Buon Natale a tutti!

il buon Natale arriva a budapest quest’anno una domenica di ottobre incredibilmente calda per queste latitudini che sembra primavera, in giro con camicia e giacchettino hai quasi caldo, noi che si era abituati ad avere il riscaldamento acceso già da un po’ , ma questa domenica ce la ricorderemo, da oggi Budapest ha un nuovo sindaco e si chiama Karacsony (Natale) ed è la prima volta da 10 anni in cui la gioiosa macchina da guerra di Orban si inceppa e il paese nelle superelezioni anmministrative di oggi non vota avalanga per lui e per i suoi candidati. L’ungheria nn si tinge di arancione Fidesz (colore ormai dimenticato delle rivolte anti comuniste di una 20inq di anni fa in Romania, Georgia etc) ma di un inedito ed elegante bluscuro delle opposizioni unite, quasi la sovrapposizione reale del rosso acceso dei socialisti, del blu chiaro dell’ex premier Gyurcsany, dei viola di momentum, giovani liberali rampanti, del bianco dell’exdestra ora centro Jobbik e del verde di Parbeszed, il partito del giovane faccia da bravo ragazzo Karacsony Gergely, sindaco uscente del XIV distretto, sconfitto sonoramente alle elezioni politiche dell’anno scorso e ripresentato quasi per mancanza di nuove vere idee…

Vittoria talmente insperata che manco si sa dove andare ad attendere i risultati e a festeggiare, Fidesz ripropone la classica Balena, il centro polifunzionale moderno sul danubio, bellissimo, a forma di balena che inghiotte geppetto, ma annunciano già che il discorso di Orban avverrà all’interno stavolta, senza il solito bagno di folla…

Le opposizioni invece sono, senza avvisare sui social e senza dirlo a nessuno, nel 400, uno dei grandi pub del VII distretto, il quartiere ebraico e quello della movida, che fa tanto partito giovane e nn impegna molto.. il posto è blindato e mi rifugio quasi accanto in uno dei ruinpub dove ha la sede eletorale si fa per dire il partito satirico del cane a due code, che stavolta ha fatto campagna piu dimessa e nn ha pesentato candidati indipendenti per nn toglier voti.. C’è un gran casino, giovani, ma nn molti, gente equivoca con maglioni trasandati e cani a due code stampate, il leader del movimento che sembra un ragazzaccio come gli altri, mi siedo su un biliardo rovinato e vedo il maxischermo sintonizzato sul’M1, il cnalae all news della tv di stato di orban

Sin dai primi risultati (dopo il solito inceppamento del server del viminale magiaro alle 20.39, era successo lo stesso l’anno socrso) si prospetta una chiara vittoria a Budapest di Karacsony e tanti bei successi nel resto del paese, Tarlos, il sindaco uscente 71enne e vecchio amministratore, uno forse dei pochi ancora con un po’ di autonomia dentro Fidesz, compie la telefonata di rito per congratularsi con l’avversario. Anche Orban da abile politico nn la tira per le lunghe, ammette la sconfitta a Budapest e invoca la collaborazione col nuovo sindaco .

L’ungheria si è allora rivoltata contro Orban e il trono del despota vacilla? freniamo gli entusiasmi, o amici, Orban gestisce ancora tantissimi soldi da poter spendere peri suoi e per le “sue” campagne elettorali ed ha il 90% delle TV e dei media dala sua (commovente ieri il camioncino rosso di ATV, tv indipendente pe rle viuzze del VII distretto col suo ripetitore). Budapest è una grande città, europea, mondiale, come tutte le grandi città è multiculturale, liberal per definizione, cosmopolita, volge le spalle ai populisti che invece parlano alla pancia del paese, così come a Varsavia, Praga, per restare nella regione, alla Londra di KAhn, o al paragone fatto da molti con la Istanbul moderata anche sotto Erdogan, già che la Turchia fa parlar di se sti giorni. Budapest già l’anno scorso alle politiche, aveva eletto solo 6 deputati di Fidesz su 18 colleggi, Budapestr non è l’Ungheria e non lo è mai stata.

Le opposizoni si sono presentate stavolta tutte unite, senza perdere per piccole percentuali di piccole glorie locali, DK, dell’ex premier ha riacquistato forza elettorle e una nuova voce con Dobrev Klara, la moglie dell’expremier, e i giovani di Momentum sembrano la nuova grande forza emergente che può scalare i consensi.

E poi c’è stato il grande scandalo sessuale dei giorni scorsi, questo si pare abbia davvero fatto la differenza trasformando la riconferma annunciata del bravo amministratore Tarlos nei primi scricchiolii del sistema Fidesz. Il sindaco di Gyor, la città dell’Audi nonchè a capo del potente comitato olimpico ungherese, è diventato protagonista di un blog anonimo di tale avvocato del diavolo che racconta le sue orge (nn c’è parola diversa per dirlo) il giorno di pentecoste su un panfilo in Croazia, con mignotte arrivate in elicottero da Budapest, fiumi di alcool, droghe. Corredato anche di video porno (non c’è parola diversa per dirlo). A pochi giorni dal voto ha stravolto tutto, come il video dell’Ibizagate che ha fatto disintegrare il governo tra centro ed estrema destra in Austria.

 

post ripreso dagli amici di Qcode qui

il giorno in cui i nazisti ebbero paura della folla con la stella di Davide gialla sul petto..

Qualche impressione al volo sulla statua di Horthy svelata oggi sugli scalini dell’Hazateres temploma a Szabadsàg tèr e la contromanifestazione di protesta….

La sensazione che ho tornando a casa è strana, nn mi era mai successo di vedere quelli di Jobbik in fondo temere la folla che gli si assiepa contro, per di più in buona parte con delle belle stelle di Davide gialle al petto.. molto più numerosi (qualche migliaio contro qualche decina), comunque incazzati, e ben organizzati. Curioso vedere Jobbik per l’occasione non movimentata in tutti gli attivisti come son cosi bravi a fare di solito. In fondo solo un bandierone e gruppi di 3-4 bande e qualche nostalgico della sua infanzia felice ma poco piu. Più o meno un centinaio contro qualche migliaio dall’altro lato. Poi qualcuno che sembra stato chiamato in gran fretta..

Un plauso poi al  servizio d’ordine interno della protesta, spuntato dopo un 10minuti con un ulteriore cordone accanto a quello della polizia. Gente dura e pronta e grossa, nn come la poliziotta alta 1 metro e 53ultima dela fila della polizia, forse professionisti. Bene così. Quando la polizia invita a sciogliere la manifestazione, loro eseguono liberando la strada ma una buona parte della gente resta sui marciapiedi (tanto che sembrava un flashmob per altri mezzi), e poi subito scioglie la manifestazione dopo che tutto era finito e i poveri fascisti rimanevan là aggrappati alla statua ma in fondo circondati..

Leggo di tensione all’interno della chiesa… e dunque  per questo tardavano a uscire e liberare il povero reggente del lenzuolo.. Alla fine è stata una messa infinita, dalle 10 che è iniziata son scesi dalla chiesa solo alle 12.15 e han fatto tutto in fretta, e poi son rimasti là, a guardarsi negli occhi e a parlamentare con la polizia.. E poi quell’eterno scampanio, come a morto, durante i discorsi diffusi da un altoparlante che per fortuna non  si sentivano bene o un po’ quando capitava, unica risposta alle grida di chi protestava. Belle grida, spontanee. “Nazik háza” (nazisti a casa, riprendendo il Ruszki haza-russi a casa- del ’56) che è già molto bello. “Házaarulò” (traditore della patria – classico epiteto usato dalla destra) che è ancora più bello. “Többen vagyunk” (siamo di più) che era la verità. “Megvárjuk”e “Nem hagjuk” (aspettiamo fino alla fine e non molliamo) promesse mantenute. “Bünös Horthy” (Horthy colpevole, classico epiteto usato dalla destra durante il ventennio) neanche questo era male.. Un paio di volte dagli altoparlanti parte l’innonazionale. Per protesta innonazionale anche dall’altra parte.

In fondo siamo a Szabadsàg tèr e qualche turista che decide di andare dal Parlamento alla Basilica passa anche di qua.. Arriva una turista francese bionda ossigenata con figlia, fa qualche foto col suo ipad, ma nn capisce molto. Le spiego che sveleranno la statua di Horthy il reggente dell’Ungheria nel ventennio, un dittatore. Capiscono. Appena se ne vanno quello accanto a me mi dice, ok, va bene, ma la prossima vlta nn devi abbellire (szepiteni) il discorso. Dì subito che è un nazi. Annuisco.

E’ rimasta ancora molta gente. Ora sono accanto a una simpatica famiglia, con una ragazza in sedia a rotelle che urla Nazik haza. Ci si fronteggia ma nn si è armati. Anzi si. Nelle manifestazioni moderne si è armati di strumenti di ripesa, macchine fotografiche, videocamere. Ce le si punta contro. Anche la camionetta della polizia lì parcheggiata nn ha mica il cannone ad acqua in cima ma una bella telecamera  e i vetri oscurati. Sembra la Conversazione di Coppola.  Anche se sei abbastanza defilato le videocamere sembrano tutte contro di te.

Ecco una coppia di turisti, italiani. Qui è più facile. Horthy è il Mussolini ungherese. Certo con le dovute differenze. E chi c’è al governo?. Provo a spiegarlo. Beh come in Italia. Forse si o purtroppo no.  Ma vi immaginate un busto a Musollini a piazza del popolo? Ah si giusto…

Dopo un tempo infinito col fantasma di Horthy lì davanti col suo lenzuolo finalmente scendono i grandi uomini e la statua eccola risplendere tra boati di fischi e i cori Eljen Horthy (viva Horthy) dei fedelissimi. Passa un ragazzo, straniero. Che succede? Provo a spiegarlo—Ma a questa gente piace il dittatore? Vedi, a quelli sotto le bandiere si. A quelli dietro la polizia no. Capito. Inizia a piovere. Campane a morto. Nn è stato un bel giorno. Per nessuno.

 

i miei potenti mezzi nn sono un gran che, ma spero che questo video renda un po’ l’atmosfera.. http://www.youtube.com/watch?v=8-7o-Vb0QCE

 

C’era una volta l’hotel Volga

Ogni tanto provo a chiedere a qualcuno, specie se ungherese e ha i capelli bianchi di spiegarmi che succede. Serve a questo laurearsi in scienze, ti abitua a porti domande semplici semplici, tipo perché la terra gira, che cos’è la massa, perchè i papaveri sono rossi e perché esiste la molecola H2O e non H4O. una delle conclusioni universalmente accettate è che orban un po’ di ragione ce l’ha, forse: il comunismo nn è mai finito, ha solo condiviso il potere con le altre forze democratiche, solo  per far sì che il paese nn si facesse male o che tutto rimanesse com’era bisognava che tutto cambiasse, anche i Savoia erano a loro modo comunisti e Gorbaciov è esistito ed era ungherese, no, forse faccio un po’ di confusione. È certo comunque che la transizione chi l’ha guidata l’ha fatta a proprio vantaggio e chi era capo dei giovani comunisti è diventato uno degli uomini più ricchi d’Ungheria e uno che muoveva le orecchie e diceva di essere molto ironico è diventato sette volte primo ministro.. (faccio ancora confusione).

E di certo uno dei simboli più evidenti della transizione dolce è il signor Finta Jozsef, architetto di regime, (guardate la foto ufficiale occhi azzurri, e camicia senza bottoni, sguardo da film di Haneke) autore di molte molte opere moderne a cominciare dai due dei grandi alberghi “moderni” sorti pian piano al posto dei grandi ohotel ospitati dai palazzi neoclassici danneggiati dalla guerra lì sul lungodanubio, tanto decantati dalle cronache dei viaggiatori di inizio secolo (quello vecchio, il 900). Certo a vedere le cartoline d’epoca un po’ d’effetto fa..

E poi tanti altri progetti, prima e dopo la caduta del muro, perché se hai dei buoni amici, loro ti sono riconoscenti, sempre, l’hotel Kempinsky, o quel grandde palazzo moderno all’angolo tra Andràssy e Bajcsy Zsilinski, o il comando della polizia o il Westend, e tanti altri .

 

Sabato era una bella giornata, 20 gradi, e dire che gli italiani che vengon qua credono di stare ad Arkagiolesk e di trovare 3 metri di neve fino a fine marzo. Niente di meglio che andare in giro per la città, allora, per me che amo il fumo, lo smog, la strade, il cemento, la vita, la società. se mi invitano in montagna trovo una scusa. Niente di meglio che prendere due filobus e andare all’incrocio tra due grandi vie di semi periferia a veder abbattere un grande grattacielo del passato.

  E’ successo che un giorno che mi sono alzato ho sentito la notizia triste che chiudono Ferihegy 1, leggi qua. Allora sono andato a cercare conforto e conferme su index.hu, e ho letto che era vero. E subito dopo ho letto che stavano abbattendo l’hotel Volga, all’incrocio tra Vàci ut e Dozsa Gyorgy ùt, uno dei grandi hotel socialisti, alto, senza balconi, un grande parallelepipedo in piedi, per il mondo del futuro. Un nome chepiusociliastanonsipuo’, hotel Volga. Finiranno a fine mese, e tra un paio d’anni sorgeranno gli uffici del futuro..

