Nido di Imre

i 90 anni del grande scultore ungherese Varga Imre festeggiati al NIDO klub del VII distretto

 

Cercando materiale per uno pseudocollega finisco a cercar music su youtube con i testi sotto e rimango estasiato da “Non ho bisogno di niente” dei Tankcsapda (hardrock magiaro) che nel ritornello fa non voglio niente, voglio solo avere la sbornia del giorno dopo e basta. Mi sento giovane e ci attacco la mia canzone rock preferita “Kolykod voltam” Ero il tuo cucciolo, dei primi Edda, con uno strepitoso Pataki Attila, in un concerto dei primi Edda, quando aveva ancora qualche ciuffo di capelli in testa, i baffoni, era incazzato e si esibiva in tuta blu da operaio. Ed era paurosamente rock. Mi sento ancora giovane anche se nn lo sono più. E per un attimo penso a come si doveva sentire giovane Lou Reed buonanima, anche ai suoi 71 anni.

E’ con questo spirito che mi incammino verso il NIDO del VII distretto..

Quando ero cucciolo a Budapest la mia Bibbia era il Pestiest, il giornaletto gratuito settimanale con tutti gli avvenimenti culturali, concerti, film e teatro in settimana. Nn si perdeva neanche una scoreggia. Solo il Vittula non c’era mai.

Ora nel’era di internet il Pestiest ha perso la metà delle pagine ma c’è ancora e se lo trovo in giro me lo infilo comunque in tasca perchè la pigrizia di andare su un sito nn dei soliti per scoprire cosa fare ce l’abbiamo tutti. E’ così che alle 18 accorro al NIDO, una cosa cosi familiare lì nell’ex unico e amato VII distretto che tutti ci passan e neanche se ne accorgono..  al limite è un palazzo bello come tanti, giusto un palazzo d’angolo con una specie di ingressino e gradini,  dove ogni tanto nelle due sale al piano terra ci fan dei concerti mica male..

Mi affretto lì alle 18 tutto contento di poter metter il mio nuovo costume nerodaverouomo chè alle 18 al Nido cì è la presentazione di un libro su Varga Imre, o almeno cosi capisco… Varga Imre è uno dei primi nomi che ho imparato a conoscere qui, un grande scultore, che in genere presento come il grande scultore dell’ultimo periodo del socialismo, ma anche di subito dopo.. che se camminavi in città le più grandi sculture pubbliche eran le sue.. forse la statua più bella del socialismo era sua quei soldati un po’ sfigati di alluminio  con sopra un uomo su un palco in una pietra nera che agita il cappello, per i 100 anni della nascita del capo della rivoluzione magiara di soviet del 19, o le tre donnine con l’ombrello nella piazza centrale di Obuda o semplicemente il grande salice piangente alle spalle della sinagoga…

Mi affretto nel mio nido, c’ero stato tanti anni fa per un concerto, qui nel ristorante ho poi visto, Italia agli europei 2008 in quella serata importante in cui presentavo agli amici di famiglia venuti a spiarmi la ragazza ottimo partito con cui stavo uscendo. Ma mai mi ero avventurato lì sopra le scale, quello che nn conosci ti mette in soggezione…

Il NIDO è un posto splendido, elegante, eleganti scalinate, mobili, lampadari d’epoca, carte da parati di gran pregio,  sale nascoste in vari angoli. c’è un retrobar di nuovo aperto, con poltrone in pelle nere molto socialiste e due busti di Munkacsi e Lechner di grandi scultori magiari che il NIDO tra fascismo e socialismo era il nido della federazione degli artisti. Le mie ricerche dicono che qui le donne non erano ammesse, solo lre mogli accompagnate.

E’ cosi bello e ben fatto che c’è da perdersi, nella sala accanto al caffè al primo piano c’è un  concerto per 4.5 astanti, mi passano davanti due coreane con un grosso trolley, le seguo sopra. Arrivo nella sala giusta, c’è una proiezione, un’intervista a Varga mre nel suo studio, unbel vecchietto alto e magro, saggio coi suoi baffetti bianchi e lo sguardo buono. il video è bello e a una a una riconosco le statue grandi e piccine, nel frattempo mi guardo attorno… l’età media è 93 anni, tutti agghindati come al ballo delle debuttanti, se ben ricordo chi organizza è il “circolo della Storia”. loro la storia l’hanno vista in diretta. Gli unici under 60 sono le due cinesine e i  due tecnici che spostano i microfoni.

