8 e 1/2

in giro con Sid nell’ottavo distretto. il quartiere malfamato, ormai quasi 8 e 1/2

IMG_20140531_152728Sid mi aspetta in un bar all’angolo tra via del Prato e via Sz. “Ti aspetto fuori, è un bar proletario, magari essere li da solo potrebbe essere complicato, forse….

Quando arrivo è plalcidamente a un tavolino fuori, all’angolo, con la tazzona di caffè quasi vuota, la tazza con la scritta Bravo.. Entro per ordinare, mi guardo intorno, quasi un bar di paese,  un bar-ristorante, qui sotto un palazzone, qualche cliente fisso, la TV sulle qualifiche della MotoGP la signora dietro al bancone che mi chiede se voglio latte, panna o zucchero nel caffè, , la maglia di Messi appesa dietro al flipper..

Eccoci qui anche noi pigri in questo tardo sabato mattina, in quella incredibile parte dell’VIII distretto dove da un lato partono i casermoni e dall’altro ancora case basse di inizio 800 che sembra di essere in un villaggio della grande pianura e non a 15 minuti a piedi dal centro centro..  In realtà oggi sarei dovuto andare all’inaugurazione del nuovo collegio universitario in quello che era un tempo la piu prestigiosa accademia militare della città, e che poi per contrappasso comunista divenne uffici del museo di Storia naturale. Budapest è cosi, ogni palazzo parla. Ma poi son rimasto a letto a poltrire e godermi poi questo sacrosanto caffè con Sid.

Sid vive a Budapest da una ventina d’anni. Ora va un po’ piu spesso in Inghilterra del solito, tra un po’ parte per starci un mese, ha comprato una barca, per navigare i mari, anzi i fiumi, ancorata al fiume che bagna Norwich. Una barca è un buon investimento, è comoda come una piccola casa ma costa molto meno, un suo amico ungherese da anni a Londra ha risolto cosi il problema dell’alloggio.

Ad un’ora decente ci muoviamo verso il mercato cinese, che si ha una gran voglia di dumplings. Il mercato cinese è ancora là, dopo ripetuti tentativi di sgombero, là coi suoi tetti di lamiere i container sulle rotaie della prima e dismessa stazione di Budapest, il prossimo ultimatium è metà giugno, sarà cuel che sarà intanto il nostro bugigattolo vietnamita che fa lezuppe migliori della città, tra sacchi di riso e verdura buttata in strada è scomparso per sempre, almeno qui, il bugigattolo è chiuso e già invaso dalla polvere, ma c’è un cartello, ci invita a cercarlo di fronte, nelle ex fabbriche di locomotive, ponti e tram invase anch’esse una 20ina da anni fa dai cinesi e dalle loro mutande e giocattoli per bambini. E dove si spsoterà ttto il mercato cinese. E’ come cercare un ago in un pagliaio, le exfabbriche erano immense, i negozietti tutti uguali coloratissimi e dalle insegne improbabili tipo Joy&Niki e Tom.m italian shoes. Un enorme hangar con le scritte “via Vietnam”. Roba da anni70. Ma qui nn c’è. Siamo in oriente, un’aria di confusione, impiegati pigri dentro negozietti vuoti, rumore di lavori e saldatrici dappertutto. Alla fine lo troviamo, io scelgo la zuppa che mi consiglia la signora dietro al bancone. Cosi nn sbagli. Ci si spreme un limone sopra. La coppa è enorme, carne, pasta, verdure, soia, gamberetti. Resusciterebbe un morto..

Sid è inglese. Sid che ne pensi di Farage..sai perhè da noi c’è un partito che non è né di destra bè di sinistra che si dice diverso ed odia tutti e sa usare internet e ora il capo, uno col giubbotto bravo con le parole, ma nn si fa chiamare capo, un po come i maiali piu uguali degli altri,  insomma lui si vuole alleare proprio con Farage. Dice Ha preso il 20% dei voti, poi ha preso un Malox. Dice che Farage che in fondo è simpatico. E nn è poi così male.  Sid nn si scompone. “Farage? Parla bene. Sa parlare alla gente. Saper parlare nella politica moderna è importante” Uhm si, forse sempre. Anche Hitler Adolf era un grande oratore”. “Ma sai cosa c’è Alesandro, (mai incontrato nessun anglofono che sappia pronunciare bene il mio nom) Sai Alesandro,  il mio paese viene da 30 anni in  cui nessuno se ne è asoslutamente fregato niente della povera gente” annuisco. “Se non sei di Londra centro o hai interssi in Londra centro Farage è lì che parla a te”.