  Allora una mattina mi son mosso a fatica,  ma la mia mattinata nn poteva essere migliore, abbondante colazione, poi salto su un paio di filobus rossi, che attraversano il parco. Dal secondo, dal 75, vedo sulla strada tantissimi mezzi della polizia, poi la polizia in carne e ossa, in assetto antisommossa, giovani uomini e donne nelle loro divise, in squadre, caschi neri, almeno un migliaio, in lontananza a piazza degli eroi un po’ di gente, con le bandiere a strisce bianche e rosse dell’estrema destra. “Ma quanta polizia…”, accanto a me un signore ungherese con gli occhialoni, son duri e puri gli ungheresi, ma prova a rompere il ghiaccio e diventano amiconi. Ed eccomi parlare col signore che l’ungheria è nei guai perché si spendono cosi tanti soldi in polizia per queste cose. A quella fermata scende una ragazza, ha le occhiaie, è vestita dark, credo si dica emo adesso, ha delle grandi mammelle, belle, bianche, esposte, gonnellino scozzese, capelli rovinati, un gran cane nero. Me la ricordo ancora.

  Poi arrivo all’incrocio, eccola, la meta del mio sabato mattina. Che bello, eccolo lì, l’Hotel IbisVolga, per metà in piedi per metà no, e lavorano anche oggi, sabato. Un grande edificio socialista, rifatto in quell’orrendo verde e rosa dell’Ibis,  almeno il centro di fronte, la sede dell’acquedotto di Budapest, due curiosi edifici uguali uno verticale e uno orizzontale, con le decorazioni esterne uguali a quelle delle metropolitane socialiste, è ancora lì.

È un grande spettacolo, il cantiere, le macerie della parte abbattuta, dove si muove agilmente un escavatore e l’altroedificio già sventrato, con le barre di ferro e cavi che spuntano e lo sguardo che entra fin dentro in quelle che prima erano le camere. C’è rumore e il sole, giro pian piano attorno, dietro l’hotel Ibisvolga si vede un po’ meglio per com’era prima, è un modello calmo e paziente, che si lascia fotografare da tutte le posizioni, e si mette anche in posa.

C’è un altro tipo che mi vede fermo e si ferma anche lui, osserva, si fuma una sigaretta, poi mi metto ai piedi di un’aiuola, dietro di me a distanza di sicurezza un uomo, con la faccia sporca e scavata e una grande busta di plastica, oggetto distintivo del sottoproletariato urbano, che qui ancora resiste e che avrebbe tanto fatto felice Pasolini. Ci ho preso gusto, resto a osservare l’hotelIbisVolga comodamente seduto ancora un 20 minuti, poi mi avvicino. “Domani? Replicano lo spettacolo?, domani lavorano?” lui è convinto di si, poi si lascia prendere dalla nostalgia. “Era l’hotel Volga, tutto cambia”, mi fa

Tema: il mio 15 Marzo.

 il giorno della festa nazionale, le grandi manifestazioni pubbliche, nell’anno in cui l’Ungheria è sotto i riflettori internazionali

Anche quest’anno è arrivato il 15 marzo. È bello perché è il primo giorno di primavera, anche i papà e le mamme non lavorano e si può fare una passeggiata tutti insieme per le strade, perché il 15 marzo le auto nn ci sono e la città è nostra.

E’ stato bello e mi sono divertito, ma all’inizio ho pianto un po’ perché non c’era nessuno per le strade quando siamo arrivati noi, eppure erano solo le 10.30 e le danze e i canti ai giardini del museo nazionale,  nn c’erano già più e nn potevamo vedere gli spettacoli e poi prendere un gelato , come negli anni scorsi che duravano fino alle 17, almeno c’era il sole.. allora con papà siamo andati in piazza del parlamento, lì c’era l’erba e c’era gente. C’era molta gente vestita con l’abito tradizionale ungherese, anche se nn erano ballerini o figuranti, anche i bambini erano vestiti cosi, ma nn sembravano felici. Il parlamento era infiocchettato con tre grandi drappi bianchi rossi e verdi ed era buffo. La gente era strana e mi sono divertito molto, c’era gente grande e grossa senza capelli con delle grosse moto, c’erano vecchietti seduti per terra con delle valigie di cuoio che vendevano qualcosa, c’era un gruppo di zingari che papà ha detto che tifavano per Orban ed era strano perché Orban nn ama gli zingari dice papà, c’erano anziani in divisa militare, anche se carnevale, farsang come si dice qui, era passato, c’era molta gente con una spilla strana sul bavero. Papà ha detto che erano polacchi, che quel signore basso e sempre accigliato che si fa chiamare primo ministro li ha invitati per far vedere che ha degli amici che lo vengono a trovare dall’estero. Sono polacchi e la maestra ci ha detto che sono nostri fratelli. Qualcuno aveva anche uno striscione solidarnosc 80 e papà mi ha detto di ricordarlo, pechè poi saremmo andati a vedere il nuovo solidarnosc ha detto, solidarnosc era una specie di partito e vuol dire solidarietà, ma questo lo capisco da solo, ho 7 anni ormai..

Poi siamo entrati nel nèpmuvèszeti muzeum, il museo etnogafico, che in italia c’è solo nei paesi piccoli e di montagna, mentre qui è di fronte al parlamento, papà dice che serve a capire chi sono gli ungheresi.. oggi è festa nazionale ed era gratuito, era buio e la mostra temporale intitolata le donne e i tappeti fatti a mano era noiosa. peccato, mi piacciono i musei, ma questo proprio no.

Poi ci siamo mossi, perché alle tre dovevamo essere con i nostri amici, dall’altra parte del centro, ma vicino alll’ufficio di papà abbiamo sentito il rumore di gente. Era la marcia della fratellanza polacca e ungherese. Molti avevano bandiere bianche e rosse, i baffi ed abiti eleganti, papà ha gridato alle signore che avevano lasciato le pellicce a casa. Qualcuno ha alzato il dito verso di noi, altri hanno aperto indice e medio che vuol dire vittoria, un altro ha steso il braccio destro in alto, papà ha detto che cosi facevano i fascisti. Quanti amici polacchi che ci abbiamo e quanto ci vogliono bene che vengono a festeggiare le nostre feste nazionali ho pensato. Sembravano tanti, ma io so che c’era il trucco perché le strade del centro sono strette eil serpentone era più lungo..

Siamo arrivati dai nostri amici, vicino al ponte elisabetta appena in tempo, erano le 3 meno dieci. Che bello vedere tutta quella gente che affollava il ponte, peccato solo che l’orario mica andava bene, avevamo un terribile sole negli occhi  e dovevamo girarci. Qui la gente era meno divertente, ma papà ha detto che noi nn ne avevamo bisogno di vestiti militari o di bandiere di paesi confinanti pseudoamici per far vedere che ci vogliono bene anche fuori dai nostri confini. Infatti si sentiva parlare anche in inglese, tesco, francese, italiano e uno che a parlato era un deputato francese ha detto papà. Poi è venuta mamma e sono rimasto con lei, la mamma ha detto al papà di stare attento e poi si è allontanato. A cena ho sentito questo discorso:

<<Hai presente lo striscione che vedevamo vicino allo Jègbufe? Per fortuna nn era molto chiaro, c’era EU, ma c’erano due NEM, no, accanto. Estrema destra, giubbotti neri, teste rasate, bandiere di arpad, sono venuto a provocare, come hanno fatto a permettere a un migliaio di neonazisti di venire a inveire a 2 metri 2 dalla manifestazione per la libertà di stampa? Hanno fatto pure un comizio, avevano anche loro un ospite straniero, quest’anno siamo tutti internazionali, polacchi, Cohn Brandt, anche l’estrema destra ha il suo bell’amico di fuori… E dire che quest’anno nn volevo andare a vedere Jobbik , che ormai sono sempre la stessa cosa, ma come a gennaio, jobbik sta alzando un po’ il tiro, si sente quasi legittimata… e poi i cori la cosa bella è stata che dalla folla è uscito spontaneamente il coro “Nàcik haza” Nazis go home, come si gridava ai russi, e loro rispondevano con sporchi ebrei e il braccio teso, c’era la polizia dietro le transenne a dividerci, meno male che ora sono ben addestrati, nn come 5 anni fa… a un certo punto c’è stato un “vivace scambio di battute” tra i due lati della barricata, un uomo in camicia gialla e blu contro un a testa pelata,

<!–Vergognatevi

<!–Vergognati tu

<!–Volete che torni Gyurcsàny?

<!–E tu che opinione hai sul recente aumento del prezzo della benzina?

<!–Io nn sono ebreo

<!–Ebreo? io mica sono Deutsch

<!–Io sono qui per difendere la famiglia

– -L-la famiglia? Io ho cresciuto 4 figli. Non pratico l’autoerotismo come te.

Foto: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3050163567846.136106.1075926659&type=1

 

libera nos a Malèv

Qualche giorno fa al Vittula, si viene a sedere accanto a me o quasi una ragazza, carina, capelli corti biondi, come nei film una ragazza giovane e carina sugli sgabelli al bancone del bar, ostendando sicumera ordina una birra grande e si accende una sigaretta.. Poi saluta il barista, cerca qualcuno,  ma ecco che si avvicina Sàndor, cl suo solito look, cappellino con visiera, giubbotto di pelle pesante, camicia e cravatta. (camicia e cravatta un po’ centroeuropea, la moda italiana è un’altra cosa). Parlottano affettuosi, poi lei esce dalla borsetta un pacchetto, un regalo, fiocco e carta dorata. “Ma fai seriamente?” Si “seriamente”. E’ che Sàndor domenica parte per gli Stati Uniti, per sempre o quasi, va a lavorare lì Nashville, Tennesee, Università del Tenneesee, esperto informatico di satelliti e lanci spaziali, e lui è un economista. E’ tutto contento. Non sa quando torna, sa solo che si troverà bene.

Rappresentante del Vittula: “Oggi è giovedì, parti domenica quindi domani e dopodomani vieni qui vero che ci salutiamo per bene… “

Sàndor “No, cari amici, credo di no, voglio sistemare le ultime cose e mettere in ordine la casa, e poi c’è il problema del volo da risolvere …”

già,perché il volo Budapest – Parigi , Parigi – USA fino a Parigi lo fa con la compagna di bandiera ungherese Malèv e qui il paese è piccolo e le voci corrono,  voci che la Malèv nn se la passa tanto bene e finirà travolta dai debiti..

Magari gli ho portato sfiga ma meno di dodici ore dopo leggo che la compagnia è fallita davvero, in circostanze simili a quelle del fallimento di una ditta di camion, è fallita alle 6 mattina che tutti gli aerei erano al sicuro nei capannoni a Budapest e nn potevano pignorarli, tutti tranne due, nn tutte le ciambelle riescono col buco, uno è rimasto in Irlanda e uno a Tel Aviv, anzi tutto è iniziato da lì, l’aeroporto di Tel Aviv ha messo i pugni sul tvolo e ha detto o ci paghi o…

Dunque la Malèv non c’è più, Sàndor ci fa sapere su Facebook che ha piu o meno risolto, anche se ci metterà 18 ore in più. Il mio amico Arpad invece è un po’ abbacchiato perché non gliene va bene una, si sposa e in viaggio di nozze anziché in USA, Maldive o Australia ha scelto una romantica crociera sul Baltico, partenza da Copenhagen. Prima ha provato a tenere la sposina all’oscuro di quello che è successo nel mondo della Concordia. e ora gli è saltato il volo per Copenhagen. A che serve una compagnia di bandiera se nn a spostarsi facilmente…. Per l’ora l’idea migliore è andare a Vienna in treno..

Niente drammi nazionali, il primo uomo d’Ungheria che affettuosamente chiameremo Viktor ci tiene a precisare che entro poco nascerà una Malèvbis finalmente libera dai debiti, ed ha avuto una bella pensata, sei pieno di debiti fai fallire la società e ne crei subito un’altra, ma come gli vengono, dovrebbe fare così anche la Grecia, fallire, cambiare nome, riproporsi sul mercato.. Soldi, soldi puzzolenti dice un detto ungherese, ma ch è il ladro? il colpevole sono i russi di Abramovich, che aveva preso partecipazioni nella società nel 2007-2009, ma poi non hs…, anzi no, i cinesi, con cui erano in trattativa, anzi no, buttiamola in politica, il colpevole è l’ex primo ministro che due anni fa per salvare la Màlèv ha fatto carte false e ora l’UE ha scoperto il bluff.

Morale n.1: La colpa è sempre di ebrei, ex comunisti ed UE, non necessariamente nell’ordine.

Morale n.2: il peggior nemico di un ungherese è un ungherese, noto modo di dire di queste parti)

Ma intanto il paese si deve muovere, gentilmente low cost e compagnie di bandiera si offrono di presentare ai poveri passeggeri rimasti a terra prezzi vantaggiosi e per il futuro spostano a Budapest qualche loro aereo, si accollano loro, poverine le nuove rotte, assumeranno gli ex piloti della Màlèv, Ryanair ha già occupato 55 nuove rotte e ha fatto il7 Febbraio un open day per nuovi assunti in tante posizioni, l’aeroporto si deve muovere, la gente deve spsotarsi, qualcuno i sacrifici li deve fare (spero si colga l’ironia).

Il re è morto, viva il re, limitiamoci a guardare su Facebook i vecchi promo della Malèv, il famoso gingle rock progressive di Presszer Gàbor, nn c’è assolutamente niente di cui preoccuparsi allora, tutto va per il meglio.

Quella sera stessa di venerdì scorso su tweetter, a una certa ora della notte tutti quelli che si vogliono far ascoltare come Malèv si mettono a cinguettare la stessa cosa, la stessa immagine, una cartina dell’europa con delle traiettorie tipo missili nuclueari in War Games, e le sagome gialle di 6 aerei.. i Boeing Malèv richiamati a Shannon, come caparra, ed è un’immagine molto triste in verità..