Poi sale un vecchietto con una camicia rosso scuro e una giacca a righe e sorpresa sorpresa Varga Imre è qui. Domani compie 90 anni, un po’ curvo e si regge con un bastone, ma in fondo è in gran forma. E’ qui con gli amici di una vita. Lo accompagna un’80enne con un viso ancora carino e i capelli biondi ricci. Sorride anche lei. Nascosto, qualcuno legge una poesia che loda la vecchiaia come la più bella età perchè non pensi al futuro e hai perso i ricordi fa una gran tenerezza e forse non ha tutti i torti, un vero carpe diem… è il suo grande amico Juhasz Ferenc (che per chi nn lo conosce bene ha una pagina Wikipedia tradotta in 9 lingue.

ma è una festa di compleanno, e qui vuol dire un piccolo spettacolino, un po’ di musica da camera violino e orchestra in cui gli ungheresi sono maestri. il secondo pezzo sarà la danza romena di Bartok (delizioso, dice Mr. Varga..) poi l’intervista confidenziale con l’amante di una vita.. Fa piacere sentire una persona colta, ogni tanto capisci che uno per diventare qualcuno deve avere qualcosa dentro.. cita Benedetto Croce e il cinema polacco. il suo esame di latino. e qualche ricordo di una vita. qualche frase saggia. perchè non hai mai avuto discepoli, nn hai mai insegnato. sei un artista solitario..? ogni artista è solitario, c’è poco da fare. Insegnare l’ho fatto in Germania, alla prima lezione erano 18, il lunedi, il venerdì erano diventati 60, la settimana dopo l’aula ormai era troppo piccola, c’era ogni tipo di stupenti, da quelli appena diplomati all’accademia di Monaco a scultrici 60enni turche in borsa di studio.. Seguirli tutti bene e consigliarli era impossibile.

o di quando venne Kadar in persona nel so studio ocn la moglie, a vedere la statua di Santo Stefano che sarebbe finita nella cappella di noi ungheresi nientemeno che a San Pietro. Passarono tre minuti di silenzio. Ora so come sono lunghi tre minuti. poi fece. “E’ giusto. è questo il re di un popolo kobor – randagio – come il nostro…”

Poi la storia di come ha iniziato, l’avrà ripetuta cento volte, ma le cose che ripeti sempre son quelle che racconti meglio..

Aveva fatto il militare in aviazione e lavorava in fonderia (nella storica fonderia Ganz, lì ai piedi del Danubio.. quella da cui nacque la più grande industria ungherese. e lì su via dei Martiri (che ora è tornata a essere vale Margherita) ti incontra il suo prof. uno dalla memoria di ferro. ricordava ogni opera che aveva visto. Imre che fai qui? lavori? quanto ti manca al diploma all’istituto d’arte?. una settimana dopo gli squilla il telefono alle 6 del mattino. Vieni domani c’è un paese da rifondare…

E’ la volta di un’altro omaggio, una donna che si vede essersi divertita molto da giovane.. Tra le pieghe dice di avere 74 anni e scatta un caloroso applauso. E’ stata per 10 anni nella compagnia teatrale del Radnoti e ogni volta vedeva di fronte quel grande capolavoro della statua di Radnoti di Imre..

Le cinesine ne approfittano per andarsene e le seguo anch’io, che mi sembra di aver capito che c’era un biglietto da 2000 fiorini e sono entrato facendo finta di niente e poi ho qualcosa dentro. che nn riesco a esprimere. meglio farlo con una statua, di Varga Imre

 

 

scopri il NIDO di Varga Imre con uno dei tour guidati per le vie di Budapest conl’altra Budapest 

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Nessuno mi crede

C’erano giorni in cui ci riunivamo giù in cantina, quando il VII distretto era un luogo ancora nn tutto per bene e quella strada puzzava di umidità, ed era buia. sempre. nn si andava a fumare fuori perchè nessuno ci obbligava, fuori c’era solo la cantina dirimpetto, abbastanza triste e anonima, ma con la scritta rosa KUKKOLO che vuol dire che pagavi per vedere una ragazza ne bella ne brutta, spogliarsi al di la di un vetro. no, n ci sono mai stato io. Alle zingarette che all’angolo del New York mi vedono solo a una certa ora della notte e con un fil di voce mi fanno ciao (che vuol dire sono una che fa la vita, che ne dici?) io rispondo. haza (vado a casa). io sorrido lei sorride. 

