Camici bianchi magiari

Chiamano il mio nome, mi alzo facendo forza solo sulla coscia destra e arrivo zoppicando appoggiando appena la punta del piede destro per nn sentire fitte lancinanti, poi inizio a saltellare su una gamba. La signora in camice bianco fa: “Ma dove ti fa male, ah, al polpaccio, allora han scritto male sulla scheda, non hai problemi alla gamba, qui bisogna aspettare che arrivi il dottore allora, accomodati che ti richiamiamo...” faccoùio una faccia comprensiva (da ergo il dottore nn c’era).

e ritorno zoppicando all’assurda panchina del pronto soccorso del traumatologico di Budapest, il grande edificio verde, con una bella B in cima proprio di fronte al cimitero monumentale…

la panchina è lì dagli anni 70, ferro, di un marrone scurissimo, alta, a L con i bordi rialzati, che tutti noi siam costretti a pose innaturali, o star con le gambe a penzoloni, le sedioline normali 5-6 son tutte occupate, i più prepotenti si son messi sulle 5 barelle parcheggiate proprio davanti alla porta.

è la seconda volta che torno in questo fantastico posto in meno di due settimane, è il classico caso di recupero affrettato dall’infortunio e ricaduta, nel senso letterale della parola, due settimane fa sono caduto correndo nel Varosliget (il grande parco municipale di Budapest), e poi dicono che correre al parco fa bene, ma se poi inciampi in una radiciona, può capitarti di farti una ferita abbastanza profonda proprio sulla rotula da cui esce sangue appena la muovi anche molte ore dopo…

Era un mercoledi e al CTO me l’ero cavata in un’oretta e mezza, compresi i raggi (prendi questo foglio, mettilo nella cassetta delle lettere, nella porta sull’altro corridoio, tipo sportello del agnolino, sì, quelli lo leggono e ti chiamano, va’ pure figliolo) , con il dottore che all’ungherese se la tirava tanto per il suo ruolo di potere e nn dava confidenza. Ma poi risalendo come uno zoppo la rampa del garage in Italia avevo incuriosito l’altro tipo che con me era tornato a casa sul tardi, uno che aveva una borsa da dottore, mi guarda e mi fa: “ginocchio o caviglia? E quando è successo? Fa un po’ vedere…” poi la sentenza che ti riempie di gioia e fiducia nel paese in cui vivi… “hanno fatto proprio un buon lavoro..” (commento a un filino di una sorta di nastro adesivo trasparente messo per chiudere sulla ferita).

Questa volta invece di gente ce n’è molta e il tempo raddoppia, esco dopo 3 ore, zoppicando e dolorante con la diagnosi che piu o meno suona come non hai niente, il dolore è solo una tua fissazione, 30 giorni a riposo e tornerai come nuovo.  Difficilissimo il dialogo quando sai dire ferito, mi fa male, dolore, ferita, muscolo, osso, disinfettante, e raccontare come ti è successo ma ti mancano parole fondamentali come polpaccio (vadli!), contrattura (gorcs), strappo muscolare (izomszakadas, questo era piu facile, ma usato in un altro contesto).

in 3ore con lo smartphone scarico nn posso che guardarmi attorno per scoprire l’ungherese medio che va al pronto soccorso del CTO nella prima domenica di Agosto..

in prevalenza sono coppie di ciccioni con una fascia elastica sotto il ginocchio, del resto negli ultimi giorni di vita magiara son stato più o meno costretto a mangiare solo maiale e patatine fritte, una bella ragazza in maglietta rosa che se ne è stata buona e serena e poi ha zoppicato anche lei su una gamba al suo nome… chè l’infermiera sbraita il nome da fuori la porta, quasi come le inservienti della tavola calda, birreria, biliardo dove si andava a mangiare la sera.. nn fa nessuna smorfia per nomi italiani o russi. Il nome Kovacs Pèter esce parecchie volte.