Come è andata a finire? Sàndor Intanto Sàndor è arrivato in USA, già ha mandato delle foto anonime di grandi incroci tra stradoni e palazzoni con pali del telefono accanto con il commento USA is cool (sincero) e dice che in fondo la Malèv nn serve all’Ungheria, se nn ce la si puo’ permettere.. Alessandro  Alessandro invece spera di rivedere la ragazza carina dai capelli corti, sperando che abbia un regalo anche per lui.

 

Budapest 11.1

E’ uno di quei momenti in cui il blog torna a essere un blog vecchio stile, si cesella di meno, si racconta la giornata, le impressioni, per far sapere, per cercare di capire… 

oggi  si parla di Istvàn, Attila, Orsi,  Helga e Bogi..

Istvàn: Ieri al Vittula. Parlando un po’ col barista mi scappa una frase del tipo “a parte la situazione politica incasinata..” lui nn capisce, , poi fa: “Ah ok,.,.. (pausa)… perchè sta veramente succedendo qualcosa secondo te?, ma …. (pausa) (sguardo assente)… io nn credo… Mi sa che vedi troppi telegiornali… eh si ,davvero nn succede niente..”

Attila: l’indomani cioè oggi, incontro in trattoria (ah, le stupende trattorie di quartiere ancora rimaste a budapest, con la tovaglia a quadretti, il menu a prezzo fisso per i lavoratori e il cameriere che ormai ti conosce, con un dito nella minestra).. dicevo in trattoria appena entro incontro il mio elettricista, nonchè quasi amico fraterno Attila (nome comune qui, noi nn chiamiamo i figli Cesare?)).  E’ un omone grande e grosso e muscoloso, ex pugile, grande cicatrice sul cranio, con tanti tatuaggi come la bilancia della giustizia, Cleopatra. Ricordo quando mi mostrò quello che il suo amico Arpi gli stava facendo su tutta la schiena: l’immagine del manifesto di Apocalypto di Me Gibson, chi non lo vorrebbe?.. Ma Attila è anche buono come il pane, il gigante buono delle favole, tenerissimo quando è insieme alla figlioletta di 8 anni; ora sta parlando fitto fitto ol proprietario… noi ci si abbraccia calorosamente e mi invita a sedere. E’ un po’ che nn ci vediamo, da quando per poco ho rischiato di mandare a fuoco la casa e sapevo che solo lui poteva aiutarmi.. Allora Attila  come va? “Terribile, Alessandro, terribile, ma hai visto che succede???… nn ho voglia di far niente, so che devo star calmo ma nn ci riesco, il lavoro va anche malissimo…..” (“ma come se tu lavoravi tantissimo da mane a sera..?”) “cioè, sì, lavoro, ma ora nn mi pagano, forse, chissà, un giorno, mi dicono ora non abbiamo soldi, quando ci saranno…. ecco per esempio ora ho 2 appuntamenti alle 14 e alle 14.30, ma tanto so che nn mi pagheranno..” altro abbraccio fraterno, il parchimetro sta per scadere.. Quando faccio per ordinare mi accorgo che i prezzi sono aumentati da un giorno all’altro di un 10%, pago sempre poco, ma ..

Orsi, Bogi, Helga:  la musica cambia ancora nel pomeriggio tardi al secondo lavoro, (molti hanno un secondo lavoro qui in Ungheria, si sa, è la terra delle opportunità) dove i colleghi sono uni e trini con Fidesz, famiglie conservatrici che hanno fatto gli investimenti giusti nei primi anni 90 e ora passano anche il giorno di Natale in fabbrica per timore di furti… mi chiedono che vuol dire corrotto, che è riportato come contrario di integro. Bene. Corrotto. corruzione morale certo, poi corruzione politica.. “tutti i politici sono corrotti” fa una, lei nn ha fiducia più in nessuno, certo ha le sue idee ma è delusa (sarà lo stato dele cose, lei poi ha un parente prossimo portatore di grave handicap e ha perso i sussidi statali). Gli altri invece inorridiscono, loro una certezza nella vita ce l’hanno e si chiama Orban Viktor. si parla poi di libri, Al momento il libro in cima alle classifiche di vendita ungheresi (un po’ il libro di Bruno Vespa) è di un famoso giornalista autore di inchieste e reportage che nn è che conosca bene, In un momento in cui tutti ce l’hanno con le banche cattive che soffocano l’Ungheria, lui ha fatto proprio un libro sulle banche, i banchieri e la finanza internazionale che trasuda avidità . difficile dargli torto.

 

c’è del fumo che esce dalla mia Costituzione..

Tornando in Italia per Natale all’aeroporto ho preso il giornale, perchè è figo leggere il quotidiano in aereo e vedere gli italiani sull’aereo che nn capiscono chi sei..

E sul giornale di quel lontano 20 dicembre c’era un bell’articolo sulla nuova riforma del lavoro e della scuola,  cambia un po’ tutto, questo governo vuol cambiare tutto e anche di più.

Al mio ritorno in terra magiara, allora, immaginavo nel posto di lavoro (come si dice anche in ungherese) fitte discussioni, informative e circolari, invece nella riunione plenaria nn si parla di questo o di politica ma l’argomento principale è il fumo. Già, perchè dal 1 Gennaio è entrato in vigore il divieto di fumo nei locali, negli istituti scolastici, negli ospedali, nei locali pubblici. La discussione dura più di mezz’ora, un mare di domande, gli animi si accendono, i colleghi si accalorano… nn si pué fumare neanche sul terrazzino?, il divieto è esteso ad un raggio di 50 metri dall’edificio?, e se qualcuno fuma in bagno?. e se nei 15 minuti di pausa esco e fumo faccio in tempo a tornare? e se vedo un collega che fuma lo devo denunciare alla famiglia? ma scusate se io cammino per strada tra fermate del tram, scuole, ospedali, uffici,  quasi ogni 100 metri, praticamente nn si può fumare, questo è assurdo…(quest’ultima un’osservazione di Zsolt cervello fine e uno che si gode ogni sigaretta che fuma). E in effetti fa un certo effetto entrare in una kocsma, accorgersi che c’è qualcosa che non va e capire che quello che manca è la nuvola di fumo del vicino e i posaceneri ai tavoli..

il fumo è un tema che appassiona e coinvolge tutti, altro che la politica di cui in fondo si parla poco… Ne parlava l’altra volta giusto chi è contro Orban ma in modo scherzoso, tanto noi siamo italiani e si può scherzare.. chi ama Orban invece sta in silenzo perchè il fatto è delicato, nn interviene e ascolta (meno male che nn prende appunti).

Perchè in politica l’Ungheria è sempre molto divisa, come lo è sempre stata da quando son qua, chi vede i comunisti e chi vede i fascisti e chi sceglie uno perchè soprattutto perchè odia l’altro.. Generalizzando (cosa che nn fa mai bene) da un lato gli ungheresi cosmopoliti, che viaggiano in Europa e parlano le lingue, dall’altro chi si lascia vincere dalla tentazione di “ripiegarsi su se stessi, appigliandosi all’idea di una Grande Ungheria, magari con un pizzico di ottuso vittimismo, per ciò che è successo nel corso della Storia (…)” (-link Bruno Ventavoli-).

Eh si, gli ungheresi son molto divisi e pure in maniera strana, qui dove la sinistra è liberista e liberale e la destra ultraconservatrice, nazionalista e pappa e ciccia con la chiesa (ohibò sembra normale), ma insomma si sente gente che noi definiremmo di sinistra lodare Orban per la sua politica contro i grandi capitali stranieri e le banche e poi si, dire che insomma, si deve chiudere un occhio sul dleficit di democrazia della costituzione, lasciamolo lavorare, per fortuna che Viktor c’è..

Sembrerà strano, eppure il clima generale, almeno tra i comuni mortali,  non è da scontri di piazza e tensioni sociali.  A parte la grande volatilità politica dell’elettorato (non sorprende che ora la popolarità del partito unico di governo è precipitata),  l’ungherese medio è in fondo molto rassegnato, con la stessa  sfiducia nella politica che viviamo in Italia, che si somma a quel distacco che si aveva qui fino a una ventina d’anni fa, in cui tutti dovevano scendere in piazza col fazzoletto al collo il primo maggio, e giurare di credere anche se non credevano … e poi la gente si interessa di politica, e di diritti del cittadino, ma è molto piu spaventata dalla crisi finanziaria, dal fiorini arrivato a 324 contro euro, dal che fine faranno i nostri soldi..

Per capirci qualcosa il consiglio migliore è sempre quello di studiare le fonti, allora ho letto l’inizio della costituzione nuova ma i dubbi sono restati… saltando a piè pari l’ampio preambolo che inizia con Dio salvi l’Ungheria, la parte I (c’è anche la II e la III, insomma una trilogia) comincia con: articolo A: il nome della nostra patria è Ungheria [e non più repubblica ungherese, come sta scritto sulle monete per esempio]; articolo B: (1) la forma legislativa (?) in ungherese jogallam) è la democrazia (2) la forma di stato è la Repubblica (3) la fonte del potere è il popolo (4)….

sembra un po’ di fare i salti mortali, vuoi mettere con: articolo 1: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. la sovranità appartiene al popolo.

Ieri al Vittula (la mia bettola di fiducia) ne parlavo con un’amica che lavorava al ministero degli interni, poi si è intromesso Arpad, con la sua cresta e camicione da neorockabilly, che era in una serata no, taciturno, con le guance scavate “scusate parlate della costituzione?.. ma Alessandro, è solo un pezzo di carta, nessuno la segue veramente è solo fumo negli occhi che nn lo sai…??” ho risposto subito che “quella è la legge a cui tutte le leggi dello stato si devono uniformare, quindi è importante..”  ma nn volevo rovinargli la serata o impelagarmi in discussioni politiche..

..allora ho fatto un esempio, quello giusto, l’articolo che ricordo meglio della nostra costituzione (che è bellissima): L’Italia ripudia a guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali…” ecco non è straordinaria? e i nostri soldati poi vanno a morire in Afganistan, Iraq e dov’altro.. “hai ragione è solo sulla carta (pausa) ma almeno sono contento che la mia costituzione dica questo….” (pausa). ogni tanto qualche numero mi riesce..

 

Rio Bravo

In uno dei più bei palazzi dell’ottavo distretto, un colore amaranto slavato dal tempo,  un palazzo degli anni ’10, quando il liberty trasformava i suoi spettacolari fregi sulle facciate in simboli quasi astratti legati ai motivi tradizionali ungheresi,  bene, qui c’è c’è una bettola, mi hanno assicurato la bettola più a posto della strada, ce ne sono tre e sono sempre nel quartiere malfamato,  anche se Budapest è una città sicura.

Cmq mi hanno consigliato bene, è proprio una rendes kocsma, una bettola a posto, con una donna dietro il bancone, una dona in posti che sono come il barbiere da noi, per soli uomini o quasi, succede spesso qui, un modo per assicurare che nn ci siamo problemi,  questa poi è anche carina e gentile, anche se forse io sbaglio a ordinare, ho preso una Aszok alla spina, mentre tutti la stanno bevendo in bottiglia. Tutti vuol dire un paio di uomini di mezz’età sugli sgabelloni, con i baffi forse, io invece mi siedo nella saletta oserei dire, la saletta è tutta in legno, sembra davvero di stare nella bettola Rio Grande (nome di fantasia, il nome vero è T….) come si chiama questo posto. Il pavimento, il soffitto, le panche sono tutte di listarelle di legno scuro, c’è un solo tavolo vicino alla finestra, dal quale entra un po’ di luce in questo grigio sabato pomeriggio d’ottobre, sulla finestra accanto al tavolo persino una pianta di geranio. Posso tirare fuori un pezzo di carta e un mozzicone di matita, di fronte la gente delle strade dell’ottavo distretto, che aspetta alla fermata del tram, anche se tutto è rallentato oggi, è sabato, primo pomeriggio, anche i barboni si prendono una pausa di riflessione.

Sono venuto qui su suggerimento di R. (questo nome  davvero nn lo ricordo), ero in giro per il quartiere e mi ero adocchiato questo kebabbaro, ai confini del quartiere Maddalena, vicinissimo a Blaha e al centro, ma dove vedi passare molti zingari, quasi un’atmosfera di villaggio, e ogni tanto alzi la testa e vedi capolavori del tardo liberty, e poi è ottobre, che qui in est europa è un mese bellissimo, foglie gialle che cadono e luce soffusa.

Entrato, ho scoperto che era un kebabbaro di qualità, di quelli che ti offrono riso giallo alla turca o altri contorni ricercati e porzioni piccole, medie o grandi, anche se è pur sempre un buco un po’ spartano. Ma poi la sorpresa maggiore è la donna di mezz’età che mi prepara la sbobba.. Sono sicuro di nn aver fatto errori quando ho chiesto il piatto, ma lei mi chiede di che nazionalità sono (il modo ungherese gentile per chiedere di dove sei) ed è così che ci conosciamo e mi racconta la sua storia..