Ritornaimo tra case e visi pallidi sporcandoci le scarpe,  Teleki tèr è un immenso cantiere ormai, movimento terra, scavatori, era ora, quello che era un grande ricovero per barboni all’aperto dimenticato da Dio e dagli uomini avrà addirittura un laghetto.. “Teleki tèr sarà una zona dove sarà figo viverci”. Sid è entusiasta. Ha comprato per una cifra ridicola una casa qui nell’ottavo, ci ha visto lungo. E io ammiro il suo ottimismo. Provo a spiegargli il mio tanto peggio tanto meglio.

Ci prendiamo un altro caffè nella strada che taglia il quartiere, dal nome bellissimo, via del Campo di Primavera, qui c’era il piccolo parlamentino dei Rom.. ora la strada è stata tutta restaurata, i due grandi palazzi liberty nella piazzetta luccicano, ospitano facoltà della 3°-4a università statale di Budapest, ingegneria, per la tradizione operaia e industriale dell’ottavo distretto. Qui c’è un piccolo caffè, dentro bellissimo, colori caldi, quadri di Schiele alle pareti, tanto legno, una ragazza magiara dolce con un nasino che termina con un bitorzoletto, “un caffè hippy” sentenzia Sid, assolutamente vuoto, eppure carinissimo, tavolini tondi i finto marmo  e ferro battuto. In mezz’ora mi spiega per bene la differenza tra un hippy e un hipster. Questo è uno di quei posti sorti negli ultimi due anni per pseudo cultori del caffè, miscele brasiliane e africane, un aroma che non è il nostro, ma che dovremmo avere. Sid perde tempo col tipo in un angolo pelato, massiccio con l’Ipad, io cerco di conoscere la ragazza. Nn trovo di meglio che parlare della macchina da caffè è fantastica, italiana, d’epoca, cromata, credo una ragazza alata e la scritta Vittoria. Il tipo era il proprietario.

Gironzoliamo. Da una macelleria che fa anche primi piatti si apre la porta, spunta un crocifisso enorme, sulla parete in fondo, una cosa tipicamente zigana, un ungherese non lo farebbe mai, lui è più riservato. Ecco una piazzetta, di una delle piazze storiche dell’ottavo, al centro un busto, certo politico, c’è una bella corona con la fascia trciolore del partito di governo, il busto è a un 17enne che emulando Palach si dette fuoco, per protestare contro i lcomunismo.

Passiamo dvanti a una casa, qui c’era una sinagoga, escono due donne, giurano he nn c’è niente, e che n ‘eraniente, no, non sanno niente, ma ci guardano male. “Sapete dirci se qui c’è una sinagoga?” “no davvero” “il mio amico dice he qui c’era” (amico italiano):”Si”. “non nn lo sappiamo” “Ma lui dice che c’era” “Ma..”. prima o poi dovranno saperlo, nn devono far finta di niente..

Piove, forse no, palazzi che spuntano dal niente, via dell’Aurora, via della Gioia, il nostro ottavo distretto, una baracca in legno che spuntadal nulla. Arriviamo alla vecchia centrale telefonica, bellisisma, gioiello anni 10, un castello, alziamo lo sguardo, i putti là in alto con la cornetta del telefono, allegorie dell’elettricità e del vento.

Qui vicini ci sono dei bei baretti “non so na sega” fa Tim. Dal nulla, da un basamento in pietra, un piccolo cafè, fuori 4-5 tavolini, ninnoli, tovaglietta in pizzo, sedie colorate, dietro al banco una ragazzina dolcissima. E’ una bambina, avrà 10 anni, sola nel locale, buon odore di legno dentro. Appena ci sente si rivolge a noi in un inglese dolce e forbito. Siamo lì al tavolino con una mezza birra rossa ceca (le migliori del mondo) e uno sciroppo alla rosa canina (bacche rosse diffusissime nel centr’europa). Accanto a noi due turisti di mezz’età con pesante macchina fotografica al seguito. Loro non lo sanno di essere qui nell’ 8.o distretto, il quartiere malfamato. O forse è il quartiere che cambia. E’ tempo di crisi. E’ 8 e ½ ormai…

Rio Bravo

In uno dei più bei palazzi dell’ottavo distretto, un colore amaranto slavato dal tempo,  un palazzo degli anni ’10, quando il liberty trasformava i suoi spettacolari fregi sulle facciate in simboli quasi astratti legati ai motivi tradizionali ungheresi,  bene, qui c’è c’è una bettola, mi hanno assicurato la bettola più a posto della strada, ce ne sono tre e sono sempre nel quartiere malfamato,  anche se Budapest è una città sicura.