C’è un vecchietto ovviamente compito, in giacca, scarpe da ginnastica, bastone, polso fasciato, un uomo sui 65 anni a torso nudo, braccio legato al collo alla Beckenbauer, con ancora le scarpe da calcio e calzettoni, che aspetta in piedi come se volesse continuare la partita, e un giovane ancora in maglietta da calcio rossa disteso sulla barella con praticamente due profondi buchi alla caviglia destra. Mi chiede in ungherese come si chiama questo ospedale, lo scrive su whattsapp, poi fa telefonate lunghissime in inglese con un bell’accento americano (si, a volte può essere bello) a ragazze dalla voce sexy. Origlio “poteva andarmi meglio ma poteva anche andarmi molto male… e a te come va? Oh davvvero? Benvenuta in America, ah, ah, ah” Arriva un gruppo di 4 zingari con belle pance, Origlio “si, pagava le bollette solo quando minacciavano di tagliargli le forniture, ora ha 60.000 fiorini (circa 2.000 euro n.d.r.) di arretrati”. ogni tanto echeggia la voce di una ragazza che urla dal dolore, ci spostiamo tutti per vederla dietro alla colonna… è bellissima, mora, un corpo da statua, capelli da diva, zingara, l’accompagna un tipo ben vestito e muscoloso.

Per tutti noi il dottore avrà avuto si e no 23 anni, l’Ungheria è questa qua, e meno male che c’era questo dottorino, ovviamente con un pizzetto alla film di Alberto Sordi, che qui a Budapest dei 4 grandi ospedali generalisti due hanno chiuso il pronto soccorso in estate per mancanza di personale (e io avevo un po’ di paura lo confesso a varcare questa soglia) in Ungheria un medico nel pubblico prende sui 1000 – 1200 euro, e allora quello che viene formato nelle università preferisce andare a esercitare la professione in Inghilterra o Germania, stessi problemi di personale, paga 5 volte più alta. Oppure sei costretto a dare “la gratifica” insomma la bustarella, manco fossimo nell’Inghilterra di Dickens e nn avessero inventato lo stato sociale.

Già, lo stato sociale c’è, ma nn si vede, nell’Ungheria di Orban della flat tax credet si investa negli ospedali?

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(Vigilia di) Natale a Budapest

(primo) Natale a Budapest da expatriates, c’è sempre una prima volta..

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A una cert’ora tutto chiude, si fa buio, nessuno per le strade, ritornando a metà pomeriggio a casa dal lavoro Budapest è lugubre e sembra aspettare un più che imminente attacco alleato..

Luci basse, chiusi i kebabbari sul korut in genere aperti tutta la notte anche il 15marzofestanazionale, chiusi i pub, tutti i pub, del settimo distretto (almeno fino a sera), chiusi i ristoranti, chiuso Rizsa, l’inquietante bar di mignotte di fronte alla Zeneakaemia, chiuso il KFC e anche il cinese dirimpetto con i neon rossi e verdi. Si salva solo il negozietto 24h indipendente di Kiraly utca, che difatti è pieno di gente. È Natale. Anzi è la vigilia di Natale di Buapest..

passo davanti alla bettola sottocasa, è ovviamente chiusa, ma domani già riapre, in fondo domani è solo Natale, e il buon Leopardi c’aveva visto giusto nel dire che l’attesa della festa è tutto, la bettola riapre domani alle 11 e ho promesso a evike, la barista, che passo a farle gli auguri. È chiuso il Roni, il grande supermercato 24h all’insegna arancio, che nn chiude mai e gli unici due che camminano per strada li noti da molto lontano, e li conosco pure, solo un expatriates può camminare alle 5 di pomeriggio per Budapest il giorno della vigilia di Natale, è Sid, il mio amico inglese, col figlioccio, un bimbo biondo un po’ frastornato, da lontano sembravano quasi Fonzie e Spadino. “qui è tutto chiuso” faccio io, “oh si, noi siamo andati fino al cinese tra Dozsa Gyorgy ut e Istvan utca per prendere qualcosa” rispondono. il figlioccio infila le dita nella busta e ne esce un raviolo al vapore..

la mattina invece anche il mercato era aperto, per la corsa alle spese per la cena della vigilia, in realtà era mezzo vuoto, preso d’assalto solo l’unico pescivendolo, la zuppa di pesce nn può mancare nel menù della vigilia, triste in viso la ragazza da cui compro un po’ di frutta secca, che io son meridionale, nn saluta neanche, gli unici ad augurarmi buon Natale sono stati cinesi.

