostri ospedali in condizioni pietose, carenze di personale e reparti che cihudono… si sono voltati tutti..