A Buda si dice messa

 27“Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo.” Gc 1,17-18.21-22.27. (Lettere di San Giacomo apostolo, 2a lettura, 22a domenica del tempo ordinario, 3 settembre 2006)

A Buda si dice Messa in Italiano, la domenica alle 10, nella Chiesa dei  Cappuccini di Fö utca, e  io ci son stato oggi, che per me il 4 Settembre è un giorno che non si può dimenticare.

Credevo di trovare una chiesa di massoni e figli di imprenditori di import-export con gran-donne in pelliccia anche ad Agosto e cavalieri de lavoro, invece la chiesa è mezza vuota e c’è un francescano che passa tra i banchi a salutare i presenti, poi arriva pure da noi, fra Leopoldo ci chiede da dove veniamo e se siamo in gita che mai ci hai visti. Un frate in saio francescano cinta di corda e sandali, in una gran Chiesa barocca di Buda con sopra all’altare un’adorazione di Maria, al posto della classica crocifissione, e subito accanto i magiarissimi e San Làszlo e Santo Stefano con corona in capo (primo re di Ungheria, anno 1000).

 Arrivano in ordine sparso vari italiani con i figlioletti, per lo più padri con bimbi in passeggino, segno che gli italiani qui son giovani e prolifici. Poi entra un tipo con la tuta grigia dell’Italia, abbronzato e col pizzetto, bassino e muscolato e lo sguardo concentrato dei timidi “Quello è Dolcetti” *. Uh. Dolcetti si sistema da solo un po’ dietro di noi tra gli ultimi banchi.

 L’inizio della messa è folgorante.

Il parroco si congratula per il 35esimo anniversario di matrimonio di Sergio e Andrea, che così sembra una coppia di fatto passata a Budapest dopo il ’68 per vivere più in tranquillità lontano da occhi indiscreti, e invece è un’Andrea nome femminile ungherese, ai primi banchi sul lato sinistro accanto al marito. Visti da dietro hanno tutti e due i capelli corti.

 Poi si saluta ai primi banchi lato destro il rappresentante del sindaco di Aviano (un omone in fascia tricolore) insieme ad altre tre persone, c’è pure il diacono. Ieri hanno benedetto davanti alla chiesa una statua in onore del beato Marco d’Aviano.

Ieri 2 Settembre era il 320esimo anniversario della liberazione di Buda, dai Turchi, dai Musulmani (dice il prete con una pausa politica studiata e ad effetto), il giorno dopo nella Cattedrale di San Mattia (il Matyas Templom) al Castello di Buda, fu nuovamente celebrata dopo quasi cento anni la Santa Messa, officiata da Padre Marco di Aviano, patrono degli italiani di Buda e di riflesso di Pest e dunque un po’ mio, dopo San Nicola.

 La messa scorre tra le voci dei bambini che piangono e giocano coi genitori in fondo alla chiesa e che rimbombano tra le alte volte della Chiesa. Allo scambiatevi un segno di pace il prete scende dall’altare e augura la pace stringendo la mano a tutti uno ad uno, passando tra i banchi.

La benedizione ce la dà all’aperto davanti alla nuova statua, un Beato Marco un po’ inquietante che spunta dalla viva roccia col crocifisso in mano e c’è pure un santino del Beato Marco d’Aviano per ognuno.

 Poi dopo la messa c’è caffè per tutti in sagrestia, classico appuntamento del dopomessa, questa volta con torte al marzapane portate da Sergio e Andrea. Dolcetti invece è rimasto solo e in disparte per tutto il caffè, come se non fosse l’allenatore della terza o quarta squadra di calcio più blasonata d’Ungheria.

Ci son gran sorrisi, la torta è buona, ed è bello vedere che i frati fan di tutto per creare un sano clima da parrocchia italiana unita anche nel cuore di Vizivaros.

 Forse solo uno in Chiesa oggi ha avuto un groppo in gola nella seconda lettura. Oh mio Signore.   

 

  *Aldo Dolcetti, ex n.10 del Pisa di Anconetani serie A, anni 80, attualmente allenatore dell’Honved Budapest.   

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