E’ romena, (romena romena, nn come tanti qui, romena, di nazionalità ungherese, ce ne sono quasi un milione e mezzo in Transilvania, pardon Erdelyi). È strano, qui ci sono pochi romeni, chi può va piuttosto in italia o in spagna, la lingua è simile, certo, si guadagna di più, anche il modo di pensare è proprio identico. E’ quello che aveva fatto suo marito, lei era rimasta in romania, (la storia è iniziata 10 anni fa), faceva la poliziotta, badava alla famiglia, la paga era molto molto bassa.

ma facciamola parlare in prima persona…“poi avevo un’amica, una cara amica che lavorava qui, al mercato cinese, -il mercato delle quattro tigri”, sicuramente lo conosci…, e allora sono venuta anch’io, il primo anno era diffiicile, nn avevo un lavoro, nn parlavo la lingua, ma mi son detta: io indietro nn ci torno..  poi è arrivato un lavoro, nn un buon lavoro, ma un po’ di soldi, meglio di niente, alla fine son qui da 6 anni (anche questo è raro, soprattuto nella ristorazione c’è un grande e veloce ricambio di personale..). molti mi chiedono se io e il padrone siamo sposati, no, è solo il proprietario, mi raccomando, nn metterti con un’ungherese, si sono carine, sono gentili, ma poi nn è proprio così, io anche, ho avuto storie con ungheresi, ma poi, ho capito questo… ” si prende una pausa, prchè son affamato e le do le spale mentre mangio.. “E’ buono il gyros?…”mi fa si, il gyros è buono, e io son contento, che qualcuno mi abbia chiesto chi ero e mi abbia detto chi è, qui, nell’VIII distretto..

vieni a Budapest e ti interesserebbe fare un giro delle bettole di Budapest o visitare l’VIII distretto, il quartiere multietnico? clicca qui o qui..

finale di regina

io sapevo solo che c’erano tanti concerti lì al parco del popolo, al Népliget, (ma quando ci arrivo, con grande fatica, perchè ci arrivo senza pagare il tram),  il parco del popolo è strapieno di tantissimi stand, una specie di majalis (la fiera-baraonda che si fa il primo maggio al Varosliget) c’è pure una ragazza con un boa enorme attorno al collo (giura che era enorme)pagliacci, Dart Veder, auto d’epoca socialista, gara delle magliette bagnate e almeno 3 palchi con musica dal vivo, manca solo berlusconi insomma.. 

Dopo tutta questa baraonda, stanco, di una stanchezza eterna, che mi fa pensare al senso della vita, mi trascino a prendere una lattina di sanissima birra Borsodi e mi piazzo sotto un albero, ben dietro gli stand, ma un po’ rialzato che si puo’ sentire per bene la voce rocker della cantante del gruppo che ho scelto di ascoltare..

nn so da quanto nn mi stendevo sotto un albero. dopo un par d’ore che faccio per andarmene vedo su un tavolo lungo delle scacchiere, ci metto un po’ a capire che è una simultanea,  dai su gioca che c’è posto, dai, si, è na campionessa che gioca contro tutti, ma dai che ti diverti.. sono stanco e ho attacchi di ansia dalla mattina, ma mi siedo, conl’orribile sensazione di trovare strano avere davanti una scacchiera con pezzi veri sotto un albero anziche giocare contro uno sconosciuto che ha solo un nome di comodo e nn so neanche da quale parte del mondo venga, guardando una scacchiera sullo schermo..

[ok, è il mondo che va così, quando hanno chiesto al numero uno delle liste FIDE, la federazione internazionle degli scacchi, insomma il più forte, un ragazzetto norvegese di 20 anni, Magnus Carlson, che scacchiera ha a casa, pare abbia risposto, si, devo averne una da qualche parte..]

insomma sono al parco, emozionato e con la testa troppo leggera per la birra. per di più la signora apre di donna, e io rispondo con la mia difesa indiana di re, che ha un certo fascino, ovvio, e di cui ho capito appieno i principi generali, occupare la diagonale scura, fare attaccare al centro per contrattaccare violentemente sul lato i re, ma che ha tantissima teoria che nn conosco assolutamente, e difatti la variante della signora, con un fianchetto anche lei, mi è ignota.

si possono fare due partite, finiscono per essere quasi uguali, alla fine cambiamo i pezzi, e vince il finale, sconfitte onorevoli in fondo, ma accanto a me un ragazzo che mi pare di conoscere la batte e la signora inizia a perdere colpi con altri due o tre che si trovavano a passare. la signora ha 83 anni, ha uno sguardo gentile ma deciso che fa molta Ungheria, si aggira in piedi tra i banchi, mentre noi siamo seduti. Strano in fondo che abbia ripetuto la stessa apertura contro di me, dico il fianchetto contro l’indiana di re, in genere variano per provare nuove cose o varianti insolite nel loro repertorio, contro umili dilettanti.

tra i ragazzi che fanno parte dell’organizzaizone c’è un DVD a 2 euro, un dokumentumfilm come si dice qua sulla signora, 83 anni, il risvolto di copertina dice che si chiama Sinka Brigitta, nata nell’Ungheria profonda, maestro di scacchi (una specie di titolo di elite nazionale) ha giocato anche contro grandi campioni come Korchnoi e Bobby Fischer (e Grimaldi ora).

passa uno un paio di volte da me, si stupisce come nn abbia vinto, eppure sembravo averla messa in difficoltà, poi vengo a sapere che la signora gioca queste simultanee lì al Nèpliget da un 8 ore buone e ne avrà ancora fino alle 21.30. a tutti dice dopo la partita, se vuoi puoi farne 2, vai a ritirare un ricordino, lì dai ragazzi, mentre completa lei stessa e firma il cartellino della partita.

quando la cerco su google, apprendo che la signora dopo aver giocato a livello professionistico per 50 anni, si è accorta di potersi far certificare 12000 partite di scacchi e vuole arrivare a 13000 con queste simultanee per entrare nel libro dei record.

in giorni in cui mi interrogo sul senso della vita, chissà se Brigitta abbia trovato la risposta o se stia concludendo la sua nel vortice di una passione, compulsiva come gli scacchi sanno essere piu di tante altre, che la fa stare 10 ore in piedi mentre dietro di lei inpazza un concerto metal (vero erano a 30 mt da noi scacchisti…)

FOTO: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2137299666819.116558.1075926659

 

 

Màrk e il giro delle bettole

Allora vediamo un po’, tornavo dal lavoro, vedo una collega davanti, una con cui nn ho mai parlato. Madonna com’è facile nn parlarsi al lavoro. È carina e dolce e mi fa paura, perché ha la mia età, ma si vede benissimo che non è piu’ una ragazzina, eppure nn ha fatto niente di che nella vita, tipo credo niente figli, nő lavori usuranti, ha i capelli corvini e l’ara un po’ sciupata, se nn ci fosse Facebook nn avrei neanche saputo che parla slovacco anche lei.

La notte prima nn è che avevo dormito molto e avevo gli occhi gonfi e stanchi. E anche lei ha gli occhi gonfi e stanchi quando la raggiungo. Cerco di fare il simpatico nel breve tratto che ci porta dal luogo di lavoro alla fermata del mio beneamato tram 37 Poi si infila nel sottopassaggio di Kobanya felso. Bene.

Verso casa, 30 minuti di tram dopo, appena svoltato dal Nagykorut in Dohany utca, appena superati i satiri con gli zoccoli che reggono i lumi fuori dal New York kavezo, vedo Markò, con degli occhiali da aviatore che gli coprono tutto il volto, finge di nn riconoscermi e mi passa accanto e lo colpisco col rotolo di giornale che avevo in mano. Si leva gli occhiali da aviatore, anche lui ha lo sguardo pesto e pesante. Nn ci vediamo da 8 mesi, da quando ha deciso di non venire più al Vittulà. Hanno litigato. Si. E’ successo che i camerieri fattisi gestori si erano rotti di vedere i clienti fissi passare da dietro al bancone per mettere il soprabito e volevano mettere un guardaroba, 100 fiorini. Cose dell’altromondo. Allora Markò si è incazzato davvero e ha giurato che nn ci avrebbe messo più piede. Dev’essere stata una grande scena e io me la sono persa..

Allora decidiamo di andare a giro una sera per recuperare il tempo e le birre perdute. Si inizia da uno di quei posti dove nn sarei mai andato, uno di quei posti nuovi che sono nati negli ultimi due anni accanto al Szimpla, e hanno reso almeno quel lato di via Kazinczi troppo illuminato. Si scende giù, il posto è strapieno di chincaglierie dei bei tempi, sono anche in vendita, la figa dietro al banco, accanto al frigo è carina e dolce. Ma il posto è tristemente vuoto, fa già caldo e solo noi tre scenderemmo in questo posto claustrofobico tra chincaglierie del passato regime. Fatto sta che ci accomodiamo su delle poltroncine in linoleum..

Markò è la cosa più vicino a Nicholas Cage in “Cuore Selvaggio” di David Lynch che io abbia incontrato a Budapest, e ne ho incontrato di tipi al Vittulà. Andava in giro con un cappellaccio, un cappotto di pelle marrone, molto consunto e una sacca legata in cima, come i marinai.. e pensare che è il figlio ribelle di un pezzo grosso della TV di stato.

Ora Markó se la fa a “L.C.” un posto di fronte alla grande sinagoga. Sembra buono. Qualcuno della tarsasag  (gruppo di amici) è un nazista o quasi, Markò si  è ritrovato anche  a qualche raduno di bikers dove per un po’ ci rimetteva la pelle per aver gridato qualcosa di troppo. Nn ho capito bene ma fino a poco tempo fa Markò per vivere si accompagnava una compagnia teatrale itinerante, nei sperduti villaggi della Transilvania, o almeno io cosi ho capito o nn ha voluto spiegarsi meglio. Ora almeno fino all’estate resterà in città, dice. Una volta l’autista che lo riportava a Budapest ha cercato una puttana su internet e si è fermato in un villaggetto sperduto a metà strada, vatti a fare un giro, ragazzo, ci rivediamo qui tra un paio d’ore. La cosa piú memorabile  gli è capitata il primo dell’anno. Picchiato da un croato, metà croato e metà ungherese, perché parlava in tedesco e inglese con degli stranieri, lui che è ungherese. Si è ritrovato con un labbro spaccato. Questo croato era grosso e cattivo. Poi come in Guerre stellari i clienti dopo essersi girati per un attimo si voltano e riprendono le loro conversazioni e la musica continua. Va a casa a sciacquarsi, torna e quello è ancora lì, parla col barista, gli sguardi gli fanno capire che è stato lui che se l’è cercata. Cerca di fare il duro ma poi verso le 2 va al traumatologico, deserto, lunghi corridoi con le porte chiuse. Esce con il labbro ricucito solo verso le 10, il dottore mentre gli metteva i punti sorrideva all’infermiera e l’infermiera faceva una sega al dottore, a sentir lui..

Poi si va al W., una vera vecchia birreria, senza insegna, fumo, gente che vuole sentirsi ai margini della società, dove il sabato si fila la fila dice Markò, sempre lì nel VII distretto, il proprietario  è il famoso campione di canoa W., che ha dominato la scena per 10 anni e più, ha vinto 5 o 6 mondiali ,ma poi alle olimpiadi di Mosca, le sue olimpiadi, nn ha manco preso una medaglia. Lì Markò ha un suo conto, cioè beve a credito, il tizio gli segna i bicchieri di vino rosso e soda su un blocchetto. Markò mangia quando capita, questa volta i famosi panini di W. con la cotoletta, che il campione frigge personalmente e che gli offro in segno di amicizia. Si parla di politica, di governo, di una di quelle cose pseudo fasciste che la gente ormai accetta perché si disinteressa pian piano di politica..

Attraversiamo di nuovo le 4 corsie della Rakoczi quasi senza guardare e torniamo nelle scure strade di Pest, a Puskin utca, che ancora è rimasta, dopo che hanno cambiato nome a piazza della Repubblica e piazza Mosca. Questa è zona sua,abita qui dietro, il basso VIII distretto, zona di vecchi residenti e giovani tedeschi o stranieri. E qui hanno aperto il H.,  quasi birreria ceca, in via Puskin a Budapest. H. è un posto che nn capisci bene cos’è, nn capisci se la birra è davvero piu’ buona, nn capisci se la cameriera è troia come sembra, nn capisci se c’è gente vera o no, l’unica cosa che capisci è che hanno fatto bene a tenere quei mezzi separè che qui c’erano sempre nei posti vecchi. Ed è qui che mi accorgo di cosa vuol dire uscire a bere con amici alcolisti, che dopo una quantità ragionevole tu ti senti al limite, mentre loro nn sono nenache a metà del cammino…

Si va in uno dei posti nuovi che stanno aprendo qua, se i negozi 24 ore che erano spuntati come funghi ad inizio anni 80 sintomo della libertà di piccolissima impresa che c’era, ora invece spuntano kocsme (bettole) aperte 24 ore su 24, che sono in fondo una liberazione, se sono le 3 ed esci dall’ospedale dove hai accompagnato la tua ragazza, lei è stata ricoverata lì e tu ti devi prendere almeno un Unicum e una Aszok piccola prima di tornare a casa.

E poi la brutta gente è già a casa per riposare e ricominciare un’altra brutta giornata, resta solo la gente della notte, come Markò. Qui io prendo solo per compagnia una birra piccola piccola, mentre lui prende una birra grande e un unicum, dopo 10 minuti le birre diventano due. Le ultime birre gliele ho offerto tutte io, ha finito i soldi, ma era inaccettabile contarsi le birre o fermarsi ora. Ha stile, un aviatore a riposo dopo la prima guerra mondiale, disadattato. Si intromette nei discorsi del tavolo accanto, con una lunga esposizione filosofica, mentre loro parlavano di cose normali. Inutile dire che fa subito colpo sulle ragazze.

