Buon Natale a tutti!

il buon Natale arriva a budapest quest’anno una domenica di ottobre incredibilmente calda per queste latitudini che sembra primavera, in giro con camicia e giacchettino hai quasi caldo, noi che si era abituati ad avere il riscaldamento acceso già da un po’ , ma questa domenica ce la ricorderemo, da oggi Budapest ha un nuovo sindaco e si chiama Karacsony (Natale) ed è la prima volta da 10 anni in cui la gioiosa macchina da guerra di Orban si inceppa e il paese nelle superelezioni anmministrative di oggi non vota avalanga per lui e per i suoi candidati. L’ungheria nn si tinge di arancione Fidesz (colore ormai dimenticato delle rivolte anti comuniste di una 20inq di anni fa in Romania, Georgia etc) ma di un inedito ed elegante bluscuro delle opposizioni unite, quasi la sovrapposizione reale del rosso acceso dei socialisti, del blu chiaro dell’ex premier Gyurcsany, dei viola di momentum, giovani liberali rampanti, del bianco dell’exdestra ora centro Jobbik e del verde di Parbeszed, il partito del giovane faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergely, sindaco uscente del XIV distretto, sconfitto sonoramente alle elezioni politiche dell’anno scorso e ripresentato quasi per mancanza di nuove vere idee…

Vittoria talmente insperata che manco si sa dove andare ad attendere i risultati e a festeggiare, Fidesz ripropone la classica Balena, il centro polifunzionale moderno sul danubio, bellissimo, a forma di balena che inghiotte geppetto, ma annunciano già che il discorso di Orban avverrà all’interno stavolta, senza il solito bagno di folla…

Le opposizioni invece sono, senza avvisare sui social e senza dirlo a nessuno, nel 400, uno dei grandi pub del VII distretto, il quartiere ebraico e quello della movida, che fa tanto partito giovane e nn impegna molto.. il posto è blindato e mi rifugio quasi accanto in uno dei ruinpub dove ha la sede eletorale si fa per dire il partito satirico del cane a due code, che stavolta ha fatto campagna piu dimessa e nn ha pesentato candidati indipendenti per nn toglier voti.. C’è un gran casino, giovani, ma nn molti, gente equivoca con maglioni trasandati e cani a due code stampate, il leader del movimento che sembra un ragazzaccio come gli altri, mi siedo su un biliardo rovinato e vedo il maxischermo sintonizzato sul’M1, il cnalae all news della tv di stato di orban

Sin dai primi risultati (dopo il solito inceppamento del server del viminale magiaro alle 20.39, era successo lo stesso l’anno socrso) si prospetta una chiara vittoria a Budapest di Karacsony e tanti bei successi nel resto del paese, Tarlos, il sindaco uscente 71enne e vecchio amministratore, uno forse dei pochi ancora con un po’ di autonomia dentro Fidesz, compie la telefonata di rito per congratularsi con l’avversario. Anche Orban da abile politico nn la tira per le lunghe, ammette la sconfitta a Budapest e invoca la collaborazione col nuovo sindaco .

L’ungheria si è allora rivoltata contro Orban e il trono del despota vacilla? freniamo gli entusiasmi, o amici, Orban gestisce ancora tantissimi soldi da poter spendere peri suoi e per le “sue” campagne elettorali ed ha il 90% delle TV e dei media dala sua (commovente ieri il camioncino rosso di ATV, tv indipendente pe rle viuzze del VII distretto col suo ripetitore). Budapest è una grande città, europea, mondiale, come tutte le grandi città è multiculturale, liberal per definizione, cosmopolita, volge le spalle ai populisti che invece parlano alla pancia del paese, così come a Varsavia, Praga, per restare nella regione, alla Londra di KAhn, o al paragone fatto da molti con la Istanbul moderata anche sotto Erdogan, già che la Turchia fa parlar di se sti giorni. Budapest già l’anno scorso alle politiche, aveva eletto solo 6 deputati di Fidesz su 18 colleggi, Budapestr non è l’Ungheria e non lo è mai stata.

Le opposizoni si sono presentate stavolta tutte unite, senza perdere per piccole percentuali di piccole glorie locali, DK, dell’ex premier ha riacquistato forza elettorle e una nuova voce con Dobrev Klara, la moglie dell’expremier, e i giovani di Momentum sembrano la nuova grande forza emergente che può scalare i consensi.

