(Vigilia di) Natale a Budapest

(primo) Natale a Budapest da expatriates, c’è sempre una prima volta..

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A una cert’ora tutto chiude, si fa buio, nessuno per le strade, ritornando a metà pomeriggio a casa dal lavoro Budapest è lugubre e sembra aspettare un più che imminente attacco alleato..

Luci basse, chiusi i kebabbari sul korut in genere aperti tutta la notte anche il 15marzofestanazionale, chiusi i pub, tutti i pub, del settimo distretto (almeno fino a sera), chiusi i ristoranti, chiuso Rizsa, l’inquietante bar di mignotte di fronte alla Zeneakaemia, chiuso il KFC e anche il cinese dirimpetto con i neon rossi e verdi. Si salva solo il negozietto 24h indipendente di Kiraly utca, che difatti è pieno di gente. È Natale. Anzi è la vigilia di Natale di Buapest..

passo davanti alla bettola sottocasa, è ovviamente chiusa, ma domani già riapre, in fondo domani è solo Natale, e il buon Leopardi c’aveva visto giusto nel dire che l’attesa della festa è tutto, la bettola riapre domani alle 11 e ho promesso a evike, la barista, che passo a farle gli auguri. È chiuso il Roni, il grande supermercato 24h all’insegna arancio, che nn chiude mai e gli unici due che camminano per strada li noti da molto lontano, e li conosco pure, solo un expatriates può camminare alle 5 di pomeriggio per Budapest il giorno della vigilia di Natale, è Sid, il mio amico inglese, col figlioccio, un bimbo biondo un po’ frastornato, da lontano sembravano quasi Fonzie e Spadino. “qui è tutto chiuso” faccio io, “oh si, noi siamo andati fino al cinese tra Dozsa Gyorgy ut e Istvan utca per prendere qualcosa” rispondono. il figlioccio infila le dita nella busta e ne esce un raviolo al vapore..

la mattina invece anche il mercato era aperto, per la corsa alle spese per la cena della vigilia, in realtà era mezzo vuoto, preso d’assalto solo l’unico pescivendolo, la zuppa di pesce nn può mancare nel menù della vigilia, triste in viso la ragazza da cui compro un po’ di frutta secca, che io son meridionale, nn saluta neanche, gli unici ad augurarmi buon Natale sono stati cinesi.

Al supermercato mi scontro col carrello come nei film con un ragazzo basso, col doppio taglio. Ci conosciamo, Stefano, lui sa già per chi tiferà ai mondiali, per il Marocco di suo padre, domani è Natale, ma lui lavora, chè al call center in italiano di Budapest seguono le feste nazionali della casa madre indiana. è al supermercato a comprare cacao, uova, farina e mandorle, la madre è barese e lui allora preparerà castagnedde. Paga con la carta di credito, solo dopo si accorge di aver speso una fortuna, 25 euro per un chilo di mandorle, comprate in pratici pacchetti di 100grammi a 2,5 euro l’una nella piu classica delle disperate corse al supermercato. Buon Natale a Budapest.

Se accettassi gli inviti ci sarebbe la zuppa di pesce, regali, la messa di mezzanotte, TV accesa con il classico di Natale che è Reszessetek, Betorok! (alla lettera Tremate, Ladri!, ovvero Mamma ho perso l’aereo) su TV2, mentre la TV pubblica si affida a Johnny Dorelli protagonista di State buoni se potete, musiche di Branduardi.. Budapest ha messo una statua a Bud Spencer perché in segreto ama l’Italia..

Mentre sono indaffarato in cucina due passerotti bussano alla mia porta, sono i vicini, han visto le luci accese, ci siamo incontrati ieri, è il primo Natale che passo qui a Budapest, e i miei cari vicini mi augurano Buone Feste con i loro sorrisi alla Black Hole Sun e un piattino con il pan di zenzero e il beigli il dolce di Natale alle noci e semi di papavero.

Buon Natale a tutti.

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Nessuno mi crede

C’erano giorni in cui ci riunivamo giù in cantina, quando il VII distretto era un luogo ancora nn tutto per bene e quella strada puzzava di umidità, ed era buia. sempre. nn si andava a fumare fuori perchè nessuno ci obbligava, fuori c’era solo la cantina dirimpetto, abbastanza triste e anonima, ma con la scritta rosa KUKKOLO che vuol dire che pagavi per vedere una ragazza ne bella ne brutta, spogliarsi al di la di un vetro. no, n ci sono mai stato io. Alle zingarette che all’angolo del New York mi vedono solo a una certa ora della notte e con un fil di voce mi fanno ciao (che vuol dire sono una che fa la vita, che ne dici?) io rispondo. haza (vado a casa). io sorrido lei sorride. 

