gli anni del maiale

Di che segno sei? – Maiale ascendente topo

(Diego Abatantuono e Stefania Sandrelli, Ecceziunale veramente)

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27 gennaio, giornata della memoria. in prima mattinata su Rai2 passa Perlasca, con Luca Zingaretti, l’uomo d’affari italiano di stanza a Budapest che si finse console di Spagna per salvare migliaia di Ebrei ungheresi  nel lontano inverno del ’44. un eroe o una spia o tutte e due,  peccato che Wallenberg è diventato più famoso. Girato nel 2oo2. Un soldato nazista tenta di stuprare la bella ebrea. Il suo fidanzatino raccoglie un coltello a serramanico da terra e lo uccide piantandoglielo nelle spalle. La storia cambia. la scena del delitto è in posto grigio e polveroso, cortili bassi e grigi collegati da un lungo passaggio. il Gozsdu udvar, com’era nel 2002. Oggi insegne luminose pub, locali, la parte più figa della città.

 Italia e Ungheria unite nella memoria.  In italia han mandato teste di maiale a istituzioni ebraiche, si sa ci si diverte con poco e maiale è chi maiale fa.

il fatto è però che io vivo in Ungheria e l’Ungheria è un po’ la patria del maiale, quasi ogni famiglia di Budapest ha un parente in provincia con una maiale che ammazza due volte l’anno e l’economia si deve basare sul maiale. Certo ci sono stati i grandi lavori pubblici, il fiorino debole e le nuove fabbriche di automobili, ma la terza gamba per risollevare l’economia è il maiale sottoforma di generosi sgravi fiscali sui derivati del maiale e aumento del consumo di salsicce e costolette di maiale. Homer Simpson adorerebbe l’Ungheria..

nn mi stupisco allora se  alle tre teste di maiale italiane io associo i piedi di maiale messi nel 2009 sul monumento all’olocausto a Budapest, lì sul lungodanubio, alle spalle del parlamento e che se poi cerco il link perchè nei blog tanti link sono obbligatori ritrovo anche giusto 2 anni fa altri bei piedi di porco sul monumento di Wallenberg nel centenario della nascita.  la mia memoria è questa.. certo piccoli atti di una banda di goliardi, ma il problema ci si dice è nn dimenticare, nn chiudere gli occhi e nn giustificare

avevo in realtà in serbo dei vecchi appunti di qualche giorno fa che mi ero tenuto buoni per il giorno della memoria… gli appunti dicevano: “Alla radio leggono un pezzo di Furio Colombo,  ci si prepara con buon anticipo alla giornata della memoria, l’importante è andare preparati e nn affidarsi solo alla memoria a breve termine… Si parla dei diari dell’ambasciatore USA a Berlino, all’indomani dell’ascesa democratica di Adolf Hitler, erano anni in cui l’estrema destra faceva paura un po’ in tutta europa, ma si sa l’Europa ha forti radici democratiche. Ambasciatore: Non vogliono ricevere i nostri dplomatici perchè sono ebrei… Washington: Non importa, cambiamoli con dei non ebrei, è un fenomeno passeggero, non si preoccupi, passerà, la crisi finirà e saremo tutti più felici, ricchi, lavoreremo e saremo meno incazzati.

altri stralci  1933 Hitler è al potere ma la maggioranza dei tedeschi non lo ama. 1938 è incredibile come la popolazione sia così solidale col regime..  potere della propaganda e della buona amministrazione..

l’articolo si chiude con l’esortazione a tenere gli occhi aperti, l’esempio che pone Furio Colombo è l’Ungheria, terra di grande cultura e tradizione dove ora è tornato l’antisemitismo….. bene l’Ungheria sta diventando famosa, ci si candida Berlusconi, forse e  la cita il capo dei forconi come mito ed esempio da imitare.. Ma forse qui il grande Furio Colombo forse si sbaglia, l’antisemitismo non è tornato, giusto non se ne è mai andato e ora è uscito appena allo scoperto, è rimasto giusto sottotraccia, come un po’ in tutti noi del resto,  chi vorrebbe del resto un ministro nero e pure preparato in parlamento? è che non hanno visto le figlie. sono bellissime (foto)

Nido di Imre

i 90 anni del grande scultore ungherese Varga Imre festeggiati al NIDO klub del VII distretto

 

Cercando materiale per uno pseudocollega finisco a cercar music su youtube con i testi sotto e rimango estasiato da “Non ho bisogno di niente” dei Tankcsapda (hardrock magiaro) che nel ritornello fa non voglio niente, voglio solo avere la sbornia del giorno dopo e basta. Mi sento giovane e ci attacco la mia canzone rock preferita “Kolykod voltam” Ero il tuo cucciolo, dei primi Edda, con uno strepitoso Pataki Attila, in un concerto dei primi Edda, quando aveva ancora qualche ciuffo di capelli in testa, i baffoni, era incazzato e si esibiva in tuta blu da operaio. Ed era paurosamente rock. Mi sento ancora giovane anche se nn lo sono più. E per un attimo penso a come si doveva sentire giovane Lou Reed buonanima, anche ai suoi 71 anni.