E poi c’è stato il grande scandalo sessuale dei giorni scorsi, questo si pare abbia davvero fatto la differenza trasformando la riconferma annunciata del bravo amministratore Tarlos nei primi scricchiolii del sistema Fidesz. Il sindaco di Gyor, la città dell’Audi nonchè a capo del potente comitato olimpico ungherese, è diventato protagonista di un blog anonimo di tale avvocato del diavolo che racconta le sue orge (nn c’è parola diversa per dirlo) il giorno di pentecoste su un panfilo in Croazia, con mignotte arrivate in elicottero da Budapest, fiumi di alcool, droghe. Corredato anche di video porno (non c’è parola diversa per dirlo). A pochi giorni dal voto ha stravolto tutto, come il video dell’Ibizagate che ha fatto disintegrare il governo tra centro ed estrema destra in Austria.

 

post ripreso dagli amici di Qcode qui

Perché Orban vince?

25 minuti in radio a Radio Capodistria, nel programma “I divergenti” (in fondo al file, clicca sulla radio o sul link, da 1.29.00) per cercare di spiegare come e quanto ha vinto Orban . E perché. E che effetti avrà sui suoi vicini di pianerottolo, sui paesi di Visegrád, sull’Europa, sul futuro del mondo.

Egészségetekre.

Link: http://4d.rtvslo.si/arhiv/i-divergenti/174531837

133

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Per commentare le elezioni di ieri 8 aprile 2018 in cui Orbán si è riconfermato leader maximo parto da lontano, da novembre 2017.

A novembre appena entrato al caffè da Carlo (per me resta sempre il caffè da Carlo), subito mi han fatto “chi lo vince lo scudetto?” subito ho risposto: la Juve, che domande… è la società più forte, ha un organigramma solido, un cannoniere, ha Dybala, il portiere migliore d’europa, viene da 7 scudetti di fila.. certo ha un gioco utilitaristico e il Napoli può fare un calcio meraviglioso ma…

spero che questo riesca forse a spiegare sull’italiano medio nn prevenuto il clima che c’era ieri a Budapest in piazza sotto la Balena, sede del comitato elettorale di Orbán con vtutti i suoi fedeli in festa, ma anche in TV, tutte le TV, per le strade e sui tram gialli di Budapest.. le false speranze nell’animo di chi non vince dai tempi di Maradona e Bruscolotti e le certezze granitiche di chi ha preso grande confidenza con la vittoria. E per stimolarsi deve puntare all’europa o ai 100 punti (raggiunti dalla juve di Conte n.d.a.).

I cento punti nella politica ungherese sono una frazione, i 2/3 (dei seggi in parlamento), quelli che ti danno la maggioranza qualificata e la possibilità di cambiare la Costituzione a tuo piacimento (Orbán l’ha rifatta daccapo nel 2012 e da allora l’ha emendata 6 volte, a maggio arriva la 7a). i seggi in parlamento sono 199 (con l’ultima Costituzione) e quindi il primo numero buono per superare i 2/3 è 133. 133 deputati, 133 mandati elettorali (come si dice qua).

Orbene sono tre legislature che Fidesz, la federazione dei giovani democratici, il partito di Orbán, raggiunge questa mitica quota e come la Juve la soddisfazione è sempre la stessa e la si leggeva negli occhi di Orban ieri in una delle prime interviste ad echotv, davanti al suo amato e sussiegoso Bayer Zsolt (il giornalista amico di mille avventure)

Se un numero vi sembra troppo freddo (133) allora meglio una immagine, l’Ungheria divisa per collegi tutta colorata tutta di arancione (il colore di Fidesz). è la mappa che vedo a tutte le elzioni in piazza e in TV dal lontano 2006, dalle elezioni amministrative 2006 ho sempre visto questa, Fidesz che vince circa il 90% dei collegi, da allora, e se li perde li perde a Budapest, la capitale, la città dei peccatori come diceva Horthy (l’uomo forte del ventennio magiaro), che sulla mappa appare solo come un puntino.

Al limite ci sono delle macchioline. Gli unici collegi scampati allo schiacciasassi Fidesz sono Szeged, città universitaria, rimasta feudo socialista, Pècs, città universitaria, indipendente, Dunaujvaros, nero o marrone, della destra di Jobbik. tre seggi su 88 vinti da chi nn è Fidesz fuori Budapest.