C’è solo un altro cliente, solo, con pochi capelli, messo male. Si intromette e Markò gli risponde con ironia troppo tagliente. Si fronteggiano un po’, poi uno lascia. Sgattaiolo fuori e torno nel mio distretto.

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Una storia della grande depressione

quando Alberto se ne va, il presidente si affretta allì’appendiabiti per precederlo e porgergli il cappotto, “vero italiano gli fa”. e poi verso compiaciuto. elegante.

Alberto conosceva già la zona, MOM park gli avevano detto al telefono, uno dei grandi centri commerciali di Buda, ma no, era zona Deli per lui, giusto dietro la stazione sud, oltre il cavalcavia, quella zona dove Buda assomiglia ancora a Buda, con il Vérmező, il parco tra la stazione e piazza Mosca, dove c’era l’ultima grande statua comunista, di Varga Imre, a Buda con gli eredi dei tedeschi che erano voluti diventare magiari, le case, i borozò, vinerie, la gente che ha una faccia normale addosso.

…. ora poteva uscire a respirare, era distrutto.., certo vestirsi elegante era bello, mettere la cravatta blu e la camicia bianca, ma ormai .. era uscito dal mondo della grande economia o era rimasto solo con la porta di servizio aperta, ma gli arrivano ogni tanto telefonate a cui nn poteva dire di no:.. “sig. Rinaldi, abbiamo trovato il suo nominativo da qualche parte, si tratta di un lavoro di prestigio e ben pagato se le interessa..” poteva forse dire me ne sbatto, io sono me stesso, fottetevi fottetevi fottetevi?? e poi mica lo sapevano che lui con quel mondo aveva quasi chiuso e ora per lavoro scriveva qua e là quando gli pubblicavano qualcosa e andava  a vedere le partite e mandava gli aggiornamenti in tempo reale alle agenzie di scommesse, un lavoro di responsabilità insomma e anche divertente.

ma in fondo meglio andare a sentire cosa gli dicevano, meglio conoscerli, guardarsi negi occhi, comunque insomma, ed era una situazione così e cosà e dall’altro lato lo aspettavano genti che tra sorrisi e diti su pel culo l’avrebbero salutato gentilmente pensando tra se e se ma guarda questo, ci ha fatto anche perdere tempo..

ne aveva fatti tanti di incontri così e in fondo come gli disse una volta Michele,  lui Alberto aveva fatto di tutto per nn fare un lavoro normale..

il giorno prima con un supremo sforzo della sua natura pacifica aveva dato un’occhiata al sito dell’azienda, e sembrava una cosa diversa, piu umana, come se gente normale lo facesse, gente con gli occhi per vedere e la bocca per parlare, è meglio così..

il supercapo era un australiano, bassino, da 15 anni a Budapest, uno di quelli che avrebbe potuto incontrare al Beckett’s a vedere il rugby, un expatriate, come Adrienne, come lui, uno che vive a Budapest o almeno gli pareva, che ci è restato da 15 anni. Ci aveva pure un blog, quasi letterario, insomma si vedeva che era uno che amava scrivere, personaggi, dialoghi, piccole esperienze e discorsi con gli amici certo sulla finanza aliena dell’azienda, ma in fondo uno degli ultimi post si intitolava pur sempre” E’ finalmente uscito il mio libro, “la crisi del credito spiegata a un frequentatore dei mercatini di seconda mano”

ma poi dopo il colloquio  poi si era subito rifugiato con la cravatta e tutto in un borozò, si, un posto dove bere, l’aveva programmato fin dall’inizio quello si, come un personaggio di un film, ficcarsi a bere alle 12 del mattino in una bettola di classe, dopo un colloquio di lavoro con supermanagers..

era pure vicino il borozò dove un anno prima se ne andava a leggere e a scrivere la mattina dopo l’appuntamento di lavoro settimanale con uno pieno di soldi, muscoloso e sorridente che  stava da quelle parti.. ma l’aveva trovato chiuso, eppure erano già le 12, semplicemente ora al suo posto c’era un negozio di elettrodomestici..  eppure era passata solo un’estate dall’ultima volta, era un pince (un seminterrato), in fondo pulito e ben tenuto, tutto im legno, odorava di legno, e gli avventori erano vecchietti, pensionati, anche coppie, che lì si prendevano un mezzo bicchiere di acqua e vino dopo la spesa, come in molti di questi posti c’era una donna di mezz’età a servire dietro al banco, … e si davano tutti del tu e tutti si conoscevano

per fortuna a Buda di questi posti  ce n’è ancora qualcuno, c’è ilK.L., proprio di fronte al grande centro commerciale nel centro di Buda, quello era ancora rimasto in piedi per ora, ne era certo,

ma anche lì c’era qualcosa che nn andava, va bene era vuoto, solo un banco con vecchietti che giocavano a carte e lui era a un tavolo accanto con un Unicum e una birretta, nel suo completo blu scuro da 500 euro.. Ora il Duebuchi, teneva appesi ai 4 angoli delle scritte incise su tavolette di legno rossastro, scritte inneggianti al vino tratte dalla letteratura, se lera anche appuntate la prima volta che era capitato là. Le scritte ti facevano sentire un animo nobile mentre bevevi, ma ora erano scomparse.Quando ne aveva chiesto notizie al gestore tutttodunpezzo, “Oh che vuole signore”, gli era stato risposto, “una me l’han pure rubata, l’altra rotta” allora ho deciso di levarle… sic

è meglio cosi’

il mio amico Harp

Alle volte capita che ritorno agglegeny (una specie di scapolone che ama vivevere per i cazzi suoi senza una donna) e mi ritrovo a nn voler ritornare subito a casa e ad entrare nella kocsma vicino casa per una birra in pace.

Accanto a me ci sono tre che giocano a carte, di mezz’ètà, dall’aria saggia, ma con sguardi e muscoli di chi ne ha viste tante. A un certo punto uno di loro fa: “per cortesia, canti a voce più bassa se è possibile…”. Nella scala di valori magiara queste parole sono pesanti come pietre e 15 minuti dopo il poveraccio, mezzo ubriaco che stava mettendo musica nel jukebox e la cantava a voce alta si ritrova sbattuto fuori in strada, con la sua bottiglia di Aszok (la birra più economica) e l’immancabile busta di plastica che questa gente si porta appresso.

Poi il kàrtyazò (giocatore di carte) torna al tavolo come se niente fosse e gli amici nn gli dicono niente. Io allora mi concentro di nuovo sul 90esimo minuto del campionato francese che il grandeschermo della kocsma sta generosamente trasmettendo, quando si avvicina un tipo con una felpa arancione, capelli ricci un po’ sporchi e occhiali tondi tondi moltopiugrandidegliocchi.

“Parli inglese?” mi fa. “Beh si” rispondo. Continua..”stiamo insieme? parliamo? sai io sono solo..” lo guardo, interdetto, e a ragione, poi “Sai io sono polacco, sto qui da poco in città, abito da queste parti e questo è il bar più vicino, sono entrato per caso, mica conosco qualcuno”

allora si siede.. è polacco di Varsavia, anzi di Lublino, meravigliatissimo dal sapere che io a Lublino c’ero stato, e anche a Zamosc, che è li vicino, lui va tre volte all’anno in Italia, perchè il padrino (cioà il padrino di battesimo) della ragazza è di Italia. bene, ora ci conosciamo, anch’io metto nel discorso la mia ragazza e ora tutto è a posto.

Anzi no, manca il che fai nella vita, orbene lui è artista, è giustappunto qui per una mostra delle sue opere, 3 mesi in una galleria. Alla domanda innocente: “Dipingi?” mi guarda come se avessi chiesto qualcosa di molto stupido.. “Che domande Alessandro, dipingi, cosa vuol dire dipingere.. se vuoi comunque nella galleria c’è uno che ha fatto una monografia su di me grande così..”

E’ un artista, deve fare domande, mi dice, mi chiede che cos’è l’Ungheria,e perchè e che posti frequento. Quando esce dal cesso anch’io gli domando allora che ne pensa della tragedia che ha colpito la Polonia, il presidente Kaczynski (morto insieme a tutto lo stato maggiore, e poi ministri, sottosegretari, nello schianto dell’aereo del Tupolev presidenziale in una nebbiosa mattina di Marzo mentre si recavan a Katyn, a rendere omaggio alle salme di un’altra classe dirigente polacca decimata….)

“bene alessandro, ma prima dimmi tu cosa ne sai.., che ne pensi..”

“cosa vuoi che ti dica, caro amicone polacco, proprio mentre andavano a Katyn, tutti insieme, e poi han sepolto Kaczynski, figura comunque molto controversa, proprio nella cattedrale del Wavel, a Cracovia, accanto ai re di Polonia, a Casimiro il Grande..” annuisce ma ha un sogghigno-..

premette che lui mica amava Kaczynski ma poi domanda calmo: “E tu pensi, alessandro, che sia stato davvero un incidente?” mi offre da bere un altro korso e va a pisciare, anche se sulle porte sono dipinte calze a rete e mocassini chiede a me dove entrare..

quando torna replico.. “Beh han trovato le scatole nere, le condizioni meteo erano molto cattive il pilota ha fatto un atterraggio molto difficile..” ma lui è molto scettico “sai io prima di essere artista ero un ingegnere aeronautico, qualcosa ancora me la ricordo, ho visto il materiale reperibile su internet e anche solo da quello si capisce che ci sono molte cose che nn vanno” mi fa qualche esempio, pezzi di carlinga inspiegabilmente a distanze siderali o qualcosa del genere… capisco, poi serio: “E allora l’hanno ucciso! e chi è stato..?”

mi rigira la domanda: “Secondo te?” e che ti devo dire: “i russi, i tedeschi?” “oh come sei antico Alessandro, ancora ragioni con queste vecchie categorie, con gli stati nazione, pensa in grande..” allora penso in grande: “mit tudom èn.. Gazprom? gli Ebrei, il sistema radar nell’europa centrale?” “ma no, ahah, io amo gli ebrei”

pausa

“ma tu conosci HARP?”

(Harp??? sembra un telefilm americano anni 80 con un pupazzo che vive in una famiglia semiborghese col padre nero… il mio amico Harp..)

provo a pensarci, “no davvero nn lo conosco.” OHIBO’! “Non conosci Harp? com’è possibile, pensavo fossi una persona che sa certe cose…” e io”Ma davvero, nn so cosa sia..” è sconcertato “Incredibile, tutti sanno chiè Harp, mi meraviglia CHE TU NN LO SAPPIA, davvero, scusa se ti dico certe cose. (pausa) E allora ti devo dire tutto io…”

E inizia la storia di Harp. la prende un po’ alla lontana “Tu sai chi è Tesla vero alessandro? Bene Tesla fu il primo scienziato ad iniziare certi esperimenti per la trasmissione di energia nell’alta atmosfera… poi dopo la seconda guerra modiale uno scienziato ebreo [gli ebrei, lo sapevano che c’entravano gli ebrei] ha ripreso i suoi studi e ha sviluppato la cosa, e alla fine è nato HARP, una specie di arma potentissima, che c’entra con lo scudo stellare americano, in mano ai potenti della Terra, pero’ la cosa nn è mai stata resa pubblica perchè HARP è un’arma troppo potente. si potrà persino traferire tantissima energia premendo un bottone nella propria tasca..,,,”

E’ cosi’ che ho scoperto chi ha ucciso veramente Kaczynski

La mattina dopo  mi sveglio stanco e con un gran mal di testa. Il mio primo pensiero è: “sa anche il mio numero di telefono.” (aveva promesso di invitarmi alla sua mostra in galleria.” ma poi almeno mi rassicuro, “almeno nn sa dove abito”

 

Abbiamo vinto, non si divide, chi vince ride

Ungheresi che vivete dentro e fuori i confini… (…) Quella che abbiamo fatto è una rivoluzione, una rivoluzione in terra libera.” Orban Viktor è salito sul palco, sistemato come al primo turno nella centralissima Vörösmarty tér, verso le 21.00. Da vero vincitore ha atteso le prime dichiarazioni dai partiti rivali, per godersi il trionfo del suo Fidesz, (Federazione dei giovani democratici) i 263 seggi vinti, superando di 5 la quota dei due terzi del Parlamento, un numero sufficiente per poter apportare modifiche alla costituzione.

Orbán è piccolino, ma ora pronuncia il discorso che si era preparato da tanto tempo, da quando era un barbuto giovane leader del movimento democratico del 1988, da quando dopo aver governato tra il 1998 e il 2002 aveva perso due elezioni consecutive, ma era restato sempre al comando, leader inattaccabile del partito. Poi erano venuti gli scandali del 96, la grave crisi sociale del paese, con il consenso al governo socialista crollato, aveva avuto l’appoggio dei sindacati, del pubblico impiego, senza perdere lo stretto legame con la Chiesa, con le frange nazionaliste, aveva visto Fidesz salire stabilmente oltre il 50% nei sondaggi, mantenuto fino al 53% del primo turno, che nel maggioritario ungherese gli ha dato il 68% dei parlamentari, oltre i due terzi.