E’ con questo spirito che mi incammino verso il NIDO del VII distretto..

Quando ero cucciolo a Budapest la mia Bibbia era il Pestiest, il giornaletto gratuito settimanale con tutti gli avvenimenti culturali, concerti, film e teatro in settimana. Nn si perdeva neanche una scoreggia. Solo il Vittula non c’era mai.

Ora nel’era di internet il Pestiest ha perso la metà delle pagine ma c’è ancora e se lo trovo in giro me lo infilo comunque in tasca perchè la pigrizia di andare su un sito nn dei soliti per scoprire cosa fare ce l’abbiamo tutti. E’ così che alle 18 accorro al NIDO, una cosa cosi familiare lì nell’ex unico e amato VII distretto che tutti ci passan e neanche se ne accorgono..  al limite è un palazzo bello come tanti, giusto un palazzo d’angolo con una specie di ingressino e gradini,  dove ogni tanto nelle due sale al piano terra ci fan dei concerti mica male..

Mi affretto lì alle 18 tutto contento di poter metter il mio nuovo costume nerodaverouomo chè alle 18 al Nido cì è la presentazione di un libro su Varga Imre, o almeno cosi capisco… Varga Imre è uno dei primi nomi che ho imparato a conoscere qui, un grande scultore, che in genere presento come il grande scultore dell’ultimo periodo del socialismo, ma anche di subito dopo.. che se camminavi in città le più grandi sculture pubbliche eran le sue.. forse la statua più bella del socialismo era sua quei soldati un po’ sfigati di alluminio  con sopra un uomo su un palco in una pietra nera che agita il cappello, per i 100 anni della nascita del capo della rivoluzione magiara di soviet del 19, o le tre donnine con l’ombrello nella piazza centrale di Obuda o semplicemente il grande salice piangente alle spalle della sinagoga…

Mi affretto nel mio nido, c’ero stato tanti anni fa per un concerto, qui nel ristorante ho poi visto, Italia agli europei 2008 in quella serata importante in cui presentavo agli amici di famiglia venuti a spiarmi la ragazza ottimo partito con cui stavo uscendo. Ma mai mi ero avventurato lì sopra le scale, quello che nn conosci ti mette in soggezione…

Il NIDO è un posto splendido, elegante, eleganti scalinate, mobili, lampadari d’epoca, carte da parati di gran pregio,  sale nascoste in vari angoli. c’è un retrobar di nuovo aperto, con poltrone in pelle nere molto socialiste e due busti di Munkacsi e Lechner di grandi scultori magiari che il NIDO tra fascismo e socialismo era il nido della federazione degli artisti. Le mie ricerche dicono che qui le donne non erano ammesse, solo lre mogli accompagnate.

E’ cosi bello e ben fatto che c’è da perdersi, nella sala accanto al caffè al primo piano c’è un  concerto per 4.5 astanti, mi passano davanti due coreane con un grosso trolley, le seguo sopra. Arrivo nella sala giusta, c’è una proiezione, un’intervista a Varga mre nel suo studio, unbel vecchietto alto e magro, saggio coi suoi baffetti bianchi e lo sguardo buono. il video è bello e a una a una riconosco le statue grandi e piccine, nel frattempo mi guardo attorno… l’età media è 93 anni, tutti agghindati come al ballo delle debuttanti, se ben ricordo chi organizza è il “circolo della Storia”. loro la storia l’hanno vista in diretta. Gli unici under 60 sono le due cinesine e i  due tecnici che spostano i microfoni.

Poi sale un vecchietto con una camicia rosso scuro e una giacca a righe e sorpresa sorpresa Varga Imre è qui. Domani compie 90 anni, un po’ curvo e si regge con un bastone, ma in fondo è in gran forma. E’ qui con gli amici di una vita. Lo accompagna un’80enne con un viso ancora carino e i capelli biondi ricci. Sorride anche lei. Nascosto, qualcuno legge una poesia che loda la vecchiaia come la più bella età perchè non pensi al futuro e hai perso i ricordi fa una gran tenerezza e forse non ha tutti i torti, un vero carpe diem… è il suo grande amico Juhasz Ferenc (che per chi nn lo conosce bene ha una pagina Wikipedia tradotta in 9 lingue.