In quei giorni l’unico modo per sbirciare nel taccuino di Markò era allora aspettare che andasse a pisciare, scendere dallo sgabellone del Vittula, (si, parlavo del Vittula), lisciarsi la giacca di pelle lisa, guardarsi il bicchierino di Unicum vuoto e via.

Quella volta ci lessi bel calcato tutto di lato, con la calligrafia un po’ troppo bella per uno che dice di avere l’animo tormentato “obbligo di frequentare gli anziani per tutti gli abili dai 14 anni in su, fino ai 40.”  cancellato in “per sempre”. “I trasgressori saranno puniti con pene pecuniarie fino a un massimo di 50000 fiorini. e una freccetta. con i vecchi si impara a capire il senso della vita. non da loro, loro nn sanno un cazzo, ma dalle loro vite, quello si...”

Mi è venuta in mente ‘sta cazzata l’altra mattina, ero là, dietro alla statua di Ady che si sistema il mantello, un capitan Harlock in bronzo di cui ogni spirito poetico sarebbe fiero. là perchè là c’è una connessione gratuita, il venticello, gli alberi, una panchina, e poi passa sempre qualche  turista stupidina scosciata con la pelle bianca e rossa.

A un certo punto viene un vecchietto in carrozzina, ha una polo rossa, la carrozzina la tira un bambino, lineamenti asiatici. Con un fare risoluto gira la carrozzina di 90° e la pianta  di fronte al marciapiede. dico, dagli altri tre lati puoi vedere la strada  (e che strada, il viale Andrassy), la piazza, la statua, loro no, il muro di fronte. E nn dicono niente, come se l’avesse messo nel posto piu naturale del mondo tipo davanti alla TV o alla porta di casa. nn dicono niente nn si scambiano una battuta. Chissa a che cazzo pensa il vecchio. si sembra ancora in grado di pensare. me ne ero quasi dimenticato, tipo dopo una mezz’oretta, arrivano due genitori. il coreano rispunta chissà da dove, la famiglia si rimette in cammino.

Un paio di giorni dopo invece ero a pranzo nella mia personalissima trattoria con due  gentili ospiti. a un tratto uno fa: “La schiena ora nn me la sento quasi piu!”. Lello si alza, sembra incredibile che possa avere problemi alla schiena, lui un ex carabiniere in pensione, fisico da ex canoista 60.enne. Appena si allontana per raggiungere la toilette la moglie dolcissima mi dice che è caduto da un albero, un’altezza di 9 metri. Ah ecco, mica posizioni scorrette in poltrona… E in effetti prima mi raccontava di fratture plurime alle vertebre, e io che gli stavo per chiedere se era in servizio…

Eh si, eravamo preoccupati, ma tutto è andato bene ed eccoci qua. Come quell’altra volta sai… C’è dell’altro…

Aveva un dolore alla gamba, un po’ di sforzo, facciamo i raggi e il dottore subito dice, bene, quando si vuole operare? io? io no, io mai… Ma nn scherziamo qui le lastre parlano chiaro.  Guardi che tra un po’ …. mettiamola cosi’, tra 6 mesi sarà lei a strisciare fin sotto il lettino, a implorarmi.. Ma Lello piuttosto cambia dottore. Lo hanno visto i migliori specialisti, a botta di 2-3-400 euro a seduta. Il disco nn cambia. operarsi, la lastra parla chiaro.. e. .. a noi che piaceva tanto andare in montagna camminavamo come gli anziani giusto da qui a lì.. tanti soldi e neanche una visita approfondita, bastava vedere la lastra, era tutto un colabrodo, tutto marcio.

Poi.. – fa una pausa e assaggia il succo di lamponi che ha preso il marito  che giurano sia la cosa più buona che abbiano mai mangiato…- Poi un dottorone si impietosisce e lo visita per bene, tocca e ritocca, gira la gamba, la contorce e lui in fondo nn grida dal dolore… poi riguarda la lastra.

sono ancora un bambino intelligente, anche se sento la mattina sempre un po’ di stanchezza alla testa… “ma nn c’era il nome sula lastra??”