I risultati erano stati subito chiari, solo 4 partiti in Parlamento, 263 seggi a Fidesz, 59 ai socialisti dell’MSzP, 47 all’estrema destra di Jobbik, 16 ai verdi-liberali dell’LMP. Nel secondo turno di domenica, dei 54 collegi uninominali in cui si votava, Fidesz ne ha vinti 51, lasciando agli avversari le briciole. Due miseri seggi, (su un totale di 176 complessivi nel paese) li ha vinti l’MSzP, il partito socialista ungherese, al governo da 8 anni. Entrambi i seggi nel XIII distretto di Budapest, Angyalföld, la terra dell’angelo, ultima roccaforte dei socialisti. Persi anche i quartieri operai di Budapest, le città industriali di Dunaujvàros, (Nuova città sul Danubio, l’ex Stalinvàros – città di Stalin), Salgótarján, Ózd. Dei 168 seggi di 4 anni fa l’MSzP ne ha raggranellati appena 59.

In precedenza si era sentita sui maxischermi la voce affranta, rotta dall’emozione di Lendvai Ildikó  dell’MSzP, partito socialista ungherese, che si congratulava col vincitore, ammoniva che il nuovo governo, coi numeri che aveva avuto poteva fare tante cose buone ma anche tante cose meno buone, annunciava le dimissioni dalla segreteria.

Poi quella di Vona Gábor, il leader del partito dell’estrema destra Jobbik, che annuncia la sua ferma opposizione in Parlamento. Dirà anche che alla prima riunione del parlamento andrà con l’uniforme della Magyar Gárda, la milizia parafascista da lui fondata e poi messa fuorilegge dalle autorità ungheresi.

Jobbik avrà 47 parlamentari; di questi nessuno è uscito dal maggioritario, ma una piccola soddisfazione se l’è pur presa, i suoi voti sono stati decisivi nella vittoria di Molnàr Oszkár, escluso da Fidesz e presentatosi come indipendente dopo aver dichiarato in televisione che le donne Rom in gravidanza si colpiscono deliberatamente il ventre con martelli di gomma per avere figli menomati e avere agevolazioni dallo Stato.

Il regime era cosi’ marcio che abbiamo dovuto abbatterlo, per ricostruirne uno nuovo dalle fondamenta”.

 “Abbiamo raggiunto il 68% dei parlamentari. E’ un nuovo massimo del mondo democratico raggiunto dall’Ungheria. Costituiremo un nuovo regime di solidarietà nazionale. Da oggi l’uomo ungherese sarà al primo posto. Faremo in modo che non tornino più al potere….

La gente che affolla Vörösmarty tèr ha gli occhi lucidi, ragazzi che si baciano, signori in bicicletta, coppie con bambini al seguito, guarda, il paese è arancione (il colore di Fidesz), fa una ragazza accanto a me indicando lo schermo, si stappa spumante, si sentono le note di We are the champions. Si inveisce spesso contro i socialisti, che son riusciti a farsi odiare da più di due terzi del paese.

Orbán lo sa, anche su questo ha costruito il suo trionfo, un voto contro l’MSzP corrotto e ladro, più che un voto a Fidesz. Se la Lendvai si è congratulata con i vincitori, da Orbán nessuna mano tesa ad una opposizione frantumata, un gesto dovuto forse, dopo una vittoria con questi numeri, nessun “saremo il governo di tutti”, “rispetteremo il Parlamento”, “ascolteremo l’opposizione”. Non ci sono queste parole nel discorso di Orbán, ma solo la promessa di un governo forte.

 

Io tigro

La domanda che nn si deve mai fare a chi vive all’estero è perché vivi là, perché ognuno ha le sue buone ragioni, perché magari qualcuno scappa e non lo vuol dire. Chi viene qui per poco tempo invece è un’altra storia. Una bella mattina di Marzo, mi squilla il telefono e risponde una voce squillante e italiana, E’ appena arrivata in Ungheria, ci resterà per 6 mesi, ha bisogno di un professorino per la figlia di 11 anni. Va bene dico io. Allora ci vediamo  qui per discutere, vieni al circo, chiedi di Patrizia, sai noi siamo artisti del circo..

Uh.

Al circo c’ero stato solo una volta a curiosare, un edificio circolare,  già proprio un edificio, in mattoni, muratura, legno di rivestimento, un circo stabile, non un tendone da fiera come da noi. Con le foto del grandi artisti di un secolo di arte circense in Ungheria. Foto in bianco e nero, un po’ sciupate, esposte anche da 70 anni, platea e palchi, 2 piani, a forma circolare, tutto legno, legno profumato, profumo di anni. Il circo di Budapest è un’istituzione,  basta vedere dov’è, di fronte alle terme Szecheny, accanto allo zoo liberty, al ristorante più famoso di Budapest, il Gundel, al Vidàm park, il parco di divertimenti. Tutte glorie di fine secolo, di quel periodo in cui Budapest era internazionale e cosmopolita, ricca e in crescita, bella e splendente.

Patrizia è una donna alta si e no 1 metro e mezzo, il marito invece è un tedescone forzuto e simpatico e mezzo sordo. Si esibiscono con bellissimi cavalli bianchi e neri e con cani huski, tutti di alta scuola, si , che mi mostrano orgogliosi. I cavalli son belli, evvero, ma io ho occhi solo per gli animali che ho visto davanti alle loro roulotte. Patrizia è arrivata così, dalla Spagna, e han messo le due roulotte, una per i genitori e una per le figlie, in un piccolo spazio all’aperto tra il circo e lo zoo. Tra l’uscita laterale del circo e il muro che lo separa dalla zoo ci saran 10-12 metri.

Quando era Marzo Aprile ed era ancora freddino facevam lezione dentro la roulotte, non ci sono finestre che dan sul davanti, ci concentravamo, ma ogni tanto nel bel mezzo della lezione si sentiva un forte

ROOOAAAARR,

 ROOOOOOAAAAARRRRRRRR.

 lungo e infastidente, è la tigre. la tigre che sbadiglia. Io strabuzzo gli occhi ma lei invece non fa una piega “Che pizza, tutto il giorno così a partire dall’alba.” Sic

Già perché lo spazio esterno è ristretto e la roulotte delle figlie è piazzata giusto di fronte alla gabbia delle tigri e la gabbia dei leoni del circo. Mi spiego, dalla roulotte apri la porta e a circa 1 metro c’è la gabbia, anche meno. Quando vado ho provato a guardarle negli occhi le tigri e a nn mostrare paura protetto dalla grata, e mi son sembrate come gli orsi di Herzog, nessuna emozione, solo noiosa e istintiva vita dentro di loro.

 “I nostri cani invece cacciano un ullulato collettivo appena spunta il sole e poi zitti..”. prosegue la bambina e poi di solito sgrida Pamelo, il coniglio bianco dalle orecchie rosa che hanno come animale domestico.. Tutte le attenzioni sono per questo coniglio, mica per i felinidi di 200 Kg là fuori.. “Pamelo ha due mogli, una in Italia e una in Spagna, è un gran discolo, se non stai attento si mangia le piante.” Tutta la famiglia è così: son stati allo zoo, han passato tutto il tempo vicino alle caprette, mica dalle scimmie o dagli elefanti, a quello si che son già abituati..

E’ un mondo straordinario che a loro pare così normale.. Ogni tanto vengono gli altri artisti rimasti nei paraggi per allenarsi, vengono a a chiedere dello zucchero o una radiolina, i vicini sono le acrobate mongole,  o il bohoc, il pagliaccio, non è un politico locale, ma è un venezuelano e parla italiano.

la bambina è sveglia e intelligente, e fa domande difficili tipo “Professore, chi ha creato il mondo Dio o il Big Bang”… Poi a Maggio che era più caldo la lezione le abbiam fatte sulla verandina, lì c’è un salotto in vimini, alla mia destra la bimba, davanti a me le tigri, placide, che si muovon lente e controvoglia, che puzzano molto e ogni tanto latrano.

Solo una volta le ho viste infervorarsi. Al momento del pranzo, quando il domatore le separa una dall’altra con delle grate e poi butta dentro dei pezzi di carne enorme da delle botole, solo allora si calmano, si stendono quiete e sbocconcellano questo pezzo di carne da 20 chili che è il loro pasto.. La bambina mi dice pure che la carne è carne pregiata che arriva dalla Scozia. Ho sempre desiderato essere una tigre.

Quando vado verso le 4 nel finesettimana arrivo durante lo spettacolo, in genere vedo Patrizia, truccatissima come una mignotta, il costume di scena, per lei è normale e io non rido, poi arriva Antonia, la figlia grande, lei è contorsionista, sui 18 anni, e io ho visto “Amici miei atto II” e so come vanno le cose, nn posso fare a meno di guardarla un po’.  Allora non mostro imbarazzo e chiedo com’è andato lo spettacolo, bene, fa, c’era anche pubblico.. i tanti marmocchi che affollano sempre il circo e qui il circo è amato e son tanti..

Alle e tigri eran sempre lì, che mi guardavan da dietro le sbarre. Un giorno allora ho chiesto, “ma come mai che le tigri non si esibiscono mai?..”

E ho scoperto che anche le tigri han la loro storia. Son giovani tigri, a Febbraio al loro primo spettacolo hanno aggredito i leoni, e da allora non si esibiscono più, le han già vendute, si aspetta solo che il compratore venga a prenderle e portarle via….

Hamsun al Budapest City Pub

A Budapest fan più di 30 gradi, il maggio a Budapest ormai è questo. Quando vado da Blaha a casa, passo da Almassy tèr, una via che faccio spesso, perché c’è verde e c’è il selciato, le pietre di gatto, il macskàkő, come dicono qui. Da un lato gli alberi e dall’altro il Szabadidő központ, un centro culturale chiuso per costruirci un albergo, un parcheggio o un supermercato, all’inizio c’è il Colorado Söröző, dove vedevo le partite, un negozio di strumenti musicali, un piccolo alimentari e poi qualche negozio dei bei tempi, un sarto, un calzolaio, due o tre locali o birrerie. In un giorno di due anni fa ero  triste, uscivo da una festa in cui ti senti solo, era giugno, una sera calda, girai cun po’ a zonzo, una birra all’ABC di klauzal tèr, forse feci un salto sopra il Crovin tető, che aveva appena aperto, forse no, ora so che sarei andato al Vittula, where everybody knows your name,ma era estate, il Vittula aveva già chiuso.   Allora mi ficcai nel Budapest City pub.

E’ un pince (cioè una cantina, che si scende gi e chissà dove sbuchi), ma non un sozzo pince come quelli di Hathaz utca, con un’insegna con una boccale di birra gialla e un po’ di arredamento semplice in legno. Forse la musica mi aveva attirato, musica dal vivo, un gruppo, rock classico, bravi, di quelli che 30 anni fa suonavano nelle cantine quelle vere.

Qualche giorno dopo incontro il pultos (barista) del Vittula al Szimpla: “ora diventerà questo il Vittula estivo?” “ Ma non so, è un posto diverso dal Vittula, mica mi trovo altrettanto bene, sai sono andato al Budapest city pub.”  “Budapest city pub? Buona idea, è molto che nn ci vado.”   Detto cosi come se fosse stato un locale importante.

Era un’estate strana, appena pochi giorni dopo ero di nuovo là, un sabato sera, dopo le 2, sono sicuro che era sabato perché qui i matrimoni si fanno solo di sabato e io tornavo da un matrimonio, tornavo col bus notturno perché non avevo soldi in quel periodo e non potevo permettermi un taxi, e il matrimonio era deprimente e io ero la mascotte italiana. Sulla via del ritorno il Budapest city pub era ancora aperto e c’era gente,  c’era uno che suonava in un angolo, era bravo, faceva gli Oasis, che ormai han più di 15 anni, era sbronzo, o quasi, stonava spesso e sbagliava gli accordi, si scusava e il pubblico applaudiva. Diavolo se era bravo.

Allora era un posto popolare. Ci sono stato poche volte, 3 o 4, parlavo l’ungherese peggio di adesso, non conoscevo le kocsme (bettole) di Nepszinhaz utca, dietro il banco c’era una donna di mezz’età, probabilmente un’ex battona, accanto a me invece uno con i capelli lunghi ricci con la testa stesa sul banco e un’altra probabile ex battona che lo accarezzava teneramente. Mi sembrava un buon posto per farsi una birra e ascoltare buona musica in una sera in cui ti senti giù.

Piaceva anche al mio amico Angelo quando la città ci era più sconosciuta e la cosa migliore era vederci le partite italiane la domenica nel suo salotto e uscire a bere qualcosa quando la sua famiglia lo permetteva.

L’ estate scorsa invece il Vittula è rimasto aperto, e speriamo nn sia stata una leggerezza. A fine Agosto in un’altra serata calda, accanto a me al bancone si siede un biondino, sui 40anni, ben mangiato e sereno. E’ in viaggio solo, come tutte le persone sole vuole parlare. E’ norvegese, fa parte di non so quale organizzazione od rivista ambientalista, è di passaggio perché  è stato in Romania a scrivere di piccole comunità locali che salvano cervi rari e combattono contro la grande diga che minaccia il paesello.  “Sai, mi fa, prima più di 10 anni fa venivo più spesso a Budapest, una volta ero al Budapest city pub..” “uh davvero?” Lo cita come se fosse il posto più popolare di Budapest, almeno lo era, “bevevo una Soproni, beh ero lì mi si avvicina una ragazza, avevo visto che mi fissava, e mi inizia a parlare in norvegese. Ci pensi, una persona che neanche ti senti parlare, ma ti si avvicina e ti si rivolge in norvegese. Ovviamente aveva lavorato in Norvegia e sposato un norvegese, lavorava con i disabili.” Una birra però il tipo non me la offre e sì che ci speravo. Andiam d’accordo che Hamsun era un genio e un grande artista, anzi si meraviglia che anche la traduzione sia bella, perché il suo norvegese era splendido.  