In quei giorni l’unico modo per sbirciare nel taccuino di Markò era allora aspettare che andasse a pisciare, scendere dallo sgabellone del Vittula, (si, parlavo del Vittula), lisciarsi la giacca di pelle lisa, guardarsi il bicchierino di Unicum vuoto e via.

Quella volta ci lessi bel calcato tutto di lato, con la calligrafia un po’ troppo bella per uno che dice di avere l’animo tormentato “obbligo di frequentare gli anziani per tutti gli abili dai 14 anni in su, fino ai 40.”  cancellato in “per sempre”. “I trasgressori saranno puniti con pene pecuniarie fino a un massimo di 50000 fiorini. e una freccetta. con i vecchi si impara a capire il senso della vita. non da loro, loro nn sanno un cazzo, ma dalle loro vite, quello si...”

Mi è venuta in mente ‘sta cazzata l’altra mattina, ero là, dietro alla statua di Ady che si sistema il mantello, un capitan Harlock in bronzo di cui ogni spirito poetico sarebbe fiero. là perchè là c’è una connessione gratuita, il venticello, gli alberi, una panchina, e poi passa sempre qualche  turista stupidina scosciata con la pelle bianca e rossa.

A un certo punto viene un vecchietto in carrozzina, ha una polo rossa, la carrozzina la tira un bambino, lineamenti asiatici. Con un fare risoluto gira la carrozzina di 90° e la pianta  di fronte al marciapiede. dico, dagli altri tre lati puoi vedere la strada  (e che strada, il viale Andrassy), la piazza, la statua, loro no, il muro di fronte. E nn dicono niente, come se l’avesse messo nel posto piu naturale del mondo tipo davanti alla TV o alla porta di casa. nn dicono niente nn si scambiano una battuta. Chissa a che cazzo pensa il vecchio. si sembra ancora in grado di pensare. me ne ero quasi dimenticato, tipo dopo una mezz’oretta, arrivano due genitori. il coreano rispunta chissà da dove, la famiglia si rimette in cammino.

Un paio di giorni dopo invece ero a pranzo nella mia personalissima trattoria con due  gentili ospiti. a un tratto uno fa: “La schiena ora nn me la sento quasi piu!”. Lello si alza, sembra incredibile che possa avere problemi alla schiena, lui un ex carabiniere in pensione, fisico da ex canoista 60.enne. Appena si allontana per raggiungere la toilette la moglie dolcissima mi dice che è caduto da un albero, un’altezza di 9 metri. Ah ecco, mica posizioni scorrette in poltrona… E in effetti prima mi raccontava di fratture plurime alle vertebre, e io che gli stavo per chiedere se era in servizio…

Eh si, eravamo preoccupati, ma tutto è andato bene ed eccoci qua. Come quell’altra volta sai… C’è dell’altro…

Aveva un dolore alla gamba, un po’ di sforzo, facciamo i raggi e il dottore subito dice, bene, quando si vuole operare? io? io no, io mai… Ma nn scherziamo qui le lastre parlano chiaro.  Guardi che tra un po’ …. mettiamola cosi’, tra 6 mesi sarà lei a strisciare fin sotto il lettino, a implorarmi.. Ma Lello piuttosto cambia dottore. Lo hanno visto i migliori specialisti, a botta di 2-3-400 euro a seduta. Il disco nn cambia. operarsi, la lastra parla chiaro.. e. .. a noi che piaceva tanto andare in montagna camminavamo come gli anziani giusto da qui a lì.. tanti soldi e neanche una visita approfondita, bastava vedere la lastra, era tutto un colabrodo, tutto marcio.

Poi.. – fa una pausa e assaggia il succo di lamponi che ha preso il marito  che giurano sia la cosa più buona che abbiano mai mangiato…- Poi un dottorone si impietosisce e lo visita per bene, tocca e ritocca, gira la gamba, la contorce e lui in fondo nn grida dal dolore… poi riguarda la lastra.

sono ancora un bambino intelligente, anche se sento la mattina sempre un po’ di stanchezza alla testa… “ma nn c’era il nome sula lastra??”

“c’era, c’era” fa Lello che nel frattempo è rientrato, sorride, serio ma calmo… sono fortunati, sono di quelle persone che vivono nel “meno male come è andata piuttosto che col che paura che ho avuto”..

E poi hanno incontrato il tipo con cui avevano scambiato le radiografie. Un vecchietto, tutto piegato da un lato, ha fatto una fatica indicibile per arrivare alla porta di casa.. le prime parole che ha detto son state. “Nessuno mi crede. Nemmeno mia moglie…” Nemmeno lei…