ma è una festa di compleanno, e qui vuol dire un piccolo spettacolino, un po’ di musica da camera violino e orchestra in cui gli ungheresi sono maestri. il secondo pezzo sarà la danza romena di Bartok (delizioso, dice Mr. Varga..) poi l’intervista confidenziale con l’amante di una vita.. Fa piacere sentire una persona colta, ogni tanto capisci che uno per diventare qualcuno deve avere qualcosa dentro.. cita Benedetto Croce e il cinema polacco. il suo esame di latino. e qualche ricordo di una vita. qualche frase saggia. perchè non hai mai avuto discepoli, nn hai mai insegnato. sei un artista solitario..? ogni artista è solitario, c’è poco da fare. Insegnare l’ho fatto in Germania, alla prima lezione erano 18, il lunedi, il venerdì erano diventati 60, la settimana dopo l’aula ormai era troppo piccola, c’era ogni tipo di stupenti, da quelli appena diplomati all’accademia di Monaco a scultrici 60enni turche in borsa di studio.. Seguirli tutti bene e consigliarli era impossibile.

o di quando venne Kadar in persona nel so studio ocn la moglie, a vedere la statua di Santo Stefano che sarebbe finita nella cappella di noi ungheresi nientemeno che a San Pietro. Passarono tre minuti di silenzio. Ora so come sono lunghi tre minuti. poi fece. “E’ giusto. è questo il re di un popolo kobor – randagio – come il nostro…”

Poi la storia di come ha iniziato, l’avrà ripetuta cento volte, ma le cose che ripeti sempre son quelle che racconti meglio..

Aveva fatto il militare in aviazione e lavorava in fonderia (nella storica fonderia Ganz, lì ai piedi del Danubio.. quella da cui nacque la più grande industria ungherese. e lì su via dei Martiri (che ora è tornata a essere vale Margherita) ti incontra il suo prof. uno dalla memoria di ferro. ricordava ogni opera che aveva visto. Imre che fai qui? lavori? quanto ti manca al diploma all’istituto d’arte?. una settimana dopo gli squilla il telefono alle 6 del mattino. Vieni domani c’è un paese da rifondare…

E’ la volta di un’altro omaggio, una donna che si vede essersi divertita molto da giovane.. Tra le pieghe dice di avere 74 anni e scatta un caloroso applauso. E’ stata per 10 anni nella compagnia teatrale del Radnoti e ogni volta vedeva di fronte quel grande capolavoro della statua di Radnoti di Imre..

Le cinesine ne approfittano per andarsene e le seguo anch’io, che mi sembra di aver capito che c’era un biglietto da 2000 fiorini e sono entrato facendo finta di niente e poi ho qualcosa dentro. che nn riesco a esprimere. meglio farlo con una statua, di Varga Imre

 

 

scopri il NIDO di Varga Imre con uno dei tour guidati per le vie di Budapest conl’altra Budapest 

Nessuno mi crede

C’erano giorni in cui ci riunivamo giù in cantina, quando il VII distretto era un luogo ancora nn tutto per bene e quella strada puzzava di umidità, ed era buia. sempre. nn si andava a fumare fuori perchè nessuno ci obbligava, fuori c’era solo la cantina dirimpetto, abbastanza triste e anonima, ma con la scritta rosa KUKKOLO che vuol dire che pagavi per vedere una ragazza ne bella ne brutta, spogliarsi al di la di un vetro. no, n ci sono mai stato io. Alle zingarette che all’angolo del New York mi vedono solo a una certa ora della notte e con un fil di voce mi fanno ciao (che vuol dire sono una che fa la vita, che ne dici?) io rispondo. haza (vado a casa). io sorrido lei sorride. 

In quei giorni l’unico modo per sbirciare nel taccuino di Markò era allora aspettare che andasse a pisciare, scendere dallo sgabellone del Vittula, (si, parlavo del Vittula), lisciarsi la giacca di pelle lisa, guardarsi il bicchierino di Unicum vuoto e via.

Quella volta ci lessi bel calcato tutto di lato, con la calligrafia un po’ troppo bella per uno che dice di avere l’animo tormentato “obbligo di frequentare gli anziani per tutti gli abili dai 14 anni in su, fino ai 40.”  cancellato in “per sempre”. “I trasgressori saranno puniti con pene pecuniarie fino a un massimo di 50000 fiorini. e una freccetta. con i vecchi si impara a capire il senso della vita. non da loro, loro nn sanno un cazzo, ma dalle loro vite, quello si...”

Mi è venuta in mente ‘sta cazzata l’altra mattina, ero là, dietro alla statua di Ady che si sistema il mantello, un capitan Harlock in bronzo di cui ogni spirito poetico sarebbe fiero. là perchè là c’è una connessione gratuita, il venticello, gli alberi, una panchina, e poi passa sempre qualche  turista stupidina scosciata con la pelle bianca e rossa.