Hank da lassù ci strizza l’occhio.

La fine del maiale – a disznovàgàs

Akos me l’aveva detto dopo la vendemmia, la prossima volta dev’essere il disznovàgàs, l’uccisione del maiale. Quel giorno è arrivato. La sveglia è alle 4. Alle 4.30 siamo in macchina, percorriamo i 10 Km da Kőrös a Kocsér  dove vive il nonno che ammazzerà il maialo. Sono nel cuore della bassa terra, l’alföld, la grande pianura che dal Danubio si estende  a perdita d’occhio fino ai Carpazi, per tutta l’Ungheria. Ho scordato Hemingway a casa. E’ buio, la strada tipo una nostra provinciale, son 2 giorni che piove, la strada è piena di pozzanghere, che Eb, alla guida prende in pieno, convinto, tutto buio attorno, nella Bassa Pianura, sentiamo solo l’acqua che ricade.. Nel bagagliaio dell’auto c’è una bombola del gas con un bocchettone.

Arriviamo ad una casa di campagna, come tante in Europa, case a un piano, arredamento rustico, potremmo essere anche fuori Triggiano. Si farà tutto in famiglia, il nonno, lo zio e il fratello, il padre acquisito, Eb. A un certo punto mi faccio un giro, tutte case di campagna una accanto all’altra animali strani qua e là, la targa dice via Kossuth, all’angolo ovviamente è via Petofi. In casa c’è anche qualche busta di Tesco, magari han mangiato fettine di maiale di Tesco o Spar-budget anche ieri l’altro, ma oggi è il disznòvàgàs, la tradizione.

 Il maiale si sorprende prima dell’alba, prima che il gallo canti, nel pieno del sonno, intontito. E’ una cosa grande e rosa, la figura nel libro delle elementari nn mentiva, anche il muso è come quello nel banco del porchettaro. il maiale è un buon investimento, da consigliare in tempi di crisi: mangia anche la merda e in un solo anno di vita è arrivato sui 200 kili.  Il maiale gira in tondo, nel recinto, accompagnato da un omino. L’omino è un böller, un uccisore di maiali, assomiglia a Charles Bronson, mi dicono, ma ora è in cattivo stato. E’ notte, il maiale stava dormendo, il Charles Bronson della bassa puszta lo accarezza sul vello e sul collo, il maiale ha uno scatto, allora il böller gli fa fare un altro giro, poi un rumore metallico e il maiale stramazza a terra. Nessuno sparo, basta sfiorare un meccanismo e il maiale riceve come un grosso colpo di ferro. La carotide è spezzata di netto, il maiale non ha sofferto, grazie a Charles Bronson. Vorrei morire anch’io così. Subito arriva la nonna con una  bacinella bianca per raccogliere il sangue, che esce copioso. E’ ancora buio, solo il gallo di Ersike, la vicina, si affaccia. Nessun urlo, nessun entusiasmo, tutto è normale, ritmi e cicli di natura e prodotti naturali…

Il porco dà qualche strattone da terra.. poi basta, Charles Bronson se ne va. Poi con calma portano il maiale sull’aia, una chiazza di sangue scuro di lato, il maiale è su un fianco, Eb impugna la bombola, accende la punta, ha un’aria pacifica mentre con pazienza usa il lanciafiamme per bruciare le setole bel maiale, che lo zio Làszlò gratta via. Mi chiamano in casa, assaggiamo il sangue con le cipolle, bollito, era tutto raggrumito e sembra uno spezzatino. Dal sapore un po’ forte magari.

Ora il maiale è rosa rosa enorme davanti al visino della piccola Barbie, la figlia di zio Làszlò… Dopo il sangue si mangiano le orecchie del maiale. I lobi: teneri, gustosa cartilagine. Son buone mi dicono, ma attento, per gustarle davvero ci vuole un pochino di sale. E’ cartilagine, nn sa di molto. Peccato.

Comer se stessero riparando l’antenna del televisore arriva il nonno a tagliar via la testa del porco, poi le 4 zampe, i prosciutti, poi lo mettono a pancia all’aria, Làszlò tentenna un po’ quando si tratta di aprire la cassa toracica, ma tutto va bene. Il nonno ha i baffetti appena accennati sotto il naso, come Adolfo buonanima, stivaloni di gomma e il coltello migliore. Il maiale fa la sua fine. Via le le costolette, i quarti, la carne, tantissime interiora e materia molle. Alla fine nn rimane altro che la pelle, che vien richiusa in 4, come una coperta.

Ora gli uomini riposano, le donne iniziano a srotolare l’intestino, bollire i polmoni e il fegato e cosi’ via. Preparare salsicce e pancetta. C’è la salsiccia che conosciam tutti, ma c’è anche una salsiccia fatta col sangue, nera, nerissima e una chiara, fatta con le parti molli. Gli uomini ora tagliano la carne. Alle 9.30 sono pronti i primi pezzi di carne arrosto, sapore … Io sono un uomo di città, un varosi ember, al pomeriggio già ci sarà sulla tavola di  Kőrös la salsiccia soffritta nel burro,e io posso solo farmela mettere da parte, mi son chiuso in bagno 3 volte in un’ora, con la cosa più nera che sia mai uscita dal mio corpo.

Eb mi chiama per guardare i pavoni del vicino e fare il richiam ai tacchini di Ersike che rispondono.  Intanto sull’aia appena sotto lo spiazzo dove è stato aperto il maiale son comparse le galline e i 3 galli, ha piovuto e ci son lepozzanghere, color della terra, sotto il cielo ancora carico di nuvole della Terra Bassa, quella più lontana attira la mia attenzione. E’ più rossastra, lucida, il sangue la colora.

?Perchè sono qui?? (Alla ricerca di Bobby Fisher)

L’uomo se lo chiede da quando era appena venuto al mondo e guardava le stelle, ma anche l’expatriate a Budapest se lo sente ripetere sempre, perché sei qui?. Qualcuno ha una risposta facile, una donna, una ragazza o una moglie, una madre ungherese, un lavoro, ma spesso  è la gente meno interessante, quella che qui ci è costretta a stare, che se fosse a Copenhagen o Berna o a Capetown sarebbe uguale, che qui sopravvive controvoglia. Per gli altri la risposta  è più difficile, spesso molto personale. La prossima volta che me lo chiedono giuro che non dico la verità e rispondo come il mio amico Roy, irlandese, che a una ragazzetta capitata per caso al Vittula ha risposto: “Mah, ho sbagliato treno” semplice. “Volevo andare a Praga, ma ho preso il treno sbagliato, la sera prima avevo bevuto un po’ troppo, sono irlandese.” La ragazzetta secondo me capiva il giochetto, ma lui continuava “e cosi’ sono arrivato alla stazione, esco fuori e dico<<Oddio dove sono…, dove andrò a dormire stasera..>> sono andato in giro, mi è piaciuta la città, sono rimasto..” Semplice ed elegante.. L’altro giorno me lochiede un tipo, un americano, un giovine amico di Steven. Io dico qualcosa, qualcosa di incontestabile. E tu? Poi gli faccio.. Il giovane (ficko) tentenna. Steven allora dice che è un campione di scacchi, sai abbiamo tutti una vita segreta, io per esempio, prosegue Steven, io per esempio contrabbando animali rari, la mia specialità son le lucertole.. di 2 metri”

Il giovine invece è davvero un campione di scacchi, un professionista, gioca in un club di scacchi, è qui da 3 anni.. Budapest è la città migliore al mondo dove giocare a scacchi, mi spiega, certo i Russi sono i giocatori più forti al mondo, ma la Russia è così grande che sono troppo dispersi, cosi’ si possono incontrare difficilmente, Budapest invece è il centro in cui si raduna non solo tutto il movimento scacchistico ungherese, ma anche le grandi scuole della regione, gli jugoslavi, i tedeschi, i bulgari, etc. Anche se vai a Mosca lì c’è un grande torneo internazionale solo 3-4 volte l’anno, a Budapest ogni mese.. Budapest è la capitale mondiale del mondo scacchistico..

Per chi vive a Budapest gli scacchi sono quelli alle Szecheny, nelle vasche esterne, o quelli delle stazioni, a Nyugati o  a Keleti, dei budapestini spesso con le pezzealculo che giocano su panchetti di cartone, penso a lungo a comne porgli la domanda… “il livello di quelli lì com’è?” mi sembra buono.. dice mica male, a volte gli capita di vedere qualche Gran Maestro, qualcuno davvero forte forte che si ferma, in incognito, e sbircia interessato,

Il suo idolo è Kasparov, l’ultimo grande dal gioco brillante e dal sangue bollente. C’è un video su youtube con la sua ultima partita, a ogni mossa esulta o si dispera, si mette le mani tra i capelli, tifa che l’altro sbagli.. L’ultima partita fu contro un bulgaro, Topalov, uno alto e pelatino. Ne so qualcosa in più anch’io e mi sono un po’ appassionato perché ai primi dell’anno è morto Bobby Fischer, forse il più grande scacchista del XX secolo, Di nome lo conoscevo e poi in quei giorni mettendo Hungary sul motore di ricerca di Budapest ero capitato giusto nel necrologio di Bobby Fischer. Che cazzo ci faceva a Budapest? A 13 anni vinse il campionato americano, a 14 fu il Gran Maestro più giovane di sempre, a 18-19 campione del mondo, il primo a battere gli imbattibili russi, in un’epico scontro con Spassky nel 72, im campo neutro a Rejkiavik. Poi impazzì, Sparì o quasi. Bobby Fisher ha vissuto a Budapest per una decina d’anni, enny. Il posto migliore per giocare a scacchi abbiamo detto no?.

Io sono il campione dell’Hummus Bar, battevo sempre Juan, ho sbaragliato i regulars de Vittula e una volta ho battuto uno nelle terme Maria furdo si Szeged. Credo che basti no? Ma qui gli scacchi appaiono sempre in qualche trafiletto sul Nemzeti sport, che ci avvisa di come va Lekò nei tornei internazionali, Lekò è il miglior giocatore ungherese di oggi, 2-3 anni fa fu lo sfidante ufficiale al mondiale, contro Kramnik, è tra i primi 4-5 giocatori al mondo. Un tipo perfettino, con l’aria da Clark Kent bigotto, gli occhiali tondi dorati e l’aspetto serio serio, inutile dire che il suo gioco è perfetto e monotono, è molto forte nei finali.. No, l’americano studia poco le partite di Lekò, lui preferisce Polgar Judit, anche lei nell’elite mondiale, tra i primi 10, che una volta ho visto in un’intervista,  una tipa carina, estroversa e aggressiva, come il suo gioco. Ovviamente se la vorrebbe fare.. Bobby Fisher visse a Budapest presso la famigla Polgar, ora tutte e 3 le figle sono Maestre di scacchi.. gli avrà insegnato per bene, dunque.

 “Per me Bobby Fisher è vissuto fino al 1972, poi nn mi interessa.” L’amico di Steven ha una camicia blu scuro cangiante, sembra di seta e una cravatta slacciata viola. Tutti gli scacchisti del mondo vorrebbero essere il nuovo Bobby Fisher. Certo che poi fece una fine da leggenda, da leggenda del rock,  chiedeva somme di denaro sempre più grandi per giocare, inventò tanti di quei cavilli per la difesa del titolo contro Karpov, e gli fu tolto. divenne sempre più ipocondriaco, antisemita, anche se era di famiglia ebraica. Dopo un giro in Yugoslavia quando era sotto embargo e non si poteva andare lì, gli Usa gli mandarono il mandato di comparizione, ci sputò sopra davanti alle telecamere. Lo trovarono in Giappone, ando’ illegalmente nelle Filippine, poi l’Islanda gli offrì protezione, fino alla morte..

Chissà che cosa ha fatto dopo essere impazzito, se giocava ancora ed era forte.. Lui mi racconta la leggenda che corre: sul sito più famoso di scacchi on line, in cui giocano anche tanti gran maestri, per allenarsi, comparve circa un 5 anni fa uno che aveva come nick: “A very strong player”, giocò solo pochi giorni ma batteva tutti, anche i gran maestri, con una facilità sorprendente, ci sono anche computer che ogni tanto giocano qui ma i programmi appositi stabilirono che non era un computer, aveva uno stile aggressivo, come Bobby Fisher, era forte, fortissimo,  e nella chat dopo quasi ogni mossa scriveva messaggi intimidatori tipo: “Che schifo di mossa.. Stai per perdere.. Hai fatto una cazzata, e ora ti distruggo”

tutti sono sicuri che fosse Bobby..

Quando morì ero per caso alle Szecheny a guardare quelli che giocavano. Sentii questi discorso:

          “Hai saputo, è morto Fisher?

          Si

          Era forte?-

          Ma, insomma…

 

il mago di Ozd non puo resuscitare le persone care agli stranieri di Budapest

Sono uno straniero. Ieri sentivo alla radio un intervista a un’astronoma, lavora in Cile, all’osservatorio europeo sulle Ande, la intervistano perché a quanto pare quello dell’astronomo è un tipico lavoro notturno. Ne vien fuori che è andata in Cile la prima volta per finire la sua tesi di dottorato, ora è lì da 10 anni. “Quindi ormai è cilena”, fa la giornalista… “No, no, sono italiana”, ribatte lei, pronta.