Come col Napoli di Sarri qualcuno si era illuso, specie dopo la vittoria antiFidesz alle comunali di Hódmezővasárhely, feudo di Lazar János (che ieri dopo aver vinto all’uninominale quasi nn ci credeva), le chiamate accorate al voto utile, l’idea che l’opinione pubblica fosse esausta di una campagna d’odio. Invece no, la verità è che tutti i commentatori si fermano a Budapest dove Fidesz ha vinto solo in 6 collegi su 18 o al massimo nelle città universitarie di Pècs e Szeged e nessuno conosce l’Ungheria profonda, e ci va a parlare. E sarà anche un problema di partiti, radicamento nel territorio, in Italia si direbbe cosi…

Ora metto le immagini del voto in Ungheria da 12 anni a questa parte una dopo l’altra un po’ in disordine e ci vediamo qualchescroll più in basso

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amministrative 2010

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politiche 2018

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amministrative 2006

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politiche 2010

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amministrative 2014

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politiche 2014

Ora mi pongo una domanda e rispondo prolisso:

Vittoria schiacciante di Orban col 49% e 20% a jobbik, che paese è l’Ungheria? (in altre parole l’Ungheria è un paese fascista nell’animo?)

L’Ungheria è un paese (fascista) come ogni altro, come l’Italia in cui si afferma la Lega di Salvini con le sue parole di odio e demonizzazione dei migranti, come la Francia, la Svezia dei partiti antiUe, come gli Stati Uniti di Trump grande leader dal linguaggio politico quando serve triviale, come la Gran Bretagna della Brexit. Certo l’Ungheria è l’Ungheria e tutto può e deve essere interpretato con la sua propria cultura e storia politica ma è una nazione del gran mondo, vive trend globali, epocali, come la differenza abissale città e campagna, come in una fiaba, le grandi città Parigi, New York, Londra restano liberal e democratiche, le grandi campagne si fanno ammaliare da questa retorica populista, e poi il lavoro che c’è sempre di meno e in condizioni sempre peggiori, i grandi distretti industriali rossi del 900 (in Ungheria le regioni del nord, Miskolc, Salgotarjan, feudi socialisti) come Detroit o la rust belt, ora fortemente spostati a destra, e ovviamente come la Russia di Putin e la Turchia di erdogan, con la “nazionalizzazione” dell’economia, la nuova ricca borghesia che deve tutto ai legami con lo stato etc..

Pensiamo ancora all’italia di pochi anni fa in fondo, quella del periodo più florido di Berlusconi, quello di un leader forte e comunicatore a capo di un partito granitico contro una sinistra supponente, frantumata, piena di invidie al suo interno divisa in 5-6 partitini, spesso rivali fra loro. Per dirne una ieri parliamo del secondo partito di sinsitra, DK, coalizione democratica dell’ex premier Gyurcsany, che ieri era felicissimo per aver ottenuto con solo il 5,6% dei voti di lista ben 9 deputati, mentre l’LMP (un’altra Ungheria è possibile) ne ha presi solo 8 col 7% di consensi. è un problema anche perchè nel frattempo Orban ha cambiato la legge elettorale e l’opposizione non ha ancora capito come funziona. L’Ungheria che storicamente aveva un sistema misto con doppio turno al maggioritario, ora ha un sistema misto con maggioritario a turno unico. Ci si deve presentare uniti, un’unica coalizione, un ulivo magiaro insomma, che magari si spacca alla prima guerra per colpa del Bertinotti di turno, ma che può vincere le elezioni. Presentandosi divisi è complicato poi organizzarsi e invitare gli elettori al voto utile sul candidato favorito. Magyar narancs (l’arancia ungherese, uno de pochi giornali kiberi rimasti, vedremo i prossimi anni) pubblica giusto uno studio fatto sul retro di una busta che mostra chiaramente come in 5 collegi di Budapest i partiti di opposzizione avrebbero vinto facilmente se fossero riusciti a  gestire meglio questa strategia. Fantastico poi il caso di Szél Bernadett  (leader dell’LMP) nel collegio Pest megye 2, che ha perso di 300 voti, avrebbe vinto con i voti del partito (satirico, antisistema) del cane a due code (MKKP) che ha preso 1250 voti o con quelli del perfetto sconosciuto Partito Democratico col referendum che  ne ha avuti 500 .

post ripreso dai cari amici di Q code magazine

Liberi liberi

“Cos’è questo cabaret italiano?” (Cabaret è quasi una forma d’arte in ungheria) la ragazza ungherese che chiameremo Szilvia guarda pensierosa il ragazzo italiano che chiameremo Andrea, nella cucina un po’ buia risuona la voce di Giorgio Gaber, e le risate del pubblico in giacca e cravatta in bianco e nero, poi Gaber prende la chitarra e suona qualcosa… la TV (lo smartphone) è accesa in qualche modo su Rainews (che grazie addio qui all’estero è in chiaro senza trucchetti) e c’è qualche ricorrenza, mostra ricordo di Gaber in una qualche città italiana..