A un certo punto viene un vecchietto in carrozzina, ha una polo rossa, la carrozzina la tira un bambino, lineamenti asiatici. Con un fare risoluto gira la carrozzina di 90° e la pianta  di fronte al marciapiede. dico, dagli altri tre lati puoi vedere la strada  (e che strada, il viale Andrassy), la piazza, la statua, loro no, il muro di fronte. E nn dicono niente, come se l’avesse messo nel posto piu naturale del mondo tipo davanti alla TV o alla porta di casa. nn dicono niente nn si scambiano una battuta. Chissa a che cazzo pensa il vecchio. si sembra ancora in grado di pensare. me ne ero quasi dimenticato, tipo dopo una mezz’oretta, arrivano due genitori. il coreano rispunta chissà da dove, la famiglia si rimette in cammino.

Un paio di giorni dopo invece ero a pranzo nella mia personalissima trattoria con due  gentili ospiti. a un tratto uno fa: “La schiena ora nn me la sento quasi piu!”. Lello si alza, sembra incredibile che possa avere problemi alla schiena, lui un ex carabiniere in pensione, fisico da ex canoista 60.enne. Appena si allontana per raggiungere la toilette la moglie dolcissima mi dice che è caduto da un albero, un’altezza di 9 metri. Ah ecco, mica posizioni scorrette in poltrona… E in effetti prima mi raccontava di fratture plurime alle vertebre, e io che gli stavo per chiedere se era in servizio…

Eh si, eravamo preoccupati, ma tutto è andato bene ed eccoci qua. Come quell’altra volta sai… C’è dell’altro…

Aveva un dolore alla gamba, un po’ di sforzo, facciamo i raggi e il dottore subito dice, bene, quando si vuole operare? io? io no, io mai… Ma nn scherziamo qui le lastre parlano chiaro.  Guardi che tra un po’ …. mettiamola cosi’, tra 6 mesi sarà lei a strisciare fin sotto il lettino, a implorarmi.. Ma Lello piuttosto cambia dottore. Lo hanno visto i migliori specialisti, a botta di 2-3-400 euro a seduta. Il disco nn cambia. operarsi, la lastra parla chiaro.. e. .. a noi che piaceva tanto andare in montagna camminavamo come gli anziani giusto da qui a lì.. tanti soldi e neanche una visita approfondita, bastava vedere la lastra, era tutto un colabrodo, tutto marcio.

Poi.. – fa una pausa e assaggia il succo di lamponi che ha preso il marito  che giurano sia la cosa più buona che abbiano mai mangiato…- Poi un dottorone si impietosisce e lo visita per bene, tocca e ritocca, gira la gamba, la contorce e lui in fondo nn grida dal dolore… poi riguarda la lastra.

sono ancora un bambino intelligente, anche se sento la mattina sempre un po’ di stanchezza alla testa… “ma nn c’era il nome sula lastra??”

“c’era, c’era” fa Lello che nel frattempo è rientrato, sorride, serio ma calmo… sono fortunati, sono di quelle persone che vivono nel “meno male come è andata piuttosto che col che paura che ho avuto”..

E poi hanno incontrato il tipo con cui avevano scambiato le radiografie. Un vecchietto, tutto piegato da un lato, ha fatto una fatica indicibile per arrivare alla porta di casa.. le prime parole che ha detto son state. “Nessuno mi crede. Nemmeno mia moglie…” Nemmeno lei…

 

un papa ungherese

Quando mi trovo in giro verso l’ora di pranzo con un buco nello stomaco un dubbio mi assale, devo provare a infilarmi in un nuovo ma sconosciuto kifozde (le mille trattorie e tavole calde aperte rigorosamente solo all’ora di pranzo per il lavoratore medio affamato) o andare in uno di quei pochi ma buoni che cosi bene conosco e a cui mi sento tanto affezionato… In genere tento la prima carta solo se sono davvero di ottimo umore, se sono solo cosi cosi o molto peggio se va bene ripiego su una mediocre via di mezzo tornando nei posti in cui sono stato solo poche volte… Eccomi allora qui seduto in questo kifozde di via dell’acacia, nel mio ex tanto amato VII distretto, è più grande rispetto agli altri ed è sempre pieno, di gente di tutti i tipi, e nn starò a ripetere che le stazioni di servizio piene di camionisti, sono le migliori. In realtà nn c’è gente di tutti i tipi, qui ci sono i poveri (e un italiano curioso) si, perché qui il cibo sarà anche buono, ma certamente costa poco, il mio lauto pasto l’ho pagato 1.30 euro (potere dell’euro forte), l’avrei pagato 3 euro, in un posto certo nn elegante,

ed eccoli qua gli unghersi in fila, che domani festeggeranno la loro festa nazionale, eccoli in fila, mentre gusto il mio fozelek (passato) alla zucca con una fetta di pane in carrozza, operai  in tuta da lavoro, vecchine col cappellino lilla e bitorzoli sotto il mento, signori di mezza età che la vita ha lasciato soli,  uno studente con i capelli lunghi e lo sguardo che doveva avere Raskolnikov, signorine ben vestite alle prese con la crisi..