Venerdì sera il cielo era scuro, era notte, ero al Grund, un locale estivo accanto alla casa natale di Molnar Ferenc, quello dei ragazzi della via Pal, ero con amiche magiare, un gruppo che appartiene alla prima categoria di comportamenti verso lo straniero. Da quelli di questa categoria mi sento sempre dire cose del tipo: “ah ma  che bravo, conosci i ragazzi della via Pàl, sai ordinare da solo al bar”. E’ un’amica di Ózd, città famosa qui in Ungheria, non per il mago, il Mago di Ozd, ma perché è un po’ come Domodossola, o Canicattì, una città quasi di confine, una delle poche città che inizia per Ó, con l’accento, ed ha un nome breve, come Rho, quelle città che nn ti scordi.. ed era una famosa città industriale ungherese, la Busto Arsizio magiara…. Al tavolo ci sono 6 ragazze, anche le altre sono a posto, ma io son contento che proprio lei sia la mia amica. Si festeggia una biondina che va in Italia 3 mesi. I tuoi cosa dicono? “mi raccomando, una ragazza carina e sola in Italia, sta attenta..” “Papà, mica vado a fare la cubista nei localetti..” “Quando torni?” “Non ho il biglietto di ritorno”, dice stupidina. Arriva un’altra, un po’ in carne, con un tipo taciturno, lei invece va a lavorare in Inghilterra. I tuoi cosa hanno detto? “Fuori dalle balle, finalmente”. Quando torni? Spero mai. Queste di chi va a far lo straniero sono storie normali qui in Ungheria come vedete..

Ieri era domenica, ho fatto una corsa per arrivare in tempo a Messa, a Buda, dove si dice Messa in italiano. Volevo far dire una messa per un parente di primo grado. Ce l’ho fatta. Quest’anno fanno 30 anni che è morto. Era il 1978, allora io avevo 3 anni. Me ne sono ricordato con il gadget “calendario” che compare grande, bianco e arancione, sul desktop di Vista, sul mio nuovo portatile. 

In seconda serata venerdì cambio posto, c’è una festa al Vittula, due ganzi, un americano col cappello al contrario un francese, cucinano una specie di pappone a base di zucca e lo offrono, lo chiamano food party.. Qui sono con un altro tipo di ungherese, molto raro in verità, quello che visto che riesco a esprimermi nel loro idioma, mi parla a una velocità degna di un rapper e con lo stesso uso di slang.

Io sono uno straniero e vengo da lontano, a me si può dire tutto. Mi presentano un tipo dall’aria simpatica e sveglia, con un giubbino nero.  Studia economia. Dopo un po’ mi fa: mio padre è uno stronzo, la mia famiglia è ricca, i miei genitori sono divisi, mia sorella sta con mio padre, è come lui. Sai mio padre ha reso infelice mia madre, lei è avvocato e vive a Budapest. Mio padre ha una serie di fabbriche di scarpe, nell’est del paese, per questo io studio economia. E’ uno stronzo, ma è la mia famiglia, il mio destino, non posso sfuggirgli.

A uno straniero puoi mostrare anche il cuore..

 

Arcsil Szulakauri

Quando mi trovo al bar di Angelo, ho una mezz’oretta libera e un velo di tristezza nel cuore, mi ritrovo a ad andarmene quasi senza accorgermene verso la vicina Nyugati, la stazione orientale, e scendere le scale verso la metropolitana.  In ungherese si dice aluljaro, sottopassaggio, che qui collega la metro e la stazione, mi turo il naso e scendo. In genere vado dritto in fondo. Proprio di fronte all’ingresso del Westend, l’enorme centro commerciale dove l’italiano in vacanza si fa un giro a caccia di plazacica (gattine da centro commerciale) c’è uno che vende libri a basso prezzo e io mi dirigo proprio lì.

Il negozio di libri avrebbe anche  un piccolo stand dove si vendono romanzetti rosa o thriller storici come le edicole, ma il pezzo forte sono 2 grandi casse in compensato, più alte che larghe, dipinte in nero in cui butta libri di seconda mano. Tutto a 100 fiorini, 40 centesimi di euro. Il lavoro del titolare è giusto quello di riempirlo ogni tanto quando è arrivato quasi a metà e incassare 100 fiorini al pezzo. C’è sempre qualche curioso che rovista nel mucchio, per il semplice fatto che ci puoi trovare qualcosa di buono. E’ qui che mi sono fatto un’intera libreria di libri di lingua, tedesco, francese, russo ovviamente, libri di viaggio, qualche classico della letteratura ungara, anche un libro di barzellette ebraiche, che tengo sulla scrivania a Bari:

la battuta che ricordo meglio è “rabbino posso fumare mentre leggo la Torah! – certo che no, è peccato. Rabbino posso leggere la Torah mentre fumo? Certo, è bene leggere la Torah in qualsiasi occasione.”

oppure c’è questa: “Il commerciante Guld in treno. Un altro passeggero gli fa: Perché viaggia senza sua moglie? Ma, risponde lui, è buona norma non portare mai con sé troppe cose inutili che puoi trovare anche durante il viaggio, al bisogno..”

  Il momento migliore è ovviamente quando l’ha appena riempito, e i pezzi migliori sono ancora disponibili, mentre in fondo restano sempre gli atti di qualche congresso medico romeno e “perché il calcio ungherese è malato” dell’88, stampato evidentemente in un numero enorme di copie allora, perché lo ritrovo sempre, ma sempre attuale dato il recente MTK-Fenerbache 0-5 delle qualificazioni per la champions league. Ci vuole anche una certa tecnica, che i più esperti mostrano di padroneggiare,si scava sempre in una direzione ammonticchiando in un angolo uno sull’altro secondo una torre perfetta i libri che via via non interessano. In genere le casse hanno dunque un buco al centro e i libri ordinatamente messi uno sull’altro lungo i lati. Accanto c’è uno dei posti dove la budapest proletaria piazza un panchetto e una scacchiera e giocano ore intere.

Chi non ne vuole sapere della polvere ripiega sull’Antikvarium “Eiffel” a metà strada tra il Westend e la metro, accanto alla kocsma (bettola) dell’aluljarò, che da poco si è un po’ aggiustata. Questo è un vero Antikvarium, ha i libri di seconda mano sugli scaffali secondo la sezione letteratura e le altre sezioni,sport, giardinaggio, etc.  ma ha all’ingresso due bei banconi con libri a 100 forini. La scelta è limitata, ma alle volte può dirti bene e non c’è polvere. Qui ho scoperto Moldova Gyorgy. Il secondo bancone però è stato da poco alzato di tono, i libri sono di qualità media migliore, ma costano 200 o 300 fiorini. Ma a luglio, ho notato una scatola di cartone, a terra, fuori dal negozio, con una scritta a penna 50 fiorini. Dentro qualche numero della “Modern Konyvtàr” la “biblioteca moderna” le edizioni economiche di stato dei bei tempi, per la verità abbastanza eleganti nel loro stile asciutto, ogni numero con la copertina monocromatica, una banda nera al centro, una citazione. La biblioteca moderna comprendeva, a quanto mi par di vedere, quasi solo scrittori dei paesi fratelli del patto di Varsavia e dintorni, tutti nomi che a me non dicon niente e che magari mai son stati tradotti in italiano. finisco per sceglierne 3 o 4: Lojze Kovacic (il retro dice scrittore sloveno nato in Germania…); Wiktor Woroszylski (polacco), Arcsil Szulakauri. Magari fra questi c’era il nuovo Hemingway, ma è nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Magari l’ultimo, Arcsil. Arcsil Szulakauri è georgiano, e quindi ora di grande attualità e appena è scoppiata la guerra ho provato a leggiucchiarlo per rinfrescare le mie conoscenze di letteratura georgiana del novecento (chi cazzo sarà). Il suo libro è ambientato a Mtacminda (la nuova Macondo?), ai piedi di Tibisli, il protagonista Dato Maramidze è un adolescente, esce con gli amici, ha tanti sogni, guarda i grandi per capire come affrontare il mondo. Mirian è suo fratello maggiore, un bravo ragazzo, è andato in guerra contro i tedeschi, lo avevan dato per morto, invece era in un campo di prigionia. E’ stato anche a Magadan. Mirian ora è tornato a casa, è sempre il bravo ragazzo di sempre come se lo ricordan tutti, ma un po’ chiuso e isolato, come chi è stato tanto tempo all’estero e ha tante esperienze che non può dividere con nessuno..

Ho scritto la trama in questo modo, vuol dire che è un buon libro, vuol dire che il buon Arcsil scrive bene e non è mai banale, se l’arte è tale quando racchiude più livelli interpretativi, questo è il mio, quello di un espatriate italiano a Budapest. Il libro si chiama “il pesce rosso”, non so come andrà a finire, come la vita, l’amore, come la guerra, che sappiamo com’è finita ma che ne sarà di NATO, Georgia, Ossezia e Abkazia nei prossimi mesi mica lo sappiamo ancora..

 

palmi bianchi

Le domeniche, ci si sente soli da expats. e allora vado a mangiare da Mimmo, un bengalese capitato qui per caso, che ha lavorato 14 anni in Italia nelle cucine e si fa chiamare Mimmo anche qui. Qui ha rilevato un bufè bengalese, il Banglia Bufè. Ci vado una volta a settimana io al Banglia bufè.

Mimmo sorride ma anche per lui è domenica noiosa. Mi dice che va a pregare. Cinque volte, tutte insieme. Si può?. In realtà non si potrebbe, ma meglio che niente no?.
Mi fa assaggiare un cucchiaino di una poltiglia. L’ha preparata per un amico, va da lui dopo la preghiera. Son raffreddato e non capisco di che cavolo dia la poltiglia marrone. Il colore è quello della merda. Buono eh? Mi fa. Ma capisce che nn apprezzo. La definisce pesto col pesce. Pesce?. Si quello nel barattolo, mi fa.  (?!).

Quando pago la mia onesta scodella di pollo al curry con pachati di accompagnamento Mimmo è andato a pregare a Budafoki ùt ed è il cameriere-aiutante mi parla. Anzi ci rimane male che me ne vado solo dopo 20 minuti. Se sapesse che lo citiamo sempre da quando sono andato a mangiare lì con Angelo. Quel giorno Angelo era in libera uscita. A un certo punto si gira e vede questo indiano di mezza età lentissimo e goffo, che move piano una gamba poi l’altra, tutto ingobbito come un personaggio di un videogioco fantasy, per non far cadere i bicchieri che regge uno per mano, pieni di una cosa bianca e lattiginosa, massalaga, o comecavolosichiama, a base di jogurth e cocco e mango.

Mimmo non lo chiama Mimmo, ma Memmòn, Il suo vero nome. tutti vogliono bene a Memmon, Memmon è una persona buona e simpatica. lui invece ha un nome ancora più difficile. Mi dice in un bruttissimo inglese la storia della sua vita. E’ qui dal dicembre 2001. Lavora in ambasciata. Comunque è vero, mi mostra il permesso di soggiorno diplomatico, che ha nel portafoglio non si sa mai, col timbro del ministero degli esteri. E’ gentile, ma è strano e parla male. Non parla ungherese. Parla arabo. pero’. E’ stato 13 anni in Arabia Saudita. Alla parola Arabia  non lo fermo più. E’ un paese ricco, ricchissimo. Il petrolio è come in Iraq, esce dalla terra come l’acqua bollente dalla teiera, non bisogna scavare. Si lavora tanto, ci sono tanti lavoratori là, bengalesi, pakistani (indiani non lo dice) tagikistan, kirgzi, Afgani. Tanti afgoni. Se c’è una cucina è piena di afgani. E’ un paese ricco, ognuno vive a casa sua, non si vive in 5 in una casa come in Europa. Anche nei ristoranti si lavora in tanti. Uno fa il riso, uno il pachati, uno lava, uno asciuga, uno controlla che tutto si asciughi bene. Si spende poco. L’esempio che mi fa è la cocacola. Una lattina 50 centesimi, una bottiglia da un litro e mezzo 5 real, meno di un dollaro. Anche a Nicosia costa tanto.
Ogni tanto si affaccia l’altro aiutante. Lui è giovane giovane, lavora nell’ambasciata del Qatar. Lui l’inglese lo parla. Non si intromette nella conversazione per rispetto a noi anziani.

Lui lavorava a Jedda, ma l’Arabia è grande, immensa, ci sono più di 250 città. Città grandi. E tutto il golfo, Dubai, Kuwait, Doha. Con la guerra è anche meglio, il dollaro è più ricco e  tutti sono ricchi. Anche dal libano vengono qui. (dice sempre qui anzichè lì).  Fa caldo, molto caldo. C’è deserto, case e mare. Ogni casa è sul mare per il caldo. Ma ora fa freddo, è inverno. Fanno 20 gradi, 15 gradi, a quindici gradi la gente in Arabia ha freddo e batte i denti. Fa lo stesso gesto di Verdone che prima ha un sacco caldo poi un sacco freddo. Il suo cuore è in Arabia.

Ma anche lui mi dice una cosa bella, anzi bellissima, Come sono gli arabi? Brava gente? Per rispondermi mi mostra prima la mano, il palmo della mano. Io qui a Budapest sono un provinciale, mi meraviglio ancora di come risalti contro il bel colore nocciola della sua sua pelle il pallore del suo palmo, tratti negroidi, come le sue labbra carnose, come le labbra carnose di Li. Palmi bianchi, come il film di Szabolcs, visto qui tre anni fa, i palmi bianchi di talco dei ginnasti. Mi mostra la mano poi dice che ci sono persone buone e persone meno buone. Come in Bangladesh, come in Italia, come dappertutto. Persone buone e meno buone. Come qua.