“Guarda cara, quello è Giorgio Gaber, lui era….. poi ha creato il teatro canzone” ha capito. parte la canzone.. ”La libertà non è stare sopra un albero….”  “Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” (vorrei essere libero, libero come un uomo,  che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia,e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia). erano gli anni 60, 70, la musica doveva essere politica, la politica era una cosa bella (le ripete il testo che lei parla italiano ma nn poi cosi bene) ”La libertà non è stare sopra un albero (…). Libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

Lei fa una faccia sgomenta, in ungheria tra 10 giorni si vota (Orban ha detto non i prossimo 4 anni, ma per l’esistenza stessa dell’Ungheira!) libertà in ungheria è un concetto sacro di eventi storici, anche molto recenti e feste nazionali, e pare che questa cosa che libertà è quasi un dovere, libertà è partecipazione è un po’ strana..

“il c. (il sedere) è la nuova bocca, il denaro pubblico è tutto nostro” (O. Viktor)

 

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“il culo è la nuova bocca” “il denaro pubblico tutto nostro”

“gli arabi sono i nuovi ebrei il gyros il nuovo Soros”

è un Orban inseguito da un cronista d’assalto telecamera in spalla che si lascia sfuggire queste parole… prova a sfuggire al cronista “mi ha fatto molto piacere, qua la mano, ha fatto il militare..?

proprio Orban, pancetta, il muso un po’ ingrugnito, le parole masticate, il tic di ingobbirsi, ma soprattutto la camicia, quelle camicie a quadretti colorati che orban porta sotto le giacche scure, dovrebbe vederle e farebbe un sacco di soldi.. o quasi lui, è Bödőcs, il comico del momento in Ungheria, ora dicono che tutti aspettavano questa imitazione, e gli è riuscita benissimo, riprende spelndiamenre gli stessi modi un po’ da ragazzo di campagna più sveglio, intelligente e deciso degli altri nella stanza dei bottoni… “mi ha fatto molto piacere.. tagliati la barba…”

Vorrei che il nostro Semjen faccia vedere che la Svezia versa ormai in un tale stato che bisogna aspetttare 40-50 minuti per un elicottero che porti via un cervo morto..”in Ungheria è tornato di moda lo screditare l’occidente come terra ricca, ma decadente, della Vienna invivibile ho già detto, poi c’è la Svezia, da dove fuggono gli ungheresi

Giusto ieri sono diventato ancora piu piccolo borghese con il nuovo abbonamento per 100 canali TV (l’offerta era quella, in fondo quanti ne prendiamo noi in casa in Italia, solo che qui te li fornisce la Fastweb magiara… il ragazzo era bravo, e ormai io sono un sgnore. Quando fa le prove e mi spiega come funziona il teleggommando e il magazine dei programmi accende sul primo canale, c’è il TG delle 12, la notizia di copertina è “un migrante che ha messo in fuga un camionista ungherese in Olanda”

è un Orban che si mangia le parole, ed è un orban parodiato, e nn l’avevo mai visto così, è vero che fino a ieri nn avevo 100 canali100, chè da sempre i regimi quasiregimi democrature illiberali mal sopportano le critiche e la satira, che sia Putin dipinto da icona gay o il vecchio Beppe Grillo a Sanremo sui cinesi tutti socialisti e allora a chi rubano e l’editto di Berlusconi.. e su Orban nn avevo mai visto una parodia seria e così mirata, che sia segno dei tempi, che Orban è un vecchio bacucco per chi ha meno di 35 anni… l’ultima parodia tagliertnte era del grande Hofi Geza (ne ho scritto qui) che poteva permettersi di tutto.. e infatti molti i paragoni diretti con Hofi sono arrivati

in fondo basta poco, appena dire la verità, Consultazione nazionale “lei vorrebbe avere 40 negri malati di ebola in salotto?” . “le elezioni decideranno se vogliamo Nèmeth Szilard (grosso e ruspante esponente Fidesz) o l’ebola, se vogliamo che Csorba diventi Las Vegas e Nyirbator Parigi

“il culo è la nuova bocca”… Hofi era anche questo, sottile e volgare, l’Ungherese medio si vanta di essere molto volgare quando vuole e qui ci siamo… “volete forse che i terroristi vngano a stuprarci i preti pedofili?” scorretto come lo era Hofi, e Kadar (capo del socialismo ungherese per 40 anni) era cosi intelligente da permettere Hofi, come sfogo e “tolleranza”..