Credo molti di loro avranno mosso le labbra per recitare il padre nostro, l’ave maria e il gloria al padre insieme al nuovo vescovo di Roma Francesco, perché è di amore, pane e buone parole  che abbiamo bisogno.. E certo in cuor loro saranno rimasti un po’ delusi, lì al balcone nn c’era la sagoma di Erdo Peter, l’arcivescovo di Esztergom e d’Ungheria, un giovane di 60 anni dato in 4-5 posizione, nel gruppo di Reitzinger, Schonbron, Scola, & co., al suo posto c’era un vescovo alto, semplice, con le mani lungo il corpo che a un certo punto si è piegato in silenzio verso la piazza e che parlava con un italiano dolce e gentile e che tra le tante lingue che parla purtoppo non avrà certo l’ungherese…

ed ecco tutto l’orgoglio (……) magiaro che esce fuori, e poi la delusione del popolo sconfitto dalla storia.  un amico mi aveva scritto un paio di domeniche fa, se ce la fai vai alla basilica di Santo Stefano, alle 18 il vescovo dice messa, poi parte per Roma, se diventa Papa sarà la sua ultima messa qui…  poi ci siamo sentiti anche ieri, “ti piace il nuovo Papa, Mark?” da Mark nessun giudizio di merito o simpatia sul buon Francesco con la sciarpa del San Lorenzo, no Mark mi risponde “Io sono cattolico, accetto quello che decide la Chiesa…” 

Ma a pensarci bene l’ungheria un papa già ce l’ha (link), uno che ha tanto potere ed ha assunto come compito quello di salvare un paese e moralizzare le banche, che ieri proprio mentre tutti stavano guardando un balcone di Roma ha fatto controfirmare dal presidente della Repubblica la 4a modifica costituzionale (voluta e approvata dal suo partito unico) un Papa assunto al soglio governativo lui si per incarnazione divina e della santa corona, nato da povera famiglia e che da giovane era fidanzato, di educazione religiosa e col potere di cambiare tutto se solo lo vuole senza render conto a nessuno, che alle elezioni precedenti era stato lì lì per farcela e alle successive si è rifatto con gli interessi, uno che domani 15 Marzo festa nazionale per il secondo anno consecutivo nn parlerà alla piazza per legittimo impedimento, trovasi a Bruxelles, per una riunione di altri porporati,

Subito dopo l’elezione ecco poi “il popolo della rete” far spuntare la scritta Francesco, Ferenc I, sotto il faccino angelico, gli occhialetti, il vestito umile e il taglio di capelli da fraticello di Gyurcsany Ferenc, Francesco per la verità ora un po’ appannato, ex primo ministro travolto dagli scandali, uomo  immensamente ricco che mai si è spogliato dei suoi beni e che sicuramente da giovane avrà fatto la comunione con qualche piccolo dittatore comunista..

Liber  nos a malo.. 

Màrk e il giro delle bettole

Allora vediamo un po’, tornavo dal lavoro, vedo una collega davanti, una con cui nn ho mai parlato. Madonna com’è facile nn parlarsi al lavoro. È carina e dolce e mi fa paura, perché ha la mia età, ma si vede benissimo che non è piu’ una ragazzina, eppure nn ha fatto niente di che nella vita, tipo credo niente figli, nő lavori usuranti, ha i capelli corvini e l’ara un po’ sciupata, se nn ci fosse Facebook nn avrei neanche saputo che parla slovacco anche lei.

La notte prima nn è che avevo dormito molto e avevo gli occhi gonfi e stanchi. E anche lei ha gli occhi gonfi e stanchi quando la raggiungo. Cerco di fare il simpatico nel breve tratto che ci porta dal luogo di lavoro alla fermata del mio beneamato tram 37 Poi si infila nel sottopassaggio di Kobanya felso. Bene.

Verso casa, 30 minuti di tram dopo, appena svoltato dal Nagykorut in Dohany utca, appena superati i satiri con gli zoccoli che reggono i lumi fuori dal New York kavezo, vedo Markò, con degli occhiali da aviatore che gli coprono tutto il volto, finge di nn riconoscermi e mi passa accanto e lo colpisco col rotolo di giornale che avevo in mano. Si leva gli occhiali da aviatore, anche lui ha lo sguardo pesto e pesante. Nn ci vediamo da 8 mesi, da quando ha deciso di non venire più al Vittulà. Hanno litigato. Si. E’ successo che i camerieri fattisi gestori si erano rotti di vedere i clienti fissi passare da dietro al bancone per mettere il soprabito e volevano mettere un guardaroba, 100 fiorini. Cose dell’altromondo. Allora Markò si è incazzato davvero e ha giurato che nn ci avrebbe messo più piede. Dev’essere stata una grande scena e io me la sono persa..