“c’era, c’era” fa Lello che nel frattempo è rientrato, sorride, serio ma calmo… sono fortunati, sono di quelle persone che vivono nel “meno male come è andata piuttosto che col che paura che ho avuto”..

E poi hanno incontrato il tipo con cui avevano scambiato le radiografie. Un vecchietto, tutto piegato da un lato, ha fatto una fatica indicibile per arrivare alla porta di casa.. le prime parole che ha detto son state. “Nessuno mi crede. Nemmeno mia moglie…” Nemmeno lei…

 

libera nos a Malèv

Qualche giorno fa al Vittula, si viene a sedere accanto a me o quasi una ragazza, carina, capelli corti biondi, come nei film una ragazza giovane e carina sugli sgabelli al bancone del bar, ostendando sicumera ordina una birra grande e si accende una sigaretta.. Poi saluta il barista, cerca qualcuno,  ma ecco che si avvicina Sàndor, cl suo solito look, cappellino con visiera, giubbotto di pelle pesante, camicia e cravatta. (camicia e cravatta un po’ centroeuropea, la moda italiana è un’altra cosa). Parlottano affettuosi, poi lei esce dalla borsetta un pacchetto, un regalo, fiocco e carta dorata. “Ma fai seriamente?” Si “seriamente”. E’ che Sàndor domenica parte per gli Stati Uniti, per sempre o quasi, va a lavorare lì Nashville, Tennesee, Università del Tenneesee, esperto informatico di satelliti e lanci spaziali, e lui è un economista. E’ tutto contento. Non sa quando torna, sa solo che si troverà bene.

Rappresentante del Vittula: “Oggi è giovedì, parti domenica quindi domani e dopodomani vieni qui vero che ci salutiamo per bene… “

Sàndor “No, cari amici, credo di no, voglio sistemare le ultime cose e mettere in ordine la casa, e poi c’è il problema del volo da risolvere …”

già,perché il volo Budapest – Parigi , Parigi – USA fino a Parigi lo fa con la compagna di bandiera ungherese Malèv e qui il paese è piccolo e le voci corrono,  voci che la Malèv nn se la passa tanto bene e finirà travolta dai debiti..

Magari gli ho portato sfiga ma meno di dodici ore dopo leggo che la compagnia è fallita davvero, in circostanze simili a quelle del fallimento di una ditta di camion, è fallita alle 6 mattina che tutti gli aerei erano al sicuro nei capannoni a Budapest e nn potevano pignorarli, tutti tranne due, nn tutte le ciambelle riescono col buco, uno è rimasto in Irlanda e uno a Tel Aviv, anzi tutto è iniziato da lì, l’aeroporto di Tel Aviv ha messo i pugni sul tvolo e ha detto o ci paghi o…

Dunque la Malèv non c’è più, Sàndor ci fa sapere su Facebook che ha piu o meno risolto, anche se ci metterà 18 ore in più. Il mio amico Arpad invece è un po’ abbacchiato perché non gliene va bene una, si sposa e in viaggio di nozze anziché in USA, Maldive o Australia ha scelto una romantica crociera sul Baltico, partenza da Copenhagen. Prima ha provato a tenere la sposina all’oscuro di quello che è successo nel mondo della Concordia. e ora gli è saltato il volo per Copenhagen. A che serve una compagnia di bandiera se nn a spostarsi facilmente…. Per l’ora l’idea migliore è andare a Vienna in treno..

Niente drammi nazionali, il primo uomo d’Ungheria che affettuosamente chiameremo Viktor ci tiene a precisare che entro poco nascerà una Malèvbis finalmente libera dai debiti, ed ha avuto una bella pensata, sei pieno di debiti fai fallire la società e ne crei subito un’altra, ma come gli vengono, dovrebbe fare così anche la Grecia, fallire, cambiare nome, riproporsi sul mercato.. Soldi, soldi puzzolenti dice un detto ungherese, ma ch è il ladro? il colpevole sono i russi di Abramovich, che aveva preso partecipazioni nella società nel 2007-2009, ma poi non hs…, anzi no, i cinesi, con cui erano in trattativa, anzi no, buttiamola in politica, il colpevole è l’ex primo ministro che due anni fa per salvare la Màlèv ha fatto carte false e ora l’UE ha scoperto il bluff.