Al supermercato mi scontro col carrello come nei film con un ragazzo basso, col doppio taglio. Ci conosciamo, Stefano, lui sa già per chi tiferà ai mondiali, per il Marocco di suo padre, domani è Natale, ma lui lavora, chè al call center in italiano di Budapest seguono le feste nazionali della casa madre indiana. è al supermercato a comprare cacao, uova, farina e mandorle, la madre è barese e lui allora preparerà castagnedde. Paga con la carta di credito, solo dopo si accorge di aver speso una fortuna, 25 euro per un chilo di mandorle, comprate in pratici pacchetti di 100grammi a 2,5 euro l’una nella piu classica delle disperate corse al supermercato. Buon Natale a Budapest.

Se accettassi gli inviti ci sarebbe la zuppa di pesce, regali, la messa di mezzanotte, TV accesa con il classico di Natale che è Reszessetek, Betorok! (alla lettera Tremate, Ladri!, ovvero Mamma ho perso l’aereo) su TV2, mentre la TV pubblica si affida a Johnny Dorelli protagonista di State buoni se potete, musiche di Branduardi.. Budapest ha messo una statua a Bud Spencer perché in segreto ama l’Italia..

Mentre sono indaffarato in cucina due passerotti bussano alla mia porta, sono i vicini, han visto le luci accese, ci siamo incontrati ieri, è il primo Natale che passo qui a Budapest, e i miei cari vicini mi augurano Buone Feste con i loro sorrisi alla Black Hole Sun e un piattino con il pan di zenzero e il beigli il dolce di Natale alle noci e semi di papavero.

Buon Natale a tutti.

Alla Difesa del Parco

13509121_1256718791012498_97998121456750124_nLe mie finestre danno sul cortile di dietro del palazzo: il cortile sarà largo si e no un metro, non si può farci un giardino perchè ci son grandi pietre squadrate appena sotto il terreno, messe chissà da chi e in che epoca, ma ci crescono due alberi spontanei, non sono querce ma nn si può avere tutto dalla vita, sono uno grande e uno piccolino, come dei fiori di campo, con gli uccellini che cinguettano e larghe fronde che mi fanno ombra al mattino quando batte il sole. Ora però il condominio li vuole abbattere, evidentemente per qualcuno sono un peso o ha altri interessi, io ci provo a contattare un agronomo e a difenderli con i denti, ma già mi preparo a mettere i gerani e le tende da sole…

è che gli alberi sono un grande problema a Budapest, per far tagliare degli alberi secolari ieri è dovuta intervenire la polizia, 200 agenti, un blitz all’alba come nei film, per sorprendere e dar battaglia ai sedicenti “difensori del parco”, portati via di peso in manette (i filmati son degni della val di Susa). Una pericolosa setta di amanti del verde che da un po’ di mesi sta cercando di ostacolare i grandiosi piani del governo Orbàn, che come grande investimento (speculazione) della legislatura 2014-2018 ha preso di mira il parco di Budapest, il Varosliget. (no, non è l’isola Margherita..).

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il membro della gunta del VII distretto Moldovan Laszlo portato via dalla polizia.

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è una storia vecchia.. la mia piccola trattoria di quartiere, con le tovaglie a quadretti e il cuoco gobbo e claudicante, a due passi dal caffè New York è in via Bassa del Bosco, anche se sei in mezzo alla città e di bosco non vi è alcuna traccia. In realtà, come nell’ambientazione di un’opera di Shakespeare, Pest è nata sull’ansa di un grande fiume, circondata da un fitto bosco e se si osserva oggi la pianta della città il bosco lo si vede ancora, è diventato una grande fascia verde che chiude i quartieri semicentrali, c’è il Nèpliget, il parco del popolo, l’enorme parco-cimitero monumentale Kerepesi, l’isola Margherita e il Varosliget. E quest’ultimo è quello più vicino al centro, collegato prima da via Kiraly a metà 800 e poi a fine 800 dal grandioso boulevard che ha per nome viale Andrassy, con la spettacolare piazza degli eroi a fare da ingresso trionfale al parco..