Allora decidiamo di andare a giro una sera per recuperare il tempo e le birre perdute. Si inizia da uno di quei posti dove nn sarei mai andato, uno di quei posti nuovi che sono nati negli ultimi due anni accanto al Szimpla, e hanno reso almeno quel lato di via Kazinczi troppo illuminato. Si scende giù, il posto è strapieno di chincaglierie dei bei tempi, sono anche in vendita, la figa dietro al banco, accanto al frigo è carina e dolce. Ma il posto è tristemente vuoto, fa già caldo e solo noi tre scenderemmo in questo posto claustrofobico tra chincaglierie del passato regime. Fatto sta che ci accomodiamo su delle poltroncine in linoleum..

Markò è la cosa più vicino a Nicholas Cage in “Cuore Selvaggio” di David Lynch che io abbia incontrato a Budapest, e ne ho incontrato di tipi al Vittulà. Andava in giro con un cappellaccio, un cappotto di pelle marrone, molto consunto e una sacca legata in cima, come i marinai.. e pensare che è il figlio ribelle di un pezzo grosso della TV di stato.

Ora Markó se la fa a “L.C.” un posto di fronte alla grande sinagoga. Sembra buono. Qualcuno della tarsasag  (gruppo di amici) è un nazista o quasi, Markò si  è ritrovato anche  a qualche raduno di bikers dove per un po’ ci rimetteva la pelle per aver gridato qualcosa di troppo. Nn ho capito bene ma fino a poco tempo fa Markò per vivere si accompagnava una compagnia teatrale itinerante, nei sperduti villaggi della Transilvania, o almeno io cosi ho capito o nn ha voluto spiegarsi meglio. Ora almeno fino all’estate resterà in città, dice. Una volta l’autista che lo riportava a Budapest ha cercato una puttana su internet e si è fermato in un villaggetto sperduto a metà strada, vatti a fare un giro, ragazzo, ci rivediamo qui tra un paio d’ore. La cosa piú memorabile  gli è capitata il primo dell’anno. Picchiato da un croato, metà croato e metà ungherese, perché parlava in tedesco e inglese con degli stranieri, lui che è ungherese. Si è ritrovato con un labbro spaccato. Questo croato era grosso e cattivo. Poi come in Guerre stellari i clienti dopo essersi girati per un attimo si voltano e riprendono le loro conversazioni e la musica continua. Va a casa a sciacquarsi, torna e quello è ancora lì, parla col barista, gli sguardi gli fanno capire che è stato lui che se l’è cercata. Cerca di fare il duro ma poi verso le 2 va al traumatologico, deserto, lunghi corridoi con le porte chiuse. Esce con il labbro ricucito solo verso le 10, il dottore mentre gli metteva i punti sorrideva all’infermiera e l’infermiera faceva una sega al dottore, a sentir lui..

Poi si va al W., una vera vecchia birreria, senza insegna, fumo, gente che vuole sentirsi ai margini della società, dove il sabato si fila la fila dice Markò, sempre lì nel VII distretto, il proprietario  è il famoso campione di canoa W., che ha dominato la scena per 10 anni e più, ha vinto 5 o 6 mondiali ,ma poi alle olimpiadi di Mosca, le sue olimpiadi, nn ha manco preso una medaglia. Lì Markò ha un suo conto, cioè beve a credito, il tizio gli segna i bicchieri di vino rosso e soda su un blocchetto. Markò mangia quando capita, questa volta i famosi panini di W. con la cotoletta, che il campione frigge personalmente e che gli offro in segno di amicizia. Si parla di politica, di governo, di una di quelle cose pseudo fasciste che la gente ormai accetta perché si disinteressa pian piano di politica..

Attraversiamo di nuovo le 4 corsie della Rakoczi quasi senza guardare e torniamo nelle scure strade di Pest, a Puskin utca, che ancora è rimasta, dopo che hanno cambiato nome a piazza della Repubblica e piazza Mosca. Questa è zona sua,abita qui dietro, il basso VIII distretto, zona di vecchi residenti e giovani tedeschi o stranieri. E qui hanno aperto il H.,  quasi birreria ceca, in via Puskin a Budapest. H. è un posto che nn capisci bene cos’è, nn capisci se la birra è davvero piu’ buona, nn capisci se la cameriera è troia come sembra, nn capisci se c’è gente vera o no, l’unica cosa che capisci è che hanno fatto bene a tenere quei mezzi separè che qui c’erano sempre nei posti vecchi. Ed è qui che mi accorgo di cosa vuol dire uscire a bere con amici alcolisti, che dopo una quantità ragionevole tu ti senti al limite, mentre loro nn sono nenache a metà del cammino…

Si va in uno dei posti nuovi che stanno aprendo qua, se i negozi 24 ore che erano spuntati come funghi ad inizio anni 80 sintomo della libertà di piccolissima impresa che c’era, ora invece spuntano kocsme (bettole) aperte 24 ore su 24, che sono in fondo una liberazione, se sono le 3 ed esci dall’ospedale dove hai accompagnato la tua ragazza, lei è stata ricoverata lì e tu ti devi prendere almeno un Unicum e una Aszok piccola prima di tornare a casa.