Morale n.1: La colpa è sempre di ebrei, ex comunisti ed UE, non necessariamente nell’ordine.

Morale n.2: il peggior nemico di un ungherese è un ungherese, noto modo di dire di queste parti)

Ma intanto il paese si deve muovere, gentilmente low cost e compagnie di bandiera si offrono di presentare ai poveri passeggeri rimasti a terra prezzi vantaggiosi e per il futuro spostano a Budapest qualche loro aereo, si accollano loro, poverine le nuove rotte, assumeranno gli ex piloti della Màlèv, Ryanair ha già occupato 55 nuove rotte e ha fatto il7 Febbraio un open day per nuovi assunti in tante posizioni, l’aeroporto si deve muovere, la gente deve spsotarsi, qualcuno i sacrifici li deve fare (spero si colga l’ironia).

Il re è morto, viva il re, limitiamoci a guardare su Facebook i vecchi promo della Malèv, il famoso gingle rock progressive di Presszer Gàbor, nn c’è assolutamente niente di cui preoccuparsi allora, tutto va per il meglio.

Quella sera stessa di venerdì scorso su tweetter, a una certa ora della notte tutti quelli che si vogliono far ascoltare come Malèv si mettono a cinguettare la stessa cosa, la stessa immagine, una cartina dell’europa con delle traiettorie tipo missili nuclueari in War Games, e le sagome gialle di 6 aerei.. i Boeing Malèv richiamati a Shannon, come caparra, ed è un’immagine molto triste in verità..

Come è andata a finire? Sàndor Intanto Sàndor è arrivato in USA, già ha mandato delle foto anonime di grandi incroci tra stradoni e palazzoni con pali del telefono accanto con il commento USA is cool (sincero) e dice che in fondo la Malèv nn serve all’Ungheria, se nn ce la si puo’ permettere.. Alessandro  Alessandro invece spera di rivedere la ragazza carina dai capelli corti, sperando che abbia un regalo anche per lui.

 

Budapest 11.1

E’ uno di quei momenti in cui il blog torna a essere un blog vecchio stile, si cesella di meno, si racconta la giornata, le impressioni, per far sapere, per cercare di capire… 

oggi  si parla di Istvàn, Attila, Orsi,  Helga e Bogi..

Istvàn: Ieri al Vittula. Parlando un po’ col barista mi scappa una frase del tipo “a parte la situazione politica incasinata..” lui nn capisce, , poi fa: “Ah ok,.,.. (pausa)… perchè sta veramente succedendo qualcosa secondo te?, ma …. (pausa) (sguardo assente)… io nn credo… Mi sa che vedi troppi telegiornali… eh si ,davvero nn succede niente..”

Attila: l’indomani cioè oggi, incontro in trattoria (ah, le stupende trattorie di quartiere ancora rimaste a budapest, con la tovaglia a quadretti, il menu a prezzo fisso per i lavoratori e il cameriere che ormai ti conosce, con un dito nella minestra).. dicevo in trattoria appena entro incontro il mio elettricista, nonchè quasi amico fraterno Attila (nome comune qui, noi nn chiamiamo i figli Cesare?)).  E’ un omone grande e grosso e muscoloso, ex pugile, grande cicatrice sul cranio, con tanti tatuaggi come la bilancia della giustizia, Cleopatra. Ricordo quando mi mostrò quello che il suo amico Arpi gli stava facendo su tutta la schiena: l’immagine del manifesto di Apocalypto di Me Gibson, chi non lo vorrebbe?.. Ma Attila è anche buono come il pane, il gigante buono delle favole, tenerissimo quando è insieme alla figlioletta di 8 anni; ora sta parlando fitto fitto ol proprietario… noi ci si abbraccia calorosamente e mi invita a sedere. E’ un po’ che nn ci vediamo, da quando per poco ho rischiato di mandare a fuoco la casa e sapevo che solo lui poteva aiutarmi.. Allora Attila  come va? “Terribile, Alessandro, terribile, ma hai visto che succede???… nn ho voglia di far niente, so che devo star calmo ma nn ci riesco, il lavoro va anche malissimo…..” (“ma come se tu lavoravi tantissimo da mane a sera..?”) “cioè, sì, lavoro, ma ora nn mi pagano, forse, chissà, un giorno, mi dicono ora non abbiamo soldi, quando ci saranno…. ecco per esempio ora ho 2 appuntamenti alle 14 e alle 14.30, ma tanto so che nn mi pagheranno..” altro abbraccio fraterno, il parchimetro sta per scadere.. Quando faccio per ordinare mi accorgo che i prezzi sono aumentati da un giorno all’altro di un 10%, pago sempre poco, ma ..