“(caro giornalista) è venuto in cerca di guai? (in magiaro “è venuto a casa mia in cerca di cazzi da cavallo?) li (lo) porti (metta) a sua madre..”

elezioni austriache: i cartelloni

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elezioni austriache: birra al limone o spumante?

 Le elezioni presidenziali austriache, risolte al fotofinish per qualche migliaio di voti spediti per posta, vissute a Vienna a pochi metri dalla sede del Presidente, in un clima idilliaco

 

 

            Vienna – La sede del presidente della repubblica austriaco a quella del cancelliere, sono proprio una di fronte all’altra, in un angolo dell’Hofburg, le porte nn disteranno più di 20 metri, al centro della piazzetta un’installazione d’arte moderna, di grandi scaloni in pietra nera, dove alle 15.30 stava giusto arrivando l’ombra e i curiosi prendevano posto.

Qu in un angolo dell’Hofburg, il momento clou delle elezioni presidenziali austriache 2016, con un testa a testa degno di una finale dei mondiali trascorre così, con la gente sui gradoni incollata alle radioline, (che oggi sono gli smartphone collegati a twitter o al canale tv austriaco in streaming) e la polizia in un angolo della piazza, all’ombra, con le transenne ancora per terra, che se vuole passare una macchina come fa.

Guardo la porta di fronte, quella del cancelliere, quella che era di Radetszky,  non più tardi di due settimane fa, è cambiato l’inquilino, dopo 7 anni emezzo di buon (?) governo il cancelliere è cambiato. Ora sembra una porta come tante. Ma forse prorpio questo cambiamento, dovuto, in extremis,  è servito a convincere quello 0.2% che darà la vittoria a van der Bellen.

è una bella giornata di maggio, lo splendido maggio viennese, come scriveva Joseph Roth in la cripta dei Cappuccini, quel “maggio viennese, che nuotava nelle piccole “Coppe oro” dal bordo d’argento [del caffè Dehmel], che si librava sul tavolino, sui sottili bastoncini di cioccolata ripieni, sui pasticcini rosa e verdi alla crema”. Nel libro fu allora che il consigliere Sorgsam disse, nel bel mezzo di quel maggio dfu allora che : «Non ci sarà guerra, signori miei!» (1). e anche oggi la guerra e lo scontro su migranti sembra cosi lontano, mentre sui social qualcuno un po’ preoccupato tira un sospirone di sollievo qui il capo dei poliziotti perde 15 minuti buoni a spiegare a un turista americano che Schonbrunn è parecchio distante e come arrivarci coi mezzi, ride spesso, le sue ultime parole sono: “è come il presidente USA”. Uno è in cima ai gradoni con una lattina di birra al limone, un tipo col cappello sta addirittura facendo le parole crociate, la notizia della vittoria di Van der Bellen, non suscita boati o grida di gioia o cori nazisti, la prima fonte autorevole a dare conferma è la BBC, i ragazzi davanti a me verificano in continuazione se la pagina di Wikipedia è cambiata. Passa una coppia, per caso, lei ha una bella hijab rosa sul capo, ed è una bella donna una delle tante belle coppie miste qui a Vienna. Ma siamo a Vienna, la rossa, città culturale europea per eccelenza, in un’Austria in cui si è assistito al paradosso chele città, che han davvero visto i migranti, han votato per l’accoglienza, mentre i monti, che di migranti ne han solo sentito parlare han votato per i muri. Ma si sa, se una cosa impari a conoscerla vinci anche le tue paure..

 Le transenne non verranno mai alzate, capisci che tutto è finito quando le due troupe meglio piazzate iniziano a fare i servizi, spunta da dietro un microfono rosso di ORF, la TV pubblica austriaca, c’è anche il TG3. I ragazzi davanti a me hanno una bottiglia di spumante, li sento dire fraternitè, egalitè… e poi. si ferma. Libertè intervengo io.

Solo dopo le 17 arriva finalmente qualcuno con una bandiera, un padre con la zainetto del Rapid Wien e una bambina in maglietta rosa. La bambina sventola una bandiera bianca e rossa e sorride. Che tutte le elezioni siano così..