Certo si è un po’ ristretto se vedo dov’è via bassa e poi dov’è via alta e presto sarà ancora più stretto, ora che il governo ungherese sta avviando un progetto di “riqualificazione dell’area” si dice sempre così, con 3-4 musei nazionali in un nuovo quartiere dei musei che scopiazzerà Vienna… c’è di mezzo poi la ragion di stato, che vuol costruire musei nazionali per la gloria della nazione e liberare così finalmente le sale del palazzo reale di Buda, dove gli odiati comunisti misero la Galleria Nazionale ungherese, perché ridiventi sede del governo di sua maestà. Certo ci son delle regole e il verde è sacro e di tutti, ma forse era di tutti anche 150 anni fa quando qualcuno percorreva via bassa del bosco e si iniziò a chiedere dove caspita è il bosco…

é che il parco soffre di una malattia antica, la vicinanza alla città, e dalla fine dell’800, quando si pensava in grande fu tutto organizzato, il lago naturale diventa laghetto, nascono gli svaghi per la società di massa: lo zoo, il luna park, le terme, il castello delle fiabe, il circo e la società di pattinaggio.. e si è riempito già di tanta pietra e cemento, un po’ per la storica esposizione universale del 1896, quella del millennium, i festeggiamenti de 1000 anni dei magiari in europa, e poi altre fiere industriali fino agli anni 80, il parco ha un palazzetto dello sport orrendo che nn si riesce ad abbattere, strutture chiuse, i parcheggi dell’ex piazza delle sfilate, quella della statua di Stalin e poi di Lenin, quella dove Rakosi (il piccolo Stalin) fece abbattere il tempio mariano, e poi il ristorante sul lago, l’odiato monumento al 56 (eh si, bruttarello e nn piace a nessuno), c’è persino un’installazione dedicata all’ingresso dell’Ungheria nell’Ue, sfido ogni abitante di Budapest a indicarmi cos’è. E dimenticavo tre musei che già ci sono, il museo dei Trasporti, il museo di Bella Arti e il padiglione dell’Arte… insomma un po’ di tutto che da solo racconta l’incredibile storia ungherese dell’ultimo secolo ma la storia contrariamente a quanto si pensava pochi anni fa non accenna a finire.

Han provato a dirci che costruire 3-4 nuovi musei in un parco equivale a renderlo più verde. (sic). Le stazioni della metro di Budapest sono piene di grandi manifesti bianchi e verdi di un parco del 3000 con un museo che manco si vede, interrato e con l’erba sul tetto, le pareti trasparenti, e bellissimo e un lago all’ingresso, un po’ come in certe pubblicità dell’auto elettrica che prende tutti i giorni la famiglia Barilla per andare a lavorare.. Certo andranno al posto di qualcuna delle strutture che già ci sono, ma come mi dice Donald, amico inglese saccente, mettere chissà quante tonnellate di cemento sotto il terreno di un parco non è comunque una brillante idea.

Io penso solo ai musei che porteranno migliaia di persone (che qui sappiamo che con la cultura si mangia e dà attualmente 1/3 del pil) in giro per il parco, tra “eataly magiare e visitor’s center bookshops e caffè” e il parco non sarà più un parco per correre al mattino o stendere una coperta a quadri e sdraiarsi con la tua bella o solo bighellonare, come facevano i personaggi dei racconti di Ferenc Molnar…

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P.S.Ogni tanto vado in Italia, e giusto ieri  – giorno della difesa del parco – ero su un aereo carta di identità nel taschino, se no due pssi nel parco me li sarei fatti, a respirare un po’ d’aria buona (e a giocare al reporter)

P.S. n.2 se sei in visita  aBudapest e vuoi saperne di più del parco, di Orban, della città e dei suoi cambiamenti il consiglio è affidarsi ai miei tour guidati in italiano, sotto il nome  dell’altra Budapest (link)

le foto sono di ligetvedok…