Orsi, Bogi, Helga:  la musica cambia ancora nel pomeriggio tardi al secondo lavoro, (molti hanno un secondo lavoro qui in Ungheria, si sa, è la terra delle opportunità) dove i colleghi sono uni e trini con Fidesz, famiglie conservatrici che hanno fatto gli investimenti giusti nei primi anni 90 e ora passano anche il giorno di Natale in fabbrica per timore di furti… mi chiedono che vuol dire corrotto, che è riportato come contrario di integro. Bene. Corrotto. corruzione morale certo, poi corruzione politica.. “tutti i politici sono corrotti” fa una, lei nn ha fiducia più in nessuno, certo ha le sue idee ma è delusa (sarà lo stato dele cose, lei poi ha un parente prossimo portatore di grave handicap e ha perso i sussidi statali). Gli altri invece inorridiscono, loro una certezza nella vita ce l’hanno e si chiama Orban Viktor. si parla poi di libri, Al momento il libro in cima alle classifiche di vendita ungheresi (un po’ il libro di Bruno Vespa) è di un famoso giornalista autore di inchieste e reportage che nn è che conosca bene, In un momento in cui tutti ce l’hanno con le banche cattive che soffocano l’Ungheria, lui ha fatto proprio un libro sulle banche, i banchieri e la finanza internazionale che trasuda avidità . difficile dargli torto.

 

c’è del fumo che esce dalla mia Costituzione..

Tornando in Italia per Natale all’aeroporto ho preso il giornale, perchè è figo leggere il quotidiano in aereo e vedere gli italiani sull’aereo che nn capiscono chi sei..

E sul giornale di quel lontano 20 dicembre c’era un bell’articolo sulla nuova riforma del lavoro e della scuola,  cambia un po’ tutto, questo governo vuol cambiare tutto e anche di più.

Al mio ritorno in terra magiara, allora, immaginavo nel posto di lavoro (come si dice anche in ungherese) fitte discussioni, informative e circolari, invece nella riunione plenaria nn si parla di questo o di politica ma l’argomento principale è il fumo. Già, perchè dal 1 Gennaio è entrato in vigore il divieto di fumo nei locali, negli istituti scolastici, negli ospedali, nei locali pubblici. La discussione dura più di mezz’ora, un mare di domande, gli animi si accendono, i colleghi si accalorano… nn si pué fumare neanche sul terrazzino?, il divieto è esteso ad un raggio di 50 metri dall’edificio?, e se qualcuno fuma in bagno?. e se nei 15 minuti di pausa esco e fumo faccio in tempo a tornare? e se vedo un collega che fuma lo devo denunciare alla famiglia? ma scusate se io cammino per strada tra fermate del tram, scuole, ospedali, uffici,  quasi ogni 100 metri, praticamente nn si può fumare, questo è assurdo…(quest’ultima un’osservazione di Zsolt cervello fine e uno che si gode ogni sigaretta che fuma). E in effetti fa un certo effetto entrare in una kocsma, accorgersi che c’è qualcosa che non va e capire che quello che manca è la nuvola di fumo del vicino e i posaceneri ai tavoli..

il fumo è un tema che appassiona e coinvolge tutti, altro che la politica di cui in fondo si parla poco… Ne parlava l’altra volta giusto chi è contro Orban ma in modo scherzoso, tanto noi siamo italiani e si può scherzare.. chi ama Orban invece sta in silenzo perchè il fatto è delicato, nn interviene e ascolta (meno male che nn prende appunti).

Perchè in politica l’Ungheria è sempre molto divisa, come lo è sempre stata da quando son qua, chi vede i comunisti e chi vede i fascisti e chi sceglie uno perchè soprattutto perchè odia l’altro.. Generalizzando (cosa che nn fa mai bene) da un lato gli ungheresi cosmopoliti, che viaggiano in Europa e parlano le lingue, dall’altro chi si lascia vincere dalla tentazione di “ripiegarsi su se stessi, appigliandosi all’idea di una Grande Ungheria, magari con un pizzico di ottuso vittimismo, per ciò che è successo nel corso della Storia (…)” (-link Bruno Ventavoli-).