E poi la brutta gente è già a casa per riposare e ricominciare un’altra brutta giornata, resta solo la gente della notte, come Markò. Qui io prendo solo per compagnia una birra piccola piccola, mentre lui prende una birra grande e un unicum, dopo 10 minuti le birre diventano due. Le ultime birre gliele ho offerto tutte io, ha finito i soldi, ma era inaccettabile contarsi le birre o fermarsi ora. Ha stile, un aviatore a riposo dopo la prima guerra mondiale, disadattato. Si intromette nei discorsi del tavolo accanto, con una lunga esposizione filosofica, mentre loro parlavano di cose normali. Inutile dire che fa subito colpo sulle ragazze.

C’è solo un altro cliente, solo, con pochi capelli, messo male. Si intromette e Markò gli risponde con ironia troppo tagliente. Si fronteggiano un po’, poi uno lascia. Sgattaiolo fuori e torno nel mio distretto.

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ai grandi magazzini, per grandi e per piccini

nn chiedetemi perchè ma cercavo fazzoletti da naso da donna quel giorno, cosi’ è la vita.

Ero a Blaha, e allora faccio un salto al Corvin Aruhaz, i grandi magazzini Corvin, lì a Blaha, gli Harrods di Budapest dicevo, forse oggi più famosi per il tetto, cosi’ è la vita, perchè sul tetto ci hanno aperto un pub, proprio sul tetto, il parapetto è alto e la vista nn è sul Danubio, ma il posto è carino e in effetti ti senti  a 50 metri d’altezza.. .

per salire prendi l’ascensore del retro, per scendere le scale,  strutture vecchiotte mai ristrutturate, di quando nei grandi magazzini  fu inaugurata la prima scala mobile d’Ungheria., era l’età dell’oro forse la prima scala mobile in Italia è pure posteriore..

ero stato ai Corvin Aruhaz prima di Natale, a curiosare,  l’epoca d’oro è finita, da un pezzo a me piace ricordarlo così come nel film “Allami Aruhàz – i grandi magazzini statali”,  (http://www.tvarchivum.hu/?id=142129) quando i grandi magazzini erano diventati i grandi magazzini nazionali..

lì avevo trovato, in incredibile offerta, i cappelli, estivi e invernali, quelli servono sempre, caso mai li perdi ina eroporto durante perigliose trasferte..

Ieri già mentre ti avvicini capisci che c’è una grande svendita, tutto al 70% solo i capi di marca al 50%..uhah Le scale mobili ci sono ancora, 4, appena davanti all’ingresso. Follia dei nostri nonni. Oggi ogni buon architetto sa che le scale mobili devono essere quanto più difficili da trovare o almeno bisogna fare un po’ di strada per arrivarci, cosi’ nel mentre puoi guardarti attorno e trovare una cosa a cui nn avevi pensato ma che devi assolutamente comprare.

Al piano terra c’è un supermercato, sopra il business è retto da Skala, una specie di Standa ungherese. Al primo piano c’è l’abbigliamento, al secondo l’arredo casa. L’aria è triste, scaffali mezzi vuoti, metà dei locali già liberati, sono rimaste solo camicie di collo 50 e a tinta unita, di un giallino o arancione, tanta gente, dove altro lo trovi uno sconto (reale) del 70% su tutto??

alla fine mi convinco anch’io  a prendere una camicia che definisco rosso mattone, mi trattengo dal prendere una delle cravatte anni 70 degne di una copertina di una band sballata, ma soprattutto prendo a un prezzo accettabile il sogno di una vita magiara, un accappatoio bordò scuro..

per fortuna avevo qualcosa da leggere, perchè faccio 45 minuti di coda, le cassiere di mezz’ètà impazziscono con i cartellini sbiaditi e le percentuali dello sconto, e poi sì c’è molta molta gente, qualcuno si compra un borsone e mette tutto là, le donne del vicino VIII distretto hanno i cestini pieni di biancheria intima sexy e vestitini per bambini..

mi guardo in giro, erano rimasti gli ornamenti a mosaico delle colonne, come le vediamo  in qualche vecchia kocsma selezionata, anche il pavimento è lo stesso, nn so chi arriverà ora con vetrine scintillanti, ma credo cambierà gli arredi, la gente resterà la stessa credo..

