Alla Difesa del Parco

13509121_1256718791012498_97998121456750124_nLe mie finestre danno sul cortile di dietro del palazzo: il cortile sarà largo si e no un metro, non si può farci un giardino perchè ci son grandi pietre squadrate appena sotto il terreno, messe chissà da chi e in che epoca, ma ci crescono due alberi spontanei, non sono querce ma nn si può avere tutto dalla vita, sono uno grande e uno piccolino, come dei fiori di campo, con gli uccellini che cinguettano e larghe fronde che mi fanno ombra al mattino quando batte il sole. Ora però il condominio li vuole abbattere, evidentemente per qualcuno sono un peso o ha altri interessi, io ci provo a contattare un agronomo e a difenderli con i denti, ma già mi preparo a mettere i gerani e le tende da sole…

è che gli alberi sono un grande problema a Budapest, per far tagliare degli alberi secolari ieri è dovuta intervenire la polizia, 200 agenti, un blitz all’alba come nei film, per sorprendere e dar battaglia ai sedicenti “difensori del parco”, portati via di peso in manette (i filmati son degni della val di Susa). Una pericolosa setta di amanti del verde che da un po’ di mesi sta cercando di ostacolare i grandiosi piani del governo Orbàn, che come grande investimento (speculazione) della legislatura 2014-2018 ha preso di mira il parco di Budapest, il Varosliget. (no, non è l’isola Margherita..).

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il membro della gunta del VII distretto Moldovan Laszlo portato via dalla polizia.

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è una storia vecchia.. la mia piccola trattoria di quartiere, con le tovaglie a quadretti e il cuoco gobbo e claudicante, a due passi dal caffè New York è in via Bassa del Bosco, anche se sei in mezzo alla città e di bosco non vi è alcuna traccia. In realtà, come nell’ambientazione di un’opera di Shakespeare, Pest è nata sull’ansa di un grande fiume, circondata da un fitto bosco e se si osserva oggi la pianta della città il bosco lo si vede ancora, è diventato una grande fascia verde che chiude i quartieri semicentrali, c’è il Nèpliget, il parco del popolo, l’enorme parco-cimitero monumentale Kerepesi, l’isola Margherita e il Varosliget. E quest’ultimo è quello più vicino al centro, collegato prima da via Kiraly a metà 800 e poi a fine 800 dal grandioso boulevard che ha per nome viale Andrassy, con la spettacolare piazza degli eroi a fare da ingresso trionfale al parco..

Certo si è un po’ ristretto se vedo dov’è via bassa e poi dov’è via alta e presto sarà ancora più stretto, ora che il governo ungherese sta avviando un progetto di “riqualificazione dell’area” si dice sempre così, con 3-4 musei nazionali in un nuovo quartiere dei musei che scopiazzerà Vienna… c’è di mezzo poi la ragion di stato, che vuol costruire musei nazionali per la gloria della nazione e liberare così finalmente le sale del palazzo reale di Buda, dove gli odiati comunisti misero la Galleria Nazionale ungherese, perché ridiventi sede del governo di sua maestà. Certo ci son delle regole e il verde è sacro e di tutti, ma forse era di tutti anche 150 anni fa quando qualcuno percorreva via bassa del bosco e si iniziò a chiedere dove caspita è il bosco…

é che il parco soffre di una malattia antica, la vicinanza alla città, e dalla fine dell’800, quando si pensava in grande fu tutto organizzato, il lago naturale diventa laghetto, nascono gli svaghi per la società di massa: lo zoo, il luna park, le terme, il castello delle fiabe, il circo e la società di pattinaggio.. e si è riempito già di tanta pietra e cemento, un po’ per la storica esposizione universale del 1896, quella del millennium, i festeggiamenti de 1000 anni dei magiari in europa, e poi altre fiere industriali fino agli anni 80, il parco ha un palazzetto dello sport orrendo che nn si riesce ad abbattere, strutture chiuse, i parcheggi dell’ex piazza delle sfilate, quella della statua di Stalin e poi di Lenin, quella dove Rakosi (il piccolo Stalin) fece abbattere il tempio mariano, e poi il ristorante sul lago, l’odiato monumento al 56 (eh si, bruttarello e nn piace a nessuno), c’è persino un’installazione dedicata all’ingresso dell’Ungheria nell’Ue, sfido ogni abitante di Budapest a indicarmi cos’è. E dimenticavo tre musei che già ci sono, il museo dei Trasporti, il museo di Bella Arti e il padiglione dell’Arte… insomma un po’ di tutto che da solo racconta l’incredibile storia ungherese dell’ultimo secolo ma la storia contrariamente a quanto si pensava pochi anni fa non accenna a finire.

Han provato a dirci che costruire 3-4 nuovi musei in un parco equivale a renderlo più verde. (sic). Le stazioni della metro di Budapest sono piene di grandi manifesti bianchi e verdi di un parco del 3000 con un museo che manco si vede, interrato e con l’erba sul tetto, le pareti trasparenti, e bellissimo e un lago all’ingresso, un po’ come in certe pubblicità dell’auto elettrica che prende tutti i giorni la famiglia Barilla per andare a lavorare.. Certo andranno al posto di qualcuna delle strutture che già ci sono, ma come mi dice Donald, amico inglese saccente, mettere chissà quante tonnellate di cemento sotto il terreno di un parco non è comunque una brillante idea.