Eh si, gli ungheresi son molto divisi e pure in maniera strana, qui dove la sinistra è liberista e liberale e la destra ultraconservatrice, nazionalista e pappa e ciccia con la chiesa (ohibò sembra normale), ma insomma si sente gente che noi definiremmo di sinistra lodare Orban per la sua politica contro i grandi capitali stranieri e le banche e poi si, dire che insomma, si deve chiudere un occhio sul dleficit di democrazia della costituzione, lasciamolo lavorare, per fortuna che Viktor c’è..

Sembrerà strano, eppure il clima generale, almeno tra i comuni mortali,  non è da scontri di piazza e tensioni sociali.  A parte la grande volatilità politica dell’elettorato (non sorprende che ora la popolarità del partito unico di governo è precipitata),  l’ungherese medio è in fondo molto rassegnato, con la stessa  sfiducia nella politica che viviamo in Italia, che si somma a quel distacco che si aveva qui fino a una ventina d’anni fa, in cui tutti dovevano scendere in piazza col fazzoletto al collo il primo maggio, e giurare di credere anche se non credevano … e poi la gente si interessa di politica, e di diritti del cittadino, ma è molto piu spaventata dalla crisi finanziaria, dal fiorini arrivato a 324 contro euro, dal che fine faranno i nostri soldi..

Per capirci qualcosa il consiglio migliore è sempre quello di studiare le fonti, allora ho letto l’inizio della costituzione nuova ma i dubbi sono restati… saltando a piè pari l’ampio preambolo che inizia con Dio salvi l’Ungheria, la parte I (c’è anche la II e la III, insomma una trilogia) comincia con: articolo A: il nome della nostra patria è Ungheria [e non più repubblica ungherese, come sta scritto sulle monete per esempio]; articolo B: (1) la forma legislativa (?) in ungherese jogallam) è la democrazia (2) la forma di stato è la Repubblica (3) la fonte del potere è il popolo (4)….

sembra un po’ di fare i salti mortali, vuoi mettere con: articolo 1: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. la sovranità appartiene al popolo.

Ieri al Vittula (la mia bettola di fiducia) ne parlavo con un’amica che lavorava al ministero degli interni, poi si è intromesso Arpad, con la sua cresta e camicione da neorockabilly, che era in una serata no, taciturno, con le guance scavate “scusate parlate della costituzione?.. ma Alessandro, è solo un pezzo di carta, nessuno la segue veramente è solo fumo negli occhi che nn lo sai…??” ho risposto subito che “quella è la legge a cui tutte le leggi dello stato si devono uniformare, quindi è importante..”  ma nn volevo rovinargli la serata o impelagarmi in discussioni politiche..

..allora ho fatto un esempio, quello giusto, l’articolo che ricordo meglio della nostra costituzione (che è bellissima): L’Italia ripudia a guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali…” ecco non è straordinaria? e i nostri soldati poi vanno a morire in Afganistan, Iraq e dov’altro.. “hai ragione è solo sulla carta (pausa) ma almeno sono contento che la mia costituzione dica questo….” (pausa). ogni tanto qualche numero mi riesce..

 

Màrk e il giro delle bettole

Allora vediamo un po’, tornavo dal lavoro, vedo una collega davanti, una con cui nn ho mai parlato. Madonna com’è facile nn parlarsi al lavoro. È carina e dolce e mi fa paura, perché ha la mia età, ma si vede benissimo che non è piu’ una ragazzina, eppure nn ha fatto niente di che nella vita, tipo credo niente figli, nő lavori usuranti, ha i capelli corvini e l’ara un po’ sciupata, se nn ci fosse Facebook nn avrei neanche saputo che parla slovacco anche lei.

La notte prima nn è che avevo dormito molto e avevo gli occhi gonfi e stanchi. E anche lei ha gli occhi gonfi e stanchi quando la raggiungo. Cerco di fare il simpatico nel breve tratto che ci porta dal luogo di lavoro alla fermata del mio beneamato tram 37 Poi si infila nel sottopassaggio di Kobanya felso. Bene.

