una piccola storia d’amore

“Lei non sa di essere portata via
Da un vento che ama
Crede di essere libera ma
La distanza che la separa da se`
Rende invisibile ogni realta”
(Litfiba, Pioggia di luce, 1981)

Comunque ci teniamo in contatto, magari qualche concerto dalle tue parti.. iniziamo cosi a intonare i Litfiba, quelli veri, che conosciamo solo noi anziani, quando i testi erano poesie da mettere in un’antologia fa Giuseppe, come Re del silenzio, e poi ma dove lo trovi il rock di Gira nel mio cerchio faccio me. il mio pub preferito è mezzo vuoto e noi intoniamo Pierrot e la Luna. Giuseppe domani inizia a cercare un volo per tornarsene in Italia.
E’ arrivato qui 2 mesi fa per stare con quella che era la sua ragazza da qualche mese, un’ungherese. è stato licenziato da poco, ma dice, fiero, ho lasciato gli amici, “non ero mica un diseredato a Napoli”, insomma l’amava.
“Per lei ha tradito il Dio della Napoletanità: ha mangiato la pizza da Pizza Hut, ha bevuto il caffè di Tesco, ha mangiato la mozzarella di Tesco”, ha comprato il pane con l’etichetta sulla crosta.

Dopo un po lei gli fa, forse e meglio che nn viviamo insieme, se mia madre ci vede, sai, lei odia gli italiani. Poi inizia a parlar male dell’italia senza motivo (e stata con un siciliano a milano 2 anni). e lui va vivere nella casa “dell’irredentista magiaro a Brody Sandor” Inizia a far colloqui. lei se ne va per una settimana in Germania. Poi ancora settimana nel suo paesello di “3000 povere anime sventurate”. giovedì fa un colloquio, un buon stipendio, un lavoro che non gli piace, ha 24 ore per accettare. Rifiuta. Mentre ci vediamo Roma-Milan nella casa mia, arriva un messaggio. Ok, meglio che se ne va.
Certo neanche lei sa dirgli perchè.
“La prossima volta neanche se Miss Mondo mi dice te la do ogni sera tutte le volte che vuoi, ma devi venire nel mio paese a vivere…preferisco farmi le pippe ogni sera piuttosto!”

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