Sono qui da 6 anni, ho visto la vecchia Kiràly utca e l’enorme agenzia dell’Aeroflot all’angolo tra Nagymező utca e l’Andràssy, grande e vuoto, assolutamente inutile se nn per farsi vedere, come i negozi  di alta moda all’aeroporto..  Se dovessi esprimere in una foto la situazione in Ungheria la farei a questo stesso locale.. L’aveva preso la catena di librerie Alexandra, che si è ingrandita enormemente n questi anni, per farci un Antikvarium i negozi di libri rari e di seconda mano che gli ungheresi amano tantissimo.,. é durato una manciata di mesi, ha già chiuso, ora all’interno carrelli pieni di libri, sui vetri le scritte “Megnytottunk – abbiamo aperto” e “Kiado , Elado .- affittasi, vendesi”.

il perchè è semplice, i prezzi erano alti e la merce scadente..

Quando ho incontrato Monicelli al Szimpla

[a ricordo di Mario Monicelli 1915-2010, gettatosi dal balcone della sua stanza d’ospeda all’età di 95 anni, con un cancro terminale alla prostata..] 

in un divertentissimo gioco che faccio con i miei amici ungheresi che desiderano imparare l’italiano ci chiediamo a turno se l’altro ha mai scritto una lettera d’amore, è mai andato a cavallo, ha mai perso il portafoglio.. uno spasso insomma..

la mia domana preferita è però: “hai mai conosciuto una persona famosa?”. E’ una domanda divertente, perchè in genere il mio simpatico interlocutore ci pensa, fa si con la testa e poi dice di aver visto per strada o nella metro un signor Tizio Caio Kovàcs Szaòo, che ovviamente a me nn dice assolutamente niente, mentre risulta essere un personaggio televisivo o un politico o un famoso giudice della Corte Suprema (solo uno mi ha fatto: “si certo, ne ho conosciuta una, mio fratello vive a Miami, una volta ho visto uscire da un negozio Sylvester Stallone.” ecco lui è una persona famosa..).

Se mi dicono “e tu?” io rispondo beh, si, ho conosciuto una volta una persona famosa, ho conosciuto proprio qui a Budapest, al Szimpla, (pausa tattica)….. Mario Monicelli..

L’ungherese si stringe nelle spalle, Mario Monicelli qui l’ungherese medio nn lo conosce, ma io mi sento in dovere di spiegargli chi è e di raccontare..

“…Ero povero e solo e vivevo di elemosina o di quello che i supermercati mettevano a metà prezzo perchè ormai quasi da buttare e passavo ore al Szimpla (un pub figo e famoso del VII distretto)  nelle ore di luce per sfruttare la connessione gratuita alla rete. Orbene era un sabato di fine novembre, ero ad uno di quei tavolini circolari accanto alle scale, su uno scrannetto, forse di buon umore. Di buon umore perchè se vedo entrare due coppie di signori, di cui ne conosco uno nn sono portato a distogliere lo sguardo ma a stringere la mano. Il mio conoscente è di mezza età, l’altra è una coppia di anziani, lui col basco di lana, lei schizzinosa.

Dovevamo parlare di qualcosa, non so, i vecchi si allontanano a curiosare per quel posto curioso che è il Szimpla per chi ci capita la prima volta… “Ma nn l’hai riconosciuto mi fa?” “Kicsoda?” [chi diavolo] faccio io. E’ Monicelli. uh aspetta che te lo presento..

Monicelli era un vecchietto, un signore di 92 anni, con dei peletti bianchi she spuntavano dalla pelata, un po’ sordo, dovevo alzare la voce, e tremolante che a fine Novembre fa un po’ freddino a Budapest lo sguardo vivo e intelligente, nn banale, come si vedeva in tv. Ma in queste situazioni è difficile nn essere banali, ci presentano, ovviamente io nn so dir niente mentre è lui che si informa su quello che faccio, mi fa i complimenti per vivere e lavorare a Budapest, riesco a salvarmi dicendo “grazie a Lei di tutto quello che ci ha dato”.

Poi con garbo si allontana e io mi sorbisco la sua compagna, che si vede che era una bella donna, ed ora è una signora un po’ snob con l’evve moscia che mi kviede se zi zarà kvalke konzerto là al Szzimpla.. La morale di quel giorno era che anche un grande come Monicelli anche a 92 anni doveva sorbirsi una rompiballe, come tutti noi…

Monicelli era Budapest per presentare il suo ultimo lungometraggio, al fesztival dei film italiani che si fa qui, e ha sempre avuto un rapporto preferenziale con Budapest, qui ha girato giovanissimo il suo primo lungometraggio, nel 34, i ragazzi della via Pàl, etc. o ad esempio una sera eravamo in un casermone di Pesterzsebet, tra italiani esuli, per cena, e poi si è messo Brancaleone, dove all’inizio arrivano i barbari, razziano il villaggio, staccano a morsi la testa ai pulcini, parlano una lingua incomprensibile.. “Hajrà!… Hajrà!!, Nincs kegyelem!..”

quei barbari parlavano ungherese.”

Ci mancherai anche qui a Budapest, maestro..