Verso casa, 30 minuti di tram dopo, appena svoltato dal Nagykorut in Dohany utca, appena superati i satiri con gli zoccoli che reggono i lumi fuori dal New York kavezo, vedo Markò, con degli occhiali da aviatore che gli coprono tutto il volto, finge di nn riconoscermi e mi passa accanto e lo colpisco col rotolo di giornale che avevo in mano. Si leva gli occhiali da aviatore, anche lui ha lo sguardo pesto e pesante. Nn ci vediamo da 8 mesi, da quando ha deciso di non venire più al Vittulà. Hanno litigato. Si. E’ successo che i camerieri fattisi gestori si erano rotti di vedere i clienti fissi passare da dietro al bancone per mettere il soprabito e volevano mettere un guardaroba, 100 fiorini. Cose dell’altromondo. Allora Markò si è incazzato davvero e ha giurato che nn ci avrebbe messo più piede. Dev’essere stata una grande scena e io me la sono persa..

Allora decidiamo di andare a giro una sera per recuperare il tempo e le birre perdute. Si inizia da uno di quei posti dove nn sarei mai andato, uno di quei posti nuovi che sono nati negli ultimi due anni accanto al Szimpla, e hanno reso almeno quel lato di via Kazinczi troppo illuminato. Si scende giù, il posto è strapieno di chincaglierie dei bei tempi, sono anche in vendita, la figa dietro al banco, accanto al frigo è carina e dolce. Ma il posto è tristemente vuoto, fa già caldo e solo noi tre scenderemmo in questo posto claustrofobico tra chincaglierie del passato regime. Fatto sta che ci accomodiamo su delle poltroncine in linoleum..

Markò è la cosa più vicino a Nicholas Cage in “Cuore Selvaggio” di David Lynch che io abbia incontrato a Budapest, e ne ho incontrato di tipi al Vittulà. Andava in giro con un cappellaccio, un cappotto di pelle marrone, molto consunto e una sacca legata in cima, come i marinai.. e pensare che è il figlio ribelle di un pezzo grosso della TV di stato.

Ora Markó se la fa a “L.C.” un posto di fronte alla grande sinagoga. Sembra buono. Qualcuno della tarsasag  (gruppo di amici) è un nazista o quasi, Markò si  è ritrovato anche  a qualche raduno di bikers dove per un po’ ci rimetteva la pelle per aver gridato qualcosa di troppo. Nn ho capito bene ma fino a poco tempo fa Markò per vivere si accompagnava una compagnia teatrale itinerante, nei sperduti villaggi della Transilvania, o almeno io cosi ho capito o nn ha voluto spiegarsi meglio. Ora almeno fino all’estate resterà in città, dice. Una volta l’autista che lo riportava a Budapest ha cercato una puttana su internet e si è fermato in un villaggetto sperduto a metà strada, vatti a fare un giro, ragazzo, ci rivediamo qui tra un paio d’ore. La cosa piú memorabile  gli è capitata il primo dell’anno. Picchiato da un croato, metà croato e metà ungherese, perché parlava in tedesco e inglese con degli stranieri, lui che è ungherese. Si è ritrovato con un labbro spaccato. Questo croato era grosso e cattivo. Poi come in Guerre stellari i clienti dopo essersi girati per un attimo si voltano e riprendono le loro conversazioni e la musica continua. Va a casa a sciacquarsi, torna e quello è ancora lì, parla col barista, gli sguardi gli fanno capire che è stato lui che se l’è cercata. Cerca di fare il duro ma poi verso le 2 va al traumatologico, deserto, lunghi corridoi con le porte chiuse. Esce con il labbro ricucito solo verso le 10, il dottore mentre gli metteva i punti sorrideva all’infermiera e l’infermiera faceva una sega al dottore, a sentir lui..

Poi si va al W., una vera vecchia birreria, senza insegna, fumo, gente che vuole sentirsi ai margini della società, dove il sabato si fila la fila dice Markò, sempre lì nel VII distretto, il proprietario  è il famoso campione di canoa W., che ha dominato la scena per 10 anni e più, ha vinto 5 o 6 mondiali ,ma poi alle olimpiadi di Mosca, le sue olimpiadi, nn ha manco preso una medaglia. Lì Markò ha un suo conto, cioè beve a credito, il tizio gli segna i bicchieri di vino rosso e soda su un blocchetto. Markò mangia quando capita, questa volta i famosi panini di W. con la cotoletta, che il campione frigge personalmente e che gli offro in segno di amicizia. Si parla di politica, di governo, di una di quelle cose pseudo fasciste che la gente ormai accetta perché si disinteressa pian piano di politica..