Cmq mi hanno consigliato bene, è proprio una rendes kocsma, una bettola a posto, con una donna dietro il bancone, una dona in posti che sono come il barbiere da noi, per soli uomini o quasi, succede spesso qui, un modo per assicurare che nn ci siamo problemi,  questa poi è anche carina e gentile, anche se forse io sbaglio a ordinare, ho preso una Aszok alla spina, mentre tutti la stanno bevendo in bottiglia. Tutti vuol dire un paio di uomini di mezz’età sugli sgabelloni, con i baffi forse, io invece mi siedo nella saletta oserei dire, la saletta è tutta in legno, sembra davvero di stare nella bettola Rio Grande (nome di fantasia, il nome vero è T….) come si chiama questo posto. Il pavimento, il soffitto, le panche sono tutte di listarelle di legno scuro, c’è un solo tavolo vicino alla finestra, dal quale entra un po’ di luce in questo grigio sabato pomeriggio d’ottobre, sulla finestra accanto al tavolo persino una pianta di geranio. Posso tirare fuori un pezzo di carta e un mozzicone di matita, di fronte la gente delle strade dell’ottavo distretto, che aspetta alla fermata del tram, anche se tutto è rallentato oggi, è sabato, primo pomeriggio, anche i barboni si prendono una pausa di riflessione.

Sono venuto qui su suggerimento di R. (questo nome  davvero nn lo ricordo), ero in giro per il quartiere e mi ero adocchiato questo kebabbaro, ai confini del quartiere Maddalena, vicinissimo a Blaha e al centro, ma dove vedi passare molti zingari, quasi un’atmosfera di villaggio, e ogni tanto alzi la testa e vedi capolavori del tardo liberty, e poi è ottobre, che qui in est europa è un mese bellissimo, foglie gialle che cadono e luce soffusa.

Entrato, ho scoperto che era un kebabbaro di qualità, di quelli che ti offrono riso giallo alla turca o altri contorni ricercati e porzioni piccole, medie o grandi, anche se è pur sempre un buco un po’ spartano. Ma poi la sorpresa maggiore è la donna di mezz’età che mi prepara la sbobba.. Sono sicuro di nn aver fatto errori quando ho chiesto il piatto, ma lei mi chiede di che nazionalità sono (il modo ungherese gentile per chiedere di dove sei) ed è così che ci conosciamo e mi racconta la sua storia..

E’ romena, (romena romena, nn come tanti qui, romena, di nazionalità ungherese, ce ne sono quasi un milione e mezzo in Transilvania, pardon Erdelyi). È strano, qui ci sono pochi romeni, chi può va piuttosto in italia o in spagna, la lingua è simile, certo, si guadagna di più, anche il modo di pensare è proprio identico. E’ quello che aveva fatto suo marito, lei era rimasta in romania, (la storia è iniziata 10 anni fa), faceva la poliziotta, badava alla famiglia, la paga era molto molto bassa.

ma facciamola parlare in prima persona…“poi avevo un’amica, una cara amica che lavorava qui, al mercato cinese, -il mercato delle quattro tigri”, sicuramente lo conosci…, e allora sono venuta anch’io, il primo anno era diffiicile, nn avevo un lavoro, nn parlavo la lingua, ma mi son detta: io indietro nn ci torno..  poi è arrivato un lavoro, nn un buon lavoro, ma un po’ di soldi, meglio di niente, alla fine son qui da 6 anni (anche questo è raro, soprattuto nella ristorazione c’è un grande e veloce ricambio di personale..). molti mi chiedono se io e il padrone siamo sposati, no, è solo il proprietario, mi raccomando, nn metterti con un’ungherese, si sono carine, sono gentili, ma poi nn è proprio così, io anche, ho avuto storie con ungheresi, ma poi, ho capito questo… ” si prende una pausa, prchè son affamato e le do le spale mentre mangio.. “E’ buono il gyros?…”mi fa si, il gyros è buono, e io son contento, che qualcuno mi abbia chiesto chi ero e mi abbia detto chi è, qui, nell’VIII distretto..

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