Io penso solo ai musei che porteranno migliaia di persone (che qui sappiamo che con la cultura si mangia e dà attualmente 1/3 del pil) in giro per il parco, tra “eataly magiare e visitor’s center bookshops e caffè” e il parco non sarà più un parco per correre al mattino o stendere una coperta a quadri e sdraiarsi con la tua bella o solo bighellonare, come facevano i personaggi dei racconti di Ferenc Molnar…

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P.S.Ogni tanto vado in Italia, e giusto ieri  – giorno della difesa del parco – ero su un aereo carta di identità nel taschino, se no due pssi nel parco me li sarei fatti, a respirare un po’ d’aria buona (e a giocare al reporter)

P.S. n.2 se sei in visita  aBudapest e vuoi saperne di più del parco, di Orban, della città e dei suoi cambiamenti il consiglio è affidarsi ai miei tour guidati in italiano, sotto il nome  dell’altra Budapest (link)

le foto sono di ligetvedok…

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è primavera…

“odio le belle giornate, il sole, gli uccellini, è il modo che Dio usa per ingannarti, per farti illudere che la vita ha un senso” (Charles Bukowski)

è una giornata di sole e temperatura mite, fantastica, persino il caro vecchio e bordò Pecsa (il palazzetto dello sport anno 1980 dedicato al poeta nazionale) sembra bellobellissimo.
nn so come, ma  mi viene in mente il mio amico americano n.3, incontrato ieri in strada, per caso, ieri col suo cane nero e uno zaino da campeggio vuoto in spalla. Sempre in gamba, maora nn è piu come qualche anno fa che dimostrava 30 anni e nn 47.
Come va? Bene e tu? Ma insomma, sono un po’ teso, sai la mia ragazza aspetta un bambino, abbiamo fatto ieri l’ecografia? Hai una ..? manco lo sapevo….
Ma si, sicuramente la conosci, di vista… quella, alta, tedesca, fa il deejey con P.e P. le serate Frociodigiorno-Normaledinotte (in inglese fa rima… o era normale di giorno e frocio di notte? dipende dalla rima aabb o abba)
ma si, la conosci, è nel gruppo artistico del quartiere malfamato hippy, il gruppo d’azione scoiattolo. (Ecco il tenore delle mie relazioni sociali a Budapest.)

Mi siedo su una panchina, queste incredibili panchine basse del Varosliget, avranno messi i bulloni negli anni 40, oggi sembra tutto bello, sole, caldo ma nn tanto, posso stare in giacca blu di lana e camicia. sei molto virile così, sai?mi ha detto la mia nuova studentessa di italiano, insegnante di bodybuilding, dolcissima, fidanzato geloso milanese. una specie di Kim Basinger che mi dice che sono virile con quella giacca…
Come in tutte le belle giornate di primavera del mondo ragazzini ciccioni e mingherlini che giocano sul prato tutto erbe e buche.
il ragazzino ciccione col cappello si sistema la palla per calciare. il ragazzino mngherlino conla maglia taroccata della nazionale simette in porta.
“ecco Puskas che calcia””eccolo”. (Puskas! com’è ungherese tutto questo, 60 anni di uomini della nazionale son passati e qui i ragazzini ancora vogliono essere Puskas, come se un bambino italiano dicesse Rivera o Gigi Riva e non Totti o Del Piero o Balotelli e Pirlo).
il tiro è una ciofeca, ma ilmingherlino è contentissimo di correre dietro al pallone andato in una direzione completamente sbilenca.
Puskas? ahah…. dicono i dueoperai magrissimi ma pieni di muscoli con i baffi e le borse sotto gli occhi. il bambino ciccione trova una scusa, il sole negli occhi…
dopo 5 minuti si stancano e vanno verso i due operai. ora li vedo meglio,  il mingherlino nn ha una maglia taroccata, ha una maglia di una squadra minore, con i colori nazionali e lo stemma del Csepel, il quartiere operaio di Budapest..
viene anche il bambino ciccione, chiama uno degli operai papà.
il papà apre un bottiglione da due litri di coca cola.
Papà, io vorrei un cicchetto!
li guardo, è spontaneo (e poi anch’io sono con una lattina di birra Dreher accanto, qui sulla panchina bassa..)
mi parlano: “no, no, nn si preoccupi, è un cicchetto di cola, (…) ma sa, mia nonna quando ero sui 10 anni mi dava un cicchetto di vino…”
sono in imbarazzo, provo a rispondere cercando di sfoderare un accento magiaro inappuntabile da nativo di Szolnok.
dico qualcosa poi alzo la mia lattina e dico. “alla salute” salute mi fa il bambino ciccione.

Questa è l’Ungheria. pont.

poi i bambini si siedono su una panchina a parte. il pallone sotto il piede del bambino ciccione. ci gioca e gli scappa. “Orban vieni qua…” mi piacciono proprio…

sarà la bella giornata, il parco, le papere e la Dreher, ma oggi la gente mi piace. Tra l’Hungaria korut e il Varosliget c’è da sempre un piccolo negozietto di alimentari. l’ultima volta lo  gestivano dei dark. Ci sono entrato un venti minuti fa, per la Dreher, il negozietto c’è ancora ma questa vota ecco una signora di mezza età dietro il banco e un’altra con cui fa la chiacchiera diceva A. G. Mi guardo intorno e vedo tuttoscuro. “Mi guardano “Vorrei una birra ma..” “ecco là!” mi indica sorridendo.. C’è un frigo, con lo sportello bianco, come a casa, nn quelli da bar col vetro trasparente.  Sono contentissimo. prendo anche un pacco di stickers (famosi salatini a forma di bastoncino. praticamente l’est europa). “ora c’è tutto” esclamo.

la battuta riesce.