Attraversiamo di nuovo le 4 corsie della Rakoczi quasi senza guardare e torniamo nelle scure strade di Pest, a Puskin utca, che ancora è rimasta, dopo che hanno cambiato nome a piazza della Repubblica e piazza Mosca. Questa è zona sua,abita qui dietro, il basso VIII distretto, zona di vecchi residenti e giovani tedeschi o stranieri. E qui hanno aperto il H.,  quasi birreria ceca, in via Puskin a Budapest. H. è un posto che nn capisci bene cos’è, nn capisci se la birra è davvero piu’ buona, nn capisci se la cameriera è troia come sembra, nn capisci se c’è gente vera o no, l’unica cosa che capisci è che hanno fatto bene a tenere quei mezzi separè che qui c’erano sempre nei posti vecchi. Ed è qui che mi accorgo di cosa vuol dire uscire a bere con amici alcolisti, che dopo una quantità ragionevole tu ti senti al limite, mentre loro nn sono nenache a metà del cammino…

Si va in uno dei posti nuovi che stanno aprendo qua, se i negozi 24 ore che erano spuntati come funghi ad inizio anni 80 sintomo della libertà di piccolissima impresa che c’era, ora invece spuntano kocsme (bettole) aperte 24 ore su 24, che sono in fondo una liberazione, se sono le 3 ed esci dall’ospedale dove hai accompagnato la tua ragazza, lei è stata ricoverata lì e tu ti devi prendere almeno un Unicum e una Aszok piccola prima di tornare a casa.

E poi la brutta gente è già a casa per riposare e ricominciare un’altra brutta giornata, resta solo la gente della notte, come Markò. Qui io prendo solo per compagnia una birra piccola piccola, mentre lui prende una birra grande e un unicum, dopo 10 minuti le birre diventano due. Le ultime birre gliele ho offerto tutte io, ha finito i soldi, ma era inaccettabile contarsi le birre o fermarsi ora. Ha stile, un aviatore a riposo dopo la prima guerra mondiale, disadattato. Si intromette nei discorsi del tavolo accanto, con una lunga esposizione filosofica, mentre loro parlavano di cose normali. Inutile dire che fa subito colpo sulle ragazze.

C’è solo un altro cliente, solo, con pochi capelli, messo male. Si intromette e Markò gli risponde con ironia troppo tagliente. Si fronteggiano un po’, poi uno lascia. Sgattaiolo fuori e torno nel mio distretto.

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ma questo è comunismo

Di ritorno dal Vittula, in una sera in cui volevo camminare perchè stavo diventando un po’ come Jack Nicholson in Shining quando scrive ” Too work and no play makes Jack a dull boy” per 1000 fogli..

mi ritrovo al Vittula allora, poca gente, musica al minimo, poco fumo, ordino un timido bicchiere di birra del fagiano (Fàcàn), la birra di Komàrom..

accanto a me un piccolo csavo (ragazzo) col pizzetto, un artista, perchè si sa, ognuno al Vittula pretend to be an artist, come diceva un amico che avevo.. parla con Akos il barista, io sono lì accanto e sento, ogni tanto mi guardo nello specchio, con la sciarpina beige di natale sopra la camicia bianca. poi mi intrometto e chiedo spiegazioni, lui ha gli occhi lucidi, segno che gli ungheresi se apri una breccia si aprono.., parla di politica e diarte..

dunque in Ungheria c’è un partito unico che ha più dei due terzi del Parlamento, è un partito di destra e si chiama Fidesz ora sta riscrivendo la costituzione, tanto se la può votare da sola, parte prima, parte seconda, anche parte terza nel caso..

ora stanno mettendo un articoletto per gestire l’arte ungherese, a quel che dice il mio interlocutore, laureato in belle arti, “l’ente che gestisce le arti ungheresi diventerà statale, sarà nazionalizzato, alla guida  o mentore un artista noto esponente della destra conservatrice, gestirà tutti i soldini.. e tutto sarà di stampo di superdestra e lo dirà la costituzione e poi sempre i politici in TV dicono che lo fanno per salvaguardare la nostra morale ed educare il popolo ad essere migliore e un vero ungherese… Ma questo lo dicevano tale e quale sotto il comunismo, si’ questo è comunismo“..

al Vittula c’era anche quello delle salsicce, mi sono presentato oggi, ha un vero accento british, si chiama John Smith, qui ha messo su una fabbrica di salsicce, le prossime le fa giovedì, lo devo chiamare..